Per la nomina degli arbitri nel collegio disciplinare è obbligatorio sentire i sindacati

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino La mancata consultazione delle organizzazioni sindacali sulla periodica designazione dei rappresentanti nel collegio arbitrale di disciplina costituisce lesione dei diritti e delle prerogative sindacali A stabilirlo è la prima sezione lavoro del Tribunale di Roma qui leggibile nei documenti correlati , in accoglimento della domanda cautelare proposta dalle Organizzazioni sindacali Uidag-Uil Pa e Sag Unsa ha sospeso l'efficacia del Dm del 16.11.2004 sul funzionamento del Collegio arbitrale di disciplina del ministero della Giustizia, ordinando a quell'amministrazione di reiterare l'iter formativo dello stesso, previa consultazione obbligatoria delle Organizzazioni sindacali. I fatti che hanno provocato il ricorso al giudice del lavoro delle due organizzazioni sindacali risalgono al 16 novembre dello scorso anno, allorquando il Ministero della giustizia, con il decreto ministeriale citato, ha regolamentato il funzionamento del Collegio arbitrale di disciplina, già operante in quella sede, senza previamente consultare le Organizzazioni sindacali. Tale comportamento, a parere della parte ricorrente, ha violato le norme legali e contrattuali che disciplinano l'istituto della consultazione sindacale. Nel decreto era previsto, tra l'altro, che l'attuale collegio sarebbe rimasto in carica fino al 31 dicembre 2005 e, quindi, le modifiche con esso apportate avrebbero avuto efficacia del 1 gennaio 2006. La normativa citata dal giudice nell'ordinanza è quella contenuta nel D. Lgs 165/01 e nel CCNL 1998-2001. L'articolo 55, comma 8, del citato D. Lgs espressamente recita Il collegio arbitrale si compone di due rappresentanti dell'amministrazione e di due rappresentanti dei dipendenti ed è presieduto da un esterno all'amministrazione, di provata esperienza e indipendenza. Ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, stabilisce, sentite le organizzazioni sindacali, le modalità per la periodica designazione di dieci rappresentanti dell'amministrazione e dieci rappresentanti dei dipendenti, che, di comune accordo, indicano cinque presidenti [ ] La norma contrattuale del Ccnl 1994-1997, all' articolo 6, lettera C , sub b - non sub c, come indicato in ordinanza, ndr , prevede che le modalità per la periodica designazione dei rappresentanti per la composizione del collegio arbitrale delle procedure disciplinari sia oggetto di consultazione obbligatoria con le organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del Ccnl di comparto . Sulla base di una così precisa e, quanto mai, chiara normativa, hanno avuto gioco facile le suddette organizzazioni sindacali a ricorrere al giudice del lavoro per vedersi riconosciute, per adesso in via cautelare, i propri diritti e prerogative sindacali. Secondo il giudice firmatario dell'ordinanza, il Dm in questione ha inciso, tra l'altro, in maniera significativa sulla materia, soprattutto nella parte in cui ha stabilito la durata della carica dei componenti anche di quelli di parte sindacale, ovviamente - ndr . L'incidenza, più o meno rilevante, del contenuto del decreto sulla materia in questione costituisce, tuttavia, a parere di chi scrive, un elemento ulteriore ma secondario di analisi dei fatti quel che rileva è la violazione delle norme disciplinanti l'iter formativo dell'atto, unico aspetto, questo, valutabile ai fini del giudizio sulla legittimità o meno del comportamento del ministero della Giustizia nel caso specifico. Le norme vigenti in materia non prevedono, infatti, che si concordi con le organizzazioni sindacali il contenuto dell'atto che regolamenta il collegio, ma stabiliscono semplicemente che la parte sindacale sia consultata prima della sua emanazione. Quel che, tuttavia, preme evidenziare in tutto questo è che lascia un pò stupiti il comportamento del ministero della Giustizia che davanti a così esplicite e comprensibili disposizioni legali e contrattuali ha agito in modo da disattendere completamente ad esse. Prima di approntare un decreto ministeriale, atto di grande valenza amministrativa, fosse solo perché firmato da un ministro, nel caso specifico, tra l'altro, non uno dei tanti, ma proprio quello della giustizia, si dovrebbe prestare un'attenzione al di sopra di quella ordinaria sulla materia che si va a trattare. Una semplice, neppure tanto attenta, per la verità, lettura della normativa, con un conseguente minimo contatto con le organizzazioni sindacali, avrebbe evitato il sorgere di un inutile contenzioso contribuendo a non ingolfare le aule giudiziarie di sterili e dispendiosi procedimenti giudiziari. Ad ogni buon conto, resteremo nell'attesa dell'esito del giudizio di merito, giudizio che nell'ordinanza è fissato in 30 giorni dalla comunicazione di essa, come termine ultimo per il suo inizio per quanto, tuttavia, la vittoria dell'una o dell'altra parte in causa non potrà certamente rallegrarci, nella amara considerazione, già in parte espressa, che un semplice incontro sindacale, pur nel ragionevole dubbio di una sua fattibilità, avrebbe altresì consentito una più spedita ed efficace azione amministrativa.

