Stop all'anatocismo per il rimborso dei tributi in nome del decreto Bersani

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * L'articolo 37, comma 50, del decreto legge n. 223/06 cd. decreto Bersani così recita Gli interessi previsti per il rimborso di tributi non producono in nessun caso interessi ai sensi dell'articolo 1283 del codice civile. Il fisco, alla luce di tale norma, non è tenuto, quindi, a pagare gli interessi anatocistici sulle somme da rimborsare per i tributi non dovuti. Trattasi di una norma innovativa, di natura sostanziale, che sostituisce il contenuto precettivo della normativa precedente nei vari settori impositivi ossia che non si limita a formulare il precetto normativo ma ne modifica la sostanza. In mancanza, di un'espressa, previsione del legislatore ordinario la norma sopravvenuta ha, infatti, ai sensi dell'articolo uno secondo comma, della legge 212/00 cd. Statuto del contribuente carattere innovativo ed è applicabile solo per il futuro. Rimane, pertanto, l'evidente interesse dell'operatore tributario alla conoscenza dello stato dell'evoluzione giurisprudenziale, in tema di interessi anatocistici nella materia tributaria. RIMBORSI IVA L'applicabilità degli interessi anatocistici ,ex articolo 1283 cc, ai rimborsi Iva di cui all'articolo 38 bis del Dpr 633/72 è sostenuta dalla prevalente giurisprudenza Cassazione sentenza 4830/04 Cassazione sentenza 14002/03 Cassazione, Sezione quinta, sentenza 7408/01 Cassazione, sentenza 5790/01 Cassazione sentenza 10628/00 Cassazione sentenza 9273/99 Cassazione sentenza 552/99 C T Centrale decisione 3777/00 . Il contribuente può conseguire, sotto condizione di verifica positiva dei presupposti configurati dall'articolo 1283 Cc e nei limiti consentiti da tale disposizione, la condanna dell'amministrazione al pagamento degli interessi anatocistici per il ritardato rimborso di un credito IVA, senza che l'applicabilità dell'istituto dell'anatocismo trovi ostacolo nel disposto dell'articolo 38 bis del Dpr 633/72, né, in linea generale, nelle disposizioni che regolano il rimborso delle imposte pagate in eccedenza rispetto al dovuto o nelle particolari caratteristiche strutturali del processo tributario Cassazione, 27618/05 CT Regionale per la Toscana sentenza 56/05 RIMBORSI IRPEG Secondo l'orientamento giurisprudenziale prevalente contra ,Cassazione civile, sentenza 4935/06 CT Regionale della Toscana sentenza 9/2004 , nell'ipotesi del rimborso di imposta IRPEG, l'Amministrazione finanziaria non è tenuta a corrispondere gli interessi anatocistici previsti dall'articolo 1283 del c.c., in quanto le modalità relative al rimborso IRPEG sono fissate dagli articoli 37 e segg. del Dpr 602/73, che non prevedono esplicitamente la corresponsione degli interessi anatocistici. Ne consegue che l'Amministrazione è tenuta a maggiorare le imposte da rimborsare dei soli interessi semplici maturati sulle somme dovute in tal senso sentenza n. 1/36/2006, del 1 marzo 2006, pronunciata dalla XXXVI sezione della Commissione tributaria regionale di Roma . La giurisprudenza ritiene il principio dell'anatocismo estraneo ai rimborsi dell''irpeg poiché A Il principio dell'anatocismo assume una portata di carattere eccezionale e non è dunque valido per ogni specie di obbligazione B la non spettanza nell'ipotesi di rimborsi d'imposta emerge dalla stessa analisi della disciplina civilistica in materia di interessi anatocistici, e dal suo raccordo con le norme tributarie riferite ai rimborsi di imposta C la disciplina dei rimborsi di imposta non ha esplicitamente previsto gli interessi anatocistici . Infatti, in materia IRPEG, le modalità relative all'esecuzione dei rimborsi sono espresse dagli articoli 37 e segg. in particolare articoli 44 e 44bis del Dpr 602/73, i quali nulla stabiliscono in ordine al pagamento degli interessi anatocistici. L'estraneità del principio dell'anatocismo nell'esecuzione dei rimborsi IRPEG trova conforto nel