Avvocati, stop all'iter disciplinare durante il giudizio penale

Abbandonato il principio dell'autonomia. Accolto il ricorso di un legale contro la decisione del Consiglio nazionale forense che lo aveva radiato dall'albo prima di un verdetto

La Cassazione abbandona la strada dell'assoluta indipendenza tra procedimento disciplinare e quello penale, ricordando che in base alla riforma del 2001 l'iter disciplinare deve arrestarsi di fronte ad un giudizio penale riguardante gli stessi fatti. A prendere atto di un revirement all'intero della giurisprudenza di legittimità sul rapporto tra i due tipi di processo e sugli effetti del verdetto penale, sono state le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 4893/06 depositata l'8 marzo e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. L'occasione per fare il punto sulla nuova veste dell'articolo 653 del Codice di procedura penale Efficacia della sentenza penale nel giudizio disciplinare e della sua normativa transitoria, è stata data dal ricorso in Cassazione di un avvocato contro la decisione con cui il Consiglio nazionale forense lo aveva radiato dall'albo senza tener conto della sua richiesta di sospensione del giudizio disciplinare, in attesa dell'esito di quello penale sugli stessi addebiti. Il verdetto del Cnf, infatti, aveva respinto le doglianze dell'avvocato ritenendo oramai espressione della costante giurisprudenza di legittimità - dalla quale non vi è ragione di discostarsi - il principio della piena autonomia dei giudizi. Ma il massimo Consesso di piazza Cavour è stato di diverso avviso ed ha ricordato il cambiamento di rotta verificatosi all'interno della giurisprudenza per effetto della riforma intervenuta con la legge 97/2001, che ha cambiato le norme sugli effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Nella sentenza 4893/06 gli ermellini scrivono, infatti, che per effetto della modifica dell'articolo 653 Cpp operata dall'articolo 1 della legge 97/2001 - applicabile in virtù della norma transitoria di cui all'articolo 10 della predetta legge ai procedimenti in corso all'atto della sua entrata in vigore - l'efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare della sentenza penale di assoluzione è stata estesa, oltre alle ipotesi di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non l'ha commesso , a quella perché il fatto non costituisce reato . Pertanto, conclude la Corte, se l'addebito disciplinare ha ad oggetto i medesimi fatti contestati in sede penale si impone, ai sensi dell'articolo 295 Cpc, la sospensione del giudizio disciplinare in pendenza di quello penale, atteso che dalla definizione di quest'ultimo può dipendere la decisione del procedimento disciplinare .

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 19 gennaio-8 marzo 2006, n. 4893 Presidente Olla - Relatore Papa Ricorrente Fornaro Svolgimento del processo 1. L'avvocato Giuseppe Fornaio, da tempo legale del Gruppo Buffetti, a seguito di complesse vicende professionali con i coniugi Roberto Buffetti e Maria Rosati, venne, su denunzia di questi ultimi, sottoposto a procedimento penale per i reati di falsità materiale continuata in atti pubblici per avere contraffatto la sentenza 1943/95, apparentemente emessa dal Tribunale vietnamita di Ho Chi Min Ville il 21 giugno 1995 - con relativa attestazione di conformità - e la conseguente sentenza di delibazione, apparentemente emessa dalla Corte di appello di Roma il 29 aprile 1996 - con apposizione delle false firme dei giudici e del cancelliere e con la falsa relazione di notificazione dell'ufficiale giudiziario truffa aggravata per avere prospettato ai clienti la bontà di un'azione giudiziaria all'estero, intesa a conseguire la declaratoria di nullità di una adozione ivi eseguita, percependo una parcella di lire 750 milioni nonché di falso, truffa ed appropriazione indebita aggravata con riguardo ad altri incarichi non svolti ma comunque remunerati . 