Imposta sulla pubblicità, sull'area di maggiorazione il comune ha pieni poteri

La delibera di giunta non deve specificare in che percentuale di territorio si applica. Basta indicare le strade

Imposta sulle pubblicità, la maggiorazione per la zona speciale è dovuta anche al buio . Infatti il comune nella delibera della giunta che delimita l'area dove si paga il tributo maggiorato non è obbligato a specificare in che percentuale di territorio, rispetto a quello cittadino, è stata applicata la maggiorazione. Il regolamento dell'ente locale, ha specificato la Corte di cassazione con la sentenza n. 21724 dell'11 ottobre 2006 leggibile tra i documenti correlati , può anche riferirsi genericamente al centro abitato senza dare conto se è stato rispettato il limite massimo del 35% del territorio, imposto dalla legge stessa. La norma interpretata dai giudici di legittimità è l'articolo 4 del d.lgs. 507 del 1993. Secondo la disposizione, ai fini dell'imposta sulle pubblicità e sulle pubbliche affissioni i comuni possono suddividere le località del proprio territorio in due categorie in relazione alla loro importanza applicando alla categoria speciale una maggiorazione fino al 150 per cento della tariffa norma. Non solo. Il regolamento comunale deve specificare le località, per così dire speciali, la cui superficie non può superare il 35% di quella del centro abitato. E in questo caso l'ente locale chiamato in causa non aveva stabilito con la delibera della giunta comunale in che percentuale di territorio la tariffa più alta sarebbe stata applicata ma si era limitato a elencare una serie di strade a carattere speciale. Secondo la società questo regolamento non era affatto corretto perché, aveva detto, la superficie dove si applicava il tributo maggiorato era molto più ampia di quella consentita dalla legge. Gli afferenti atti amministrativi , ha sostenuto la difesa della contribuente, devono contenere, pena la loro illegittimità, tutti gli opportuni concreti elementi di fatto, in particolare la specificazione del valore della superficie, perché devono consentire all'interessato adeguato controllo dell'osservanza dei limiti di legge . Questi motivi sono stati ritenuti insufficienti tanto in sede di merito tanto in sede di legittimità. In particolare i giudici della sezione tributaria hanno sostenuto che la delibera della giunta comunale, emessa, peraltro, in conformità al nuovo codice della strada, non doveva contenere nessuna specificazione del valore sulla superficie destinato alla compiuta delimitazione perimetrale del centro abitato ma solo delimitare detto centro, ovverosia fissare il confine perimetrale dello stesso . Deb. Alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 4 luglio-11 ottobre 2006, n. 21724 Presidente e relatore D'Alonzo Pm Gambardella - conforme - Ricorrente Srl Simeto Docks - Controricorrente Comune di Catania Svolgimento del processo Con ricorso notificato al Comune di Catania il 16 aprile 2004 depositato con plico postale inviato il 5 maggio 2004 la Srl Simeto Docks, in forza di quattro motivi, chiedeva di cassare la sentenza 38/18/03 depositata il 3 marzo 2003 dalla Ctr della Sicilia la quale aveva disatteso il gravame da essa proposto contro la decisine 676/03/99 con cui la Ctp di Catania aveva rigettato il suo ricorso avverso l'avviso, notificato il 29 aprile 1997, con il quale il Comune del capoluogo etneo aveva accertato, per l'anno 1996, a suo carico, una maggiore imposta sulla pubblicità collocata nella zona speciale di quel territorio comunale. Nel controricorso notificato a mezzo del servizio postale, in plico spedito il21 maggio 2004 , depositato l'11 giugno 2004 , il Comune intimato instava per la declaratoria di inammissibilità dell'avversa impugnazione, con refusione delle spese processuali. Nelle memorie depositata il 4 febbraio 2005, la ricorrente rappresentava che il suo difensore, giusta il certificato rilasciato dal Cnf il 2 dicembre 2004 depositato nelle forme indicate dall'articolo 372 Cpc , risultava iscritto all'albo degli avvocati ammessi al patrocinio innanzi a questa Corte sin dal 24 ottobre 2002. Motivi della decisione 1. In via preliminare deve essere disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso per cassazione, sollevata nel