fatto che le modalità relative all'esecuzione dei rimborsi sono regolamentate dagli articoli 44 e 44bis del Dpr 602/73 che non prevedono la corresponsione degli interessi anatocistici D l'articolo 1283 Cc non prevede la corresponsione degli interessi anatocistici in linea generale per tutte le obbligazioni pecuniarie, ma si limita a stabilirne una possibilità teorica, in mancanza di usi contrari, in base ad una pattuizione fonte convenzionale ovvero ad una disciplina normativa fonte legale E sussiste il principio che la specialità della materia fiscale giustifica la diversa disciplina dettata in materia dal legislatore, il quale ha voluto regolare, secondo modalità differenti da quelle dettate in tema civilistico, gli interessi su crediti derivanti da rimborso di tributi, a carico dello Stato . Secondo l'orientamento giurisprudenziale minoritario dal principio stabilito nell'articolo 1283 Cc secondo cui gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi, consegue che il giudice può condannare al pagamento degli interessi sugli interessi solo se si è accertato che alla data della domanda giudiziale erano già scaduti gli interessi principali sui quali calcolare gli interessi secondari , e cioè che il debito era esigibile e che il debitore era in mora, e che vi è una specifica domanda giudiziale del creditore o la stipula di una convenzione posteriore alla scadenza degli interessi. Tali principi, regolanti la materia del diritto agli interessi anatocistici relativi ai crediti verso il Fisco, essenzialmente - se non esclusivamentein materia di rimborsi d'imposte pagate, esigono che il contribuente-creditore abbia indicato tutti gli elementi necessari alla liquidazione di essi, a cominciare dalla capitalizzazione del primo semestre di interessi maturati sul capitale. E soprattutto, che tale richiesta, sia stata formulata nell'atto introduttivo del giudizio tributario avente ad oggetto il rimborso d'imposta, non potendosi esso considerare un accessorio del credito principale conseguente in via automatica dall'accoglimento della domanda di rimborso o di quella degli interessi maturati dalla domanda già rivolta al Fisco. Cassazione civile Sentenza 4935/06 . In buona sostanza , nell'ambito del processo tributario gli interessi anatocistici su rimborsi in materia tributaria sono dovuti solo a seguito di domanda giudiziale esplicita e chiara articolo 1283 Cc , la quale deve essere contenuta nel ricorso introduttivo, con cui si definisce la materia del contendere, mentre non assume rilievo la domanda formulata per la prima volta in appello o in una materia illustrativa. TASSA PER LE CONCESSIONI GOVERNATIVA Secondo l'orientamento prevalente il contribuente che chiede il rimborso di tasse per le concessioni governative indebitamente corrisposte può conseguire anche il pagamento degli interessi anatocistici, ove ne ricorrano i presupposti stabiliti dall'articolo 1233 Cc, il cui disposto non risulta derogato dalla disciplina dell'articolo 5 della legge 29/1961, dettata in tema di rimborsi per tasse e imposte indirette sugli affari ritenute non dovute Cassazione 12060/04 . GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA Secondo l'orientamento prevalente Cassazione sentenza 7999/03 Cassazione sentenza 22565/04 l'attribuzione al contribuente degli interessi sugli interessi scaduti cd. interessi anatocistici , conseguenti a rimborso di imposte indebitamente versate, da parte del fisco, secondo la previsione di cui all'articolo 1283 Cc, postula una specifica domanda del creditore-contribuente autonoma e distinta successiva alla scadenza gli interessi scaduti rispetto a quella rivolta al riconoscimento degli interessi principali o semplici, sicchè essa non può essere disposta d'ufficio dal giudice di ottemperanza, al quale sia stata richiesta solo la liquidazione del credito principale e dei relativi interessi semplici. Secondo la sentenza 11867/03 il contribuente, che chiede