Riconoscere (e trascrivere) il matrimonio canonico non è in contrasto con la legge sul divorzio

di Alessio Sambiagio

Lo Stato italiano, attraverso il Concordato con la Santa Sede, non ha inteso recepire la disciplina canonistica del matrimonio, limitandosi, invece, a riconoscere al matrimonio contratto secondo il diritto canonico, e regolarmente trascritto, gli stessi effetti di quello celebrato davanti all'ufficiale dello stato civile, ferma restando la regolamentazione di tali effetti, anche quanto alla loro permanenza nel tempo, secondo le norme del proprio ordinamento. Ne consegue che è da escludere la configurabilità di un contrasto della legge 898/970, recante disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio, con l'articolo 34 del Concordato con la Chiesa cattolica del 1929, e, quindi, con il nuovo Concordato del 1985 è altresì da escludere un contrasto della stessa legge con i diritti di cattolico di ciascuno dei coniugi, in quanto la previsione della possibilità di porre fine agli effetti civili del matrimonio concordatario non spiega alcuna incidenza sul vincolo religioso, la cui permanenza non è affatto posta in discussione. È quanto emerge dalla sentenza 24494/06 della Cassazione, depositata il 16 novembre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. Sempre col verdetto in esame la seconda sezione civile della Suprema corte ha affermato che è manifestamente infondata, in riferimento agli articoli 2, 3, primo comma, 7, 8, primo comma, 29 e 31 Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2 della legge 898/70, nella parte in cui consente la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario . di Alessio Sambiagio* Avvocato SULLA ESCLUSIONE DEL CONTRASTO DELL'ISTITUTO DEL DIVORZIO CON LA COSTITUZIONE L'articolo 2 della legge primo dicembre 898/70, il quale, per il caso di matrimonio celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto, prevede l'estensione del nuovo regime di dissolubilità con la pronuncia di cessazione degli effetti civili conseguenti a detta trascrizione, manifestamente non si pone in contrasto con gli articoli 7 e 138 della Costituzione, in relazione agli articoli 34 secondo e quarto comma del Concordato e 5 della legge 847/29, sotto il profilo che, senza un procedimento di revisione costituzionale, violerebbe l'obbligo assunto verso la santa sede di mantenere fermi gli effetti civili del matrimonio, in relazione all'indissolubilità del vincolo religioso, atteso che lo stato italiano non ha recepito la disciplina canonistica del matrimonio, ma si e limitato a riconoscere al matrimonio, contratto secondo il diritto canonico e regolarmente trascritto, gli stessi effetti di quello celebrato davanti all'ufficiale dello stato civile, ferma restando la regolamentazione di tali effetti secondo le norme del proprio ordinamento. Cassazione, sentenza 5347/80 . L'articolo 2 della legge 898/70, il quale disciplina la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio religioso, manifestamente non si pone in contrasto con i principi di cui agli articoli 2, 3, 7, 10, 29 e 138 della Costituzione. Cassazione, sentenza 4921/78 . È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata in relazione agli articoli 138, 25, 7 della Costituzione, e 34 del Concordato dell'articolo 2 della legge 898/70, che attribuisce ai tribunali dello Stato italiano la potestà di giudicare delle cause di cessazione degli effetti civili dei matrimoni canonici cosiddetti concordatari Cassazione, sentenza 1483/76 e 835/75 . Sussiste la competenza giurisdizionale del giudice italiano a pronunziare, ai sensi dell'articolo 2 legge 898/70, la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, ed e manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma predetta in relazione agli articoli 34 del Concordato con la santa sede e 7 della Costituzione Cassazione, Sezioni unite, sentenza 1270/74 Non è fondata, in riferimento agli articoli 7 e 138 della Costituzione in relazione all'articolo 34 del Concordato con la santa sede 11 febbraio 1929 ed alla legge di esecuzione 810/1929 nonché agli articoli 5 e 17 della legge 847/1929 la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2 della legge 898/70 recante Disciplina nei casi di scioglimento di matrimonio . Corte costituzionale, sentenza 176/73 . Poiché l'articolo 2 della legge 898/70 non contraddice all'articolo 34 del Concordato, nemmeno l'articolo 10 della Costituzione risulta violato e ciò a prescindere dal fatto che i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sono specificamente regolati dall'articolo 7 della Costituzione Corte costituzionale, sentenza 169/71 .

