La foto del ""bambino mai nato"" in prima pagina: censura al direttore del quotidiano

E per i corollari del Savoiagate sanzione per chi ha pubblicato nomi e dialoghi a luci rosse legati a scambi di favori

Bacchettate dal Consiglio regionale della Lombardia dell'Ordine dei Giornalisti per due episodi particolarmente rilevanti. Si tratta della foto, sbattuta in prima pagina, del bambino mai nato , apparsa sul Gazzettino del 12 maggio. Si trattava, per chi non ricordasse l'episodio, della foto di un bimbo estratto dal ventre della madre che era stata assassinata dal convivente e vestito come se fosse vivo. Il giornale che aveva fatto questa scelta editoriale? aveva sostenuto che tale comportamento fosse stato espressamente richiesto da una nonna del bambino. Il Consiglio dell'Ordine ha ritenuto che tale pubblicazione - per ciò che rappresenta e suscita immediatamente - avesse una forza più che sufficiente a turbare e offendere il comune sentimento della morale . In particolare è stato sottolineato come tale azione abbia offeso la dignità del piccolo ben oltre i lettori, ricordando che in ogni caso volontà della nonna, o meno la dignità di un cadavere non è nella disponibilità dei familiari . Il Consiglio ha quindi deliberato il documento è qui leggibile come documento correlato di sanzionare con la censura il giornalista Luigi Bacialli, allora direttore del quotidiano. Sono invece usciti indenni da misure disciplinari altri giornalisti Maurizio Belpietro direttore de Il Giornale, Paolo Mieli direttore del Corriere della Sera, Giuliano Ferrara direttore de Il Foglio e Renato Farina articolista di Libero per i quali è stato rilevato che, sviluppando un dibattito sulla questione della foto-choc, hanno agito legittimamente nell'ambito del diritto di informazione e di critica. E proprio due tra i direttori assolti per la vicenda della foto del bambino sono invece stati sanzionati anche loro con una censura per un eccesso divulgativo ai margini del cosiddetto Savoiagate . In particolare il provvedimento che ha colpito Paolo Mieli e Maurizio Belpietro si riferisce alla pubblicazione sui rispettivi quotidiani di intercettazioni di Salvo Sottile allora portavoce del presidente di An, Gianfranco Fini coinvolto in una storia di presunti favori lavorativi e controfavori sessuali. Il Consiglio ha affermato il principio secondo il quale è comunque vietato pubblicare intercettazioni con particolari sessuali. E in ogni caso il giornalista apparvero anche i nomi delle persone presumibilmente favorite in cambio di relazioni sessuali deve far prevalere la difesa della dignità delle persone coinvolte in fatti di cronaca che di tale dignità possono risultare lesivi. Naturalmente in questo caso, come nel precedente, i soggetti sanzionati dal Consiglio potranno proporre ricorso. m.c.

Ordine dei Giornalisti Consiglio regionale della Lombardia Delibera disciplinare del 16 ottobre 2006 L. Bacialli Estensore Franco Abruzzo - Presidente dell'OgL 1. Fatti e avviso disciplinare 15 maggio 2006 In data 15 maggio, con l'avviso disciplinare che fa parte integrante di questo atto amministrativo , il presidente del Consiglio dell'Ordine ha segnalato ai giornalisti professionisti Luigi Bacialli direttore responsabile del Gazzettino all'epoca dei fatti , Maurizio Belpietro direttore responsabile del Giornale , Renato Farina vicedirettore e articolista di Libero , Giuliano Ferrara direttore responsabile del Foglio , Paolo Mieli direttore responsabile del Corriere della Sera e Alessandro Sallusti direttore responsabile di Libero che la segreteria dell'ente aveva acquisito a la copia normale e quella elettronica della prima pagina del Gazzettino del 12 maggio 2006 e la copia del Gazzettino del 15 maggio 2006 b la copia di Libero del 13 e del 14 maggio 2006 c la copia del Corriere della Sera del 13 maggio 2006 d la copia del Foglio del 15 maggio 2006 e la copia del Giornale del 13 maggio 2006 Il Gazzettino del 12 maggio ha pubblicato in prima pagina la foto di un bimbo morto, vestito come se fosse vivo, sulla base, questa la versione del giornale, di una richiesta avanzata dalla nonna del bambino bambino mai nato , estratto dal ventre della madre assassinata dal convivente . L'hanno tirato fuori morto dalla pancia della madre morta, durante l'autopsia. E non è un neonato, è un bambino mai nato vogliamo adoperare le parole esatte o no? Certo, poi hanno lavato il corpicino e poi - come ha scritto Renzo Mazzaro sul Mattino di Padova del 13 maggio - l'hanno composto per la sepoltura. Ma la pietà si ferma qui. Il resto - fotografarlo con addosso i vestitini già comprati dalla povera Jennifer, facendo finta che dorma - è un cerimoniale macabro, che proposto al pubblico sfiora l'orrore c'è troppa gente che non accetta la visione di quel bimbo, perché sa benissimo che è stato estratto morto da una donna morta e ne ha orrore . La foto è stata pubblicata il giorno successivo da Libero pagg. 1 e 15 , dal Corriere della Sera pag. 21 con richiamo in I pagina e dal Giornale pagg. 1 e 19 poi ancora da Libero 14 maggio e dal Foglio 15 maggio e ancora dal Gazzettino del 15.5. 2005, nonostante il comunicato diramato tempestivamente, tramite agenzie di stampa, lo stesso 12 maggio, dall'Ufficio del Garante della privacy con questo titolo Una gravissima offesa della dignità della persona, un fatto senza precedenti, una violazione ai principi deontologici del giornalismo . Ecco il testo Non ha dubbi Mauro Paissan, componente del Garante per la privacy, nel giudicare la pubblicazione sulla prima pagina del Gazzettino della foto del bimbo di Jennifer Zacconi Quella creatura estratta dal ventre della povera ragazza assassinata offende i lettori, ma soprattutto la dignità di quel bambino. E il giornale non può nascondere la propria responsabilità dietro il fatto che siano stati i nonni a fornire la foto. La dignità di un cadavere non è nella disponibilità dei familiari . Paissan invita infine le televisioni e gli altri giornali a non riprendere quell'immagine inutilmente raccapricciante testo presente anche in www.garanteprivacy.it . Luigi Bacialli, con una dichiarazione all'Ansa del 12 maggio 2005, ha giustificato la pubblicazione della foto, affermando che la pubblicazione è il migliore inno alla vita rispetto a chi esercita la cultura della morte. E' una scelta che sapevamo - ha aggiunto - avrebbe provocato forti emozioni ma di cui siamo fortemente convinti perché è anche un messaggio preciso agli assassini e un omaggio alla famiglia delle vittime. E quando è più adeguato della foto di questo bimbo a cui è stato impedito di nascere? E' un voler rappresentare la vita contro la morte anche davanti a chi ritiene non ci possa essere l'ipotesi del duplice omicidio . Renato Farina, invece, ha scritto il 13 maggio Prima di essere anch'io deferito all'Ordine dei giornalisti e punito, magari espulso, racconto una storia, mi pagano per questo . E' noto, però, che gli editori non possono dare ai giornalisti dipendenti indicazioni in contrasto con la deontologia professionale che è legge . L'avviso disciplinare concedeva ai giornalisti professionisti, destinatari del provvedimento, 30 giorni per far conoscere al Consiglio gli opportuni chiarimenti sulla vicenda . Sono stati allegati all'avviso anche 15 pagine, che riproducono i giornali che parlano della vicenda. 2. Le difese scritte di Luigi Bacialli e Maurizio Belpietro. Soltanto Luigi Bacialli 14 giugno e Maurizio Belpietro 19 giugno nella fase istruttoria hanno provveduto a depositare memorie difensive a scrive Luigi Bacialli Rispondo alla lettera del 15 maggio 2006, pervenutami nei giorni successivi, con la quale mi è stata comunicata l'apertura di un procedimento disciplinare a carico mio e di altri colleghi in relazione alla pubblicazione, il 12 maggio 2006, su Il Gazzettino, quotidiano che dirigo, della foto del piccolo Hevan, il bimbo mai nato di Jennifer Zacconi, barbaramente uccisa da Lucio Niero. La presente deve essere intesa quale mia memoria ai sensi dell'art. 56 della Legge n. 69/1963. Questi i fatti a alle 23.30 del 10 maggio 2006, mentre mi trovavo nel mio ufficio di Venezia, ho ricevuto una telefonata dal caporedattore centrale Amedeo Veronese che mi chiedeva se fossi stato d'accordo nel pubblicare la foto di un feto. La mia risposta è stata chiara non se ne parla nemmeno. Ho da tempo diffuso una circolare docomma in cui ricordavo il bando delle foto truculente o impressionanti come quelle degli ostaggi decapitati dai terroristi non avrei quindi potuto autorizzare la pubblicazione della foto di un bambino morto prima ancora di nascere. Il giorno dopo il vicedirettore Vittorio Pierobon mi mostra la foto che non avevo ancora visto. Non si trattava di un feto così come lo avevo immaginato e come comunemente è inteso, ma di un bambino quasi nato , amorevolmente rivestito e fotografato con il cellulare della signora Giannone, nonna mancata e madre di Jennifer, la ragazza così barbaramente uccisa. Una foto per nulla raccapricciante perché Hevan pare assopito proprio come tanti neonati tra le braccia della mamma o nell'incubatrice. Un 'immagine tenera e commovente e di notevole rilevanza dal punto di vista giornalistico. Come se non bastasse a rendere eccezionale la vicenda, l'invito rivoltoci dalla famiglia nell'affidarci quello scatto a pubblicare il volto dell'angioletto così abbiamo titolato sopra la fotografia di Hevan . Confesso che a quel punto non ho più avuto esitazioni e ho disposto che fosse pubblicata in prima pagina con l'evidenza che a mio parere meritava, corredata da un commento di Pierobon. Ho fatto mio, infatti, il desiderio di quella donna far vivere, sia pure attraverso un'immagine, quel bambino mai nato. Mostrare a tutti come sarebbe stato se non fosse stato soppresso assieme alla madre da Lucio Niero. Quella foto è, come ho detto all'Ansa il giorno dopo, un inno alla vita. Quale migliore risposta dell'immagine di quella creatura che stava per venire alla luce, a chi invece coltiva l'odio e la morte, a chi è capace di troncare non una ma due vite perché non vuole dover gestire una situazione che considera impegnativa e imbarazzante? Insomma la foto di Hevan non era semplicemente la foto di un bambino mai nato, ma il simbolo della vita opposto a quello della morte, non solo un grido di dolore di una intera famiglia stretta attorno alla signora Giannone, ma un manifesto delle vittime che reagiscono alla violenza e che non vogliono sottostare alla legge dei carnefici docomma b nei giorni successivi Il Gazzettino ha dato ambio spazio al dibattito che quella foto ha suscitato sia nell' opinione pubblica sia tra i commentatori più colti . In particolare, sono stati pubblicati - il 13 maggio 2006 i commenti pro e contro di scrittori, teologi, sociologi e intellettuali, dando ampio spazio sia in prima pagina sia nelle pagine interne del giornale docomma - il 14 maggio 2006 è proseguita la pubblicazione di commenti di teologi, quali il cardinale Tonini, ovvero di giornalisti docomma - il 16 maggio 2006, oltre all'opinione di Giuliano Ferrara in prima pagina, 4 pagine nella quali sono state proposte le lettere dei lettori favorevoli alla pubblicazione, nonchè quelle contrarie pubblicabili, in quanto non contenenti insulti e contumelie docomma - il 17 maggio 2006 un intervento di Riccardo Illy presidente della Regione Friuli Venezia Giulia docomma , - il 19 maggio 2006 un intervento di Margherita Hack in prima pagina e una raccolta dei messaggio inviati alla signora Giannone docomma - il 20 maggio 2006 è stata conclusa la pubblicazione delle lettere ricevute sul caso docomma , - il 24 maggio 2006 è stata data comunicazione dell'apertura del procedimento disciplinare docomma . Dall'esame di tutti commenti e lettere pubblicate da Il Gazzettino emerge con chiarezza che la pubblicazione della fotografia del piccolo Hevan ha suscitato nell'opinione pubblica del Triveneto, ma anche nazionale, un ampio dibattito avente ad oggetto, da un lato, la pubblicazione stessa della foto e, dall'altro, il concetto di vita prima della nascita e gli orrori e le violenze che nel silenzio vengono perpetrati contro i minori. E Il Gazzettino ha voluto proprio dare ampio spazio a tutti i commenti sull'argomento per offrire uno spunto di riflessione non solo sul significato di quella pubblicazione, ma sullo stesso concetto di vita. Non ritengo quindi che vi sia stata nella pubblicazione di quella foto una qualsivoglia lesione dei principi deontologici che regolano l'attività del giornalista ovvero di doveri che la normativa impone a chi esercita la nostra professione, in particolare quello del rispetto e della tutela della dignità e della personalità umana. Non ritengo nemmeno che la pubblicazione della foto di cui si tratta possa essere fatta rientrare in uno dei comportamenti scorretti che, ai sensi dell'art. 48 L. 69/1963, danno luogo all'apertura di un procedimento disciplinare. Quanto alla violazione dell'art. 15 legge n. 47/1948, violazione che - se ritenuta sussistente - potrebbe aprire la strada ad un procedimento penale nei miei confronti, ritengo che la foto di cui si tratta non abbia nulla di raccapricciante e di impressionante. Come detto, la foto rappresenta un bimbo, simile a tanti bimbi appena nati, che pare dormire tranquillo. Quella foto è commovente e assolutamente simile a quella di centinaia di bimbi nei primi giorni della loro vita. Ma, come sappiamo, vi è una differenza tra questa e quelle la foto del piccolo Hevan rappresenta un bimbo mai nato, ucciso, insieme alla madre che lo stava per dare alla luce, dalla follia omicida del proprio padre. Ora è solo per questo fatto che la foto colpisce e non per quello che essa rappresenta in sé che oltretutto non ha nulla di scioccante . Non una foto raccapricciante in sé, ma una foto che fa discutere che può commuovere, come può essere bollata addirittura come pornografia. Ma si può ritenere che quella foto, con il contenuto di dolore e di orrore che si porta dietro, abbia forza tale da turbare e offendere il comune senso della morale? Perché solo in questo caso si potrà ritenere cha via sia stata la violazione del divieto di cui all'art. 15 Legge numero /1948. Non credo che questa domanda possa avere una risposta positiva e ciò è dimostrato dal contenuto dell'ampio dibattito che la sua pubblicazione ha aperto nell'opinione pubblica. Dai commenti tutti pubblicati su Il Gazzettino emerge chiaramente come il comune sentire in questo caso possa essere così soggettivo e così diverso da una persona all'altra da rendere impossibile l'individuazione di un concetto di comune morale. E se, da un lato, appare evidente la condanna collettiva e, qui sì, comune verso delitti così efferati che finiscono per colpire donne e bambini, cioè i soggetti più deboli, dall'altro, il concetto di vita prenatale non trova nella opinione del pubblico più vasto una tale concorde valutazione da poter essere definita come comune. Ma c'è di più la pubblicazione della foto del piccolo Hevan ha suscitato sia plauso e commozione, come ribrezzo e raccapriccio. Cioè la stessa fotografia, con tutto quello che rappresenta, è stata valutata in modo molto diverso dai lettori chi ne condanna a spada tratta la pubblicazione in quanto offenderebbe il decoro dei defunti, chi plaude la sua pubblicazione quale inno alla vita e quale atto volto a non nascondere l'orrore di cui l'essere umano è capace. E, come detto, il fatto stesso che la sola pubblicazione della foto abbia fatto discutere l'opinione pubblica significa che la fotografia del piccolo Hevan aveva rilevanza giornalistica e ciò perché ritengo che lo scopo dell'attività giornalistica non sia solo quello di trasmettere notizie, ma sia anche quello di indurre le persone alla riflessione su tutti gli argomenti e a maggior ragione su quelli più profondi e insondabili, come la vita e la morte. Segnalo una sola lettera pubblicata il 16 maggio scorso, che mi pare evidenziare come possa essere soggettiva la posizione su simili argomenti, nella quale una lettrice afferma La dimensione del dolore è una delle dimensioni umane che più ha la caratteristica di essere assolutamente soggettiva e personale. Ognuno di noi il dolore lo vive diversamente, chi con rumore, chi con clamore, chi nel silenzio, chi nell'anonimato della propria unica dimensione privata. Diversissime sono le reazioni al dolore, almeno tante quanti sono gli esseri umani che abitano la terra. Dinnanzi a simiti eventi, pertanto, è evidente che impossibile è il giudizio, perché irreale è poter definire ciò che è giusto in assoluto se il rumore, le urla o il silenzio . Ritengo quindi che nel caso specifico non sussistano assolutamente gli elementi oggettivi della condotta delittuosa che mi si imputa foto raccapricciante tale da offendere il comune senso della morale . Non ritengo nemmeno sussista l'elemento soggettivo di quel reato, in quanto al momento della pubblicazione non ritenevo assolutamente che la fotografia potesse offendere la dignità umana di quel bimbo mai nato. Bensì ritenevo, come infatti ho scritto nel giornale, che quella fosse la foto di un angelo che non poteva che commuovere per la sua dolcezza un inno alla vita. L'unica consapevolezza che avevo in quel momento era che la pubblicazione di quella foto, per l'emozione che poteva provocare, avrebbe aperto un ampio dibattito, come infatti è avvenuto. E ciò può solo arricchire il comune senso della morale, inteso anche come dignità umana, e non certamente offenderlo. Io non mi pento di aver optato per la pubblicazione perché sento di avere la coscienza a posto e di aver fatto, nel rispetto della sensibilità dei lettori, il mio dovere di giornalista. Mi auguro, quindi, che il procedimento disciplinare aperto a mio carico venga presto archiviato. Sono disponibile per ogni ulteriore chiarimento che reputerete opportuno e, qualora non riteniate di archiviare subito il procedimento, chiedo di essere sentito personalmente. Allegati i documenti indicati nel testo da l a 9 copie del Gazzettino del 12, 13, 14, 16, 19, 20 e 24 maggio 2006 . b scrive Maurizio Belpietro Preso atto dei rilievi contenuti nell'avviso disciplinare in oggetto in relazione alla pubblicazione, alle pagine l e 19 dell'edizione del 13.5.2006 de il Giornale , della fotografia del piccolo Hevan, vittima insieme alla madre di un efferato delitto, è mio intendimento fornire ogni chiarimento che possa risultare utile per le valutazioni di Vostra competenza. Devo premettere che l'immagine oggetto dei rilievi del Consiglio era, al momento della pubblicazione su il Giornale , al centro di una polemica originata dalla diffusione della medesima fotografia, il giorno precedente, sulle pagine de il Gazzettino , per espressa richiesta della madre della giovane uccisa. Con tale gesto, ha spiegato la signora Anna Maria Giannone, la famiglia intendeva rivendicare con forza il diritto del piccolo Hevan di essere considerato persona offesa del delitto di omicidio, contrariamente al parere dell'Autorità Giudiziaria procedente. Nelle parole della signora Giannone, riportate nell'articolo di Marino Smiderie pag. 19 c'è tutto il dramma dei familiari delle vittime dell'efferato e sconsiderato gesto compiuto in danno della giovane Jennifer il rifiuto del nostro ordinamento di considerare uomo , agli effetti della norma che incrimina l'omicidio, il feto a pochi giorni dalla nascita. La scelta della famiglia di mostrare l'''umanità'' di Hevan, a dispetto delle categorie dietro le quali si trincera formalisticamente la legge, è la denuncia di una lacuna nella tutela della persona. Attraverso la fotografia, dunque, la famiglia intendeva dimostrare che non vi sono differenze tra quell'essere umano cui è stata sottratta la possibilità di una vita, attraverso la nascita, e un neonato cui sia toccato il medesimo doloroso destino. Differenze che, invece, vengono poste dall'attuale legislazione. Al di là del dato di cronaca circa la polemica in atto, la pubblicazione della fotografia in questione risponde all'esigenza di prendere parte al dibattito sulla vita e sul momento in cui si è uomini tutelabili dalla legge penale. Del resto, l'intervento de il Giornale su tali temi di interesse collettivo è testimoniato dal contenuto dell'articolo che accompagna la fotografia nella prima pagina a firma di Salvatore Scarpino all.l . Ciò premesso, non nego che la fotografia del piccolo Hevan possa dar luogo ad emozioni forti. Ritengo, tuttavia, che l'immagine non possa affatto considerarsi impressionante o raccapricciante ai sensi della normativa citata da codesto Consiglio, né che la stessa possa offendere il comune sentimento della morale, ma al contrario smuovere le coscienze e promuovere un'evoluzione della nostra società verso forme di tutela anticipata della vita umana. Ciò che ha offeso il comune sentimento della morale è infatti l'uccisione di una madre e di un bambino che è persona umana, nonostante sia anagraficamente inesistente. Alla luce di quanto sopra, chiedo di essere sentito personalmente avanti codesto On. Consiglio per ogni eventuale ulteriore approfondimento ritenuto utile o necessario e chiedo che, all'esito, venga disposta l'archiviazione del procedimento. allegati 1 il Giornale, ed. 13.5.2006, pagg. 1 e 39 . 