Espropri, nessun avviso agli ex proprietari sul cambio di destinazione d'uso

Nonostante sia in atto una controversia sulla proprietà dell'area, il Tar Piemonte non ha sospeso il giudizio e ha ritenuto valido nella sostanza il provvedimento del Comune, ma lo ha bocciato nella forma

Gli eredi degli ex proprietari di un'area espropriata non devono essere avvertiti, malgrado i terreni siano oggetto di contestazioni giudiziarie, nel caso in cui il Comune decida dopo non avere attuato il piano previsto, di costruire un'altra opera pubblica. Del resto, i cittadini che rivendicano la proprietà dei territori non appartengono alla categoria dei diretti destinatari del provvedimento dato che la delibera comunale non li priva di alcuna utilità. È quanto ha stabilito la prima sezione del Tar Piemonte con la sentenza 2022/06 depositata lo scorso 10 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Ma facciamo un passo indietro. A metà degli anni Settanta, il Comune di Pinerolo aveva espropriato ad alcuni cittadini delle aree per la realizzazione di un piano di edilizia economico-popolare. Il piano, tuttavia, non fu mai realizzato e nel 2003 gli eredi chiesero la restituzione delle loro proprietà. Richiesta che, però, fu bocciata dall'amministrazione comunale che nel 2005, con la delibera 57, decise di costruire sulle stesse aree una comunità alloggio socio-assistenziale per disabili gravi. Malgrado sia ancora pendente presso il Tar Piemonte un giudizio inerente alla proprietà degli stessi terreni, il Comune di Pinerolo ha deciso comunque di non comunicare ai cittadini interessati l'approvazione della delibera. Tale decisione è stata ritenuta corretta dai giudici torinesi secondo i quali i soggetti che rivendicano la proprietà delle aree non appartengono alla categoria dei diretti destinatari del provvedimento . Il procedimento, del resto, non mirava all'adozione di un provvedimento individuale. Inoltre, gli eredi non appartengono neanche alla classe dei terzi pregiudicati , l'atto impugnato, infatti, non ha privato i cittadini di alcuna utilità, né ha reso impossibile il conseguimento del bene della vita a cui aspirano. La decisione del Tribunale piemontese sembra alquanto discutibile perché sarebbe stato opportuno non solo sospendere il giudizio in attesa della definizione della controversia sulla proprietà, ma anche tenere conto della posizione degli eredi. Questi ultimi avevano il diritto in quanto ricorrenti di ricevere comunicazione della possibile realizzazione della comunità alloggio che avrebbe potuto creare per loro un grave danno. Tuttavia, il ricorso è stato accolto, in effetti, poiché la composizione della commissione edilizia era illegittima l'organo consultivo era presieduto da un assessore comunale. Tale presidenza vìola l'articolo 2 del regolamento edilizio comunale che prevede che sia il dirigente del settore urbanistica o un suo sostituto a presiedere la stessa commissione. cri.cap

Tar Piemonte - Sezione prima - sentenza 10 maggio 2006, n. 2022 Presidente Gomez de Ayala - Relatore Goso Ricorrente Ellena ed altri Fatto I signori Francesca Cuminatto, Antonella Ellena e Corrado Ellena introducono azione di annullamento della deliberazione n. 57, adottata nella seduta del 22 luglio 2005, con la quale il Consiglio comunale di Pinerolo ha formulato indirizzi per la realizzazione, mediante procedura di gara ad evidenza pubblica, di una comunità alloggio socio-assistenziale per disabili gravi, in area di proprietà comunale individuata a catasto al fg. 59, mappali 95, 146 e 216. I ricorrenti agiscono quali eredi dei proprietari del terreno individuato a catasto al fg. 59, mappale 146, espropriato con decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 4061/1975 per la costruzione di un centro sociale comunale non essendo stata realizzata l'opera pubblica programmata, essi chiedevano, con istanza del 8 ottobre 2003, la retrocessione dell'immobile l'istanza, però, era denegata con provvedimento in data 2 febbraio 2004, impugnata dagli interessati con ricorso tuttora pendente dinanzi a questo Tribunale. Con il ricorso in trattazione, gli esponenti impugnano, altresì, i successivi provvedimenti che hanno autorizzato la cooperativa aggiudicataria della gara pubblica alla realizzazione della comunità alloggio autorizzazione paesaggistica, permesso di costruire, provvedimento autorizzativo dello sportello unico per le attività produttive nonché il contratto stipulato fra il