Contributi pubblici: per le infiltrazioni della mafia controllare la scadenza

Il Tar Campania accoglie il ricorso di una società che era stata esclusa per un'informativa di 12 anni fa. In questi casi non basta rinviare ai documenti, bisogna motivare

Informativa antimafia, la revoca di un contributo nei confronti di una società i cui tentativi di infiltrazione della malavita organizzata risalgono a dodici anni prima deve essere motivato. Lo ha chiarito la terza sezione del Tar Campania con la sentenza 7386/06 depositata lo scorso 10 luglio e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici partenopei hanno acconto il ricorso di una società a responsabilità limitata che si era vista revocare dal ministero per le Attività produttive il contributo in conto capitale e quello in conto interessi poiché dodici anni prima erano stati riscontrati dei tentativi di infiltrazione da parte della criminalità organizzata. Del resto, ha ricordato il tribunale napoletano, deve ritenersi comunque inammissibile l'integrazione postuma della motivazione dell'atto amministrativo discrezionale, posto che per gli atti discrezionali la motivazione deve assolvere alla funzione di esternare le ragioni che inducono l'amministrazione ad adottare il provvedimento e sulle quali si svolge il successivo sindacato di legittimità . Le giustificazioni del ministero, hanno concluso i giudici amministrativi, non sono tuttavia idonee a surrogare una motivazione in concreto carente circa l'opportunità di tale scelta nel caso di specie, valutati i contrapposti interessi e considerato il lungo lasso di tempo trascorso, l'ultimazione delle opere finanziate e l'affidamento del privato . cri.cap

Tar Campania - Sezione terza - sentenza 27 aprile - 10 luglio 2006, n. 7386 Presidente de Leo - relatore Maddalena Ricorrente Casertana Calcestruzzi Srl - controricorrente ministero per le Attività produttive Fatto La società Casertana Calcestruzzi Srl impugna, con il ricorso in epigrafe, la revoca di un contributo in conto capitale circa 600 milioni e in conto interessi circa 450 milioni , disposto, con concessione provvisoria, con atto del 11 settembre 1987. Le ragioni indicate nel provvedimento di revoca consistono nella esistenza di cause interdittive di cui all'articolo 4 del D.Lgs 490/94, pur in assenza di cause di decadenza, divieto e sospensione di cui all'articolo 10 della legge 575/65 nei confronti della società nonché dell'amministratore unico. La ricorrente deduce le seguenti doglianze violazione e falsa applicazione degli articoli 7 e ss. della legge 241/90, eccesso di potere per sviamento, perché alla ricorrente è stata riconosciuta solo una partecipazione fittizia e formale, non avendo potuto prendere visione della informativa antimafia datata 29.12.2000, perché si trattava di documento concernete la repressione di attività criminose violazione del testo unico delle leggi sugli interventi nel mezzogiorno, approvato con Dpr 218/78 e successive modifiche ed integrazioni, eccesso di potere per errore dei presupposti, difetto assoluto di motivazione e sviamento, perché in primo luogo l'esercizio del potere di annullamento in autotutela non è consentito nel caso in cui non vi sia alcuna illegittimità originaria del provvedimento impugnato in secondo luogo, perché il provvedimento impugnato, prima di ogni addebito in capo alla società interessata, non ha fornito la necessaria motivazione, a distanza di molti anni dal completamento dell'iniziativa industriale e dalla avvenuta corresponsione dei contributo, delle conseguenze ormai esauritesi violazione dei principi generali in tema di annullamento degli atti amministrativi, violazione del giusto procedimento, eccesso di potere per difetto di motivazione, erroneità dei presupposti e carenza di istruttoria, in quanto il potere di autotutela non può essere esercitato dopo lungo tempo dall'adozione dell'atto caducato, in particolare ove esso abbia ingenerato affidamento ed aspettative, mentre nel caso di specie il provvedimento impugnato è stato adottato dopo oltre venti anni dalla