Decreto penale di condanna: a ""resuscitare"" l'opposizione ci pensa il Gip

Le sezioni unite risolvono il contrasto. Non è il giudice del dibattimento che deve decidere sulla richiesta di restituzione nel termine

È il Gip e non il giudice del dibattimento a decidere di ripristinare integralmente il tempo a disposizione dell'imputato per fare opposizione al decreto penale di condanna. Con il depositato delle motivazioni della sentenza 4445/06 - pubblicata il 3 febbraio e qui integralmente leggibile tra gli allegati - le Sezioni unite penali della Cassazione, infatti, hanno risolto un importante contrasto giurisprudenziale riguardante l'individuazione del giudice cui spetta decidere sulla richiesta di restituzione nel termine per l'opposizione al decreto penale di condanna, affermando che la competenza è sempre del giudice per le indagini preliminari e non del giudice del dibattimento. Per la soluzione della quaestio iuris gli ermellini hanno richiamato direttamente l'articolo 461 del Codice di procedura penale il potere conferito al Gip dai commi 4 e 5 dell'articolo 461 Cpp, relativo alla declaratoria dell'inammissibilità dell'opposizione, appare del tutto coerente con la sua qualità di giudice competente sull'opposizione, pur se intesa quale mezzo di impugnazione . Non solo, per la Suprema corte la soluzione in esame sembra essere quella più semplice e lineare dal punto di vista pratico, perché in grado di evitare inutili passaggi di fascicoli da un giudice all'altro. Ad esempio, come avverrebbe nel caso in cui l'imputato, dopo essere stato restituito nel termine dal giudice del dibattimento, chiedesse di essere ammesso all'oblazione o al patteggiamento, riti per i quali sarebbe competente il Gip.

Cassazione - Sezioni unite penali cc - sentenza 17 gennaio-3 febbraio 2006, n. 4445 Presidente Teresi - Relatore Calabrese Pg Esposito - Ricorrente Sciacca Ritenuto in fatto Con istanza del 9 maggio 2005 Concetto Sciacca deduceva che con decreto penale 3 gennaio 2005, emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Ragusa, era stato condannato al pagamento di euro 150 di ammenda oltre la confisca dell'arma, per violazione dell'articolo 20 legge 110/75 che solo in data 18 aprile 2005 era venuto a conoscenza del decreto, in occasione del sequestro dell'arma da parte dei carabinieri di Comiso tanto premesso, poiché il decreto in questione era stato notificato a mani della moglie, cittadina straniera, che non si era resa conto del contenuto dell'atto, chiedeva al Gip suddetto, ex articolo 175 comma 2bis Cpp, di essere rimesso nel termine per proporre opposizione. L'adito giudice, con provvedimento del 16 maggio 2005, rimetteva gli atti al Presidente del Tribunale, ai sensi dell'articolo 175 comma 4 Cpp quest'ultimo, in data 25 maggio 2005, restituiva il fascicolo al Gip, invitandolo a riconsiderare la questione di competenza. In data 6 giugno 2005 il Gip proponeva conflitto ex articolo 28 Cpp, ritenendo che nel caso in esame la competenza a decidere sulla restituzione nel termine appartenesse al giudice del dibattimento, dal momento che l'istanza era stata presentata quando il decreto di condanna si trovava già in fase di esecuzione. La Prima sezione penale di questa Corte, delibata l'ammissibilità in rito del sollevato conflitto, per essersi venuta a creare nel caso concreto una situazione di stasi processuale, rilevante ai sensi dell'articolo 28 comma 2 Cpp, con ordinanza 19 ottobre 2005 ne ha rimesso la decisione alle Sezioni unite, in applicazione dell'articolo 618 Cpp, siccome implicante l'esame di una questione sulla quale si registrava un contrasto interpretativo nella giurisprudenza di legittimità. Il Primo Presidente ha fissato per la trattazione l'odierna udienza in camera di consiglio. Considerato in diritto Le Sezioni unite sono chiamate a risolvere la questione se la competenza a provvedere sulla richiesta di restituzione nel termine per l'opposizione al decreto penale di condanna spetti al Giudice del dibattimento o al Giudice per le indagini preliminari questione sulla quale si registra nella giurisprudenza di legittimità - ma anche in dottrina - un perdurante e radicato contrasto interpretativo. Secondo un primo indirizzo la competenza a decidere sulla richiesta spetta al giudice del dibattimento e non al Gip. Tale soluzione troverebbe il suo fondamento nella disposizione contenuta nell'articolo 175 comma 4 Cpp che attribuisce al giudice che sarebbe competente sull'opposizione il potere di decidere sulla istanza volta ad ottenere la