Porti, le concessioni demaniali spettano alle Regioni

Accolti i ricorsi di Toscana e Campania contro il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Non spetta allo Stato e quindi al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti attribuire alle autorità marittime statali la competenza relativa al rilascio di concessioni demaniali nell'ambito del porto di Viareggio e di quelli turistici in Campania. Così la Corte costituzionale rispettivamente con le sentenze 89 e 90 del 2006 depositate il 9 marzo, redatte entrambe da Quaranta e qui leggibili nei documenti correlati ha accolto i ricorsi della Toscana e della Campania. A sollevare il conflitto di attribuzione erano state le Regioni Toscana e Campania che lamentavano una lesioni delle attribuzioni territoriali di cui agli articoli 117 e 118 della nostra Carta fondamentale. Del resto, quanto alla Toscana il dicastero aveva stabilito che per il porto di Viareggio l'amministrazione marittima statale si considerava nuovamente competente per le concessioni sui beni del demanio marittimo portuale. La Campania lamentava, invece, che il ministero aveva ricompreso nella competenza amministrativa del comando generale del corpo delle capitanerie di Napoli tutti gli adempimenti relativi al rilascio delle concessioni demaniali per i porti turistici della Campania. La Consulta nell'accogliere entrambi i ricorsi ha sostenuto che il ministero delle Infrastrutture non ha tenuto conto del nuovo riparto delle funzioni legislative e amministrative delinaeto dalla riforma del Titolo V della Costituzione. Per cui spetta agli enti territoriali dettare le regole per il rilascio delle concessioni demaniali. cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 6-10 marzo 2006, n. 89 Presidente Marini - Relatore Quaranta Ritenuto in fatto 1. Con ricorso notificato il 31 marzo 2003 e depositato presso la cancelleria della Corte il successivo 8 aprile, la Regione Toscana ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione ai seguenti atti note del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Capitaneria di porto di Viareggio, in data 12 e 26 febbraio 2003 note del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 31 gennaio e 4 febbraio 2003. La Regione, altresì, ha elevato conflitto nei confronti del Consiglio di Stato, in ordine al parere reso dalla seconda sezione consultiva in data 15 maggio 2002, n. 767, per quanto possa occorrere . Premette la ricorrente che il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, richiamando le argomentazioni del suddetto parere del Consiglio di Stato, ha ritenuto di riassumere in capo allo Stato le competenze in materia di concessioni sui beni del demanio marittimo portuale, con specifico riguardo al porto di Viareggio, in quanto contemplato nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995. 2. Con la nota in data 12 febbraio 2003 il Ministero comunicava alla Regione Toscana che la Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna aveva invitato gli uffici periferici a voler considerare ascritti alla propria competenza i porti iscritti nel Dpcm 21 dicembre 1995 , tra i quali risultava inserito il porto di Viareggio. 2.1. La Direzione in questione, infatti, con le note del 31 gennaio e del 4 febbraio 2003 - nell'esaminare la questione della valenza dell'intervenuta modifica dell'articolo 105 del D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 59/1997 , ai fini del riparto di funzioni tra Stato, Regioni ed enti locali - richiamava il parere 767/02 del Consiglio di Stato e affermava che, nelle more dell'adozione della classificazione dei porti ai sensi dell'articolo 4 della legge 84/1994 Riordino della legislazione in materia portuale , doveva farsi riferimento al Dpcm 21 dicembre 1995, con la conseguenza di ritenere i porti nello stesso indicati esclusi dal conferimento delle funzioni amministrative alle Regioni. 2.2. Infine, con la nota del 26 febbraio 2003, il Ministero richiamava i precedenti atti e, riaffermando la competenza statale in ordine ai porti iscritti nel Dpcm 21 dicembre 1995, dichiarava di rimanere in attesa di concordare le modalità per l'acquisizione della documentazione occorrente per l'esercizio delle relative funzioni. 3. Tanto premesso, la ricorrente deduce che gli atti impugnati sono lesivi delle attribuzioni regionali delineate dagli articoli 117 e 118, anche in relazione all'articolo 5 , della Costituzione, venendo in rilievo materie di competenza legislativa concorrente governo del territorio, porti e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e di navigazione, turismo ed industria alberghiera, lavori pubblici chiede, pertanto, che la Corte dichiari che non spetta allo Stato assumere competenze in materia di concessioni sui beni del demanio marittimo portuale in ordine al porto di Viareggio, con il conseguente annullamento dei suddetti atti. 3.1. La Regione sottolinea che il Dpcm 21 dicembre 1995, emanato in attuazione dell'articolo 59, comma 2, del Dpr 616/77 Attuazione della delega di cui all'articolo 1 della legge 382/75 , costituisce l'atto con cui sono state individuate le aree demaniali escluse dalla delega di funzioni amministrative conferita alle Regioni dal primo comma del suddetto articolo 59. Tale ultima disposizione presentava, comunque, un'estensione minore rispetto all'articolo 105 del D.Lgs 112/98, in quanto il trasferimento delle funzioni era limitato alle sole ipotesi di utilizzazione del demanio marittimo, lacuale e fluviale, per finalità turistiche e ricreative. Da ciò la Regione Toscana deduce che gli atti impugnati si inseriscono in un sistema che non corrisponde all'attuale assetto legislativo, caratterizzato da un più articolato trasferimento delle funzioni amministrative, in materia, dallo Stato alle Regioni. 3.2. Il riparto delle competenze risultante dagli atti impugnati, infatti, non sarebbe conforme ai criteri della delega conferita al Governo dall'articolo 1 della legge 59/1997 Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pa e per la semplificazione amministrativa , che indica quale unico limite espresso alla competenza regionale l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica. Analogamente l'articolo 105, comma 2, lettera l , del D.Lgs 112/98 esclude dal conferimento i porti finalizzati alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato. Pertanto ogni altra previsione dell'articolo 105 ed, in particolare, il riferimento alle aree di interesse nazionale, deve, dunque, essere interpretata in coerenza con tali previsioni, oltre che con il riparto di competenza Stato-Regioni quale desumibile dall'attuale ordinamento vigente . 