concessione dei benefici e dopo quattordici dal provvedimento concessorio, senza considerare che l'investimento era stato realizzato e facendo riferimento a circostanze che si sono verificate a distanza di 13 anni, ininfluenti sulla legittimità del provvedimento violazione dell'articolo 97 Costituzione, del principio di tutela dell'affidamento, difetto di interesse pubblico all'emanazione dell'atto, assoluto difetto di motivazione e di istruttoria, perché non è stato tenuto in conto l'affidamento della società ed il fatto che i benefici finanziari sono stati dalla stessa legittimamente ottenuti ed impiegati. In via istruttoria, la ricorrente ha chiesto la produzione delle note prefettizie del 26.10.1998 e del 10.1.2001 relative alla situazione antimafia della società e dei suoi amministratori. Il ministero delle attività produttive e la Prefettura di Caserta si sono costituiti mediante l'avvocatura dello Stato, depositando documenti. In data 28.3.2006, l'avvocatura ha depositato ulteriore documentazione ed una memoria per l'udienza, sottolineando che la revoca o il recesso dai contratti è possibile anche quando i tentativi di infiltrazione mafiosa siano accertati successivamente alla stipula del contratto, concludendo quindi per il rigetto del ricorso. In data 29.3.2006, la società ha impugnato con motivi aggiunti la nota 29.12.2000, della prefettura di Caserta, depositata dalla avvocatura dello Stato, per i seguenti motivi violazione e falsa applicazione dell'articolo 4 del D.Lgs 490/94 e articolo 10 del Dpr 252/98, illegittimità derivata, eccesso di potere per errore nei presupposti, violazione dell'articolo 3 della legge 241/90, falsità di causa, sviamento, perché l'informativa antimafia risale a dodici anni dopo l'erogazione delle sovvenzioni, mentre la concessione del beneficio aveva ormai esaurito i suoi effetti dopo la costruzione dell'impianto finanziato, entrato in funzione in data 16.2.1989 e collaudato in data 1.7.1991 violazione dell'articolo 6 del D.Lgs 490/94, eccesso di potere per errore nei presupposti di fatto e di diritto, perché l'amministrazione può revocare le autorizzazioni e concessioni, salvo il pagamento del valore delle opere eseguite ed il rimborso delle spese sostenute per l'esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite, cosicché nel caso di specie il risultato negativo delle informative antimafia non poteva determinare la revoca totale del finanziamento, ma doveva comportare il riconoscimento dell'avvenuta realizzazione delle opere ammesse al beneficio violazione dell'articolo 4 del D.Lgs 490/94 in relazione all'articolo 3 della legge 241/90, violazione degli articoli 24, 113 Costituzione, motivazione incongrua, insufficiente e generica, violazione dei principi di correttezza e trasparenza dell'azione amministrativa, perché l'informativa si limitata ad affermare la sussistenza delle cause interdittive senza motivare circa i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche. Entrambe le parti costituite hanno depositati brevi note per l'udienza. La causa, quindi, all'odierna udienza è stata trattenuta in decisione. Diritto Il ricorso è fondato in relazione alla dedotta censura di difetto di motivazione di cui al secondo e terzo motivo di ricorso, e pertanto deve essere accolto. Pare opportuno, per una migliore comprensione, una breve ricostruzione della vicenda, sulla scorta della documentazione prodotta dalle parti costituite. La società ricorrente ha ottenuto dall'Agesud, in data 14.9.1987, un provvedimento di concessione provvisoria di un contributo in conto capitale di lire 618.200.000 su un totale di investimenti ammissibili pari a lire 1.545.500.000 ed un contributo in conto interessi di lire 245.300.000 sul finanziamento agevolabile di lire 450.000.000 per la durata di 10 anni, deliberato dall'istituto istruttore BNL s.p.a A titolo di anticipazione, veniva erogata alla ditta la somma di euro 287.346,29 lire 556.380.000 . La Commissione di accertamento della spesa, nominata dall'Agesud, trasmetteva quindi la propria relazione, avente esito