Si torna a discutere di amnistia (dopo l'indifferenza e i tagli di bilancio)

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello * Puntuale come una cambiale in scadenza, ritorna con prepotenza all'ordine del giorno il problema del sovraffollamento delle carceri italiane. Era prevedibile, era stato previsto, era possibile risolvere il problema nella ormai passata legislatura, con un accordo bipartisan fra centro-destra al governo e centro-sinistra all'opposizione. Chi scrive ebbe facile gioco a profetizzare che i timidi tentativi del centro-sinistra della passata legislatura sarebbe stato auspicabile che approdassero ad una soluzione del problema con un inevitabile provvedimento di amnistia, per il quale occorre la maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento e che la mancata aggressione e soluzione del problema avrebbe significato un rinvio a dopo le elezioni e ad un prevedibile carico al centro-sinistra, del quale veniva pronosticata la vittoria elettorale. Insomma, la soluzione del problema allora avrebbe significato un problema in meno per la forza di coalizione vincente. Invece così non è stato, i leader del centro-sinistra forse era ossessionati dal pensiero e preoccupazione di vittoria elettorale per cui in prossimità del Natale dello scorso anno il pur timido tentativo di un provvedimento legislativo di clemenza, fortissimamente propugnato dai radicali di Marco Panella oggi confluiti con il PSI nella Rosa nel Pugno abortì ignominiosamente. La cambiale in bianco firmata allora con la rinuncia a perseguire con decisione l'obiettivo dell'amnistia e dell'indulto, la situazione delle carceri italiane oggi la presenta all'incasso del non ancora formato nuovo Governo di centro-sinistra. E già si ergono delle voci dissenzienti, che commenterò in seguito. La situazione attuale. Le 207 carceri italiane non sono mai state così piene ci sono 59.523 detenuti contro un massimo regolamentare di circa 43 mila posti , di cui 19.836 33,3 per cento sono extracomunitari, 16.185 il 27 per cento tossicodipendenti, 11.800 19,83 per cento affetti da patologie del sistema nervoso e da disturbi mentali. Una situazione insostenibile in 57, nel 2005, si sono tolti la vita in cella. Sono i dati forniti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Dap in occasione del convegno La salute in carcere parliamone senza censure . Sulla base di questi dati - afferma Sebastiano Ardita, responsabile della direzione generale detenuti e trattamento del Dap - siamo consapevoli di versare in una situazione di grave, perdurante, quanto involontaria ed inevitabile divergenza dalle regole, per il fatto di non essere nella materiale possibilità di garantire, a causa del sovraffollamento, quanto previsto dalle normative vigenti e dal recente regolamento penitenziario. A cominciare dagli spazi pro-capite che dovrebbero essere pari a 9 metri quadrati . La fotografia scattata dal Dap mostra una realtà ben diversa, e non solo per un sovraffollamento mai registrato negli ultimi dieci anni. Le risorse per la salute dei detenuti sono sempre meno perché vengono stabilite senza tener conto di una fondamentale variabile che è, appunto, il raddoppio del numero dei detenuti negli ultimi venti anni. Giuliano Santoro, 1 marzo 2006, LA CARTA . È già una fortuna che il dato del sovraffollamento si sia mantenuto sostanzialmente costante e che le previsioni di moltiplicazione dei detenuti presenti in carcere si siano rivelate eccessivamente allarmistiche, ma è un dato di fatto che 60.0000 sessantamila detenuti presenti in strutture penitenziarie che ne possono ospitare a mala pena 43.000 o giù di lì significa un fallimento clamoroso della politica penitenziaria e dell'esecuzione penale. Va detto con chiarezza che il Ministro della Giustizia dimissionario assieme a tutto il Governo di centro-destra, poco o nulla si è curato di affrontare il problema alla radice, ignorando