Tribunale di Roma - Sezione lavoro - ordinanza 15 luglio 2005, n. 21745 Giudice Pagliarini Ricorrenti UIDAG - UIL.PA Con ricorso depositato in data 31 maggio 2005 la Uidag Unione italiana dipendenti amministrazione giustizia - Uil.Pa ed il Sag Sindacato autonomo giustizia aderente alla Cnfsal Unsa esponevano che con Dm del 16 novembre 2004 il ministero della Giustizia aveva regolamentato il funzionamento del Collegio arbitrale di disciplina, senza previamente consultare le OO.SS. l'obbligo di consultazione preventiva era imposto da precise norme di legge e di contratto si ora venuta a configurare, pertanto, una lesione dei diritti e delle prerogative sindacali nell'ambito del detto Dm era stato previsto che il Collegio arbitrale di disciplina, nell'attuale composizione, sarebbe rimasto in carica fino al 31 dicembre 2005. Le OO.SS. ricorrenti chiedevano pertanto al giudice in via d'urgenza di sospendere gli effetti del provvedimento e di ordinare al Ministero della giustizia di ripetere l'iter formativo del provvedimento, previo adempimento dell'obbligo di consultazione. Con deposito in udienza di memoria difensiva si costituiva in giudizio il ministero della Giustizia, il quale eccepiva la inammissibilità della domanda per essere stata la stessa già proposta, e rigettata, con un precedente ricorso cautelare nonché per la previsione di uno strumento tipico, quale quello di cui all'articolo 28 Stat. lav. . Sentite le parti e discussa oralmente la causa, all'udienza del 12 luglio 2005 il giudice si riservava. La domanda cautelare delle OO.SS. ricorrenti è fondata. Vanno in primo luogo affrontate e tutte disattese le questioni preliminari sollevate dalla difesa delle parti, sia nei rispettivi atti scritti sia nella discussione orale. Quanto alla tardività della costituzione in giudizio dell'Amministrazione convenuta, va osservato che seppure nel decreto di fissazione dell'udienza il giudice aveva invitato parte convenuta a costituirsi in cancelleria entro un giorno da tale udienza, il termine fissato deve ritenersi non perentorio anche in assenza di espresse previsioni di legge sul punto , ma posto esclusivamente nell'interesse sia della parte ricorrente che dei giudice, i quali in tal modo hanno la possibilità di esaminare le difese di parte convenuta con congruo anticipo rispetto all'udienza. Il mancato rispetto di tale invito , pertanto, non determina alcuna decadenza. Quanto alla inammissibilità del ricorso alla tutela cautelare diretta all'accertamento di una condotta antisindacale in ragione della tutela specifica prevista dall'articolo 28 Stat. Lav. , va osservato che seppure il sistema prevede un particolare rimedio posto a tutela della libertà e dell'attività sindacale, cio nondimeno non può essere esclusa la tutela cautelare d'urgenza ex articolo 700 e ss. Cpc per far valere analoghe pretese da parte di una organizzazione sindacale che non abbia gli specifici e particolari requisiti soggettivi di cui all'articolo 28 Stat.lav. In altre parole, deve ritenersi che il ricorso alla tutela d'urgenza deve essere considerato ammissibile, in funzione residuale, nelle fattispecie che non rientrano nella previsione della norma speciale. Naturalmente, facendo ricorso alla tutela cautelare devono sussistere i requisiti previsti dalla legge fumus e periculum . Quanto infine alla inammissibilità della domanda per violazione del ne bis in idem la presente controversia ha formato oggetto di altro analogo giudizio cautelare conclusosi con un'ordinanza di rigetto , va osservato che l'articolo 669 septies Cpc prevede che il provvedimento di rigetto non preclude la riproposizione dell'istanza. quando si verifichino mutamenti delle circostanze o vengano dedotte nuove ragioni di fatto o di diritto. Nel caso di specie, la precedente domanda cautelare era stata ritenuta inammissibile e rigettata per genericità