Tributi: il ricorso contro la cartella notificata in ritardo va al concessionario altrimenti è inammissibile

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * E' inammissibile il ricorso originario in primo grado del contribuente notificato esclusivamente all'ufficio locale delle entrate, censurando o contestando la tardività della notifica stessa imputabile al concessionario. Questa l'importante, per l'operatore tributario, statuizione della sentenza 48/2005 della sezione ventiduesima della commissione tributaria regionale del Lazio. Giova ricordare, a tal riguardo ,che secondo il giudice di legittimità sentenza 6450/02 ai sensi dell'articolo 10 del D.Lgs. 546/92, in caso di impugnazione di cartella esattoriale, la legittimazione passiva del concessionario del servizio di riscossione dei tributi sussiste se l'impugnazione concerne vizi propri della cartella o del procedimento esecutivo, mentre va esclusa qualora i motivi di ricorso attengano alla debenza del tributo. Il concessionario ha la capacità di assumere la veste di parte resistente limitatamente a vizi dell'atto impugnato a lui direttamente imputabili Cassazione sentenza 1166701 . Anche per altra giurisprudenza di merito CT Regionale del Lazio, Sezione 15, 2/2004 a norma dell'articolo 10 del D.Lgs 546/92, il concessionario del servizio riscossione è, in linea generale, parte nel processo tributario, ma esclusivamente quando l'oggetto della controversia sia l'impugnazione di atti a lui direttamente riferibili, nel senso che trattasi di conclamati errori a lui imputabili ad esempio nella compilazione ed intestazione delle cartelle o avvisi di mora. in particolare , il concessionario è parte in senso sostanziale del processo tributario e ,pertanto, la domanda deve essere, a pena di inammissibilità CT Regionale Reggio Emilia, Sezione quinta, sentenza 52/1997 del ricorso, necessariamente proposta nei suoi confronti allorchè il ricorrente deduca errori imputabili al concessionario es difetto di notificazione dell'avviso di mora, errata compilazione o intestazione della cartella di pagamento . Il concessionario Nel sistema del contenzioso tributario, l'articolo 10 del D.Lgs 546/92, individua espressamente, tra le parti legittimate a stare in giudizio dinanzi alle commissioni tributarie, anche il concessionario del servizio di riscossione. In particolare, questi può essere legittimamente evocato nel processo tributario quando vengano impugnati atti concernenti la fase della riscossione peraltro, il concessionario non è parte necessaria di tutti i procedimenti contenziosi aventi per oggetto atti emessi in questa particolare fase del procedimento tributario. Infatti, la fase della riscossione si articola in due sottofasi, la prima delle quali - che si conclude con la consegna dei ruoli - compete all'amministrazione finanziaria, soggetto attivo del rapporto giuridico tributario, mentre la seconda - che inizia con la formazione della cartella di pagamento - vede come protagonista il concessionario della riscossione. La precisa suddivisione operata dalla legge sul piano sostanziale, in relazione alle diverse attività la cui titolarità compete all'ufficio piuttosto che al concessionario, comporta, sul piano processuale, la necessità della corretta individuazione, da parte del ricorrente, del proprio legittimo contraddittore. La regola secondo cui la domanda deve essere proposta nei confronti del soggetto di cui si censura l'operato fa sì che il giudizio tributario debba necessariamente essere instaurato nei confronti del concessionario ogniqualvolta il ricorrente deduca anomalie o irregolarità imputabili all'attività amministrativa di quest'ultimo. Nei casi in cui vi sia incertezza in ordine alla riferibilità della violazione al ruolo ovvero alla cartella di pagamento il contribuente potrà chiamare in giudizio sia l'ufficio che il concessionario della riscossione dei tributi. Ove il giudizio sia stato promosso esclusivamente nei confronti dell'ufficio, potrà essere sollevata, in sede di costituzione, l'eccezione di inammissibilità rectius, di improponibilità della domanda, per mancanza del presupposto processuale della legittimazione passiva in capo all'ufficio. Diversamente, nel caso in cui nel giudizio siano stati evocati, contemporaneamente sia l'ufficio che il concessionario, potrà essere richiesta al giudice l'estromissione dal processo, evidenziando e, se del caso, documentando, i motivi di estraneità all'oggetto della contesa. In sostanza, dovrà richiedersi che con la sentenza venga dichiarato il difetto di legittimazione passiva dell'ufficio. Ove, invece, la proposta impugnazione sia diretta tanto nei confronti dell'ufficio, per i vizi derivanti dall'iscrizione a ruolo, tanto contro il concessionario, in relazione ai vizi propri della sua attività, si configurerà un'ipotesi in cui l'ufficio - per gli atti ad esso direttamente riferibili - sarà tenuto a controdedurre secondo le normali regole processuali, evidenziando nel contempo l'estraneità alle contestazioni imputabili all'operato del concessionario. La legittimazione a contraddire spetta al concessionario allorchè si deducano anomalie o irregolarità imputabili all'attività amministrativa del concessionario stesso.Il concessionario deve obbligatoriamente partecipare ai procedimenti giurisdizionali nei quali la materia del contendere concerne censure rivolte al suo operato.In definitiva la C.T., atteso che il presupposto processuale è quella situazione che condiziona la valida instaurazione del rapporto processuale, non può pronunciarsi sul merito della controversia qualora per irregolarità del contraddittorio il ricorso venga proposto nei confronti di un