In Sicilia il sindaco può essere eletto consigliere regionale ma se il comune è grande deve scegliere

Il tribunale di Catania offre un'interpretazione comparata delle norma eleggibili i primi cittadini dei centri fino a 40mila abitanti, ma una volta eletti se il paese ne ha più di 20mila non possono ricoprire tutte e due le cariche

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Catania ha affrontato la complessa e delicata questione, involgente profili di successione temporale di leggi, nonché di coordinamento tra la legislazione statale e quella regionale, in ordine alla possibilità per chi ricopra la carica di deputato alla Regione siciliana di essere successivamente eletto sindaco di un comune della medesima regione avente popolazione superiore a 20.000 abitanti. La disciplina di riferimento è dettata dalla legge regionale 29/1951, che individua diverse ipotesi di ineleggibilità all'assemblea regionale siciliana ed espressamente sancisce che non sono eleggibili i sindaci e gli assessori di comuni con popolazione superiore a 40 mila abitanti articolo 8 comma 1numero 4, così come sostituito dall'articolo 19 della legge regionale 20/1986 nonché dalla legge regionale 7/1992, la quale, dopo aver chiarito che le norme vigenti in materia di legislazione elettorale e di ordinamento degli enti locali si applicano tenendo conto delle disposizioni di cui ai successivi articoli articolo 1 comma 3 , all'articolo 5 - la cui rubrica testualmente recita Condizioni di candidabilità, eleggibilità e compatibilità dei deputati alle elezioni alla carica di sindaco - ha disposto che Ai deputati regionali si applicano le disposizioni in materia di candidabilità, ineleggibilità e incompatibilità previste per i parlamentari nazionali . Ha ritenuto il tribunale, dopo aver svolto una, non agevole per la verità, attività di interpretazione, composizione e raccordo tra le discipline, che nell'attuale ordinamento della regione Sicilia, per effetto dell'attuale e coesistente vigenza delle due disposizioni sopra richiamate, è eleggibile a deputato regionale il sindaco di un comune con una popolazione non superiore a 40.000 abitanti, ma che il deputato regionale successivamente eletto a sindaco possa ricoprire e mantenere entrambe le cariche solo nell'ipotesi in cui il comune di cui l'interessato è stato chiamato a rivestire la carica di sindaco non abbia una popolazione superiore a 20.000 abitanti. A conforto della propria interpretazione e della perdurante vigenza nell'ordinamento dell'articolo 8 della legge regionale 29/1951, pur dopo l'emanazione della disposizione di cui all'articolo 5 della legge regionale 7/1992, ha inoltre osservato il tribunale che il Disegno di legge approvato dall'Assemblea Regionale in data 14 agosto 1993 all'articolo 2 comma 7 espressamente prevedeva che La carica di deputato regionale è incompatibile con le cariche di presidente o di assessore di provincia e di sindaco o di assessore dei comuni capoluogo di provincia siti in zone dichiarate aree metropolitane ai sensi degli articoli 19 e seguenti della legge regionale 9/1986 , mentre il comma 8 dello stesso articolo disponeva sono abrogati l'articolo 5 della legge regionale 7/1992 ed il comma 1 n. 4 dell'articolo 8 della legge regionale 29/1951 e successive modifiche . Entrambi i commi, al momento della pubblicazione della legge legge regionale 26/1993 , sono stati omessi in quanto impugnati dal Commissario dello Stato per la regione Sicilia e che la Corte costituzionale, sempre sul ricorso del Commissario dello Stato, con la sentenza 84/1994 ha dichiarato illegittima, per violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione, la legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 14 ottobre 1993 nella parte in cui sostanzialmente riproduceva le disposizioni dettate nei due commi omessi di cui sopra si è detto. Premessa la tendenziale autonomia delle figure di ineleggibilità e incompatibilità e alla relatività delle loro rispettive previsioni normative, ha stabilito quindi il decidente che il legislatore regionale, fatta in passato la scelta costituzionalmente legittima secondo la sentenza della Corte costituzionale 130/87 di prevedere l'ineleggibilità a deputati regionali di sindaci a capo di comuni con popolazione superiore a 40.0000 abitanti, al fine di scongiurare la prevedibile captatio benevolentiae collegabile all'esercizio delle funzioni di sindaco nella competizione elettorale relativa alla Assemblea regionale, abbia deciso dopo la diversa volontà manifestata con la legge approvata il 14 ottobre 1993 e l'intervento ostativo della Corte costituzionale di mantenere sinora ferma tale ineleggibilità, ritenendo che, a tutt'oggi, la partecipazione all'elezione dell'assemblea regionale di un sindaco di un comune inferiore a 40.000 abitanti non costituisca un potenziale pregiudizio alla correttezza della competizione e alla libertà di voto degli elettori. Nell'attuale sistema normativo, dunque, la rilevata incompatibilità non riguarda unicamente la fattispecie del deputato regionale successivamente divenuto sindaco di un comune superiore a 20.000 abitanti ma che analoga incompatibilità scatta anche per il soggetto che, già sindaco di un comune superiore a 20.000 abitanti, divenga successivamente eletto deputato regionale.