3. Delitto Jennifer. Il commento Tragedia nel deserto dei valori di Vittorio Pierobon Gazzettino dell'8 maggio 2006 Una ragazza usata e gettata. Una povera ragazza, forse un po' facile, troppo libera per i suoi vent'anni. Una ragazza, figlia del nostro tempo, cresciuta in una famiglia un po' così, travolta da una vita che sembra aver perso la bussola dei valori . Da un articolo del Mattino di Padova affiora che la pubblicazione della foto è un compromesso tra Gazzettino e la nonna di Hevan al fine di evitare una causa risarcitoria consistente. Il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti del Veneto, con delibera 18 maggio 2006, preso atto della pubblicazione della foto, ritraente il bambino mai nato ed estratto dal cadavere della madre Jennifer Zacconi, sul quotidiano Il Gazzettino in data 12 maggio , ha trasmesso il procedimento all'Ordine della Lombardia in quanto Luigi Bacialli, direttore responsabile del giornale, è iscritto nell'Albo di Milano. La delibera è accompagnata da alcune copie del Gazzettino 8, 12, 13, 15, 16, 20 e 24 maggio 2006 nonché da diverse email di segno opposto. Nell'edizione dell'8 maggio 2006 il Gazzettino ha pubblicato un commento Tragedia nel deserto dei valori a firma Vittorio Pierobon, vicedirettore del quotidiano. Questo il testo Perché? Come è possibile? Di fronte all'orrore della morte di Jennifer e del piccolo che aveva in grembo, la prima reazione è lo sgomento. Ci si domanda come possano accadere simili crimini. La risposta la dovrebbe dare Lucio Niero, assassino confesso, che in un colpo solo si è liberato del peso della ragazza, che aveva messo incinta, e del figlio che gli avrebbe dato tra pochi giorni. Ma Niero, come ha detto il magistrato che lo ha interrogato, è schiacciato da una montagna. Dal peso tremendo della morte di due creature, dalla distruzione della sua famiglia, moglie e due figli, e di quella di Jennifer. Una strage. Non ci sono solo i morti, Jennifer e Hevan, il bambino che sarebbe nato il 18 maggio, ucciso nel grembo dal padre che non l'ha mai accettato. C'è lo strazio dell'animo di chi resta. Un terremoto nella vita di due famiglie. Perché? Non lo sa Lucio Niero, che ha ucciso in preda a raptus, atterrito dalle conseguenze - soprattutto economiche, dato che di morale non è il caso di parlare - che avrebbe avuto la nascita di quel bambino. Più si avvicinava il giorno del parto e più si apriva il baratro delle responsabilità. Meglio gettare via tutto, nascondere sotto terra, seppellire i problemi. Perché Jennifer era solo un problema. Una ragazza usata e gettata. Una povera ragazza, forse un po' facile, troppo libera per i suoi vent'anni. Una ragazza, figlia del nostro tempo, cresciuta in una famiglia un po' così, travolta da una vita che sembra aver perso la bussola dei valori. Questa è forse la risposta al perché di questo omicidio l'assenza di valori. O meglio ancora, lo stravolgimento dei valori, che non sono più la vita, la famiglia, il lavoro, ma il cellulare, l'abito firmato o la discoteca. Un deserto morale, dove si baratta la vita di un figlio per un po' di serenità. Jennifer si era trovata a recitare un ruolo più grande di lei. Mamma senza volere. Ma di quella parte lei si era innamorata, desiderava quel figlio, aveva già preparato la stanzetta, la culla, i vestitini. Per Hevan c'era il calore della famiglia. Invece ha trovato solo il freddo della terra, dove è stato gettato assieme alla mamma . Il commento di Vittorio Pierobon Jennifer era solo un problema. Una ragazza usata e gettata. Una povera ragazza, forse un po' facile, troppo libera per i suoi vent'anni. Una ragazza, figlia del nostro tempo, cresciuta in una famiglia un po' così, travolta da una vita che sembra aver perso la bussola dei valori è pesantissimo, suscettibile di provocare ritorsioni legali in sede civile e penale. Azioni, che non ci sono state. E' ipotizzabile che tra la famiglia di Jennifer e il Gazzettino sia intercorsa, come affiora da un articolo a firma Renzo Mazzaro del Mattino di Padova 13 maggio 2006 , una trattativa che ha prodotto un risultato/contropartita la pubblicazione della foto di Hevan sulla prima pagina del Gazzettino , capace di innescare, come è poi avvenuto, una polemica favorevole alle tesi sostenute dalla madre di Jennifer, Anna Maria Giannone, secondo la quale l'assassino di Jennifer dovrebbe rispondere di un altro omicidio, quello di Hevan, anche se il piccolo non è mai nato e non ha, quindi, acquisito la capacità giuridica. Hevan non è mai diventato una persona e, quindi, la seconda accusa di omicidio non regge a carico del padre/assassino . Nel sito dl Barbiere della Sera , il 21 maggio è stato riassunto da Nordestin l'articolo del Mattino di Padova con queste parole Sul 'Mattino di Padova' la verità ecco perché il vicedirettore del Gazzettino avrebbe ceduto alle pressioni dalla nonna del bambino. Ricordate la vicenda della foto-choc sul Gazzettino, quella del bimbo mai nato estratto dalla pancia della madre assassinata e sbattuto in prima pagina? Il giorno dopo, sul Mattino di Padova, un bel pezzo di Renzo Mazzaro spiegava meglio di tante polemiche come fosse andata realmente la questione . Ha scritto Renzo Mazzaro Il Mattino di Padova del 13 maggio 2006 Può essere utile, per capire fino in fondo la vicenda, sapere com'è nata l'idea di pubblicare la foto. Lunedì scorso, giorno della notizia dell'assassinio, Vittorio Pierobon è lui stesso che racconta aveva firmato un fondo in prima pagina dal titolo 'Tragedia nel deserto di valori'. Si parlava di Jennifer come di una una ragazza usata e gettata, una povera ragazza, forse un po' facile, troppo libera per i suoi vent'anni . La madre non aveva gradito per niente. Pierobon voleva scusarsi di persona. Durante l'incontro la madre di Jennifer ha fatto vedere la foto, chiedendone insistentemente la pubblicazione . La madre aveva dalla sua un'arma convincente l'articolo di Pierobon dell'8 maggio chiaramente lesivo della dignità di Jennifer. La pubblicazione della foto era da intendere come risarcimento. Commenta Nordestin In pratica, Pierobon prima esagera contro la povera ragazza poi accondiscende alla richiesta della madre di lei, cede alle sue pressioni e fa pubblicare la foto. Secondo radio-Gazzettino, almeno un collega di Pierobon aveva avuto in mano la famosa foto ma avrebbe rifiutato la pubblicazione, spiegando alla nonna del bimbo che insomma non era proprio il caso. Se così è andata, è ancor peggio di come sembrava. Ai non giornalisti tutto ciò dovrebbe aprire gli occhi su quanto sia difficile e complesso questo mestiere. Nel quale inevitabilmente finiscono coscienza personale, opinioni, atteggiamenti, errori, eccetera . 4. L'apertura del procedimento disciplinare 11 luglio 2006 Sulla base degli elementi raccolti, con delibera 16 luglio 2006, il Consiglio ha aperto il procedimento disciplinare nei riguardi dei giornalisti professionisti Luigi Bacialli direttore responsabile del Gazzettino all'epoca dei fatti , Maurizio Belpietro direttore responsabile del Giornale , Renato Farina vicedirettore e articolista di Libero , Giuliano Ferrara direttore responsabile del Foglio , Paolo Mieli direttore responsabile del Corriere della Sera e Alessandro Sallusti direttore responsabile di Libero con riferimento agli articoli 2 e 48 della legge n. 69/1963 sull'ordinamento della professione giornalistica 15 della legge 47/1948 sulla stampa nella lettura della sentenza 293/2000 della Corte costituzionale 2, 136 e 137 del dlgs 196/2003 nonché al Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica 3 agosto 1998 e alla Carta dei doveri del giornalista 8 luglio 1993 . Dall'istruttoria erano affiorati elementi tali da configurare, in via di ipotesi, a carico dei giornalisti citati , l'accusa a di aver violato l'obbligo di esercitare con dignità e decoro la professione articolo 48 della legge 69/1963 sull'ordinamento della professione di giornalista b di aver violato il principio di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori articolo 2 della legge 69/1963 , pubblicando una foto che lede il principio della dignità della persona c di non aver rispettato la propria reputazione e la dignità dell'Ordine professionale articolo 48 della legge professionale 69/1963 . d di essere venuti meno ai doveri e agli obblighi di vigilanza propri dei direttori responsabili di quotidiani, In quell'occasione il Consiglio affermò che l'iniziativa non comporta, neppure implicitamente, alcuna pronuncia di colpevolezza, ma costituisce mero atto preliminare alla valutazione dei fatti da parte del Consiglio, tenuto ad esercitare il potere disciplinare ex art. 2229 del Codice civile ed art. 1 V comma della legge n. 69/1963 Cass. sez. un. civili 25 ottobre 1979 n. 5573 . 5. L'audizione di Maurizio Belpietro 18 settembre 2006 . Maurizio Belpietro, assistito dall'avv. Salvatore Lo Giudice, è comparso davanti al Consiglio nella seduta del 18 settembre 2006. Questa la trascrizione dell'audizione Belpietro Vorrei ricostruire un attimo la vicenda per come andò. Voi sapete benissimo che questa ragazza, di poco più di vent'anni, Jennifer, fu accoltellata dall'amante al nono mese di gravidanza. Fu uccisa, fu sepolta e questo bambino non è mai nato. Qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Jennifer il Gazzettino decise di pubblicare, dopo che era stato indagato per omicidio l'assassino di Jennifer, ma non per duplice omicidio, soltanto per un omicidio l'assassino di Jennifer. Il Gazzettino, probabilmente sollecitato dai genitori di Jennifer, cioè dai nonni di questo bambino, pubblicò la fotografia. Ovviamente è un fatto di cronaca che fece discutere perché la pubblicazione della fotografia suscitava delle reazioni perché apriva un dibattito. Il Giornale decide di dare conto di questo dibattito che è un dibattito alto, un dibattito che riguarda un argomento importante quello della vita. Quando nasce un bambino? Quando si può dire che sia un bambino? Quando è una persona? Soltanto nel momento in cui viene registrato all'anagrafe oppure no? È un dibattito che ci attraversa, attraversa i giornali da tanto tempo ed anche nel periodo in cui vi è stato il referendum sulla procreazione assistita con il seguito di polemiche che hanno riguardato la nascita di quella legge ed il referendum per l'abrogazione di quella legge ha fatto sì che si è discusso molto del valore della vita così come se ne discute periodicamente quando si torna a parlare di aborto. Perché l'abbiamo pubblicata? Per un diritto di cronaca perché era giusto raccontare quello che era accaduto, ossia la pubblicazione di una fotografia su un quotidiano che rilanciava la questione dei diritti della persona ma soprattutto di quando si può dire che quella è una persona. Secondo la procura che stava indagando quella non è una persona tanto è vero che non ha indagato l'assassino di Jennifer anche per l'uccisione del piccolo Hevan che chiamiamo Hevan anche se non è stato registrato all'anagrafe come bambino nato e per questo abbiamo deciso di fare quella pubblicazione perché ci sembra un dibattito alto. Ora lì si dice, nelle contestazioni che mi vengono mosse, che in questo modo noi abbiamo violato il dispositivo che impedisce la pubblicazione di foto raccapriccianti o impressionanti. Io ritengo di poter dire che quella foto non era né raccapricciante, né impressionante. Poteva far discutere, poteva suscitare attenzione, poteva emozionare ma non credo che fosse raccapricciante o impressionante. Certo, colpiva e faceva riflettere, questo sicuramente. Ho ancora qui con me quella prima pagina e francamente credo che voi l'abbiate Abruzzo Io l'ho stampata dal sito Internet ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE è a colori. Belpietro Sì, anch'io posso darla a colori. Se la volete Abruzzo Abbiamo tutto Belpietro non c'era certamente, anche per le dimensioni della fotografia con cui è stata pubblicata, non c'era certamente l'intenzione di fare, come spesso è accaduto in altri casi - la pubblicazione del cadavere di Moro, la pubblicazione della foto della contessa Filo della Torre Abruzzo La foto di Moro, Valentini la pubblicò sull'Europeo Belpietro Non c'è ovviamente, come invece accade per la pubblicazione di altre foto che hanno fatto giurisprudenza come appunto il cadavere di Moro oppure la foto della contessa Filo della Torre, qui non c'è un filo di sangue, non c'è nulla che cerchi di stuzzicare morbosamente l'attenzione delle persone, c'è invece l'apertura di un dibattito su un tema di profilo alto, io credo, che attraversa le coscienze. Non a caso è accompagnato da un commento di Salvatore Scarpino sulla materia per discutere, per discutere di quando sia una persona, di quando si diventa persona. Aggiungo a questo un'altra osservazione, ho visto che nel dispositivo con cui mi convocate viene citato un parere credo del professor Martinotti, se non sbaglio, il quale parla, dice Anche nonostante il fatto che vi fosse una disponibilità della famiglia alla pubblicazione di quella foto disponibilità ovviamente orientata a tutelare i diritti di quel bambino mai nato non è, come la giurisprudenza ha più volte affermato, nella disponibilità dei familiari un cadavere . Ma quello non è un cadavere. Non essendo mai nato quello non è un cadavere, né può essere definito un cadavere. Abruzzo È un cadavere. Belpietro Eh no, non essendo nato non è un cadavere. È un feto e se è un feto, come tutti, dalle riviste alle enciclopedie di questo Paese, si pubblica il feto e nessuno ha mai mosso un'obiezione alla pubblicazione di un feto. Nessuno ha mai mosso un'obiezione. Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE sentenza della Corte costituzionale VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Belpietro Cadavere. Cadavere ma feto no. Feto viene pubblicato. Scusi, presidente, aggiungo a questo che se fosse così ci sarebbe da aprire procedimenti ogni giorno sui giornali perché se fosse così noi non avremmo mai mostrato su Repubblica, sul Corriere della Sera, su Rai News 24 e tutti gli altri giornali la foto di Al Zarkawi morto che è forse molto più impressionante di quella di un bambino. Se questa foto si può pubblicare, quella del bambino si deve pubblicare. Se questa foto non viola i procedimenti e i dispositivi legislativi, quella del bambino non può violare i dispositivi, un bambino mai nato. Abruzzo Io devo fare un piccolo passaggio, volevo richiamare l'attenzione dell'avvocato che ha sicuramente letto il capo V, versione in chiave critica i tuoi cronisti, purtroppo, non ti hanno raccontato il retroscena che c'è sulla pubblicazione. E il retroscena c'è nel capo di incolpazione che non l'hai letto, vedo, ma penso che l'avvocato l'abbia letto Belpietro No, io l'ho letto con attenzione. Abruzzo No, non l'hai letto perché c'è la storia Belpietro È una sentenza? Abruzzo La domenica, credo 9 maggio, il vicedirettore del Gazzettino scrive un fondo sull'assassinio della povera fanciulla e scrive che quella ragazza era una ragazza usa e getta Questo fondo è firmato Vittorio Belpietro Ma non interessa a me. Abruzzo No, aspetta, eh no. Aspetta Belpietro Lo so, so benissimo, ma non mi può interessare. Abruzzo La famiglia chiamò il Pierobon con un tuo ex collega, credo che Gervasutti sia un ex VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE pubblica questa foto e poi vediamo. Difatti c'è un collega di Treviso, della Nuova. che racconta questo. Belpietro Lo so benissimo, ho letto. Abruzzo C'è questa atmosfera pesante, la foto è stata pubblicata per evitare danni. Danni, cioè Belpietro Presidente! Io ho letto perfettamente questa cosa, è una cosa che non mi riguarda. Io non ho pubblicato quella foto per evitare danni, non è stato né chiamato né altro. Ho pubblicato quella foto semplicemente perché, secondo me, e continuo a pensarlo, era un dibattito di profilo alto e non vi era alcun tentativo né di mostrare foto raccapriccianti, né di adescare morbosamente il lettore, cosa che non è avvenuta. Quindi non ho subito ricatti, è una scelta mia, è una scelta che rivendico, è una scelta che ritengo giusta ed è una scelta per aprire un dibattito alto. Non credo di avere impressionato nessuno. Non si è mostrata una goccia di sangue. Abruzzo SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE credo che tutto l'ordinamento occidentale sia allineato al nostro, una persona che non nasce bobn acquista capacità giuridica Credo che anche in Francia, nei paesi romanisti, sia ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE Lo Giudice Però il profilo è diverso nel senso che intanto non è nella contestazione che riguarda Belpietro l'aspetto del negoziato sulla pubblicazione Abruzzo No, ma facilita la storia Lo Giudice Scusi, però la storia riguarda altra vicenda Abruzzo Precedente, perché il Gazzettino ha pubblicato Belpietro Ma questo non mi riguarda Lo Giudice Non incide, e infatti non può minimamente incidere Abruzzo Riguarda Bacialli Lo Giudice È proprio una storia che non ci riguarda. Abruzzo Benissimo. Lo Giudice Noi nel senso, ne abbiamo preso atto ignorandola totalmente Abruzzo D'accordo, riguarda Bacialli Belpietro Io l'ho appresa nel momento in cui l'Ordine mi ha mandato questa lettera, quindi per me questa storia non esisteva. Per me, e come è nata la vicenda ve l'ho ricostruita Abruzzo Bene Belpietro È nata di fronte ad una questione che ritenevo SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Abruzzo Scusa, Letizia, parla vicina al microfono. Scusa puoi ripetere la domanda? Gonzales Scusi, volevo chiedere al direttore se per un dibattito di alto profilo come lei dice, mi sembra anche giusto che un giornale come il vostro tratti tutti questi argomenti - che bisogno c'era di illustrarlo con una fotografia che è vero, non è morbosa, è morbosa la storia? Belpietro Ma la storia sarebbe stata - se lei lo ritiene così, io non la penso così - morbosa ugualmente anche senza la fotografia, ma il diritto di cronaca di dover mostrare ciò che era stato fatto su un quotidiano italiano è un diritto tant'è vero che noi abbiamo pubblicato il Gazzettino anche, voglio dire, e questa è la Abruzzo Qui viene fuori che l'articolo 21 pone dei limiti al diritto di cronaca Belpietro Presidente, lei è molto gentile e la conosco da molti anni, la conosco da molti anni Se mi fa concludere, preferisco. Non mi piace essere interrotto, mi perdoni. Abruzzo Prego Belpietro Grazie, dopodiché, me ne sto zitto ma abbiate pazienza. Quindi, è assolutamente un diritto di cronaca pubblicare quella fotografia perché un giornale, non un giornaletto qualsiasi ma un importante giornale del Triveneto aveva pubblicato una cosa. Come spesso è accaduto, per moltissime notizie che riguardano fatti di cronaca, si dà seguito e si pubblica la fotografia. Non credo, ribadisco, di avere in questo modo né urtato con una foto impressionante o come viene definita raccapricciante la sensibilità dei lettori. Posso aggiungere, anche se non è naturalmente significativo e lo dico naturalmente senza tema di smentita che non ho ricevuto una lettera di un lettore che si sia dichiarato urtato, impressionato oppure che abbia ritenuto la foto raccapricciante. Lo Giudice Se posso aggiungere soltanto due battute, cioè Abruzzo volendo dire che l'articolo 21, che tutti invochiamo, ha sei commi e l'ultimo pone dei limiti all'articolo 21 primo comma Lo Giudice Però, appunto, seguendo il suo ragionamento mi pare che la giurisprudenza insegni in casi analoghi che occorre valutare ciò che colpisce negativamente il lettore dire cioè ciò che muove a raccapriccio e non ciò che muove a pietà. Questo è il limite del discrimine tra ciò che è pubblicazione lecita o illecita in questo caso ed è ciò che poi determina la reazione dell'ordinamento, cioè se quando l'opinione pubblica è colpita negativamente. Nel caso in esame, non è in grado quell'immagine di suscitare una repulsione istintiva se non verso l'autore casomai del gesto criminale e non verso l'autore della pubblicazione. Ma in ogni caso questo è opinabile, sicuramente non è censurabile nel momento in cui, ripeto, il presupposto è che a prescindere dalla storia che, ripeto, non ci riguarda, è una questione è detto qui al Giornale del tutto indifferente perché è comunque contemplata nel capo di incolpazione disciplinare in ogni caso il presupposto, cioè la questione giudiziaria alla base di questa complessa vicenda è la possibilità, la negata facoltà di riconoscere i diritti connessi anche alla costituzione di parte civile e quindi evidentemente nel momento in cui il giudice dell'ordinamento penale nega la possibilità di costituirsi parte civile, quindi fa sì che venga contestato soltanto un omicidio e non un duplice omicidio, è evidente che non può necessariamente perché si perverrebbe altrimenti ad un paradosso. Ecco perché comunque la questione è alta e complessa, poi si può condividere o meno l'impostazione giornalistica ma che la questione sia necessariamente incanalata su questi binari non pare dubitarsene mi pare che anche la legge sull'aborto e tutto ciò che è connesso a quella materia si parla di feto e non per discutere sull'interruzione della gravidanza. Quindi, voglio dire, però, ripeto, non è secondo me qui la sede nella quale discuterne circa perché evidentemente la bioetica è materia assai complessa e lungi da me in particolare discuterne. Ma, ripeto, a mio avviso occorre prendere atto che a monte vi è una questione giudiziaria assai complessa dalla quale scaturisce la reazione della famiglia che, ripeto, in sede giudiziaria rivendica la facoltà di costituirsi parte civile e di veder contestato all'autore di questo efferato gesto criminale un duplice omicidio e non solo l'omicidio della donna questo a monte . Poi, a valle, c'è il diritto a nostro avviso del Giornale e quindi del direttore responsabile di pubblicare una foto che, ripeto, come la giurisprudenza insegna, muove a pietà e non a raccapriccio che colpisce non negativamente il lettore ma colpisce negativamente con riguardo casomai all'autore, ripeto, del gesto criminale e non all'oggetto della raffigurazione che comunque è un'immagine pulita, di cui abbiamo discusso. Un'ultima annotazione, mi scuso, di carattere tecnico. Lei prima faceva riferimento qui all'articolo 15, mi pare Abruzzo 21, sesto comma SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Lo Giudice Sì, ma con riferimento Abruzzo Il 15 come figlio del sesto comma Lo Giudice Esatto, la contestazione mi pare Abruzzo attraverso la sentenza 293 della Corte costituzionale. C'è tutto questo filo. Lo Giudice Esatto, per cui però mi pare di poter affermare che secondo giurisprudenza costante di questo Consiglio, nel caso in cui si contesti l'articolo 15, quindi con trasmissione degli atti alla procura generale, occorrerebbe poi sospendere il procedimento in attesa dell'esito del procedimento penale. 