Baby pensioni, vale la legge in vigore al momento della decisione dell'ente

Legittimo respingere la richiesta di collocamento a riposo anticipato se intanto è stata modificata la norma che consente il prepensionamento

Baby pensioni, legittimo respingere la richiesta di collocamento a riposo anticipato del dipendente regionale se nelle more è stata approvata una legge che ha abrogato le precedenti disposizioni che prevedevano il prepensionamento. A chiarirlo è stata la sezione giurisdizionale per la Regione Sicilia con la sentenza 3301/06 depositata lo scorso 17 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . Ma facciamo un passo indietro. Una dipendente della Regione Sicilia in servizio presso l'assessorato dell'agricoltura e foreste aveva chiesto di essere collocata a riposo anticipato ai sensi dell'articolo 39 comma della legge regionale 10/2000. Tuttavia, l'articolo 5 della legge regionale 2/2002 intervenuta nel frattempo stabiliva che i dipendenti regionali, inclusi nei contingenti previsti dal comma 8 dell'articolo 39 della legge 10/2000, fossero collocati a riposo con periodicità annuale anziché semestrale e con decorrenza dal 1 gennaio 2004. In applicazione di questa ultima norma, la Regione aveva deciso di non dare corso alla cancellazione della lavoratrice dal ruolo del personale in servizio nell'amministrazione. I giudici contabili, tuttavia, hanno respinto il ricorso della donna nella quale la lavoratrice sosteneva che la norma abrogativa non precluderebbe l'accoglimento della pretesa dedotta in giudizio in quanto attinente ad un diritto di cui non si potrebbe disconoscere che fosse già avvenuto il perfezionamento . Di diverso avviso la Corte dei conti. I magistrati, infatti, hanno ritenuto che il diritto alla liquidazione della pensione anticipata che la ricorrente richiede che le sia riconosciuto con effetto dal 30 giugno 2002 o, quanto meno, dal 31 dicembre 2003, non fosse affatto acquisito e perciò immodificabile . Inoltre, hanno concluso i magistrati contabili, se è conforme a Costituzione una norma peggiorativa, in modo non irrazionale, di trattamenti pensionistici in atto, a maggior ragione, la conclusione vale per una norma che incida su trattamenti pensionistici non ancora attivati al momento della sua entrata in vigore . cri.cap

Corte dei conti - sentenza 10-17 novembre 2006, n. 3301 Giudice Cultrera Fatto Si premette che la ricorrente C. S., nata il 9 aprile X, dipendente regionale con mansioni di assistente amministrativo in servizio presso l'Assessorato regionale dell'agricoltura e foreste, con istanza redatta su modulo prestampato presentata il 14 settembre 2000 chiedeva, ai sensi dell'articolo 39, comma 4, della legge regionale 10/2000, di essere collocata in quiescenza, comunque, non oltre il 31 dicembre 2003, avendo a tal fine indicato di essere preferibilmente inserita nel 6 contingente d'uscita del personale regionale interessato in attuazione dell'ottavo comma dello stesso articolo di legge. La S., in possesso dei requisiti richiesti dall'articolo 2 della legge 2/1962 articolo 3 per il collocamento in pensione anticipato, venne compresa nel 6 contingente d'uscita stabilito con D.D.G. n. 2800 del 20 giugno 2001. L'articolo 5, comma 5, della legge regionale 2/2002, frattanto intervenuta, stabiliva che i dipendenti regionali, inclusi nei contingenti previsti dal comma 8 dell'articolo 39 della legge 10/2000, fossero collocati a riposo con periodicità annuale anziché semestrale e con decorrenza dall'1 gennaio 2004. In applicazione di questa ultima norma la Presidenza della Regione siciliana - Dipartimento del personale e dei servizi generali non ha dato corso nei confronti della dipendente S. al provvedimento di cancellazione dal ruolo del personale in servizio dell'amministrazione regionale. Avverso la determinazione negativa assunta dall'amministrazione regionale l'interessata ha proposto ricorso dinanzi a questa Corte, depositato il 