Tribunale di Catania - Sezione prima civile - sentenza 30 settembre 2005 Presidente Di Pietro - Estensore Motta Svolgimento del processo Con ricorso depositato in data 23 giugno 2005 XX e gli altri soggetti indicati in epigrafe, premettendo di essere elettori del comune di A. e di aver partecipato tanto alla competizione elettorale per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana svoltasi in data 24 giugno 2001 quanto a quella svoltasi in data 15 e 16 maggio 2005 per l'elezione diretta del Sindaco e per il rinnovo del Consiglio Comunale di A., esponevano che, sulla base delle risultanze di tale ultima consultazione, l'Ufficio Centrale Elettorale di A. in data 24.5.2005 aveva proclamato l'on. F.M.M. eletto alla carica di Sindaco del comune di A. che l'on. M., in quanto già deputato in carica all'Assemblea Regionale Siciliana, si trovava in evidente situazione di incompatibilità, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 4 legge 154/81 per come anche richiamata dall'articolo 13 legge regionale 19/1997 e articolo 1 16/2004 , non potendo contemporaneamente ricoprire la carica di deputato regionale e di sindaco in uno dei Comuni della Regione siciliana che invero, per tutto il territorio nazionale e anche per la Regione Sicilia, le ipotesi di incompatibilità risultano disciplinate dalla legislazione nazionale, anche in virtù - per come vistodi tutta una serie di rinvii dinamici individuabili nella legislazione regionale che già da tempo la Corte Costituzionale aveva sottolineato la necessità di una disciplina uniforme e omogenea, valida per tutto il territorio nazionale, in materia di accesso alle cariche elettive e che con la sentenza 84/1994 la stessa Corte aveva definitivamente sancito il principio secondo il quale il regime delle incompatibilità alle cariche elettive non può che essere regolamentato dalla normativa nazionale, così pervenendo alla dichiarazione di incostituzionalità della normativa regionale siciliana di cui all'articolo 2 commi 2,7 e 8 della legge regionale 14 ottobre 1993 norme integrative delle disposizioni di cui all'articolo 2 della legge regionale 16 settembre 1993 che tale intervento del Giudice delle Leggi confermava l'applicabilità al caso in esame della disposizione di cui all'articolo 4 primo comma della legge 154/81 e quindi l'incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di deputato regionale contemporaneamente ricoperte del M. che, del resto, qualunque diversa - e comunque non temuta - interpretazione della normativa vigente applicabile in materia, se difforme al principio affermato dalla Corte costituzionale in ragione di una evidente violazione degli articoli 3 e 51 Costituzione si porrebbe in contrasto con le norme costituzionali sopra richiamate e con il giudicato della stessa Corte e, quindi, suscettibile di eventuale ed ulteriore eccezione di legittimità costituzionale della norme applicate e applicabili che in tal senso, ove necessario, codesto Tribunale non potrà che delibare circa la rilevanza e non manifesta infondatezza della questione sollevando in via incidentale la questione stessa innanzi al Giudice di Costituzionalità . Tutto ciò esposto, chiedevano che il Tribunale accertasse e dichiarasse la intervenuta incompatibilità tra le cariche di Sindaco di A. e Deputato regionale all'A.R.S. dell'on. F. M. e per l'effetto dichiarasse e statuisse la decadenza dello stesso dalle cariche elettive incompatibili per legge, ulteriormente provvedendo con quanto utile e necessario ad eliminare detta illegittima incompatibilità . Con provvedimento del 27 giugno 2005 il Presidente fissava per la discussione l'udienza del 30 settembre 2005. Instauratosi il contraddittorio, F.M.M. si costituiva in giudizio con il controricorso depositato in data 21 luglio 2005, preliminarmente eccependo l'inammissibilità del ricorso per l'indeterminatezza della domanda. Al riguardo assumeva che i ricorrenti fanno genericamente riferimento alla pretesa incompatibilità tra la carica di Sindaco e quella di Deputato regionale e chiedono la decadenza da entrambi gli uffici, ma non precisano né la prospettiva dalla quale si muovono, né chiariscono o scelgono se ritengono il M. decaduto dalla carica di Sindaco o da quella di deputato regionale . Nel merito eccepiva l'infondatezza del ricorso, esponendo che la legge regionale 29/1951 non prevede alcuna causa di incompatibilità, ma espressamente prevede, all'articolo 8 comma 1 numero , che sia eleggibile all'A.R.S. il Sindaco di un comune inferiore a 40.000 abitanti che alla luce della suddetta normativa assolutamente insussistente era la incompatibilità denunciata dai ricorrenti, posto che il comune di A. notoriamente ha una popolazione inferiore a 40.000 abitanti che l'attuale e persistente vigenza nell'ordinamento siciliano di tale normativa - diffusamente applicata in Sicilia, con la consequenziale presenza di numerosi sindaci di comuni siciliani nell'Assemblea Regionale - trovava letterale conferma nella dizione di cui all'articolo 13 della legge regionale 20 giugno 1997 e ciò a maggior ragione dopo l'interpretazione autentica data alla suddetta disposizione dal legislatore regionale con la legge 6/2004 che la normativa sopra indicata e cioè quella dell'articolo 8 comma 1 n. 4 della 29/1951 era perfettamente in linea con quanto disposto in sede di legislazione elettorale statale in tema di eleggibilità a deputato nazionale, costituendo il limite dei 40.000 abitanti il pendant del limite dei 20.000 abitanti previsto dall'articolo 7 del Tu 357/61 e che, specie dopo la riforma dell'articolo 122 della Costituzione, assolutamente infondati erano i dubbi di costituzionalità avanzati dai ricorrenti . Tutto ciò esposto, il M. chiedeva che il Tribunale dichiarasse inammissibile il ricorso e comunque lo rigettasse nel merito. In ragione della natura assolutamente pretestuosa dell'azione, esperita da soggetti a vario titolo coinvolti nella vita politica del comune di A. e dolosamente volta a recare danno alla sua immagine pubblica, il M. chiedeva inoltre che il Tribunale condannasse i ricorrenti, ex articolo 96 Cpc, al risarcimento dei danni subiti, da quantificarsi nella misura di euro 72.000,00 o in quella ritenuta equa dal Tribunale. Costituitosi in giudizio con atto depositato in data 18 luglio 2005, il comune di A. in primo luogo eccepiva l'inammissibilità del ricorso per equivocità del petitum, posto che non risulta