6. L'audizione di Luigi Bacialli 10 ottobre 2006 Luigi Bacialli, assistito dagli avvocati Gian Carlo Ciaccia e Alessandra Della Porta, è comparso davanti al Coniglio nella seduta del 10 ottobre 2006. I legali hanno depositato una memoria, che viene riportata integralmente La delibera dell'11 luglio 442006 con la quale si è stato dato inizio ala deliberata l'apertura del procedimento disciplinare nei confronti del dott. Luigi Bacialli deve essere integralmente contestato, anche e soprattutto ove basa le sue conclusioni su fatti assolutamente infondati e privi di riscontro probatorio. Ci si riferisce nello specifico a quelle che vengono evidenziate come le motivazioni che avrebbero indotto il dott. Bacialli, all'epoca direttore responsabile de Il Gazzettino, alla pubblicazione della foto del piccolo Hevan, bimbo mai nato e ucciso insieme alla madre. Nel provvedimento infatti si afferma inopinatamente che Da un articolo del Mattino di Padova affiora che la pubblicazione della foto è un compromesso tra Gazzettino e la nonna di Hevan al fine di evitare una causa risarcitoria consistente che avrebbe trovato il suo fondamento in un commento del vicedirettore del giornale, Vittorio Pierobon, dell'8 maggio 2006, commento che, secondo la tesi esposta, avrebbe irritato la famiglia Zacconi, al punto da chiedere in risarcimento la pubblicazione della foto. Nella delibera si afferma poi che il Consiglio dovrà valutare anche il suo comportamento ndr. del dott. Bacialli circa il materiale prodotto a sostegno delle sue tesi difensive non ha unito la copia del Gazzettino dell'8 maggio con il commento di Vittorio Pierobon, che è il retroscena della scelta di pubblicare la foto del bimbo mai nato nell'edizione del 12 maggio diretta ad evitare grane economiche al quotidiano di cui allora era direttore responsabile . La tesi, priva di ogni riscontro probatorio ma basata sulle mere e tendenziosed asserzioni - nei cui confronti si formula doverosamente ogni più ampia riserva - del giornalista Renzo Mazzaro del Il Mattino di Padova , giornale quotidiano notoriamente concorrente de Il Gazzettino, viene assunta dal Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti come fatto acclarato ed effettivo nel suo accadimento, senza nemmeno porsi la domanda se la tesi del Mazzaro, mancandone i riscontri probatori, fosse veritiera. La tesi è infatti frutto di illazioni non provate e del tutto inverosimili si deve pertanto contestare la acritica 'adesione alla stessa effettuata dal Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, organo che nella sua funzione disciplinare deve basare il suo proprio giudizio su fatti e non su sentito dire . Il dott. Bacialli contesta quindi recisamente la posizione in proposito assunta dal Consiglio, sia nel merito, per le ragioni sopra evidenziate, sia sotto il profilo procedurale, per la violazione del principio del contraddittorio. Per quanto poi riguarda il comportamento processuale del dott. Bacialli, va infatti rilevato a quest'ultimo riguardo che il dott. Bacialli, con la difesa scritta del 14 giugno 2006, ha potuto replicare solo ai fatti che gli venivano contestati nella comunicazione dell'Ordine del 15 maggio 2006, relativi solo alla scelta di pubblicare la foto del piccolo Hevan. Nulla veniva invece veniva contestato al dott. Bacialli circa articoli e fatti precedenti alla pubblicazione della foto, cosicché ogni difesa connessa ai precedenti articoli pubblicati precedentemente sulla vicenda, come quello di Pierobon citato, sarebbe stata ultronea rispetto ialla vicenda oggetto del procedimento disciplinare la nuova - e tardiva - contestazione legata a questi precedenti articoli del Pierobon e del Mazzaro ha dunque privato il comparente dell'immediata funzione difensiva a cui era finalizzata la richiamata memoria del 14 giugno 2006. Peraltro, e senza inversione dell'onere della prova, il dott. Bacialli chiede di essere ammesso a smentire testimonialmente l'assunto del Consiglio. Si deve poi infine contestare come nella delibera siano stati evidenziati solamente i commenti contrari alla decisione de Il Gazzettino di pubblicare la foto del piccolo Hevan, mentre nessuno spazio è stato lasciato a chi quella iniziativa ha invece plaudito. Si vedano, per fare solo un esempio, ma senza dimenticare i numerosi lettori de Il Gazzettino, l'intervista del Cardinale Tonini del 14 maggio 2006 a pag. 8 de Il Gazzettiino, lo scritto di Margherita Hack su Il Gazzettino del 19 maggio 2006 e quello di Riccardo Illy su Il Gazzettino del 17 maggio 2006, a cui si aggiungono le discussioni riportate dai media fra i cultori delle varie discipline - non solo quella giuridica - interessate alla questione questione che per la prima volta veniva sottoposta proprio da Il Gazzettino - e proprio grazie alla forma di veemente denunzia scelta con la pubblicazione della fotografia del piccolo Hevan - all'attenzione del pubblico e degli esperti. Leggendo il provvedimento di apertura del procedimento disciplinare appare infatti evidente come il Consiglio, invece di mantenere l'obiettività necessaria per trattare una questione così delicata e decidere di un procedimento disciplinare, abbia deciso scelto di cavalcare unicamente la tesi di coloro che hanno visto nella pubblicazione di quella foto una violazione della dignità umana ovvero ne hanno tratto considerazioni meta giuridiche sul concetto di perdono e di vendetta. Si allude in particolare alla posizione espressa dal sociologo Martinotti che il Consiglio assume autonomamente al di fuori di ogni contraddittorio e dopo l'inizio del procedimento. Ma queste tesi sono solo alcune di quelle che sono emerse dopo la pubblicazione della foto di Hevan, tesi con la loro dignità di esistere ma che, in questo ambito, devono essere tutte esaminate al fine di raggiungere una decisione che sia obiettiva e non dettata dalla reazione emotiva. Sul punto per esempio si deve riportare quanto dichiarato ad ADNKRONOS, con molta concretezza e realismo, dal sociologo Sabino Acquaviva testo pubblicato sul sito www.fnsi.it il quale afferma di non essere contrario al fatto che oggi sia stata pubblicata questa foto perchè rivela un aspetto della personalità umana che noi non consideriamo. Vedere il corpo del bambino ci sollecita a pensare al problema che rappresenta. Noi troppo spesso cerchiamo di nascondere la realtà delle cose. Facciamo in modo che questo piccolo possa attirare l'attenzione su problemi che tendiamo a trascurare. La mia posizione, dunque è apriamo un dibattito . Deve poi essere esaminato l'articolo di Vittorio Pierobon, che ha accompagnato, il 12 maggio 2006, la pubblicazione della foto di Hevan, nel quale, in modo molto pacato e senza quelle esagerazioni che siamo usi vedere nei media, ha spiegato le ragioni della pubblicazione stessa, come inno alla vita e come riflessione contro la violenza verso i più deboli, che solo da morti hanno finalmente lo spazio che gli è stato negato da vivi. Certamente poi di violazione della dignità umana non si può parlare la fotografia pubblicata su Il Gazzettino non ha nulla di raccapricciante in sè e anzi la stessa sua pubblicazione è indice del rispetto e della attenzione che Il Gazzettino ha avuto sulla tragica fine di quel bimbo ancora non nato. Il bimbo sembra dormire ed è solo il sapere che esso è stato ucciso ancora nel grembo materno dalla follia omicida del proprio padre che rende la pubblicazione emotivamente forte e induce a pensare a quale barbarie su di lui si è abbattuta. Se quella foto dovesse essere ritenuta lesiva della dignità umana c'è allora da chiedersi perchè invece le foto della soldatessa americana che tortura i prigionieri iracheni hanno fatto il giro del mondo, oppure perché abbiamo potuto vedere su tutti i telegiornali le riprese dei medici americani che esaminano i denti di Saddam Hussein appena catturato ovvero perchè dobbiamo leggere tutti i giorni i particolari raccapriccianti dei tanti barbari omicidi che vengono perpetrati? Eppure, per quanto noto, quei documenti, pur a fronte dei giudizi più vari su di loro espressi, non hanno dato luogo a procedimento disciplinare alcuno. Richiamata pertanto la memoria difensiva già depositata e tutti i documenti ad essa allegati, dai quali emerge l'ampio dibattito che la pubblicazione della foto di Hevan ha suscitato nell'opinione pubblica, preso atto che la pubblicazione di quella foto non ha violato la dignità della persona, il dott. Bacialli confida nell'archiviazione del procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti . Viene trascritta a questo punto l'audizione Abruzzo Il capo d'incolpazione è noto. Do per letta la delibera di apertura del procedimento. Chiedo all'avvocato Ciaccia, prima che parli Bacialli, se intende dire delle cose Ciaccia L'avvocato Della Porta ed io abbiamo una memoria, che consegno. Abruzzo Allora, la memoria viene depositata e va agli atti. Prego. Della Porta Noi ci riportiamo sicuramente alla memoria che vi riassumo. Visto il tenore della delibera nella quale si evidenziavano dei fatti che non erano stati invece indicati nella richiesta di chiarimenti del 15 maggio 2006 e vale a dire le ragioni che apparentemente sarebbero sottostanti alla decisione del dottor Bacialli di pubblicare la foto in contestazione abbiamo fatto una contestazione di quelle ragioni in quanto riteniamo che siano delle mere illazioni non Abruzzo Avvocato, mi permette un'osservazione? Della Porta Sì. Abruzzo Io faccio l'avviso che è un atto non del Consiglio ma del presidente. L'avviso riflette lo stato dell'indagine a quel giorno L'atto vero è la delibera di apertura, in base all'articolo 56 della nostra legge e alla sentenza 505/1995 della Corte costituzionale. è chiaro che ci può essere una discrepanza tra l'avviso che è un atto preliminare del presidente in quanto istruttore articoli 4, 5 e 6 della legge legge 241/1990 e la delibera di apertura, che è successiva. Oggi Bacialli si può difendere su tutti gli elementi, che abbiamo raccolto e contesatto. La sentenza 505/1995 sul punto è molto chiara Della Porta Certamente, ma siccome il dottor Bacialli aveva già in qualche modo risposto alla richiesta di chiarimenti, allora ad integrazione di quella che comunque abbiamo richiamato e quindi che non è considerata lettera morta, giusto per riassumere abbiamo fatto questa contestazione dicendo che queste motivazioni date ci sembrano assolutamente prive di fondamento e di riscontro probatorio, sono state indicate in un unico quotidiano Il Mattino di Padova, peraltro concorrente del Gazzettino. Ci è sembrato che la tesi accolta da questo Consiglio fosse una tesi un po' di parte che riguarda ovviamente Abruzzo È una tesi prospettata Della Porta Prospettata, ecco, e noi abbiamo evidenziato Abruzzo Noi diamo atto, come la Cassazione dice, che è una tesi che ve la poniamo, poi sta a voi Della Porta Abbiamo evidenziato che ci sono anche pareri diversi che sono stati esposti sia sul giornale, a parte quelli della gran parte dei lettori del Gazzettino ma anche proprio di persone più colte tra virgolette e che sono stati pubblicati dal Gazzettino nelle imminenze dopo il periodo successivo alla pubblicazione della foto e abbiamo evidenziato il parere di un altro sociologo peraltro riportato, tratto dal sito della Federazione nazionale della stampa nel quale vi erano altre posizioni, anche contrastanti, eccetera. Abruzzo Pensate a quello che succede con il caso Farina Nel mondo giornalistico ci sono tante posizioni, tutte legittime Della Porta Sì, e quindi riteniamo poi che non vi sia stata assolutamente una violazione della dignità della persona nel senso che questa foto è la foto, a vederla così, apparentemente quella di un bimbo che dorme e poi certamente la forza di quella foto è data dal fatto che si sa che è la foto di un bambino che non è nato e che è stato ucciso insieme alla madre nel modo efferato che tutti conosciamo. Da questo punto di vista ci sembra anzi, come ha anche dichiarato il dottor Bacialli, la pubblicazione di questa foto sia stato un elemento di discussione e non una volontà Cioè non ci sia stata nessuna volontà ovviamente lesiva della dignità di questo bambino ma proprio un apporre l'accento sull'umanità di questo bambino nonostante non fosse ancora nato e sull'importanza di aprire una discussione sul senso della vita, sull'eventuale impostazione della norma penale sull'infanticidio o sul duplice omicidio insomma, queste discussioni che sono state aperte. Abruzzo Vorrei chiarire un aspetto Il collega Bacialli si difende oggi davanti al suo Consiglio quindi non c'è nessuna discrepanza tra l'avviso e l'apertura. Se Bacialli vuole parlare Bacialli Sì, presidente. Io credo che abbiate capito i contorni di questa vicenda. Io vorrei dire che in trent'anni di lavoro - perché io ho iniziato con Nutrizio nel '74 - non ho mai avuto una querela che mi riguardasse, non ho mai avuto una condanna, anzi, querele ne ho avute come tutti i direttori, ma non per le cose che ho scritto e che ho fatto Abruzzo Non per omesso controllo parliamo dell'omesso controllo Bacialli Diciamo, di Bacialli giornalista, cronista, parlo di cause per diffamazione per via di pezzi o decisioni anche come direttore che ho dovuto prendere sia all'Indipendente con querele che ho pagato di tasca mia, queste devo dire prese da colleghi di Indipendente, Zanussi a un certo punto è sparito e quando non c'è l'editore paga il direttore alla libertà al giornale di Vicenza. Diciamo che nei giornali che ho avuto la fortuna di guidare non ho mai avuto incidenti gravi di percorso e questo lo dico perché, come voi mi insegnate, una carriera come la nostra a qualsiasi livello venga svolta comporta dei rischi, dei grossi problemi, dei disagi seri, delle scelte difficili. Io vi assicuro che in trent'anni di mestiere non mi era mai capitato da cronista, dico, un fatto di questa gravità. Cioè, una donna di vent'anni, peraltro in zona nostra, quindi a Martellago, a due passi dalla nostra sede, uccisa con il bimbo in grembo al nono mese di gravidanza a calci e a pugni, strangolata, sepolta viva e abbandonata lì. Io francamente sono rimasto quindi personalmente impressionato da questa cosa. I fatti sono andati in maniera veramente semplice, io vorrei solo, così, ripercorrere un po' i momenti salienti di questa vicenda, come abbiamo scritto nella memoria. Cioè, io la sera, mi pare fosse l'11 maggio, mi telefona Veronese, capo redattore, e mi ha dice in veneto Ciò, direttore, tu la metteresti la foto di un bambino di un feto? . Dico Ma sei impazzito? . No, perché mi stanno premendo . Ho detto Ma Amedeo, ma cosa, cosa mi tiri in ballo? Siamo impazziti? . Gli ho quasi messo giù il telefono. Il giorno dopo questa foto e io l'ho vista, cioè io quando mi hanno detto Un bambino morto ho pensato al solito feto. Era un bambino, mi ha raccontato poi la mamma, di tre chili e 500, lungo 54 centimetri, come avrete visto dalla foto già formato. Cioè un bambino che doveva nascere sei giorni dopo, perché doveva nascere il 18 maggio, questa era la data prevista. Io ho fatto intanto una valutazione giornalistica, cioè è un fatto - ovviamente tra virgolette - inedito e storico . Io non mi ricordo nessun altro caso di una mancata nonna che prende il cellulare, riveste questo bambino e dopo averlo rivestito gli scatta un'immagine e ce la dà. Perché voi sapete, meglio di me, che quando un giornalista va a casa dei parenti di una vittima, di un incidente stradale, di un delitto, viene preso a male parole, direi giustamente, nel senso che quando vedi questi di Verissimo che vanno dalla mamma del morto ammazzato e gli dicono Lei cosa prova in questo momento? Lei che cosa prova? , fanno benissimo, rispetto a domande di questo genere, ad approcci di questo genere, a reagire in maniera Ma qui è la mamma che va da Vittorio Pierobon e gli chiede di pubblicare. E qui, guardate, vorrei chiarire una cosa che mi ha molto colpito. Questa insinuazione grave è diffamatoria, non solo nei confronti nostri ma anche di questa donna, fatta da questo giornalista, bravo ma, come dire, un po' cinico, che è specializzato Abruzzo È un bravo inviato della Nuova Venezia Bacialli Guarda, io l'ho visto una volta recentemente, gli ho fatto anche i complimenti per un pezzo. Lui fa di solito politica e la fa molto bene. Però, così come hanno cavalcato quella storia di Caltagirone, l'editore romano che arriva nel Veneto e prende il Gazzettino per scatenare quindi le reazioni dei nostri lettori che ovviamente preferivano l'editore ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE ha fatto pagine e pagine. Cioè il Gazzettino è sempre stato, da parte della ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE ma anche del Corriere da quando è arrivato, insomma, è chiaro che c'è concorrenza, è chiaro che ci si punzecchia in maniera ma questa veramente mi è sembrata una cosa inaudita perché come si fa ad attribuire ad una donna che è disposta, questo vorrei dirlo, a testimoniare Abruzzo Scusa, ma io ti vorrei chiedere una cosa. com'è che tu come direttore nella tua responsabilità hai fatto passare il pezzo di Pierobon dell'8 maggio con quelle affermazioni che sono di una gravità Diciamolo, Pierobon non è imputato quindi possiamo parlarne in chiave accademica. Pierobon ha scritto delle cose di una pesantezza Bacialli Sì, presidente, lui parla mi pare di una vita facile Abruzzo Ragazza usa e getta Bacialli Ragazza usa e getta. In effetti ha calcato un po' la mano, io ti dirò che non l'avevo colto il Abruzzo Ci sono due o tre passaggi che Bacialli Sì, è come dicevi tu, da parte di Pierobon, che è persona molto equilibrata e moderata, devo dire Abruzzo Equilibratissima da come lo conosco io Bacialli Posso come attenuante dire che Vittorio è un grande uomo di macchina e si occupa prevalentemente del giornale, scrive raramente per cui può darsi che ogni tanto ecco, forse in quel caso si è fatto prendere un po' la mano e l'ha riconosciuto perché, e io questo l'ho apprezzato molto, cioè un vicedirettore che riceve una telefonata, non della mamma, ma del nostro corrispondente del paesino che gli dice Guarda che la mamma ci è rimasta male , beh, prende e va a casa della mamma con Gervasutti, con ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE a trovarla. Beh, non è da tutti, insomma, è un vicedirettore Abruzzo Questo suffragherebbe la tesi del collega di Treviso che ha le sue fonti credo dentro il tuo giornale, eh! Bacialli Sì, presidente Abruzzo Lo sai bene questo, parliamo di cose che nei giornali com'è noto chi è vecchio come me sa che nei giornali ci sono gli amici e i nemici del direttore Bacialli Ma non c'è dubbio, guarda poi Abruzzo Tutti i direttori hanno il loro partito e hanno l'antipartito, insomma Bacialli Non c'è dubbio, non c'è dubbio. Però, vedi, io vorrei che ragionassimo, se volete, su questo. Un giornale che ha dieci edizioni Venezia, Mestre, Belluno, Rovigo, Vicenza, Bassano, Treviso, Pordenone e Udine Abruzzo Tutto il Nord-est Bacialli e che ha dei carabinieri e dei poliziotti che notificano le querele ogni giorno, perché sono dieci giornali l'uno, quindi immaginatevi che cosa A me capita, capitava perché non sono più lì, di conoscere ormai confidenzialmente i carabinieri e gli agenti di polizia che vengono al Gazzettino e che sono lì tutti i giorni. Cioè, Salvatore Introini e Antonio Tommasi, sono due carabinieri che io ormai li riconosco anche senza uniforme perché li vedo tutti i giorni. A noi arrivano decine di querele, è una cosa, guardate, impressionante. Abruzzo Non a te solo Bacialli No, non solo, ovviamente, però in un giornale come il nostro ne arrivano di più perché sono dieci giornali sparsi su questo territorio, quindi si moltiplicano le querele. Ma vi pare possibile che io o Pierobon, che per fortuna non ci rimettiamo una lira Abruzzo Ma avevi una manleva dal tuo editore che ti copriva su tutto? Bacialli Sì, esatto. Cioè, io ho la manleva così come e sono l'unico che paga, per fortuna che Quando ero all'Indipendente, dicevo, era fallito il giornale e Zanussi non si è più trovato Presidente, i soldi che io ho guadagnato con la causa della Voce, come gli altri colleghi, vi ricordate che noi della Voce facemmo causa a Berlusconi Abruzzo Sì, e l'avete vinta Bacialli E l'abbiamo vinta. Abruzzo Voi del Giornale avete fatto causa Bacialli Del Giornale, diciamo di quelli che dal Giornale sono andati Abruzzo Cambiando la linea politica avete avuto l'articolo 32 Bacialli Esatto. Ecco, io quei soldi lì li ho spesi per pagare le querele che non aveva pagato Zanussi per mia fortuna . Adesso spero che Caltagirone duri in eterno e che quindi vada avanti così com'è successo a Giustiniani prima di me Comunque, questo lo dico perché non c'è ragione né da parte mia, né tanto meno di Pierobon di trovare un accordo con una signora che non ha chiesto nessuna cosa per pubblicare una foto a titolo di risarcimento Abruzzo Lo ha ricevuto con l'avvocato mi pare Bacialli No, questo Abruzzo Così mi dicono Bacialli Guarda, io questo non mi risulta e sono convinto che Vittorio è pronto a dichiararvi Abruzzo mi sono informato Bacialli Sì, però ti dico che io francamente non ne sono a conoscenza, né la signora mi ha mai detto nulla riguardo a Ecco, allora in questa situazione mi fanno vedere questa foto, mi dicono che la madre ci teneva Abruzzo La madre della vittima Bacialli La madre della vittima ci teneva molto e io ho detto Non mi sembra una foto impressionante , mi sembrava una foto certo, una scelta difficile e impegnativa ma ho detto Perché non facciamo vedere questo bambino che sembra già nato come simbolo di un inno alla vita cioè come una contestazione dei cultori della morte e quindi di chi è capace di compiere un delitto del genere? . È tutto qua e ci siamo Abruzzo Tu eri a conoscenza della tesi della nonna del bambino mai nato che loro non accettano mai il fatto che l'assassino risponda di un solo omicidio? non si rendono conto che il bambino non ha respirato nemmeno cinque secondi e quindi non ha acquisito capacità giuridica. Quindi è chiaro che l'assassino risponde di un solo omicidio e pertanto il loro obiettivo era quello di far creare una campagna di stampa per rovesciare questo assunto che la procura procede soltanto per un solo omicidio e non per due. Bacialli No, quella sera non lo sapevo, presidente, perché quella sera io ho visto la foto e mi è stato solo detto da Pierobon che la mamma ce l'aveva data e ci teneva molto a pubblicarla. Sai, erano le otto, le nove di sera Abruzzo L'articolo di Pierobon era a occhio, così si vede il ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE era suscettibile di essere portato dal giudice civile per danni grandi quanto questo palazzo di dieci piani Della Porta VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE di maggio, mentre invece l'articolo a corredo della foto è un articolo Abruzzo Altro articolo Bacialli Ecco, questa è un po' la storia. Sapevamo che avrebbero Abruzzo Quello che tu hai scritto già nel mese di che tu hai detto oggi che è già scritto nella tua difesa scritta del 14 giugno, se non ricordo male. Bacialli Presidente, poi vorrei aggiungere a margine di questa storia, consideratela una cosa in più che vi dico, per dirvi che io sono, credo, sensibile a queste cose. Nel '72 mio padre fu ucciso in Sardegna in un tentato sequestro, accadde a Sassari, avevo diciott'anni e la Nuova Sardegna pubblicò in prima pagina - il direttore era Cesaraccio - una foto Abruzzo Questo accadeva quando? Bacialli Il 26 giugno del '72. Pubblicarono la foto di mio padre in macchina così come tante altre foto Abruzzo Come le foto degli assassinati dai terroristi Bacialli Esatto. Era, devo dire, abbastanza Abruzzo Agghiacciante Bacialli agghiacciante, soprattutto per me. Beh, io vi dirò, non ero ancora giornalista ma io ho capito che non avrei potuto, secondo me, contestare questa scelta perché mi sembrava, avendo letto fin da ragazzino i giornali, insomma, mi sembrava una cosa normale. Questo ve lo dico perché avendo vissuto personalmente che cosa significa vedere la foto di un proprio parente, nel mio caso, so di cosa stiamo parlando, so quale può essere la reazione di un lettore, sapevo per esempio - scusate, questo vorrei ribadirlo - io ho fatto una circolare al Gazzettino perché ad un certo punto mi sono stancato delle foto, non dico truculente, ma che suscitavano nei lettori delle reazioni negative per cui c'è la signora che chiama e dice Mi avete pubblicato la foto della donna ammazzata dal convivente davanti Abruzzo tra allora, trentaquattro anni fa, ed oggi c'è una sensibilità maggiore maturata attraverso il dibattito, attraverso il codice della privacy che è del '98 e le nostre carte che sono del '93. i tempi sono cambiati. Allora c'era solo la tua coscienza, non c'erano i codici di oggi, non c'era il dibattito che abbiamo alimentato negli ultimi trent'anni. L'Ordine era appena partito da sette anni e c'era stato il caso qui a Milano di un capocronista che aveva passato alla questura le foto di una manifestazione di piazza consentendo l'identificazione di quelli che protestavano, c'era stato questo fatto che nel sito dell'Ordine resta l'unico fatto rilevante sotto il profilo deontologico di quegli anni. Non c'era ancora la sensibilità di oggi, questo onestamente va detto, insomma. Non so