Ciò che conta è l’accertamento operato dagli organi ispettivi

La pronuncia di merito si basa su quanto accertato dagli organi ispettivi e assistito da fede privilegiata in sede di riscontri eseguiti sui libri aziendali a fronte di tale ratio decidendi , di per sé idonea a sostenere la decisione, è inammissibile ogni altra doglianza che investa un’ulteriore ratio decidendi , dal momento che essa, anche se fondata, non potrebbe portare all’annullamento della sentenza.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9351/13, depositata il 17 aprile. Il caso. Un datore di lavoro propone opposizione avverso la cartella esattoriale riguardante un credito dell’INPS per contributi obbligatori omessi e somme aggiuntive relativi al periodo giugno 1996 maggio 1999 secondo le risultanze del verbale ispettivo, infatti, la retribuzione denunciata non aveva coperto l’intero mese lavorato, a fronte della dichiarazione del dipendente di lavorare normalmente per sei giorni settimanali. Accertata l’evasione contributiva. Secondo la Corte territoriale, la mancata formalizzazione di un contratto di lavoro part time per iscritto e la complessiva valutazione di tutte le risultanze probatorie dimostrerebbero la sussistenza di una condotta aziendale idonea a concretare l’accertata evasione contributiva. La questione è posta al vaglio dei giudici di legittimità. Rileva quanto accertato dagli organi ispettivi. Con un primo motivo di ricorso, il datore deduce che in sede di appello non sarebbe stata esaminata la prova testimoniale posta a fondamento della decisione del Tribunale. A giudizio degli Ermellini, tuttavia, è vero l’opposto i giudici di secondo grado, infatti, hanno esaminato anche la predetta prova, ma hanno ritenuto che non potesse inficiare quanto accertato dagli organi ispettivi e assistito da fede privilegiata in sede di riscontri eseguiti sui libri aziendali. E’ compito del giudice di merito, infatti, assumere e valutare le prove, scegliendo quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi. La nullità del contratto part time non è decisiva. La seconda censura è volta a contestare il fatto che la Corte di merito abbia posto a base della decisione la causa di nullità del contratto part time per difetto della forma scritta, nonostante tale questione non fosse stata sollevata nel corso del giudizio. I giudici di legittimità precisano anzitutto che tale aspetto non costituisce l’unica ratio decidendi della sentenza, dal momento che la fondatezza degli accertamenti ispettivi è già di per sé idonea a sostenere la pronuncia la doglianza, in conformità a quanto affermato da consolidata giurisprudenza, è dunque inammissibile per difetto di interesse, dal momento che, anche se fondata, non potrebbe comunque portare all’annullamento della sentenza. Nella fattispecie, poi, il motivo di ricorso è altresì infondato, poiché la nullità del preteso contratto di lavoro part time per difetto di forma scritta era rilevabile d’ufficio. Bisogna sempre indicare tempi e modi di acquisizione dei documenti. Da ultimo, il ricorrente lamenta che i giudici di merito non abbiano rilevato che egli aveva eccepito e documentato mediante la produzione in atti del ricorso all’INPS che l’ente previdenziale aveva statuito sul ricorso senza avere previamente ascoltato di persona l’interessato la S.C. dichiara tuttavia il motivo inammissibile in quanto non sono stati indicati i tempi e i modi di acquisizione al processo del documento e non è stato riprodotto il suo contenuto. Per questi motivi la Cassazione rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 19 marzo 17 aprile 2013, n. 9351 Presidente de Cesare Relatore Bandini Svolgimento del processo Romagnoli Giulio propose opposizione avverso la cartella esattoriale portante un credito dell'Inps per contributi obbligatori omessi e somme aggiuntive relativamente, per il periodo giugno 1996 - maggio 1999, alla posizione di un suo dipendente, per il quale, secondo le risultanze del verbale ispettivo, la retribuzione denunciata non aveva coperto l'intero mese lavorato, a fronte della dichiarazione del medesimo dipendente di lavorare normalmente per sei giorni settimanali. Con sentenza del 17.9 - 1.10.2007, la Corte d'Appello di Napoli, accogliendo il gravame svolto dall'Inps e in riforma della pronuncia di prime cure, rigettò l'opposizione. A sostegno del decisum la Corte territoriale ritenne che, a fronte della mancata formalizzazione di un contratto di lavoro part time per iscritto e sulla base di una complessiva valutazione di tutte le risultanze probatorie, doveva ritenersi la sussistenza di una condotta aziendale idonea a concretare l'accertata evasione contributiva. Avverso l'anzidetta sentenza della Corte territoriale, R.G. ha proposto ricorso per cassazione fondato su tre motivi. L'Inps, intimato anche quale mandatario della SCCI spa, ha depositato procura, partecipando alla discussione. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia vizio di motivazione, deducendo che nella sentenza impugnata risultava del tutto omesso l'esame della prova testimoniale raccolta in primo grado e posta dal Tribunale a fondamento della decisione, pur essendo stato affermata la necessità di una valutazione complessiva di tutte le risultanze probatorie. 