Mettiamo da parte i problemi interni e discutiamo di quelli veri

Grillo Oua è un momento di grande disagio, nessuno si azzardi ad usare lo strumento della rappresentanza per dividerci perché su tutto il resto l'avvocatura è unita

Mettere da parte i problemi interni e sciogliere i nodi che stringono la professione forense. Alla vigilia del Congresso nazionale, parla il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura Michelina Grillo che all'esecutivo rimprovera di non aver mostrato in questi primi tre mesi di governo neanche una minima parte di quella disponibilità attuata in fase pre-elettorale. La prossima settimana si aprirà il Congresso nazionale forense, in concomitanza con lo sciopero di sei giorni, sarà un congresso di protesta? Certamente stiamo vivendo una situazione di grande disagio, in primo luogo per il metodo con il quale la vicenda è stata condotta dall'esecutivo per l'assoluta mancanza di consultazione sia prima che dopo l'uscita del provvedimento Bersani. In secondo luogo la normativa ha inciso in materia pesante e impropria sulla professione creando disagi notevoli soprattutto ai cittadini, generando situazioni di obiettiva difficoltà nell'esercizio della professione. Basti pensare ai legali che assistono i non abbienti che invece di essere pagati dall'ufficio postale dovranno attendere la ragioneria generale dello Stato, oppure si pensi ai periti e agli esperti che minacciano di non accettare più gli incarichi perché con queste modalità verranno pagati fra qualche anno, oppure ai magistrati onorari che hanno dovuto minacciare lo sciopero per far capire al governo che erano a rischio i loro stipendi. L'operato di questi primi tre mesi di governo è quindi negativo? Per quanto riguarda questo provvedimento e per quello che riguarda la Giustizia, ci sembra che ci sia una scarsa attenzione ai valori costituzionali, come il diritto di difesa e la tutela dei non abbienti. Credo che ci sia stata troppa fretta nel mettere a segno un provvedimento manifesto, di grande impatto, sul quale però non si è ragionato a sufficienza e soprattutto con una chiusura aprioristica ai contributi positivi che potevano venire da un confronto con l'avvocatura. Il ministero sta mettendo a punto una riforma delle professioni, chiederete di aspettare i contributi del Congresso? Questa richiesta mi sembra ovvia, credo che sarebbe un ulteriore grave errore della politica proseguire in una logica di scontro. Tra l'altro noi non siamo ancora stati interpellati dal ministero, abbiamo appreso dalla stampa che il sottosegretario Luigi Scotti intende ascoltare gli avvocati ma l'Organismo unitario dell'avvocatura, che ha proclamato l'astensione, non ha ricevuto fino a questo momento giovedì 14 settembre, ndr nessuna notizia. Non vorrei che si verificasse la stessa situazione dello scorso mese di luglio, quando le agenzie di stampa dichiararono che Scotti doveva fare degli incontri che poi non si sono mai svolti. All'interno dell'avvocatura continua ad esserci un problema di rappresentanza una parte di essa continua a non riconoscere il mandato dell'Oua Credo che al di là delle legittime posizioni di differenza che comunque sono di numero limitato - mi risulta che il contrasto non sia così esteso - quando ci sono momenti come questo, in cui si discute di diritti costituzionali, della funzione dell'avvocato, di temi di grande importanza per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, il discorso della rappresentanza debba passare in secondo piano. Mi pare di poter dire che prima di me, questa convinzione ce l'abbiano proprio coloro che hanno manifestato il disagio basti pensare che le astensioni e le mobilitazioni che abbiamo avuto nella prima parte dell'anno sono state assolutamente condivise anche dall'Aiga e dalle Camere penali. Mi sembra che anche l'astensione della prossima settimana sarà largamente condivisa. Però le Camere penali continuano a non riconoscere la rappresentanza dell'Organismo È un problema che si può trattare a parte. La rappresentanza è un problema interno alla categoria, che prima o poi verrà risolto in qualche modo. Nessuno però, a partire dal mondo politico, pensi di utilizzare questo strumento per dividere l'avvocatura, perché sulle questioni di principio, sulle riforme, sulla tutela dei diritti dei cittadini, sulla difesa della Costituzione, l'avvocatura è tutta unita. Ne è la prova che a questo congresso parteciperanno tutti per dire la loro su questi temi. La rappresentanza è un problema interno, sentito da alcuni, che abbiamo tutti intenzione e voglia di risolvere, ma non venga agitato strumentalmente per dividere un'avvocatura che invece è assolutamente unita su tutte le altre tematiche. Che cosa uscirà dai lavori di Roma? Spero in giornate di lavoro intenso, che il Congresso abbia una forte rilevanza costruttiva abbiamo tante idee e proposte, vorrei che i lavori si concludessero con l'approvazione di documenti il più possibile condivisi, nei quali si veda con chiarezza