Il ""catalogo"" dei terroristi non può essere una prova

Impossibile fondare le misure di prevenzione sugli elenchi dell'Unione europea

Gli elenchi delle associazioni terroristiche stilati dall'Unione europea non possono di per sé costituire elemento di prova della natura terroristica dell'associazione, traducendosi altrimenti in una anomala prova legale. In altre parole, il giudizio sul carattere terroristico di un'organizzazione non può essere affidato a liste redatte - al fine di applicare le misure di prevenzione - da organismi internazionali su proposta dei governi dei singoli Stati, perché introdurrebbe nel sistema una sorta di prova legale anomala trasformando l'articolo 270bis del Codice penale in una norma penale in bianco con evidente violazione dei principi di legalità e di separazione dei poteri. È quanto emerge dalla sentenza 30824/06 della prima sezione penale della Cassazione, depositata il 19 settembre e qui integralmente leggibile tra i documenti correlati. Con il verdetto in esame la Suprema corte sembra aver fatto un passo indietro rispetto ad altra sentenza pronunciata esattamente un anno prima sulle stesse tematiche Cassazione, sentenza 2510/2005, ricorrente Drissi pubblicata sul fascicolo 44/2005 di D& G . In quest'ultima, infatti, si riconosceva l'utilizzabilità, al fine di determinare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per l'applicazione di una misura cautelare personale, dei documenti redatti dal Consiglio dell'Unione europea che - pur non costituendo prova della natura terroristica di un'organizzazione - possono tuttavia essere acquisiti come base di indagine circa i fini perseguiti dalla stessa, perché sono prova del fatto storico che un organismo internazionale ha adottato misure restrittive nei confronti dell'associazione. Diversa, invece, sembra la posizione degli ermellini nella sentenza 30824706, in cui non solo gli elenchi elaborati dagli organismi internazionali sono privati di rilevanza probatoria, ma soprattutto si evidenzia il pericolo che il loro utilizzo possa fare dell'articolo sull'associazione terroristica internazionale 270bis Cp una norma penale in bianco con conseguente violazioni di principi costituzionali quali quello di legalità e di separazione dei poteri dello Stato. 1

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 15 giugno-19 settembre 2006, n. 30824 Presidente Fazzioli - Relatore Pepino Pg Iacoviello - Ricorrente Tartag Osserva 1. Con ordinanza 20 dicembre 2005 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno ha applicato a Bouhrama Yamine, Tartag Samir e Achour Rabali la misura cautelare della custodia in carcere per il delitto di cui all'articolo 270bis Cp per avere il primo costituito e gli altri fatto parte di una cellula terroristica ispirata agli ideali e ai metodi della lotta armata praticata dall'organizza ione eversiva algerina Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento Gspc sino al 15 novembre 2005 e per l'ulteriore reato di cui agli articoli 110, 482, in relazione agli articoli 476, 477, 483, stesso codice e 1 legge 15/1980 per avere, in concorso tra di loro e con altri, contraffatto numerosi documenti di identità, agendo per finalità di terrorismo, anche internazionale . La misura è stata confermata, con ordinanza 16 gennaio 2006, dal Tribunale del riesame di Salerno che, ritenuto il delitto associativo commesso in Napoli, ha contestualmente dichiarato la propria incompetenza per territorio con trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica di detta città. Ha osservato il tribunale che a1 il carattere terroristico del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, costituito originariamente in Algeria ma attivo su scala internazionale con la finalità di realizzare la Jihad e collegato agli obiettivi e alle strategie dell'organizzazione terroristica Al Quaeda, nonché l'esistenza in Italia di una attiva cellula o diramazione di tale organizza ione risultano da una pluralità di elementi. Tra essi - l'inclusione del Gspc nella lista europea di gruppi terroristici stilata con il regolamento n. 881/02 del Consiglio dell'Unione europea coincidente con analoga