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 26 ottobre-16 novembre 2006, n. 24494 Presidente Luccioli - Relatore San Giorgio Pm Golia - difforme - Ricorrente De Frank Svolgimento del processo 1. Con sentenza non definitiva depositata in data 16 gennaio 2002, il Tribunale di Padova dichiarò, su ricorso di Firmino Rubaltelli, la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto dallo stesso il 18 settembre 1971 con Diane Lorraine De Frank, disponendo, con separata ordinanza, la prosecuzione del giudizio. 2. La sentenza fu impugnata dalla De Frank - che deduceva i propri convincimenti religiosi sulla indissolubilItà del vincolo coniugale sulla base dei quali aveva contratto matrimonio, nonché il contrasto dell'istituto della cessazione degli effetti civili del matrimonio con la Costituzione - innanzi alla Ca di Venezia, che, con sentenza depositata in data 17 marzo 2003, rigettò il gravame, escludendo il dedotto contrasto con la Carta costituzionale, e sottolineando la genericità dei motivi di appello, in rapporto alla consolidata giurisprudenza nel senso indicato. 3. Per la cassazione di tale sentenza ricorre la signora De Frank sulla base di quattro motivi. L'intimato non si è costituito nel giudizio. Motivi dalla decisione 1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta la violazione dell'articolo 132 Cpc per la omessa o inesatta indicazione dei procuratori delle parti. Mentre nella intestazione della sentenza impugnata si legge che la signora De Frank è stata in giudizio in grado di appello col proc. dom. in Padova avv.to Giampaolo Bevilacqua e col patrocinio dell'avv.to su-indicato per mandato in ricorso 112 appello , dal mandato posto a margine del ricorso in appello emerge che l'appellante, odierna ricorrente, aveva conferito mandato all'avv.to Vittorio Vangelista, e solo a lui. Inoltre, la De Frank aveva eletto domicilio non già in Padova, ma in Venezia, presso lo studio dell'avvocato Bevilacqua, appartenente, infatti, al Foro di Venezia. La sentenza contiene anche un ulteriore errore, indicando inesattamente l'avv. Borsetto, domIciliato presso lo studio dell'avv. Lizier, come unico difensore del Rubaltelli in secondo grado, mentre questi aveva conferito il mandato ad entrambi. i denunciati errori non costituirebbero mere irregolarità formali, ma veri e propri vizi della sentenza impugnata, che ne determinerebbero la nullità, non consentendo la esatta identificazione delle parti e dei rispettivi difensori, 2. La censura non è meritevole di accoglimento. 3. Come ripetutamente affermato da questa Corte, l'omessa o inesatta indicazione nella intestazione della sentenza del nome del difensore di alcuna delle parti produce nullità della sentenza solo se riveli che il contraddittorio non si è regolarmente costituito, a norma dell'articolo 101 Cpc - ipotesi che non si è realizzata nella specie - , mentre, in caso contrario, vertendosi in una ipotesi di mero errore materiale, questa dà luogo ad una mera irregolarità, emendabile con la procedura di cui agli articolo 287 e 288 Cpc cfr., tra le altre, Cassazione, sentenze 16989/03, 6171/00, 2869/99 . 4. Con il secondo motivo, si denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su di un punto decisivo della controversia. La Corte veneta avrebbe completamente omesso ogni indicazione degli logico-giuridici sui quali aveva fondato la propria decisione, limitandosi ad escludere il dedotto contrasto dell'istituto della cessazione degli effetti civili del matrimonio con la Costituzione sulla base del solo richiamo di orientamenti già espressi dalla giurisprudenza, ritenendo un fuor d'opera la specificazione del proprio percorso argomentativo. 5. - La doglianza è inammissibile. 6. - La questione del vulnus che la disciplina del divorzio recherebbe ai principi costituzionali è questione di stretto diritto. In relazione ad essa. pertanto, non è deducibile il vizio di motivazione, denunciabile come motivo di ricorso per Cassazione ai sensi dell'articolo 360, n. 5, Cpc, esclusivamente con riguardo all'accertamento ed alla valutazione dei fatti. 