2. Pervenuta la relativa comunicazione, il 18 gennaio 2001, al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati Coa di Roma, ed intrapreso - giusta delibera del Commissario straordinario del 23 seguente - il conseguente procedimento disciplinare a carico del professionista, lo stesso si concludeva con decisione del 12 giugno 2003, depositata col n. 52/2003 il 24 luglio successivo. Il Coa dichiarava la responsabilità dell'incolpato limitatamente ai capi a e b , infliggendogli la sanzione disciplinare della radiazione dall'albo. 3. Impugnava il professionista oltre che con ricorso anteriore al deposito della decisione, definitivamente dichiarato inammissibile , con altro rituale ricorso, dolendosi della mancata sospensione del procedimento in attesa della definizione del processo penale della mancata integrale acquisizione di atti ritenuti rilevanti della violazione del principio del contraddittorio, per mancata previa audizione dell'incolpato della carenza di idonea motivazione in ordine alla affermata responsabilità disciplinare della nullità della decisione per illegittima composizione del collegio con riguardo alla sostituzione del relatore del mancato accoglimento dell'eccezione di prescrizione della mancata pronuncia circa la revoca del provvedimento, chiesta dopo il deposito della motivazione. Con la decisione indicata in epigrafe, il Consiglio Nazionale Forense Cnf ha respinto l'impugnativa dell'avv. Giuseppe Fornaro. 4. Ricorre quest'ultimo, con dieci motivi e con contestuale istanza di sospensione d'esecutività della decisione, il tutto illustrato da memoria ed, all'esito della discussione, da brevi osservazioni per iscritto sulle conclusioni del Pm. Gli intimati non svolgono attività difensiva. Motivi della decisione 5. Il professionista ricorrente muove alla decisione impugnata la censure che seguono. 1 Prescrizione del procedimento disciplinare ai sensi dell'articolo 51 Rdl 1578/33 come modificato dalla legge 34/1934 deduce che, come emerge dalla sentenza penale frattanto intervenuta, i fatti denunciati nei capi a e b del procedimento penale e nelle contestazioni disciplinari risalgono al 1994 o al massimo al 1995 , con la conseguenza che il termine quinquennale stabilito per l'inizio del procedimento disciplinare era ormai decorso alla data del 23 gennaio 2001, di apertura del procedimento disciplinare tanto che anche il Pm, in sede di dibattimento davanti al Cnf aveva concluso per l'accoglimento del motivo riguardante la prescrizione. 2 Sopravvenienza, in data successiva, di un giudicato penale con assoluzione piena, di segno contrario al provvedimento impugnato. Necessità di applicazione dell'articolo 653 Cpp . Sollecita, per tale via, l'applicazione dell'articolo 653 Cpp, nel testo novellato dalla legge 97/2001, richiamando la assoluzione, in sede penale - giusta sentenza del Tribunale di Roma, intervenuta alla udienza del 19 maggio 2004 e passata in giudicato, come da certificazione apposita -, da tutte le imputazioni, rispettivamente perché il fatto non costituisce reato e perché il fatto non sussiste. 3 Mancanza assoluta di motivazione in ordine al rigetto dell'istanza di sospensione del ricorso, formulata con l'atto di impugnazione del 22 settembre 2003 e ribadita nelle conclusioni e nel processo verbale di dibattimento del 29 gennaio 2004, in attesa dell'esito del giudizio penale fissato per il 28 febbraio 2004, con contestuale assoluta illogicità della motivazione del provvedimento stesso violazione dell'articolo 111 Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 2/1999, dell'articolo 132 n. 4 Cpc e articolo 606, lettera e Cpc . Dopo aver rilevato che la identità tra i capi di imputazione e le incolpazioni a suo carico non consente la 'anomalia' del coesistere di una assoluzione in ordine ai primi e della radiazione dall'albo professionale in relazione alle seconde, si duole che tale anomalia. sia dipesa dall'emessa motivazione circa il rigetto della istanza di rinvio, in attesa che si definisse il processo penale. 4 Nullità ex articolo 606 lettere b ed e Cpp per erroneità ed omesse motivazioni in ordine al primo motivo d'impugnazione inerente il diniego da parte del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma di sospensione del procedimento disciplinare in pendenza di un processo penale avente ad oggetto il medesimo fatto violazione dell'articolo 111 Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 2/1999 il motivo ripete la doglianza che precede, sotto il profilo del mancato accoglimento della censura - mossa, sempre in termini di mancata sospensione - al provvedimento del Coa impugnato. 