6 aprile 2004, nel quale ha chiesto il riconoscimento del diritto a conseguire il collocamento a riposo ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale 2/1962 ed a percepire, con decorrenza dal 31 dicembre 2003, il trattamento di pensione in attuazione del regime transitorio previsto dal citato articolo 39, comma 2 e segg., della legge regionale 10/2000. Il difensore della ricorrente sostiene la legittimità dell'istanza di collocamento a riposo anche con riferimento all'articolo 20, comma 4, della sopravvenuta legge regionale 21/2003, abrogativo, a decorrere dal 31 dicembre 2003, dei commi 2, 3, 4,5,6 ed 8 dell'articolo 39 della legge 10/2000 e delle sue successive modifiche ed integrazioni. In estrema sintesi, ad avviso del difensore, la norma abrogativa non precluderebbe l'accoglimento della pretesa dedotta in giudizio in quanto attinente ad un diritto di cui non si potrebbe disconoscere che fosse già avvenuto il perfezionamento. Conclusivamente chiede la corresponsione di tutte le somme maturate a titolo di pensione con interessi e rivalutazione monetaria, oltre al maturato economico computabile in virtù della maggiore prestazione di lavoro effettivamente resa dopo la illegittima sospensione e il conseguente diniego del diritto a pensione, degli interessi sugli interessi a far data dalla domanda con vittoria di spese ed onorari in via subordinata, qualora la domanda non fosse ritenuta accoglibile, solleva eccezione di legittimità costituzionale dell'articolo 5, comma 5 della legge 2/2002 e dell'articolo 20 della legge regionale 21/2003 per presunta violazione degli articoli 2,3,29,35,36,37, 51 e 97 Costituzione in conformità alle considerazioni espresse nel ricorso. La Presidenza della Regione siciliana - Dipartimento regionale del Personale e dei Servizi generali di Quiescenza, Previdenza ed Assistenza del personale - Servizio Contenzioso del lavoro - ha depositato memoria difensiva e di costituzione in data 7 dicembre 2004 nella quale sostiene l'applicabilità nella fattispecie sia dell'articolo 5, comma 5, della legge regionale 2/2002 che dell'articolo 20 della legge regionale 217/03. A tal fine osserva che il mero inserimento dei dipendenti regionali nei contingenti previsti dall'articolo 39 della legge regionale 10/2000 non possa essere ritenuto attributivo di un diritto al collocamento a riposo. Il conseguimento del trattamento pensionistico presuppone il formale provvedimento di accettazione della domanda inoltrata dal dipendente. Per formale provvedimento di accettazione delle dimissioni deve intendersi quello con il quale l'amministrazione ordina la cancellazione dai ruoli della Pa del dipendente che abbia inoltrato istanza di collocamento a riposo per cui, solo con la successiva notificazione del decreto che dispone la cancellazione dai ruoli, il rapporto di servizio può ritenersi concluso mentre, dal successivo momento della liquidazione della pensione, il diritto al pensionamento può ritenersi quesito e come tale immodificabile. La difesa dell'amministrazione conclude affermando che, se nel periodo intercorrente tra la richiesta di collocamento a riposo e la notifica della formale accettazione delle dimissioni, o dell'effettiva cancellazione dai ruoli, se prevista per una data successiva, sopravvenga una legge che disponga, come nel caso, il blocco di procedimenti in atto per il conferimento di trattamenti pensionistici anticipati, la nuova situazione che si viene a determinare non possa che influire sull'attività della Pa che è tenuta ad adeguarsi. Il difensore della ricorrente ha depositato, in data 31 ottobre 2006, memoria nella quale ha richiamato le argomentazioni esposte nel ricorso insistendo nella declaratoria del diritto al pensionamento anticipato in applicazione dell'articolo 39 della legge 10/2000. Diritto Si rammenta, anzitutto, che l'articolo 20, comma 3, della legge regionale 21/2003 ha stabilito che a, decorrere dall'1 gennaio 2004, i