soggetto diverso da quello a cui l'atto è imputabile secondo l'ordinamento tributario ossia nei confronti di un soggetto non legittimato a contraddire e privo di capacità di essere parte nella fattispecie concreta. Il Concessionario, in origine legittimato sulla base dei vizi dedotti dal ricorrente a rivestire il ruolo di parte sostanziale resistente, può intervenire volontariamente nel processo tributario in cui il ricorrente ha impugnato un avviso di mora o una cartella esattoriale solo nei confronti dell'ufficio esso, in tal caso, può esercitare poteri di impulso processuale in quanto parte sostanziale di un processo in cui le parti sono poste in astratto in posizione paritaria in particolare, va riconosciuta al concessionario interveniente la legittimazione attiva ad impugnare la sentenza della C.T. provinciale in ordine ai capi della sentenza che si riferiscono alla sua posizione di interveniente o alla sua condanna alle spese di lite, a sollevare l'incidente di costituzionalità, ad accettare la rinuncia al ricorso proposta dal ricorrente, a porre in essere iniziative processuali dirette ad arricchire il materiale del processo.Occorre riconoscere al concessionario interveniente la legittimazione passiva a ricevere la comunicazione del dispositivo della sentenza, la comunicazione della data di trattazione nonché l'onere della notificazione della sentenza. Il concessionario interveniente non può compiere atti processuali che al momento dell'intervento non sono più consentiti ad alcuna altra parte la regola preclusiva posta dal 2 comma dell'articolo 268 del Cpc richiede che l'interveniente debba accettare la procedura in statu et terminis e che non possa disconoscere i risultati decisori o istruttori già verificatesi il concessionario interveniente non può aspirare ad una posizione migliore di quella rivestita dalle altre parti ossia non può sperare che il processo sia restituito ad una fase anteriore del suo iter. È importante sottolineare che qualora si estromettesse il concessionario interveniente per mancanza di titoli per intervenire la sentenza finale della C.T. avrebbe effetto ex nunc ossia non inciderebbe sull'efficacia degli atti compiuti dal concessionario stesso tale assunto trova conforto nell'articolo 156 del Cpc. In ogni caso, esso può svolgere le proprie argomentazioni in sede di discussione orale durante la pubblica udienza. Nel processo tributario il termine ultimo per la costituzione del concessionario interveniente coincide con il termine ultimo per la costituzione della parte resistente ai sensi dell'articolo 268, comma 1 del Cpc. La questione di ammissibilità dell'intervento del concessionario è decisa al momento della pronuncia finale sugli aspetti relativi all'atto di intervento, che è un atto che introduce nel processo una parte nuova rispetto a quelle costituite, non è ammessa una decisione parziale o interlocutoria atteso che l'articolo 35 del D.Lgs. 546/92 statuisce che non sono ammesse sentenze non definitive o limitate ad alcune domande. * Dirigente Agenzia delle Entrate

Commissione tributaria regionale del Lazio - Sezione 22 - sentenza 27-30 maggio 2005, n. 48 Presidente Faggella - relatore Gallucci Ricorrente Agenzia entrate ufficio Roma 2 La Commissione tributaria provinciale di Roma accoglieva il ricorso della Sami Srl società appalti manutenzioni avverso la cartella di pagamento, notificata l'11 luglio 2002 con la quale il secondo ufficio Iva di Roma richiedeva il pagamento dell'importo complessivo di lire 21.163.000 per mancato versamento di Iva nell'anno 1995 in lire 13.597.000 oltre interessi e sanzioni pecuniarie. Detta commissione fondava la propria decisione sulla tardività della notifica dell'atto impugnato,avvenuta largamente oltre la data ultima del 31 dicembre 2001. Appella l'ufficio. Controdeducendo la contribuente e la Banca monte dei paschi di Siena Spa, concessionaria del servizio riscossione tributi della provincia di Roma. Il ricorso del contribuente alla prima commissione va ritenuto inammissibile per quanto riguarda la tardività della notifica della cartella esattoriale impugnata, non essendo stato proposto nei confronti dell'esattore, cui farebbe carico la tardività. Va invece accolto l'appello dell'ufficio per quanto concerne gli altri motivi addotti dalla contribuente. Riguardo alla dichiarata inammissibilità va rilevato che il ricorso originario era stato consegnato esclusivamente all'ufficio entrate di Roma senza essere notificato all'esattore. Il che rende il ricorso inammissibile sul punto della eccepita tardività del termine di notifica della cartella esattoriale. Passando agli altri motivi dell'appello, va disatteso quello della tardività del ruolo rilevandosi che, dalla stessa cartella esattoriale emerge che il ruolo era stato iscritto nel 2000, quindi nel termine massimo ritenuto dalla stessa contribuente. Quanto alla mancata notifica di atti propedeutici, come rettamente sostenuto dall'ufficio, trattandosi di somma non versata risultante dalla dichiarazione annuale, il relativo importo con interessi e sanzioni andava direttamente iscritto a ruolo ai sensi dell'articolo 60 comma 2 del Dpr 633/72 anche a prescindere dal preventivo invito al contribuente con termini di 30 giorni cui l'ufficio non era più obbligato per effetto dei D.Lgs 471/97 e 472/97 . Infine relativamente alla dedotta carenza di motivazione v'e' che la cartella esattoriale, trattandosi di omesso versamento, col tributo esposto era idoneo a mettere in grado il contribuente attraverso il confronto dei propri registri contabili di individuare l'esattezza del calcolo operato dall'ufficio. PQM Accoglie l'appello dell'ufficio. Spese compensate.