Comune di Pinerolo e la cooperativa medesima. Il ricorso - proposto anche dalla signora Maddalena De Maria, quale residente in area confinante con quella interessata dall'intervento edificatorio - si fonda sui seguenti motivi di gravame la numerazione non riproduce esattamente quella utilizzata nel ricorso A con riferimento alla deliberazione del consiglio comunale n. 57/2005 A.1 violazione degli articoli 3, 7 e seg.ti della legge n. 241/90. Eccesso di potere per contraddittorietà tra atti, assoluto difetto di istruttoria e conseguentemente di motivazione, ingiustizia grave e manifesta violazione del principio, di derivazione comunitaria, di precauzione carenza di potere. A.2 Violazione delle destinazioni d'uso previste dal PRGC di Pinerolo nonché dell'articolo 59 delle norme tecniche di attuazione del PRGC medesimo violazione dell'articolo 3 della legge 241/90. Eccesso di potere sotto il profilo della contraddittorietà difetto di istruttoria e conseguentemente di motivazione illogicità manifesta. A.3 Violazione dei principi di imparzialità e buon andamento ex articolo 97 Cost. e di trasparenza ed efficacia dell'azione amministrativa ex lege 241/90. Violazione degli articoli 10 e ss. della legge 109/94 e s.m.i. e dell'articolo 79 del Dpr 554/99. Eccesso di potere per contraddittorietà e illogicità manifesta. A.4 Violazione degli articoli 14 e ss. della legge 109/94 nonché degli articoli 42, comma 2, lettera b , 107, 151 e 162 del d.lgs. n. 267/2000. B Con riferimento alla determinazione del Dirigente del Settore Finanze n. 1283 in data 5 settembre 2005 nonché al disciplinare per lo svolgimento della gara per la locazione dell'area edificabile, la realizzazione dell'edificio da destinare a comunità alloggio e la locazione dell'edificio, una volta realizzato, e al bando di gara, approvati con la determinazione stessa B.1 violazione degli articoli 10 e ss., 20, commi 3 e 4, 21, comma 2, lettera a , della legge 109/94 e dell'articolo 79 del Dpr 554/99. Eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria e conseguentemente di motivazione illogicità manifesta. C Con riferimento alla determinazione del dirigente di segreteria con la quale è stata costituita la commissione giudicatrice dell'appalto concorso C.1 Violazione dell'articolo 21, commi 5, 6 e 7, della legge 109/94. Eccesso di potere per illogicità manifesta. D Con riferimento ai verbali delle sedute della commissione giudicatrice dell'appalto concorso D.1 illegittimità derivata dall'illegittima composizione della commissione giudicatrice. D.2 Violazione dell'articolo 3, legge 241/90 eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria e di motivazione. E Con riferimento alla determinazione del Dirigente del Settore Segreteria Generale in data 1692/05, di approvazione dei verbali E.1 illegittimità derivata dall'illegittima composizione della commissione giudicatrice e dal difetto di istruttoria e di motivazione nelle operazioni da essa svolte. E.2 Violazione della deliberazione del C.C. n. 57/2005 nonché degli articoli 42, comma 2, lettere b e l , 48, comma 2, e 107 del D.Lgs 267/00. F Con riferimento al contratto in data 12 gennaio 2006, n. 702 di rep., rogato dal segretario comunale F.1 violazione degli articoli 8, comma 1, e 10 della legge 109/94, dell'articolo 1, comma 2, del Dpr 34/2000 sulla qualificazione delle imprese che eseguono lavori pubblici nonché dell'articolo 7 del Dpr 380/01 e dell'articolo 47 del Dpr 5547/99. G Con riferimento al permesso di costruzione n. 176 del 29 novembre 2005 G.1 violazione dell'articolo 7 della legge 241/90 e degli articoli 7 e 11 del Dpr 380/01. G.2 Illegittimità per eccesso di potere sub specie di difetto di istruttoria, contraddittorietà tra atti, carenza e contraddittorietà di motivazione. G.3 Violazione dell'articolo 2 del vigente regolamento edilizio del Comune di Pinerolo e degli articoli 88 e 107 del D.Lgs 267/00. H Con riferimento all'autorizzazione n. 71 del 22 novembre 2005 H.1 illegittimità derivata dall'illegittimità degli atti presupposti. I Con riferimento al provvedimento autorizzativo unico in data 29 novembre 2005, n. 255 I.1 illegittimità derivata dall'illegittimità degli atti presupposti. Con domanda proposta in via incidentale, infine, i ricorrenti chiedono che sia disposta la sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti impugnati. Si è costituito in giudizio il Comune di Pinerolo, eccependo l'irricevibilità del ricorso per tardività e la mancata