Accertamento notificato al portiere, erario salvo (ma solo se la relata specifica che in casa non c'era nessuno)

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * PRINCIPI La sentenza 18764/06, della sezione v della Corte di cassazione, merita di essere segnalata all'attenzione dell'operatore tributario in quanto ha statuito i seguenti importanti principi - La notifica di un avviso di accertamento eseguita, dopo un vano tentativo presso la residenza del contribuente medico odontoiatra , presso lo stabile, ove aveva sede lo studio professionale del contribuente, a mani del portiere, è rituale essa, pertanto, non è inficiata da nullità, atteso che è ininfluente la successiva restituzione dell'atto notificato da parte del portiere all'ufficio ed, inoltre, è inefficace il trasferimento dello studio professionale comunicato all'ufficio in data successiva alla notifica eseguita a mani del portiere.L'articolo 60 del Dpr 600/73 impone la notifica nel domicilio fiscale, rappresentato dal Comune nella cui anagrafe il contribuente è iscritto nel rispetto delle regole dei cui all'articolo 137 Cpc. In particolare, la notifica dell'accertamento avvenuta presso lo studio del professionista, è consentita alternativamente dall'articolo 139 comma 1 e 4 Cpc e, pertanto, nessun rilievo può attribuirsi alla restituzione dell'atto da parte del portiere, in quanto successiva al perfezionamento del procedimento, né alla comunicazione del contribuente all'ufficio di trasferimento dello studio successiva alla citata notifica al portiere. - Il ricorso in cassazione, proposto nei confronti dell''Ufficio periferico dell'Agenzia delle Entrate, è da ritenersi ammissibile, secondo quanto definitivamente e convincentemente affermato dalle Su della Corte di cassazione sentenza 3116 e n. 3118/06 . - La notifica del ricorso in cassazione , avvenuta presso l'Avvocatura Generale dello Stato, in Roma, nell'ipotesi in cui l'Agenzia non eserciti la facoltà di avvalersi del suo patrocinio è nulla l'esistenza comunque di un collegamento tra destinatario dell'atto e Avvocatura, scaturente dal disposto dell'articolo 72 del D.Lgs 300/99, consente di ritenere sussistente un'ipotesi di nullità, e non di inesistenza, della notifica stessa, onde l'ammissibilità della sanatoria ex articolo 156, comma 3, Cpc per effetto dell'avvenuta costituzione dell'intimata nel giudizio Cassazione 11623/03 3001/02 317/02 . - La notifica del ricorso in appello avvenuta presso la residenza anagrafica del contribuente e non al domicilio eletto presso il difensore configura un'ipotesi di eventuale nullità, e non certo di inesistenza della notifica ne discende, di conseguenza , l'intervenuta sanatoria dell'atto nullo per effetto dell'avvenuta costituzione dell'intimato nel giudizio di appello . - In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la disciplina in materia di accesso ai dati bancari introdotta dall'articolo 18 della legge 413/91 - il quale ha, fra l'altro, modificato l'articolo 32 del Dpr 600/73 -, non interferisce sul rapporto tributario, non introduce infrazioni o sanzioni prima non previste, nÈtocca l'onere dell'amministrazione finanziaria di provare la pretesa impositiva, ma ha natura meramente procedimentale e si occupa soltanto dell'attività' d'indagine ed accertamento. Ne consegue che tale disciplina deve ritenersi pienamente applicabile anche alle iniziative ispettive che, posteriori alla sua entrata in vigore, siano tuttavia relative a periodi d'imposta anteriori Cassazione 10598/02 518/02 11778/01 . NOTIFICA AL PORTIERE L'articolo 139 Cpc nel prescrivere che il destinatario dell'atto deve essere ricercato nella casa di abitazione presuppone non soltanto che il notificatore abbia svolto le necessarie ricerche, ma che ne dia atto esplicitamente nella relata. In caso di notifica nelle mani del portiere, l'ufficiale notificante deve dare atto, oltre che dell'assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate ad avere l'atto, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali né riprodurre testualmente le ipotesi normative, deve, non di meno, attestare chiaramente l'assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal secondo comma dell'articolo 139 CPC, la successione preferenziale dei quali vi è tassativamente stabilita Corte di cassazione Sezioni unite civili ordinanza 8214/05 . È nulla la notificazione nelle mani del portiere quando nella relazione dell'ufficiale giudiziario, pur non essendo necessarie forme sacramentali, non sia però specificata l'attestazione chiara del mancato rinvenimento delle persone indicate in ordine di preferenza tra loro, e rispetto al portiere, dall'articolo 139 Cpc, con una precisa successione preferenziale. è