Ma sulla convalida dell'ordine del questore va segnata anche l'ora

Necessaria per verificare che sia stato rispettato il termine di 48 ore altrimenti la decisione è nulla

Quarantotto ore e non un minuto di più, per il Gip che intende ratificare l'obbligo impartito dal questore ad un ultrà violento di presentarsi al commissariato durante l'orario delle partite di calcio da cui è stato diffidato. Non solo, l'ordinanza di convalida deve contenere l'ora precisa della sua adozione, altrimenti l'ordine questorile sarà carta straccia. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 4441/06 - depositata il 3 febbraio e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con cui le Sezioni unite penali hanno dato risposta negativa alla seguente questione se debba ritenersi tempestivo, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, ultima parte, della legge 401/89, il provvedimento del giudice per le indagini preliminari relativamente al quale - ai fini della verifica del rispetto del termine - non emerga dagli atti l'ora della convalida del provvedimento del questore che impone l'obbligo di comparizione dinanzi all'autorità di polizia . In altre parole, quando c'è di mezzo la limitazione della libertà personale di un cittadino non sono ammesse dimenticanze. Secondo gli ermellini , infatti, la mancata indicazione dell'ora nell'ordinanza di convalida del Gip non è un problema di carattere formale , ma sostanziale . Il motivo? La lacuna va ad incidere direttamente sulla verificabilità del rispetto del termine di quarantotto ore, stabilito perentoriamente per l'adozione del provvedimento restrittivo. Per dirla il termini giuridici è la legge a stabilire l'automatica decadenza della prescrizione a comparire all'ufficio di polizia che non venga convalidata nel termine stabilito . Ecco il principio di diritto elaborato dalla Sezioni unite della Cassazione In materia di misure volte a prevenire la violenza negli stadi, l'incertezza sulla tempestività dell'ordinanza di convalida del provvedimento con cui il questore fa obbligo di presentazione ad un ufficio di polizia per il tempo di svolgimento di alcune manifestazioni sportive, causata dall'omessa indicazione dell'ora di emissione e non risolvibile in base agli atti del procedimento, comporta l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza e la conseguente inefficacia del provvedimento impositivo di detto obbligo.

Cassazione - Sezioni unite penali cc - sentenza 29 novembre 2005-3 febbraio 2006, n. 4441 Presidente Marvulli - Relatore Cortese Ricorrente Zito Fatto Con provvedimento del 28 ottobre 2004, emesso ai sensi dell'articolo 6 legge 401/89, e notificato all'interessato il giorno successivo alle ore 10.15, il Questore di Treviso disponeva, nei confronti di Zito Giuseppe, il divieto di accedere, per la durata di tre anni, a tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale, durante lo svolgimento di competizioni nazionali ed internazionali nel lasso di tempo intercorrente da due ore prima dell'inizio fino a due ore dopo la fine di calcio, basket, volley e rugby, nonché, per il medesimo periodo e nelle medesime circostanze, il divieto di accesso alle vie adiacenti lo stadio di Treviso, imponendogli altresì per la durata di anni due di presentarsi presso la Stazione dei Carabinieri di Silea quarantacinque minuti prima del termine di ogni incontro di calcio della squadra del Treviso . Il provvedimento veniva adottato dopo che lo Zito era stato segnalato da funzionari della Digos quale autore di episodi di aggressione nei confronti di personale della forza pubblica nel corso di un incontro di calcio presso il locale stadio comunale. In data 1 novembre 2004, il Gip del Tribunale di Treviso, a seguito di richiesta del Pm depositata il 30 ottobre 2004, convalidava il suddetto provvedimento, sulla base della ricorrenza dei presupposti di legge e della compiuta identificazione dello Zito, quale autore degli atti di intimidazione e violenza commessi anche contro le forze dell'ordine. Il 6 novembre 2004 l'ordinanza de qua era notificata a mani proprie allo Zito. Avverso l'ordinanza suddetta, con atto depositato il 19 novembre 2004 presso la cancelleria del Tribunale di Udine, ricorreva per cassazione il difensore dello Zito, avv. R. Bussinello del foro di Verona, chiedendone l'annullamento. Deduceva a tal riguardo 1 la