requisiti per l'accesso alle prestazioni relative al trattamento di quiescenza del personale dipendente della Regione siciliana sono regolati dalle norme relative agli impiegati civili dello Stato. Fatta questa necessaria premessa deve darsi atto che, anteriormente alla emanazione della anzidetta disposizione, in base all' ordinamento previgente, che disciplinava il trattamento di quiescenza del personale della Regione legge regionale 2/1962 e successive modifiche ed integrazioni , l'impiegato regionale dimissionario conseguiva, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della legge regionale 2/1962, il diritto alla pensione anticipata qualora avesse raggiunto il sessantesimo anno di età e contasse almeno quindici anni di servizio effettivo oppure, a qualunque età, qualora avesse prestato almeno venticinque anni di servizio effettivo. A termini del comma 2 dell' articolo 2 della stessa legge l'impiegata dimissionaria, avente meno di venticinque anni di servizio effettivo, che avesse contratto matrimonio o fosse vedova con prole a carico, poteva chiedere il riconoscimento del diritto al pensionamento di anzianità, spettante alla data di risoluzione del rapporto d'impiego, potendo usufruire, per la maturazione del diritto a pensione, di un aumento di servizio utile fino al massimo di cinque anni che consentisse, in aggiunta al servizio prestato, il raggiungimento dell'anzianità minima richiesta. L'articolo 39, comma 1, della legge regionale 10/2000, nelle more del riordino del sistema pensionistico regionale, e comunque non oltre il 31 dicembre 2003, stabiliva la sospensione dell'applicazione delle previgenti norme di legge regionali che consentivano le varie forme di pensionamenti anticipati del personale regionale. Il comma 2 dello stesso articolo 39, al fine di creare condizioni favorevoli all'avvio delle riforma burocratica e al completo decentramento di funzioni, disponeva in deroga alla sospensione, di cui si è detto, il collocamento a riposo anticipato dei dipendenti regionali, aventi i requisiti prescritti dal menzionato articolo 2 della legge regionale 2/1962, entro il limite del 45 per cento dei dipendenti in servizio in ciascuna qualifica al 31 dicembre 1993. Ai sensi del comma 8 il collocamento a riposo era disposto a partire dalla data di entrata in vigore della stessa legge 10/2000 per contingenti semestrali pari ad un sesto degli aventi diritto il comma 5 aveva previsto che avessero diritto a conseguire il trattamento anticipato di collocamento a riposo coloro che fossero risultati utilmente collocati nella graduatoria . Ciò premesso in estrema sintesi, si ritiene che la domanda della dipendente regionale C. S. non sia fondata per le ragioni che di seguito si espongono. Il diritto al trattamento pensionistico anticipato, di cui si chiede il riconoscimento, ai sensi dell'articolo 39, comma 2, della legge regionale 10/2000, nel ricorso posto all'odierna trattazione di questa Corte in composizione monocratica, non risulta essere stato mai concretamente acquisito in applicazione dello speciale procedimento previsto dallo stesso articolo 39 commi 2,3,4,5,6 e 8 della legge regionale 10/2000 durante la sua vigenza nella formulazione originaria non essendo mai, peraltro, formalmente e definitivamente cessato il rapporto di servizio attivo dell'interessata con l'amministrazione regionale. Il conseguimento del trattamento pensionistico in parola è rimasto in fase potenziale non essendosi verificate tutte le condizioni di legge, previste per la formazione e la piena insorgenza del sottostante diritto a pensione, prima che l'articolo 5, comma 5 della legge 2/2002, nelle more sopravvenuta, stabilisse la nuova decorrenza giuridica con periodicità annuale ad iniziare dall'1 gennaio 2004 dei collocamenti a riposo anticipato del personale inserito nei contingenti previsti dal comma 8 dell'articolo 39 della legge regionale10/2000. Il che consente di affermare che le