se i colleghi intendono rivolgere delle domande Quindi il collega Bacialli si è difeso su tutta la delibera di apertura del procedimento che ovviamente essendo successiva assorbe anche l'avviso. Come dicevo, è la delibera di apertura l'accusa e non l'avviso l'avviso è un punto di partenza , è la delibera che raccoglie tutto ciò che ha caratterizzato questa vicenda. Quindi, diciamo che il collega si è difeso e la difesa ci ha consegnato una memoria Della Porta Sì, noi abbiamo anche richiamato però la memoria difensiva che aveva depositato il dottor Bacialli perché ovviamente Abruzzo Quella fa parte, è già citata, è già riportata integralmente nella delibera di apertura. Quella è riportata integralmente, ovvero che due soli colleghi si sono difesi in quella fase Bacialli e Belpietro. Quindi, gli altri non hanno presentato memorie. Io volevo chiedere una cosa soltanto. La fotografia che era vostra del Gazzettino l'avete mandato voi agli altri giornali ? Bacialli Mi correggo, l'unica foto che noi abbiamo mandato, l'ho mandata io dopo aver chiesto alla signora se potevamo farla avere a Giorgio Dell'Arti che me l'aveva chiesta per il Foglio. Abruzzo Per il Foglio Dell'Arti fa il numero del lunedì, mi pare, no? Bacialli Sì, esatto. Abruzzo È uscita anche nei giorni normali e c'era scritto su concessione del Gazzettino . Bacialli Sì, è vero, me l'ha chiesta Dell'Arti e io ho chiesto alla signora Giannone lei mi ha detto Abruzzo Beh, ormai io l'ho scaricata, mentre mi trovavo a Cosenza, dalla prima pagina a colori , l'ho scaricata dalla vostra edizione on-line ed infatti è allegata agli atti. Prego, Letizia. Gonzales Io volevo solo fare una domanda al collega Bacialli. Se secondo lei era così indispensabile la pubblicazione di quella foto. Cioè, già il fatto in sé è molto drammatico e le do assolutamente ragione quindi di dare anche evidenza al fatto avvenuto domanda che peraltro ho fatto anche all'altro suo collega direttore , che bisogno c'era di pubblicare una foto che io ritengo macabra? Abruzzo Sta accennando all'essenzialità dell'informazione Gonzales All'essenzialità dell'informazione, cioè che cosa aggiunge, secondo lei, alla drammaticità dell'avvenimento questa fotografia. Bacialli Ma io non trovo che fosse inevitabile, è stata una scelta, devo dire, anche sofferta in qualche modo, ma io credo che aggiungesse qualcosa in relazione al valore giornalistico di quest'immagine. Io non trovo che abbiamo arricchito di contenuti un giornale che in effetti su queste cose, per quello che sono, per quello che sappiamo, anche le televisioni bastano ed avanzano, ma io sono stato devo dire colpito dalla richiesta di questa donna ed impressionato dalla vita che traspariva da questo volto. Tant'è vero che aveva fatto il volto dell'angioletto proprio per dire È un angioletto ma sembra vivo , questo era lo spirito. Quindi, sono d'accordo, non aggiunge nulla Guardi, io facevo lo stesso discorso per gli ostaggi decapitati. Ho trovato allucinante la pubblicazione, la sequenza dell'americano ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE una cosa incredibile, secondo me, ma questa era un'altra cosa direi cioè questa, secondo me, aveva un significato profondo. Guardate, la verità è che noi abbiamo il barometro delle lettere, delle e-mail, delle telefonate insomma questo è in tutti giornali nella prima mezz'ora, quando si è sparsa la notizia Hanno pubblicato la foto di un bambino mi sono arrivate credo una decina di messaggi via mail molto aggressivi cosa avete fatto, vergognatevi, necrofili , tutte queste cose qui quando la gente ha capito di cosa si trattava, lo stesso Cacciari io ho parlato con Cacciari che ha detto appena è stato avvicinato da un giornalista, ovviamente della concorrenza, chiedendogli Sindaco, cosa ne pensa della foto del feto pubblicato in prima pagina? . Questo non l'aveva vista, non sapeva niente di questa storia, come tutti i politici che devono rispondere dice Pornografia . A me Cacciari ha detto, in una situazione informale, che questa cosa è stata detta in una maniera impulsiva, cioè come l'avrei detta io o voi se foste stati informati di questa cosa in quel momento, ma è chiaro ciò in quel contesto, nelle circostanze, voglio dire Dopo quei primi messaggi è stato Guardate, quando sull'Indipendente - scusate, tanto per dirvi come di solito mi comporto in queste occasioni - ho pubblicato una foto di Sgarbi eravamo nel '94 che attaccava Di Pietro in continuazione, abbiamo fatto un fotomontaggio, così sul comico, dove c'erano delle sbarre dietro Sgarbi ed il titolo era Arrestatelo . Lui mi telefonò imbufalito. Gli dissi Guardi, mi sono arrivate decine di telefonate di lettere contro di lei perché lei continua ad attaccare i giudici. Allora replicò dicendomi Vediamo se avete il coraggio di pubblicare tutte le cose che sono state dette a mio favore su queste ed altre cose . Ho detto Me le mandi ed ho pubblicato, mi pare, quattro pagine due erano pro Sgarbi e le altre erano contro Sgarbi. Per dire che nel presente caso, se avessimo voluto pubblicare altri pareri negativi non ci saremmo riusciti perché lì è stata un'inondazione, per modo di dire, di lettere di lettori commossi. Mi pare che la reazione più comune in questi casi sia stata questa, almeno in questa situazione, per altre cose le reazioni sono di tutt'altro tipo. Anzi, se ne dicono di cotte e di crude perché ad esempio c'è il lenzuolo che copre solo metà del cadavere, perché si vede la faccia, perché c'è la foto d'archivio della donna violentata dal branco e mettiamo la foto di una che non si vede ma c'è quella che si riconosce e sostiene che è lei e allora fa anche lei causa. Insomma, c'è un campionario di reazioni, ma in queste circostanze secondo me siamo davanti ad un fatto davvero straordinario dal punto di vista giornalistico. 7. L'audizione di Alessandro Sallusti 11 ottobre 2006 . Alessandro Sallusti è comparso davanti al Consiglio nella seduta dell'11 ottobre 2006. Questa la trascrizione dell'audizione Abruzzo È presente Alessandro Sallusti, direttore responsabile di Libero. Il collega Sallusti ha dichiarato prima che rinuncia alla difesa tecnica questo dobbiamo metterlo a verbale . Ho capito bene? Sallusti Sì, vorrei anche motivarlo nel senso che a mio avviso si tratta di un caso che più che dal punto di vista giudiziario e legale va affrontato, a mio avviso, e spiegato dal punto di vista etico, culturale e politico per cui credo che un avvocato da questo punto di vista sia inutile. Abruzzo Sallusti conosce il capo di imputazione pertanto dà le sue spiegazioni sulla decisione di Libero di pubblicare reiteratamente la foto data dal Gazzettino. È vero? Sallusti Sì, noi abbiamo appreso dell'esistenza di questa foto dal Gazzettino vedendola pubblicata, abbiamo fatto delle verifiche sia presso il Gazzettino e il direttore in persona per verificare da dove veniva questa foto e che tipo di autorizzazione aveva avuto rispetto alla famiglia e, ricevute risposte tranquillizzanti nel senso che ci hanno spiegato che era stata la famiglia stessa a portargliela, la mamma della ragazza uccisa Abruzzo Ti hanno parlato di un articolo uscito il 9 maggio, firmato dal vicedirettore del Gazzettino Vittorio Pierobon che ha scritto che la ragazza uccisa è una ragazza facile, usa e getta e che la famiglia si era arrabbiata e aveva preteso poi, in contraccambio di non fare causa per danni, la pubblicazione di quella foto? Sallusti No, assolutamente Abruzzo Quindi voi eravate all'oscuro ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE Sallusti Sì, eravamo assolutamente all'oscuro anche perché, ricevuto quel tipo di risposta da parte del direttore del Gazzettino abbiamo fatto Abruzzo Ma chi ha parlato con Bacialli? Sallusti In un primo tempo un collega cronista, in seconda battuta il collega Renato Farina. Ha telefonato Farina che si è occupato della stesura del primo pezzo. Lo stesso Renato Farina ha poi parlato direttamente con la fonte, cioè con la nonna la quale gli ha riconfermato la volontà di dare il massimo di pubblicità a questa fotografia, gli ha spiegato i motivi di questa sua scelta, motivi che risultano anche nei pezzi scritti prima Abruzzo Cioè che all'assassino fosse contestato anche il secondo omicidio. Sallusti Esattamente, esattamente per cui, come dire, rispetto al fatto che la pubblicazione di questa foto fosse autorizzata da quello che restava della famiglia, non solo autorizzata ma addirittura richiesta, da quel punto di vista come dire ci ha lasciato molto tranquilli. Abruzzo Senti, tu sei un vecchio cronista, hai fatto la cronaca al Corriere della Sera negli anni di Tangentopoli , se c'è una norma che dice che una certa foto non si può pubblicare non è che, per il fatto che la nonna ti autorizzi a pubblicare, tu possa pubblicarla. Cioè, vi siete posti il ? Sallusti Sì, certo. Beh, è ovvio che ce lo siamo posti però abbiamo ritenuto, probabilmente sbagliando da un certo punto di vista, che questa foto non rientrasse in quella fattispecie. Abruzzo Però il garante Paissan aveva fatto una dichiarazione alle agenzie che diffidava i giornali dal pubblicare quella foto. Nel circuito delle agenzie c'era una dichiarazione di Paissan che io ho riportato dove si diceva state attenti, perché, perché, perché . Sallusti Sì, ma abbiamo ritenuto che, proprio quel tipo di immagine, assolutamente non morbosa, assolutamente non raccapricciante, financo addirittura a nostro avviso tranquillizzante, rasserenante non rientrasse nella fattispecie prevista dalla legge che proibisce la pubblicazione di certe foto. __________ VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE rasserenante? Sallusti Beh, rasserenante sia dal punto di vista tecnico, e questo riguarda il merito della contestazione. Cioè, non riteniamo che sia una foto macabra. È la foto di un bambino, è la foto di un bel bambino, è dentro un contesto chiaramente non morboso, financo non cronachistico e anche rasserenante dal punto di vista, diciamo così, culturale nel senso che è la dimostrazione visiva che un bambino Abruzzo Permetti un'osservazione ? Sallusti Sì ? Abruzzo Tu, credo che abbia lavorato anche all'Avvenire Sallusti Sì Abruzzo hai una tua sensibilità cristiana, ma un bambino morto, non so un'immagine può essere raccapricciante solo perché tu vedi un corpo in mezzo al sangue Sallusti Certo Abruzzo mentre qui una immagine potrebbe essere raccapricciante se tu pensi alla drammaticità del delitto, no? il tizio che massacra la madre, che la seppellisce viva, il bambino che muore soffocato, no? Sallusti Uhm Abruzzo E se tu guardi quella foto bene, se guardi gli occhi del bambino, sono terribili, altro che questa è una mia impressione personale, non è dei colleghi, è mia . Io mi sono soffermato a guardare quella foto lì del bambino e veramente Questo è il Foglio del lunedì, questa foto è bella, è molto ripulita, hanno lavorato molto di fino, mentre la foto del Gazzettino è più gonfia. Io poi ho scaricato dal sito del Gazzettino proprio la foto apparsa sul sito del Gazzettino, mentre questa è una pubblicazione di Libero. Cioè, l'impressione ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE che non è soltanto che vedi il sangue perché è chiaro che storicamente dal punto di vista giuridico se tu prendi tutte le varie vicende, vedi Aldo Moro, il bambino buttato nel fosso, allora se uno pensa a quella signora dei quartieri alti che sta a Roma allora è rassicurante Sallusti Sì, però presidente Abruzzo se uno pensa al raccapriccio Sallusti Però, presidente, io mi permetto di fare un distinguo per esempio rispetto ad Aldo Moro, tra le foto dell'obitorio, diciamo così, e le foto di via Caetani. Cioè una è una foto che rappresenta in sé tutto il dramma di cui si vuol parlare in quel momento - era il dramma di tutto un Paese - l'altro invece un'opera di sciacallaggio, un abuso. Allora, a nostro avviso, questa foto, siccome dal punto di vista tecnico non aveva nessuna respingenza, rappresentava esattamente non solo il dramma di quella famiglia ma è rappresentativa di un dibattito politico, culturale, financo di fede che è in corso nel Paese che a nostro avviso questa immagine rappresentava. Senza questa immagine, voglio dire l'immagine era imprescindibile dal parlarne solo per iscritto perché è la dimostrazione, insomma, di quello che la famiglia denunciava, cioè che c'è un'anomalia legislativa per cui in realtà questo bambino non esiste dal punto di vista legale, dal punto di vista giuridico. Questa foto, a nostro avviso, era la dimostrazione non respingente, non morbosa del fatto che questo bambino esiste. Questo è stato lo spirito con cui l'abbiamo pubblicata. Abruzzo Sai, ieri, una collega che è assente, ha chiesto ad un direttore che era Bacialli se era essenziale all'informazione pubblicare quella foto. Lo stesso Bacialli ha riconosciuto che per l'essenzialità potevano parlare benissimo della storia senza pubblicare la foto. VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Cioè, all'essenzialità dell'informazione nulla toglie e nulla aggiunge una foto alla notizia, alla forza della parola scritta però sono delle opinioni, cioè uno la pensa così e uno altro in un modo diverso e noi ci troviamo qui poi a dover decidere , il problema nostro è Sallusti Ma debbo dire rispetto anche Abruzzo Noi siamo tutti figli della civiltà cristiana, ma tutti diamo peso particolare, almeno, al rispetto per il cadavere. Ci portiamo questi problemi dentro Abruzzo Il concetto di raccapricciante, di impressionante noi lo ricaviamo attraverso le sentenze dei giudici, quella è l'unica via possibile. Sallusti Sì, ci sono anche delle sentenze che lasciano delle scappatoie rispetto a questo. Volevo sottoporre al presidente e a voi tutti anche il fatto che da parte del lettorato, non solo mio, ma mi risulta e qui parlo solo per conversazioni non documentali non solo non sia stato un atteggiamento respingente ma addirittura, come dire, sia stato preso come motivo di riflessione. Cioè, non risulta che nessuno di questi giornali sia stato invaso da lettere Abruzzo Abbiamo ricevuto dall'Ordine del Veneto una montagna di mail con insulti. Pure io qui ne ho ricevuto alcune di insulti Sallusti Parlo per Libero e per chiacchierate fatte con altri giornali nazionali. Da parte del lettorato, nostro sicuramente, ma non perché nascondo le lettere ma proprio perché non solo ne sono arrivate ma ne sono arrivate e potrei, se necessario, portarle come documentazioni , non lettere che dicono avete fatto bene , ma lettere che dicono questa cosa ci fa riflettere e fa riflettere molto . Dicevo, il fatto che comunque ci sia stata una polemica all'interno del gruppo dirigente del mondo dell'informazione e del mondo politico e non una rivolta della gente, cioè del lettore, questo probabilmente significa che Abruzzo Poi, il lettorato è spaccato come sempre. Sallusti Spaccato nel merito, può essere, anzi sicuramente lo è perché ci sono ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE ma non spaccato sulla pubblicazione della foto. Ma anche il nostro lettorato - noi abbiamo un lettorato cattolico, non cattolico, laico, radicale - nel merito se questo bambino è cosa viva e ha diritto di esistere e quindi ha diritto di Il lettorato è sicuramente spaccato ma nel merito della pubblicazione della fotografia io non ho percepito nessuna spaccatura da parte del lettorato, nessuno protesta, nessuna indignazione. Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Sallusti A noi, posso veramente escluderlo in totale buona fede e in assoluta onestà, non risulta Abruzzo I nostri colleghi dell'Ordine del Veneto sono stati travolti da una valanga di insulti VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Sallusti Del Veneto io non lo so, so cos'è successo a me, ma penso - non perché voglio svelare o parlare da altri, so delle reazioni sul Corriere, la reazione sul Foglio, la reazione qual è - se non mi hanno detto cose false, non ci sia stata una reazione di respingimento anche perché se non ci fosse Cioè, questo sembra un bambino vivo o un bambino morto, cioè questa foto non dava drammaticità nel senso negativo di quello che è successo. Racconta la drammaticità del fatto che è un bambino che la legge considera inesistente ma che in realtà esiste. Abruzzo ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE La questione bioetica richiede per i bambini, per il feto, il massimo rispetto. Sallusti Ma è sulla Io non è che dico la verità, cioè la verità nel senso che dico una verità, ma è la mancanza di rispetto, rispetto a chi? Certo, tu dici rispetto al bambino stesso. Io non credo che se questo bambino fosse vivo avrebbe nulla da ridire di una foto del genere. Ma le motivazioni molto sofferte, molto drammatiche, ma anche molto come dire della famiglia Abruzzo Sergio, Laura, avete delle domande ? Sallusti Beh, questo è stato fatto, è ovvio che è tutto coerente con il discorso di partenza. È stato fatto perché ritenevamo che la foto fosse la prova cioè quello di cui stiamo parlando e per cui in assenza della fotografia la notizia non Abruzzo La foto sarebbe la prova di che cosa? Sallusti La prova del discorso che sosteniamo in maniera abbastanza chiara che, prima Farina ed io e poi Farina da solo successivamente sostiene cioè parliamo di una persona nonostante fosse nel grembo e nonostante la legge non la riconosca come tale. Però, vedete che è una persona, cioè stiamo parlando di questo, di una persona che ha tutte anche le caratteristiche fisiche di persona oltre che, per chi ci crede, altre caratteristiche. E comunque, come dire, non sottovaluterei nemmeno, è vero che è contra lege, ma non sottovaluterei nemmeno il fatto, il desiderio della nonna di urlare al mondo che questo bambino esiste, è esistito, esiste e purtroppo non esiste da morto. Abruzzo Ho riportato quel bel pensiero del prorettore della Bicocca I morti non sono nella disponibilità dei vivi . Se la famiglia della donna uccisa pensa alla vendetta di aggravare - qui c'è un percorso storico che l'umanità ha compiuto, che ha tolto la vendetta, ha affidato i fatti alla giustizia dello Stato - qui torniamo indietro di alcuni secoli, qui ci rilanciamo in tutto un percorso di civiltà che abbiamo compiuto quando abbiamo tolto alle famiglie e alle vittime il diritto di farsi giustizia da sé e l'abbiamo data allo Stato. Quindi, attenzione che Sallusti Sì, non credo che questa sia una strada per farsi giustizia da sé, purtroppo è il dolore immenso, il dolore immenso Abruzzo Che chiede vendetta contro Sallusti No, che chiede giustizia Abruzzo No, giustizia già c'è, ci sarà il processo dove c'è l'aggravante del bambino morto, non è un reato autonomo di omicidio, comunque una contestazione di aggravante c'è e credo che i giudici poi, i tempi non mi stupiscono, i giudici ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE credo che tengano conto che ne ha ucciso una e ha ucciso anche l'altro che non ha una veste giuridica, ma credo che come aggravante Sallusti Certo, però volevo dire che anche dal punto di vista personale, non so se questo ha influito o no, io non so se nemmeno sia possibile quello che chiedo, se il presidente acconsenta che non venga messo a verbale Abruzzo La difesa è ampia qui Sallusti Che questo qui che sto per dire non venga messo a verbale. Io, in maniera non drammatica da omicidio, ho purtroppo vissuto un'esperienza del genere e devo dire che io personalmente non ho ritenuto di fotografare e conservarne la memoria fisica però ho il massimo rispetto di chi ritiene di farlo perché comunque è un bambino, cioè non è una roba strana, un mostro, è un bambino. Abruzzo La nonna ha fotografato con l'apparecchio telefonico il nipotino? Sallusti Sì. Io che ho vissuto un'esperienza del genere non ho ritenuto di farlo, ogni tanto devo dire che, non dico che mi pento ma conservare la memoria anche visiva, fisica di qualcosa che è stato o che poteva essere, magari per qualcuno è d'aiuto. Abruzzo Ma stai parlando di tue vicende personali? Sallusti Sì. Abruzzo Anche Bacialli ha vissuto una storia drammatica. Sallusti Il fatto vero - e non mi riferisco a questo di cui mi prendo tutta la responsabilità di cui abbiamo appena parlato - e che oggi mantenere il controllo su tutto il giornale è un'impresa 8. La difesa scritta di Giuliano Ferrara 11 ottobre 2006 In data 11 ottobre l'avv. Grazia Volo del Foro di Roma scrive via web al presidente di questo Consiglio Chiedo scusa sia a Lei che ai Consiglieri per la mia assenza dalla discussione fissata per oggi, purtroppo impegni di lavoro mi trattengono a Roma. Affido la difesa di Giuliano Ferrara e Renato Farina alle memorie allegate. Questi ultimi sono nell'impossibilità di comparire, il primo perchè ha la trasmissione otto e mezzo ogni giorno, appunto, alle 20,30 ed il secondo perché è fuori Milano. Io stessa ho ritenuto di non insistere per la loro presenza confidando che sia il Presidente che il Consiglio non la avrebbero considerato una mancanza di rispetto tenuto conto dei continui rapporti che abbiamo intrattenuto . Questo il testo della memoria Giuliano Ferrara è stato convocato a seguito della notifica della delibera di apertura di procedimento disciplinare che riguarda la pubblicazione sull'edizione de Il Foglio di lunedì 15 maggio 2006 della fotografia di un bambino mai nato cd. caso Hevan . Si contesta a Ferrara, in particolare, la violazione dell'obbligo di esercizio della professione con dignità e decoro perché la pubblicazione della fotografia di un feto contrasterebbe con il sentimento comune della morale che riceve nell'ordinamento giuridico particolare protezione, anche attraverso la previsione penalistica dell'art. 15 della legge sulla stampa divieto di pubblicazioni a contenuto impressionante e/o raccapricciante . Prima di svolgere le opportune considerazioni di natura giuridica, è indispensabile analizzare in sintesi i fatti che hanno preceduto la pubblicazione della foto in questione e che hanno determinato la scelta stessa di pubblicarla. La fotografia, infatti, compare sull'edizione del lunedì de Il Foglio, originariamente denominata Foglio dei Fogli in quanto si tratta di una rassegna stampa riguardante la settimana precedente. In sostanza, Il Foglio non esce in edicola il lunedì, al suo posto esce un giornale che contiene una rassegna dei pezzi pubblicati durante la settimana precedente scelti in ragione della loro importanza. La gestione di questa particolare edizione del lunedì non è materialmente nelle competenze del direttore responsabile Giuliano Ferrara, essendo affidata ad un server che concretamente è gestito dal giornalista Giorgio Dell'Arti si allega, con le dovute cautele di riservatezza, il contratto stipulato fra Il Foglio Quotidiano ed il dott. Giorgio Dell'Arti avente ad oggetto la materiale fattura dell'edizione del lunedì de Il Foglio . Nella settimana precedente la pubblicazione contestata periodo compreso fra il 9 ed il 14 maggio 2006 aveva suscitato una rovente polemica la pubblicazione sull'edizione del 12 maggio 2006 de Il Gazzettino della fotografia del piccolo Hevan. Sull'edizione del lunedì de Il Foglio, quindi, vengono ospitati