violazione e falsa applicazione dell'articolo 6 comma 3 legge 401/89 e succ. modd., sotto il profilo della violazione del diritto di difesa. Secondo il ricorrente, tra la notificazione del provvedimento del Questore venerdì, 29 ottobre 2004, ore 10,15 e la convalida del giudice lunedì, 1 novembre 2004, senza indicazione dell'orario era trascorso un lasso di tempo insufficiente per consentire all'interessato l'esercizio del diritto di difesa 2 la violazione e falsa applicazione dell'articolo 6 comma 3 legge 401/89 e succ. modd., sotto il profilo sia del difetto di motivazione del decreto del Pm che della intempestiva convalida da parte del Gip, posto che la relativa ordinanza non indicava l'ora in cui era stata assunta 3 il difetto di motivazione dell'ordinanza di convalida del Gip in ordine ai presupposti di legge e alla pericolosità del soggetto interessato 4 il difetto di motivazione dell'ordinanza di convalida del Gip in merito alle ragioni di necessità ed urgenza che avevano giustificato l'adozione della misura. La terza Sezione, assegnataria del ricorso, con ordinanza pronunciata all'udienza camerale del 4 luglio 2005, ne rimetteva la decisione alle Su penali. La Corte osservava preliminarmente come il ricorso si presentasse fondato prima facie limitatamente alle carenze motivazionali del provvedimento di convalida, siccome non recante adeguata valutazione in ordine ai presupposti soggettivi ed oggettivi richiesti dalla legge per l'imposizione dell'obbligo di cui al secondo comma dell'articolo 6 della legge 401/89. Richiamava a tal riguardo gli arresti giurisprudenziali formatisi in ordine alla necessità di una congrua verifica dei presupposti giustificativi dell'atto, ovvero delle ragioni di necessità e di urgenza, della pericolosità concreta ed attuale del soggetto, dell'attribuibilità al medesimo delle condotte addebitate e della loro riconducibilità alle ipotesi previste dalla norma Su 44273/04, ric. Labbia . La stessa Corte, peraltro, osservava che l'annullamento del provvedimento, a causa della strutturale carenza motivazionale, poneva il giudice di legittimità di fronte ad un'opzione circa la tipologia della relativa pronuncia - annullamento con o senza rinvio - in merito alla quale erano state adottate da parte della Corte Suprema divergenti soluzioni interpretative. Il Collegio riteneva quindi opportuno investire della questione le Su. Con decreto del 28 luglio 2005 il Primo Presidente assegnava il ricorso alle Su, fissandone la trattazione all'udienza camerale del 29 novembre 2005. Diritto Il testo vigente dell'articolo 6 della legge 401/89, prevede, fra l'altro, al comma 3 - che la prescrizione aggiuntiva di comparire all'ufficio di polizia è immediatamente comunicata al competente Procuratore della Repubblica, che, se ritiene che sussistano i presupposti per l'adozione del provvedimento del Questore, entro quarantotto ore dalla notifica del provvedimento ne chiede la convalida al giudice per le indagini preliminari - che le prescrizioni imposte cessano di avere efficacia se il pubblico ministero con decreto motivato non avanza la richiesta di convalida entro il termine predetto e se il giudice non dispone la convalida nelle quarantotto ore successive. È evidente che la verifica del rispetto dei suddetti termini, posti a pena della perdita di efficacia delle prescrizioni, attenendo ai presupposti formali dell'esercitabilità in sé del potere del giudice di adottare il provvedimento di convalida, assume carattere preliminare rispetto a quella inerente alla validità di tale provvedimento, sia sotto il profilo del suo contenuto che sotto quello della sua emanazione previa l'osservanza delle garanzie difensive previste a tutela dell'interessato. Nella specie, per quanto attiene alla richiesta di convalida da parte del Pm, non ne viene per vero contestata la tempestività, sibbene la validità, sotto il profilo del difetto di motivazione. L'eccezione è sollevata in modo generico e ipotetico, in quanto si ammette nel ricorso la non cognizione del decreto del Pm. Nella ratio della norma decadenziale in esame, peraltro, è evidente lo scarso rilievo che assume la motivazione solo incidentalmente prevista del provvedimento di richiesta del Pm, che è un mero atto di impulso, inteso a innescare, con le scansioni perentorie prescritte, il pronto e completo controllo del giudice