Violenza sessuale, condanna confermata quando i testimoni sono stati esaurienti

Respinto il ricorso di un imputato che ha abusato di una dodicenne e che vuole la rinnovazione del dibattimento. Anche in questo caso la sentenza è scontata ma prevedendo gli isterismi causati da un'agenzia di stampa che scrive sciocchezze la pubblichiamo

Ancora un volta ci troviamo davanti ad una vicenda drammatica, ad un caso di violenza sessuale perpetrato nei confronti di una minore, all'epoca dei fatti dodicenne, da un uomo a lei legato da un rapporto di coabitazione. Questo è l'unico profilo che può accomunare la triste e riprovevole storia di una bambina romana a quella, altrettanto disdicevole, della ragazzina sarda che aveva acconsentito ad un rapporto orale con il convivete della mamma e salita erroneamente agli onori della cronaca come il monumento alla vergogna in quanto a presunte attenuanti in tema di violenza sessuale sentenza 6329/06, pubblicata negli arretrati del 18 febbraio scorso e leggibile anche sul fascicolo 9/2006 di D& G con il commento di Gennaro De Falco . Dal punto di vista del diritto, però, non c'è nulla da dire. Niente di nuovo. I principi, di cui fanno una corretta applicazione sia la Cassazione che i giudici di merito, sono quelli consolidati nella giurisprudenza di legittimità in tema violenza sessuale. Con la sentenza 7824/06 - depositata ieri e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - la terza sezione penale di piazza Cavour ha, infatti, reso definitiva la condanna a 4 anni e otto mesi di reclusione inflitta dal Tribunale di Roma e, poi, confermata dalla Corte d'appello nei confronti di un trentenne per violenza sessuale su una ragazzina di appena dodici anni. L'uomo, legato tra l'altro alla vittima da un rapporto di coabitazione, si era rivolto ai Supremi giudici per due motivi con il primo chiedeva la rinnovazione dell'istruttoria in relazione ad alcune dichiarazioni della minore con il secondo, invece, censurava la sentenza d'appello per difetto di motivazione in ordine al mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuati generiche rispetto alla contestata aggravante . La Cassazione ha respinto in pieno il ricorso sulla base di un consolidato principio di diritto la deposizione della persona offesa dal reato può essere assunta anche da sola a base del convincimento del giudice ove venga sottoposta ad una indagine positiva sulla credibilità soggettiva ed oggettiva di chi l'ha resa . E i giudici di merito hanno fatto corretta applicazione di tale regola per la Cassazione, infatti, gli elementi emersi dall'istruttoria dibattimentale sono stati ritenuti ampiamente sufficienti a fondare nel Tribunale e poi nella Corte territoriale che quindi non ha disposto la richiesta di rinnovazione dell'istruttoria il convincimento circa la colpevolezza dell'imputato . Inoltre, i rapporti sessuali denunciati risultano pienamente provati e in sostanza ammessi, quantomeno in parte, anche dall'imputato . Anche sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, sottolinea poi la Cassazione, il ragionamento dei colleghi di merito è stato impeccabile avendo dato sufficiente conto delle ragioni di tale decisione con l'indicare la pluralità degli episodi di violenza e per essere stati gli stessi commessi approfittando inizialmente della coabitazione con la parte offesa . bar.man.