alcuni articoli che commentano i tragici eventi ed a Giuliano Ferrara è affidata la redazione dell'articolo di fondo che è riconoscibile con la sigla dell'elefantino. E' indispensabile stabilire che la fotografia è stata inserita con la dicitura per gentile concessione del Gazzettino di Venezia a corredo del pezzo di commento redatto da Ferrara a sua insaputa dal momento che, come si è accennato, l'impaginazione de Il Foglio dei Fogli è completamente esterna alla redazione del quotidiano essendo affidata al citato server esterno gestito dal giornalista Dell'Arti. Di più, la riproduzione della fotografia in chiave esplicativa del pezzo non è nient'altro che una ripresa della iniziativa de Il Gazzettino che, nella vicenda, ha imposto una sua esclusiva con una successiva concessione dell'immagine ad altri quotidiani. In breve, Ferrara ha scritto un pezzo con la finalità di prendere posizione su una polemica che ha investito uno dei temi cui il giornale ha dedicato un ampio sforzo di orientamento dell'opinione pubblica, ovvero la difesa dei diritti dell'embrione umano come forma anticipata di vita non riconosciuta dalla legge. Ciononostante Ferrara, al momento dell'invio del pezzo e per le ragioni che si sono ricordate in precedenza, non sapeva come la pagina sarebbe stata composta né che il suo scritto sarebbe stato accompagnato dalla fotografia del bambino mai nato. Ferrara firma il giornale come direttore e ne è responsabile, tuttavia per completezza di informazione al Consiglio si è ritenuto di spiegare come si siano svolti i fatti. In particolare, è opportuno segnalare che al punto 7. del contratto allegato è specificato che l'esecutore trasmetterà il numero del lunedì chiuso, via modem, agli stabilimenti di stampa indicati dal committente , dunque la materiale composizione del giornale avviene totalmente al di fuori della redazione de Il Foglio. - Nel merito. E, comunque, per scrupolo difensivo, volendo analizzare le ragioni della pubblicazione della fotografia per verificare se la stessa si ponga in contrasto con la previsione dell'art. 15 della legge stampa, è evidente che la riproduzione dell'immagine risponda al bisogno di comunicare quanto lo scritto non è in grado di descrivere compiutamente. Se si ha presente l'incipit del pezzo, Un lettore ci aveva preavvertito giusto due giorni fa strangolando Jennifer, l'assassino della ventenne incinta al nono mese ha ucciso anche un bambino. Ma la legge registra la filosofia del minor danno il bambino è derubricato, l'omicidio è uno solo, la vittima è una sola , si comprende l'esigenza di vedere ciò che la tendenza raziocinante della legge immotivatamente esclude ovvero la dignità di essere umano di un feto non ancora completamente formato. La foto a corredo dell'articolo redatto da Ferrara svolge, dunque, non una funzione di accomodamento di una vendetta domestica, come malignamente insinuato da alcuni commentatori, ma costituisce il mezzo di dialogo con le coscienze umane che, a loro volta, sono le fondamenta della produzione legislativa che governa la società civile. E' un invito a riflettere sul grado di avanzamento della tutela della vita, per il futuro, non per il piccolo bambino mai nato. Rispetto a questa esigenza di riflessione che all'evidenza si pone a servizio della collettività, lavorando come stimolo delle coscienze, è difficile intravedere non solo l'intento di arrecare un turbamento al comune sentire ma anche l'effetto in sé, ovvero la lesione del comune sentimento della morale. Non è in discussione la delicatezza del tema e la sua naturale propensione a dividere, suscitare emozioni forti di segno opposto così come avviene per tutti gli argomenti che investono la sfera della dignità della persona, della pietà per i defunti e, più in generale, la morale, la sessualità e quant'altro. Ciononostante è tipico di certi temi sviluppare una rovente conflittualità che proprio in ragione della spaccatura che determina nella società è la dimostrazione di un giudizio di censura non unanime. E, dunque, della funzionalità dei temi stessi allo sviluppo della coscienza collettiva, senza che possa individuarsi la lesione del sentimento comune della morale che è sentimento di ripulsa generale e globalmente condiviso di determinati comportamenti. Con particolare riferimento alla norma dell'art. 15 legge 47/48, pur nella consapevolezza del giudizio di non contrasto con la Costituzione che la norma stessa ha ricevuto da una recente pronuncia della Corte costituzionale sentenza n. 293 del 2000 , va detto che la Corte ha fatto, tuttavia, specifico riferimento alla necessità di bilanciare prudentemente i vari aspetti di tutela di diritti fondamentali che si trovano a scontrare quando della norma in questione dovrebbe farsi applicazione. Perché non vi è dubbio che la repressione voluta dalla norma incide su un diritto costituzionale, quello della manifestazione del pensiero, ed in nome di un concetto necessariamente elastico quale è quello di sentimento comune della morale . Nella sentenza il Giudice delle leggi invita espressamente all'applicazione della norma secondo un criterio che è quello dell'uso prudente dello strumento punitivo , soprattutto in considerazione del concorrente, e contrario, diritto ad informare. Ed allora, appare chiaro che all'Autorità ordinaria, da un parte, ed all'Ordine nel procedimento di giustizia domestica, dall'altra, spetti il delicato compito di trovare il punto di equilibrio fra le contrapposte esigenze. E questo punto di equilibrio, tutto sommato, può con una certa ragionevolezza ritrovarsi nel divieto di pubblicare quando, soffermandosi su particolari raccapriccianti o impressionanti, una qualsiasi pubblicazione tralasci completamente il fine informativo che dovrebbe animarla agendo la sola curiosità morbosa del popolo dei lettori. In sostanza, sembra chiaro che la norma dell'art. 15 per operare, oltre a richiedere che la pubblicazione si soffermi maliziosamente su particolari impressionanti o raccapriccianti, debba determinare la lesione della dignità umana e, parallelamente, quella del comune sentire abdicando alla funzione informativa con l'unica finalità dell'accomodamento di insana morbosità. Lo stesso Presidente estensore della delibera di apertura del procedimento notificata prudentemente annota, pag. 3, che la pubblicazione di fotografie del cadavere della vittima di un omicidio può costituire reato se le immagini sono caratterizzate da particolari impressionanti o raccapriccianti, lesivi della dignità umana . Ancora, una recente pronuncia del Tribunale di Milano, 10.10.1995 in Diritto dell'Informazione e Informatica, 1996, pag. 47 stabilisce che l'art. 15 legge 8 febbraio 1948, n. 47 non vieta in assoluto la pubblicazione di stampati che contengano descrizioni di avvenimenti reali o raccapriccianti ma solo quelle in cui tali particolari siano descritti in modo da turbare il comune sentimento della morale, l'ordine familiare o da provocare il diffondersi di suicidi o delitti. Deve dunque trattarsi non di semplice cronaca o fantasia alla quale il narratore presta adesione o comunque compiacimento . In sostanza, analogamente alla premessa citata, si può considerare integrata la fattispecie non puramente e semplicemente nel caso di pubblicazione di fotografie - shock. La norma opera, infatti, solamente quando la pubblicazione indulga su particolari impressionanti o raccapriccianti dell'immagine in modo che, attraverso le modalità in cui questa è resa, si verifichi la lesione del senso comune della morale. In breve, non può esistere un divieto assoluto di pubblicazione di immagini dal contenuto crudo e di forte impatto emotivo mentre bisogna necessariamente verificare se le modalità con cui queste vengono offerte al pubblico denotino quell'attenzione a particolari raccapriccianti idonea a suscitare la ripulsa del sentimento morale della collettività. Premesso, quindi, che la pubblicazione della fotografia non è attribuibile, per quanto detto, al direttore responsabile Ferrara, va comunque evidenziato che la riproduzione della fotografia sull'edizione del lunedì de Il Foglio non presenta nessuna caratteristica di morbosità. La fotografia, pubblicata su concessione de Il Gazzettino, ritrae un bambino senza che emerga alcun dettaglio raccapricciante. Anzi, la compostezza della fotografia è tale che alcuni hanno ritenuto che fosse frutto di un ritocco fotografico cfr. articolo di Piero Sansonetti su Liberazione del 2 giugno 2006, allegato . Come è stato più volte detto il bambino, interamente vestito, è in una posizione che ne fa sembrare verosimile l'addormentamento. In sostanza, la fotografia svolge solamente la funzione di rendere intelligibile, con il linguaggio più diretto ed immediato che è quello visivo, il paradosso che la legge alimenta prevedendo illogici sbarramenti temporali nella tutela della vita nei suoi vari stadi di sviluppo. La pubblicazione della fotografia non si pone in contrasto con la dignità della vita umana ma è, anzi, lo strumento per orientare le coscienze in vista di una più ampia tutela della vita stessa. In breve, per riassumere Ferrara non era a conoscenza delle modalità con le quali il suo pezzo di commento sarebbe stato impaginato nell'edizione del lunedì. Di più, la pubblicazione effettuata su Il Foglio si è inserita nel contesto di una polemica in stato di avanzato sviluppo e, quindi, si è trattato, comunque, del contributo doveroso svolto dal giornale nel processo di orientamento delle coscienze, attività che costituisce uno dei fini propri del diritto costituzionale dell'espressione del pensiero. In ogni caso, non esiste la supposta lesione del sentimento comune della morale in quanto la pubblicazione è priva di aspetti raccapriccianti o impressionanti. Il fatto, poi, che ampie fasce della società civile, condividendo la scelta editoriale del giornale, abbiano espresso apprezzamento per la scelta di pubblicarla, dimostra la legittimità della scelta stessa e l'impossibilità di ipotizzare la violazione del comune sentimento della morale. Si chiede, quindi, che il Consiglio Voglia disporre l'archiviazione del procedimento disciplinare aperto nei confronti di Giuliano Ferrara . 9. La difesa scritta di Renato Farina 11 ottobre 2006 . In data 11 ottobre l'avv. Grazia Volo del Foro di Roma scrive via web al presidente di questo Consiglio Chiedo scusa sia a Lei che ai Consiglieri per la mia assenza dalla discussione fissata per oggi, purtroppo impegni di lavoro mi trattengono a Roma. Affido la difesa di Giuliano Ferrara e Renato Farina alle memorie allegate. Questi ultimi sono nell'impossibilità di comparire, il primo perchè ha la trasmissione otto e mezzo ogni giorno, appunto, alle 20,30 ed il secondo perché è fuori Milano. Io stessa ho ritenuto di non insistere per la loro presenza confidando che sia il Presidente che il Consiglio non la avrebbero considerato una mancanza di rispetto tenuto conto dei continui rapporti che abbiamo intrattenuto . Questo il testo della memoria Renato Farina è stato convocato a seguito della notifica della delibera di apertura di procedimento disciplinare che riguarda la pubblicazione sull'edizione di Libero di domenica 14 maggio 2006 della fotografia di un bambino mai nato cd. caso Hevan . Si contesta a Farina, in particolare, la violazione dell'obbligo di esercizio della professione con dignità e decoro perché la pubblicazione della fotografia di un feto contrasterebbe con il sentimento comune della morale che riceve nell'ordinamento giuridico particolare protezione, anche attraverso la previsione penalistica dell'art. 15 della legge sulla stampa divieto di pubblicazioni a contenuto impressionante e/o raccapricciante . Prima di svolgere alcune sintetiche considerazioni di ordine giuridico sulla contestazione, è indispensabile evidenziare che Renato Farina non era responsabile delle scelte di impaginazione del giornale. Farina, infatti, ha redatto un articolo che, riprendendo la polemica scatenatasi a seguito della prima pubblicazione della fotografia ad opera de Il Gazzettino, esponeva il punto di commento del vicedirettore del quotidiano Libero. La scelta di pubblicare la fotografia a corredo del pezzo firmato da Farina non è imputabile a quest'ultimo in quanto, come si è detto, non compete al vicedirettore la scelta sulla composizione del giornale e la conseguente vigilanza sull'uscita di pezzi e fotografie. Va detto, peraltro, come si è anticipato, che la riproduzione della fotografia in chiave esplicativa del pezzo non è stata nient'altro che una ripresa dell'iniziativa de Il Gazzettino che, nella vicenda, ha imposto una sua esclusiva con successiva concessione dell'immagine ad altri quotidiani. In breve, Farina ha scritto un pezzo con la finalità di prendere posizione su una polemica che ha investito uno dei temi cui il giornale ha dedicato un ampio sforzo di orientamento dell'opinione pubblica, ovvero la difesa dei diritti dell'embrione umano come forma anticipata di vita non riconosciuta dalla legge. Ciononostante Farina, al momento dell'invio del pezzo e per le ragioni che si sono ricordate in precedenza, non aveva il potere di stabilire come la pagina sarebbe stata composta né di decidere che il suo scritto fosse accompagnato dalla fotografia del feto. E, comunque, per scrupolo difensivo, volendo analizzare le ragioni della pubblicazione della fotografia per verificare se la stessa si ponga in contrasto con la previsione dell'art. 15 della legge stampa, è evidente che la riproduzione dell'immagine risponda al bisogno di comunicare quanto la scritto non è in grado di descrivere compiutamente. Si comprende, in sostanza, che la pubblicazione stessa nasca dall'esigenza di vedere ciò che la tendenza raziocinante della legge immotivatamente esclude ovvero la dignità di essere umano di un feto non ancora completamente formato. La foto a corredo dell'articolo redatto da Farina svolge, dunque, non una funzione di accomodamento di una vendetta domestica, come malignamente insinuato da alcuni commentatori con i quali Farina polemizza , ma costituisce il mezzo di dialogo con le coscienze umane che, a loro volta, sono le fondamenta della produzione legislativa che governa la società civile. E' un invito a riflettere sul grado di avanzamento della tutela della vita, per il futuro, non per il piccolo bambino mai nato. Non vi è alcun fine scandalistico né alcun compiacimento morboso nella pubblicazione dell'immagine. Rispetto a questa esigenza di riflessione che all'evidenza si pone a servizio della collettività, lavorando come stimolo delle coscienze, è difficile intravedere non solo l'intento di arrecare un turbamento al comune sentire ma anche l'effetto in sé, ovvero la lesione del comune sentimento della morale. Non è in discussione la delicatezza del tema e la sua naturale propensione a dividere, suscitare emozioni forti di segno opposto così come avviene per tutti gli argomenti che investono la sfera della dignità della persona, della pietà per i defunti e, più in generale, la morale, la sessualità e quant'altro. Ciononostante è tipico di certi temi sviluppare una rovente conflittualità che proprio in ragione della spaccatura che determina nella società è la dimostrazione di un giudizio di censura non unanime. E, dunque, della funzionalità dei temi stessi allo sviluppo della coscienza collettiva, senza che possa individuarsi la lesione del sentimento comune della morale che è sentimento di ripulsa generale e globalmente condiviso di determinati comportamenti. Con particolare riferimento alla norma dell'art. 15 legge 47/48, pur nella consapevolezza del giudizio di non contrasto con la Costituzione che la norma stessa ha ricevuto da una recente pronuncia della Corte costituzionale sentenza n. 293 del 2000 , va detto che la Corte ha fatto, tuttavia, specifico riferimento alla necessità di bilanciare prudentemente i vari aspetti di tutela di diritti fondamentali che si trovano a scontrare quando della norma in questione dovrebbe farsi applicazione. Perché non vi è dubbio che la repressione voluta dalla norma incide su un diritto costituzionale, quello della manifestazione del pensiero, ed in nome di un concetto necessariamente elastico quale è quello di sentimento comune della morale . Nella sentenza il Giudice delle leggi invita espressamente all'applicazione della norma secondo un criterio che è quello dell'uso prudente dello strumento punitivo , soprattutto in considerazione del concorrente, e contrario, diritto ad informare. Ed allora, appare chiaro che all'Autorità ordinaria, da un parte, ed all'Ordine nel procedimento di giustizia domestica, dall'altra, spetti il delicato compito di trovare il punto di equilibrio fra le contrapposte esigenze. E questo punto di equilibrio, tutto sommato, può con una certa ragionevolezza ritrovarsi nel divieto di pubblicare quando, soffermandosi su particolari raccapriccianti o impressionanti, una qualsiasi pubblicazione tralasci completamente il fine informativo che dovrebbe animarla agendo la sola curiosità morbosa del popolo dei lettori. In sostanza, sembra chiaro che la norma dell'art. 15 per operare, oltre a richiedere che la pubblicazione si soffermi maliziosamente su particolari impressionanti o raccapriccianti, debba determinare la lesione della dignità umana e, parallelamente, quella del comune sentire abdicando alla funzione informativa con l'unica finalità dell'accomodamento di insana morbosità. Lo stesso Presidente estensore della delibera di apertura del procedimento notificata prudentemente annota, pag. 3, che la pubblicazione di fotografie del cadavere della vittima di un omicidio può costituire reato se le immagini sono caratterizzate da particolari impressionanti o raccapriccianti, lesivi della dignità umana . Ancora, una recente pronuncia del Tribunale di Milano, 10.10.1995 in Diritto dell'Informazione e Informatica, 1996, pag. 47 stabilisce che l'art. 15 legge 8 febbraio 1948, n. 47 non vieta in assoluto la pubblicazione di stampati che contengano descrizioni di avvenimenti reali o raccapriccianti ma solo quelle in cui tali particolari siano descritti in modo da turbare il comune sentimento della morale, l'ordine familiare o da provocare il diffondersi di suicidi o delitti. Deve dunque trattarsi non di semplice cronaca o fantasia alla quale il narratore presta adesione o comunque compiacimento . In sostanza, analogamente alla premessa citata, si può considerare integrata la fattispecie non puramente e semplicemente nel caso di pubblicazione di fotografie - shock. La norma opera, infatti, solamente quando la pubblicazione indulga su particolari impressionanti o raccapriccianti dell'immagine in modo che, attraverso le modalità in cui questa è resa, si verifichi la lesione del senso comune della morale. In breve, non può esistere un divieto assoluto di pubblicazione di immagini dal contenuto crudo e di forte impatto emotivo mentre bisogna necessariamente verificare se le modalità con cui queste vengono offerte al pubblico denotino quell'attenzione a particolari raccapriccianti idonea a suscitare la ripulsa del sentimento morale della collettività. Premesso, quindi, che la decisione di pubblicare la fotografia non è attribuibile, per quanto detto, a Renato Farina, va comunque evidenziato che la riproduzione della fotografia stessa sull'edizione del 14.5.2006 di Libero non presenta nessuna caratteristica di morbosità. La fotografia, pubblicata su concessione de Il Gazzettino per stabilire il punto di commento a seguito del diffondersi della citata polemica, ritrae un bambino senza che emerga alcun dettaglio raccapricciante. Anzi, la compostezza della fotografia è tale che alcuni hanno ritenuto che fosse frutto di un ritocco fotografico cfr. articolo di Piero Sansonetti su Liberazione del 2 giugno 2006, allegato . Come è stato più volte detto il bambino, interamente vestito, è in una posizione che ne fa sembrare verosimile l'addormentamento. In sostanza, la fotografia svolge solamente la funzione di rendere intelligibile, con il linguaggio più diretto ed immediato che è quello visivo, il paradosso che la legge alimenta prevedendo illogici sbarramenti temporali nella tutela della vita nei suoi vari stadi di sviluppo. La pubblicazione della fotografia non si pone in contrasto con la dignità della vita umana ma è, anzi, lo strumento per orientare le coscienze in vista di una più ampia tutela della vita stessa. In breve, per riassumere Farina non era a conoscenza delle modalità con le quali il suo pezzo di commento sarebbe stato impaginato in quanto non è responsabile della materiale composizione del giornale. Di più, la pubblicazione effettuata su Libero si è inserita nel contesto di una polemica in stato di avanzato sviluppo e, quindi, si è trattato, comunque, del contributo doveroso svolto dal giornale nel processo di orientamento delle coscienze, attività che costituisce uno dei fini propri del diritto costituzionale dell'espressione del pensiero. In ogni caso, non esiste la supposta lesione del sentimento comune della morale in quanto la pubblicazione è priva di aspetti raccapriccianti o impressionanti. Il fatto, poi, che ampie fasce della società civile, condividendo la scelta editoriale del giornale, abbiano apprezzato la decisione di pubblicare, dimostra la legittimità della scelta stessa e l'impossibilità di ipotizzare la violazione del sentimento della morale comune. Si chiede, quindi, che il Consiglio Voglia disporre l'archiviazione del procedimento disciplinare aperto nei confronti di Renato Farina . 