lista sfilata dall'Onu e con specifico comunicato del Comitato di sicurezza finanziaria del ministero dell'Economia del nostro Paese - il fatto notorio, comprensivo, per quanto riguarda l'organizzazione de qua, di prassi ed episodi che, per la loro gravità e rilevanza internazionale, possono dirsi acquisiti al patrimonio comune di conoscenze della collettività - le dichiara ioni degli stessi imputati i quali, nel corso degli interrogatori resi a Salerno e a Napoli, nel riferirsi ad alcune conversazioni intercettate nelle quali vi era un esplicito riferimento al Gspc e all'attività terroristica posta in essere dallo stesso, riconoscevano l'esistenza del suddetto gruppo estremistico operante nel loro Paese d'origine, seppur prendendo le distanze dall'opera terroristica dello stesso - il contenuto delle numerose e univoche conversazioni intercettate in un prolungato lasso di tempo, che documentano in diretta l'attività di un'ampia e articolata rete operante principalmente a Napoli, ma anche a Brescia, Vicenza e Milano di sostegno e appoggio logistico, organizzativo ed economico a membri del Gspc responsabili di atti terroristici in Europa e nel mondo arabo - i ripetuti contatti degli imputati e di altri compartecipi accertati dalla polizia giudiziaria mediante pedinamenti e attività di osservazione con esponenti del Gspc operanti in diversi stati esteri - la minuziosa e analitica ricostruzione della rete in questione effettuata nel procedimento a carico di Gasry e altri confermata in sede di legittimità con sentenza 9 febbraio - 16 marzo 2005 della seconda sezione penale di questa Corte . Tali elementi forniscono, da un lato, la conferma della matrice e dell'attività terroristica del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento e, dall'altro, la prova dell'esistenza in Italia di una cellula, dotata di autonoma struttura organizzativa, preposta a fornire assistenza, collaborazione e aiuto a esponenti del movimento direttamente coinvolti in azioni terroristiche procurando loro, tra l'altro, ospitalità, denaro, titoli di viaggio e documenti falsi nonché a organizzare azioni dirette rimaste, allo stato, a livello di progetto a2 la natura e il carattere della descritta cellula italiana risultano - dalla attività degli associati che, secondo quanto accertato nel presente procedimento e risultato in indagini parallele, detenevano materiale ideologico eversivo e strumenti di propaganda della Jihad, provvedevano all'assistenza legale ed economica ai correligionari arrestati, promuovevano raccolte di denaro in favore di combattenti in Cecenia, Afghanistan e Iraq, fungevano da punto di riferimento e supporto organizzativo r numerosi estremisti islamici intenzionati a raggiungere l'Afghanistan, professavano la personale volontà di coni ere con mezzi violenti e fino alla morte e al martirio, intrattenevano rapporti con soggetti implicati o indagati in specifici fatti di attentato o di eversione o con guerriglieri islamici , programmavano attentati con esplosivi sul territorio italiano e fuori dello stesso - da un precedente conforme accertamento giudiziale, cui si riferisce la già citata sentenza 9 febbraio - 16 marzo 2005, Gasry e altri, di questa Corte che ha ritenuto l'attività della cellula napoletana del Gspc rientrante nella fattispecie di cui all'articolo 270bis Cp . Alla stregua di quanto precede la cellula italiana del Gspc va considerata autonoma associazione terroristica rientrante nella previsione dell'articolo 270bis del Cp, che è fattispecie delittuosa di pericolo presunto diretta, per consolidata giurisprudenza cfr. per tutte Cassazione, Sezione sesta, 13 ottobre 2004, Laagoub e altro , ad apprestare tutela contro uno specifico programma di violenza e contro coloro che a tale provamnia aderiscono proponendosi il compito di realizzare atti di violenza con finalità di eversione dell'ordine democratico , intendendosi per programma l'insieme di propositi concreti e attuali di violenza e non posizioni meramente ideologiche che, di per sé, ricevono tutela proprio dall'ordinamento democratico e pluralistico che contrastano a3 la partecipazione all'organizzazione de qua