3.3. Dall'analisi del quadro normativo vigente, la Regione deduce che il demanio marittimo portuale, prima identificato con riferimento all'appartenenza dei beni, attualmente è individuato con riferimento alla natura delle funzioni esercitate, le quali restano attribuite allo Stato solo se connesse ad usi specifici di rilevanza nazionale sicurezza della navigazione interna ed approvvigionamento energetico , mentre tutte le restanti funzioni sono attribuite alle Regioni, in applicazione del principio della sussidiarietà dell'azione degli enti centrali rispetto alle articolazioni periferiche. Rileva, altresì, che la recente modifica dell'articolo 105 del D.Lgs 112/98, intervenuta ad opera dell'articolo 9 della legge 88/2001 Nuove disposizioni in materia di investimenti nelle imprese marittime , ha comportato che, dal 1 gennaio 2002, nei porti di rilevanza economica regionale ed interregionale le competenze in materia di amministrazione del demanio marittimo spettino alle Regioni, salvo che sussistano ragioni di tutela della sicurezza della navigazione interna, e con l'eccezione del settore dell'approvvigionamento d'energia, per il quale, stante la rilevanza di carattere nazionale, lo Stato mantiene le proprie competenze, che continueranno a far capo all'amministrazione marittima. Gli atti impugnati, invece, forzando la portata del richiamo al Dpcm 21 dicembre 1995 , hanno confermato l'individuazione delle aree escluse, operata dal preesistente atto governativo. 3.4. La Regione trae ulteriori argomenti a sostegno del sollevato conflitto di attribuzione dal combinato disposto dell'articolo 105 del D.Lgs 112/98, come da ultimo modificato, e dell'articolo 4, comma 2, della legge 84/1994. Ad avviso della ricorrente, infatti, non può ritenersi che il più ampio conferimento di funzioni effettuato dal nuovo testo dell'articolo 105 sia condizionato dall'emanazione del decreto ministeriale di classificazione dei porti di cui alla legge 84/1994. Il ritardo dell'amministrazione statale, quindi, non può tradursi in un effetto sospensivo dell'efficacia di una disposizione di legge ed impedire, di conseguenza, all'amministrazione regionale l'esercizio di poteri che, in base a quella stessa disposizione, le sono riconosciuti. La mancata emanazione del suddetto decreto sarebbe, invece, indice della mancanza di volontà di attrarre altri porti, che non siano quelli riservati per legge allo Stato, nell'ambito delle sue funzioni. 3.5. La Regione sottolinea, inoltre, come le censure formulate sono ancora più fondate avendo riguardo al riparto delle attribuzioni tra lo Stato e le Regioni come risultante dal nuovo assetto sancito dalla legge costituzionale 3/2001 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione , e che nella materia de qua è già intervenuta la legge della Regione Toscana 88/1998 Attribuzione agli Enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell'ambiente, tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilità e trasporti conferite alla Regione dal D.Lgs 112/98 . 3.5.1. A seguito della recente riforma degli articoli 117 e 118 della Costituzione, infatti, il settore dei porti civili è stato demandato alla potestà legislativa concorrente delle Regioni, senza distinguere tra aree portuali aventi rilevanza economica regionale, ovvero nazionale o internazionale nelle materie di competenza concorrente regionale spetta alla Regione allocare le funzioni amministrative, in capo agli enti locali, sicché gli atti impugnati priverebbero la Regione stessa della potestà di disciplinare in via legislativa le modalità di esercizio delle relative funzioni amministrative e di allocarle in capo agli enti locali . 3.6. In ordine al parere 767/02 reso dalla seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato, la Regione rileva come l'interpretazione di esso offerta dal Ministero - nel senso che si devono considerare, a tutt'oggi, ascritti alla competenza statale tutti i porti menzionati nel Dpcm 21 dicembre 1995, tra i quali risulta inserito il porto di Viareggio - non possa essere condivisa. 4. Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto che il ricorso proposto dalla Regione Toscana venga dichiarato inammissibile, improponibile e comunque infondato. 5. Ha spiegato intervento nel giudizio, con comparsa depositata presso la cancelleria di questa Corte il 3 gennaio 2006, la società Porto Turistico Domiziano, concessionaria di uno specchio d'acqua nel porto di Porto Santo Stefano, destinato ad ormeggio grazie a pontili mobili. La società ha dedotto l'inammissibilità e comunque l'infondatezza del conflitto sollevato dalla Regione Toscana. 6. L'Avvocatura dello Stato, in prossimità dell'udienza, ha depositato memoria, con la quale ha ribadito le conclusioni già rassegnate alla Corte. 6.1. La difesa dello Stato richiama, in particolare, il parere del Consiglio di Stato 767/02, in cui ritiene si affermi la permanente valenza del Dpcm 21 dicembre 1995 come strumento per individuare non solo le aree, ma anche i porti di prevalente interesse nazionale. In proposito la difesa erariale evidenzia come, anche se nel richiamato parere non sono forniti elementi per stabilire la prevalenza tra il Dpcm del 1995 e l'asserita competenza regionale in materia di porti turistici, elementi chiarificatori si possano desumere dalla sentenza della Corte costituzionale 511/02. 6.2. L'Avvocatura dello Stato fa riferimento, altresì, al parere n. 2194, reso in data 16 ottobre 2002 dalla seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato, avente ad oggetto riparto delle competenze in materia di concessioni di beni del demanio marittimo e zone marine ricadenti all'interno di aree marittime protette , con il quale sarebbe stata affermata la sussistente competenza dello Stato in merito. 6.3. Rileva, infine, come la competenza dello Stato, in ordine alla classificazione dei porti, si rinviene nell'articolo 104, comma 1, lettera s , del D.Lgs 112/98, la cui valenza appare confermata in ragione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale con la pronuncia n. 282 del 2002, laddove si specifica che, nella fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema di riparto delle competenze, anche ove si verta in tema di legislazione regionale concorrente, quest'ultima dovrà svolgersi nel rispetto dei principi fondamentali, comunque risultanti dalla legislazione statale già in vigore. 7. Anche la Regione Toscana ha depositato memoria, con la quale ha ribadito le difese svolte nel ricorso e ha chiesto che venga dichiarato inammissibile l'intervento spiegato della società Porto Turistico Domiziano. Considerato in diritto 1. Con il ricorso indicato in epigrafe, la Regione Toscana ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, impugnando i seguenti atti note del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Capitaneria di porto di Viareggio, in data 12 e 26 febbraio 2003, note dello stesso Ministero, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 31 gennaio e 4 febbraio 2003 - con le quali, in relazione al porto di Viareggio, l'amministrazione marittima statale si considerava nuovamente competente nella materia delle concessioni sui beni del demanio marittimo portuale - nonché, per quanto possa occorrere , il parere della seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato, 767/02. 