affatto chiara la domanda proposta, atteso che i ricorrenti chiedono che il Tribunale dichiari decaduto l'on. M. da entrambe le cariche . Nel merito ne eccepiva l'infondatezza, sottolineando l'assoluta estraneità al caso di specie tanto dell'articolo 4 della legge 154/81 quanto dell'articolo 13 della legge regionale 19/1997, volte a disciplinare l'ipotesi ipotesi dell'ineleggibilità a deputato regionale del soggetto che già ricopre l'ufficio di Sindaco in un comune con popolazione superiore a 40.000 abitanti e non quella oggi denunciata dai ricorrenti e cioè la presunta incompatibilità del deputato regionale M. a ricoprire la carica di Sindaco del comune di A In via subordinata e per l'ipotesi in cui l'azione esperita dai ricorrenti dovesse qualificarsi giudizio elettorale volto a conseguire la declaratoria di decadenza dell'on. M. dalla carica di deputato regionale, il comune di A. eccepiva l'inammissibilità dell'azione considerato che i certificati elettorali prodotti attestano che i ricorrenti hanno la qualità di appartenenti al corpo elettorale del comune di A. e comunque l'incompetenza per territorio dell'adito Tribunale di Catania, dovendosi ritenere competente quello di Palermo . In data 8.7.2005 si costituiva in giudizio l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania per conto dell'Assemblea Regionale Siciliana, dell'Ufficio Centrale Elettorale di A., dell'Ufficio Centrale Circoscrizionale di Catania, in persona dei rispettivi Presidenti pro tempore, eccependo l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso. All'udienza di discussione del 30.9.2005, sulle conclusioni precisate dal Pm e dalle parti, la causa veniva decisa come da separato dispositivo che veniva allegato agli atti del giudizio . Motivi della decisione Va in primo luogo disattesa l'eccezione di inammissibilità rectius nullità del ricorso in oggetto sollevata dal M. e dal comune di A. nei rispettivi controricorsi e reiterata in sede di discussione orale sul presupposto della assoluta indeterminatezza della domanda, in violazione di quanto disposto dall'articolo 163 comma 3 n. 3 Cpc. Nella parte espositiva della domanda ed in particolare nella parte relativa alla illustrazione delle sue ragioni di fatto e diritto i ricorrenti, dopo aver esposto che l'on. M., già deputato regionale dal giugno 2001, è stato eletto sindaco del comune di A. in seguito alle recente competizione elettorale del 15 e 16 maggio 2001, in modo non equivoco lamentano e denunciano la situazione di incompatibilità tra la carica di deputato regionale rivestita dal M. sin dal 2001 e la carica di sindaco del comune di A. dallo stesso di recente ricoperta. Nella parte conclusiva gli stessi ricorrenti chiedono che il Tribunale accerti e dichiari la intervenuta incompatibilità tra le due cariche e per l'effetto, in accoglimento del ricorso, dichiari e statuisca la decadenza del M. dalle cariche elettive incompatibili per legge, ulteriormente provvedendo con quanto utile e necessario ad eliminare detta illegittima incompatibilità . Ritiene questo Collegio che, proprio alla luce della lettura integrale del ricorso, sufficientemente determinato sia l'oggetto dello stesso. Il ricorso contiene infatti un'univoca e precisa richiesta al Tribunale di rimozione della sopravvenuta incompatibilità, alla quale è funzionale la richiesta di declaratoria di decadenza del M. estesa al di là della sua correttezza sotto il profilo giuridico sia alla carica di sindaco che a quella di deputato regionale. Al riguardo non è superfluo osservare che, secondo l'orientamento giurisprudenziale e dottrinale assolutamente prevalente, la sanzione di nullità dell'atto introduttivo del giudizio sancita dall'articolo 164 Cpc per l'omessa determinazione della cosa oggetto della domanda opera solo nell'ipotesi in cui risulti assolutamente incerto - anche dopo la necessaria lettura integrale dell'atto - il provvedimento giurisdizionale richiesto petitum formale e/o il bene della vita di cui si domanda il riconoscimento petitum sostanziale e che certamente non refluisce sulla validità dell'atto sotto il profilo in esame la proposizione di domande solo giuridicamente - e non logicamente - incompatibili . Va altresì aggiunto, per la valenza più volte attribuita alla questione dalla Sc, che la incomprensibilità della domanda lamentata dai convenuti nei rispettivi scritti è di fatto smentita dal tenore delle difese dagli stessi approntati ed in particolare dalla pertinenza delle argomentazioni affrontate rispetto alla questione sollevata dai ricorrenti e alle richieste dagli stessi avanzati . Le considerazioni sopra svolte in ordine al contenuto dell'atto facilmente conducono alla qualificazione della domanda - nella misura in cui la stessa è finalizzata ad ottenere anche la decadenza della carica di sindacoquale azione popolare ex articolo 70 del Tu delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, nelle forme regolata dalla disposizione di cui all'articolo 82 del Dpr 570/60 secondo quanto espressamente sancito dal III comma dello stesso articolo 70. Quanto alle perplessità manifestate dalla difesa del comune in ordine alla tempestività dell'azione de qua rispetto al termine previsto dal primo comma del sopra citato articolo 82, giova osservare che costituisce orientamento giurisprudenziale costante, formatosi già nella vigenza dell'articolo 9 bis del Dpr 570/60 oggi abrogato dall'articolo 274 del sopra citato Tu , quello a tenore del quale le azioni volte a conseguire la decadenza da cariche elettive per incompatibilità si pongono su un piano di totale autonomia rispetto alle iniziative solo eventuali dell'organo deputato al controllo e le stesse, in quanto destinate ad evitare il consolidamento di situazioni potenzialmente dannose per l'ente territoriale, possono essere proposte in ogni tempo e al di là delle deliberazioni