il rimborso del credito d'imposta, può avere diritto a conseguire la condanna del fisco al pagamento degli interessi anatocistici ma ove tali interessi siano stati richiesti in sede di giudizio di ottemperanza esempio tramite l'atto di messa in mora oppure tramite il ricorso in ottemperanza il giudice dell'ottemperanza, per non incorrere in un vizio di procedura rilevabile ex articolo 70 del D.Lgs 546/92 innanzi al giudice di legittimità, deve accertare se tale domanda abbia o meno formato oggetto del decisum in sede di giudizio di cognizione ossia in sede ordinaria al fine di dichiarare inammissibile la domanda stessa formulata ex novo ossia per la prima volta nel giudizio di ottemperanza in violazione dell'articolo 57 del D.Lgs 546/92 in buona sostanza, per il giudice di legittimità è compito del giudice dell'ottemperanza appurare che la sentenza passata in giudicato abbia riconosciuto il diritto di corresponsione di interessi composti a favore del contribuente ovvero verificare che nella fattispecie non si tratti di nuova richiesta del contribuente del tutto avulsa dal giudizio cognitorio, atteso che il giudice dell'esecuzione non può riconoscere un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello fatto valere con la sentenza da eseguire ancorchè conseguente e collegato. Il giudice dell'ottemperanza non è competente a giudicare ex novo sugli interessi non riconosciuti dalla sentenza passata in giudicato CT Regionale del Lazio, Sezione 34 sentenza 216/06 CT Regionale della Toscana sentenza 137/99 CT Regionale di Roma, Sezione quinta, sentenza 139/00 CT Provinciale Roma, Sezione 17, sentenza 537/02 CT Provinciale, Sezione 46 sentenza CT 146/01 Provinciale di Roma Sezione 13 sentenza 190/00 . La richiesta del contribuente in sede di ottemperanza deve essere relativa ai soli obblighi risultanti espressamente dalla sentenza passata in giudicato perciò è infondata o inammissibile la richiesta di ulteriori interessi anatocistici ove non risultante dal suddetto titolo l'originaria statuizione resa nel giudizio cognitorio e comportante solo il rimborso delle somme dovute più gli interessi legali semplici non può essere completata o integrata nel processo di ottemperanza tramite la condanna agli interessi anatocistici. Cassazione, sentenza 11867/03 A tal riguardo, è opportuno precisare che il giudice dell'ottemperanza deve desumere l'effetto o contenuto di condanna non solo dalla mera interpretazione letterale del dispositivo ma anche dalla valorizzazione della motivazione della sentenza passata in giudicato, fermo restando che la novità della pretesa degli interessi anatocistici dedotta per la prima volta in sede di ottemperanza è pertanto estranea al thema decidendum del giudizio di ottemperanza. il giudice dell'ottemperanza trova un confine invalicabile posto dall'oggetto della controversia decisa dal giudicato vd. Angelo Buscema , giudizio di ottemperanza e interessi anatocistici in Diritto & Giustizi@ quotidiano del 13/05/2006 . * Dirigente Agenzia delle Entrate

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione 34 - sentenza 6-26 giugno 2006, n. 216 Presidente Cellitti - relatore Scalone Ricorrente Carlini ed altri In data 16 marzo 1988, l'Ufficio del registro di Roma emetteva l'avviso di liquidazione relativo alla dichiarazione di successione numero vol 10936 in morte di Venuti Flavia, deceduta il 13 febbraio 1985, per lire 20.260.200. Successivamente in data 12 maggio 1989 veniva notificata ingiunzione di pagamento per lire 23.667.000 in data 14 giugno 1989, il sig. Carlin Claudio e la signora Carlini Lia effettuavano due distinti versamenti per complessive lire 23.667.000. In data 8 luglio 1989, il sig. Claudio Carlini e la signora Lia Carlini presentavano ricorso alla commissione tributaria provinciale di Roma per ottenere il rimborso delle sanzioni indebitamente versate. La Commissione tributaria provinciale di Roma, con sentenza 156/59/97 dichiarava