del Tartag risulta - dal contenuto di numerose conversazioni intercettate specificamente indicate nell'ordinanza nelle quali, tra l'altro, l'imputato, parlando con altri compartecipi, dopo aver espresso compiacimento per la strage di Sliarni El Sheik e per altri attentati terroristici, auspicandone il ripetersi e mostrando di condividere appieno il metodo terroristico, parla esplicitamente della necessità di reperire dell'esplosivo TNT ricollegando tale con dotta con l'ingresso in luoghi turistici - dalla frequentazione con altri soggetti arrestati in varie parti d'Italia per il medesimo reato associativo e, in particolare, di Bouhrama Yamine promotore e organizzatore della cellula , con il quale il Tartag aveva, anzi, condiviso l'espatrio clandestino dall'Algeria e, poi, la permanenza in Siria, Turchia e Grecia prima di stabilirsi in Italia - dal concorso nell'attività di procacciamento di documenti falsi per connazionali ammesso dallo stesso Tartag, seppur in termini ridotti e limitatamente a un unico episodio - dalla ammissione del coimputato Achour Rabali, a commento di una intercettazione telefonica, che il Tartag e il Bouhrarna Yamine in allora conviventi nello stesso alloggio erano abitualmente definiti, da lui e dal comune amico Soufiane Kechnit, come terroristi - dalla fuga sul tetto dello stabile -della propria abitazione in occasione di una perquisizione effettuata l'8 ottobre 2004 evidentemente riconducibile al timore dell'accertamento di un coinvolgimento in fatti di rilevanza penale, essendo del tutto illogico il dedotto timore di espulsione, stante la regolarità del permesso di soggiorno . Le condotte descritte, lungi dall'essere - come sostenuto dalla difesa - mera espressione verbale di idee eversive o di radicalismo violento, rivelano la partecipazione a una attività di ampio respiro, tesa alla elaborazione di azioni aggressive e vendicatrici contro soggetti considerati infedeli o, quantomeno, a proporsi da supporto ideologico, logistico e materiale di coloro che quelle azioni hanno il compito di portare a compimento . 2. Ha proposto ricorso il Tartag deducendo b1 violazione di legge per avere il tribunale ritenuto l'esistenza e l'operatività di una associazione terroristica della cui consistenza si dubita nella parte in cui non vi sono in atti elementi da cui si evinca una attuale e concreta progettualità, in Italia o all'estero, di attività terroristiche o eversive b2 violazione di legge e mancanza e illogicità della motivazione nella parte in cui l'ordinanza ritiene provata la partecipazione di esso ricorrente a'associazione de qua, posto che - oltre a proclami verbali ispirati da mero fanatismo, non vi è alcun elemento fattuale da cui possa ritenersi, neppure in via indiziaria. tale partecipazione - l'unico elemento sintomatico in tal senso potrebbe rinvenirsi nella frequentazione, risalente nel tempo, con il Bouhrama, il quale peraltro non è indagato in specifici fatti -di attentato b3 violazione di legge nella parte in cui il giudice del riesame ha ritenuto la condotta di esso ricorrente idonea a integrare il reato associativo e non, a tutto concedere, l'ipotesi di assistenza agli associati di cui all'articolo 270ter Cp o di favoreggiamento personale di cui all'articolo 378 stesso codice. Il Pg ha concluso come in epigrafe. 3. Le questioni prospettate nel ricorso - riguardante, come già precisato, il solo reato associativo e non anche il delitto di falso documentale per cui pure la misura cautelare è stata emessa - sono essenzialmente tre cl la struttura e gli elementi costitutivi del delitto di cui all'articolo 270bis Cp motivo sub b1 c2 la congruità degli elementi in forza dei quali la cellula operante in Napoli del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento è stata ritenuta associazione terroristica ai sensi dell'articolo 270bis Cp motivi sub b] e b2 c3 l'idoneità probatoria degli elementi indicati a dimostrazione della partecipazione del ricorrente alla associazione de qua motivi sub b2 e b3 . 