norme contenute nell'articolo 39 commi 2, 3, 4, 5, 6 e 8 si riferissero nel loro insieme a trattamenti pensionistici in divenire, che avrebbero potuto realizzarsi solo al momento in cui fosse avvenuto il formale e definitivo collocamento a riposo con conseguente riconoscimento del diritto alla liquidazione della pensione e, comunque a decorrere dall'1 gennaio 2004 con periodicità annuale v. articolo 5, comma 5 della legge 2/2002 . Prima della scadenza di questa ultima data con l'articolo 20, comma 4, della legge regionale 21/2003 è stata, però, disposta in via definitiva l'abrogazione, a decorrere dal 31 dicembre 2003, dei commi 2, 3, 4, 5, 6 ed 8 dell'articolo 39 della detta legge, sul collocamento a riposo anticipato in deroga, e delle sue successive modifiche ed integrazioni, quali quelle contenute nell'articolo 5 della legge regionale 2/2002 e nella legge regionale 11/2003 e di ogni altra norma regionale incompatibile con l'intervenuta abrogazione. In tale contesto veniva, ovviamente, cancellata definitivamente, secondo il senso fatto palese dalla legge abrogativa, la decorrenza dall' 1 gennaio 2004 e la connessa periodicità annuale di tali pensionamenti anticipati, già stabilita dall'articolo 5 della legge regionale 2/2002. Tanto porta a ritenere che il diritto alla liquidazione della pensione anticipata che la ricorrente richiede che le sia riconosciuto con effetto dal 30 giugno 2002 o, quanto meno, dal 31 dicembre 2003, non fosse affatto acquisito e perciò immodificabile. Si trattava, in realtà, di un diritto in fieri inevitabilmente soggetto agli effetti innovativi di mutamenti legislativi, nella specie sopravvenuti, che, avendo abrogato le norme che avevano istituito lo speciale procedimento, ancora in atto, di collocamento a riposo anticipato, hanno fatto venir meno una condizione di legge fondamentale per l'insorgenza del diritto a pensione, ovverosia la sua decorrenza giuridica per ogni conseguente effetto, che è stata soppressa definitivamente per abrogazione. L'interpretazione logico-sistematica dei diversi passaggi legislativi sfociati in ultimo nella abrogazione disposta con il menzionato articolo 20, comma 4, della legge regionale 21/2003, con i conseguenti effetti che ne sono derivati, fa emergere conclusivamente in modo abbastanza chiaro ed univoco che non si siano verificate nella fattispecie le condizioni di legge per l'insorgenza di un diritto soggettivo pieno della ricorrente al conseguimento della pensione anticipata risultando abrogato dal 31 dicembre 2003 l'intero sistema normativo che aveva dato origine al procedimento di collocamento a riposo che sarebbe dovuto avvenire in modo graduale in base ai contigenti predisposti con periodicità annuale ad iniziare dall'1 gennaio 2004 come disposto dall'articolo 5, comma 5, della legge regionale 2/2002 pure abrogato. Le conclusioni, cui si perviene in questa sentenza, confermano l'orientamento già espresso in altre sentenze, rese da questa Sezione in composizione monocratica, nella stessa materia di cui all'articolo 39 commi 2, 3, 4, 5, 6 ed 8 dell'articolo 39 delle legge regionale10/2000 v. sentenze 3634, 3637, 3640, 3639/05 2281, 2282, 2283, 2289 del 2549/06 del 19 settembre 2006 . Non si ritiene di potere accedere all'interpretazione di segno opposto, prospettata nel ricorso, che avvalora la tesi secondo cui il diritto al trattamento anticipato di pensione fosse pienamente sorto già al momento dell'inserimento dei dipendenti regionali, tra cui la ricorrente medesima, nei contingenti previsti dall'articolo 39, comma 8, della legge regionale10/2000 v. D.D.G. numero del 20 giugno 2001 . In tale ottica, ove l'assunto della ricorrente fosse ritenuto fondato, la disposizione, che ha abrogato i commi 2, 3, 4, 5, 6 ed 8 dell'articolo 39 della legge regionale 10/2000, non potrebbe avere altra sorte se non quella di essere considerata una mera norma di legge inutiliter data e, nei fatti, superflua. La qual cosa