suo controricorso dal Comune di Catania, perché l'assunto secondo cui l'avvocato Salvo Zappalà, difensore della società ricorrente, sarebbe privo della necessaria iscrizione all'albo degli avvocati ammessi al patrocinio innanzi a questa Corte - iscrizione imposta, a espressa pena di inammissibilità, dall'articolo 365 Cpa e, quindi, rilevabile ex officio con conseguente irrilevanza della verifica, specificamente reclamata dalla società ricorrente nelle memorie depositata, dell'ammissibilità del controricorso nel quale la questione è stata evidenziata - è risultato del tutto privo di fondamento avendo il predetto professionista ritualmente depositato con piena osservanza delle modalità previste dall'articolo 372 Cpc specifica certificazione, rilasciata dal Cnf il 2 dicembre 2004, dalla quale risulta l'iscrizione dello stesso albo speciale degli avvocati ammessi al detto patrocinio previsto dall'articolo 33 del Rd 1578/33 sin da epoca 24 ottobre 2002 anteriore alla proposizione del ricorso. L'accertata insussistenza del vizio procedurale testé considerato impone di passare all'esame del merito del ricorso per cassazione, al quale deve precedere l'esposizione della motivazione che sorregge la sentenza contro la quale lo stesso è rivolto. 2. In tale sentenza, la Ctr - premesso che 1 l'imposizione contestata derivava dalla collocazione degli impianti pubblicitari in zona di categoria speciale 2 in ordine alla stessa la contribuente aveva eccepito la violazione a dell'articolo 4 commi 1 e 2 D.Lgs 546/92 recte D.Lgs 507/93 e quindi l'illegittimità dell'articolo 3 del regolamento comunale per l'applicazione dell'imposta e dell'allegata tab. a e b degli articoli 10 e 23 D.Lgs 507/93 b1 per carenza di motivazione dell'atto impositivo e b2 per contraddittorietà nell'irrogazione delle sanzioni 3 in appello a la contribuente aveva dedotto la violazione dell'articolo 4 D.Lgs 507/93 laddove impone che la maggiorazione tariffaria sia limitata ad una zona non superiore al 35% della superficie del centro abitato come risulta da una deliberazione della giunta comunale adottata ai sensi del codice della st rada assumendo che il Comune non aveva mai provato con i calcoli previsti di avere osservato quella proporzione né fatto conoscere il nesso logico esistente tra importanza storica, abitativa e commerciale del particolare luogo e importanza assunta a fini pubblicitari , ovverosia ris. Min. 17 febbraio 1996 n. 31 la particolare rilevanza che la pubblicità assume in quel determinato ambito territoriale -, ricordato che con deliberazione della giunta comunale del 12 ottobre 1993 era stato determinato il perimetro del centro abitato in applicazione dell'articolo 4 del D.Lgs 285/93 al fine di stabilire la superficie da assoggettare alla tariffa pubblicitaria della categoria speciale e che l'articolo 3 lettera a del regolamento adottato con delibera consiliare 102 del 14 settembre 1994, aveva delimitato la categoria speciale come prescritto dall'articolo 4 comma 2 D.Lgs 507/93, ha respinto il gravame della società osservando - dal combinato disposto di queste due ultime disposizioni risulta quale è la superficie del centro abitato non superiore al 35% nella quale vengono impiantati impianti pubblicitari di categoria speciale - l'asserzione della contribuente l'affermazione del Comune secondo la quale il regolamento è conforme alla norma è infondata oltre che erronea , rimane tale se non è supportata dalla dimostrazione documentale della infondatezza ed erroneità, perché in assenza di tale prova cartolare, non è possibile portare avanti qualsiasi verifica la via della prova non può essere quella dei calcoli più volte invocati dalla società perché non è richiesto dalle disposizioni citate - ogni altra doglianza della società, che investa altri aspetti della vicenda, non può essere valutata da questa magistratura perché non di sua competenza . 