2. La ricorrente ha dedotto che i suddetti atti sarebbero lesivi delle attribuzioni regionali di cui agli articoli 117 e 118, anche in relazione all'articolo 5 , della Costituzione. Tali atti, nella prospettiva della difesa regionale, si porrebbero, altresì, in contrasto con il riparto delle competenze amministrative delineato dall'articolo 105 del D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 59/1997 , come modificato dall'articolo 9 della legge 88/2001 Nuove disposizioni in materia di investimenti nelle imprese marittime . Tali violazioni sarebbero, secondo la Regione, ancora più accentuate avendo riguardo alle vigenti disposizioni costituzionali, e tenuto conto che ove, come prospettato dagli atti impugnati, tutti i porti dovessero ritornare sotto l'influenza statale, la Regione verrebbe privata della potestà di disciplinare in via legislativa le modalità di esercizio delle relative funzioni amministrative e di allocarle in capo ad enti locali . 3.- Oggetto del contendere, dunque, è la delimitazione dell'ambito delle competenze, statali e regionali, in riferimento alle procedure amministrative per il rilascio di concessioni demaniali marittime nell'ambito del porto di Viareggio, il quale, come è pacifico tra le parti, non è finalizzato alla difesa militare o alla sicurezza dello Stato, né è sede di Autorità portuale, ma, ad avviso della ricorrente, costituisce porto destinato precipuamente al commercio ai sensi degli articoli 1 e 2 categoria II, classe III del Rd 3095/1885, recante Tu della legge 2518/1884, con le disposizioni del titolo IV, porti, spiagge e fari della preesistente legge 20 marzo 1865, sui lavori pubblici . 4. Nel giudizio è intervenuta la società Porto Turistico Domiziano eccependo, in primo luogo, l'inammissibilità del ricorso proposto dalla Regione Toscana, e concludendo nel merito per il rigetto del ricorso stesso. Tale intervento, a prescindere dalla sua tardività, deve essere dichiarato inammissibile. La giurisprudenza di questa Corte è costante nel ritenere che nel giudizio per conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni non possono intervenire soggetti diversi da quelli legittimati a promuovere il conflitto o a resistervi, salvo che gli atti impugnati siano oggetto di un giudizio comune in cui l'interventore sia parte e la pronuncia della Corte sia suscettibile di condizionare la stessa possibilità che il giudizio comune abbia luogo sentenze 386/05 76/2001 . Non ricorrendo la circostanza da ultimo indicata, l'orientamento che esclude la legittimazione ad intervenire in giudizio dei predetti soggetti, nei limiti in cui è inteso a salvaguardare il tono costituzionale dei conflitti affidati al giudizio della Corte, deve essere tenuto fermo. 5. In via preliminare, è opportuno puntualizzare che le note ministeriali impugnate contengono una chiara manifestazione di volontà dello Stato di riaffermare la propria competenza nel settore in esame e di negare quella regionale pertanto, al presente giudizio va riconosciuto tono costituzionale, in quanto involge questioni afferenti al riparto delle attribuzioni tra Stato e Regioni, quale risulta dal nuovo Titolo V della Parte seconda della Costituzione. 6. Ancora, in via preliminare, è necessario delineare i tratti essenziali della disciplina di settore rilevante per la risoluzione del conflitto de quo. 6.1. Al riguardo, occorre partire dalla considerazione che la Costituzione, nell'originario testo dell'articolo 117, non dettava alcuna norma attinente al regime dei porti e delle aree portuali. Conteneva, invece, una disposizione articolo 117, comma 1, Costituzione che attribuiva alle Regioni la competenza legislativa in materia di turismo ed industria alberghiera , che doveva essere esercitata nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato. 6.2. Una prima classificazione dei porti si rinveniva, in origine, nel Rd 3095/1885, il cui articolo 1 suddivideva i porti in due categorie alla prima appartenevano i porti e le spiagge che interessavano la sicurezza della navigazione generale e servivano unicamente o precipuamente a rifugio, o alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato nella seconda erano inseriti i porti e gli approdi - suddivisi in quattro classi - che servivano precipuamente al commercio. 6.3. Il primo intervento legislativo, rilevante sul piano dell'attribuzione delle funzioni amministrative statali alle Regioni in materia di demanio marittimo , anche con riguardo all'ambito portuale, si è avuto con l'emanazione dell'articolo 59 del Dpr 616/77 Attuazione della delega di cui all'articolo 1 della legge 382/75 , il quale ha specificamente delegato alle Regioni le funzioni sul litorale marittimo, sulle aree demaniali immediatamente prospicienti, sulle aree del demanio lacuale e fluviale, quando la utilizzazione prevista abbia finalità turistiche e ricreative , con la precisazione della non applicazione di detta delega ai porti e alle aree di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato e alle esigenze della navigazione marittima . Per la identificazione delle predette aree, il citato articolo 59 rinviava poi ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi sentite le Regioni interessate . Già, dunque, in questa fase, la legislazione statale ha previsto un coinvolgimento delle Regioni nella materia dei porti . 6.4. In attuazione di quanto stabilito dal richiamato articolo 59, comma 2, è stato emanato il Dpcm 21 dicembre 1995, con il quale sono state identificate le aree demaniali marittime escluse dal conferimento delle funzioni amministrative alle Regioni in quanto riconosciute di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato e alle esigenze della navigazione marittima . 6.5. Un'organica disciplina dell'ordinamento e delle attività portuali è stata introdotta dalla legge 84/1994 Riordino della legislazione in materia portuale , la quale ha anche previsto, in quanto incompatibili con le proprie disposizioni, l'abrogazione delle norme del Rd 3095/1885. Tale legge ha operato, tra l'altro, all'articolo 4, una riclassificazione dei porti, distinguendoli in due categorie la prima categoria I , comprendente porti o specifiche aree portuali, finalizzati alla difesa militare e alla sicurezza dello Stato la seconda, porti o specifiche aree portuali di rilevanza economica internazionale categoria II, classe I , di rilevanza economica nazionale categoria II, classe II , e, infine, di rilevanza economica regionale e interregionale categoria II, classe III . Il concreto inserimento nell'una o nell'altra categoria essendosi stabilito solo che i porti sede di autorità portuale abbiano comunque carattere internazionale o nazionale è stato demandato a decreti che avrebbero dovuti essere adottati, rispettivamente, dal ministro della Difesa e dal ministro dei Trasporti e della navigazione e che, in realtà, non sono stati mai emanati. 