estinto il giudizio per cessata materia del contendere. Avverso detta sentenza in data 16 agosto 1997, i signori Carlini Claudio e Lia presentavano appello che pertanto successivamente in data 14 gennaio 1998, questa Commissione tributaria Regionale, con sentenza n. 5/34/98, depositata il 26 gennaio 1998, accoglieva l'appello dei contribuenti e dichiarava non dovute le sanzioni. I contribuenti, a seguito di sentenza della CTR a loro favorevole, in data 7 ottobre 2004 notificavano all'ufficio atto di messa in mora per la somma capitale di lire 11.424.047 pari ad euro 8.727,69 per un importo complessivo di euro 14.627,72. In data 17 giugno 2005 i contribuenti notificavano all'ufficio ricorso per ottemperanza della sentenza della commissione tributaria regionale di Roma n. 5/34/98, chiedendo il rimborso di euro 15.029,98. L'agenzia di Roma 8, comunicava in data 1 dicembre 2005 a questa commissione tributaria regionale di avere provveduto ad emettere ordinatorio di accreditamento in data 10 settembre 2005 numero , capitolato 3812 n. 287, a favore dei signori Venuti Maria, Venuti Fernanda, Venuti Aurelio, Carlini Claudio e Carlisi Lia per un importo pari ad euro 4.044,70 a titolo di rimborso imposta di successione quota capitale, ordinativo inoltre di accreditamento numero capitolo 4016 numero , a favore degli stessi eredi sovra menzionati per un importo di euro 3.197,86 a titolo di rimborso interessi su imposta di successione. In data 2 settembre 2005, tali ordinativi di accreditamento precisa l'ufficio, sono stati trasmessi alla banca d'Italia., tesoreria provinciale dello Stato, sezione di Roma. Per tali motivi chiedeva l'ufficio a questa commissione regionale di non procedere ex articolo 70 del D.Lgs 546/92, comma 7, all'adozione di alcun provvedimento contro l'ufficio, non nominando il commissario ad acta, chiedendo di compensare le spese processuali. Successivamente in data 14 dicembre 2005, la causa veniva riassunta per la discussione dinanzi a questa commissione tributaria regionale che in sede di dibattimento emetteva la seguente ordinanza il collegio preso atto che dalla richiesta dell'ufficio, e ritenuta fondata la motivazione addotta, considerato che l'ufficio intende porre in essere le speciali procedure dal conto sospeso, per altro già in atto, ai fini del rimborso della somma dovuta, rinvia la causa a nuovo ruolo . L'ufficio agenzia di Roma 8 con atto del 20 febbraio 2006 depositando dinanzi a questa CTR le proprie osservazioni in merito al ricorso per ottemperanza proposto dai contribuenti Carlisi Lia e Claudio ed osserva quanto segue risulta pacifico che l'importo ancora dovuto a titolo di quota capitale risulta pari ad euro 1.855,33 euro 5.900,03 - euro 4.044,70 . Tuttavia nel calcolare l'importo degli interessi ancora dovuti, l'ufficio è pervenuto ad un importo considerevolmente inferiore rispetto a quello richiesto dai ricorrenti. In particolare, gli stessi ricorrenti chiedono il rimborso, a titolo di interessi, dell'importo di euro 15.029,98 non distinguendo tra interessi principali e quelli anatocistici , procedendo alla capitalizzazione del ricorso in CTP, avvenuta l'8 luglio 1989. Mentre l'ufficio ha calcolato gli interessi principali ai sensi dell'articolo 42 del D.Lgs 346/90, tenendo conto delle variazioni del tasso d'interesse in euro 5.509,16, tuttavia in considerazione dell'importo già rimborsato, pari ad euro 3.797,86, risulta ancora dovuto l'importo di euro 1.711,30. Relativamente agli interessi anatocistici, l'ufficio ritiene che gli stessi non sono dovuti, ma vanno riconosciuti soltanto gli interessi principali, come calcolati dall'ufficio stesso. In ragione di tutto ciò l'ufficio chiede a questo collegio regionale di non procedere alla nomina del commissario ad acta, ai sensi dell'articolo 70, del D. Lgs 546/97, in quanto l'ufficio provvederà all'emissione dell'ordine di pagamento in conto sospeso nel momento in cui sarà emessa sentenza