restituzione nel termine. L'indirizzo in questione ritiene che il giudice non possa che essere l'organo competente a trattare il giudizio immediato conseguente all'opposizione - cioè il giudice del dibattimento -, in quanto nella situazione configurata il soggetto interessato alla restituzione nel termine non può certo aver presentato richiesta di giudizio immediato o di giudizio abbreviato o di applicazione della pena, ai sensi dell'articolo 461 comma 3 Cpp, per cui l'eventuale opposizione dovrà essere necessariamente trattata secondo le forme del giudizio immediato, così come prevede l'articolo 464 comma 1 Cpp nel caso in cui l'imputato non abbia formulato alcuna richiesta di riti alternativi nell'atto di opposizione. Il fatto che il giudice che ha emesso il decreto di condanna possa dichiarare l'inammissibilità dell'opposizione per mancanza dei requisiti formali ex articolo 461 commi 1 e 2 Cpp, non significa, secondo tale orientamento, che abbia competenza a decidere anche il merito dell'opposizione e che come tale abbia anche il potere di decidere sulla richiesta di rimessione in termine per l'opposizione la normativa prevista in materia di decreto penale di condanna, infatti, viene considerata di carattere eccezionale rispetto al sistema adottato nel codice di rito, in cui, di regola, al giudice a quo viene sottratto il potere concorrente con quello del giudice ad quem di dichiarare l'inammissibilità dell'impugnazione in questo senso Sez. terza, 2185/99, Barbieri, rv 214941 Sezione prima, 1543/94, confl. comp. in proc. Pugliese, rv 190358 Sez. sesta, 3115/94, Italiano, rv 199445 Sez. seconda, 3320/00, Zambon, rv 219761 . Un altro orientamento, invece, propone una soluzione che fa leva sulla duplice competenza riconosciuta al Gip e al giudice del dibattimento in tema di opposizione al decreto di condanna. Infatti, mentre il Gip ha il compito di verificare, attraverso una valutazione propedeutica, l'ammissibilità dell'azione intrapresa dall'opponente ed assumere le decisioni conseguenti, il giudice del dibattimento si pronuncia sul merito dell'opposizione Ne consegue che la fase del giudizio presuppone il superamento della trafila procedimentale che la precede e che è stata affidata allo stesso giudice che ha emesso il decreto di condanna, in ossequio alla filosofia di base del sistema processuale che vuole evitare, per ragioni di deflazione processuale, che si pervenga a dibattimento pertanto, è a quest'ultimo - cioè al Gip - che spetta la competenza a decidere sulla eventuale richiesta di restituzione nel termine per proporre opposizione al decreto di condanna Sez. prima, 6118/96, confl. comp. in proc. Ginobi, rv 206606 . Questa impostazione porta a distinguere la competenza a seconda della fase in cui interviene la richiesta di restituzione in termine. Così si è affermato che la competenza appartiene al Gip quando sia il giudice procedente al tempo della presentazione della richiesta stessa, in applicazione dell'articolo 175 comma 4 Cpp mentre, nel caso in cui il Gip si sia spogliato del procedimento, avendo constatato che non è stata proposta opposizione o che l'opposizione è inammissibile, la competenza spetterebbe al giudice del dibattimento Sez. prima, 22729/04 confl. comp. in proc. Chiarolanza, rv 228910 Sez. prima, 43938/04, confl. comp. in proc. Aversa, rv 229888 . Ad argomenti pressoché identici si ispira altra decisione Sez. quarta, 3030/02, Zanon, rv 223445 che contesta l'orientamento contrario anche perché non dà rilievo agli sbocchi dell'opposizione diversi dal dibattimento. Così delineati i termini della questione, ritengono le Sezioni unite che sia da accogliere la soluzione che individua nel Gip il giudice competente sulla richiesta di restituzione nel termine per l'opposizione al decreto penale di condanna. Nel procedimento monitorio l'articolo 462 Cpp disciplina espressamente l'ipotesi della restituzione nel termine per proporre opposizione, richiamando in via esplicita la norma generale sulla restituzione nei termini prevista dall'articolo 175 Cpp. E tale rinvio - che deve essere inteso come un richiamo tanto all'ipotesi più generica prevista nel comma 1 dell'articolo citato, quanto alla fattispecie di restituzione, più specifica, fatta salva dal rinovellato secondo comma - riguarda anche l'individuazione del giudice competente a decidere sull'istanza di restituzione é quindi all'articolo 175 comma 4 Cpp che occorre in primo luogo fare riferimento anche su questo tema. Tale disposizione, dopo aver stabilito che sulla