Cassazione - Sezione terza penale up - sentenza 25 gennaio-6 marzo 2006, n. 7824 Presidente Lupo - Relatore Ianniello Pm Izzo - Ricorrente R.A. Svolgimento del processo Con sentenza del 24 giugno 2005, la Corte di appello di Roma ha confermato la sentenza del 27 settembre 2004 con la quale il Tribunale della medesima città, a seguito di giudizio abbreviato condizionato, aveva riconosciuto N.R.A. responsabile del reato di cui agli articoli 81 cpv, 609bis e 609ter, comma 1 punto 1 Cp per essersi congiunto carnalmente, in Roma dal dicembre 2002 al maggio 2003, con B.S.C. minore degli anni 14, condannandolo alla pena di anni quattro e mesi otto di reclusione, alle pene accessorie e al risarcimento dei danno alle parti civili costituite. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l'imputato personalmente, deducendo la violazione di cui all'articolo 606, comma 1 lettera e Cpp, per avere la Corte territoriale riprodotto del tutto acriticamente le motivazioni della decisione di primo grado, senza confutare adeguatamente le specifiche censure formulate nei motivi di appello, ad esempio motivando il mancato accoglimento della richiesta di rinnovazione dell'istruttoria per sottoporre a perizia la minore e ritenendo in maniera illogica la sussistenza di significativi riscontro alle dichiarazioni di questa in circostanze di per sé non significative o contrastanti con altre. Con un secondo motivo di ricorso, la sentenza impugnata viene censurata per violazione di cui all'articolo 6060, comma 1 lettera e Cpp per difetto di motivazione in ordine al mancato riconoscimento della prevalenza delle riconosciute attenuanti generiche rispetto alla contestata aggravante, richiesto nei motivi di d'appello. Motivi della decisione Il ricorso è infondato. Va premesso che, secondo la giurisprudenza di questa Corte in tema di valutazione probatoria, la deposizione della persona offesa dal reato, nonostante la diversità di posizione di questa rispetto a quella di un qualunque estraneo, può essere assunta anche da sola a base del convincimento del giudice ove venga sottoposta ad una indagine positiva sulla credibilità soggettiva ed oggettiva di chi l'ha resa Sezione quinta penale, 6910/99 Sezione sesta, 2732/94 e, più di recente, Sezione terza penale sentenze 3348/04 e 22848/03 . I giudici di merito ed in particolare quelli della sentenza di primo grado, richiamata anche da quella di appello, hanno fatto coerente applicazione di tale regola, in primo luogo sottoponendo ad un controllo rigoroso le dichiarazioni accusatorie della parte offesa S.B., evidenziandone la complessiva logicità, la chiarezza, la mancanza di acrimonia nei confronti dell'imputato, l'assenza di un atteggiamento tendente alla fantasticheria o all'esagerazione. Hanno altresì rilevato come tutte le deposizioni della parte offesa siano improntate a pudore e reticenza, a difficoltà di narrazione e di rievocazione di una vicenda dolorosa. Per taluni aspetti di alcuno degli episodi contestati, le dichiarazioni della parte offesa hanno poi trovato conferma nella testimonianza della cognata dell'imputato e in quella di un altro teste, pur ritenute dai giudici ambedue ispirate ad un'ottica compiacente e difensiva nei confronti dell'A. per quanto riguarda poi l'esistenza di rapporti sessuali tra il trentenne impugnato e la dodicenne parte lesa le dichiarazioni di quest'ultima hanno trovato sostanziale conferma anche dall'attuale ricorrente, che secondo tali giudici di merito avrebbe cercato di giustificarsi attribuendone l'iniziativa in maniera non credibile alla parte lesa. Gli elementi così emersi dall'istruttoria dibattimentale sono stati quindi ritenuti ampiamente sufficienti a fondare nel Tribunale e poi nella Corte territoriale che quindi non ha disposto la richiesta di rinnovazione dell'istruttoria il convincimento circa la colpevolezza dell'imputato e non appaiono in alcun modo poter essere messi in dubbio dalla prima censura del ricorso, laddove sembra contestare che tra le parti vi siano stati realmente i rapporti sessuali denunciati, viceversa pienamente provati e, come rilevato dalle sentenze di merito, in sostanza ammessi, quantomeno in parte, anche dall'imputato. Infine, anche il secondo motivo di ricorso, concernente il difetto di motivazione in ordine al mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche, è infondato, avendo dato la Corte sufficiente conto delle ragioni di tale decisione con l'indicare la pluralità degli episodi di violenza e per essere stati gli stessi commessi approfittando inizialmente della coabitazione con la parte offesa. Concludendo, sulla base delle considerazioni svolte, il ricorso va respinto e il ricorrente va condannato, ai sensi dell'articolo 616 Cpp, al pagamento delle spese processuali. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.