10. L'audizione di Paolo Mieli 16 ottobre 2006 . Paolo Mieli, assistito dall'avv. Caterina Malavenda, è comparso davanti al Consiglio nella seduta del 16 ottobre. Questa è la trascrizione dell'audizione Abruzzo parliamo soltanto del Bimbo mai nato . Malavenda VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE dell'Ordine del Lazio Abruzzo L'Ordine del Lazio ci ha mandato un provvedimento non motivato Malavenda VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Abruzzo Ma tu sai bene, sai per storia, che l'Ordine del Lazio non motiva nulla e quindi fa dei provvedimenti nulli. Malavenda VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Abruzzo Lo sai meglio di me. Io non posso dichiarare la nullità, prendo atto che non ha risposto su quel punto. Io non faccio come fanno altri che scrivono alla procura generale di Roma, me ne guardo bene, io prendo atto che c'è ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE Io prendo atto che c'è una documento di sei righe che non risponde sul punto. Noi abbiamo ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE cioè Sottile che dice delle cose con le tue colleghe del Corriere e del Giornale che hanno riportato quelle frasi di Sottile. È chiaro che sono intercettazioni che vanno pubblicate l'ho sempre sostenuto - intercettazioni legali, cioè è questo di cui stiamo parlando - cioè le intercettazioni che sono ordinate da un giudice, una volta che sono depositate si pubblicano. Ovviamente io giornalista non faccio da buca da lettere, sto attento. A che cosa? Alla dignità della persona ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE diritto di cronaca. Non lo dico io. Corso Bovio mi ha regalato un libro di Carlo Esposito Il bilanciamento dei valori costituzionali che è molto bello. Me l'ha regalato Corso, quindi io ne ho fatto tesoro prontamente, insomma. Lui è un grandissimo maestro. Malavenda Se vogliamo parlare di questo ne parliamo, se dobbiamo parlare Cioè io vorrei che il direttore dicesse ciò che deve sulla foto del bambino perché mi pare che su questo sia opportuno che risponda lui personalmente dopodiché magari argomentiamo su tutte due le vicende e allora poi parleremo anche di questa cosa qui di cui stiamo discutendo. Abruzzo Sì, sì il Corriere della Sera ha pubblicato, dopo il Gazzettino, la foto del bambino mai nato ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE Noi sosteniamo una tesi che quella foto lì è raccapricciante sotto il profilo diciamo psicologico, quindi di un bambino estratto dalla pancia di sua madre, la nonna che lo addobba, ma c'è una storia alle spalle che a Milano non si conosceva. La domenica, il giorno successivo al delitto il vicedirettore del Gazzettino fa un fondo terribile, dice che quella ragazza era una poco di buono, era una ragazza usa e getta , eccetera, eccetera, ma la madre della ragazza, nonna di Eva chiama i due cronisti VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Vi chiediamo un miliardo di danni a meno che voi non pubblichiate questa foto , perché la tesi della famiglia è che la procura ha sbagliato ad attribuire all'assassino un solo omicidio ma gli omicidi sarebbero due. Cioè noi sappiamo che un bambino che non è nato, non ha assunto capacità giuridica, quindi non è mai stata una persona e quindi l'assassino non può rispondere di due omicidi. Stiamo discutendo se quella pubblicazione è lecita, è diritto di cronaca, Mieli Se posso Abruzzo Prego Mieli Allora, io voglio precisare innanzitutto che noi abbiamo pubblicato uno strappo della foto che per me fa una differenza noi abbiamo pubblicato la pagina del Gazzettino così con la foto strappata in maniera tale che metà della foto, scusatemi il dettaglio, è dalla testata, il titolo che ha fatto il Gazzettino e che Il volto dell'angioletto che era un titolo che andava con l'occhiello e poi mezza foto strappata proprio per dare il senso che non volevamo usare il trucco che invece altri giornali, ma non è questo che mi riguarda, il fatto di mettere una mano lì e di pubblicare la foto intera come atto di documentazione. Perché abbiamo fatto questa scelta? Perché quello che ci interessava era il dibattito che era nato sulla decisione del Gazzettino di pubblicare quella foto e quindi noi non abbiamo scritto un articolo e documentato fotograficamente la vicenda del Bambino morto e mai nato ma abbiamo documentato, come è chiaro fin dall'occhiello, polemiche sulla scelta del Gazzettino - il direttore Lo rifarei - un teologo dice che No, va benissimo perché fa pensare alla vita e Massimo Cacciari dice invece che è un segno di degrado. Quindi il nostro articolo era dedicato alla discussione sollevata dalla scelta del Gazzettino e non dal fatto in sé per il quale non avremmo pubblicato quella foto ma la discussione che era nata da un qualcosa che ci sentivamo in dovere di documentare strappando l'immagine proprio per non dare l'impressione che si trattasse di un'astuzia, di un qualcosa fatto per insistere morbosamente sulla foto di questo bambino mai nato. Io non lo so, mi rimetto ovviamente al vostro giudizio sulla liceità di questa scelta, quello che però voglio dire eh? Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Mieli È esatto, perché essendo a colori, invece questa è in bianco e nero, quindi lo strappo, le foto, la foto degli altri lo vedete. Quello che voglio dire, che voglio descrivervi - e per questo tenevo a incontrarvi e mi scuso dell'ora tarda forse è anche colpa mia che ci vediamo a quest'ora - è che di errori se ne possono commettere tanti facendo questo mestiere ma in questo specifico caso ci ha mosso un'intenzione di documentazione di un qualcosa che se non fosse stata intravista non direi vista , intravista attraverso questa tecnica dello strappo non rendeva chiaro di che cosa stavamo parlando. Cioè l'idea si poteva molto artefarla nel senso provate a immaginare un articolo di giornale che descrive semplicemente Hanno pubblicato la foto di un aborto, di un bambino mai nato potevano pensare a qualcosa di più o meno macabro ma che non era esattamente quella cosa di cui si stava parlando e anche gli interventi che noi pubblicavamo a corredo e a dibattito intorno a questo caso sarebbero apparsi inspiegabili o gli uni o gli altri o quelli a favore o quelli contro, ragion per cui questo assaggio di foto, parziale documentazione di quello che aveva fatto il Gazzettino, ripeto, con la foto del bambino strappata e la foto occupata per metà dalla testata del giornale in questione e dai titoli, dalla titolazione del giornale ci è sembrato un metodo adeguato e non morboso, non alla ricerca di un effetto giornalistico molto particolare per documentare quello che era il termine di una discussione etica di cui era giusto che ci occupassimo. Riassumendo, non potevamo non occuparci di quella discussione etica non è questo in questione e ci sarebbe stato molto difficile dare i contorni di quella discussione etica senza affacciare in quel modo l'immagine che il giornale aveva voluto dare di quell'avvenimento. Scusate se mi sono dilungato Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Mieli Ovviamente il giornale nella sua interezza faceva tutta un'altra impressione e per questo sollevò un grande dibattito perché era di testata VOCI SOVRAPPOSTE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Malavenda Prego, il microfono Mieli Sì, ecco, vedete? L'effetto è notevole, il dibattito fu notevole anche fuori dall'area di vendita del Gazzettino. Quella foto, quell'immagine è finita, non vorrei fare delazione, ma è finita grande, pubblicata su altri giornali, sull'importante giornale della Conferenza episcopale dove è pubblicata con ben altra evidenza anche perché il giornale della Conferenza episcopale, sia pure con il trucco della foto, ma lì è stata pubblicata per intero con la mano che lo regge. È un modo quando si vuole sui giornali dare una foto senza prendersene le responsabilità, una mano che lo regge, trucco al quale non abbiamo fatto ricorso perché non era non lo facciamo mai o cerchiamo di non farlo mai. __________ VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Mieli Sì, ma quella aveva un'intenzione politica. Cioè, i giornali cattolici, per dimostrare che gli aborti sono spesso bambini mai nati, hanno pubblicato con particolare ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE vistoso quella foto perché aveva un significato, a mio avviso, di una libera interpretazione Vedete, si dice aborti e si pensa che sia un grumo di materia e di sangue e invece sono dei veri e propri bambini . Abruzzo Domande ? No ? Mieli Grazie. Malavenda VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Abruzzo Al microfono, prego Malavenda Intendo dire, premesso che io credo che la foto in questione si potesse pubblicare, ma questo poi lo dirò successivamente in seconda battuta, quello che occorre valutare è la scelta editoriale. La scelta editoriale intanto passa attraverso un fatto che il direttore ha dimenticato di dire che non è in prima pagina. Cioè, in prima pagina c'è lo strillo dell'articolo ma non c'è la foto che è una scelta che altri giornali non han fatto perché il Foglio, e il Giornale l'hanno sparato in prima pagina a grandezza naturale - una scelta rispettabilissima anche quella, per carità - noi diciamo il profilo con il quale abbiamo affrontato l'argomento è delineato non solo dall'articolo che accompagna la foto che a volte è particolarmente critico, eccetera, ma anche dal modo in cui la foto è stata pubblicata. Ora che il Corriere potesse scrivere un articolo in cui appunto dar conto delle varie posizioni senza far vedere la foto - il Corriere che ha un alto bacino di utenza rispetto al Gazzettino - sarebbe stata una cosa difficilissima da immaginare e la scelta che ha fatto la direzione di tagliare la foto mi pare che sia la migliore. Ma quello che intendo aggiungere è questo. Io ho letto la delibera di apertura disciplinare dove c'è un po' di perplessità nell'accusa perché mettendo in fila Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Malavenda Come? No, no, per carità, la perplessità deriva da questo. Mettendo in fila tutti i pareri di altri e riportandoli come è fatto in questa delibera - ci abbiamo Paissan, poi abbiamo degli altri soggetti che intervengono - come dire si perde di vista qual è problema giuridico che secondo me è quello che affrontiamo in questa sede. Allora, quello che si contesta è la violazione dell'articolo 15 , quindi aver pubblicato delle foto raccapriccianti Abruzzo Forse Malavenda Eh, però, è per questo che è perplessa perché c'è tutto e niente perché se ci fosse stata un'accusa Dice questo e allora uno si difende su quella, siccome qui c'è un sacco di articoli di sentenze con questo modo diciamo di fare Abruzzo Tu sai che c'è una grande discussione che Mieli meglio di te conosce. Noi siamo nella condizione del vecchio pretore che è accusa e anche giudice per lo stesso fatto. Quando contesto un fatto sono molto prudente e dico Guarda che puoi, puoi aver violato questi articoli della legge professionale. Sono molto prudente e preciso che comunque l'apertura del procedimento non è una prtova di reità e ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE questo ce lo insegna la Cassazione Malavenda Però converrete con me che Abruzzo Sono prudente perché io segnalo le cose, metto lì sul tavolo tutto quello che ho e poi dal libero dibattito e dal confronto il Consiglio si fa una libera opinione e quindi poi decide Malavenda La prudenza Abruzzo Non mi puoi rimproverare come accusatore Malavenda No, no, no No, io rimprovero una cosa cioè che l'accusa non è chiara nel senso che avendo messo in fila una serie di presunte violazioni, eh! noi ci dobbiamo difendere da una serie di violazioni. Abruzzo Caterina, tu sei troppo brava e sai che l'accusa è è lecito o no che venga pubblicata la foto? Malavenda E fammi parlare però Eh, sono brava però non mi fai parlare però e quindi non sono brava per niente, non sono brava per niente solo sulla carta. Allora, quegli addebiti sono, intanto la violazione dell'articolo 15 , Immagini raccapriccianti . L'immagine raccapricciante è raccapricciante negli occhi di chi guarda. Io trovo raccapricciante vedere dei bambini smembrati per strada dalle bombe, per esempio, oppure per vedere delle persone che muoiono per la strada. Posso trovare raccapricciante il soldato ferito. Il discorso è il raccapriccio dev'essere interno alla foto, cioè la foto deve suscitare raccapriccio. Ora la foto di questa creatura, vista senza commento è la foto di un bambino che sta dormendo, quindi la foto di per sé non è idonea a creare raccapriccio a nessuno. L'immagine non è raccapricciante è la foto di un bambino che dorme. Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE impressionante Malavenda Un momento, impressionante ? L'impressione è che sia un bambino che sta dormendo, quindi la foto di per sé non è un'immagine né raccapricciante, né impressionante. Il contesto in cui la foto si inserisce è data dal fatto di cronaca, è il fatto di cronaca che è raccapricciante ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE di per sé ma che è del tutto avulso dall'immagine. Quindi, l'immagine di per sé non è idonea in alcun modo a violare questa norma. Perché? Perché le sentenze che sono state richiamate sono sentenze che fanno riferimento a tre casi. Negli ultimi quarant'anni tre casi abbiamo avuto, il primo era la foto di Aldo Moro sul tavolo dell'obitorio durante l'autopsia che è una foto raccapricciante di per sé indipendentemente dal commento, la foto di Mussolini appeso per i piedi che si ritenne una foto raccapricciante ma poi il valore storico non la condanna e la baronessa Filo Della Torre fotografata morta con un laccio al collo, la lingua fuori, gli occhi fuori e sangue dappertutto. Sono foto che sono raccapriccianti, quindi sono tre casi, sono gli unici tre casi noti alle cronache giudiziarie. Sono tre casi dove l'immagine è di per sé raccapricciante, impressionante, non si discute. Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE che ha patteggiato Malavenda Ha patteggiato, ma lì erano bambini manifestamente stuprati, violentati, cioè sono immagini che non hanno bisogno del conforto del commento per essere una cosa diversa. Quindi l'immagine non entra in alcun modo in questo articolo. La dignità della persona . Quale persona? Hai appena detto che un bambino non nato non ha diritti, giuridicamente non ha diritti, quindi la dignità di un cadavere è un discorso, la dignità di una persona nata e poi morta. La creatura, mi dispiace dirlo ma voglio dire, voglio fare come il chirurgo un essere che non è nato non ha diritti, quindi la dignità della persona se la intendiamo quella del bambino purtroppo non alberga in questa stanza e in nessun altro tribunale di questo paese tant'è vero che la sua morte purtroppo resterà senza punizione. E quindi di quale dignità, di quale persona stiamo parlando, di quale dignità stiamo parlando? Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Malavenda Devono essere nati morti, se non sono nati non sono mai morti. Non solo non è mai nato ma non è neanche mai morto questo bambino. Non è nato e non è morto. Abruzzo La questione bioetica Malavenda Non è nato e non è morto. Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Malavenda Sì, però non hanno diritti, giuridicamente non hanno diritti. Guarda, se hanno potuto ammazzarlo senza pagare niente vuol dire che non ha nessun diritto. Non è un cadavere, è un bambino che non è mai nato e quindi non è mai morto. Abruzzo Però devi fare il commento su VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Malavenda Io faccio l'avvocato. Io faccio l'avvocato Abruzzo il fatto del rapporto nel contesto della cosa ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE di un bambino estratto dalla Malavenda Quello è un altro discorso. Allora, la foto non è raccapricciante, questo essere non ha diritti, l'articolo che commenta la foto è un discorso diverso, non è la foto che è raccapricciante è la situazione che crea raccapriccio cioè che un bambino sia stato estratto dal ventre della madre, vestito, lavato e messa la cuffietta in una fotografia ma questa non è la fotografia e non è l'articolo, è il combinato disposto di un fatto che si è verificato, di un'immagine che lo correda senza che crei raccapriccio. Quindi le violazioni che sono state contestate, in parte giuridicamente non sussistono perché questa creatura non ha diritti, in parte non sussistono perché è penale e quindi non si può dilatare oltre un certo limite e la foto dev'essere autoreferente, cioè dev'essere raccapricciante di per sé e questa non lo è. L'argomento, l'informazione, l'essenzialità dell'informazione senza la foto non avrebbe avuto nessun senso l'informazione a corredo e a commento. Quindi, giusta la scelta di essere cauti con il lutto per non suscitare la sensibilità di nessuno Abruzzo Anche il Gazzettino che l'ha pubblicato VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Malavenda Ma il Gazzettino che c'entra? Noi l'abbiamo saputo dopo, il 12 pomeriggio non si sapeva. Il Gazzettino Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE il Gazzettino Malavenda Ma il Gazzettino ha il suo avvocato Abruzzo Il Gazzettino ma non il Corriere della sera Malavenda Ma il Corriere della sera ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE Paolo Mieli, per cui Il Corriere della sera ha dato spazio a un dibattito serio, su un fatto serio, che era successo il giorno prima su un altro giornale. E come si fa a commentare una foto per dire è giusto o no senza farla vedere? Come fa il lettore a crearsi una sua opinione su questo fatto se non vede la foto? Certo, con cautela comunque, con grande cautela come il Corriere fa sempre, ma la foto non poteva non essere pubblicata, diversamente il commento non avrebbe avuto nessun senso. Quindi c'è l'essenzialità dell'informazione, foto non raccapricciante e nessun diritto alla persona e in questo caso mi dispiace moltissimo dirlo ma è così. Secondo me, non c'è nessun tipo di violazione deontologica nel giudicare e soprattutto quello che ha detto il direttore mi pare che abbia dato il polso della situazione sulle scelte fatte da altri che hanno messo la foto in prima pagina a colori senza la testata, facendola propria, che un conto è ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE la pagina, un conto è farla propria la foto, estrapolandola dal giornale e farla diventare l'argomento della discussione e, secondo me, nel caso del Corriere, questo non è accaduto. 11. Considerazioni finali e decisione. Il Consiglio intende scindere le responsabilità di Luigi Bacialli da quelle degli altri giornalisti chiamati a rispondere della pubblicazione della foto di Hevan sul presupposto che. Il Gazzettino del 12 maggio 2006 ha pubblicato in prima pagina la foto di un bimbo morto, vestito come se fosse vivo, sulla base, questa la versione del giornale, di una richiesta avanzata dalla nonna del bambino bambino mai nato , estratto dal ventre della madre assassinata dal convivente . L'hanno tirato fuori morto dalla pancia della madre morta, durante l'autopsia. E non è un neonato, è un bambino mai nato vogliamo adoperare le parole esatte o no? Certo, poi hanno lavato il corpicino e poi - come ha scritto Renzo Mazzaro sul Mattino di Padova del 13 maggio - l'hanno composto per la sepoltura. Ma la pietà si ferma qui. Il resto - fotografarlo con addosso i vestitini già comprati dalla povera Jennifer, facendo finta che dorma - è un cerimoniale macabro, che proposto al pubblico sfiora l'orrore c'è troppa gente che non accetta la visione di quel bimbo, perché sa benissimo che è stato estratto morto da una donna morta e ne ha orrore . La foto è stata pubblicata il giorno successivo da Libero pagg. 1 e 15 , dal Corriere della Sera pag. 21 con richiamo in I pagina e dal Giornale pagg. 1 e 19 poi ancora da Libero 14 maggio e dal Foglio 15 maggio e ancora dal Gazzettino del 15.5. 2005, nonostante il comunicato diramato tempestivamente, tramite agenzie di stampa, lo stesso 12 maggio, dall'Ufficio del Garante della privacy con questo titolo Una gravissima offesa della dignità della persona, un fatto senza precedenti, una violazione ai principi deontologici del giornalismo . Ecco il testo Non ha dubbi Mauro Paissan, componente del Garante per la privacy, nel giudicare la pubblicazione sulla prima pagina del Gazzettino della foto del bimbo di Jennifer Zacconi Quella creatura estratta dal ventre della povera ragazza assassinata offende i lettori, ma soprattutto la dignità di quel bambino. E il giornale non può nascondere la propria responsabilità dietro il fatto che siano stati i nonni a fornire la foto. La dignità di un cadavere non è nella disponibilità dei familiari . Paissan invita infine le televisioni e gli altri giornali a non riprendere quell'immagine inutilmente raccapricciante Il Consiglio ha contestato la violazione degli articoli 2 e 48 della legge n. 69/1963 sull'ordinamento della professione giornalistica 15 della legge 47/1948 sulla stampa nella lettura della sentenza 293/2000 della Corte costituzionale 2, 136 e 137 del dlgs 196/2003 nonché del Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica 3 agosto 1998 e dei Principi della Carta dei doveri del giornalista 8 luglio 1993 . La libertà di stampa in Italia e nei Paesi del Continente europeo è vigilata dalla legge. Non esiste il diritto di pubblicare quello che si vuole. Lo stesso articolo 21 sesto comma della Costituzione vieta le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume e annuncia provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni . L'articolo 15 della legge 47/1948 sulla stampa con il divieto di pubblicazione di immagini raccapriccianti o impressionanti, ndr è la risposta del legislatore alla previsione del comma 6 dell'articolo 21 della Costituzione provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le manifestazioni contrarie al buon costume . Il buon costume, di cui parla il comma 6, significa comune sentimento della morale. In sostanza il divieto di pubblicazioni a contenuto impressionante o raccapricciante non contrasta con la Costituzione perché è diretto a tutelare la dignità umana. La persona umana - ha precisato la Corte Costituzionale - è tutelata dall'articolo 2 della Costituzione, in base al quale deve essere interpretato l'articolo 15 della legge sulla stampa la descrizione dell'elemento materiale del fatto-reato, indubbiamente caratterizzato dal riferimento a concetti elastici, trova nella tutela della dignità umana il suo limite, sì che appare escluso il pericolo di arbitrarie dilatazioni della fattispecie, risultando quindi infondate le censure di genericità e indeterminatezza . Quello della dignità della persona umana - ha affermato la Corte - è, infatti, valore costituzionale che permea di sé il diritto positivo e deve dunque incidere sull'interpretazione di quella parte della disposizione in esame che evoca il comune sentimento della morale . La Cassazione Sezione terza penale, sentenza n. 23356/2001 , richiamando l'indirizzo della Consulta, ha affermato che l'esercizio del diritto di cronaca, pur pienamente legittimo in una società democratica ed aperta, deve salvaguardare come valori fondamentali il comune sentimento della morale e la dignità umana tutelate dall'articolo 2 della Costituzione . Le violazioni dell'ordinamento penale implicano anche un attentato alla legalità deontologica della professione di giornalista. Vale la pena ricordare il parere 22.6.1996 del Comitato nazionale di bioetica su identità e statuto dell'embrione umano , dove la riflessione è introdotta dalla domanda l'embrione umano è o no un individuo umano a pieno titolo? ed è conclusa con la dichiarazione che il Comitato è pervenuto unanimemente a riconoscere il dovere morale di trattare l'embrione umano, sin dalla fecondazione, secondo i criteri di rispetto e di tutela che si debbono adottare nei confronti degli individui umani a cui si attribuisce comunemente la caratteristica di persone . Il Consiglio ritiene che la pubblicazione di quella foto, con il contenuto di dolore e di orrore che si porta dietro, abbia forza tale da turbare e offendere il comune sentimento della morale. Secondo il Consiglio, va affermato il principio secondo il quale la pubblicazione della foto di Hevan offende i lettori, ma soprattutto la dignità di quel bambino e che la dignità di un cadavere non è nella disponibilità dei familiari . Per la sussistenza del reato di pubblicazioni a contenuto impressionante o raccapricciante previsto e punito dall'art. 15 della legge 8 febbraio 1948 n. 47 deve ritenersi sufficiente, sul piano oggettivo, l'idoneità delle immagini