all'uopo adottate in sede amministrativa in questi termini Cassazione civile, Sezione prima, 196/01 e 3719/93 per la validità del principio anche dopo l'abrogazione dell'articolo 9 bis sopra richiamato e nella vigenza del sopra citato articolo 70 v. Cassazione civile, Sezione prima, 15368/02 . Il ricorso, con la precisazione di cui si dirà, è fondato. Così come facilmente si desume da quanto sopra si è detto, la questione oggi in esame è la compatibilità o meno tra le due cariche attualmente ricoperte dal M. e cioè se lo stesso, eletto nel 2001 deputato all'Assemblea regionale siciliana e successivamente eletto sindaco del comune di A., possa mantenere entrambe le cariche. Alla essenzialità in fatto della questione non corrisponde una immediata e agevole soluzione giuridica, passando la stessa attraverso una complessa e non facile ricostruzione a sistema delle norme chein più tempi, sotto ottiche diverse e con finalità eterogenee - hanno disciplinato il rapporto tra le cariche di deputato regionale e sindaco . Ci si riferisce qui alla disciplina di cui alla legge regionale 29/1951 e alla normativa di cui alla legge regionale 7/1992 nonché ai successivi interventi legislativi di cui le stesse sono state oggetto. Passando all' esame delle suddette normative, va osservato che la legge regionale 29/1951 intitolata Elezione dei deputati all'Assemblea regionale siciliana individua diverse ipotesi di ineleggibilità all'assemblea regionale siciliana e, per quel che qui rileva, espressamente sancisce che non sono eleggibili i sindaci e gli assessori di comuni con popolazione superiore a 40 mila abitanti articolo 8 comma 1 numero 4, così come sostituito dall'articolo 19 della legge regionale 20/1986 . Contrariamente a quanto affermato dai ricorrenti, non può ritenersi che la suddetta causa di ineleggibilità - nel contenuto sopra indicato - abbia subito modifiche ad opera del successivo intervento legislativo costituito dalla 19/1997. L'articolo 13 della suddetta legge, infatti, nel riformulare la disciplina delle condizioni di ineleggibilità all'Assemblea regionale dettata dagli articoli 8, 9 e 10 della legge 29/1951 in termini di conformità alla legge 154/81, espressamente esclude dalla modifica la disposizione di cui al numero 4 dell'articolo 8, così come del resto recentemente chiarito dallo stesso legislatore in sede di interpretazione autentica v. legge regionale 26/2004 intitolata Norma di interpretazione autentica dell'articolo 13 della legge regionale 19/1997 . Alla luce delle suddette disposizioni normative, può dunque affermarsi che il legislatore regionale con l'emanazione delle stesse abbia inteso porre e confermare un principio chiaro in materia di eleggibilità all'assemblea regionale siciliana non può essere eletto deputato regionale e, pertanto, non può concorrere all'elezione, pena l'invalidità insanabile della stessa il sindaco di un comune superiore a 40.000 abitanti . Tale principio, ad opinione del Tribunale e per le considerazioni che più avanti si esporranno, è a tutt'oggi valido e vigente nell'ordinamento regionale . Non ritiene invece questo Tribunale che da tale principio possa farsi ancora oggi discendere, come esattamente speculare rispetto allo stesso, il principio della compatibilità tra le due cariche con l'unico limite dei 40.000 abitanti e pertanto ritenere - in primo luogo e per quanto rileva nel caso di specie - che il deputato regionale che successivamente sia eletto sindaco possa mantenere entrambe le cariche, qualora il comune che sia chiamato ad amministrare non superi i 40.000 abitanti. In passato l'assoluta corrispondenza tra le due categorie poteva agevolmente desumersi dal naturale carattere bilaterale dell'ineleggibilità Cassazione 21.7.98 n. 7123 nonché da quanto sancito dallo stesso legislatore regionale del 1951, allorché ha dettato, con riferimento all'allora vigente testo dell'articolo 8 ed evidentemente prima delle modifiche apportate alla materia dalla legge regionale 19/1997, la disposizione finale di cui all'articolo 62 l'ufficio di deputato regionale è incompatibile con gli uffici e con gli impieghi di cui ai sei numeri del I comma dell'articolo 8 . Nel vigente sistema normativo ed in funzione di una lettura razionale dei principi dallo stesso dettati, all'assoluta corrispondenza delle due categorie si oppone invece la sopravvenuta disciplina di cui alla legge regionale 7/1992 intitolata Norme per l'elezione con suffragio popolare del sindaco, nuove norme per l'elezione dei consigli comunali, per la composizione degli organi collegiali dei comuni, per il funzionamento degli organi provinciali e comunali e per l'introduzione della preferenza unica e non interessata, nella parte che qui interessa, dalle modifiche e abrogazioni dettate in materia dalla successiva legge regionale 35/1997 Nuove norme per l'elezione diretta del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Consiglio comunale e del Consiglio Provinciale . Nella suddetta normativa il legislatore regionale, dopo aver chiarito che le norme vigenti in materia di legislazione elettorale e di ordinamento degli enti locali si applicano tenendo conto delle disposizioni di cui ai successivi articoli articolo 1 comma 3 , all'articolo 5 - la cui rubrica testualmente recita Condizioni di candidabilità, eleggibilità e compatibilità dei deputati alle elezioni alla carica di sindaco - ha disposto che Ai deputati regionali si applicano le disposizioni in materia di candidabilità, ineleggibilità e incompatibilità previste per i parlamentari nazionali . Il reale ed effettivo significato della norma de qua non può che passare attraverso le seguenti considerazioni. Così come ritenuto anche dalla Sc con la sentenza 6955/98, appare subito chiaro che la suddetta disposizione, inserita in una normativa volta a regolamentare e disciplinare in maniera diversa