positivo, in data 4.1.1992. In data 15.1.1998, il ministero dell'industria, subentrato nel frattempo all'Intervento straordinario del mezzogiorno, inoltrava alla Prefettura di Caserta la richiesta di rilascio di informazioni antimafia la Prefettura, con lettera riservata del 26.10.1998 informava l'amministrazione richiedente della sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata, tendenti a condizionare le scelte della società. In data 29.12.2000, la Prefettura di Caserta confermava, in risposta ad un reiterata richiesta di informazioni da parte della amministrazione procedente, che permanevano la cause itnerdittive nei confronti della società Calcestruzzi s.r.l Il ministero dell'industria ha quindi comunicato, in data 15.2.2001, l'avvio del procedimento di revoca delle agevolazioni concesse. Con lettera del 12.2.2001, la prefettura di Caserta negava alla ricorrente la possibilità di prendere visione della nota informativa, in quanto attinente ad attività di prevenzione e repressione della criminalità. E' stato quindi emanato il provvedimento impugnato, in quale è stato assunto perché dalla informativa del 29.12.2000 si evinceva che nei confronti della società e dell'amministratore unico sussistevano le cause interdittive di cui all'articolo 4 del D.Lgs 490/94. Appare evidente che detto provvedimento sia stato assunto ai sensi dell'articolo 4 comma 6 del D.Lgs 490/94, a mente del quale, qualora la sussistenza di una causa di divieto indicata nell'allegato 1 o gli elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa siano accertati successivamente alla stipula del contratto, alla concessione dei lavori o all'autorizzazione del subcontratto, l'amministrazione interessata può revocare le autorizzazioni e le concessioni o recedere dai contratti. Si tratta infatti, nel caso in esame, di una c.d. interdittiva antimafia successiva alla concessione, ancorché in via provvisoria, del contributo statale. La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che si tratta di un'informazione ad effetto interdittivo collegata al riscontro di tentativi di infiltrazione mafiosa ai sensi dell'articolo 4 comma 4, D.Lgs 490/94. Ne deriva, pertanto, il carattere vincolato delle conseguenti determinazioni amministrative in ordine alla recisione dei rapporti contrattuali in corso con la società colpita dall'informazione interdittiva. L'unico spazio di margine di discrezionalità della amministrazione destinataria dell'informazione c.d. interdittiva successiva può rinvenirsi nella valutazione dell'opportunità, per l'interesse pubblico, della prosecuzione del rapporto già in corso di svolgimento, in quanto esso sia in corso di esecuzione già da un cospicuo lasso di tempo e sussistano concrete ragioni che rendano del tutto sconveniente per l'amministrazione l'interruzione della fornitura, del servizio o dei lavori che formano l'oggetto del contratto revocando. Ne deriva che la motivazione dovrà essere ampia solo a supporto di dette circostanze. CdS, Sezione sesta, 7619/05 In termini analoghi si è pronunciato anche questo Tar v. da ultimo Tar, Campania Napoli, Sezione prima, 2478/05 , sottolineando come la decisione di non recedere dal contratto debba essere opportunamente meditata poiché la prosecuzione del rapporto contrattuale è possibile unicamente in presenza di specifiche situazioni legittimanti, in cui esso risulti conveniente ed opportuno per l'amministrazione e in presenza di obiettive circostanze di fatto tali da giustificare il sacrificio dell'interesse pubblico alla salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica sotteso alla disciplina antimafia. Proprio alla luce di tali principi, dai quali questo collegio non vede ragione di discostarsi, deve essere esaminata la censura di difetto di motivazione, dedotta dalla società ricorrente sotto vari profili nel secondo, terzo e quarto motivo di ricorso. Nel secondo motivo, la ricorrente lamenta il fatto che il provvedimento impugnato non ha fornito la necessaria motivazione della decisione di procedere alla revoca del contributo a