pubblicate ad offendere il comune sentimento della morale, nel cui concetto non può non essere ricompreso il sentimento della pietà verso i defunti, e sul piano soggettivo, il dolo generico, consistente nella cosciente volontà di pubblicare immagini impressionanti o raccapriccianti recanti in astratto detta idoneità, mentre è irrilevante lo scopo perseguito dall'autore di mantenere viva l'esecrazione e la condanna per il fatto cui le immagini si riferiscono Trib. Roma, 3 febbraio 1995 Riviste Dir. Informazione e Informatica, 1996, 43 Rif. legislativi L 8 febbraio 1948 n. 47, art. 15 . Luigi Bacialli porta intera la responsabilità della scelta operata. Il Consiglio ha valutato anche il suo comportamento circa il materiale prodotto a sostegno delle sue tesi difensive non ha unito la copia del Gazzettino dell'8 maggio con il commento di Vittorio Pierobon, che è il retroscena della scelta di pubblicare la foto del bimbo mai nato nell'edizione del 12 maggio diretta ad evitare possibili grane economiche al quotidiano di cui allora era direttore responsabile . Questo episodio - come ha osservato il sociologo Guido Martinotti - ha un risvolto molto inquietante nella giustificazione addotta. Cioè che la pubblicazione è stata fatta per accomodare l'esigenza della famiglia. La giustificazione è incommensurabilmente più devastante del fatto. L'ultimo soggetto ad avere diritti sull'opinione pubblica e sull'etica dei limiti al pubblicabile è proprio la vittima o la sua famiglia. La vittima ha un desiderio di vendetta legittimo o meno, è questione morale che ognuno valuta secondo l'etica cui aderisce. Per i cristiani dovrebbe essere quella del perdono , ma la società civile è nata con l'eliminazione della vendetta e la sua sostituzione con un procedimento di punizione pubblica, che in taluni casi comprende anche la morte, che ha precisamente lo scopo di interrompere la catena delle vendette. Se cediamo su questo punto, come stanno facendo gli americani, usciamo dalla civiltà giuridica millenaria dell'Occidente, rinneghiamo, proprio noi!, Cesare Beccarla, e, quel che più conta la nostra Costituzione . Gli altri direttori e Renato Farina, invece, sviluppando un dibattito sulla foto/notizia, hanno agito nella consapevolezza di esercitare un diritto, quello di informazione e di critica. Pertanto non sono sanzionabili PQM il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, valutati i fatti addebitati, le difese e le audizioni, delibera a di sanzionare con la censura articolo 53 legge n. 69/1963 il giornalista professionista Luigi Bacialli, già direttore responsabile del Gazzettino La censura, da infliggersi nei casi di abusi o mancanze di grave entità, consiste nel biasimo formale per la trasgressione accertata b di assolvere i giornalisti professionisti Maurizio Belpietro, Renato Farina, Giuliano Ferrara, Paolo Mieli e Alessandro Sallusti. La presente deliberazione è di immediata efficacia in quanto atto di natura amministrativa Cass., sez. un. civ., sentenza n. 9288/1994 . Si veda anche parere dell'Ufficio VII della Direzione generale Affari civili e libere professioni del Ministero di Giustizia 27 febbraio 1998 prot. 7/36004002/F007/744/U . Secondo il Tribunale civile di Milano è lecito pubblicare le decisioni disciplinari dell'Ordine dei Giornalisti Il Consiglio dell'Ordine è organo preposto alla sorveglianza ed alla disciplina dei suoi iscritti ed i suoi provvedimenti sono, e devono essere, per la loro natura accessibili a tutti. Pertanto la pubblicazione integrale sulla stampa del provvedimento disciplinare non costituisce comportamento illecito lesivo dei diritti dell'incolpato Trib. Milano, 27 luglio 1998 Parti in causa A.M. c. F.A. e altro Riviste Rass. Forense, 1999, 200 . Questa sentenza è condivisa dall'Ufficio del Garante della privacy i relativi provvedimenti sono in Newsletter del Garante 9 - 15 aprile 2001 e Newsletter del Garante 17 - 23 febbraio 2003 . Avverso la presente deliberazione notificata ai controinteressati ex legge n. 241/1990 può essere presentato dall'interessato e dal Procuratore generale della Repubblica ricorso al Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti Lungotevere dei Cenci 8, 00186 Roma ai sensi dell'articolo 60 della legge n. 69/1963 nel termine di 30 giorni dalla notifica del provvedimento stesso e secondo le modalità fissate dagli artt. 59, 60, e 61 del Dpr 4 febbraio 1965 n. 115. Nei casi di provvedimenti disciplinari e di cancellazioni, il ricorrente può proporre, unitamente al ricorso o successivamente ad esso, istanza di sospensione cautelare. Se presentata al Consiglio regionale, l'istanza di sospensione, unitamente a copia del ricorso e della delibera impugnata, va immediatamente trasmessa al Consiglio nazionale, senza attendere lo scadere dei 30 giorni di deposito previsto dall'art. 61 del Regolamento di esecuzione della legge 3.2.1963 n. 69. Il ricorrente può anche presentare l'istanza, unitamente a copia del ricorso e della deliberazione impugnata, direttamente al Consiglio nazionale. 1

Ordine dei Giornalisti Consiglio regionale della Lombardia Delibera disciplinare del 16 ottobre 2006 Estensore Franco Abruzzo - Presidente dell'OgL 1. Fatti. L'apertura del procedimento 20 giugno 2006 . La segreteria di questo Consiglio, con riferimento alle vicende originate dall'attività investigativa della Procura di Potenza e sfociate in clamorosi arresti, ha acquisito a copia del Corriere della Sera del 18 giugno 2006, che riporta articoli di Virginia Piccolillo e di Giovanna Cavalli. Questi articoli pubblicano intercettazioni telefoniche relative al giornalista professionista Salvatore Sottile circa i suoi rapporti intimi con due soubrette della Rai MM ed EGdi cui vengono pubblicate anche le foto b copie de Il Giornale del 18, 19 e 20 giugno 2006, che riportano due articoli firmati congiuntamente da Massimo Malpica ed Enrico Sarzanini mentre il terzo articolo, del 20 giugno, è siglato MMO . Questi articoli pubblicano intercettazioni telefoniche relative al giornalista professionista Salvatore Sottile circa i suoi rapporti intimi con due soubrette MM ed EG della Rai di una delle quali, EG, viene pubblicata anche la foto c la decisione del Garante della privacy 16 ottobre 1997 relativa alla signora A.N. nella quale si legge che il giornalista ha il dovere di acquisire lecitamente i documenti relativi alle trascrizioni di intercettazioni effettuate nel corso di una inchiesta giudiziaria e di utilizzarli nel rispetto delle finalità perseguite. Inoltre, la diffusione di intercettazioni telefoniche deve tener conto dei limiti del diritto di cronaca posti a tutela della riservatezza anche quando il fatto rivesta un interesse pubblico. La notizia o il dato personale pubblicato senza il consenso dell'interessato deve rispettare il principio della essenzialità dell'informazione . Pertanto, conclude la decisione del Garante, la signora A. N. ha diritto a che rimangano riservate quelle parti delle conversazioni intercettate che attengono a comportamenti strettamente personali non connessi alla vicenda giudiziaria o che possono riguardare la sfera della sua vita intima d il comunicato stampa 20 giugno 2006 di Mauro Paissan componente del Garante privacy dal titolo Da vigliacchetti prendersela solo con i giornalisti . Questo il testo Sono in gioco la dignità delle persone da un lato e la libertà d'informazione dall'altro. Due diritti due valori potenzialmente in conflitto più cronaca può significare maggiore invasività nella vita privata, più tutela della riservatezza può comportare mutilazione dell'informazione. Ogni volta siamo chiamati a trovare un punto di equilibrio, non sempre agevole da individuare . È quanto afferma Mauro Paissan, componente del Garante privacy, riguardo alla polemica in corso sulla pubblicazione delle intercettazioni. Dalla divulgazione dei resoconti di Potenza ma anche nel caso Banca d'Italia e nel caso Moggi - continua Paissan - sono usciti massacrati indagati e testimoni, ma anche persone che nulla avevano a che vedere con l'oggetto dell'inchiesta giudiziaria. Non è civile un paese che consente di mettere alla berlina cittadini che magari vengono solo citati in conversazioni private e che di conseguenza non hanno nemmeno la possibilità di querelare chi li diffama. Persone denudate in pubblico senza alcun ritegno. Qui c'è una responsabilità specifica dei giornalisti, chiamati a selezionare ciò che intendono pubblicare. Alcuni particolari, alcuni apprezzamenti, alcuni nomi potevano essere oscurati senza venir meno alla volontà di informare. Basterebbe in questi casi aderire a ciò che prescrive il Codice deontologico dei giornalisti stessi, che pone dei limiti senza intaccare il diritto-dovere di informare. Prendersela con i giornalisti - afferma Paissan - è però da vigliacchetti. Ognuno si assuma le proprie responsabilità chi fa informazione, la magistratura, i legislatori. I problemi davvero seri riguardano la quantità delle intercettazioni in numero abnorme nel nostro paese e l'introduzione di un efficace filtro delle trascrizioni. La prima selezione deve esser operata dal magistrato. Inutile scaricarla sulle testate giornalistiche, che operano in regime di concorrenza. Molte cose potrebbero essere scartate, secretate o anonimizzate alla fonte.Il legislatore vuole ora intervenire? Ne ha il dovere. Si dia maggior tutela ai diritti delle persone, si offrano strumenti più incisivi e sanzioni più adeguate al Garante della privacy, si inducano i magistrati a utilizzare ciò che è strettamente pertinente alle inchieste, obbligandoli a scartare ciò che è manifestamente irrilevante , si colpiscano i veri responsabili della fuga di notizie. E qualche volta ci si indigni anche quando a fare le spese delle pubblicazioni allegre sono dei cittadini non eccellenti . In particolare nell'articolo 18 giugno 2006 a firma Virginia Piccolillo e titolato Farnesina come alcova Vieni qua, poi ti faccio fare una trasmissione si legge Per E. G. nell'articolo figurano nome e cognome, ndr Sottile si dà da fare. Il vicedirettore risorse umane Rai Giuseppe Sangiovanni le procura una comparsata Allora Sottile fa intercedere Sangiovanni presso il direttore generale di Endemol. Ottiene un altro show Ma non perde l'occasione Ti sto mandando a prendere . L'autista porterà la futura valletta alla Farnesina Sottile C'è anche Maria, M. M. nell'articolo figurano nome e cognome, ndr Un'altra cara amica Sangiovanni Vale la pena? . Sottile Un bel tipo di porcella. Porcella doc . L'articolo 18 giugno 2006 di Giovanna Cavalli dal titolo a tutta pagina Io a letto con lui? Tutto inventato, lo querelo riporta una intervista a M.M. e ad E. G. già citate e ha come corredo le foto delle due vallette televisive. Giovanna Cavalli riporta le battute di Sottile su M.M. e precisa Più stretta, sembra almeno dalle intercettazioni, sembra la conoscenza tra Sottile ed E.G Sottile racconta di più incontri ravvicinati . Sotto il titolo c'è un commento di Aldo Grasso dal titolo Quel divano pubblico del dirigente . Il Giornale del 18 e 19 giugno 2006 riporta due articoli a quattro mani di Massimo Malpica ed Enrico Sarzanini mentre il terzo articolo, del 20 giugno, è siglato MMO ed è titolato LE SIGNORINE DEL POTERE. Belle e disponibili ecco le donne reali . I primi due articoli hanno titoli eloquenti Donne, truffe e favori ecco i colloqui spiati e Un pubblico ufficiale da corrompere per slot e videopoker . Questi articoli spifferano anche intercettazioni telefoniche relative al giornalista professionista Salvatore Sottile circa i suoi rapporti intimi con due soubrette MM ed EG della Rai di una delle quali, EG, viene pubblicata anche la foto . In particolare nell'articolo siglato MMO si legge Sottile manda a prendere E. G, dall'autista per convegni amorosi che per i magistrati si tengono persino a Palazzo Chigi e alla Farnesina. . Parla di M.M., che per Sottile è un bel tipo, un bel tipo di porcella . In questo testo le vallette vengono citate con le iniziali, ma anche nel Giornale sono citate con nome e cognome. La foto di E.G. ha un sottotitolo riferito a Sottile Ho parlato di lei col direttore generale. Dice che una così fa sempre comodo . Su queste basi, il Consiglio, nella seduta del 20 giugno 2006, ha deliberato l'apertura del procedimento disciplinare con riferimento alle regole deontologiche dei giornalisti fissate negli articoli 2 e 48 della legge 3.2.1963 n. 69 sull'ordinamento della professione giornalistica alla Carta dei doverti Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza agli articoli 6 Essenzialità dell'informazione , 8 Tutela della dignità delle persone e 11 Tutela della sfera sessuale della persona del Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica meglio noto come Codice deontologico dei giornalisti sulla privacy . In quella occasione il Consiglio sottolineò che l'iniziativa non comporta, neppure implicitamente, alcuna pronuncia di colpevolezza, ma costituisce mero atto preliminare alla valutazione dei fatti da parte del Consiglio, tenuto ad esercitare il potere disciplinare ex art. 2229 del Codice civile ed art. 1 V comma , 11 lettere d ed f e 48 della legge n. 69/1963 Cass. sez. un. civili 25 ottobre 1979 n. 5573 . Dalle carte affiorano elementi tali da configurare, in via di ipotesi, a carico dei direttori Belpietro e Mieli l'accusa a di aver violato l'obbligo di esercitare con dignità e decoro la professione articolo 48 della legge 69/1963 sull'ordinamento della professione di giornalista b di aver violato il principio di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori articolo 2 della legge 69/1963 , pubblicando notizie sul conto di persone estranee all'inchiesta di Potenza che ledono il principio costituzionale del rispetto della dignità della persona inteso come limite all'esercizio del diritto di cronaca c di non aver rispettato la propria reputazione e la dignità dell'Ordine professionale articolo 48 della legge professionale 69/1963 d di essere venuti meno ai doveri e agli obblighi di vigilanza propri di un direttore responsabile di quotidiano. Il Consiglio nella stessa seduta ha deliberato anche di trasmettere al Consiglio dell'Ordine del Lazio il provvedimento con riferimento alle posizioni di Giovanna Cavalli e Virginia Piccolillo articolisti del Corriere della Sera , di Massimo Malpica ed Enrico Sarzanini articolisti de Il Giornale iscritti nell'elenco professionisti dell'Albo di Roma, precisando che rimaneva da identificare MMO de Il Giornale autore dell'articolo titolato LE SIGNORINE DEL POTERE. Belle e disponibili ecco le donne reali . In data 15 e 16 settembre, dopo aver ricevuto il 15 settembre la memoria difensiva di Paolo Mieli, il presidente ha ritrasmesso gli articoli dei giornalisti sopracitati all'attenzione del presidente dell'Ordine del Lazio Bruno Tucci. In data 20 settembre Bruno Tucci ha trasmesso la decisione del suo Consiglio articolata in 7 sette righe Nell'ultima riunione il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio ha esaminato la posizione di quattro giornalisti Virginia Piccolillo, Giovanna Cavalli, Enrico Sarzanini e Massimo Malpica che avevano firmato il servizio con le intercettazioni telefoniche relativa all'inchiesta su Vittorio Emanuele. Dopo ampio dibattito il Consiglio ha ritenuto di non dovere procedere perché le conversazioni telefoniche, anche se private, costituiscono uno degli elementi fondamentali per l'accertamento della verità su un caso che ha un evidente interesse pubblico . 2. Una lettera di Paolo Mieli con la richiesta di astensione. La delibera del Consiglio. In data 14 settembre, il presidente di questo Consiglio ha ricevuto una lettera da parte di Paolo Mieli, lettera che viene trascritta in questo atto Caro Presidente, ho, con una certa sorpresa e con grande dispiacere, ricevuto dal Consiglio che Tu da anni presiedi con autorevolezza, diverse comunicazioni riguardanti presunti illeciti disciplinari che avrei commesso dirigendo, con passione, ma anche, credimi, con grande fatica, il Corriere della Sera . Mi amareggia sapere che Tu, dopo anni di reciproca ed immutata stima, improvvisamente abbia avuto ragione di pensare - ed i Tuoi atti sono lì a dimostrarlo - che io abbia deciso di non attenermi, come ho sempre fatto, alle regole che disciplinano la nostra professione. Owiamente, non intendo sottrarmi al giudizio del Consiglio, davanti al quale mi sono difeso e continuerò a difendermi, riconoscendone ruolo e funzione. Tuttavia, con riferimento al disciplinare che riguarda la pubblicazione delle intercettazioni di Salvo Sottile, ho deciso, d'accordo con il mio avvocato, di chiedere a Te ed ai Colleghi che compongono il Consiglio di astenersi dal giudicarmi. Sotto il profilo tecnico, sarà l'Avv. Malavenda ad illustrarne le ragioni, ma mi è parso giusto che Tu sappia da me che tale scelta non mette in discussione la correttezza dell'operato del Tuo Consiglio, che, tuttavia, redigendo il provvedimento con il quale mi è stata inflitta la censura - sanzione che ritengo ingiusta - ha mostrato ne m e confronti una prevenzione ed un orientamento negativo che non posso sottovalutare. Sono certo che comprenderai e che saprai illustrare ai Colleghi le ragioni delle mie decisioni . Alla lettera è allegata la memoria dell'avv. Caterina Malavenda 1. SI CHIEDE A CODESTO CONSIGLIO DI ASTENERSI DAL GIUDICARE PAOLO MIELI, AI SENSI DEGLI ARTT. 50 L. 69/63 E 51 E 52 C.P.C., PER GRAVI RAGIONI DI CONVENIENZA. Codesto Consiglio ha giudicato e condannato Paolo Mieli, nell'ambito di altro e diverso procedimento disciplinare, il cui oggetto nulla ha a che vedere con quello del presente procedimento. La delibera con la quale è stata inflitta la sanzione della censura, tuttavia, allo scopo di suffragare, al di là di ogni dubbio, la ritenuta inclinazione di Paolo Mieli a violare le regole deontologiche poste a presidio della dignità della persona, richiama il presente procedimento. Esso, perciò, è stato utilizzato, in dissonanza con la forma che richiama il principio di non colpevolezza, in concreto come presupposto di fatto per motivare la condanna Paolo Mieli peraltro non ha fornito alcuna prova sulle %& lt %& lt precise disposizioni& gt & gt date alla sua redazione circa il rispetto delle regole deontologiche tanto che recentemente il direttore del %& lt %& lt Corriere della Sera& gt & gt ha ricevuto un avviso disciplinare con riferimento agli articoli pubblicati dal %& lt %& lt Corriere della Sera& gt & gt sul Savoiagate in violazione presunta, anche questa volta, del principio della tutela della dignità della persona . In tale inciso è presente, innanzitutto, una imprecisione poichè, al momento della stesura delle delibera stessa, nei confronti di Paolo Mieli, con delibera 21 giugno 2006, era già stato aperto - e direttamente, cioè senza che l'apertura fosse stata preceduta dal consueto avviso disciplinare - il presente procedimento disciplinare. Inoltre e soprattutto, richiamare un altro e diverso fatto, ancora sub judice e soprattutto sotto il medesimo giudice, per sostenere la colpevolezza dell'incolpato, costituisce se non vera e propria anticipazione di giudizio , certamente una presa di posizione ostile che pone seri dubbi sulla serenità e sulla obiettività con la quale tale fatto sarà valutato. In altre parole, si ha il fondato timore, confortato dall'inciso testè citato, che il presente procedimento non possa che concludersi con la condanna, indipendentemente dalle difese che saranno predisposte, poichè il Consiglio ha gia chiaramente manifestato la propria posizione negativa nei confronti dell'interessato. Per tali ragioni, per il tramite del proprio difensore, Paolo Mieli invita Codesto Consiglio ad astenersi dal giudicarlo e ad inviare gli atti del procedimento al Consiglio Nazionale per le decisioni del caso . Questa la risposta del Consiglio dell'Ordine Il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, riunito il 18 settembre 2006 preso atto della lettera del dott. Paolo Mieli del 15 settembre 2006 e della memoria difensiva avv. Katia Malavenda di pari data osserva che, come i cittadini sono uguali dinanzi alla legge, anche i giornalisti sono uguali di fronte alle regole deontologiche fissate per legge l. 69/1963 e dlgs 196/2003 osserva ancora che Paolo Mieli, con altri direttori, si trova sotto indagine disciplinare per tre vicende intercettazioni Savoiagate-Sottile Hevan bimbo mai nato e foto principessa Diana visto l'articolo 50 II comma della legge 69/1963, respinge la richiesta di astensione in quanto la vicenda evocata riguarda un altro procedimento oggetto già di impugnazione e sottolinea che in quella delibera si parla di violazione presunta del principio della tutela della dignità della persona violazione presunta non significa affermazione di colpevolezza o di responsabilità di Paolo Mieli osservato che nella delibera di apertura del procedimento sulle intercettazioni savoiagate-Sottile si legge quanto segue Questa iniziativa non comporta, neppure implicitamente, alcuna pronuncia di colpevolezza, ma costituisce mero atto preliminare alla valutazione dei fatti da parte del Consiglio, tenuto ad esercitare il potere disciplinare ex art. 2229 del Codice civile ed art. 1 V comma della legge n. 69/1963 Cass. sez. un. civili 25 ottobre 1979 n. 5573 ricorda in particolare che in un'altra vicenda disciplinare Paolo Mieli è stato pienamente prosciolto da questo Consiglio con diversi redattori del Corriere della Sera anche quando era stata affermata la sua responsabilità penale, per diffamazione a mezzo stampa, dal Tribunale di Milano caso Mauro decide, comunque, di sospendere il procedimento in attesa che il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio si pronunci in merito alle posizioni delle giornaliste Giovanna Cavalli e Virginia Piccolillo, che hanno firmato gli articoli alla base della delibera di apertura del procedimento precisa che l'avviso disciplinare è un atto del presidente, non del Consiglio, e che in questo caso il Consiglio, con l'apertura del procedimento, si è attenuto, - garantendo il più ampio diritto di difesa -, ai vincoli posti dall'articolo 56 della legge 69/1963 nella lettura datane dalla Corte costituzionale con la sentenza 505/1995 Non è fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 56 comma 2 legge 3 febbraio 1963 n. 69, sull'ordinamento della professione di giornalista, proposta, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., sotto il profilo che la norma non consentirebbe al giornalista incolpato di partecipare alla fase istruttoria del procedimento disciplinare a suo carico la norma infatti può essere interpretata nel senso che, quando in istruttoria si proceda all'accertamento dei fatti attraverso la raccolta di prove, l'incolpato abbia la possibilità di visione dei verbali e di utilizzo di ogni strumento di difesa con memorie illustrative, presentazione di nuovi documenti e deduzione di altre prove, compresa la richiesta di risentire testimoni su fatti e circostanze rilevanti ed attinenti alle contestazioni Corte cost., 14 dicembre 1995, n. 505 Parti in causa Pietroni c. Consiglio naz. ord. giornalisti e altro Riviste Giust. Civ., 1996, I, 651 e Rass. Forense, 1996, 328 . 