6.6. Proseguendo nella ricostruzione del quadro normativo rilevante, un ulteriore e ampio trasferimento di funzioni amministrative alle Regioni, in materia di concessioni di beni del demanio marittimo, anche qualora collocati in ambito portuale, si è avuto con il D.Lgs 112/98. L'articolo 105, comma 2, lettera l , del suddetto D.Lgs, nel testo originario, stabiliva che venissero conferite alle Regioni le funzioni relative al rilascio di concessioni di beni del demanio della navigazione interna, del demanio marittimo e di zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di fonti di energia precisandosi, altresì, che tale conferimento non opera nei porti e nelle aree di interesse nazionale individuate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 1995 . L'articolo 9 della legge 88/2001 ha, poi, modificato l'ultima parte del richiamato articolo 105, comma 2, lettera l , stabilendo che il conferimento delle funzioni amministrative alle Regioni non opera nei porti finalizzati alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato, nei porti di rilevanza economica internazionale e nazionale, nonché nelle aree di preminente interesse nazionale individuate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995 . E la norma prosegue disponendo che nei porti di rilevanza economica regionale ed interregionale il conferimento decorre dal 1 gennaio 2002 . 6.7. È, infine, intervenuta la modifica del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, la quale ha previsto, da un lato, l'attribuzione alle Regioni della competenza legislativa concorrente in materia di porti e aeroporti civili grandi reti di trasporto e di navigazione articolo 117, comma 3, della Costituzione sentenza 378/05 dall'altro, ha attribuito la generalità delle funzioni amministrative ai Comuni, salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, le stesse siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza articolo 118, comma 1, della Costituzione . 7. Così ricostruito il quadro normativo di riferimento, quale si è sviluppato nel corso del tempo, occorre stabilire se possa ritenersi assistita da fondamento la doglianza avanzata dalla Regione Toscana, che ha lamentato il vulnus alle proprie attribuzioni, nella materia de qua, operato dagli atti impugnati. 8. Al riguardo, deve essere precisato che l'esame, cui è chiamata questa Corte, non deve essere effettuato con riferimento alla normativa ed agli atti amministrativi adottati prima della riforma del Titolo V. Sicché non assumono rilevanza, in questa sede, né le questioni attinenti alla eventuale illegittimità costituzionale della normativa statale precedente alla predetta riforma, né, tanto meno, le questioni attinenti alla legittimità degli atti adottati prima della riforma stessa, e segnatamente del Dpcm 21 dicembre 1995. 8.1. Chiarito ciò, è bene ulteriormente puntualizzare che il presente conflitto di attribuzione deve essere risolto, secondo il costante orientamento di questa Corte v., tra le altre, sentenze 324/05, 364, 302 e 13/2003 , sulla base dei parametri costituzionali vigenti al momento dell'adozione degli atti in ordine ai quali è stato proposto il ricorso, e dunque, avendo riguardo alle norme costituzionali successive alla modifica del Titolo V. 9. Sempre in via preliminare, si deve rilevare come oggetto del conflitto sono esclusivamente le note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. E, infatti, solo in ordine alla nota del 12 febbraio 2003 - e quindi, si deve ritenere, in ordine alle note da quest'ultima richiamate 31 gennaio e 4 febbraio 2003 , nonché a quella strettamente connessa e consequenziale 26 febbraio 2003 - è stata autorizzata dalla Giunta regionale, con delibera del 24 marzo 2003, la proposizione del presente conflitto di attribuzione. Esula, pertanto, dall'oggetto del giudizio l'impugnazione del parere del Consiglio di Stato 767/02, non richiamato dalla citata delibera comunque, alla luce del suo contenuto, il detto parere non è idoneo a recare alcun vulnus alla rivendicata competenza della Regione ricorrente. 10. Tanto premesso, si può passare all'esame, nel merito, delle specifiche questioni proposte. 11. Il ricorso è fondato. 12. Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, con gli atti impugnati, pur in presenza del predetto nuovo riparto di attribuzioni di competenze, delineato dalla riforma del Titolo V della Costituzione, ha inteso attrarre nuovamente nella competenza statale il porto di Viareggio, solo perché questo risulta inserito nel Dpcm 21 dicembre 1995. L'amministrazione statale, con gli indicati atti, ha ritenuto di poter trarre argomenti dal parere del Consiglio di Stato 767/02, per operare una vera e propria riappropriazione di competenza su tutti i porti e le aree portuali di cui al citato Dpcm Ciò si rivela palese dalla lettura della nota ministeriale, in data 31 gennaio 2003, diretta al Comune di Viareggio, con la quale si afferma testualmente che questa Amministrazione e per essa la Capitaneria di porto di Viareggio deve considerarsi nuovamente competente in materia , quasi che, per effetto del citato parere, fosse venuta a determinarsi una situazione nuova caratterizzata dalla espansione della competenza statale su porti precedentemente rientranti nella competenza legislativa della Regione e in quella amministrativa del Comune. Ciò, malgrado il fatto che la legge della Regione Toscana 1 dicembre 1998, n. 88 Attribuzione agli Enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell'ambiente, tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilità e trasporti conferite alla Regione dal D.Lgs 112/98 , all'articolo 27, comma 3, avesse disposto che sono attribuite ai Comuni le funzioni concernenti le concessioni di beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale, nonché del demanio lacuale e fluviale funzioni, dunque, già concretamente esercitate dal Comune di Viareggio alla data della riappropriazione , da parte dello Stato, della relativa competenza amministrativa, effettuata con gli atti oggetto del conflitto proposto dalla Regione ricorrente. 12.1. È opportuno, in ogni caso, precisare che le conclusioni cui è pervenuta l'amministrazione statale non sono suffragate dal parere del Consiglio di Stato 767/02. Infatti, l'organo consultivo, al quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti aveva chiesto parere sull'interpretazione da dare alla disposizione contenuta nell'articolo 105, comma 2, del D.Lgs 112/98 nel testo modificato dall'articolo 9 della legge 88/2001 , si è limitato a precisare, da un lato, che il termine del 1 gennaio 2002 di decorrenza per il conferimento alle Regioni delle funzioni relative ai porti di rilevanza economica regionale ed interregionale non può essere considerato meramente ordinatorio, e, dall'altro, che la individuazione dei porti turistici di sicura competenza regionale può essere effettuata prescindendo da ogni attività di classificazione o catalogazione dei porti. Questo essendo il contenuto sostanziale della pronuncia consultiva, risulta confermata l'arbitrarietà della conclusione cui è pervenuta l'amministrazione statale quanto alla riappropriazione , da parte dello Stato, in ordine a tale tipologia di porti solo perché indicati nel Dpcm 21 dicembre 1995. 