3.1. Quanto alla prima questione, il principio di diritto affermato dal ricorrente secondo cui per l'esistenza della fattispecie delittuosa di cui all'articolo 270bis Cp, pur costruita come reato di pericolo, non è sufficiente l'adesione a una astratta ideologia per quanto odiosa e brutalmente manifestata ma occorre la predisposizione di un concreto progetto di azioni eversive , ancorché non realizzate, è certamente esatto. È infatti, giurisprudenza consolidata, da un lato, che la fattispecie di cui all'articolo 270bis Cp si diversifica dagli altri reati associativi per le finalità perseguite ma non anche per la struttura cosi, da ultimo, Cassazione, Sezione prima, 35427/05, 21 giugno - 30 settembre 2005, Drissi e, dall'altro, che le eterogenee realtà gravitanti nell'area di riferimento del terrorismo e della sovversione, per assumere rilevanza penale, devono essere caratterizzate non tanto, o non solo, dal disegno di abbattere le istituzioni democratiche come concezione, quanto dalla effettiva pratica della violenza come metodo di lotta politica, dall'alto livello di tecnicismo delle operazioni compiute, dalla capacità di reclutamento nei più disparati ambienti sociali Corte costituzionale, sentenza 15/1982 . In altri termini, il reato di cui all'articolo 270bis Cp associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico , è un reato di pericolo presunto, per la cui configurabilità occorre, tuttavia, l'esistenza di una struttura organizzata, con un programma comune fra i partecipanti, finalizzato a sovvertire violentemente l'ordinamento dello Stato e accompagnato da progetti concreti e attuali di consumazione di atti di violenza. Ne consegue che la semplice idea eversiva, non accompagnata da propositi concreti e attuali di violenza, non vale a realizzare il reato, ricevendo tutela proprio dall'assetto costituzionale dello Stato che essa, contraddittoriamente, mira a travolgere Cassazione, Sezione prima, 11 maggio - 20 giugno 2000, procuratore generale in proc. Paiano e altri, riv. n. 216253 nello stesso senso già Cassazione, 7 aprile - 10 agosto 1987, Angelici, riv, n. 176516 e, da ultimo, Cassazione, Drissi, cit. . Esatto il principio affermato dal ricorrente è, peraltro, infondata la doglianza posto che d1 tale concezione del delitto associativo corrisponde a quella abbracciata nell'ordinanza impugnata nella quale, come si è detto, si afferma testualmente che l'associazione con finalità di terrorismo ai sensi dell'articolo 270bis del Cp è fattispecie delittuosa di pericolo presunto diretta ad apprestare tutela contro uno specifico programma di violenza e contro coloro che a tale programma aderiscono proponendosi il compito di realizzare atti di violenza con finalità di eversione dell'ordine democratico, intendendosi, peraltro, per programma l'insieme di propositi concreti e attuali di violenza e non posizioni meramente ideologiche che, di per sé, ricevono tutela proprio dall'ordinamento democratico e pluralistico che contrastano d2 gli elementi ritenuti dal giudice della libertà dimostrativi dell'esistenza, nel caso di specie, di una associazione con le caratteristiche descritte non sono oggetto di specifica contestazione nella loro idoneità probatoria da parte del ricorrente, con conseguente vizio di genericità del ricorso ai sensi dell'articolo 581, lettera c , del codice di rito. 3.2. Quanto alla seconda questione, gli elementi in forza dei quali il tribunale del riesame ha ritenuto che la cellula de qua integri una associazione terroristica ai sensi dell'articolo 270bis Cp sono, come si è sopra precisato, l'inclusione del Gspc di cui detta cellula è, in qualche modo, diramazione nelle liste di gruppi terroristici stilate dal Consiglio dell'Unione europea e dal Comitato di sicurezza finanziaria del ministero dell'Economia del nostro Paese confermata dalle dichiarazioni degli stessi imputati che, pur prendendone le distanze, hanno riconosciuto il carattere terroristico dell'organizzazione , un precedente accertamento giudiziale in tal senso o, soprattutto, le risultanze delle indagini svolte nel presente procedimento e in indagini parallele, da cui si evince che gli aderenti alla cellula detenevano materiale ideologico eversivo e strumenti di propaganda della Jihad, provvedevano all'assistenza legale ed economica