notificazione alla cooperativa sociale La Carabattola, controinteressata nel merito, l'Amministrazione resistente contrasta la fondatezza del ricorso. Si è anche costituita in giudizio la cooperativa sociale La Carabattola, opponendosi all'accoglimento del gravame. Le parti costituite hanno depositato memorie a sostegno delle rispettive difese. Alla camera di consiglio del 10 maggio 2006, il ricorso è stato ritenuto per la decisione immediata. Diritto 1 Considerando la sufficienza degli elementi di prova in atti e la rituale instaurazione del contraddittorio, il Collegio ritiene di dover definire il giudizio con sentenza in forma semplificata, in sede di esame dell'istanza cautelare, ai sensi dell'articolo 26, commi 4 e 5, della legge 1034/71, come sostituito dall'articolo 9 della legge 205/00. Non vi è luogo, pertanto, ad esaminare l'istanza cautelare proposta in via incidentale dai ricorrenti. 2 Devono essere innanzitutto disattese, perché manifestamente infondate, le eccezioni di rito formulate dall'Amministrazione resistente. 2.1 In primo luogo, il Comune di Pinerolo eccepisce l'irricevibilità del ricorso, notificato il 31 marzo 2006, mentre gli interessati avrebbero già conosciuto i provvedimenti impugnati alla data del 18 gennaio 2006. In tale data, il legale dei ricorrente inviò una lettera al Comune, con la quale, in riferimento all'avvenuta recinzione dell'area in questione, chiedeva copia di tutta la documentazione relativa al permesso di costruire che, come risultante dal cartello di cantiere, era stato rilasciato alla cooperativa La Carabattola. L'eccezione è priva di pregio, perché, ai fini della decorrenza del termine per l'impugnazione di un permesso di costruire, occorre la piena conoscenza del titolo autorizzativo medesimo tale requisito deve ritenersi perfezionato allorché l'interessato acquista piena consapevolezza del contenuto specifico del permesso o del progetto edilizio ovvero quando la costruzione realizzata rivela in modo certo ed univoco le essenziali caratteristiche dell'opera cfr., ex multis, CdS, Sezione quinta, 5033/05 . Nel caso in esame, pertanto, il termine di impugnazione del permesso di costruire decorreva dal momento in cui gli interessati hanno avuto accesso agli atti, non dal momento antecedente in cui essi hanno constatato la recinzione del terreno e preso contezza dell'avvenuto rilascio del permesso di costruire. 2.2 E' palesemente infondata anche la seconda eccezione preliminare del Comune di Pinerolo, dal momento che l'atto introduttivo del giudizio, contrariamente a quanto affermato dall'Amministrazione resistente, risulta regolarmente notificato alla cooperativa sociale La Carabattola, controinteressata, in data 31 marzo 2006, come da relata di notifica in calce al ricorso. 2.3 Infine, quanto al presunto difetto di legittimazione attiva in capo ai ricorrenti, eccepito dall'Amministrazione nella memoria in data 9 maggio 2006, si osserva che tre di essi hanno concretamente interesse a conseguire l'annullamento dei provvedimenti impugnati, al fine di evitare l'irreversibile trasformazione del bene, oggetto di precedente istanza di retrocessione denegata dall'Amministrazione, ma oggetto di procedimento giurisdizionale tuttora pendente, che sarebbe provocata dalla realizzazione della comunità-alloggio. La signora Maddalena De Maria, invece, trae il proprio inerese ad agire dalla vicinitas all'immobile di cui si controverte nel presente giudizio. Anche quest'ultima eccezione, pertanto, deve essere disattesa. 3 Con il primo motivo di ricorso individuato in premessa sub A.1 , i ricorrenti contestano la legittimità della deliberazione consiliare n. 57 del 22 luglio 2005, con la quale il Comune di Pinerolo ha formulato indirizzi per la realizzazione, mediante procedura ad evidenza pubblica, di una comunità alloggio socio-assistenziale nel fondo di interesse per i ricorrenti. Il motivo esprime tre distinti profili di censura. 