12.2. Sotto quest'ultimo profilo, d'altronde, questa Corte ha già avuto modo di chiarire sentenza 322/00 che il richiamo effettuato nell'articolo 105 del D.Lgs 112/98 al predetto Dpcm non comporta, affatto, il conferimento allo stesso di efficacia legislativa , né vale a sanare i vizi di legittimità che lo inficiano o comunque attribuire ad esso, in quanto tale, una nuova o diversa efficacia . In altri termini - ha precisato la Corte - il richiamo dell'atto amministrativo vale semplicemente a definire per relationem la portata del limite introdotto dal D.Lgs al conferimento di funzioni, ma con riferimento al contenuto dell'atto richiamato quale esiste attualmente nell'ordinamento, e nei limiti in cui l'efficacia ad esso propria tuttora sussista . È da escludere, dunque, che il riferimento al suddetto Dpcm nelle norme statali, citate negli atti impugnati, possa cristallizzare nel tempo l'appartenenza di aree portuali di interesse regionale o interregionale al novero di quelle escluse dal conferimento di funzioni alle Regioni in vista del loro preminente interesse nazionale . In altri termini, il nuovo sistema delle competenze, recato dalla legge costituzionale 3/2001 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione , impedisce che possa attribuirsi attuale valenza all'inserimento del suddetto porto nel Dpcm del 1995, ai fini del riparto delle funzioni amministrative in materia. 12.3. Quanto sin qui affermato non esclude, ovviamente, che lo Stato possa procedere per il futuro, con la necessaria partecipazione della Regione interessata in ossequio al principio di leale collaborazione, a riconoscere a taluni porti, e dunque anche a quello di Viareggio, per la loro dimensione ed importanza, quel carattere di rilevanza economica internazionale o di preminente interesse nazionale, che sia idoneo a giustificare la competenza legislativa ed amministrativa dello Stato su tali porti e sulle connesse aree portuali. 13. Alla luce delle considerazioni che precedono, in accoglimento del ricorso, deve essere dichiarato che non spetta allo Stato considerarsi nuovamente competente nella materia delle concessioni sui beni del demanio marittimo portuale del porto di Viareggio, con la conseguenza che devono essere annullate le note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Capitaneria di porto di Viareggio, in data 12 e 26 febbraio 2003, nonché le note del suddetto Ministero, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 31 gennaio e 4 febbraio 2003. PQM La Corte costituzionale dichiara inammissibile l'intervento spiegato dalla società Porto Turistico Domiziano dichiara che non spetta allo Stato, e per esso al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, attribuire alle autorità marittime statali la competenza amministrativa relativa al rilascio di concessioni demaniali nell'ambito del porto di Viareggio annulla, per l'effetto, le note del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Capitaneria di porto di Viareggio, in data 12 e 26 febbraio 2003, nonché le note del suddetto Ministero, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 31 gennaio e 4 febbraio 2003, di cui in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 3

Corte costituzionale - sentenza 6-10 marzo 2006, n. 90 Presidente Marini - Relatore Quaranta Ritenuto in fatto 1. Con ricorso notificato il 16 maggio 2003 e depositato presso la cancelleria della Corte il successivo 23 maggio, la Regione Campania ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione alla nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 12 marzo 2003, in quanto con la medesima si richiede al Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Napoli di procedere agli adempimenti amministrativi relativi al rilascio delle concessioni demaniali in ambito portuale, considerando ascritti alla competenza statale, oltre ai porti e alle aree ricomprese nella giurisdizione delle autorità portuali, anche i porti - di qualunque tipo - indicati nel Dpcm 21 dicembre 1995 . La Regione ha prospettato la violazione degli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione - sia in relazione al Dpr 616/77 Attuazione della delega di cui all'articolo 1 della legge 382/75 , che al D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 59/1997 -, nonché del principio di leale collaborazione. 2. Espone la Regione che in materia di porti la Costituzione, nel testo originario, non prevedeva una specifica competenza regionale, con la conseguenza che la relativa disciplina spettava allo Stato tuttavia l'evoluzione legislativa ha, in seguito, attribuito in siffatta materia un significativo ruolo alle Regioni. Sarebbe, pertanto, erronea l'impostazione della nota ministeriale de qua, che ritiene di poter incidere sull'ambito dell'autonomia regionale offrendo un'interpretazione restrittiva della normativa anteriore alla riforma del Titolo V della Costituzione. Quest'ultima, invece, proponendo un nuovo e diverso modello costituzionale delle autonomie, impone una lettura della disciplina già esistente coerente con il nuovo assetto. Ciò trova conferma anche nelle disposizioni che, nel tempo, hanno dato luogo al trasferimento delle funzioni amministrative dallo Stato alle Regioni Dpr 616/77 e D.Lgs 112/98 . 2.1. Secondo la Regione, non dovrebbero sussistere dubbi - tenuto conto anche del parere n. 767, reso in data 15 maggio 2002 dalla seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato il cui contenuto sarebbe stato impropriamente richiamato dal Ministero nell'atto denunciato - su un riparto di competenze fondato sulla irrilevanza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995 e, comunque, sulla sicura ascrivibilità dei porti turistici alla competenza regionale, a prescindere da ogni classificazione. 2.2. D'altronde, sempre nel senso di un ampliamento delle funzioni amministrative regionali in tale materia deporrebbero ulteriori interventi legislativi statali. Viene così richiamata la legge 84/1994 Riordino della legislazione in materia portuale , che ha attribuito alla competenza regionale le funzioni amministrative concernenti le opere marittime relative ad alcune categorie di porti, nonché l'onere per la realizzazione delle opere di grandi infrastrutture nei porti o specifiche aree portuali di rilievo regionale ed interregionale. 2.3. Ad avviso della ricorrente, la riforma del Titolo V della Costituzione, e la nuova logica dei rapporti tra Stato e Regioni, con il conseguente riparto delle rispettive competenze, ampliano notevolmente i prospettati vizi di illegittimità costituzionale. Sul punto, la Regione evidenzia tre elementi che, in quanto significativi del nuovo disegno costituzionale, inciderebbero con evidenza sul riparto delle competenze tra Stato e Regioni a l'espressa attribuzione di una potestà legislativa concorrente in materia di porti b il modello di distribuzione delle funzioni amministrative introdotto dal nuovo articolo 118 della Costituzione c l'attribuzione, in via esclusiva, alla competenza legislativa delle Regioni di ambiti materiali nel caso de quo, turismo che inibiscono allo Stato qualsiasi tipo di intervento. 