Accesso off-limits per le Fiamme Gialle: l’autorizzazione del PM non si estende all’abitazione della convivente

L’autorizzazione del Procuratore della Repubblica ad eseguire un accesso presso l’abitazione del contribuente non si estende anche all’abitazione riferibile al medesimo soggetto in forza di un legame di convivenza more uxorio .

La pronuncia in rassegna si pone sulla medesima linea garantista che ha caratterizzato la sentenza n. 4140/2013 , nella quale l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica è stata ritenuta necessaria anche nel caso di continuità tra abitazione e locali commerciali. Il caso. La Guardia di Finanza eseguiva un accesso sia presso l’abitazione del contribuente e sia presso quella della sua convivente, rinvenendo nella seconda documentazione contabile posta poi a fondamento della rettifica. Soltanto l’accesso presso l’abitazione del contribuente era stato autorizzato dal Procuratore della Repubblica ex art. 52, d.p.r. 26 ottobre 1973, n. 633. Il contribuente impugnava il conseguente avviso di accertamento, allegando l’inutilizzabilità degli elementi probatori perché raccolti in occasione di un accesso non autorizzato. Le doglianze venivano accolte dai giudici di merito. Nella sentenza n. 4498/2013, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell’Amministrazione finanziaria e fissa il seguente principio di diritto In tema di accessi, ispezioni o verifiche da parte degli uffici finanziari dello Stato o della Guardia di Finanza nell’esercizio dei compiti di collaborazione con detti uffici, a essa demandati , l’autorizzazione all’accesso data dal Procuratore della Repubblica, ai sensi dell’art. 52, d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633, legittima solo lo specifico accesso in tale senso autorizzato sicché in base a essa non è consentito agli uffici finanziari accedere in altri luoghi ove si ritenga che l’abitazione debba esser individuata in via di fatto . L’autorizzazione è un filtro necessario per garantire l’inviolabilità del domicilio. Il Giudice di legittimità rileva che l’art. 52, d.p.r. n. 633/1972 reso applicabile anche ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi dal richiamo operato dall’art. 33, d.p.r. 29 settembre 1973, n. 600 pone l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica quale opportuno filtro preventivo all’azione accertativa tutte le volte in cui venga interessato il domicilio del contribuente. Questa previsione costituisce diretta attuazione dell’art. 14 Cost., ove si statuisce l’inviolabilità del domicilio e si consente l’effettuazione di ispezioni, perquisizioni e sequestri soltanto nei casi e nei modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale . L’autorizzazione, indefettibile presupposto per l’utilizzabilità degli elementi probatori raccolti, è sindacabile dinanzi al giudice tributario. La Sezione Tributaria ribadisce che l’autorizzazione all’accesso domiciliare rappresenta un indefettibile presupposto di validità dell’acquisizione probatoria conseguita con l’accesso . Il contribuente può impugnare questo provvedimento amministrativo dinanzi al giudice tributario unitamente all’atto impositivo nel quale sia avanzata la maggior pretesa fiscale sulla base della specifica acquisizione probatoria il giudice tributario può essere chiamato a controllare l’esistenza del decreto del pubblico ministero e la presenza in esso degli indispensabili requisiti Cass., sez. unite civ., n. 16424/2002, in CED Cass. , Rv. 558641 in Cass., sez. trib., n. 23595/2011, ibidem , Rv. 619980 si afferma che l’invalidità dell’atto impositivo si produce soltanto con riferimento a quelle parti che siano legate all’atto istruttorio da un nesso di insostituibile e necessaria consequenzialità, mentre nessuna conseguenza comportano per quelle altre parti che siano del tutto distinte ed indipendenti . La disciplina è di stretta interpretazione l’abitazione del convivente non ricade implicitamente nell’autorizzazione. La disciplina dell’autorizzazione può essere oggetto soltanto di stretta interpretazione, perché è necessario circoscrivere al massimo la lesione del bene giuridico tutelato, vale a dire il domicilio e, per suo tramite, la libertà personale dei consociati. Nella controversia sub iudice , l’autorizzazione consentiva l’accesso ad un luogo specifico, mentre il materiale probatorio è stato raccolto in un altro luogo, a nulla rilevando il fatto che si trattasse di una abitazione riferibile al contribuente in forza di un legame di convivenza more uxorio , come pacificamente riconosciuto dagli stessi interessati.