nulla la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell'ufficiale giudiziario non contenga l'attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata ex pluribus, Cass. 4739/98, 1387, 6956/89 . La notificazione mediante consegna dell'atto al portiere si perfeziona con tale consegna e alla data di essa , non con il successivo invio della raccomandata di cui all'articolo 139 Cpc Cassazione sentenza 2886/99 Qualora un soggetto che svolge mansioni di portiere o custode di uno stabile si dichiari addetto al servizio dei destinatari , ai fini della ritualità della notifica l'agente non è tenuto ad accertare la corrispondenza al vero della dichiarazione, gravando sul destinatario l'onere di provare l'inesistenza della qualità dichiarata dal consegnatario. Corte di cassazione Sezione quinta, 13063/06. Le dichiarazioni rese dal consegnatario di un atto impositivo all'ufficiale giudiziario in sede di notifica, sono assistite da una presunzione di veridicità e, ove il contribuente contesti la ritualità della notificazione, questi avrà l'onere di provare che il contenuto della relata non corrisponde a verità. sentenza n. 16164 del 28-10-2003, sez. V Civ. .Nella ipotesi in cui il portiere di un condominio ricevi la notifica della copia di un atto unicamente quale addetto alla ricezione, dichiarandosi incaricato del destinatario a tale mansione, ed in detta veste sia indicato sull'originale che riporta la relata dell'Ufficiale giudiziario procedente, senza alcun riferimento alle concomitanti funzioni connesse all'incarico afferente al portierato, ricorre la presunzione legale iuris tantum della qualita' dichiarata, la quale per essere vinta abbisogna di rigorosa prova contraria da fornire da parte del destinatario. La carenza di tale prova comporta, in tema di adempimenti, l'applicazione della disciplina prevista dal comma 2 dell'articolo 139 Cpc e non di quella speciale fissata dal quarto comma della medesima disposizione, relativa alla notificazione a persone diverse dal destinatario. Cassazione sentenza 14191/00 . RICORSO IN CASSAZIONE In base alle regole generali, deducibili dal combinato disposto degli articoli 163 e 144 del Cpc, la notifica della sentenza di secondo grado, ai fini della decorrenza del termine breve per l'impugnativa, e del ricorso in cassazione debbono essere eseguite direttamente all'Agenzia delle Entrate, in persona del suo direttore pro tempore, presso la sede centrale dell'ente in Roma a meno che, nella specifica controversia, l'Agenzia abbia già fatto ricorso in secondo grado al patrocinio dell'Avvocatura dello Stato . In base al disposto degli articolo 10 e 11 del D.Lgs 546/92 anche gli uffici periferici dell'agenzia, subentrono a quelli dei dipartimenti delle entrate ed hanno al pari del Direttore dell'Agenzia, la rappresentanza in giudizio dell'Agenzia. ai sensi degli articoli 163, comma 2, n. 2, 114 e 145 del cpc. Pertanto la notifica della sentenza, ai fini della decorrenza del termine breve per la proposizione del ricorso, può essere indifferentemente effettuata all'Agenzia presso la sua sede centrale ovvero presso il suo ufficio periferico e che anche il ricorso per cassazione può essere proposto nei confronti dell'ufficio periferico e ad esso notificato Cassazione sentenza 3118/06 vd. Angelo Buscema , le nuove regole per il ricorso contro le sentenze delle Commissioni Tributarie in Diritto & Giustizia quotidiano del 4 marzo 2006 . SANATORIA EX ARTICOLO 156 CPC Il principio sancito in via generale dall'articolo 156, comma 3, del Cpc vale per le notificazioni e, pertanto, la nullità non può essere dichiarata tutte le volte in cui l'atto , malgrado la non ritualità della notificazione , sia venuto a conoscenza del destinatario la costituzione dell'intimato comporta la convalidazione o sanatoria della notifica con effetti ex tunc ovvero l'avvenuta costituzione in giudizio degli intimati sana ogni vizio della notifica per il raggiungimento dello scopo. Peraltro, la notificazione dell'atto di appello in luogo diverso da quello prescritto, ma non privo di un astratto collegamento con il destinatario ad esempio, domicilio personale anziché domicilio eletto , determina non l'inesistenza, ma la semplice nullità della notifica, e impone al giudice, in difetto di costituzione in giudizio di detto destinatario, di ordinare la rinnovazione della notifica, ex articolo 291 e 350 Cpc norme legittimamente applicabili anche al rito tributario per effetto del rinvio di cui all'articolo 1, secondo comma, del D.Lgs 546/92 Cassazione, 10136/00, 17494/02 . ACCERTAMENTI BANCARI RETROATTIVI La Corte di cassazione Sezione tributaria, sentenza 10598/02 Corte di cassazione, sez. trib., sentenza 518/01 ha riconosciuto l'applicabilità a periodi d'imposta anteriori alla loro entrata in vigore solo alle disposizioni di natura e di portata meramente processuali, e non anche a quelle che hanno natura riflessa sul piano dei rapporti giuridici di diritto sostanziale e che interferiscono sul rapporto tributario. La normativa destinata ad interferire sul piano dei rapporti giuridici sostanziali, cioè sul rapporto tributario del contribuente, non ha analogo effetto retroattivo. * Dirigente Agenzia delle Entrate