2.4. Premesso che nelle materie rientranti nella competenza legislativa concorrente lo Stato può solo porre i principi fondamentali, la Regione osserva che l'attribuzione di competenze amministrative, sia, in particolare, le disposizioni contenute negli articoli 104 e 105 del D.Lgs 112/98, non possono intendersi come principi fondamentali. In ogni caso, la competenza amministrativa in un settore di competenza legislativa concorrente deve rispettare il canone imposto dal nuovo articolo 118 della Costituzione. 2.5. Nella materia de qua la Regione, si sottolinea nel ricorso, ha emanato la legge 15/2002 Legge finanziaria regionale per l'anno 2002 , stabilendo che con regolamento regionale, con parere obbligatorio delle competenti Commissioni consiliari, è operata la catalogazione dei porti di interesse regionale ed interregionale di cui alla legge 84/1994, articolo 4, comma 1, lettera d , e comma 3, lettera e , anche al fine delle connesse e consequenziali disposizioni delle compartecipazioni di gettito di tributi erariali riferibili al territorio della Regione . 2.6. La prospettata illegittimità costituzionale appare ancora più palese ove si consideri la peculiarità dei porti turistici. Ed infatti, l'ambito materiale turismo ed industria alberghiera , precedentemente oggetto di potestà legislativa concorrente, non compare più nell'elencazione dell'articolo 117 della Costituzione, né risulta rifluito, anche solo parzialmente, in alcuna delle formule contenute nel nuovo articolo 117 della Costituzione. 3. Il provvedimento impugnato violerebbe, altresì, secondo la ricorrente, il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. La determinazione impugnata, infatti, attribuisce allo Stato il potere di individuare, unilateralmente, porti sottratti all'intervento regionale, pur ammettendo che, quanto meno con riferimento ai porti con funzione turistica, debba riconoscersi senz'altro una competenza regionale. In tal modo, la nota statale esclude del tutto l'intervento regionale in una fase preliminare che incide direttamente nella sfera di autonomia regionale. Al contrario, il citato principio costituzionale, proprio in questo caso, postulerebbe che la individuazione degli elementi che condizionano la possibilità di intervento di un soggetto istituzionale, piuttosto che di un altro, passi attraverso una intesa fra lo Stato e la Regione. 4. Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato improponibile, inammissibile e comunque infondato. 5. L'Avvocatura dello Stato, in prossimità dell'udienza, ha depositato memoria, con la quale ha ribadito le conclusioni già rassegnate. 5.1. La difesa dello Stato richiama, in particolare, il parere del Consiglio di Stato 767/02, in cui ritiene si affermi la permanente valenza del Dpcm 21 dicembre 1995 come strumento per individuare non solo le aree, ma anche i porti di prevalente interesse nazionale. In proposito la difesa erariale evidenzia come, anche se nel richiamato parere non sono forniti elementi per stabilire la prevalenza tra il Dpcm del 1995 e l'asserita competenza regionale in materia di porti turistici, elementi chiarificatori si possono desumere dalla sentenza della Corte costituzionale 511/02. 5.2. L'Avvocatura dello Stato fa riferimento, altresì, al parere n. 2194, reso in data 16 ottobre 2002 dalla seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato, avente ad oggetto riparto delle competenze in materia di concessioni di beni del demanio marittimo e zone marine ricadenti all'interno di aree marittime protette , con il quale sarebbe stata affermata la competenza dello Stato in merito. 5.3. Rileva, infine, come la competenza dello Stato, in ordine alla classificazione dei porti, si rinviene nell'articolo 104, comma 1, lettera s , del D.Lgs 112/98, la cui valenza appare confermata in ragione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale con la pronuncia n. 282 del 2002, laddove si specifica che, nella fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema di riparto delle competenze, anche ove si verta in tema di legislazione regionale concorrente, quest'ultima dovrà svolgersi nel rispetto dei principi fondamentali, comunque risultanti dalla legislazione statale già in vigore. 6. Nell'imminenza dell'udienza, anche la Regione Campania ha depositato memoria con la quale ha ulteriormente ribadito le argomentazioni svolte nel ricorso. Considerato in diritto 1. Con il ricorso indicato in epigrafe, la Regione Campania ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, impugnando la nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 12 marzo 2003, con la quale si richiede al Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Napoli di procedere agli adempimenti amministrativi relativi al rilascio delle concessioni demaniali in ambito portuale, considerando ascritti alla competenza statale, oltre ai porti e alle aree ricomprese nella giurisdizione delle autorità portuali, anche i porti - di qualunque tipo - indicati nel Dpcm 21 dicembre 1995 . 2. La ricorrente ha dedotto che il suddetto atto sarebbe lesivo delle attribuzioni regionali di cui gli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione - sia in relazione al Dpr 616/77 Attuazione della delega di cui all'articolo 1 della legge 382/75 , che al D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 59/1997 - nonché lesivo del principio di leale collaborazione. Tale atto, nella prospettiva della difesa regionale, si porrebbe in contrasto anche con il riparto delle competenze amministrative delineato dall'articolo 105 del D.Lgs 112/98, nel testo risultante dalla modifica disposta dall'articolo 9 della legge 88/2001 Nuove disposizioni in materia di investimenti nelle imprese marittime , con il quale sono state conferite alle Regioni e agli enti locali funzioni amministrative relative, tra l'altro, al rilascio di concessioni di beni del demanio della navigazione interna, del demanio marittimo e di zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di fonti di energia comma 2, lettera l, primo inciso . Il suddetto articolo 105 ha, altresì, specificato, da un lato, che tale conferimento non opera nei porti finalizzati alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato, nei porti di rilevanza economica internazionale e nazionale, nonché nelle aree di preminente interesse nazionale individuate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995 stesso comma 2, lettera l, secondo inciso , dall'altro, che nei porti di rilevanza economica regionale ed interregionale il conferimento decorre dal 1 gennaio 2002 stesso comma 2, lettera l, terzo inciso . Secondo la Regione ricorrente, sulla base della riportata disposizione, e, in particolare, di quest'ultimo inciso in essa contenuto, tutti i porti turistici rientrerebbero nell'ambito della competenza regionale, con conseguente irrilevanza del Dpcm del 1995 . 