richiesta decide con ordinanza il giudice che procede al tempo della presentazione della stessa, passa a contemplare due distinti ambiti procedurali la fase anteriore all'esercizio dell'azione penale e quella successiva alla pronuncia della sentenza di merito o del decreto penale di condanna. Nella prima fase la competenza è attribuita al giudice per le indagini preliminari. Nella seconda, decide il giudice che sarebbe competente sulla impugnazione o sulla opposizione . Si tratta allora di ricercare quale sia, nel procedimento per decreto, il giudice che sarebbe competente sulla opposizione . È pertanto giuridicamente esatta la premessa da cui prende le mosse il primo degli anzidetti indirizzi giurisprudenziali e, segnatamente, la sentenza Barbieri , la più approfondita sul tema. La quale, però, nel suo sviluppo argomentativo indulge ad un ragionamento che si manifesta viziato quanto alla distinzione tra opposizione e giudizio conseguente all'opposizione . È bene chiarire che l'opposizione al decreto penale, disciplinata dall'articolo 461 Cpp, non riguarda il merito della imputazione. Tanto vero che, come è assolutamente pacifico, non richiede affatto la indicazione di motivi a suo sostegno. Basta, a mettere in moto il meccanismo dell'opposizione, la sola istanza, che è di per sé sufficiente, ove non dichiarata inammissibile, a rimuovere la decisione sommaria contenuta nel decreto penale di condanna. Il merito dell'imputazione, comportante la revoca del decreto,è riservata invece alla cognizione del giudice del dibattimento o a quella dello stesso Gip, a seconda delle cadenze processuali fissate dall'articolo 464 Cpp, che disciplina, per l'appunto, il giudizio conseguente all'opposizione . Non è quindi a tali cadenze che deve essere parametrata la competenza di cui qui si discute, che è solamente quella sulla opposizione . E nello stesso equivoco, in definitiva, cade l'orientamento dottrinale che sul tema propende per la cd variabilità del giudice, a seconda del rito alternativo applicato Gip, se viene chiesto il patteggiamento o l'oblazione g.u.p., in caso di giudizio abbreviato giudice del dibattimento, se si impone il giudizio immediato. Posta questa necessaria precisazione, non resta nell'indagine che ne occupa che rifarsi alle formule lessicali adottate dal legislatore nell'articolo 461 Cpp, che riguarda l'opposizione al decreto. Ed è la stessa loro evidente linearità a rendere oltremodo agevole la soluzione della questione in esame. Appare assorbente considerare quanto segue. La locuzione adoperata nel terzo comma dell'articolo 461 cit., con l'atto di opposizione l'imputato può chiedere al giudice che ha emesso il decreto di condanna uno dei riti alternativi speciali, sta inequivocabilmente a significare, innanzitutto, che l'atto di opposizione deve essere rivolto al giudice che ha emesso il decreto penale di condanna , vale a dire al giudice per le indagini preliminari. Ora, se l'opposizione ha come suo immediato ed unico destinatario il giudice che ha emesso il decreto se a questo giudice è attribuito il controllo propedeutico sull'ammissibilità dell'opposizione, in ordine agli aspetti formali dell'atto nonché alla verifica della tempestività e della legittimazione all'opposizione articolo 461 comma 4 e il conseguente potere di ordinare l'esecuzione del decreto di condanna articolo 461 comma 5 ne discende come indefettibile logico corollario che non può che essere detto giudice l'organo competente sulla opposizione e, per l'effetto, in forza della precisa regola ermeneutica fissata dall'articolo 175 comma 4 Cpp, quello competente a decidere sulla richiesta di restituzione nel termine per proporre opposizione. La scelta a favore della competenza del Gip risiede dunque nella stessa struttura che l'opposizione ha nell'ambito del procedimento monitorio e nella funzione attribuita a questo giudice, di vagliare l'ammissibilità dell'opposizione. E' un compito che egli esplica anche quando si deve procedere a giudizio immediato è il Gip, infatti, che emette il decreto di citazione a giudizio ai sensi dell'articolo 456 Cpp e anche in questo caso l'esame dell'ammissibilità dell'opposizione rappresenta un momento pregiudiziale a qualunque altra decisione, dal momento che solo dopo l'esito positivo di tale controllo l'opposizione potrà sfociare nella celebrazione del giudizio immediato. Né può dirsi che la normativa che attribuisce al Gip il potere di dichiarare l'inammissibilità dell'opposizione si configuri eccezionale e fuori sistema , come è indotta