3. Con il primo motivo di ricorso la società - premesso che l'erronea interpretazione degli atti amministrativi assunti dall'ente locale si traduce in una violazione di legge in quanto Cassazione civile, Sezione lavoro, 8742/95 10013/90 intervenire su di una fonte normativa secondaria - deduce violazione e falsa applicazione dell'articolo 4 comma 1 e 2 del D.Lgs 5073/93 assumendo a in rodine alla delimitazione del c.d. centro abitato, che la delibera della giunta in data 12 ottobre 1993 si è limitata a dare atto della compiuta delimitazione perimetrale del centro abitato richiesta dal codice della strada ma ha omesso la specificazione del valore della superficie ad esse destinato, e b circa la delimitazione della zona di categoria speciale, che il regolamento comunale 102 del 14 settembre 1994 si è limitata a qualificare la zona di categoria speciale, mediante rinvio ad un elenco di vie e piazze, senza dare contezza alcuna della superficie di estensione né del rispetto del limite percentuale normativamente fissato. Di conseguenza errore interpretativo secondo la ricorrente, 1 risulta del tutto omessa l'individuazione esatta, all'interno del centro abitato così delimitato, di quella superficie non superiore al 35% cui applicare la tariffa maggiorata del 150% il Comune avrebbe dovuto provvedere alla ulteriore determinazione dell'ammontare complessivo, non superiore al 35%, della superficie di zonizzazione a tariffa c.d. speciale, anche a mezzo di semplice riscontro matematico e 2 l'individuazione della zona c.d. di categoria speciale per via di enumerazione viaria e non per ambiti territoriali offre ulteriore prova del mancato rispetto sostanziale della norma in quanto la non omogeneità delle misure di riferimento sviluppi lineari anziché superfici rende impossibile una concreta verifica del rispetto del limite percentuale fissato. Il motivo deve essere respinto perché privo di pregio. A. In via preliminare va evidenziata la non pertinenza del richiamo, fatto dalla ricorrente, al principio Cassazione civile, Sezione lavoro, 8742/95 10013/90 secondo cui l'erronea interpretazione di una fonte normativa secondaria avente valore integrativo della normativa generale, si risolve in violazione di legge consistente nella erronea deduzione delle conseguenze giuridiche da essa derivanti atteso che il riprodotto motivo non denunzia affatto come, invece, richiede quel principio una erronea interpretazione, da parte del giudice del merito, della portata precettiva dell'atto di normazione secondaria ma contrasta unicamente il giudizio, espresso da quello stesso giudice, di piena conformità dell'atto amministrativo contenente la fonte di normazione secondaria alla norma primaria statale tanto è reso univocamente palese dal fatto che la contribuente si duole soltanto di una pretesa violazione e falsa applicazione dell'articolo 4 comma 1 e 2 del D.Lgs 507/93, quindi di un vizio della sentenza impugnata che riguarda la norma statale e non una qualche previsione e/o prescrizione della norma secondaria. Di conseguenza la censura - come reso evidente dal secondo motivo di ricorso con il quale, come si vedrà, si denuncia la negata disapplicazione dell'atto ex articolo D.Lgs 546/92 - si risolve, essenzialmente, nella contestazione del giudizio, espresso dal giudice del merito, di conformità alle norme di legge statali dell'atto amministrativo regolamento comunale in sé, ovverosia in una critica che investe la legittimità di detto atto come tale e non l'interpretazione delle norme in esse contenute. B. L'esame del motivo di ricorso impone di riprodurre l'articolo 4 del D.Lgs 507/93 per il quale nel testo originario, anteriore alla soppressione, che non interessa la fattispecie, della parole delle prima tre classi operata dall'articolo 10 comma 1, lettera b della legge 449/01 1. Agli effetti dell'applicazione dell'imposta sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, limitatamente alle affissioni di carattere commerciale, i comuni delle prime tre classi possono suddividere le località del proprio territorio in due categorie in relazione alla loro importanza applicando alla categoria speciale una maggiorazione fino al 150% della tariffa normale. 