ai correligionari arrestati, promuovevano raccolte di denaro in favore di combattenti in Cecenia, Afghanistan e Iraq, fungevano da punto di riferimento e supporto organizzativo per numerosi estremisti islamici intenzionati a raggiungere l'Afghanistan, professavano la personale volontà di combattere con mezzi violenti e fino alla morte e al martirio, intrattenevano rapporti con soggetti implicati o indagati in specifici fatti di attentato o di eversione o con guerriglieri islamici , programmavano attentati con esplosivi sul territorio italiano e fuori dello stesso. Di tali elementi il ricorrente contesta la congruità probatoria affermando che da nessuno di essi di evince una attuale e concreta progettualità, in Italia o all'estero, di attività terroristiche o eversive . L'assunto è, nella sua apodittica generalizzazione, infondato. Se, infatti, è esatto il rilievo secondo cui il giudizio sulle caratteristiche e finalità di una organizzazione non può essere affidato a elenchi di formazioni ritenute terroristiche ed elaborati, per l'applicazione di misure di prevenzione, da governi di singoli stati o da organismi internazionali Cassazione, Sezione prima, Drissi, cit. , posto che ciò introdurrebbe nel sistema una sorta di anomala prova legale e trasformerebbe l'articolo 270bis Cp in una norma penale in bianco, con evidente violazione dei principi di legalità e di separazione dei poteri, è evidente la specificità e la concretezza degli altri elementi indicati non tutti egualmente sintomatici ché taluni sono, in astratto, suscettibili di interpretazioni alternative e tuttavia dotati, allo stato degli atti e in attesa degli ulteriori sviluppi delle indagini, di indubbio valore indiziante e, in ogni caso, privi di contestazioni ad hoc in base ad elementi e letture che solo l'imputato potrebbe fornire. 3.3. L'ultima questione proposta riguarda l'idoneità probatoria degli elementi indicati a dimostrazione della partecipazione del ricorrente alla cellula de qua, occorrendo evitare - per usare l'espressione utilizzata nel ricorso - che l'anticipazione della soglia di punibilità si traduca mi persecuzione delle idee o di posizioni ideologiche, individuando il discrimine tra adesione ideologica al radicalismo fondamentalista e partecipazione alla associazione terroristica . È, infatti, giurisprudenza consolidata che, al fine della prova della partecipazione di un indagato al reato associativo, non vale fare riferimento all'adesione psicologica o ideologica al programma criminale, ma la dichiarazione di responsabilità necessita di un concreto passaggio all'azione dei membri del gruppo, sotto forma di attività preparatorie rispetto alla esecuzione di reati fine oppure all'assunzione di un ruolo concreto nell'organigramma criminale così, da ultimo, Cassazione, Su, 12 luglio - 20 settembre 2005, Mannino . Ma è agevole rilevare che gli elementi indicati nell'ordinanza conversazioni intercettate in cui si fa riferimento alla preparazione di attentati, frequentazione stabile di aderenti all'associazione, rapporto protratto nel tempo con il promotore e organizzatore della cellula, concorso nell'attività di procacciamento di documenti falsi per aderenti al Gspc, sua individuazione tra i connazionali come terrorista , rocambolesco tentativo di sottrarsi a perquisizione sono, di per sé e salvo le ulteriori necessarie verifiche, sintomatici proprio della assunzione di un ruolo concreto quantomeno di supporto nell'organigramma dell'associazione e del coinvolgimento in attività eversive pur rimaste nella fase progettuale . Si aggiunga che, ancora una volta, l'efficacia indiziante degli elementi indicati non è oggetto di specifiche contestazioni del ricorrente, se non su punti secondari e sostanzialmente irrilevanti come la natura delle imputazioni mosse al coindagato Bouhrama . 4. Le considerazioni sin qui svolte dimostrano l'infondatezza del ricorso che va, conseguentemente, rigettato con seguito di spese. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Dispone trasmettersi, a cura della cancelleria, copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'articolo 94 comma 1ter disp. att. Cpp. 8