dal passato l'elezione del sindaco nei comuni della regione, ha inteso disciplinare il rapporto tra le cariche di sindaco e deputato regionale sotto il versante dell'elezione a sindaco e quindi sotto il versante opposto a quello preso in esame dal sopra esaminato articolo 8 legge regionale 29/1951 , guardando al rapporto de quo partendo e prendendo in considerazione la posizione di chi è già deputato regionale per essere stato in precedenza eletto tale in tutta evidenza, in modo contrario a quanto lo stesso legislatore ha fatto con il sopra citato articolo 8, ove la posizione di partenza presa in considerazione era quella del sindaco . Quanto alla disciplina di tale rapporto, giova subito osservare che il legislatore regionale ha inteso operare, sotto il profilo in esame, un'equiparazione tra il deputato regionale e il deputato nazionale, non potendosi diversamente intendere il rinvio alle disposizioni in materia di candidabilità, eleggibilità e incompatibilità previste per i parlamentari nazionali . È del tutto evidente che il rinvio è assolutamente generico, ma la ratio della norma che lo contienecosì come sopra individuatapermette, ad avviso di questo Collegio, di individuarne l'esatta portata e il reale contenuto. Innanzi tutto, proprio perché la finalità della norma è quella di disciplinare l'elezione a sindaco di chi è già deputato, deve escludersi che il rinvio di cui sopra debba intendersi riferito alla legge 60/1953, posto che la suddetta legge individua e disciplina ipotesi di incompatibilità parlamentare con riferimento a nomine e cariche che nulla hanno a che vedere con l'ufficio del sindaco. La stessa finalità della norma consente, per contro, di ritenere-- così come da più parti ritenuto - che con il suddetto rinvio il legislatore abbia inteso fare riferimento alla disposizione di cui alla lettera c dell'articolo 7 del Dpr 361/57 a norma del quale non sono eleggibili alla Camera dei Deputati i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti . Così individuata la norma di riferimento, occorre adesso comprendere la ragione del richiamo alla stessa e l'effettivo significato del richiamo. Anche in questo caso, la chiave di lettura non può che essere la finalità che il legislatore del 92 con l'articolo 5 si proponeva e cioè quella di disciplinare l'eleggibilità a sindaco di chi è già deputato regionale . Proprio perché al legislatore del '92 era assolutamente estranea la finalità di disciplinare la materia di eleggibilità a deputato regionale, deve escludersi che con il richiamo alla norma de qua il legislatore abbia inteso disciplinare in modo diverso dal passato ed in particolare in modo diverso da quanto fatto con la disposizione di cui all'articolo 8 della legge 29/1951 la materia dell'eleggibilità a deputato regionale di chi è già sindaco e cioè affermare l'eleggibilità a deputati regionali solo di sindaci di comuni con una popolazione superiore a 20.000 abitanti . Non è infatti pensabile che il legislatore del 92, impegnato a regolare le nuove modalità di elezione del sindaco, abbia voluto contemporaneamente dettare un nuovo criterio in tema di eleggibilità all'Assemblea regionale siciliana. D'altro lato, il più che noto principio di stretta interpretazione delle norme in materia di limiti al diritto di elettorato passivo di per sé osta all'altra opzione interpretativa in astratto possibile e cioè quello di leggere il riferimento al sopra citato articolo 7 come la volontà del legislatore regionale di limitare l'eleggibilità a sindaco di chi è già deputato regionale alle sole ipotesi in cui il comune non superi i 20.000 abitanti. Si tratterebbe infatti di un limite grave, privo di riscontri nella legislazione statale e che certamente l'interprete non può trarre da un'inversione concettuale del disposto di cui all'articolo 7. Escluse le possibilità interpretative di cui sopra e tenuto conto della finalità della norma e del congiunto riferimento nella stessa alle ineleggibilità e incompatibilità previste per i parlamentari , deve allora ritenersi che la disposizione di cui al sopra citato articolo 7 sia stata dal legislatore richiamata solo sotto l'ottica dell'incompatibilità che consegue - per la giurisprudenza parlamentare di cui subito si dirà - all'ineleggibilità sancita dal sopra indicato articolo 7 e, pertanto, sancire che così come il deputato nazionale che sia successivamente eletto sindaco di un comune non può ricoprire entrambe le cariche se il comune ha una popolazione superiore a 20.000 abitanti, allo stesso modo non può mantenere la carica di sindaco di un comune superiore a 20.000 abitanti il soggetto che già ricopre la carica di deputato regionale. Sciogliendo la riserva sopra formulata, ci si vuole qui riferire alla prassi, ormai più che consolidata nella giurisprudenza parlamentare, della cosiddetta conversione della causa di ineleggibilità sopra esposta in incompatibilità sopravvenuta e che ormai costituisce diritto vivente nel sistema come autorevolmente sostenuto in dottrina. Già dalle prime legislature repubblicane si è infatti andata affermata la prassi secondo la quale le cause di ineleggibilità di cui al Tu, ove si verifichino dopo l'elezione, costituiscono cause di incompatibilità, che impongono all'interessato l'obbligo di opzione e non è superfluo osservare che tale prassi ha avuto ha avuto i suoi primi e più frequenti momenti di applicazione proprio con riferimento all'ipotesi del deputato nazionale successivamente divenuto sindaco di un comune con una popolazione superiore ai venti mila abitanti . Alla luce delle superiori considerazioni può pertanto ritenersi che nell'attuale ordinamento della regione Sicilia, per effetto dell'attuale e coesistente vigenza delle due disposizioni sopra richiamate, è eleggibile a deputato regionale il sindaco di un comune con una popolazione non superiore a 40.000 