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 26 aprile-30 agosto 2006, n. 18764 Presidente Papa - Relatore Ferrara Pm Ceniccola - conforme - Ricorrente Poltronieri - Controricorrente Agenzia delle entrate Ufficio di Roma 3 Svolgimento del processo Con ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma Marcellino Poltronieri, medico-odontoiatra con studio in Roma, impugnò l'avviso di accertamento notificatogli sulla base di processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza e di successive verifiche bancarie, dall'Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette per l'anno 1991. A sostegno dell'impugnativa dedusse il contribuente la nullità dell'accertamento perché notificatogli soltanto in data 5 febbraio 1998, e quindi oltre il termine quinquennale all'epoca concesso dall'articolo 43 Dpr 600/73, nonché altri motivi attinenti alla legittimità e al merito della procedura attuata nei suoi confronti. Il Giudice adito accolse il ricorso ritenendo fondata l'eccezione di nullità formulata dalla parte, e ciò benché l'Ufficio avesse dedotto l'esistenza di una precedente notifica dell' accertamento, avvenuta in data 29 dicembre 1997 e quindi tempestivamente presso lo stabile ove aveva sede lo studio professionale del contribuente, a mani del portiere. Avverso la sentenza di primo grado propose gravarne l'Amministrazione Finanziaria e la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con sentenza 43/20/02, depositata il 23 maggio 2002 e non notificata, accolse l'impugnazione e confermò l'accertamento notificato al contribuente. Per la cassazione della sentenza di appello ha proposto ricorso nei confronti dell'Agenzia delle Entrate Ufficio di Roma 3, notificato il 26 luglio 2002, il Poltronieri deducendo cinque motivi di doglianza, successivamente sostenuti anche con memorie scritte. Il ministero delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate hanno replicato con controricorso notificato il 21 ottobre 2002 Motivi della decisione 1 . Preliminarmente rileva il Collegio, avuto riguardo alle riserve espresse con l'ordinanza collegiale del 25 gennaio 2005, che il ricorso, così come proposto nei confronti dell'Ufficio periferico dell'Agenzia delle Entrate, è da ritenersi ammissibile, secondo quanto definitivamente e convincentemente affermato dalle Su di questa Corte sentenza 3116 e 3118/06 . Quanto alla ritualità della notifica, avvenuta presso l'Avvocatura Generale dello Stato, in Roma, benché l'Agenzia non avesse esercitato la facoltà di avvalersi del suo patrocinio, l'esistenza comunque di un collegamento tra destinatario dell'atto e Avvocatura, scaturente dal disposto dell'articolo 72 del D.Lgs 300/99, consente di ritenere sussistente nella fattispecie una ipotesi di nullità, e non di inesistenza, della notifica stessa, onde l'ammissibilità della sanatoria ex articolo 156, comma 3, Cpc per effetto dell'avvenuta costituzione dell'intimata nel presente giudizio Cassazione 11623/03 3001/02 317/02 . 2. Con il primo motivo deduce il ricorrente la violazione degli articoli 16,18 e 20 D.Lgs 546/92 con riferimento alla pretesa inammissibilità del gravame, così come eccepita dinanzi Ma Ctr, per essere la notifica del ricorso in appello avvenuta presso la residenza anagrafica del contribuente e non al domicilio eletto presso il difensore avv. Esibizione. La doglianza è infondata giacché, a prescindere da ogni considerazione in ordine alla fondatezza della censura, trattandosi anche in questo caso di un'ipotesi di eventuale nullità. e non certo di inesistenza della notifica, ne discende l'applicabilità della giurisprudenza di legittimità innanzi richiamata, e quindi l'intervenuta sanatoria dell'atto nullo. 