sulla sussistenza dei presupposti per la limitazione della libertà personale del destinatario del provvedimento del Questore. Il Pm, in definitiva, non deve far altro che svolgere una sommaria delibazione sulla sussistenza di tali presupposti, al solo fine di verificare se inoltrare o no la richiesta di convalida al giudice. Dal suo decreto deve pertanto semplicemente risultare che tale delibazione è stata effettuata, e tanto è dato riscontrare in atti nel caso di specie. Il difetto di tempestività è invece specificamente dedotto nel ricorso con riferimento all'adozione del provvedimento di convalida, in relazione alla circostanza che lo stesso risulta emesso il secondo giorno successivo a quello del decreto del Pm, senza alcuna indicazione dell'ora di adozione. Il problema non è di carattere formale - posto che tale indicazione non è espressamente prescritta - ma sostanziale, in quanto incide sulla verificabilità del rispetto del termine di quarantotto ore, stabilito perentoriamente per l'adozione del provvedimento. Nella specie risulta che la richiesta del Pm fu presentata alle ore 11,00 del 30 ottobre 2004, sicché, pur presumendo che il provvedimento del Gip sia stato durante il normale orario d'ufficio, non vi può essere certezza che la sua emissione sia avvenuta entro le ore 11,00. In giurisprudenza si è affermato - da un lato, che l'intempestività della convalida del giudice non può presumersi per la sola circostanza che tale atto, pur regolarmente datato, non contenga l'indicazione dell'ora in cui è stato assunto Cassazione, Sezione prima, 46250/03, Capecchi , e che deve, in tale situazione, presumersi la tempestività dell'intervento del Gip, salvo che sia fornita, dalla parte che la contesti, la prova contraria, acquisibile presso la Cancelleria Sezione terza, 17669/05, ric. Fanti - dall'altro, che l'assoluta incertezza sulla tempestività della convalida verrebbe ad inficiare ab origine la legittimità del provvedimento stesso, in applicazione analogica del principio del favor rei , Cassazione, Sezione terza, 4/12/2001, ric. Chiorino 3282/99, ric. Para ed altri . Ad avviso del Collegio, in questa materia non viene in rilievo l'applicabilità in senso proprio del principio del favor rei , né la tematica in tema di puntualità e tempestività delle eccezioni procedurali. È la legge a stabilire l'automatica decadenza della prescrizione a comparire all'ufficio di polizia che non venga convalidata nel termine stabilito. Il tempestivo intervento del positivo provvedimento giurisdizionale si pone dunque come presupposto per la persistenza in vita, nella nuova veste così assunta, della misura restrittiva, nata per sé precaria. L'incertezza, non risolvibile alla stregua degli atti, sulla tempestività di tale intervento non può che tradursi nel mancato riscontro del detto presupposto essenziale, con conseguente caducazione della misura medesima dovendosi certamente escludere, in tema di libertà personale e in presenza di una disciplina così rigorosa, la possibilità di ricorrere a presunzioni di sorta riguardo alla legittimità e regolarità formale degli atti giudiziari. Discende da quanto sopra che il provvedimento impugnato deve essere annullato senza rinvio e la misura preventiva della prescrizione a comparire presso il Comando Stazione Carabinieri di Silea, imposta allo Zito col provvedimento del 28 ottobre 2004 del Questore della provincia di Treviso deve essere dichiarata inefficace. Nessuna conseguenza invece si verifica sulla parte del provvedimento del Questore relativa al divieto di accesso agli impianti sportivi e luoghi adiacenti. L'uso del termine plurale prescrizioni , di cui all'ultima parte del comma 3 dell'articolo 6 della legge 401/89 non può infatti significare altro che la ricomprensione di tutte indistintamente le prescrizioni che possono comporre contenutisticamente l'ordine di comparire all'ufficio di polizia, senza coinvolgere in alcun modo la misura inibitoria a monte, che non è soggetta a convalida giudiziale e non può, quindi, essere toccata dalle eventuali patologie delle vicende relative a quest'ultima. PQM Visti gli articoli 615 e 620 Cpp, annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e dichiara l'inefficacia del provvedimento del Questore di Treviso del 28 ottobre 2004 limitatamente alla prescrizione di comparire presso i Carabinieri di Silea.