non sembra, però, verosimile perché si pone in netto contrasto con la chiara voluntas legis, resa palese nel comma 4 dell'articolo 20 della legge regionale 21/2003, di bloccare in via definitiva il procedimento in itinere di esodo del personale secondo il meccanismo delineato nel ripetuto articolo 39 commi 2, 3, 4, 5, 6 ed 8. Non avrebbe avuto alcun senso disporre l'abrogazione esplicita di norme che, di per sé, avessero ormai esaurito tutta la loro efficacia per essere giunto a compimento il procedimento previsto per l'attuazione di una forma di collocamento anticipato a riposo temporalmente definita con periodicità annuale. Né, tanto meno, il diritto al conseguimento del collocamento a riposo anticipato nelle forme previste da tale normativa definitivamente abrogata, come già detto, per espressa disposizione di legge a decorrere dal 31 dicembre 2003 , potrebbe essere ricollegato al comma 1, mai abrogato , dello stesso articolo 39, nella parte in cui è stata fatta salva l'applicazione dell'articolo 3 della legge regionale 2/1962. La riserva di applicazione di quest'ultima norma è stata inserita nel comma 1 dell'articolo 39 esclusivamente per salvaguardare il diritto al collocamento a riposo a domanda con trattamento di pensione dei dipendenti regionali che, senza alcun vincolo di inserimento in contingenti, avessero maturato l'anzianità di servizio utile a pensione ivi prevista o che la maturassero in ogni caso entro la data del 31 dicembre 2003. Si tratta in definitiva di quei dipendenti che avessero raggiunto il limite massimo di servizio per il collocamento a riposo fissato per i dipendenti della Regione siciliana dall'articolo 3 della legge regionale 2/1962 al compimento del 35 anno di servizio utile a pensione. In altri termini nel comma 1 dell'articolo 39 è stato fatto salvo, fino al 31 dicembre 2003, il diritto di essere collocati a riposo soltanto per quei dipendenti regionali che lo avessero richiesto avendo maturato 35 anni di servizio utile a pensione. Che ciò fosse il vero ed effettivo intendimento del legislatore regionale lo si deduce agevolmente dalla interpretazione letterale e logica del comma 1 non abrogato dell'articolo 39 della legge regionale 10/2000 in cui, con concisa formulazione, è sancito testualmente È fatta salva l'applicazione dell'articolo 3 della legge regionale 2/1962 per i dipendenti che abbiano maturato l'anzianità di servizio utile ivi prevista o che tale anzianità maturino entro la predetta data 31 dicembre 2003 . Per completezza espositiva, al fine di delimitare senza incertezze i termini della questione, deve rammentarsi che, in tutto il testo dell'articolo 3 della legge regionale 2/1962, la sola anzianità di servizio menzionata è esclusivamente quella maturata dall'impiegato al compimento del 35 di anno servizio utile a pensione. Rimane esclusa, quindi, ogni altra diversa ipotesi di collocamento a riposo anticipato a domanda e per dimissioni volontarie. Non riguardano la questione che ci occupa i casi particolari di pensionamento dei dipendenti regionali genitori o coniugi non legalmente od effettivamente separati o figli di disabili gravi v. da ultimo comma 7 dell'articolo 20 della legge regionale 21/2003 e dei dipendenti regionali a cui è stata riconosciuta la situazione di gravità di portatori di handicap, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 104/92 v. articolo 39 comma 1bis della stessa legge 10/2000 aggiunto dall'articolo 127, comma 40 della legge regionale 17/2004 e, comunque a decorrere dall'1 gennaio 2005 . Concludendo sul punto si osserva, poi, che il non verificato perfezionamento del diritto al conseguimento della pensione anticipata del personale incluso nei contingenti previsti dal comma 8 dell'articolo 39 della legge 10/2000 emerge in modo univoco anche da una altra disposizione contenuta nell'articolo 20 della legge regionale 21/2003. La disposizione è quella di cui al comma 5 , ove è statuito testualmente