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 5 dicembre 2012 - 22 febbraio 2013, n. 4498 Presidente Merone Relatore Terrusi Svolgimento del processo G. C. inadempiente agli obblighi di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, impugnava tre avvisi di accertamento per Irpef 1995, e per Iva 1996 e Irpef 1996 conseguenti a un verbale della guardia di finanza di Piacenza redatto all’esito di accesso presso un’abitazione privata. Il suo ricorso veniva accolto dalla commissione tributaria provinciale di Piacenza per la considerazione che l’accesso era stato autorizzato dal pubblico ministero presso l’abitazione del ricorrente e non anche presso l’abitazione della di lui convivente N.M. dove era stato in effetti eseguito e dove era stata reperita la documentazione contabile riferita al contribuente. Codesta decisione veniva confermata in appello dalla commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna giusta sentenza in data 10.5.2006. L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione contro questa sentenza, articolando due motivi di censura. L’intimato ha resistito con controricorso. Motivi della decisione 1. La ricorrente deduce nell’ordine i la violazione e la falsa applicazione degli artt. 52 del d.p.r. n. 633/1972 e 33 del d.p.r. n. 600/1973 e ii l’insufficiente motivazione su punto decisivo controverso. Espone la seguente tesi. Una volta ottenuta l’autorizzazione all’accesso di cui alle disposizioni succitate, i militari della guardia di finanza potevano accedere anche in locali diversi da quelli nominativamente indicati nell’autorizzazione del pubblico ministero, o quantomeno in locali suscettibili di essere posti, quanto di contribuente, nella stessa relazione giuridica indicata nell’autorizzazione stessa. Donde, contrariamente a quanto ritenuto dalla commissione regionale, la documentazione ivi reperita poteva essere legittimamente posta a fondamento dell’imposizione. Nel giudicare diversamente la commissione aveva invero omesso di valutare una dichiarazione sostanzialmente confessoria del contribuente medesimo, stante che questi aveva dichiarato di convivere con la M. e la dichiarazione, atteso il significato in equivoco dell’espressione convivenza nell’attuale contesto sociale, doveva condurre ad affermare che l’intimato aveva la sua residenza nell’esatto luogo in cui l’accesso era avvenuto. . Il ricorso è infondato. L’autorizzazione del procuratore della Repubblica di cui all’art. 52 del d.p.r. n. 633/1972 è stata prevista dal legislatore come opportuno filtro preventivo all’azione accertativi in materia fiscale in tutte le fattispecie coinvolgenti il domicilio del contribuente, posto che il domicilio è, per disposizione costituzionale, comunque inviolabile salvo che nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale art. 14 cost. L’autorizzazione in questione, dunque, non costituisce un mero adempimento formale perché suppone l’accertamento della sussistenza, nel singolo caso, degli specifici presupposti richiesti, per ciascuna fattispecie, dalla afferente norma regolatrice al punto che il provvedimento, in quanto indefettibile presupposto di validità dell’acquisizione probatoria conseguita con l’accesso, può essere impugnato v. sez. un. N. 16424/2002 dal contribuente innanzi al giudice tributario insieme con la contestazione della legittimità della pretesa tributaria avanzata dall’ufficio competente in forza di quell’acquisizione probatoria e il giudice tributario può in questo senso sindacarne la legittimità v. oltre a quella già citata, anche sez. un. 11082/2010, nonché, successivamente, per varie applicazioni del principio, Cass. N. 23595/2011 n. 631/2012 . In quanto così funzionalmente caratterizzata, l’autorizzazione in tema di accessi, ispezioni e verifiche da parte degli uffici finanziari dello stato o della guardia di finanza nell’esercizio dei compiti di collaborazione con detti uffici a essa demandati legittima solo lo specifico accesso autorizzato, essendo la norma di stretta interpretazione e dovendosi, invero, limitare al massimo l’indubbio vulnus al principio costituzionale di inviolabilità del domicilio comunque derivante dalla previsione dell’accesso e v., per la conseguente impossibilità di sostituirne finanche il riferimento normativo, Cass. N. 21779/2011 n. 19689/2004 . 3. Nel caso di specie risulta dalla sentenza - ed è ammesso nel ricorso - che l’autorizzazione era stata rilasciata dal pubblico ministero per l’accesso in un luogo specifico, tale essendo l’abitazione privata del C. posta in mentre, in effetti, l’accesso era di poi avvenuto in altro luogo presso l’abitazione della convincente del medesimo C. correttamente la commissione tributaria regionale ha ritenuto che siffatto accesso fosse stato eseguito in difetto della necessaria autorizzazione. Non rileva, difatti, quarto sostenuto dall’agenzia delle entrate a presidio della odierna censura, dal momento che ove anche si assume che quella dinanzi detta fosse inguardabile - stante la convivenza - come abitazione anche del contribuente, oltre che della M. resterebbe impregiudicato il profilo sopra considerato, della mancanza di autorizzazione per accedere a questa. Per cui, conclusivamente, deve fissarsi il seguente principio di diritto in tema di accessi, ispezioni e verifiche da parte degli uffici finanziari dello stato o della guardia di finanza nell’esercizio dei compiti di collaborazione con detti uffici, a essa demandati , l’autorizzazione all’accesso data dal procuratore della Repubblica, ai sensi dell’art. 52 del d.p.r. n. 633/1972, legittima solo lo specifico accesso in tal senso autorizzato sicché in base a essa non è consentito agli uffici finanziari accedere in altri luoghi ove si ritenga che l’abitazione debba essere individuata in via di fatto . Il ricorso è rigettato. La particolarità della fattispecie, in rapporto ai sopra considerati elementi di fatto, giustifica la compensazione delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e compensa le spese processuali.