3.1 In primo luogo, i ricorrenti si dolgono di non aver ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento ex articolo 7 della legge 241/90, nonostante il Comune intimato conoscesse, in forza dell'istanza di retrocessione presentata e del ricorso al Tar conseguente al diniego oppostovi, la loro qualità di controinteressati alla realizzazione dell'opera. Prescrive l'articolo 7 citato che, ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l'avvio del procedimento medesimo deve essere comunicato ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti, a quelli che per legge devono intervenirvi e ai soggetti, individuati o facilmente individuabili, diversi dai diretti destinatari, ai quali il provvedimento possa arrecare un pregiudizio. Nell'ambito delle tre categorie di destinatari della comunicazione di avvio individuate dalle legge, è pacifico che gli attuali ricorrenti non appartengono a quella dei diretti destinatari del provvedimento, atteso che il procedimento di che trattasi non era preordinato all'adozione di un provvedimento individuale, né a quella degli interventori necessari ex lege. Rimane, quindi, da valutare se essi possano essere ascritti alla terza e ultima categoria quella dei soggetti, individuati o facilmente individuabili, che possono risentire un pregiudizio dal provvedimento finale. La risposta è senz'altro negativa. La giurisprudenza amministrativa, infatti, ha chiarito che l'obbligo di comunicazione nei confronti di quest'ultima categoria di soggetti deve ritenersi sussistente quando il pregiudizio che deriva loro sia di immediata percezione, come nel caso in cui consista nella privazione di un bene o di un'utilitas posseduti ovvero nell'impossibilità di ottenere ciò che si confida di conseguire per effetto del provvedimento Tar Abruzzo, L'Aquila, 605/96 Tar Campania, Napoli, 4442/00 Tar Campania, Napoli, 2082/03 Tar 3258/04 . Nel caso in esame, non è dato ravvisare i presupposti delineati dai precedenti giurisprudenziali richiamati, atteso che la deliberazione consiliare impugnata non ha privato i ricorrenti di alcuna utilità da loro attualmente posseduta né ha reso impossibile il conseguimento del bene della vita cui essi aspirano, cui si oppone, invece, il diniego dell'istanza di retrocessione a suo tempo presentata. Ne consegue che l'amministrazione non era tenuta ad inviare agli attuali ricorrenti alcuna comunicazione di avvio del procedimento. Quanto alla posizione della signora Maddalena De Maria, che ha proposto il ricorso nella qualità di residente in area limitrofa a quella interessata dall'intervento edificatorio, è appena il caso di richiamare la giurisprudenza consolidata che esclude l'obbligo della comunicazione di avvio in favore dei proprietari frontisti nel caso, contiguo a quello in esame, del procedimento per il rilascio del permesso di costruire, in quanto gli interessi coinvolti dal provvedimento finale del procedimento sono di tale varietà e ampiezza da rendere difficilmente individuabili tutti i soggetti che dalla sua emanazione potrebbero trarre un pregiudizio cfr., ex multis, CdS, Sezione sesta, 1197/99 . Nessuno degli attuali ricorrenti, in conclusione, era destinatario della comunicazione ex articolo 7 della legge 241/90. 3.2 I ricorrenti deducono, in secondo luogo, il vizio di eccesso di potere sotto il profilo della contraddittorietà tra il provvedimento impugnato e la precedente deliberazione n. 348, assunta nella seduta del 30 settembre 2003, con la quale la Giunta comunale di Pinerolo aveva incaricato un geometra di valutare il terreno su cui sarebbe dovuta sorgere la comunità alloggio, in funzione della permuta con altro terreno sito nella stessa zona. Sebbene gli esponenti non abbiano prodotto in atti la deliberazione di Giunta richiamata, si evince dalla loro ricostruzione dei fatti che con, tale provvedimento, non è stata adottata alcuna determinazione in ordine alla cessione del terreno de quo, ma solamente atti prodromici a una permuta, futura ed eventuale, dell'immobile. In mancanza di effettiva contraddittorietà tra il contenuto dispositivo degli atti successivamente adottati dal Comune di Pinerolo, non sussiste, pertanto, il vizio di legittimità denunciato. 3.3 Infine, i ricorrenti censurano la disposizione con la quale il Comune intimato, con riferimento all'istanza di retrocessione denegata e al conseguente ricorso al Tar tuttora pendente, prescrive che l'esecuzione dell'intervento dovrà tener conto dell'esito della sentenza del Tar , senza, tuttavia, specificare le modalità con le quali si dovrà concretamente tener conto degli effetti della futura pronuncia giudiziale. Tale previsione violerebbe, ad avviso dei deducenti, il principio di precauzione ed inficerebbe la legittimità dell'intero provvedimento. La doglianza, però, è inammissibile, dal momento che gli esponenti non hanno un concreto interesse a contestare la legittimità della previsione richiamata, della cui genericità potrebbe dolersi, in ultima analisi, la sola cooperativa aggiudicataria della gara pubblica per la realizzazione della comunità alloggio. 