abitanti ma che il deputato regionale successivamente eletto a sindaco possa ricoprire e mantenere entrambe le cariche solo nell'ipotesi in cui il comune di cui l'interessato è stato chiamato a rivestire la carica di sindaco non abbia una popolazione superiore a 20.000 abitanti. Non appare superfluo aggiungere che già nei primi commenti della legge regionale 7/1992 da più parti è stata sottolineata la novità apportata al principio della compatibilità tra la carica di deputato regionale e quella di sindaco dalla suddetta legge, ritenendosi per l'appunto che per effetto della disposizione di cui all'articolo 5 le due cariche sono compatibili solo qualora il comune che il soggetto sia chiamato ad amministrare non superi i 20.000 abitanti. Ritiene questo Collegio che la ricostruzione del sistema nei termini sopra indicati sia avvalorata dalla lettura degli ulteriori interventi effettuati in materia dal legislatore regionale e non si presti a censure di illogicità se rapportata ad un'esatta individuazione delle figure di ineleggibilità e incompatibilità e in special modo della ratio che rispettivamente le sorregge. Sotto il primo profilo, è opportuno osservare che a la legge regionale 19/1997 e la successiva interpretazione autentica che ne è stata fornita confermano la volontà del legislatore di ritenere a tutt'oggi vigente l'articolo 8 della legge regionale 29/1951 pur dopo l'emanazione della disposizione di cui all'articolo 5 della legge regionale 7/1992, con ciò avvalorando nell'interprete il convincimento di un diverso ambito di operatività delle due discipline, nei termini sopra indicati per una conferma della contestuale vigenza delle due discipline e per l'applicabilità della 7/1992 ai soggetti che già rivestono la carica di deputato regionale v. Cassazione 6955/98 sopra citata b il Dl approvato dall'Assemblea Regionale in data 14 agosto 1993 ancora una volta conferma la consapevolezza nel legislatore della vigenza delle due normative e anzi la volontà dello stesso di riportare ad unità l'intera materia, nell'ambito di una più estesa possibilità di coesistenza tra le cariche di sindaco e deputato regionale. Al riguardo appare opportuno chiarire che il comma 7 dell'articolo 2 della suddetta legge espressamente prevedeva La carica di deputato regionale è incompatibile con le cariche di presidente o di assessore di provincia e di sindaco o di assessore dei comuni capoluogo di provincia siti in zone dichiarate aree metropolitane ai sensi degli articoli 19 e seguenti della legge regionale 9/1986 , mentre il comma 8 dello stesso articolo disponeva sono abrogati l'articolo 5 della legge regionale 26 agosto 92 n. 7 ed il comma 1 n. 4 dell'articolo 8 della legge regionale 29/1951 e successive modifiche . Appare del tutto evidente come le suddette disposizioni miravano all'eliminazione del concetto di ineleggibilità, per pervenire alla sola ipotesi di incompatibilità tra le due cariche di deputato regionale e sindaco nell'ipotesi di comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti. È noto che entrambi i commi, al momento della pubblicazione della legge legge regionale 26/1993 , sono stati omessi in quanto impugnati dal Commissario dello Stato per la regione Sicilia e che la Corte costituzionale, sempre sul ricorso del Commissario dello Stato, con la sentenza 84/1994 ha dichiarato illegittima, per violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione, la legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 14 ottobre 1993 nella parte in cui sostanzialmente riproduceva le disposizioni dettate nei due commi omessi di cui sopra si è detto. Ai fini che qui interessano, appare opportuno sottolineare che nel ricorso innanzi la Corte Costituzionale ricorso n. 1993/0041 il Commissario dello Stato, dopo un'elencazione puntuale delle innovazioni in tema di ineleggibilità e incompatibilità previste all'articolo 2 della Legge approvata in data 14 agosto 1993, ha preliminarmente denunciato l'intrinseca contraddittorietà delle innovazioni introdotte con le surriportate norme con le quali, da un canto, si inaspriscono le cause limitative dell'elettorato passivo sia mediante la previsione di nuove situazioni di ineleggibilità non contemplate dalla vigente normativa statale nono comma sia trasformando quelle di incompatibilità in condizioni di ineleggibilità secondo comma , mentre,dall'altro, senza alcuna convincente motivazione, si attenuano vistosamente per i deputati regionali le previdenti norme sulla compatibilità con le cariche di sindaco o di assessore comunale per poi affermare l'irragionevole ed ingiustificata inversione di tendenza operata dal legislatore regionale, che con le leggi 20 e 31/1986, nel recepire nell'ordinamento siciliano la casistica della legge 154/81, aveva dettato una norma assai rigorosa trasformando la causa di incompatibilità di cui all'articolo 4 fra la carica di consigliere regionale e sindaco in ineleggibilità, seppur limitandola ai sindaci e assessori dei comuni con più di 40.000 abitanti e che questo limite aveva successivamente ampliato estendendolo ai sindaci dei comuni con più di 20.000 abitanti con l'articolo 5 della recentissima legge regionale 7/1992 abrogato con l'ottavo comma dell'articolo 2 della legge testè approvata . Ritiene questo Collegio che proprio il sostanziale contenuto dell'impugnativa del Commissario dello Statoin tutta evidenza finalizzata a censurare il nuovo regime di incompatibilità voluto dal legislatore regionale volto ad impedire la possibilità di rivestire contemporaneamente due cariche elettive soltanto a tre soggetti ben individuati i sindaci delle città di Palermo, Catania e Messina secondo il Commissario - costituisca un ulteriore riscontro alla fondatezza delle considerazioni sopra esposte, confortando la conclusione che con l'emanazione dell'articolo 5 della Legge Regionale 7/92 