7. - Con il terzo motivo, si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 1 e seguenti della legge 898/70. Avrebbe errato la Corte territoriale a non tener conto, nella valutazione della legittimità della cessazione, dichiarata dal Tribunale di Padova, degli effetti civili del matrimonio tra il Rubaltelli e la De Frank, delle argomentazioni poste a fondamento del gravame da quest'ultima, incentrate sulla indissolubilità del matrimonio concordatario da lei contratto per le sue convinzioni morali e religiose, condivise anche dal coniuge all'epoca del matrimonio. La Corte d'appello si era limitata, invece, a valutare la sola sussistenza del requisito temporale di cui all'articolo 3, n. 2, lettera b , della citata legge n 898 del 1970, senza considerare che la dichiarazione di divorzio non consegue automaticamente alla constatazione della presenza di una delle cause previste dall'articolo 3 della stessa legge. 8. Con il quarto motivo, si denuncia la violazione o falsa applicazione dell'articolo 82 Cc. La pronunzia del divorzio tra la ricorrente e il Rubaltelli sarebbe contraria alle norme del culto cattolico garantite dal Concordato concluso con la Chiesa cattolica, ed inoltre alla stessa comune volontà dei coniugi, che, al momento di contrarre il matrimonio, avevano espressamente accettato e convenuto la indissolubilità dello stesso. La decisione della Corte veneta, che non aveva tenuto conto di ciò, avrebbe violato i diritti fondamentali della personalità della ricorrente. 9. Il terzo ed il quarto motivo, da esaminare congiuntamente avuto riguardo alla connessione logica che li avvince, volti, come sono, entrambi alla censura della opzione favorevole alla possibilità di scioglimento del vincolo contratto con il matrimonio religioso celebrato con rito concordatario, sono infondati. 10. Al riguardo, premesso il rilievo della inconferenza del richiamo all'articolo i della legge 898/70, il quale si riferisce allo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, va considerato che lo Stato italiano, attraverso il Concordato con la Santa Sede, non ha inteso recepire la disciplina canonistica del matrimonio, limitandosi, invece, a riconoscere al matrimonio contratto secondo il diritto canonico, e regolarmente trascritto, gli stessi effetti di quello celebrato davanti all'ufficiale dello stato civile, ferma restando la regolamentazione di tali effetti, anche quanto alla loro permanenza nel tempo, secondo le norme del proprio ordinamento v., in tal senso, Corte costituzionale, sentenza 176/73 . Resta, con ciò, ribadito il principio del primato della legge nazionale nella regolamentazione degli effetti civili del vincolo coniugale, già affermato dalla risalente giurisprudenza di legittimità, cui ha fatto correttamente riferimento la Corte territoriale nella sentenza impugnata v., per tutte, Cassazione, sentenza 5347/80 . 10.1. Logico corollario - anch'esso ampiamente sottolineato dalla giurisprudenza di legittimità v. Cassazione, sentenze 4921/78, 1483/76, 835/75, 1270 e 1334/74 - di siffatto principio è la esclusione della configurabilità di un contrasto della legge 898/70, prodotto della scelta adottata dal Parlamento italiano di introdurre nell'ordinamento nazionale la previsione di casi di scioglimento, e di cessazione degli effetti civili del matrimonio, con l'articolo 34 del Concordato con la Chiesa cattolica del 1929 e, quindi, anche con il nuovo Concordato del 1985 . Del resto, a tale conclusione era pervenuto, già all'indomani della entrata in vigore della citata legge 898/70, lo stesso giudice delle leggi che, con le sentenze 176/73, cit., e 169/71 sulle quali si tornerà tra breve , aveva escluso che, con i Patti lateranensi, lo Stato avesse assunto alcun obbligo di non introdurre nell'ordinamento l'istituto del divorzio. 10.2. - Né nel nuovo regime di non indissolubilità del vincolo coniugale è ravvisabile il contrasto, denunciato dalla ricorrente, con i suoi diritti fondamentali di cattolica, in quanto la previsione della possibilità di porre fine agli effetti civili del matrimonio [omissis]