4 Il secondo motivo di ricorso elencato in premessa sub A.2 è riferito alle previsioni del piano regolatore del Comune di Pinerolo che destinano l'area interessata dall'intervento all'edificazione di un centro sociale l'atto impugnato, che prevede la realizzazione di una comunità socio-assistenziale per disabili, violerebbe, ad avviso dei ricorrenti, la destinazione d'uso prevista dallo strumento urbanistico generale. Il motivo è palesemente privo di pregio, poiché il piano regolatore impiega l'espressione centro sociale in senso generico e atecnico, tale da risultare comprensivo di qualsiasi struttura per l'erogazione di servizi sociali alla comunità e del tutto compatibile, pertanto, con la previsione di una comunità socio-assistenziale per persone disabili. 5 I successivi motivi di gravame investono la scelta di affidare la realizzazione di un'opera pubblica a una cooperativa impegnata nella gestione dei servizi socio-sanitari, anziché a un'impresa edile, l'individuazione dell'appalto concorso quale procedura di gara per l'individuazione del contraente e la regolarità delle operazioni di gara all'uopo espletate, asseritamente riverberantesi sulla legittimità del contratto stipulato in forma pubblica amministrativa con la cooperativa aggiudicataria. Trattasi, per la precisione, dei motivi richiamati in premessa sub - A.3 gli indirizzi per la predisposizione del bando di gara, soprattutto il termine incongruamente breve per la presentazione del progetto preliminare, sarebbero tali da consentire la vittoria alla cooperativa che aveva già predisposto il progetto, peraltro non competente in materia di lavori pubblici - A.4 gli organi di governo dell'Ente non hanno avuto parte effettiva nella programmazione dell'intervento, non previsto dal bilancio né dal programma dei lavori pubblici - B.1 la scelta di ricorrere all'espletamento di un appalto concorso appare ingiustificata e priva di motivazione - C.1 la costituzione della commissione giudicatrice della gara è illegittima, difettando detto organo di professionalità coerenti con le funzioni da svolgere - D.1 l'illegittima composizione della commissione giudicatrice comporta l'illegittimità delle operazioni di gara da essa compiute - D.2 il progetto presentato dall'unica concorrente non precisa la superficie interessata dall'intervento edificatorio - E.1 la determinazione di approvazione dei verbali di gara è invalida per illegittimità derivata - E.2 il progetto presentato dalla cooperativa aggiudicataria era soggetto all'approvazione del consiglio comunale - F.1 né la cooperativa aggiudicataria né l'impresa esecutrice dei lavori sono in possesso dell'attestazione SOA e manca l'approvazione del progetto definitivo da parte della giunta comunale. Tutti i motivi di gravame sopra richiamati assumono come denominatore comune la caratteristica di non investire l'intervento edificatorio in sé, ma le procedure attivate per l'individuazione del soggetto esecutore e la definizione dei suoi rapporti con l'amministrazione appaltante. I ricorrenti, però, non hanno interesse a dolersi dei presunti vizi denunciati, trattandosi di profili di illegittimità che non concernono l'an dell'intervento edificatorio e potrebbero essere dedotti unicamente da coloro che - in qualità di concorrenti o, comunque, di imprenditori del settore - aspirino a conseguire l'aggiudicazione della gara ovvero a provocarne la rinnovazione con diverse modalità. I motivi in questione, pertanto, devono essere dichiarati inammissibili. 6 Devono essere esaminate, a questo punto, le censure che investono direttamente la legittimità del permesso di costruire rilasciato in data 29 novembre 2005 dal Comune di Pinerolo alla cooperativa La Carabattola. 6.1 I ricorrenti si dolgono, innanzitutto, di non aver ricevuto, in qualità di controinteressati all'intervento edificatorio, la comunicazione di avvio del procedimento volto al rilascio del titolo abilitativo edilizio. Valgono, al riguardo, le medesime considerazioni già svolte sub 2.1 , ove si era evidenziato che né i primi tre ricorrenti, nella loro qualità di richiedenti la retrocessione del fondo interessato dalla nuova costruzione, né la signora Maddalena De Maria, quale residente in area limitrofa, potevano essere annoverati tra i soggetti, individuati o facilmente individuabili, ai quali il provvedimento può arrecare pregiudizio. La censura, pertanto, deve essere respinta. 