le denunce del Direttore Generale cons. Sebastiano Ardita giovane e valente magistrato siciliano in prestito all'Amministrazione Penitenziaria, il quale proseguiva la propria denuncia affermando ancora Dai corrispondenti 1.846 euro spesi nel 1995 per l'assistenza sanitaria di ciascun detenuto, si è passati agli attuali 1.607 euro, contro i 1.557 euro destinati attualmente a ciascun cittadino libero nel 1991 un detenuto poteva contare su risorse che erano piu' del doppio di quelle stanziate per il cittadino. Il budget è ormai sul filo dell'indispensabile . Il Dap ha anche disegnato una mappa epidemiologica delle carceri italiane. Anche questi sono dati impressionanti. Il 13 per cento dei detenuti vale a dire circa 7.800 ha uno stato di salute compromesso, contro il 7 per cento della popolazione libera. La tossicodipendenza è il problema più diffuso riguarda il 21,54 per cento dei detenuti, contro il 2,10 per cento dei cittadini liberi . Circa il 20 per cento un detenuto su cinque soffre di disagi psichici il 10,25 per cento di depressione, il 6,04 per cento di altre patologie mentali, il 3 per cento di malattie neurologiche e lo 0,8 per cento di deterioramento psicologico. Le malattie epatobiliari e del pancreas affliggono il 10,9 per cento dei detenuti contro il 4,2 per cento dei cittadini liberi , quelle dell'apparato digerente il 9,1 per cento contro il 10,1 per cento della popolazione . Oltre il 20 per cento delle 2.804 detenute soffre di patologie tipiche del genere femminile tumori all'utero, alle ovaie, alla mammella, etc . Resta sempre drammatico, il fenomeno dei suicidi in carcere nel 2005 si sono tolti la vita in 57 [nel 2004 i suicidi erano stati 52, nel 2003 57, nel 2002 51 e 69 nel 2001]. La salute dei detenuti non e' solo un problema 'politico', e neanche solo una questione tecnica o medico-legale. E' molto di più. E' il luogo privilegiato per valutare le politiche sociali di uno stato. E' una questione di politica criminale. E' il banco di prova della pena costituzionalmente intesa . Ecco il commento del Governo. Il ministro per i rapporti con il Parlamento Giovanardi affermava che la legge sulla droga aiuterà a svuotare le carceri . Secondo Giovanardi la nuova legge aiuterà a gestire meglio le carceri . Affermazioni così inconsistenti e che non potevano non provocare la reazione del mondo della solidarietà. A un mese dalle elezioni, dopo che grazie anche al ministro Castelli è stata bocciata l'amnistia, dopo che è stata approvata la ex Cirielli che farà crescere di alcune decine di migliaia i detenuti nelle carceri italiane, dopo che è stata modificata in peggio la legge sulle droghe parificando i consumatori di droghe leggere con gli spacciatori di droghe pesanti, ci vengono a dire che la situazione è drammatica , commentava Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone. Dov'era il Ministro Castelli - proseguiva - quando gli dicevamo che il 69,31 per cento dei detenuti si lava con acqua gelida, che il 60 per cento delle detenute non ha il bidet a, che il 55,6 per cento dei detenuti vive in carceri dove non sono consentiti colloqui in spazi all'aria aperta tutte cose previste per legge ?. Dov'era quando dicevamo che i morti ogni anno in carcere sono circa 160. Che la sanità è al collasso? . E ancora Dov'era l'amministrazione penitenziaria quando le chiedevamo di battere un colpo per segnalare che la ex Cirielli sarebbe stata la pietra tombale del sistema penitenziario italiano?. Dov'era quando denunciavamo che la legge sulla sanità è rimasta inapplicata e che i detenuti soffrono un vuoto di tutela? . Per Gonnella, nulla si è fatto per la salute, e non solo per mancanza di risorse, e nulla si e' fatto per i bambini in carcere e per il lavoro penitenziario. Oramai il recupero sociale di cui parla il presidente Ciampi è un mito, anche a causa di questo ministro, che definiva le carceri hotel a 5 stelle, e di