3. Con il secondo motivo denuncia ancora il ricorrente il vizio di violazione degli articoli 43 e 60 Dpr 600/73 per la tardività della notifica dell'accertamento, tenuto conto della nullità della notifica eseguita il 29 dicembre 1997 presso il portiere dello stabile in Roma, alla Via Sistina, ove in passato egli aveva avuto il suo studio professionale, a quella data però chiuso per cessazione dell'attività, come risultante anche dalla successiva restituzione dell'atto da parte dello stesso portiere. Al riguardo assume il contribuente che, stante quanto innanzi precisato, la notifica avrebbe dovuto essere eseguita al suo domicilio fiscale , alla via Falcioni. L'Ufficio deduce la ritualità della notifica eseguita ex articolo 139 comma 4 Cpc presso lo studio, dopo un vano tentativo presso la residenza in via Falcioni La Ctr ha rigettato l'eccezione ritenendo insuperabili le risultanze della relata della notifica eseguita in via Sistina, e sotto tale profilo ininfluente la successiva restituzione dell'atto da parte del portiere, e per altro verso inefficace il trasferimento dello studio in via Cassio comunicato all'Ufficio soltanto in data 8 gennaio 1998. La decisione impugnata è sostanzialmente corretta. L'articolo 60 impone la notifica nel domicilio fiscale, rappresentato dal Comune nella cui anagrafe il contribuente è iscritto, nel caso di specie Roma, nel rispetto delle regole del cui all'articolo 137 Cpc. Ciò premesso, nella fattispecie in esame la normativa richiamata deve ritenersi rispettata per essere la notifica dell'accertamento avvenuta in Roma il 29 dicembre 1997, presso lo studio del professionista, secondo quanto alternativamente consente l'articolo 139 comma 1 e 4 Cpc così come risulta dalla relata dell'Ufficiale Giudiziario, nessun rilievo potendosi a tal riguardo attribuire alla restituzione dell'atto da parte del portiere. in quanto successiva al perfezionamento del procedimento, né alla comunicazione del contribuente in data 8 gennaio 1998, in quanto successiva ai fatti. 4- Nel merito il ricorrente deduce, in maniera per la verità alquanto confusa e senza formalmente articolare specifici e distinti motivi di doglianza a la nullità dell'accertamento perché fondato su accertamenti bancari relativamente ad un anno, il 1991, anteriore alla disciplina attuativa della deroga prevista dalla legge 413/91 b il vizio della sentenza per aver la Ctr ignorato la violazione commessa dall'Ufficio per aver ritenuto vigente per un professionista in contabilità semplificata la tenuta del registro cronologico disposto invece per i contribuenti in contabilità ordinaria o per essa optanti articolo 8 Dl conv. in legge 165/90 e il vizio della decisione conseguente all'essersi il giudice Ai appello spinto a valutare la questione di merito relativa alla legittimità dell'accertamento, pur mancando sul punto qualsiasi argomentazione nell'atto di appello a confutazione delle ragioni dedotte nel ricorso introduttivo dal contribuente. Anche questo motivo è sotto ogni profilo infondato, se non addirittura inammissibile. Ed infatti la doglianza di cui al punto a che precede trova decisa smentita nella consolidata giurisprudenza di legittimità, che questo Collegio senz'altro condivide. e secondo la quale, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la disciplina in materia di accesso ai dati bancari introdotta dall'articolo 18 della legge 413/91 - il quale ha, fra l'altro modificato l'articolo 32 del Dpr 600/73, non inferisce sul rapporto tributario, non introduce infrazioni o sanzioni prima non previste, ne' tocca l'onere dell'amministrazione finanziaria di provare la pretesa impositiva, ma ha natura meramente procedimentale e si occupa soltanto dell'attività d'indagine ed accertamento. Ne consegue che tale disciplina deve ritenersi pienamente applicabile anche alle iniziative ispettive che, posteriori alla sua entrata in vigore, siano tuttavia relative a periodi d'imposta anteriori Cassazione 10599/02 518/02 11778/01 . Quanto alla censura sub b , così come genericamente esposta essa risulta del tutto incomprensibile, e non rispettosa delle prescrizioni di cui all'articolo 366 Cpc ed è pertanto inammissibile. Analogamente è a dirsi con riferimento alla doglianza sub e , nella quale manca del tutto qualsiasi indicazione specifica delle norme che sarebbero state violate, dovendosi oltre tutto rilevare che, essendo la sentenza di primo grado fondata esclusivamente sull'accoglimento della questione pregiudiziale sollevata dal contribuente in ordine alla ritualità della notifica dell'accertamento, del tutto legittimo ed ammissibile deve ritenersi l'atto di impugnazione che abbia avuto ad oggetto l'unica questione affrontata dalla Ctp concludendo poi per il rigetto nel merito del ricorso introduttivo del contribuente, non essendo assolutamente necessario in quella sede un più articolato svolgimento delle difese già svolte nel precedente grado di giudizio dall'Ufficio a sostegno della legittimità dell'atto impugnato. Il ricorso deve dunque essere rigettato. Ricorrono giusti motivi per la compensazione del giudizio di legittimità. PQM La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese del giudizio di legittimità.