che i dipendenti inseriti nei contingenti ex articolo 39, comma 8, della legge regionale 10/2000, possono rinunciare ai riscatti, riconoscimenti o ricongiunzioni richiesti dopo l'entrata in vigore della legge regionale 10/2000 e relativi a periodi non coperti da contribuzione, con possibilità di chiedere il rimborso delle quote eventualmente versate. Per i periodi coperti da contribuzione, la rinuncia ed il relativo rimborso sono subordinati all'assenso da parte delle gestioni previdenziali al ripristino della precedente posizione assicurativa. La rinuncia di cui al presente comma può essere esercitata entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge . Le statuizioni contenute nella suddetta disposizione di legge, che si riferiscono, ovviamente, soltanto ai dipendenti regionali in servizio che erano stati già inseriti nei contingenti ex articolo 39, comma 8, rivelano claris verbis che il legislatore regionale ha inteso, con riferimento a detto personale, come definitivamente accantonata, per abrogazione espressa delle norme che l'avevano introdotta, la speciale forma di pensionamento anticipato di cui all'articolo 39, comma 2 della legge 10/2000. In conseguenza sono state individuate con la medesima disposizione le modalità esecutive necessarie per consentire agli interessati di esercitare la facoltà di rinuncia a riscatti, ricongiunzioni e riconoscimenti, richiesti dopo l'entrata in vigore della legge regionale 15 maggio 2000, relativi a periodi non coperti da contribuzione con possibilità di richiedere il rimborso delle quote eventualmente versate. Per esercitare la rinuncia è stato assegnato al personale interessato, ormai rimasto in servizio, un termine di 60 giorni dalla entrata in vigore della legge. In relazione alle suesposte considerazioni la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 5, comma 5 della legge 2/2002 e dell'articolo 20 della legge regionale 21/2003 per violazione degli articoli 2,3,35,e 97 Costituzione, sollevata nel ricorso proposto dalla dipendente C. S., appare manifestamente infondata per cui la relativa eccezione viene respinta. Al momento della entrata in vigore dell'articolo 20 della legge regionale 21/2003, che ha abrogato con effetto dal 31 dicembre 2003, i commi 2, 3, 4,5,6 ed 8 dell' articolo 39 della legge 10/2000, il trattamento pensionistico non risultava ancora concretamente attribuito. La decorrenza giuridica ed economica dei trattamenti pensionistici dei dipendenti inclusi nei contingenti di cui al comma 8 dell'articolo 39 della legge 10/2000, da collocare a riposo con periodicità non più semestrale bensì annuale, come previsto dall'articolo 5, comma 5 , della legge 2/2002, era stata fissata da quest'ultima norma dall'1 gennaio 2004. Le stesse argomentazioni di manifesta infondatezza, sotto l'aspetto della legittimità costituzionale, valgono per quest'ultima norma di legge. Si rammenta che in materia previdenziale vige il principio, che è stato affermato con orientamento costante dalla Corte costituzionale, secondo cui il legislatore può, al fine di salvaguardare equilibri di bilancio e contenere la spesa previdenziale, ridurre trattamenti già in atto sentenze 417e 361/96, 240/94, 822/88 . Perciò il diritto ad una pensione legittimamente attribuita in concreto e non potenzialmente come nella fattispecie ben può subire gli effetti di discipline più restrittive introdotte da leggi sopravvenute v. sentenza Corte costituzionale 446/02 . Se è conforme a Costituzione una norma peggiorativa, in modo non irrazionale, di trattamenti pensionistici in atto, a maggior ragione, la conclusione vale per una norma che incida su trattamenti pensionistici non ancora attivati al momento della sua entrata in vigore. Resta, comunque, assorbita ogni altra questione dedotta dalle parti in causa. PQM Definitivamente pronunciando rigetta il ricorso proposto dalla dipendente regionale C. S Dichiara compensate le spese tra le parti. 5 5