L'Ici sulla casa assegnata al coniuge separato: come la pensa il fisco

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * In ordine alla natura giuridica dell'assegnazione della casa coniugale ed alle conseguenti implicazioni in tema di efficacia del provvedimento giudiziale nei rapporti tra i coniugi e nei confronti dell'ente impositore ai fini ici sussiste un vivace contrasto giurisprudenziale. Un preciso orientamento dei giudici tributari di merito configura il diritto sul bene assegnato come diritto reale di abitazione e, pertanto, sostiene che, il coniuge assegnatario è obbligato ai sensi dell'art. 3, D.lg. 504/92, al pagamento dell'ICI Commissione Trib. Provinciale di Genova sentenza n. 101 del 17/03/2004 Comm.trib.reg.Toscana, sez.XXIX sentenza numero del 01.03.04 Comm.trib.prov.L'Aquila, Sez.II, sentenza numero del .16.12.03 Comm.trib.prov.di Avellino sentenza numero del .08.07.03 . Altra parte della giurisprudenza di merito, pur qualificando l'assegnazione della casa coniugale come atto di attribuzione di un diritto personale di godimento non assimilabile al diritto reale riconosciuto al coniuge superstite ex articolo 540 del cc, ha sostenuto che, in applicazione del disposto di cui all'art. 218 codice civile, il coniuge che gode dei beni dell'altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell'usufruttuario e come tale, ai sensi dell'art. 1008, codice civile, è obbligato a pagare le imposte ici che gravano sull'immobile Commissione Trib. Provinciale di Bari sentenza n. 170 del 1/06/2005 Commissione tributaria provinciale di Avellino sentenza n. 319 del 8 /07/2003 . Diverso orientamento giurisprudenziale sentenza della Commissione tributaria regionale dell'Abruzzo, sez. V, numero del 06.07.04 Comm.trib.reg. Abruzzo, Sez.V, numero del. 06.07.04 Comm.trib.reg.Toscana, sez. XI n. 45 del. 26.09.03 e numero del 28.05.03 Comm.trib.reg. Emilia Romagna, sez. XXIII, numero del 07.03.01 Comm.trib.prov. Bari, numero del 28.04.04 Comm.trib.prov.Aquila, Sez V numero , del 26.04.04 e sez. numero del 20.11.02 Comm.trib.prov. Firenze numero , del 10.02.03 e n. 162 del 21.01.03 Comm.trib. prov.Napoli, Sez XIX, numero del.13.10.03 Comm.trib.prov.Lecco, Sez II, numero del.19.02.03 ha disatteso tale inquadramento, sulla base delle seguenti articolate argomentazioni I modi di costituzione dei diritti reali sono tassativamente previsti dalla legge e non può costituirsi per provvedimento del giudice un diritto reale di abitazione, non consentendolo il combinato disposto degli artt. 1026 e 978 c.c. l'ici non è un'imposta sul reddito ma un'imposta diretta, reale sul patrimonio, che prescinde da chi percepisce effettivamente il reddito e che fa carico al soggetto titolare di un ben preciso diritto reale sulla cosa l'assegnazione dell'abitazione al coniuge separato o divorziato, rappresenta un diritto personale di godimento e non un diritto reale come il diritto di proprietà, di usufrutto, uso e abitazione e non è assimilabile al diritto di abitazione ma rappresenta solo una tutela della prole ad abitare nella casa familiare assieme al coniuge per tale motivo assegnatario è come se il coniuge assegnatario fosse il locatario di un appartamento mentre l'ici spetta al coniuge proprietario locatore Il provvedimento giudiziale di assegnazione dell'abitazione non dà vita ad un diritto reale di godimento, ma a un diritto personale assimilabile al comodato la casa familiare oggetto di assegnazione non è identificata dal legislatore in una figura giuridica formale Secondo quest'ultimo orientamento, quindi, l'assegnazione della casa familiare con sentenza giudiziale comporta la sola attribuzione di un diritto personale di abitazione , non essendo idonea a costituire un diritto reale di uso o di abitazione a favore del coniuge assegnatario, mirando solamente a soddisfare il bisogno di conservare la precedente localizzazione della comunità domestica d'altra parte, l'assegnazione della casa può essere sempre modificata e ciò è incompatibile con la configurazione di un diritto reale costituito. Da ultimo, la Corte di Cassazione civile Sentenza del 19/09/2005, n. 18476 , pronunciando nell'ambito di una controversia civilistica, ha statuito che, in tema di separazione personale, l'assegnazione della casa coniugale esonera l'assegnatario dal pagamento del canone cui sarebbe tenuto