questa amministrazione penitenziaria il cui vertice non ha mai proferito parola per segnalare la drammatica deriva umanitaria delle carceri italiane . Deve riconoscersi che il DAP, ancora per poco guidato dal pres. Giovanni Tinebra è stato trasferito a domanda ad occupare la poltrona di Procuratore generale a Catania, procedura incorso di perfezionamento , ben poco si è speso per costringere il Ministro Castelli ad opporsi vigorosamente agli eccessivi tagli di bilancio, dando dimostrazione e testimonianza di una eccessiva prudenza. A tal proposito, del rimpiazzo del vertice del DAP, sembrano legittime e condivisibili le aspirazioni dei direttori penitenziari, rappresentati dal Dirigente Generale dr. Emilio di Somma, attuale vice capo del dipartimento, ad occupare, finalmente e per la prima volta nella storia delle carceri italiane dal momento in cui transitarono dal Ministero dell'Interno a quello di Grazia e Giustizia, la poltrona del vertice dell'Amministrazione Penitenziaria. I ruoli dirigenziali e direttivi penitenziari sono ormai pronti, ad oltre 15 anni dalla riforma del 1990 legge 305/90 , ad assumere su di sé l'onore e l'onere di presiedere alla gestione di questo potente apparato dell'esecuzione penale. Tornando all'argomento di cui ci si sta occupando, emerge, forse un po' intempestivamente, la questione-problema del sovraffollamento, com'era largamente prevedibile e previsto. L'Unione sembra favorevole ad affrontare il problema ed anche la nuova DC del segretario Gianfranco Rotondi ha espresso un consenso di massima. Adesso si devono deludere molti degli estimatori del sen. Antonio di Pietro fra i quali chi scrive , ex P.M. di Mani Pulite , che ne è stato il motore più infaticabile, ha candidamente affermato che vi sono sul tappeto problemi ben più importanti. Spiace doverlo dire, ma il sen. Antonio di Pietro dà proprio l'impressione di non avere ancora dismesso la mentalità del Pubblico Ministero. Anzi, sembra una testimonianza vivente dell'assunto che il Pubblico Accusatore resta tale per sempre, fornendo validi motivi per una riflessione approfondita sull'annosa questione della separazione delle carriere, propugnata ed osteggiata ferocemente da tutele direzioni. Si desidera dar conto di queste affermazioni, anzi si deve riferire che da sempre nel ruolo direttivo penitenziario serpeggia un malumore ed un malessere diffuso per la scarsa se non inesistente conoscenza e consapevolezza che la magistratura, giudicante ma anche inquirente, ha della realtà del penitenziario, tanto da far pensare e sospirare per decenni circa l'opportunità di inserir nell'attività di uditore giudiziario un periodo di servizio di osservazione, esterna e priva d interferenze, presso carceri significativamente prescelti. Ma questa riflessione non ha mai attecchito. Antonio di Pietro, Tonino come affettuosamente veniva chiamato all'epoca di Mani Pulite , poco sa della realtà del mondo penitenziario, non per sua colpa o negligenza, ma perchè egli, come tutti gli altri P.M., a S. Vittore c'è entrato solo per interrogare gli imputati, così come succede in ogni casa circondariale. L'augurio è che il sen. Di Pietro, al quale chi scrive riconferma tutta la stima e l'affetto - pur non avendolo mai conosciuto - ci ripensi e, sopratutto, non faccia affermazioni viziate da 'dolo d'impeto'. Giunge adesso notizia che anche il Presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti si pronunciato favorevolmente per l'adozione di un provvedimento legislativo di concessione di amnistia. La notizia non sorprende ma è da accogliere molto positivamente. Un alleggerimento della pressione dei grandi numeri necessario per ripartire nel tentativo obbligato di ridare spinta propulsiva alla esecuzione penale e far rientrare l'Italia nel novero dei paesi del mondo occidentale all'avanguardia in tale settore. * ispettore generale dell'amministrazione penitenziaria, in pensione