che l'avvocatura vuole andare avanti in un senso di modernizzazione, dando una risposta al malessere dei giovani e alle difficoltà nelle quali svolge la sua funzione. L'avvocatura non è né gretta né corporativa né miope, vuole difendere soprattutto il diritto di difesa. La Costituzione ha tanti articoli, purtroppo se ne ricordano sempre solo alcuni, ma è sempre la stessa che prevede il diritto di difesa, che prevede il ruolo dell'avvocato e che questi sia come il magistrato autonomo, libero e indipendente. Certe misure che ne compromettono la libertà non vanno a danno dell'avvocato ma a danno della funzione difensiva che questi svolge. Vorremmo che questo si capisse chiaramente e che dai documenti congressuali si possa partire una rinnovata disponibilità da parte del governo, che fino a questo momento ce ne ha data assai poca. Spero escano spunti per una rapida approvazione della riforma delle professioni e per una successiva e altrettanto rapida riforma dell'ordinamento forense. Non pensiamo solo a noi perché il diritto di difesa non riguarda solo noi, vorremmo perciò costruttivamente discutere anche del ruolo dell'avvocato nel sistema giustizia, perché c'è una tendenza a marginalizzarlo. Vorremmo discutere del ruolo della giurisdizione pubblica, a quanto contenzioso si ritiene che debba ancora essere affidato a questa perché c'è in atto una vistosa opera di dimagrimento a danno dei soggetti più deboli. Ma soprattutto vorremmo discutere delle risorse, perché vorremmo sapere come si pensa di restituire efficienza ad un sistema nell'interesse dei cittadini tagliando metà del budget, pur sapendo che è insufficiente anche l'intero. Ci domandiamo con che cosa verrà finanziato il Processo civile telematico, e soprattutto come l'Italia pensa di rispondere all'Europa, perché non dimentichiamo che c'è ancora in atto un'inchiesta sulla giustizia in Italia. Il Guardasigilli ha reso pubblica la situazione delle casse a via Arenula Condivido la sua richiesta di fondi e la mossa di rendere pubblica la situazione economica del ministero. Mi stupisce però che lo stesso Guardasigilli abbia votato la fiducia ad un decreto Bersani che taglia invece i finanziamenti la cosa preoccupante è che lo stesso ministro per risolvere problemi di questo tipo proponga il taglio di un grado di giudizio nel civile. Ci piacerebbe capire le coordinate che vengono seguite in questo momento in materia di politica della giustizia perchè mi sembra che si navighi a vista. Mi risulta ad esempio che anche il ministero per lo Sviluppo stia predisponendo una sua bozza di riforma sulle professioni, allora tra contatti tra ministri e blitz notturni, gli avvocato hanno più di un motivo per essere preoccupati. Ci piacerebbe che i cittadini si rendessero conto di questo. Non vogliamo apparire miopi e corporativi agli occhi di quegli stessi cittadini per i quali stiamo facendo questa battaglia. Forse per noi sarebbe anche più facile lasciarci andare ad una logica di mercato deregolato, i più spregiudicati probabilmente potrebbero trarne più di un vantaggio. Vorremmo che i cittadini non fossero strumentalmente orientati contro di noi. L'informazione è stata pilotata? Nella misura in cui questo provvedimento è stato assunto come bandiera, maggiore era l'impatto maggiore sarebbe stato il risultato. Aver calcato la mano sulla difesa del consumatore è un modo per procurarsi il consenso dell'opinione pubblica senza che a questo corrispondano effettivi benefici mi riferisco alle norme riguardanti il taglio dei fondi alla giustizia, alle spese di giustizia e all'abolizione delle tariffe minime. Se il Dl fosse stato condiviso, avrebbe portato senza scontri sociali ad una buona riforma. Qualcuno vi accusa però di avere messo in atto una protesta scomposta Io credo che il diritto di sciopero, che nel caso nostro è un'astensione, è un diritto costituzionale riconosciuto a tutti i lavoratori e l'avvocato, fino a prova contraria è un cittadino lavoratore e consumatore. Non vedo per quale ragione proprio a noi non debba essere consentita questa forma di protesta. Mi sembra che anche i magistrati abbiano preso iniziative di questo tipo contro una riforma che stravolgeva completamente la loro attività. Non mi pare che la nostra iniziativa possa essere definita più o meno scomposta abbiamo fatto un paio di cortei molto moderati per i quali abbiamo avuto i complimenti della prefettura di Roma. Piuttosto bisognerebbe riflettere sulle conseguenze di questa mancanza totale di dialogo perché probabilmente anche l'esasperazione di una categoria maltrattata, dipinta come la peggiore dei mali della società vada considerata. Non credo che piaccia a nessuno non essere ascoltato ed essere accusato ingiustamente. Bisognerebbe al contrario riflettere sul perché le categorie non vengono ascoltate. Ci sarebbe bastato avere anche solo una parte di quella cordialità e disponibilità mostrataci prima delle elezioni, per consentire un esame della situazione più sereno e produttivo. p.a.