Accertamenti fiscali: l'onere della prova spetta all'ufficio

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco In tema di accertamento fiscale, spetta all'Ufficio fornire la prova ed esplicitare i motivi che hanno determinato la rettifica fiscale. Con queste conclusioni la sezione 14 della Commissione tributaria regionale del Lazio nella Sentenza 164/2005 depositata il 24 novembre 2005, e qui leggibile tra gli allegati, ha stabilito che l'obbligo di motivazione degli atti di accertamento, incombe sempre sull'ufficio che, in qualità di attore sostanziale, deve sempre adeguatamente esplicitare i motivi che hanno provocato la rettifica fiscale. IL FATTO Con un avviso di accertamento, l'Agenzia delle entrate di Roma 3 rettificava i valori dichiarati dal contribuente nell'atto di vendita del suo appartamento sito in Roma. Contro questo atto, rivolgendosi alla Ctp di Roma, il contribuente proponeva ricorso eccependo di aver richiesto la tassazione in base all'articolo 12 della legge 154 che prevede la tassazione in base alla rendita catastale rivalutata moltiplicata per coefficienti stabiliti, c.d. valutazione automatica . Il contribuente, tra i motivi di opposizione, eccepiva pure che l'atto era sprovvisto di adeguata motivazione in quanto, nell' accertamento non erano stati indicati né atti similari avvenuti nel triennio precedente, né si potevano rilevare altri motivi specifici riferiti al trasferimento avvenuto. La Commissione provinciale, pur rilevando che la richiesta di tassazione in base alla rendita catastale non era stata completata in quanto la parte non aveva inviato copia della richiesta di censimento all'Ute nel termine stabilito di dieci mesi ha accolto il ricorso basando la decisione sulla carenza di motivazione dell'avviso di accertamento. L'Agenzia delle entrate di Roma 3 ha appellato la sentenza dei giudici provinciali sostenendo che, l'obbligo di motivazione di un atto di accertamento, viene assolto mediante l'enunciazione del criterio astratto in base a cui è stato determinato il maggior valore. LA SENTENZA L'appello presentato dall'ufficio è stato rigettato dalla Commissione tributaria regionale del Lazio. L'articolo 51 del Dpr 131/86, cita il collegio giudicante, impone all'ufficio di esplicitare le motivazioni poste a base dell'accertamento, motivi tali da consentire una adeguata difesa dalla pretesa erariale, per cui, prosegue la commissione, l'obbligo della motivazione può ritenersi adempiuto soltanto quando l'avviso contiene elementi sufficienti sull'an e sul quantum della richiesta tributaria Cassazione, sez. I, 4129/85 . Ai citati principi l'ufficio non si è adeguato. Ne deriva che, oltre alla verificata violazione ai diritti di difesa del contribuente, neppure il giudice tributario ha potuto valutare la correttezza della procedura valutativa utilizzata nell'atto di accertamento per cui, concludono i giudici romani, l'appello dell'ufficio deve essere respinto. IL PRINCIPIO Ogni atto di accertamento deve essere adeguatamente motivato. La motivazione dell'atto consente sia una adeguata difesa del contribuente, sia una precisa valutazione della correttezza della procedura valutativa da parte del giudice tributario. In mancanza di adeguata motivazione l'atto deve essere annullato.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione quattordicesima - sentenza 18 ottobre-24 novembre 2005, n. 164 Presidente Silvestri - Relatore Martini Ricorrente Settanni Fatto Con avviso di accertamento 931V010306 17 gennaio 1996 notificato alla signora Settanni Elisabetta, l'Ufficio del Registro-Atti pubblici di Roma rettificava il valore dichiarato nell'atto di vendita registrato il 16 marzo 1993 al n. Serie IV 010306, da lire 400.000.000 a lire 510.000.000, relativamente all'appartamento sito in Roma - Via Grumo Appula n. 26, non ancora accatastato all'urbano, costituito da al PI locale garage, al Pr 2 camere ed accessori, al P1 3 camere ed accessori più giardino più garage. Ai fini dell'attribuzione della rendita catastale, per l'immobile era stata presentata denuncia di variazione all'Ute di Roma in data 2 novembre 1992. Contro il suddetto l'avviso proponeva ricorso, con atto presentato in data 14 marzo 1996 alla Commissione tributaria di primo grado di Roma, la signora Settanni, deducendo che - nell'atto stipulato presso il notaio Corsi, le parti chiedevano di avvalersi delle disposizioni contenute nell'articolo 12 del Dl 70/1988 convertito nella legge 154/88, ai fini dell'applicazione della cosiddetta valutazione automatica di cui all'articolo 52 del Dpr 131/86 - a questo scopo l'Ute avrebbe dovuto inviare, entro dieci mesi dalla