L'avviso di liquidazione con cui si chiedono le spese di registrazione di una sentenza deve essere motivato

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco La mancata indicazione sull'avviso di liquidazione dei conteggi compiuti per la determinazione del debito erariale, rendono l'avviso stesso illegittimo. Con queste conclusioni, la sezione n 9 della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 153/2005 depositata il 30 settembre 2005 e qui leggibile tra gli allegati, riformando completamente la decisione di primo grado che aveva rigettato il ricorso, ha stabilito che, qualora nell'avviso di liquidazione non siano riportate le somme finali, le voci di tariffa applicate, le voci di tariffa applicate, ed in genere tutte quei dati che rendano comprensibile e riscontrabile la liquidazione erariale su cui operare i conteggi, l'atto opposto deve essere dichiarato illegittimo. LA VICENDA Il contribuente, aveva contestato un avviso di liquidazione notificato al fine di riscuotere delle imposte relative alla registrazione di una sentenza del Tribunale di Roma, atto emesso e notificato dall'Agenzia delle entrate di Roma 2. Contro l'avviso di liquidazione, con tempestivo ricorso, in considerazione della genericità dei dati in esso contenuto, il contribuente ne aveva richiesto l'annullamento . La Commissione Tributaria Provinciale di prima istanza rigettava il ricorso. Il contribuente, ritenendo che la sentenza dei primi giudici fosse lesiva del suo diritto di difesa, appellava tale decisione ribadendo, sia la genericità della richiesta, sia l'indeterminatezza delle somme e delle aliquote applicate, tutti motivi che non lo mettevano in grado di contestare l'operato dell'Ufficio finanziario l'Ufficio, sia in primo grado che nel grado di appello, si era costituito indicando di aver applicato l'imposta osservando l'applicazione della tariffa allegata al Dpr 131, ma da questi atti di costituzione in giudizio dell'Ufficio, erano emersi dei criteri contrastanti. LA SENTENZA La Commissione tributaria regionale, capovolgendo la decisione dei primi giudici ha accolto l'appello del contribuente. Volendo considerare l'avviso una provocatio ad opponendum , cita il collegio giudicante, l'Ufficio deve indicare quali siano i motivi che hanno generato la pretesa erariale le contrastanti motivazioni eccepite dall'ufficio nei due gradi di giudizio, la mancata allegazione della sentenza di cui si è richiesta l'imposta, nonchè la genericità dell'atto notificato, hanno portato i giudici tributari romani all'accoglimento dell'appello. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE La carenza di motivazione dell'avviso di liquidazione è stata certamente il motivo che ha determinato l'accoglimento dell'appello da parte dei giudici regionali. Nell'appello presentato, il contribuente ha ribadito la carenza di motivazioni dell'atto ricevuto facendo espresso riferimento alla sentenza 13810/05 emessa dalla sezione tributaria della Suprema corte di Cassazione. Tale citata sentenza, pur riguardando una carenza di motivazione dell'atto di accertamento, riguarda la carenza di motivazione dell'atto in conseguenza della omessa indicazione delle aliquote Irpef, omissione che determina la nullità assoluta dell'atto nel suo insieme. Nel caso in trattazione, a parere di chi scrive, la sentenza che meglio definisce la carenza di motivazione di un avviso di liquidazione riferibile al caso in trattazione è n 2546 depositata dalla sezione tributaria della corte di Cassazione in data 20 febbraio 2003. IL PRINCIPIO Quando nell'avviso di liquidazione non si rilevano gli elementi che hanno determinato l'imposizione fiscale, si determina una carenza di motivazione che rende l'atto nel suo insieme nullo ed improduttivo di effetti.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione nona - sentenza 23-30 settembre, n. 153 Presidente Patrizi - Relatore Rizzi Ricorrente Totero Svolgimento del processo Con avviso notificato in data 20 novembre 2002, l'Agenzia delle entrate di Roma 2 comunicava quanto spettante, a titolo di imposta di registro bollo e catastale, in relazione alla sentenza 580/00 con la quale il Tribunale di Roma aveva disposto in ordine alla comunione esistente fra i signori Totero Alberto e Giovanna. Impugnava il Totero Alberto, chiedendone l'annullamento per la genericità dei dati in esso contenuti e per la mancanza del computo analitico degli addebiti l'adita commissione tributaria provinciale di Roma, con sentenza 324.29.2004, disattendeva il ricorso. Ha impugnato tale decisione il contribuente, insistendo nelle formule richieste, denunciando la carenza di motivazione da parte dei primi giudici in ordine alla stesse, producendo copia di un articolo del Sole 24 ore - del 30 luglio 2005 notiziante la esistenza della sentenza 13810/05 della sezione tributaria di Cassazione dispositiva della nullità di un avviso di accertamento privo delle indicazioni analitiche in ordine al computo della pretesa. Si è costituita l'amministrazione, chiedendo la conferma della decisione impugnata. Il ricorso è stato assegnato a questa sezione che, accertata la ritualità delle comunicazioni ex articoli 17 del richiamato D.Lgs 546/92, lo ha trattenuto in decisione all'udienza pubblica del 23 settembre 2005. Motivi della decisione Esaminato l'avviso di liquidazione, si constata che lo stesso riporta le somme finali dei conteggi compiuti per la determinazione del debito ed è privo di ogni indicazione delle voci di tariffa applicate. Volendo considerare l'avviso una provocatio ad opponendum, sono state esaminate le controdeduzioni dell'ufficio e si constatato che nelle difese del 17 febbraio 2003 è indicata l'imposta del 3% di cui all'articolo 8 lettera b della tariffa parte prima, nelle difese del 31 maggio 2005 è indicata l'imposta proporzionale dell'1% prevista dall'articolo 8 lettera c della tariffa parte prima allegata al Dpr 131. La mancata produzione della sentenza 580/00 del Tribunale di Roma non consente una valutazione delle voci di tariffa applicabili e, pertanto, tale funzione sostitutiva non è demandata al collegio giudicante. Le contrastanti indicazioni dell'ufficio esigono l'accoglimento dell'appello. L'appello va, pertanto, accolto e va riformata la decisione della Commissione tributaria di primo grado. Ricorrono giusti motivi per dichiarare la compensazione integrale delle spese e degli onorari di causa. PQM La Commissione tributaria regionale per il Lazio, Sezione nona, definitivamente pronunciando, così provvede - accoglie l'appello del contribuente - spese compensate.