distanza di molti anni dal completamento dell'iniziativa industriale e dalla avvenuta corresponsione dei contributo, i cui effetti erano ormai esauriti. Nel terzo e quarto motivo, la censura di difetto di motivazione è dedotta, insieme alle altre, con riferimento alla mancata considerazione del tempo trascorso in relazione all'affidamento ingenerato nel destinatario. Il collegio ritiene che tali doglianze siano fondate. Nel caso di specie, come si è visto, è stata disposta nel 2001 la revoca di un contributo concesso, sia pure in via provvisoria, nel 1987, per il finanziamento di un'opera ultimata e collaudata nel 1991, sulla base di accertamenti che - come riferito dalla avvocatura dello Stato - risalgono al giugno 1996. Non risulta, tuttavia, che l'amministrazione abbia spiegato per quali ragioni si sia determinata alla revoca totale del contributo, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso e l'ultimazione dell'opera finanziata. L'avvocatura erariale ha sottolineato che all'epoca degli accertamenti dei tentativi di infiltrazione mafiosa sussistevano ancora gli obblighi temporali di utilizzo dei beni agevolati 10 anni per le opere murarie , inoltre, la procedura di definizione della pratica di finanziamento non era ancora ultimata. Inoltre, l'eventuale uso regolare dei beni incentivati da parte della società beneficiaria del finanziamento - secondo l'avvocatura dello Stato - non sarebbe ostativo dell'uso dei frutti di quella attività da parte di organizzazioni di stampo mafioso, cosicché correttamente l'amministrazione avrebbe ritenuto prevalente l'interesse pubblico su quello del privato. Tali considerazioni, se valgono a legittimare in astratto la possibilità per l'amministrazione di revocare il contributo erogato alla Casertana calcestruzzi , non sono tuttavia idonee a surrogare una motivazione in concreto carente circa l'opportunità di tale scelta nel caso di specie, valutati i contrapposti interessi e considerato il lungo lasso di tempo trascorso, l'ultimazione delle opere finanziate e l'affidamento del privato. Come ha di recente ulteriormente ribadito il Consiglio di Stato, deve, inoltre, ritenersi comunque inammissibile l' integrazione postuma della motivazione dell'atto amministrativo discrezionale, posto che per gli atti discrezionali la motivazione deve assolvere alla funzione di esternare le ragioni che inducono l'amministrazione ad adottare il provvedimento e sulle quali si svolge il successivo sindacato di legittimità. CdS, Sezione quarta, 2630/05 La censura pertanto, nei limiti in cui si è detto, deve essere accolta. Le ulteriori doglianze contenute nei motivi terzo e quarto del ricorso possono, pertanto, ritenersi assorbite. Infondato è invece il primo motivo di ricorso con cui la ricorrente lamenta di non aver potuto prendere visione dell'informativa prefettizia del 29.12.2000, richiamata per relationem nel provvedimento impugnato e ciò in quanto tale inosservanza non determina l'illegittimità di quest'ultimo, ma, non consentendo all' interessato di acquisire la piena conoscenza del contenuto lesivo dell' atto, è destinata unicamente ad incidere sulla decorrenza del termine per l' impugnazione CdS, Sezione sesta, 80/1998 e Tar Campania Napoli, Sezione prima, 1319/05 . Nel secondo motivo, oltre al difetto di motivazione di cui si è detto, la ricorrente ha dedotto violazione del testo unico delle leggi sugli interventi nel mezzogiorno, approvato con Dpr 218/78, e successive modifiche ed integrazioni, eccesso di potere per errore dei presupposti, difetto assoluto di motivazione e sviamento, perché l'esercizio del potere di annullamento in autotutela non è consentito nel caso in cui non vi sia alcuna illegittimità originaria del provvedimento impugnato. La doglianza è infondata. Come si è chiarito sopra, il provvedimento impugnato non è un atto di annullamento d'ufficio, in autotutela, fondato sulla illegittimità originaria dell'atto caducato, ma costituisce espressione del potere conferito alla amministrazione di interrompere un rapporto contrattuale o concessorio