1.1 Il motivo è infondato posto che la sentenza impugnata, contrariamente all'assunto del ricorrente, ha preso in esame anche la prova testimoniale, ritenendo, con valutazione di merito, che la stessa non valeva ad inficiare quanto accertato dagli organi ispettivi e assistito da fede privilegiata in sede di riscontri eseguiti sui libri obbligatori aziendali con riguardo ad una prestazione mensile media di 15 - 20 giorni, senza giustificazione di assenze e con erogazione degli assegni del nucleo familiare per intero. Costituisce del resto orientamento costante della giurisprudenza di questa Corte che spetta in via esclusiva al giudice del merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l'attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando, così, liberamente prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti, con la conseguenza che il preteso vizio di motivazione, sotto il profilo della omissione, insufficienza, contraddittorietà della medesima, può legittimamente dirsi sussistente solo quando, nel ragionamento del giudice di merito, sia rinvenibile traccia evidente del mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili di ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate, tale da non consentire l'identificazione del procedimento logico - giuridico posto a base della decisione cfr, per tutte, Cass., SU, nn. 13045/1997 5802/1998 . 2. Con il secondo motivo, denunciando violazione di plurime norme di diritto, il ricorrente si duole che la Corte territoriale abbia posto a base della decisione la causa di nullità del contratto di lavoro part time per difetto della forma scritta, benché nel corso del giudizio tale questione non fosse stata sollevata. 2.1 Il rilievo della Corte territoriale in ordine alla nullità del preteso contratto part time non costituisce l'unica ratio decidendi, essendo stato altresì rilevato, in base alla disamina degli elementi probatori acquisiti, la fondatezza degli accertamenti ispettivi ne consegue che, una volta disattesa, in base alle considerazioni già svolte, la censura inerente a tale seconda ratio decidendi, di per sé evidentemente idonea a sostenere la pronuncia, trova applicazione il principio secondo cui, ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, il rigetto delle doglianze relative ad una di tali ragioni rende inammissibile, per difetto di interesse, l'esame relativo alle altre, pure se tutte tempestivamente sollevate, in quanto il ricorrente non ha più ragione di avanzare censure che investono un'ulteriore ratio decidendi, giacché le stesse, quand'anche fossero fondate, non potrebbero produrre in nessun caso l'annullamento della sentenza cfr, ex plurimis, Cass., nn. 12976/2001 18240/2004 13956/2005 20454/2005 . 2.2 Per completezza di motivazione deve comunque rilevarsi che la doglianza è altresì infondata, poiché l'esistenza di un rapporto part time di fatto, in contrapposizione alla rilevata sussistenza da parte dell'Inps di un rapporto di lavoro a tempo pieno, ha costituito il fondamento della svolta opposizione alla cartella esattoriale, sicché la nullità di tale preteso contratto di lavoro part time per difetto di forma scritta era rilevabile d'ufficio, applicandosi il diverso principio invocato dal ricorrente all'ipotesi, che qui non ricorre, in cui la domanda sia diretta a far accertare la nullità del contratto per una causa diversa da quella dichiarata. 3. Con il terzo motivo il ricorrente denunciando vizio di motivazione e violazione dell'art. 18 legge n. 689/81, si duole che la Corte territoriale non abbia rilevato che esso ricorrente aveva eccepito e documentato mediante la produzione in atti del ricorso amministrativo all'Inps del 28.2.2000', che l'Ente aveva statuito sul ricorso avverso il verbale di accertamento, senza avere previamente ascoltato di persona l'interessato che ne aveva fatto richiesta nella medesima istanza. 3.1 Il motivo è inammissibile per non avere il ricorrente, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, indicato i tempi e i modi attraverso i quali il documento su cui la doglianza si fonda sarebbe stato acquisito al processo e per non averne riprodotto il contenuto, quanto meno per la parte qui di rilievo. 3.2 La censura è peraltro anche infondata nel merito, non vertendosi nella specie in tema di opposizione ad ordinanza ingiunzione di pagamento di sanzioni amministrative ai sensi della legge n. 689/81, bensì di opposizione a cartella esattoriale per contributi omessi e sanzioni aggiuntive fermo restando che, anche in tema di opposizione ad ordinanza ingiunzione per l'irrogazione di sanzioni amministrative, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la mancata audizione dell'interessato che ne abbia fatto richiesta in sede amministrativa non comporta la nullità del provvedimento, in quanto, riguardando il giudizio di opposizione il rapporto e non l'atto, gli argomenti a proprio favore che l'interessato avrebbe potuto sostenere in sede di audizione dinanzi all'autorità amministrativa ben possono essere prospettati in sede giurisdizionale - cfr, Cass., SU, n. 1786/2010 Cass., n. 9251/2010 . 4. In definitiva il ricorso va rigettato. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese, che liquida in Euro 1.550,00 millecinquecentocinquanta , di cui Euro 1.500,00 millecinquecento per compenso, oltre accessori come per legge.