5 Omessa acquisizione integrale di atti rilevanti ed omessa viziata valutazione di prove omessa pronuncia da parte del Cnp sull'espressa richiesta di rinnovazione dell'istruttoria disciplinare e sull'acquisizione di atti e documenti violazione dell'articolo 111 Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 2/1999 e 606 lettera d Cpp . La censura attiene alla mancata acquisizione di documenti del procedimento penale, soprattutto con riferimento alla falsità di atti 'mai visti né acquisiti'. 6 Omessa istruttoria disciplinare e vizio del procedimento e della decisione per omessa audizione dell'incolpato in primo grado violazione dell'articolo 3 e dell'articolo 24 della Costituzione violazione dell'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo . La critica riguarda l'erronea valutazione dell'impedimento - ritenuto non 'assoluto' - dell'incolpato, a comparire davanti al Coa. 7 Difetto o carenza di motivazione sui capi contestati contraddittorietà della motivazione ingiustizia ed abnormità della sanzione inflitta vizio di eccesso di potere . Si insiste, dal ricorrente, sulle carenze di ordine probatorio, tanto più in relazione alle emergenze del processo penale. 8 Omessa pronuncia sull'eccezione di nullità della composizione del Collegio giudicante di primo grado e violazione del principio di immutabilità del Collegio vizio della deliberazione collegiale error in procedendo violazione dell'articolo 97 Costituzione e dell'articolo 111 Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 2/1999, dell'articolo 63 Rd 37/1934, legge 517/55 e legge 534/77 e articolo 185, commi 2 e 3, Cpp violazione della legge 241/90 e successive modificazioni . Il professionista ulteriormente censura la decisione del Cnf a per non avere considerato l'impossibilità di verificare la regolare convocazione dei componenti del Coa, previa acquisizione della relativa documentazione b per avere omesso di pronunciarsi circa le modifiche nella composizione del collegio nel corso del procedimento c per avere ignorato l'irregolare sostituzione del consigliere relatore d per non avere considerato la illegittimità della decisione del Coa, per la mancata indicazione del quorum deliberativo, resa invece necessaria dal rispetto delle regole di trasparenza e di legalità dell'azione amministrativa . 9 Incompetenza del Cnf per mutamento della composizione del collegio giudicante tra la data del dibattimento 29.1.2004 e la data della decisione stessa 3.5.2005 ritiene il ricorrente che la circostanza comporti nullità della decisione. 10 Illegittimità dell'articolo 22, comma 2 del D.Lgs lgt 382/44, norme sui Consigli degli ordini e Collegi sulle Commissioni centrali professionali violazione dell'articolo 111 Costituzione violazione delle norme sul giusto processo di cui all'articolo 111 Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 211/99 sotto tale ultimo profilo, il ricorrente formula eccezione di legittimità costituzionale del citato articolo 22, comma 2, denunciandone il contrasto con gli articoli 3, 24, 104, 105, 106, 108 e 111 Costituzione, in quanto, stabilendo per la validità delle sedute del Cnf la presenza di almeno un quarto dei componenti, violerebbe il principio di uguaglianza, il diritto di difesa ed il principio del giudice naturale precostituito per legge, rendendo incerta la composizione del collegio, in contrasto con le norme della Costituzione e dell'ordinamento giudiziario, anche con riguardo al giusto processo . Deducendo, infine, la gravità della sanzione della radiazione, in rapporto alla molteplicità delle censure, lo stesso ricorrente formula istanza di sospensione della esecutività della decisione impugnata, in attesa della pronuncia delle Sezioni unite fissata, per l'esame di tale istanza, l'udienza camerale odierna, il fascicolo è stato previamente riunito a quello principale di merito. 