6.2 Non v'è dubbio, con riferimento alla seconda doglianza formulata dai ricorrenti, che la cooperativa la Carabattola, in forza degli atti con i quali il Comune di Pinerolo l'aveva definitivamente individuata quale aggiudicataria della procedura ad evidenza pubblica per la realizzazione della comunità alloggio, avesse titolo a conseguire il rilascio del titolo autorizzativo edilizio, nonostante non fosse ancora intervenuta la stipulazione del relativo contratto tra le parti. 6.3 I deducenti lamentano, quindi, la difformità tra gli elaborati grafici allegati al permesso di costruire, dai quali risulta che l'area interessata dall'intervento ha un'estensione di 2.137 mq., e le previsioni del disciplinare di gara che fissavano in 2.000 mq. l'estensione massima dell'intervento. La censura è infondata in fatto, dal momento che il disciplinare di gara faceva riferimento, in realtà, a un'area massima di circa mq. 2000 , consentendo quindi, come testimonia l'avverbio circa , che l'intervento potesse avere un'estensione lievemente superiore rispetto al limite indicato. 6.4 E' fatto oggetto di censura da parte dei ricorrenti, quindi, il mancato approfondimento della fattibilità dell'intervento sotto l'aspetto idraulico, in relazione ai rischi di esondazione dell'area, posta in prossimità dell'alveo del torrente Lemina, su cui sorgerà la comunità alloggio. E' sufficiente richiamare, al riguardo, i contenuti della relazione geologica allegata al progetto definitivo dell'opera, ove si precisa che, dall'esame della Carta delle aree inondabili della Regione Piemonte, emerge che il sito interessato dall'intervento, peraltro caratterizzato da un elevato grado di urbanizzazione, è localizzato esternamente ad una fascia di territorio potenzialmente soggetta a fenomeno di esondazione ad opera del Lemina , concludendo che si può ragionevolmente escludere che l'intervento edilizio in progetto possa determinare un'apprezzabile riduzione o parzializzazione delle capacità d'invaso o modificare la dinamica degli eventuali fenomeni di esondazione nelle aree limitrofe . 6.5 Risulta, invece, palesemente fondato l'ulteriore motivo di gravame elencato in premessa sub G.3 , riferito all'illegittima composizione della commissione edilizia che, nella seduta del 17 novembre 2005, ha dato parere favorevole all'esecuzione dell'opera. E' incontestato, infatti, che, nella fattispecie, l'organo consultivo era presieduto dal signor Flavio Fantone, assessore in carica del Comune di Pinerolo. Tale composizione viola l'articolo 2 del vigente regolamento edilizio comunale che, come sostenuto dai ricorrenti, con affermazione non contrastata dall'Amministrazione, attribuisce la presidenza dell'organo al dirigente del Settore Urbanistica o suo sostituto. La Sezione, inoltre, ha ripetutamente precisato come la commissione edilizia comunale non possa essere composta, e tantomeno presieduta, da organi politici dell'ente locale, risultandone in caso contrario violato il principio di separazione delle funzioni politiche da quelle amministrativo-gestionali, sancito nell'ordinamento degli enti locali dall'articolo 107 del D.Lgs 267/00 Tar Piemonte, Sezione prima, 657/05, 2611/05 e 722/06 . Nel caso in esame, pertanto, l'espressione del parere da parte della commissione edilizia illegittimamente costituita ha determinato l'illegittimità del permesso di costruire conseguentemente rilasciato. 7 Risultano parimenti illegittimi e meritevoli di annullamento gli altri atti del procedimento, anch'essi impugnati dai ricorrenti, che assumono a presupposto il suindicato parere della commissione edilizia trattasi dell'autorizzazione paesaggistica n. 71 del 22 novembre 2005 ovvero il permesso di costruire trattasi dell'autorizzazione n. 255 rilasciata dallo sportello unico in data 29 novembre 2005 . 8 In conclusione, il ricorso deve essere accolto, limitatamente alla domanda di annullamento del permesso di costruire, dell'autorizzazione paesaggistica e del provvedimento autorizzativo rilasciato dallo sportello unico per le attività produttive. Sussistono giusti motivi per compensare le spese del grado di giudizio tra le parti costituite. PQM Il Tar per il Piemonte, Sezione prima, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe con sentenza succintamente motivata, lo accoglie, nei limiti specificati in motivazione. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Amministrazione. 6 TESTO