Intercettazioni, con tanto rumore in sottofondo

All'incontro promosso dall'Ordine nazionale dei giornalisti il ministro Mastella chiede consigli. Il garante della Privacy non si tira indietro. Il presidente dell'Ucpi Randazzo ribadisce Le regole ci sono già, vanno solo applicate

Nei nostri giornali si vuole leggere la verità? La domanda è stata rivolta ieri da Vittorio Roidi, segretario dell'ordine dei giornalisti alla platea presente all'incontro organizzato dal Consiglio nazionale dell'ordine per parlare di intercettazioni telefoniche, rispetto delle regole e libertà di stampa. Volete che i giornalisti dicano la verità o no? ha chiesto Roidi anche al ministro della Giustizia Clemente Mastella presente al dibattito. Perché l'impressione che si ha, ha continuato il segretario dell'Ordine, è che si sia tornati indietro al 1992, quando c'era voglia di secretare, di far pubblicare gli atti alla fine delle indagini preliminari . Sarà meglio per il giornalista fare un passo indietro, come ha chiesto pure Paolo Gambescia, ex direttore del Messaggero ed attualmente deputato della Repubblica per i Ds, oppure come ha detto Marco Politi, è più importante far sapere all'opinione pubblica che la Farnesina è stata trasformata da qualcuno in luogo di malaffare? Magistrati, avvocati, giornalisti, sono stati richiamati al rispetto dei codici per poter spezzare l'ingranaggio che ha portato degli indagati ma anche dei semplici testimoni ad un'eccessiva ribalta mediatica. I magistrati guardino bene in casa propria, ha detto il presidente dell'Unione delle camere penali Ettore Randazzo, visto che al giornalista qualcuno dovrà pur girarli i tabulati o i verbali di interrogatorio. Per il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Giuseppe Gennaro il problema va oltre, perché il sistema delle intercettazioni nel corso degli anni è cambiato e non è detto che la fuga di notizie parta dalla polizia giudiziaria. Esistono infatti società che gestiscono il servizio per conto della polizia giudiziaria e molto spesso, ha detto Gennaro, il Pm e il Gip per autorizzare le intercettazioni si basano su relazioni e non sulle stesse questo significa, ha continuato il presidente dell'Anm, che il magistrato quando autorizza il prosieguo dell'intercettazione neanche conosce quello che in realtà gli interlocutori si sono detti . Certo è, ha tenuto a precisare Gennaro, che si procede solo per reati gravi quindi sarebbe azzardato dire di restringere l'area dei reati per i quali disporre le intercettazioni, semmai sarebbe meglio allargarla . Sembra una risposta all'intervento del presidente dell'Autorità garante dei dati personali Franco Pizzetti che poco prima aveva posto l'attenzione sul numero esteso delle intercettazioni nel nostro Paese. L'uso delle intercettazioni telefoniche è esteso perché tanti sono i reati per i quali è previsto dal Codice di procedura penale ha detto Pizzetti. Non si può dire se nel nostro Paese si intercetta troppo o troppo poco è giusto dire che il nostro legislatore consente questo metodo investigativo per un numero di reati superiore a quello degli altri Paesi. Caratteristica del nostro Paese è quella di avere un alto tasso di criminalità organizzata, che suscita un grande allarme sociale. È quindi questa la ragione per cui il legislatore ha esteso il ricorso alla intercettazioni telefoniche nelle investigazioni giudiziarie . L'Autorità per la privacy ha anche aggiunto che sarebbe utile per il garante avere la possibilità di infliggere sanzioni pecuniarie più significative in caso di abuso nella pubblicazione di intercettazioni telefoniche. Meglio, poi, sarebbe colpire le testate piuttosto che i singoli giornalisti. Pizzetti ha anche sottolineato l'impegno di una collaborazione con il ministero della Giustizia e con il Csm affinché anche gli uffici giudiziari adottino precise misure di sicurezza . Di sicuro nella sua relazione annuale, che il Garante presenterà venerdì prossimo, si evidenzierà anche la necessità che l'Autorità faccia passi da gigante sulla vigilanza delle grandi banche dati - ha detto ancora Pizzetti - bisogna evitare che ce ne siano di inutili o che si moltiplichino . Rispetto alla proposta del Garante di multare gli editori, la Federazione italiana editori di giornali ha espresso incredulità . Questo significherebbe - spiega una nota della Fieg - richiedere agli editori una rigorosa censura su ciò che ogni singolo giornalista scrive. Non riteniamo possibile che l'Autorità garante della privacy auspichi una simile normativa che avrebbe un chiaro carattere di incostituzionalità . Il Guardasigilli, da parte sua, ha ribadito che nessuno, tantomeno lui, vorrà mettere il bavaglio ai giornalisti ma bisogna assolutamente rispettare la persona, che è tutelata e garantita dalla Costituzione . Io rispetto quello che i giornalisti annotano sui taccuini ma non quello che pi appare sui giornali in modo poco critico ha continuato Mastella, definendo un'ingiustizia quando le pubblicazioni coinvolgono persone che non sono finite in un procedimento penale. Rispetto ad un provvedimento sulle intercettazioni, Mastella ha confermato la notizia di una indagine conoscitiva che partirà dal Senato ma che verrà gestita in maniera congiunta con la Camera. Il ministro della Giustizia ha chiesto quindi ai diretti interessati la massima collaborazione e dei suggerimenti per superare un momento giudicato pessimo. Così non si può andare avanti, non si può evitare di introdurre misure, ecco perché dico lavoriamo insieme. Prendo atto di questo corto circuito, pensiamo ad una nuova disciplina che affronti e punisca gli abusi. La strada la sceglierà il Parlamento ma spero in un'azione congiunta con il Governo . Chi invece è convinto che non servano nuove regole ma semplicemente far rispettare quelle che già esistono è il presidente dei penalisti Randazzo Ci sono regole stabilite dalla privacy e dai codici deontologici non vedo che senso abbia introdurne delle altre. Mancano semmai i guardiani delle leggi, coloro che le dovrebbero far rispettare. Serve solo il rispetto della legalità . Se quello di ieri è stato in incontro inutile, come aveva pronosticato Oreste Flaminii Minuto, noto avvocato penalista dalle pagine de l'Espresso, non si può dire certo è che di fronte all'ennesimo fenomeno mediatico e alla voglia di oscurantismo che aleggia soprattutto tra i palazzi del potere non si può certo tacere. p.a.