il limite di compatibilità dal Commissario talvolta indicato come limite di eleggibilità tra le cariche di deputato regionale e sindaco è dato dal fatto che il comune non sia superiore a 20.000 abitanti. Quanto, poi, alla razionalità del sistema nei termini sopra elaborati, appare opportuno svolgere le seguenti considerazioni. Pur nella complessità del tema e pur in presenza di voci discordanti, già da tempo si afferma costantemente in dottrina e giurisprudenza che le cause di ineleggibilità in senso stretto - tra le quali certamente vi è da annoverare quella dell'ineleggibilità a deputato regionale o a deputato parlamentare - sono quelle costituite da posizioni personali che, in astratto, potrebbero turbare il libero convincimento degli elettori. Si tratta cioè di limiti al diritto all'elettorato passivo volti a paralizzare il rischio che talune condizioni personali quali, ad es., la carica di sindaco di un comune di certa entità per rimanere nel caso di specie possano determinare indebite influenze sulla competizione elettorale e, comunque, alterare l'autenticità o genuinità del voto mediante la captatio benevolentiae degli elettori, in potenziale pregiudizio della libertà di voto garantita dall'articolo 48 II comma Costituzione V. Corte costituzionale 539/90, ordinanza 16/1989 . Per altro verso si afferma che le cause di incompatibilità - secondo molti, non perfettamente ascrivibili alla categoria dei limiti del diritto all'elettorato passivo - muovono dalla necessità di assicurare un corretto adempimento del mandato elettorale, evitando l'accumulazione di cariche in capo al medesimo soggetto all'evidente fine di garantire quel regolare esercizio delle funzioni pubbliche voluto dall'articolo 97 comma 1 Costituzione. Quanto agli effetti, costantemente si afferma che la sussistenza di una causa di ineleggibilità - consistente nell'impossibilità giuridica a divenire soggetti passivi del rapporto elettorale - rende invalida l'elezione, ossia incide sul ius ad officium, mentre il sussistere di una causa di incompatibilità - consistente nella impossibilità giuridica di conservare una carica alla quale si è stati validamente eletti - costituisce un ostacolo alla conservazione della carica legittimamente acquisita ovvero incide sul ius in officio. Così come rilevato dalla Sc con la sentenza 7123/98, le figure normative di ineleggibilità e incompatibilità per natura attengono a concetti mutevoli, essendo di per sé ancorate a valutazioni legislative legate ad un particolare momento storico o a determinate condizioni locali di talché è ben possibile che il legislatore nazionale o regionale, nell'ampiezza dei suoi poteri, considerando mutate le condizioni storicosociali, reputi che una determinata situazione prima trattata come condizione di ineleggibilità, possa essere ridotta al rango di mera compatibilità o, addirittura, cessi di avere ogni effetto sullo stato di eleggibilità . Ritiene questo Collegio che proprio i concetti sopra esposti in ordine alla tendenziale autonomia delle figure di ineleggibilità e incompatibilità e alla relatività delle loro rispettive previsioni normative ancora una volta confermino la logicità del sistema normativo sopra ricostruito e la ragionevolezza delle scelte e valutazioni che ne stanno alla base. È infatti perfettamente comprensibile che il legislatore regionale, fatta in passato la scelta costituzionalmente legittima secondo la sentenza della Corte costituzionale 130/87 di prevedere l'ineleggibilità a deputati regionali di sindaci a capo di comuni con popolazione superiore a 40.0000 abitanti e ciò al fine di scongiurare quella captatio benevolentiae di cui sopra si è detto nella competizione elettorale relativa alla Assemblea regionale, abbia deciso dopo la diversa volontà manifestata con la legge approvata il 14 ottobre 1993 e l'intervento ostativo della Corte costituzionale di mantenere a tutt'oggi ferma tale ineleggibilità, ritenendo che a tutt'oggi la partecipazione all'elezione dell'assemblea regionale di un sindaco di un comune inferiore a 40.000 abitanti non costituisca un potenziale pregiudizio alla correttezza della competizione e alla libertà di voto degli elettori. È però altresì perfettamente comprensibile che lo stesso legislatore regionale, allorché nel 92 ha disciplinato in modo diverso dal passato l'elezione a Sindaco, nel valutare la possibilità di esercitare, contemporaneamente all'attività di deputato, un'attività altrettanto impegnativa quale è quella dell'amministrazione di un comune, abbia deciso di sancire - in funzione del principio costituzionale del buon andamento dell'amministrazione e in ragione di una valutazione delle esigenze locali del momento - la compatibilità tra le due cariche solo nelle ipotesi in cui il comune non sia superiore a 20.000 abitanti, così restringendo quel limite di compatibilità dei 40.000 abitanti che sino ad allora vigeva nel sistema come effetto riflesso e speculare della sancita ineleggibilità a deputato regionale . Scelta, questa, che a maggior ragione si giustifica se si considerano le ragioni di fondo che stanno alla base della legge regionale 7/1992 e cioè quella di attribuire ai sindaci una investitura forte , con pienezza ed effettività di poteri, al fine di superare quella delegittimazione dei governi locali che sino ad allora si accompagnava alle sempre più frequenti e sempre più mal tollerate instabilità amministrative. Ritiene questo Collegio che proprio dalla rivisitazione e dalla rivalutazione della figura del sindaco, al di là delle sue specifiche competenze ed attribuzioni, muova una consapevole valutazione in sede normativa del carattere impegnativo e oneroso del relativo ufficio e che proprio tale valutazione abbia spinto il legislatore - al fine di salvaguardare il buon andamento dell'amministrazione comunale - a limitare la compatibilità di