dal giudice dell'ottemperanza. La parte Carlini Claudio in data 23 maggio 2006 ha depositato memoria aggiuntiva alle osservazioni dell'ufficio, il quale ribadisce che,in relazione al ricorso per ottemperanza in discussione si precisa che l'ufficio a tutt'oggi non ha provveduto al rimborso pari ad euro 15.652,77, considerato gli interessi anatocistici maturati. Chiede altresì che gli vengono riconosciute almeno gli onorari per il presente ricorso, oltre alle spese vive che sono state sostenute con il presente atto in euro 179,88. Motivi della decisione Il Collegio, rileva preliminarmente che in sede di discussione della causa in pubblica udienza si è presentato soltanto il rappresentante dell'ufficio dott.ssa Maria Gabrielle Gianvalvo. Per il contribuente nessuno è comparso. Invero, si deve rilevare che quanto asserito dal contribuente nelle memorie aggiuntive in relazione al ricorso per ottemperanza alla sentenza .6/34/98 emessa dalla CTR di Roma, depositata il 26 gennaio 1998, con la quale aveva accolto l'appello del contribuente ed aveva dichiarato non dovute le sanzioni, compensando le spese di giudizio e, sottolineando soprattutto che sulla base di tale ricorso aveva notificato all'ufficio attori messa in mora in data 7 ottobre 2004, ed in virtù del quale il rimborso richiesto a tutt'oggi non è stato liquidato. Inoltre, fa rilevare parte contribuente che il Commissario ad acta nominato avrebbe dovuto tener conto degli interessi anatocistici maturati sin da quando ha avuto corso la vertenza e cioè dalla proposizione dell'appello dinanzi alla CTR in data 14 gennaio 1998 e con la sentenza a lui favorevole n. 5/34/98 depositata il 26 gennaio 1998 divenuta definitiva. Il Collegio osserva quanto sostenuto dall'ufficio con le osservazioni addotte e condivise da questa Commissione, ritiene che gli interessi anatocistici non sono dovuti, in quanto non sono stati richiesti nel ricorso di appello presentati dal contribuente in data 16 agosto 1997, né in data 14 gennaio 1998, a cui viene richiesta l'esecuzione della sentenza 5/34/98. A parere di questa CTR, la richiesta degli interessi anatocistici effettuata solamente con il ricorso per ottemperanza, non può essere accolta, considerata la natura meramente esecutiva. Inoltre, come viene ben indicato in giurisprudenza bollettino tributario 23-2005 a pagg 1833 e 1834, con sentenza della CTR del Lazio, Sezione 28 di Roma, Presidente Bernardo, relatore De Polis Foglietta , il 19 luglio 2005 sentenza 108, viene menzionato come sul presupposto del riconoscimento degli interessi anatocistici richiesti insieme agli interessi ordinari si deve osservare che la richiesta di siffatti interessi non può ritenersi compresa nella domanda di rimborso del capitale e degli interessi di legge, occorrendo a tal fine, per espressa previsione dell'articolo 1283 citato, una specifica domanda, autonoma e distinta da quella relativa agli interessi principali cfr ex plurimis, Cassazione 5271/02, 15834 e 7407 del 2005, 8377/00, 5035/99 . Ciò posto il collegio ritiene che, a questa stregua, stante l'espressa e specifica eccezione dell'amministrazione finanziaria, il giudice dell'ottemperanza deve rilevare anzitutto che la domanda di pagamento degli interessi anatocistici non rappresenta oggetto del decisum, ed era stata inammissibilmente formulata ex novo, dacchè gli accessori pretesi non maturano in via automatica per effetto della liquidità, ed esigibilità del credito, essendo antologicamente diversi rispetto agli interessi corrispettivi. In ragione di tutto ciò il ricorso per ottemperanza proposto dalla parte va dichiarato inammissibile in conseguenza della domanda. Per quanto riguarda le spese, considerato la natura del rapporto, sussistono giusti motivi per la compensazione delle stesse. PQM La Commissione dichiara inammissibile il ricorso per ottemperanza proposto dai contribuenti in conseguenza dell'inammissibilità della domanda. Spese compensate.