2. Il regolamento comunale deve specificare le località comprese nella categoria speciale, la cui superficie complessiva non può superare il 35% di quella del centro abitato, come delimitato ai sensi dell'articolo 4 del D.Lgs 285/92, in ogni caso la superficie degli impianti per pubbliche affissioni installati in categoria speciale non potrà essere superiore alla metà di quella complessiva . C. Da una prima analisi di tale complesso normativo si ricava che 1 la suddivisione, limitatamente alle affissioni di carattere commerciale, delle località del proprio territorio in due categorie in relazione alla loro importanza costituisce una facoltà possono e non un obbligo dell'ente territoriale 2 i limiti fino al a150% della tariffa normale, 35% di quella del centro abitato e metà di quella complessiva - fissati dal legislatore rispettivamente a per la tariffa relativa alla pubblicità esposta in località del territorio comunale comprese nella categoria speciale, b per la superficie complessiva delle località del territorio comunale che possono essere comprese in detta categoria speciale e c per la superficie degli impianti per pubbliche affissioni installati in categoria speciale - rappresentano quelli massimi consentiti e non già dei limiti fissi. La legittimità dell'imposizione concernente la pubblicità commerciale esposta nelle località comprese nella categoria speciale, quindi, deve essere valutata in riferimento al concreto contemporaneo rispetto di tutti i detti limiti massimi. D. In ordine a tale rispetto la contribuente, nella sostanza, sostiene in diritto che gli afferenti atti amministrativi debbano contenere, pena la loro illegittimità, tutti gli opportuni concreti elementi di fatto, in particolare la specificazione del valore della superficie, perché debbono consentire all'interessato adeguato controllo dell'osservanza dei limiti di legge. La tesi - come, peraltro, già statuito tra le medesime parti da questa stessa sezione con la sentenza 10308/05 - non può essere condivisa a causa della natura propria degli atti delibera della giunta in data 12 ottobre 1993 e regolamento comunale 102/94 che si assumono viziati nonché degli spesici vizi denunziati omessa specificazione del valore della superficie nell'una mancanza di contezza della superficie di estensione e del rispetto del limite percentuale normativamente fissato, nell'altro . D.1. La norma di legge, invero, indica la fonte normativa da adottare nel regolamento comunale per cui l'eventuale carenza della delibera è comunque priva di effetto sulla regolarità formale e sostanziale del regolamento stesso. La delibera di Giunta del 12 ottobre 1993, peraltro, siccome resa si legge nella sentenza qui impugnata specificamente in applicazione dell'articolo 4 del D.Lgs 285/92 Nuovo Cds - diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente - non doveva contenere nessuna specificazione del valore della superficie destinato alla mutuando l'espressione della ricorrente compiuta delimitazione perimetrale del centro abitato ma solo delimitare detto centro, ovverosia fissare il confine perimetrale dello stesso la delimitazione, infatti, per la norma del nuovo Cds, era finalizzata ai fini dell'attuazione solo all'attuazione della disciplina della circolazione stradale. L'articolo 4 del D.Lgs 504/93, quindi, con il rinvio alla delimitazione del centro abitato compiuta per l'attuazione detta, impone solo di considerare la superficie racchiusa in detto confine quale parametro di riferimento per la determinazione della superficie massima non superiore al 35% includibile nella zona tariffaria speciale. D.2. Il regolamento comunale previsto dall'art. 4 del D.Lgs 504/993, a sua volta, in considerazione dell'indubbia natura normativa generale dello stesso - siccome espressione di una potestà attribuita all'amministrazione. con carattere secondario rispetto a quella legislativa al fine di disciplinare in astratto tipi di rapporti giuridici mediante urta regolamentazione attuativa o integrativa della legge, ma ugualmente innovativa dell'ordinamento giuridico esistente, con precetti che presentano i caratteri della generalità ed astrattezza natura nondimeno espressamente riconosciuta anche dalla ricorrente, la quale ha rivendicato quand'anche inesattamente, per quanto dette innanzi il suo potere di censurare la decisione di appello ~-specie di violazione di legge ex art. 360 n. 5 Cpc proprio in relazione a tale regolamento -- deve contenere soltanto la specificazione, richiesta dalla norma statale, delle località comprese nella categoria speciale perché l'osservanza di tutti i limiti proporzionale imposti dalla stessa norma costituisce il sostrato della regolamentazione adottata