quando sopravvenga la conoscenza della sussistenza di cause interdittive antimafia o tentativi di infiltrazione mafiosa, al fine di impedire il mantenimento di qualsiasi rapporto di carattere economico con soggetti contigui ad ambienti mafiosi. Il ricorso, dunque, deve essere accolto, nei limiti di cui alla motivazione, e va pertanto disposto l'annullamento del provvedimento di revoca impugnato, viziato da insufficiente motivazione, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti della amministrazione. Quanto ai motivi aggiunti, con i quali la società ricorrente ha impugnato l'informativa antimafia del 29.12.2000, rileva il collegio che le censure di cui al primo e secondo motivo di impugnazione, ancorché formalmente rivolte a contestare l'informativa antimafia, in realtà contestano ancora la legittimità del provvedimento di revoca. Con il primo motivo, infatti, la ricorrente lamenta che l'informativa antimafia risale a dodici anni dopo l'erogazione delle sovvenzioni, mentre la concessione del beneficio aveva ormai esaurito i suoi effetti dopo la costruzione dell'impianto finanziato, entrato in funzione in data 16.2.1989 e collaudato in data 1.7.1991 con il secondo motivo, deduce invece la violazione dell'articolo 6 del D.Lgs 490/94, eccesso di potere per errore nei presupposti di fatto e di diritto, perché l'amministrazione può revocare le autorizzazioni e concessioni, salvo il pagamento del valore delle opere eseguite ed il rimborso delle spese sostenute per l'esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite, cosicché nel caso di specie il risultato negativo delle informative antimafia non poteva determinare la revoca totale del finanziamento, ma doveva comportare il riconoscimento dell'avvenuta realizzazione delle opere ammesse al beneficio. A prescindere da ogni considerazione circa la tardività di tali doglianze, rileva il collegio che l'accoglimento del ricorso originario avverso il provvedimento di revoca del contributo, per il vizio di carenza di motivazione, consente di non esaminarle in questa sede, in quanto esse devono ritenersi assorbite a seguito dell'annullamento del provvedimento di revoca. Deve invece essere respinto il terzo dei motivi aggiunti, con il quale la società ricorrente ha dedotto la violazione dell'articolo 4 del D.Lgs 490/94 ed eccesso di potere per motivazione incongrua, insufficiente e generica e per violazione dei principi di correttezza e trasparenza dell'azione amministrativa, perché l'informativa si è limitatata ad affermare la sussistenza delle cause interdittive senza motivare circa i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche. L'onere motivazione dell'informativa prefettizia, infatti, è stato assolto con il rinvio agli atti dell'istruttoria, dai quali si desumono elementi, verificati dalle forze di polizia, attestanti la situazione di contiguità mafiosa della società ricorrente e del suo amministratore unico. E' emerso in particolare che la società Casertana Calcestruzzi e il suo amministratore unico sono legati, a vario titolo ad esempio ricoprendo cariche sociali, ecc a diverse società e consorzi, in relazione ai quali sono stati riscontrati dalle forze dell'ordine collegamenti con soggetti appartenenti ad organizzazioni malavitose, alcuni dei quali tratti in arresto o indagati per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. E' emersa inoltre la partecipazione ad alcune di queste società anche di personaggi di spicco delle organizzazioni criminali del territorio campano e di famiglie camorristiche. Il ricorso per motivi aggiunti, per tali ragioni, deve essere respinto. L'esito complessivo del giudizio giustifica la compensazione delle spese del presente giudizio. PQM Il Tar della Campania, terza sezione, accoglie, nei limiti di cui alla motivazione, il ricorso in epigrafe per l'effetto annulla il decreto del 13.9.2001, prot. RT/102813 con il quale il direttore generale del ministero delle attività produttive ha revocato il provvedimento dell'11.9.1987. Respinge il ricorso per motivi aggiunti e compensa le spese.