2.1. L'asserita violazione delle prerogative regionali sarebbe, inoltre, ancora di più accentuata a seguito dell'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione . L'assegnazione alla competenza concorrente della materia porti avrebbe, infatti, limitato l'intervento del legislatore statale alla sola fissazione dei principi fondamentali, che non potrebbero, tuttavia, ricomprendere anche l'attribuzione delle competenze amministrative. A maggior ragione, ad avviso della ricorrente, l'atto impugnato sarebbe illegittimo qualora si ritenesse che la materia incisa sia quella del turismo , rientrante nell'ambito della competenza residuale delle Regioni. 2.2. Infine, si assume che sarebbe stato, comunque, violato il principio di leale collaborazione, in quanto la determinazione impugnata avrebbe attribuito allo Stato il potere di individuare unilateralmente i porti sottratti all'intervento regionale , senza passare attraverso forme di collaborazione con la Regione interessata. 3. In via preliminare, occorre individuare l'ambito del giudizio per conflitto di attribuzione proposto dalla Regione Campania. La ricorrente si duole, in sostanza, del fatto che l'impugnato atto ministeriale abbia disposto l'attrazione, nella competenza amministrativa del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Napoli, di tutti gli adempimenti relativi al rilascio delle concessioni demaniali nell'ambito dei porti turistici della Regione Campania. È pur vero che il citato provvedimento attribuisce alla competenza statale tutti i porti di qualunque tipo indicati nel Dpcm 21 dicembre 1995, tuttavia le censure proposte dalla Regione ricorrente fanno specifico riferimento ai porti turistici, sicché è con riferimento a detta tipologia di porti che deve essere esaminato il ricorso in questione. 4. Sempre in via preliminare, è necessario delineare i tratti essenziali della disciplina di settore rilevante per la risoluzione del conflitto de quo. 4.1. Al riguardo, occorre partire dalla considerazione che la Costituzione, nell'originario testo dell'articolo 117, non dettava alcuna norma attinente al regime dei porti e delle aree portuali. Conteneva, invece, una disposizione articolo 117, comma 1, Costituzione che attribuiva alle Regioni la competenza legislativa in materia di turismo ed industria alberghiera , la quale doveva essere esercitata nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato. 4.2. Una prima classificazione dei porti si rinveniva, in origine, nel Rd 3095/1885, recante Tu della legge 2518/1884, con le disposizioni del titolo IV, porti, spiagge e fari della preesistente legge 20 marzo 1865, sui lavori pubblici , il cui articolo 1 suddivideva i porti in due categorie alla prima appartenevano i porti e le spiagge che interessavano la sicurezza della navigazione generale e servivano unicamente o precipuamente a rifugio, o alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato nella seconda erano inseriti i porti e gli approdi - suddivisi in quattro classi - che servivano precipuamente al commercio. 4.3. Il primo intervento legislativo, rilevante sul piano dell'attribuzione delle funzioni amministrative statali alle Regioni in materia di demanio marittimo , anche con riguardo all'ambito portuale, si è avuto con l'emanazione dell'articolo 59 del Dpr 616/77, il quale ha specificamente delegato alle Regioni le funzioni sul litorale marittimo, sulle aree demaniali immediatamente prospicienti, sulle aree del demanio lacuale e fluviale, quando la utilizzazione prevista abbia finalità turistiche e ricreative , con la precisazione della non applicazione di detta delega ai porti e alle aree di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato e alle esigenze della navigazione marittima . Per la identificazione delle predette aree, il citato articolo 59 rinviava poi ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi sentite le Regioni interessate . Già, dunque, in questa fase, la legislazione statale ha previsto un coinvolgimento delle Regioni nella materia porti , ed è significativo che la suddetta norma sia contenuta nel Capo relativo a turismo ed industria alberghiera . 4.4. In attuazione di quanto stabilito dal richiamato articolo 59, comma 2, è stato emanato il Dpcm 21 dicembre 1995, con il quale sono state identificate le aree demaniali marittime escluse dal conferimento delle funzioni amministrative alle Regioni in quanto riconosciute di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato e alle esigenze della navigazione marittima . 4.5. Un'organica disciplina dell'ordinamento e delle attività portuali è stata introdotta, successivamente, dalla legge 84/1994 Riordino della legislazione in materia portuale , la quale ha anche previsto, in quanto incompatibili con le proprie disposizioni, l'abrogazione delle norme del Rd 3095/1885. Tale legge ha operato, tra l'altro, all'articolo 4, una riclassificazione dei porti, distinguendoli in due categorie la prima categoria I , comprendente porti o specifiche aree portuali, finalizzati alla difesa militare e alla sicurezza dello Stato la seconda, porti o specifiche aree portuali di rilevanza economica internazionale categoria II, classe I , di rilevanza economica nazionale categoria II, classe II , e, infine, di rilevanza economica regionale e interregionale categoria II, classe III . Il concreto inserimento nell'una o nell'altra delle suddette categorie essendo stabilito solo che i porti sede di autorità portuale abbiano comunque carattere internazionale o nazionale è stato demandato a decreti che avrebbero dovuto essere adottati, rispettivamente, dal ministro della Difesa e dal ministro dei Trasporti e della navigazione e che, in realtà, non sono stati mai emanati. 4.6. Proseguendo nella ricostruzione del quadro normativo rilevante, un ulteriore e ampio trasferimento di funzioni amministrative alle Regioni, in materia di concessioni di beni del demanio marittimo, anche qualora siano collocati in ambito portuale, si è avuto con il D.Lgs 112/98. L'articolo 105, comma 2, lettera l , del suddetto D.Lgs, nel testo originario, stabiliva che venissero conferite alle Regioni le funzioni relative al rilascio di concessioni di beni del demanio della navigazione interna, del demanio marittimo e di zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di fonti di energia precisandosi, altresì, che tale conferimento non opera nei porti e nelle aree di interesse nazionale individuate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 1995 . L'articolo 9 della legge 88/2001 ha, poi, modificato l'ultima parte del richiamato articolo 105, comma 2, lettera l , stabilendo che il conferimento delle funzioni amministrative alle Regioni non opera nei porti finalizzati alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato, nei porti di rilevanza economica internazionale e nazionale, nonché nelle aree di preminente interesse nazionale individuate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995 . E la norma prosegue disponendo che nei porti di rilevanza economica regionale ed interregionale il conferimento decorre dal 1 gennaio 2002 . 