ma non il contenuto di questa un regolamento, infatti, diversamente da un atto amministrativo ordinario e, quindi, anche da un atto di imposizione tributaria deve disciplinare i rapporti giuridici demandati dal legislatore statale ma non giustificare o motivare quand'anche, come assume la ricorrente, per consentire un semplice riscontro matematico il suo contenuto precettivo o l'ambito nel caso, territoriale della sua applicazione atteso che per il comma 3 dell'articolo 3 legge 241/90 la motivazione non è richiesta per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale. 4. Con il secondo motivo la contribuente censura l'affermazione del giudice a quo secondo la quale ogni altra doglianza che investe altri aspetti della vicenda, non può essere valutata da questa magistratura perché non di sua competenza e denunzia violazione e falsa applicazione articolo 7 comma 5 D.Lgs 546/92 in ordina alla chiesta disapplicazione del regolamento comunale e dell'allegata tabella A adducendo che rientrava nei poteri del giudice tributario la declaratoria di disapplicazione del regolamento comunale alla quale avrebbe dovuto seguire l'annullamento dell'atto impugnato perché privo di ogni presupposto. Il motivo deve essere disatteso perché privo di pregio. La Ctr invero ha anch'essa escluso che il regolamento in questione e la tabella A ad esso annessa fossero affetti dai vizi pretesi dalla contribuente per cui non doveva né poteva disapplicarli per il comma 5 dell'articolo 7 del D.Lgs 546/92 infatti le commissioni tributarie debbono non applicare un regolamento o un atto generale rilevane ai fini della decisione soltanto se lo ritengono illegittimo. La frase censurata, pertanto, va intesa come affermazione dell'insussistenza, in quel caso, delle condizioni di legge per la non applicazione degli atti detti e non già come generale negazione del potere di disapplicazione degli stessi. Tanto esclude in radice la fondatezza della denunziata violazione di legge. 5. Con il terzo motivo la ricorrente censura l'affermazione della Ctr secondo cui l'erroneità e l'infondatezza dell'affermazione del Comune sulla conformità a norma del Regolamento rimane tale se non supportata dalla dimostrazione documentale dell'infondatezza ed erroneità, perché in assenza di tale prova cartolare, non è possibile portare avanti una qualsiasi verifica. E la via della prova non può essere quella dei calcoli più volte invocati dalla società perché non è richiesto dalle disposizioni citate e lamenta per la stessa violazione e falsa applicazione dell'articolo 2697 Cc adducendo a in merito all'inversione dell'onere della prova, che la Ctr ha operato una arbitraria inversione dell'onere della prova non avendo considerato che in materia fiscale vige il principio secondo cui l'onere di allegare e provare in giudizio la sussistenza dei concreti elementi, di fatto che giustificano la pretesa di cui all'atto di accertamento grava sull'ufficio perché è questo che avanza una pretesa e, quindi, deve subire l'onere di provarla b in merito alla natura e consistenza della prova, che il processo tributario si caratterizza come strettamente documentale sì che ogni pretesa vantata richiede prova. documentale costitutiva e giustificativa della stessa tale non può ritenersi un'affermazione di conformità priva di riscontro probatorio in atti. La doglianza va disattesa per carenza di fondamento. La ricorrente, invero, non considera i diversi piani di operatività e le diverse condizioni di legittimità che caratterizzano e distinguono le norme regolamentari da un lato e gli atti amministrativi nel caso di imposizione fiscale emessi in base a dette norme il richiamo ai principi propri della prova degli atti di imposizione fiscale, pertanto, si svela in conferente atteso che l'osservazione censurata dalla Ctr sulla necessità di una prova cartolare della eventuale non conformità a legge delle previsioni del regolamento comunale non riflette affatto un atto di accertamento né comunque il concreto atto di accertamento impugnato dalla contribuente, ma quel regolamento. La tesi propugnata l'amministrazione non ha mai dimostrato che le condizioni di legge su cui tale pretesa si fonda sia stata realmente rispettata inoltre ed infine, suppone l'obbligo del quale, però, si è innanzi mostrata la inesistenza, dell'ente impositore di includere nel proprio regolamento gli elementi dimostrativi del rispetto da parte sua dei limiti imposti dalle norme statali. 