6. Per primo va esaminato, stante il suo carattere di pregiudizialità logica, il terzo motivo di ricorso. 6.1. Esso si presenta fondato. 6.2. Emerge dalla decisione impugnata p. 13 e seg. che l'avvocato Fornaro era imputato dei reati di falso continuato, truffa ed appropriazione indebita pluriaggravata, commessi in Roma fino al novembre 1996, e di falso, appropriazione indebita e truffa accertati in Roma nel settembre 1998 , e che con provvedimento in data 24 gennaio 2001, il Commissario Straordinario deliberava quindi l'apertura di procedimento disciplinare nei confronti dell'avvocato Fornaro per gli stessi fatti a lui addebitati in sede penale, ritenuti lesivi delle prerogative e delle funzioni di un appartenente all'ordine Forense, e pertanto non conformi alla dignità e al decoro professionale articolo 38 Rdl 1578/33 . Proprio con riferimento a tali imputazioni si era del resto pronunciato il Coa di Roma, dichiarando la responsabilità dell'incolpato limitatamente ai capi a e b ivi, p. 17 , con statuizione confermata dalla decisione ora impugnata. In relazione a tanto, il professionista, dopo avere senza esito - richiesto al Coa la sospensione del giudizio disciplinare, in attesa dell'esito di quello penale, risulta avere formulato anche un motivo di impugnazione davanti al Cnf decisione, p. 20 , ripetendo l'istanza medesima in tale sede ivi, p. 2 . E, sul punto, nella decisione ora impugnata si legge infondata è anche la terza censura attraverso la quale il ricorrente si duole della mancata sospensione del procedimento disciplinare in attesa della mancata definizione di quello penale vertente sui medesimi fatti, nota essendo l'ormai costante giurisprudenza, dalla quale non vi è ragione di discostarsi, che afferma il principio della piena autonomia dei giudizi ivi, p. 25 . 6.3. L'orientamento giurisprudenziale richiamato, da condividere con riferimento al previgente testo dell'articolo 657 Cpp, va necessariamente sottoposto a revisione, per effetto della riforma apportata dall'articolo 1 della legge 97/2001 norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche , in vigore alla data della decisione impugnata ed applicabile ai procedimenti disciplinari in corso essendo quello in esame iniziato il 24 gennaio 2001 in virtù della norma transitoria dell'articolo 10 comma 1 della stessa legge. La precedente disposizione stabiliva l'efficacia di giudicato, nel giudizio disciplinare, della sentenza penale di assoluzione pronunciata a seguito di dibattimento quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso . Quella successiva - oltre ad eliminare la limitazione alla sentenza dibattimentale - ha ampliato tale efficacia, aggiungendo alle ipotesi indicate quella della assoluzione perché il fatto non costituisce illecito penale . Che si tratti di un effetto preclusivo più ampio è di immediato apprezzamento ed, allo stesso modo, un effetto cosi ampio non potrà essere negato - alla sola stregua del precedente orienta mento - in ipotesi di addebito disciplinare per i medesimi fatti contestati in sede penale. Onde, in caso di pendenza del procedimento penale, la sospensione si impone, a mente dell'articolo 295 Cpc, in quanto dalla definizione del procedimento penale può dipendere, ai sensi del citato articolo 653 Cpp, quella del procedimento disciplinare. La soluzione appare tanto più necessitata, nel caso in esame, se si consideri che la sentenza penale di assoluzione è intervenuta circa quattro mesi dopo la decisione del Cnf, e che l'eventuale giudicato esterno non appare suscettibile di apprezzamento per la prima volta in sede di legittimità. 6.4. Dall'accoglimento del motivo deriva l'assorbimento delle restanti censure, nonché della istanza di sospensione d'efficacia della decisione impugnata. In relazione a tanto, quest'ultima va cassata, con rinvio, per il necessario nuovo esame, anche alla stregua della sentenza penale frattanto intervenuta, al Cnf. Le ragioni della decisione costituiscono giusti motivi di compensazione delle spese della presente fase. PQM Accoglie il terzo motivo di ricorso, assorbiti i restanti cassa la decisione impugnata e rinvia al Cnf. Compensa le spese del giudizio di cassazione.