data della domanda di voltura, al competente Ufficio del registro un certificato catastale attestante l'avvenuta iscrizione con attribuzione della rendita - in base a detta procedura l'Ufficio del registro avrebbe dovuto procedere tenendo conto della rendita attribuita - nel merito il valore attribuito non è assolutamente giustificabile, anche con riferimento ad atti similari di trasferimento avvenuti nel triennio precedente la vendita di cui si tratta. La Commissione adita, con sentenza 336/02 pur dando atto che in sede di stipula dell'atto di compravendita le parti avevano chiesto l'applicazione dell'articolo 12 della legge 154/88, osservava che di tale richiesta non era stata informato l'Ufficio del registro a mezzo di presentazione di copia della domanda prodotta all'Ute accoglieva tuttavia il ricorso, per carenza di motivazione nell'avviso di accertamento, in quanto generica e non indicante gli specifici immobili cui si riferisce il richiamo antecedente i tre anni. Contro tale pronuncia giudiziale ha proposto appello l'Ufficio di Roma 3 dell'Agenzia delle entrate, con atto depositato in data 24 marzo 2005, sostenendo che l'obbligo di motivazione è assolto mediante l'enunciazione del criterio astratto in base al quale è stato determinato il maggior valore contestato tanto che l'avviso di accertamento ha carattere di provocatio ad opponendum il che sarebbe sufficiente per soddisfare l'obbligo di motivazione, demandando al contribuente l'onere di contestare efficacemente l'an ed il quantum debeatur. Diritto Nel merito si rileva che l'articolo 51 del Dpr 131/96 prevede che per gli atti aventi ad oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari, l'ufficio ai fini dell'eventuale rettifica, controlla il valore dichiarato , avendo riguardo ai trasferimenti a qualsiasi titolo e alle divisioni e perizie giudiziarie, anteriori di non oltre tre anni alla data dell'atto o a quella in cui ne produce l'effetto traslativo o costitutivo, che abbiano avuto per oggetto gli stessi immobili o altri di analoghe caratteristiche e condizioni, nonché ad ogni altro elemento di valutazione, anche sulla base di indicazioni eventualmente fornite dai comuni . Tale disposizione - è evidente - impone l'esplicitazione della motivazione nell'atto di rettifica e mira a consentire la difesa del contribuente che, di fronte a motivazioni stereotipate e prive di punti di riferimento concreto, sarebbe di difficile attuazione. D'altra parte, l'obbligo di motivazione degli atti amministrativi che vanno ad incidere su posizioni soggettive dei cittadini è un principio fondamentale dell'ordinamento, al quale non possono sfuggire gli atti di accertamento tributario. In tal senso è del resto la giurisprudenza della Sc, per la quale la motivazione dell'avviso di accertamento ha la duplice finalità di rendere esplicito e manifesto l'iter logico-giuridico seguito nella formazione dell'atto e di consentire ai destinatari la cognizione e la contestazione degli eventuali errori di fatto e di diritto che lo inficiano cosicché l'obbligo della motivazione può ritenersi adempiuto soltanto quando l'avviso contiene elementi sufficienti sull'an e sul quantum della richiesta tributaria, tanto quanto basti per organizzare una valida contestazione della pretesa Cassazione, Sezione prima civile 4129/85 . A tali principi e disposizioni non sembra essersi attenuto l'Ufficio per l'accertamento di cui all'attuale giudizio infatti, fermo restando gli elementi riferiti alla consistenza, all'ubicazione e al tipo del bene trasferito elementi questi che poi sono un tutt'uno con la descrizione dell'oggetto del trasferimento , all'indicazione del valore accertato per complessive lire 510 milioni non viene fatto corrispondere alcun concreto elemento di riscontro, neppure sintetico quanto si voglia, ma che solleciti almeno la fantasia della controparte per comprendere a quali elementi ha voluto riferirsi l'ufficio. Nella motivazione, infatti, sono riportate pedissequamente le proposizioni astratte descritte nella richiamata disposizione normativa, che il contribuente ovviamente già conosceva. È facile osservare che tali indicazioni, da sole, non sono sufficienti, non solo per il contribuente, ma neppure per lo stesso giudice tributario, per valutare la correttezza della procedura valutativa. Le suesposte considerazioni inducono questa Commissione a ritenere corrette le ragioni espresse nella sentenza appellata e, conseguentemente, il ricorso in appello dell'Ufficio non può essere accolto. Sussistono valide ragioni per la compensazione delle spese. PQM La Commissione accoglie l'appello proposto dal contribuente.