6. Con il quarto ed ultimo motivo la Srl Simeto Docks - assumendo di avere eccepito la violazione dell'articolo 4 commi 1 e 2 D.Lgs 507/93 perché il Comune aveva attuato la propria potestà impositiva limitandosi ad un elenco alfabetico di vie sottoposte a tributo speciale ed omettendo di fornire un quadro generale di riferimento che ne giustificasse la loro inclusione in ragione della particolare importanza assunta ai fini pubblicitari, per cui il regolamento e la tabella allegata non contenevano nessuna indicazione in ordine ai motivi della inclusione delle vie nella zona tariffaria speciale - denunzia omessa motivazione circa un punto decisivo articolo 360 n. 5 Cpc esponendo che, come evidenziato dalla circolare ministeriale 17 febbraio 1996 n. 31/e il Comune dovrà specificare nel proprio regolamento le località che sono meritevoli dell'applicazione della maggiorazione tariffaria c.d. di categoria speciale attraverso l'identificazione di ambiti territoriali legati da un nesso di identificabilità unitaria sotto il profilo della rilevanza socio-economica per i quali si possa riscontrare un nesso logico tra importanza storica, abitativa e commerciale del particolare luogo cfr. Ris. Min. 4 luglio 1985 n. 3/2155 mentre né il regolamento né la tabella allegata, con il suo asettico elenco di vie e piazze, risultano corredati di tali criteri ovvero di supporto motivazionale da cui una via, anziché un'altra sia stata preferita. La ricorrente, inoltre, dopo avere dedotto che l'articolo 7 del Regolamento il quale rinviava alla futura approvazione del Piano generale degli impianti per la individuazione dei criteri di distribuzione degli impianti sul territorio comunale e la deliberazione di approvazione dello stesso sono stati oggetto di annullamento con sentenza 598/04 emessa dal Tar depositata l'11 marzo 2004, chiede a questa Corte una onorata pronunzia in questa o nella sede di rinvio sostenendo 1 che in virtù del principio di estensione oggettiva tale decisione ha annullato il provvedimento impugnato con effetto ex tunc e 2 che in virtù del principio di estensione soggettiva, gli effetti della decisione che accoglie il ricorso deve ritenersi estesa alle parti di codesto giudizio atteso che il ricorso amministrativo vede interessate le medesime parti in questa sede coinvolte. Il motivo è infondato nella sua prima parte ed inammissibile nella seconda. A. L'infondatezza della prima parte della censura discende dalle medesime considerazioni svolte nell'esame del primo motivo di ricorso e dall'esclusione in diritto, affermata all'esito di quell'esame, della necessità che il regolamento contenga la motivazione delle proprie disposizioni o, comunque, elementi idonei per il controllo del rispetto dei limiti di legge. Val solo aggiungere che la norma statale più volte richiamata impone solo di suddividere le località del proprio territorio in due categorie in relazione alla loro importanza, quindi di tenere conto dell'importanza delle stesse ma non di indicare e/o di spiegare quindi motivare tale importanza e la conseguente inclusine delle località nella zona tariffaria speciale. B. La deduzione contenuta nella seconda parte del motivo, poi, introduce per la prima volta, quindi in modo inammissibile, in questo giudizio di legittimità, la questione eminentemente fattuale, data dall'accertamento delle conseguenze giuridiche della sopravvenuta decisione amministrativa tali conseguenza, però, non possono essere esaminate né rimesse al giudice del merito fondamentalmente perché non è stata né dedotta né soprattutto dimostrata la definitività della stessa. 7. Le spese del presente giudizio di legittimità, nonostante la totale soccombenza della ricorrente conseguente al rigetto della sua impugnazione, vanno interamente compensate tra le parti ai sensi del comma 2 dell'articolo 92 Cpc in considerazione della novità ancora al momento della proposizione del ricorso per cassazione della questione giuridica controversa. PQM La Corte rigetta il ricorso e compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio di legittimità.