ad affermare la decisione Barbieri per avvalorare la interpretazione che nega competenza al Gip nella decisione sulla richiesta di restituzione. Occorre ricordare che l'opposizione al decreto penale s'inquadra sì, per la sua funzione, nella categoria dei mezzi di impugnazione, come tendenzialmente riconosce la giurisprudenza di questa Corte, ma ha peculiari caratteristiche differenziali dai mezzi ordinari tra le altre, quella di non comportare la translatio iudicii ad un giudice di grado superiore analogamente a quanto avviene nel processo civile per la revocazione e l'opposizione di terzo, che sono egualmente impugnazioni . Sicché il potere conferito al Gip dai commi 4 e 5 dell'articolo 461 Cpp, relativo alla declaratoria dell'inammissibilità dell'opposizione, appare del tutto coerente con la sua qualità di giudice competente sulla opposizione, pur se intesa quale mezzo di impugnazione. Fermo restando che analogo potere è esercitabile nel giudizio conseguente all'opposizione, stante l'obbligo, per ogni giudice, in ogni stato e grado del procedimento, di verificare la regolare instaurazione del rapporto processuale, secondo la previsione generale di cui all'articolo 591 comma 4 Cpp Deve rilevarsi che tale approccio è ben presente nelle decisioni di segno contrario al primo orientamento precipuamente quelle Ginobi e Chiarolanza . Queste tuttavia non ne traggono sino in fondo le debite implicanze, laddove finiscono per proporre una duplice competenza in materia di opposizione, che si replica anche in relazione alla competenza sulla richiesta di restituzione, dando inspiegabile rilievo al fatto che il Gip si sia o meno spogliato del procedimento ordinando la esecuzione del decreto, dopo aver constatato che non è stata proposta opposizione o che l'opposizione è stata dichiarata inammissibile. Quello di ancorare la competenza al momento in cui il Gip si spoglia del procedimento si risolve, invero, in un criterio meramente empirico, non desumibile da nessuna disposizione normativa neppure dalla, all'uopo invocata, prima parte dell'articolo 175 comma 4 Cpp, secondo cui sulla richiesta di restituzione decide il giudice che procede al tempo della presentazione della stessa, essendosi già detto che il periodo iniziale di tale disposizione deve essere eletto in stretta correlazione logica con le due situazioni processuali che la norma configura distinguendo la fase anteriore all'esercizio dell'azione penale da quella successiva alla pronuncia della sentenza o del decreto di condanna. Semmai, in materia di restitutio in integrum , un riparto di competenza potrebbe delinearsi solo con riferimento al giudice dell'esecuzione articolo 670 comma 3 Cpp , ma, in realtà, una concorrenza vera e propria non si pone, dal momento che la sua competenza in rapporto ad una istanza di restituzione nel termine sussiste solo qualora venga contestata la esecutività del titolo mentre, in via generale, in tema di restituzione in termini competente a decidere è il giudice che sarebbe competente a decidere sull'impugnazione o sull'opposizione. Va infine sottolineato come, a favore della soluzione adottata, militi anche la considerazione che essa appare la più semplice e lineare dal punto di vista pratico, perché in grado di evitare inutili passaggi di fascicoli da un giudice all'altro, come avverrebbe, ad esempio, nel caso in cui, dopo essere stato restituito nel termine dal giudice del dibattimento, l'imputato chiedesse di essere ammesso all'oblazione o al patteggiamento, riti per i quali sarebbe competente il Gip di contro, rientrerebbe nel normale svolgimento procedimentale, così come previsto dal codice, il passaggio dal Gip, che abbia restituito in termini l'imputato, al giudice del dibattimento, perché proceda al giudizio immediato. Ed è noto che anche nella interpretazione delle norme che disciplinano gli istituti processuali è comunque sempre necessario il rispetto del criterio della ragionevolezza . Deve in conclusione affermarsi il principio di diritto per il quale la competenza a provvedere sulla richiesta di restituzione nel termine per l'opposizione al decreto penale di condanna spetta al Giudice per le indagini preliminari . Il conflitto in esame va pertanto risolto dichiarandosi la competenza del Gip presso il Tribunale di Ragusa. Allo stesso vanno conseguentemente rimessi gli atti. PQM La Corte Suprema di Cassazione, a Su, risolvendo il conflitto, dichiara la competenza del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Ragusa, cui dispone trasmettersi gli atti.