4.7. È, infine, intervenuta la modifica del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, la quale ha previsto, da un lato, l'attribuzione alla Regione della competenza legislativa concorrente in materia di porti e aeroporti civili grandi reti di trasporto e di navigazione articolo 117, terzo comma, della Costituzione sentenza 378/05 , dal che consegue la competenza legislativa residuale pure in materia di turismo articolo 117, comma 4, della Costituzione dall'altro, ha attribuito la generalità delle funzioni amministrative ai Comuni, salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, le stesse siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza articolo 118, comma 1, della Costituzione . 5. Così ricostruito il quadro normativo di riferimento, quale si è sviluppato nel corso del tempo, occorre stabilire se possa ritenersi assistita da fondamento la doglianza avanzata dalla Regione Campania, che ha lamentato il vulnus alle proprie attribuzioni, nella materia de qua, operato dall'atto ministeriale impugnato. 6. Al riguardo, deve essere precisato che l'esame, cui è chiamata questa Corte, non deve essere effettuato con riferimento alla normativa ed agli atti amministrativi adottati prima della riforma del Titolo V. Sicché non assumono rilevanza, in questa sede, né le questioni attinenti alla eventuale illegittimità costituzionale della normativa statale precedente alla predetta riforma, né, tanto meno, le questioni attinenti alla legittimità degli atti adottati prima della riforma stessa e, segnatamente, del Dpcm 21 dicembre 1995. 6.1. Chiarito ciò, è bene ulteriormente puntualizzare che il presente conflitto di attribuzione deve essere risolto, secondo il costante orientamento di questa Corte v., tra le altre, sentenze 324-364/05, 302 e 13/2003 , sulla base dei parametri costituzionali vigenti al momento dell'adozione degli atti in ordine ai quali è stato proposto il ricorso, e dunque, avendo riguardo alle norme costituzionali successive alla modifica del Titolo V. 7. Tanto premesso, si può passare all'esame, nel merito, delle specifiche questioni proposte. 8. Il ricorso è fondato. 8.1. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con l'atto impugnato, non ha tenuto conto del nuovo riparto delle funzioni legislative e amministrative delineato dalla riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, essendosi limitato a disporre l'attrazione nella competenza statale dei porti turistici solo perché inseriti nel Dpcm 21 dicembre 1995. 8.2. Questa Corte sentenza 322/00 ha già avuto modo di chiarire che il richiamo effettuato nell'articolo 105 del D.Lgs 112/98 al suddetto Dpcm non comporta affatto il conferimento a tale atto di efficacia legislativa , né vale a sanare i vizi di legittimità che lo inficiano, o comunque attribuire ad esso, in quanto tale, una nuova o diversa efficacia . In altri termini - ha precisato la Corte - il richiamo dell'atto amministrativo vale semplicemente a definire per relationem la portata del limite introdotto dal D.Lgs al conferimento di funzioni, ma con riferimento al contenuto dell'atto richiamato quale esiste attualmente nell'ordinamento, e nei limiti in cui l'efficacia ad esso propria tuttora sussista . È da escludere, dunque, che il riferimento al suddetto Dpcm nelle norme statali, che sono state richiamate nell'atto impugnato, possa cristallizzare nel tempo l'appartenenza di aree portuali, di interesse regionale o interregionale, al novero di quelle escluse dal conferimento di funzioni alle Regioni in vista del loro preminente interesse nazionale . Il nuovo assetto delle competenze, recato dalla legge costituzionale 3/2001, impedisce che possa attribuirsi attuale valenza all'inserimento dei porti turistici nel Dpcm del 1995 ai fini del riparto delle funzioni amministrative. E ciò per l'assorbente considerazione che la materia turismo è attualmente di competenza legislativa residuale, e dunque piena, delle Regioni, con attribuzione delle funzioni amministrative agli enti territoriali minori, secondo i criteri indicati dall'articolo 118 della Costituzione. 8.3. Né è corretto ritenere che il parere del Consiglio di Stato abbia inteso prospettare, in modo vincolante, come utilizzabile, nelle more della formale classificazione ex lege 84/1994, lo strumento del Dpcm 21 dicembre 1995. L'organo consultivo, infatti, si è limitato a precisare, da un lato, che il termine del 1 gennaio 2002, di decorrenza per il conferimento alle Regioni delle funzioni relative ai porti di rilevanza economica regionale ed interregionale , non può essere considerato meramente ordinatorio, e, dall'altro, che la individuazione dei porti turistici di sicura competenza regionale può essere effettuata prescindendo da ogni attività di classificazione o catalogazione dei porti. 8.4. Quanto sin qui affermato non esclude, ovviamente, che lo Stato possa procedere, in futuro, con la necessaria partecipazione della Regione interessata, in ossequio al principio di leale collaborazione, a riconoscere a taluni porti turistici, per la loro dimensione ed importanza, carattere di rilevanza economica internazionale o di preminente interesse nazionale, che sia idoneo a giustificare la competenza legislativa ed amministrativa dello Stato su tali porti e sulle connesse aree portuali. 9. Alla luce delle considerazioni che precedono, in accoglimento del ricorso proposto dalla Regione Campania, deve essere dichiarato che non spetta allo Stato attribuire alle autorità marittime statali la competenza amministrativa relativa al rilascio di concessioni demaniali nell'ambito dei porti turistici della Regione Campania. Pertanto, deve essere disposto l'annullamento della nota ministeriale, in data 12 marzo 2003, con la quale il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, ha comunicato al Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Napoli - con riguardo al suddetto ambito - di voler considerare ascritti alla competenza statale, oltre ai porti ed alle aree ricomprese nella giurisdizione delle autorità portuali, anche i porti - di qualunque tipo - indicati nel Dpcm 21 dicembre 1995 . PQM La Corte costituzionale dichiara che non spetta allo Stato, e per esso al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, attribuire alle autorità marittime statali la competenza amministrativa relativa al rilascio di concessioni demaniali nell'ambito dei porti turistici della Regione Campania annulla, per l'effetto, la nota del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 12 marzo 2003, di cui in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 7