nei confronti del proprietario esclusivo o del comproprietario dell'immobile assegnato, dal che consegue che qualora il giudice attribuisca ad uno dei coniugi l'abitazione di proprietà dell'altro la gratuità di tale assegnazione non si estende alle spese correlate al suo uso grava, invece sul proprietario dell'immobile il pagamento dell'ICI, in quanto l'assegnatario che non sia titolare di diritti reali sull'abitazione familiare, non può essere considerato soggetto passivo d'imposta. Il pronunciamento della Cassazione specifica che la soggettività passiva dell'Ici è imputabile al proprietario, titolare dei diritti reali fra i quali diritti non figura l'assegnazione dell'immobile in caso di separazione . Quanto alle spese condominiali, l'assegnazione esonera il coniuge assegnatario soltanto dal pagamento del canone per l'uso dell'abitazione, ma non si estende alle spese ad esso legate, che perciò, sono a suo carico. In passato l'amministrazione finanziaria ha ritenuto soggetti passivi dell'ici cioè tenuti al pagamento per legge il proprietario o, in sua vece, il titolare di un diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi immobili ai quali si aggiungevano il coniuge superstite sulla casa adibita a residenza familiare ed il coniuge divorziato, separando o separato consensualmente o giudizialmente sulla casa ex residenza coniugale, assegnata con provvedimento del Tribunale circolare 118/E/2000 .Quindi obbligato al pagamento doveva essere il coniuge assegnatario della casa familiare in quanto soggetto che percepiva il e godeva del reddito dell'immobile. Il Ministero delle Finanze, intervenuto sull'argomento con le circolari numero /E del 28/05/98, numero /E del 27/05/99 e numero /E del 7/06/2000 ha sostenuto che il coniuge assegnatario, in quanto titolare di un diritto assimilato ad un diritto reale sull'immobile, è tenuto a corrispondere l'ICI oltre che sulla quota di sua proprietà anche sulla parte di proprietà dell'altro coniuge.Peraltro, giova osservare che nelle istruzioni ministeriali decreto del 15 aprile 2005 per la compilazione della dichiarazione ICI per il 2004 non è più annoverato, a differenza di quanto previsto per le annualità precedenti, il coniuge assegnatario quale soggetto passivo dell'imposta. Il ministero ha accolto, nelle citate istruzioni, l'orientamento giurisprudenziale sopra citato secondo cui l'assegnatario della casa coniugale, non è soggetto passivo ICI e quindi non è tenuto alla presentazione della dichiarazione.Nel prendere atto della mutata prassi e del recente intervento del giudice di legittimità occorre osservare che la vexata quaestio in esame non trova, quindi, attualmente una definitiva soluzione non è ancora risolta la diatriba concernente la possibilità di comprendere tra i soggetti passivi dell'ici il coniuge separato o divorziato, assegnatario dell'alloggio.Tale assunto trova conforto nel fatto che, secondo un consolidato indirizzo ermeneutico del giudice di legittimità, i documenti di prassi dell'Amministrazione finanziaria non possiedono valore vincolante né per il contribuente né per l'ufficio, dovendo tale prerogativa essere riconosciuta soltanto alla legge e agli altri atti compresi tra le fonti del diritto Cassazione sentenza n. 813 del 17 gennaio 2005 . Le istruzioni, ordini di servizio e direttive impartite dalle autorità amministrative centrali o gerarchicamente superiori agli enti o organi periferici o subordinati, con la funzione di indirizzare in modo uniforme l'attività di tali enti o organi inferiori sono atti meramente interni della pubblica amministrazione, che esauriscono la loro portata ed efficacia giuridica nei rapporti tra i suddetti organismi e i loro funzionari e non possono, quindi, spiegare alcun effetto giuridico nei confronti di soggetti estranei all'amministrazione, né acquistare efficacia vincolante per quest'ultima, neppure come mezzo di interpretazione di norme giuridiche, non costituendo fonte di diritti a favore di terzi, né obblighi a carico dell'amministrazione. È auspicabile per le considerazioni sopra esposte un intervento risolutivo delle sezioni unite della Corte di cassazione, che ha il compito di garantire l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione delle leggi cosiddetta nomofilachia del giudice di legittimità . * Dirigente dell'Agenzia delle Entrate