e difetto di strumentalità del petitum avendo ritenuto il primo giudice che così come proposta e cioè, con le conclusioni così come formulate la domanda non potesse essere ammissibile. La compiuta riformulazione delle conclusioni della domanda cautelare, effettuata con l'atto introduttivo del presente procedimento, consente di poter affermare che siamo in presenza di nuove ragioni di diritto che consentono alle OO.SS. ricorrenti la riproposizione dell'istanza. Ciò detto, e passando all'esame del fumus, va osservato che l'articolo 55, comma 8, del D.Lgs 165/01 stabilisce che il collegio arbitrale si compone di due rappresentanti dell'amministrazione e due rappresentanti dei dipendenti ed è presieduto da un esterno all'amministrazione, di provata esperienza ed indipendenza. Ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, stabilisce, sentite le organizzazioni sindacali, le modalità per la periodica designazione di dieci rappresentanti dell'amministrazione e dieci rappresentanti dei dipendenti, che, di comune accordo, indicano cinque presidenti. A ciò si aggiunga che l'articolo 6 del Ccnl 1998/01 prevede che le modalità per la periodica designazione dei rappresentanti per la composizione del collegio arbitrale delle procedure disciplinari siano oggetto di consultazione con le OO.SS. lett c, sub c . Il Dm in esame, soprattutto nella parte in cui ha stabilito la durata della carica dei componenti e la non immediata confermabilità degli stessi, ha inciso in maniera significativa sulla materia delle modalità per la periodica designazione dei rappresentanti , materia, come detto, oggetto di obbligo preventivo di consultazione sindacale. Tale ultimo obbligo non risulta essere stato adempiuto dall'amministrazione convenuta la circostanza non è contestata dal ministero della Giustizia e comunque la stessa si ricava implicitamente dalla lettura del preambolo del Dm nel corpo del quale non si fa cenno alcuno alla consultazione delle OO.SS. La violazione dell'obbligo, legale e contrattuale, di consultazione preventiva delle OO.SS. costituisce pertanto significativa ed evidente lesione dei diritti e delle prerogative facenti capo alle OO.SS. ricorrenti. Quanto al periculum, va osservato che la permanenza degli effetti del Dm in esame illegittimamente emanato perché non preceduto dalla obbligatoria consultazione delle OO.SS. e dunque lesivo della loro attività, legalmente e contrattualmente prevista in materia costituisce fonte di danno grave in capo alle medesime OO.SS. ricorrenti danno che deve essere prontamente neutralizzato da un provvedimento d'urgenza, tenuto conto, in particolare, che lo stesso Dm stabilisce, all'articolo 4, che le previste modifiche sulla composizione del Collegio arbitrale di disciplina avranno effetto dall'1 gennaio 2006 si stabilisce, infatti, che il Collegio, nell'attuale composizione, resta in carica fino al 31 dicembre 2005 . In base a quanto sopra esposto, in accoglimento della domanda cautelare proposta dalle OOSS. ricorrenti, deve essere disposta la sospensione dell'efficacia del Dm 16 novembre 204 e deve essere ordinato all'Amministrazione convenuta di reiterare l'iter formativo dello stesso, previa consultazione obbligatoria delle OO.SS Conseguentemente deve essere fissato il termine per l'inizio del giudizio di merito che dovrà statuire anche sulle spese della presente fase cautelare. PQM visti gli articoli 669 bis e ss. Cpc, sospende l'efficacia del Dm 16 novembre 2004 sul funzionamento del Collegio arbitrale di disciplina del ministero della Giustizia ordina allo stesso Ministero di reiterare l'iter formativo dello stesso, previa consultazione obbligatoria delle OO.SS. fissa il termine di 30 giorni dalla comunicazione della presente ordinanza per l'inizio del giudizio di merito, che dovrà statuire anche sulle spese del presente procedimento Si comunichi.