tale ufficio con la carica di deputato regionale solo con riferimento ai piccoli comuni, quali sono quelli inferiori a 20.000 abitanti. Per ragioni di completezza e di maggiore chiarezza espositiva, sottolinea questo Collegio chenell'attuale sistema normativola rilevata incompatibilità non riguarda unicamente la fattispecie del deputato regionale successivamente divenuto sindaco di un comune superiore a 20.000 abitanti ma che analoga incompatibilità scatta anche per il soggetto che, già sindaco di un comune superiore a 20.000 abitanti, divenga successivamente eletto deputato regionale. Se, infatti, la normativa più volte sopra citata in tema di eleggibilità a deputato regionale consente anche al sindaco di un comune inferiore a 40.000 abitanti e, quindi, ovviamente anche al sindaco di un comune superiore a 20.000 abitanti di concorrere all'elezione all'assemblea regionale, è altresì vero che la normativa sopra citata in tema di compatibilità non consente al sindaco che venga eletto deputato regionale di mantenere le due cariche qualora il comune di cui è già sindaco sia superiore a 20.000 abitanti. È intuitivo che una diversa conclusione presterebbe il fianco a facili censure di irrazionalità e irragionevolezza del sistema, specie sotto il profilo un'ingiustificata diversità di trattamento di situazioni soggettive identiche e di una non omogenea valutazione di ragioni sostanzialmente analoghe. Alla luce delle superiori considerazioni e tenuto conto che è agli atti pacifico che il comune di A. ha una popolazione di circa 34.000 abitanti v. produzione documentale offerta dal ricorrente e quanto concordemente affermato da tutte le parti all'udienza di discussione , deve affermarsi che vi è incompatibilità tra la carica di sindaco attualmente rivestita dal M. e la carica di deputato regionale dallo stesso già da tempo ricoperta. A tale accertata incompatibilità non può seguire una declaratoria di decadenza del M. da entrambe le cariche, così come richiesto dai ricorrenti, ma la decadenza dello stesso dalla carica che, sopravvenendo alla carica precedente, ha determinato l'incompatibilità e cioè quella di sindaco. Ritiene questo Collegio che tale conclusione, già coerente al sistema sanzionatorio predisposto dall'ordinamento generale in materia di incompatibilità- così come riconosciuto dalla stessa difesa del comune in seno al controricorsotrovi oggi una sua piena conferma nella disciplina dettata dal Tu delle Leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali D.Lgs 267/00 in tema di incompatibilità relative alla cariche elettive degli enti locali e di rimozione delle stesse. Ed invero, ai sensi dell'articolo 68 comma 2 del suddetto testo unico le cause di incompatibilità, sia che esistano al momento dell'elezione sia che sopravvengano ad essa, importano la decadenza delle suddette cariche e tale decadenza il Tribunale deve dichiarare se - accertata l'incompatibilità- ritiene fondata l'azione popolare a tal fine proposta ex articolo 70 stesso Tu Appare opportuno aggiungere che l'articolo 69 della stesso Tu prevede la possibilità per l'amministratore locale di eliminare la causa di incompatibilità, espressamente prevedendo la facoltà per lo stesso di rimuovere la causa di incompatibilità entro un termine di 10 giorni che decorre, nell'ipotesi di contestazione della suddetta causa di incompatibilità da parte del consiglio, dalla contestazione stessa e, nell'ipotesi in cui venga proposta azione di accertamento in sede giurisdizionale ai sensi dell'articolo 70 dalla data di notificazione del ricorso. Osserva questo Collegio come la previsione normativa di tale ultimo termine costituisca una chiara ed univoca attuazione del principio enunciato dalla Corte costituzionale con la sentenza 160/97 allorché ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'allora vigente articolo 9bis del Dpr 570/60 nella parte in cui, a fronte di un'azione popolare non preceduta da una contestazione amministrativa, non permetteva all'eletto di rimuovere la causa di incompatibilità entro un congruo termine dalla notificazione dell'atto introduttivo del giudizio elettorale . Alla luce del suddetto principio e tenuto conto dell'avvertimento della Corte per cui il congruo termine non poteva che essere ragionevolmente breve sul punto cfr Cassazione civ. 4533/99 , il legislatore già nel 1999 aveva fissato il termine de quo nel termine di giorni 10 dalla data di instaurazione del giudizio elettorale, così ritenendo congruo il termine di 10 giorni già previsto in sede amministrativa v. quanto disposto dal comma 5 dell'articolo 7 della legge 154/81 per effetto dell'articolo 20 della legge 265/99 . La disposizione di cui al sopra citato articolo 69 altro non è che la reiterazione del suddetto principio normativo, in piena aderenza ai dettami della Corte costituzionale. Ad avviso del Collegio, il sopra descritto sistema di rimozione della causa di incompatibilità di per sé esclude la possibilità - all'interno del presente giudizio - di quell'ordine giudiziale di opzione fra le cariche incompatibili cui il difensore del M. ha fatto riferimento in sede di discussione orale e che lo stesso difensore ha indicato come pregiudiziale rispetto ad un'eventuale declaratoria di decadenza. Declaratoria, questa, che invece si impone, essendo pacifico agli atti che il M. non ha rimosso la sopra accertata incompatibilità nel termine dei dieci giorni di cui si è detto. La complessità della questione pienamente giustifica una compensazione integrale tra le parti delle spese processuali. PQM Il Tribunale definitivamente pronunciando nella causa iscritta al n. XX R.G., in accoglimento del proposto ricorso, dichiara la decadenza di M.F.M. dalla carica di sindaco del comune di A. per incompatibilità compensa tra le parti le spese processuali. 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