3. L'audizione di Maurizio Belpietro 18 settembre 2006 . Nella seduta del 18 settembre 2006, Maurizio Belpietro, assistito dall'avv. Salvatore Lo Giudice, è comparso davanti al Consiglio. Questa la trascrizione dell'audizione Belpietro La vicenda, come sapete è nota, è quella dell'inchiesta di Potenza che ha coinvolto l'erede di casa Savoia e per un ramo si è poi protratta verso un'altra direzione che è quella che riguarda Salvo Sottile all'epoca portavoce del ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Cosa mi viene contestato? La pubblicazione di questa intercettazione telefonica perché si ritiene che non vi fosse essenzialità in sostanza della notizia e soprattutto perché si rivela in quelle intercettazioni telefoniche una serie di abitudini sessuali del signore in questione, dell'intercettata, di Salvo Sottile. Quindi evidentemente questo mi viene contestato. Abruzzo parliamo dei due articoli 18 e 19 giugno firmati congiuntamente da Massimo Malpica e Enrico Sarzanini e di un terzo articolo, 20 giugno, siglato MMO Belpietro Comunque mi viene contestato la pubblicazione di intercettazioni telefoniche relative al giornalista professionista Salvatore Sottile. Abruzzo Sì, ma nella parte di lui però Belpietro Nella parte circa i suoi rapporti intimi con due soubrette della Rai Quindi ho detto bene. __________ Ce li ritroviamo, io almeno li ho visti nei miei articoli VOCI FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Abruzzo Soggetti deboli, insomma Lo Giudice Comunque, è il capo b , per essere chiari. Il capo b dell'incolpazione. Abruzzo Quello che parla del Giornale. Lo Giudice Punto 1, capo b e quindi abbiamo capito bene. Non mi pare ci sia dubbio Abruzzo Sì, sì Belpietro Perdonate, può darsi che io non mi sia espresso in maniera perfetta ma io ho detto mi viene contestata la pubblicazione delle intercettazioni laddove si parla di abitudini sessuali della Questo ho detto I danni sono da dimostrare giacché finora addirittura forse la cosa è archiviata e non c'è concussione sessuale secondo il Tribunale della libertà che ha scarcerato Salvo Sottile. Quindi da dimostrare ci sono dei danni. Quindi, punto primo, non possiamo parlare di danni, possiamo parlare di intercettazioni. Perché il signor Salvatore Sottile è stato messo agli arresti domiciliari? Perché è accusato di concussione sessuale nei confronti di queste persone. Giusto? Queste persone sono state convocate in procura, sono state interrogate. Cioè, sarebbe stato materialmente impossibile nascondere la vicenda e sarebbe stato materialmente impossibile non parlare di questa faccenda nel momento in cui il portavoce di un ministro della Repubblica veniva arrestato e messo agli arresti domiciliari con l'accusa di concussione sessuale. Le intercettazioni telefoniche, del resto, sono state accluse nell'ordinanza di custodia cautelare proprio a sostegno del mandato, della necessità di arrestare Salvatore Sottile perché non commettesse il reato ulteriormente. Voi sapete che l'ordinanza di custodia cautelare viene presa solitamente o per pericolo di fuga o per reiterazione del reato. Quindi questo è il caso che mi viene contestato, giusto? Allora vorrei richiamare innanzitutto una serie di altri casi che sono accaduti in questo Paese e di cui i giornali hanno dato tranquillamente la notizia perché erano contenuti negli atti, in qualche caso addirittura non negli atti processuali ma addirittura negli atti di indagine non ancora portati all'attenzione della procura. Ricordo il caso più clamoroso di Alessandra Necci quando conversò con Pacini Battaglia in quel caso fu pubblicato su tutti i giornali, furono pubblicate le conversazioni Abruzzo Sul Giornale, soprattutto Belpietro Sul nostro giornale, allora io non ero direttore, ma furono pubblicati Abruzzo E siete stati condannati, credo ? Belpietro No, non siamo stati condannati da niente, mi dispiace darti questa smentita ma fu pubblicato Allora, all'epoca la direzione precedente pubblicò queste intercettazioni, le pubblicarono per la verità anche gli altri, L'Espresso in primis. Fu pubblicato e nessuno fu condannato. Sono state pubblicate nel periodo antecedente a quelle di Salvo Sottile da tutti i giornali le intercettazioni degli Sms di Anna Falchi al marito Ricucci che credo non avessero alcuna attinenza con l'indagine. Non mi risulta che siano stati presi provvedimenti, né mi risulta siano stati presi provvedimenti quando alcuni giornali hanno pubblicato gli Sms di una signora che intratteneva rapporti amorosi con Giovanni Consorte, presidente di Unipol non erano certamente attinenti all'inchiesta perché non credo scusate, signore, non vorrei riportare la frase, non credo che sia necessario che vicende relative a questioni sessuali fossero inerenti all'accusa di aggiotaggio che veniva mossa a Giovanni Consorte. Nel caso invece di Salvatore Sottile, embè, l'accusa era concussione sessuale nei confronti di queste persone. Non solo, c'era un altro profilo, quindi c'è una connessione con la vicenda giudiziaria nella pubblicazione di quelle intercettazioni che erano state allegate, ribadisco, dalla procura. Ma c'era un altro aspetto importante, non solo c'era la motivazione della concussione sessuale ma si trattava del servizio pubblico della tivù di Stato di cui, secondo l'accusa, veniva fatta una sorta di mercimonio in questo modo e quindi c'era la pertinenza nella pubblicazione di quelle notizie c'era la pertinenza nella pubblicazione . Del resto sarebbe stato impossibile, ribadisco, tutelare nel momento in cui il giudice stesso, il procuratore stesso faceva i nomi e convocò quelle persone perché venissero interrogate in procura. Nasconderne il nome di fronte alle televisioni che pubblicavano le immagini, i siti Internet che già avevano dato tutto il resto sarebbe stata una ipocrisia inutile e non sarebbe servito assolutamente a tutelare il loro SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Aggiungo una piccola cosa, che in una nota del garante - che è intervenuto il 21 giugno - il garante della Privacy ha sostenuto che non vi era alcun divieto di pubblicare quei documenti e che c'era l'essenzialità della notizia. Del resto lei, caro presidente, in più di un'occasione ha detto che le intercettazioni devono essere pubblicate Abruzzo Una collega del Corriere è stata condannata SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Belpietro Ma in questo caso c'è un reato! Che era ipotizzato il reato di concussione sessuale. Abruzzo No, qui stiamo ai fatti. Il rispetto della dignità della persona è il cuore della Costituzione. In passato ho detto Le intercettazioni si pubblicano, io difendo il diritto di cronaca, ma le parti delle intercettazioni che offendono la dignità delle persone si tolgono . Non si può scrivere di una persona che è una bella porcella Belpietro Ma questa è una frase Abruzzo un bel tipo di porcella Belpietro Questa è una frase di Sottile Abruzzo Oppure sul riferimento a E.G. Lo Giudice Però, presidente Ma non c'è dubbio su questo, presidente, però Abruzzo Il limite del diritto di cronaca, cioè il diritto di cronaca nella legge professionale ha due limiti fondamentali il rispetto della dignità della persona e il rispetto della verità sostanziale dei fatti, sono due barriere Lo Giudice Però, mi scusi, se posso presidente. Abruzzo se in un atto giudiziario c'è il nome di un bambino violentato lo pubblichiamo?. Eh no! Eh no, non lo pubblichiamo. Belpietro VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Lo Giudice Sì, però premesso che condividiamo evidentemente le sue premesse, nel caso concreto però, nel caso di specie non si può minimamente dubitare invece del rispetto di questi limiti posto che nello stesso provvedimento di contestazione si dà atto della delibera del garante della privacy del 29 ottobre '97 dove questi limiti sono perfettamente identificati nella essenzialità dell'informazione e nei comportamenti strettamente personali non connessi alla vicenda giudiziaria che possono riguardare la sfera cioè la non connessione SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE No, però mi scusi, negare che Abruzzo Con questo Pizzetti non autorizza la pubblicazione Lo Giudice No, no, però presidente SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Mi scuso anche con il direttore per l'interruzione però a questo punto così non mi ripeterò dopo. Allora, qui ci sono dei dati che non possono minimamente essere contrastanti e superati che pongono i limiti stessi della questione. Il primo è il provvedimento citato dal direttore che riguarda il caso specifico, quindi io ce l'ho qua, lo produrrò agli atti del Consiglio. Il garante su questa specifica vicenda il giorno 21 - quindi copre sia la pubblicazione del 18 che del 19 così si esprime letteralmente Considerato che dagli atti al momento disponibili - che sono ovviamente quelli delle pubblicazioni di cui parliamo, ivi compresi quelli di cui parliamo -dell'attuale quadro normativo riferito al processo penale non risulta allo stato comprovato che le più recenti pubblicazione giornalistiche delle predette trascrizioni -quindi riguardano anche quelle del 18 e 19 giugno di cui oggi trattiamo - siano avvenute violando il segreto delle indagini preliminari o il diritto di pubblicare atti del procedimento penale . Abruzzo Io contesto Lo Giudice No, aspetti, ci arrivo SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Belpietro Lo faccia finire! Lo faccia concludere Lo Giudice Quindi, primo presupposto di legalità Non versiamo nell'ipotesi di pubblicazione di atti vietati . Abruzzo Chi l'ha detto questo? . Lo Giudice Assolutamente. Nella delibera invece citata nell'atto di incolpazione si fa riferimento agli altri ulteriori limiti che sono appunto l'essenzialità dell'informazione su cui non mi pare si possa discutere perché la rilevanza sociale del fatto mi pare fuori discussione resta la connessione o meno alla vicenda giudiziaria. Ora Abruzzo I nomi restano i nomi Lo Giudice Presidente, i nomi sono contenuti non solo nelle trascrizioni ma negli atti giudiziari. Nel capo d'imputazione si fa espresso riferimento anche eventualmente senza qui dover distinguere tra vittima e persona offesa, si parla di reati a sfondo sessuale i cui protagonisti in ogni caso sono, uno identificato e colpito da misura cautelare con riferimento al fatto che comunque coinvolge persone identificate il cui nome non può essere censurato. È esattamente al contrario perché sarebbero inammissibili a censura nel diritto-dovere di informare il lettore su chi sono i protagonisti della vicenda. E per altro segnalava correttamente Abruzzo Non sono protagonisti, attenzione Lo Giudice Ma come non sono protagonisti? Abruzzo Sono vittime, sono vittime. Lo Giudice Ma non c'è scritto da nessuna parte che la vittima del reato debba essere stralciata dagli atti dell'indagine. Dov'è scritto? Trovatemi una pronuncia nella quale si esclude la possibilità di menzionare la vittima del reato. Tra l'altro, tra l'altro è tutto allo stato in una fase, come sappiamo, di imputazioni sommarie perché quindi che si trattasse di una concussione che quindi possa consentire di identificare come persona offesa o di una corruzione è tutto da valutare. Quindi in questa circostanza omettere un elemento decisivo ai fini di valutare, ai fini di informare su chi sono i protagonisti perché il reato è bilaterale perché evidentemente si commette un danno o in accordo con un altro soggetto perché se si tratta di concussione lo stesso fatto oggettivamente coincide anche con una eventuale diversa qualificazione come la corruzione dove le parti agiscono in posizione di parità mi faccia concludere perché se invece di qualificarlo concussione il nuovo giudice, ad esempio, ritenuto territorialmente competente, lo qualificasse come corruzione nel senso di aver approfittato del vantaggio sessuale della controparte tra virgolette quindi della soubrette televisiva, noi avremmo omesso di riferire al lettore la controparte di questo appunto mercimonio come l'ha definito il direttore. Cioè che trovo assolutamente inammissibile in questo caso concreto fatte salve le sue premesse. Cioè, attenzione, perché questo è un caso assai diverso dagli altri. Abruzzo Avvocato, io ho trasmesso tutto alla procura generale, io non ho denunciato il mio collega Belpietro Lo Giudice No, no, questo è noto Abruzzo Mi faccia dire per violazione dell'articolo 734 bis del codice penale. Una sua redattrice, che ha pubblicato il nome e cognome di una donna violentata, è stata condannata a Monza a due mesi di galera. Io non denuncio i colleghi, segnalo i fatti alla Procura generale, è la Procura generale che valuta se c'è il 734. Se un giornale rivela l'identità di una persona che ha subito violenza sessuale scatta l'art. 734 bis del Codice penale Lo Giudice Sì, ma qui non è che noi possiamo sostituirci al giudice penale valutando se era consenziente o meno Abruzzo dico Attenzione, però, qui e allora il limite del diritto di cronaca nell'ordinamento c'è o no? Lo Giudice Certo che c'è, ma non in questo caso nel momento in cui è protagonista essenziale del fatto rispetto alla quale il consenso è ancora tutto da accertare e valutare. La vittima lo stabilirà il giudice. Allo stato risulta l'interlocutore, comunque la vittima del reato, ripeto di concussione sessuale Abruzzo Vi prego, leggete gli articoli. Li dovete leggere gli articoli però. Lo Giudice Quali articoli? Abruzzo Gli articoli pubblicati dal giornale li dovete leggere attentamente, io voglio capire Lo Giudice Li ho letti, ma siamo qui Abruzzo Voglio capire se una donna, soggetto debole in quel caso lì, il potente Sottile dice Io ti mando in televisione e tu mi dai delle cose . Lo Giudice Ma scusi, è identificata agli atti giudiziari Abruzzo Insomma, insomma Belpietro Presidente, mi scusi Lo Giudice Ma questa è la tipologia di reato, presidente, che in questo caso segna Abruzzo Avvocato Lo Giudice, lei mi dice che MM ed EG sono protagoniste Lo Giudice No, no, io sto dicendo Abruzzo Sono protagoniste passive del fatto, non protagoniste attive Lo Giudice Questo non va valutato in questa sede Belpietro Mi perdoni, questo semmai lo stabilirà un tribunale perché questo non è stato stabilito Abruzzo Questo è un fatto deontologico Belpietro questo non è stato stabilito e non si sa né se sono protagoniste passive o meno, lo decideranno loro. Abruzzo Noi siamo giudici Belpietro Ho capito, ma siccome lei non può stabilire se quelle sono vittime o meno perché lo stabilirà un tribunale Abruzzo Perché non posso stabilire? Belpietro Non può stabilire perché non c'è una sentenza di un tribunale SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Abruzzo SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE in sede penale, io sono qui in sede deontologica Belpietro Aggiungo a questo, mi perdoni presidente, che c'è un caso significativo da tutti i punti di vista - il caso verificatosi a Biella della Gabriella Zardo che denunciò e appunto raccontò - pubblicato da tutti i giornali e tutti i nomi delle soubrette furono pubblicati così come furono pubblicati per la verità i nomi degli attori che erano protagonisti in quella vicenda Abruzzo I giornali, caro Belpietro, pensano alle vendite e sai quante copie si vendono ? Lo Giudice No, ma non in questo caso, qui stiamo parlando di un reato di concussione sessuale Belpietro Non mi pare che si debba fare qui un processo ai giornali Lo Giudice Scusi, però, presidente, posso fare una analogia? Non è correttissimo però aiuta a comprendere qual è il fondamento della nostra tesi difensiva. Nel caso Falchi la connessione di cui parla il garante è veramente difficile da ipotizzare perché stiamo parlando di un messaggio tra moglie e marito nell'ambito di reati finanziari ai quali la moglie era assolutamente estranea e tutti dovevano percepirlo come estranea compreso il giudice che ha depositato incautamente quei verbali agli atti di causa, mi scusi. Ma nel momento in cui parliamo di reati a sfondo sessuale e quindi in ogni caso protagonista attivo o passivo è un problema processuale che verrà risolto in sede processuale, il giornale nel momento in cui viene in possesso di atti divulgabili perché lo ha stabilito il garante divulgabili non può censurarsi rispetto al nome dei protagonisti di quella vicenda, né può entrare nel merito per stabilire se la persona è offesa o meno. Abruzzo Il garante ha detto Lo Giudice Cosa diversa, invece eh no, mi scusi, mi faccia concludere , cosa diversa è dire avere assunto una posizione in un senso o nell'altro ma nel momento in cui si fotografa la realtà, cioè si mette a disposizione del lettore quello che non è una conversazione, è un elemento processuale, cioè quello è un atto processuale pubblicabile perché su questo ci abbiamo la garanzia appunto dell'organo deputato a valutarne la lecita o illecita divulgazione . Non si può minimamente censurare l'atto giudiziario e omettere di citare uno dei protagonisti della vicenda. La valutazione è altra cosa, la valutazione sulla persona offesa, su parte attiva o passiva competerà alla sede giudiziaria, però nel momento in cui io correttamente non edulcoro, non intervengo, non commento ma pubblico semplicemente l'atto processuale da cui emergono Abruzzo Posso chiedere una cortesia però altrimenti veramente non ne usciamo più fuori. La legge sulla privacy ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE 196/2003 dedica degli articoli all'attività giornalistica, 136 in poi, vanno letti. Lì c'è scritto tutto, non potete dire queste cose. La legge ve lo vieta, lo vieta la Costituzione articolo 2, ve lo vieta in maniera totale la legge sulla Privacy. Andiamo a leggerla In caso di diffusione o di comunicazione dei dati ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all'articolo 2 e in particolare quello dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti concreti Lo Giudice Essenzialità e connessione. Quelli sono i limiti. Abruzzo possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso il loro comportamento in pubblico . Insomma, l'articolo 2 dice Il presente testo unico di seguito denominato 'codice' garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell'interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all'identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali . Lo Giudice Scusi, il limite ce lo scrivete voi! Abruzzo il garante ha scritto che non possiamo pubblicare i nomi delle vittime dell'attività del signor Sottile mi sembra Lo Giudice Scusi, non parla di vittime, mi scusi presidente, ce lo state notificando voi Il limite, la connessione o meno con la vicenda . Eh, abbia pazienza. Non possiamo cambiare completamente. Abruzzo Ma è l'articolo 2 della Costituzione Lo Giudice Ma ci sta qua la Costituzione, c'è scritto qua. Allora, ha diritto a che rimangano riservate - ce lo dite voi, ce le insegnate - quelle parti delle conversazioni intercettate che attengono a comportamenti strettamente personali non connessi alla vicenda. Ma se il magistrato per definizione sostiene che è connesso perché parte di quella contestazione è penale è per definizione connessa. Abruzzo Ma scatta l'articolo 2 della Costituzione la dignità della persona. Lo Giudice Ma cosa c'entra, il limite è questo, non è l'articolo 2. Lo sta estrinsecando dov'è il limite il garante perché è l'organo deputato a valutarlo. Abruzzo E vabbè, vabbè Lo Giudice Ma sì, ma scusi, se la connessione la trasformiamo in astratto nel nome della persona offesa non c'è questo elemento, non si pretende questa condotta dal giornalista non si pretende di valutare se è parte offesa o meno, non deve indagare gli atti. È la connessione Abruzzo Avvocato, Il collega Belpietro ha evocato il caso Necci, si vada a leggere cosa il garante ha scritto sul caso Necci Lo Giudice Ma io non leggo, scusi, è la vostra contestazione. Ci sono quelli indicati i limiti Belpietro Ma il caso Necci infatti non aveva alcuna connessione con quella vicenda perché Alessandra Necci non parlava assolutamente delle tangenti che pagava Pacini Battaglia Lo Giudice Ma certo, infatti parlava di tutt'altre questioni Belpietro stava conversando. Dice Ma allora come stiamo e come non stiamo . Cioè, e queste erano argomentazioni da pubblicare? Quella era un'argomentazione che andava pubblicata perché lei magari si dimostrava un po' leggera nei confronti di SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Lo Giudice La Falchi parlava della carta di credito del marito con l'Sms Abruzzo SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Avvocato , ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE noi abbiamo il diritto di sputtanare e massacrare ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE le persone? Lo Giudice No, no, i magistrati ce l'hanno il diritto, non i giornalisti. I giornalisti pubblicano gli atti dei magistrati. Attenzione, SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE l'ha sputtanato il magistrato per usare il suo termine Abruzzo Lei mi sta dicendo, avvocato, una cosa peggiore ancora che i giornalisti sono buche da lettere, che ricevono le carte dal magistrato e pubblicano senza alcun controllo Lo Giudice Beh, questo lo dice l'Ordine da anni che sostiene la pubblicazione integrale degli atti dei processi Abruzzo No, gli atti salvo Lo Giudice No, è salvo, chi lo dice è salvo, chi lo stabilisce è salvo. Ma è salvo chi lo stabilisce. Se io pubblico integralmente gli atti di un processo, scusi, come li censuro? Chi lo stabilisce il salvo ? Cioè l'Ordine mi dice i limiti? Abruzzo Io ho sempre sostenuto che il giornalista non è una buca da lettere che prende Lo Giudice Vi dovete però, su quello, decidere o sostenere Nelle ipotesi di riforma quest'Ordine sostiene la pubblicazione di tutti gli atti del procedimento. Abruzzo SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Avvocato, con molta pacatezza Lo Giudice Sì, però su questa cosa io mi infervoro e chiedo scusa, però ho letto sempre tutte le volte, prendo atto tutti i giorni delle vostre battaglie Abruzzo Allora, ma è giusto che noi Io sostengo non da oggi, io ho difeso i miei colleghi sulla pubblicazione delle intercettazioni, ho sempre scritto però salvo quelle parti che possono colpire l'immagine Lo Giudice Ma non è scritto qui però, scusi, qua c'è scritto non connessione , non colpire , quello è un altro profilo. Scusi, negli atti giudiziari vale la connessione o meno mi perdoni, presidente non vale colpire, quello è un altro profilo. Qua se c'è la connessione perché sono fatti che riguardano l'indagine, sono circostanze che riguardano specificamente il capo d'imputazione. Nel fatto contestato a Sottile c'è scritto Per aver e quindi qui mi taccio per evitare anch'io di Abruzzo Avvocato, qui ci vuole però una lettura coordinata delle cose Lo Giudice Più coordinata di così Abruzzo C'è l'articolo 2 della legge professionale che pone un limite, il diritto di cronaca ha una barriera il rispetto della dignità della persona e la dignità della persona, non devo ricordarlo a lei o al collega Belpietro, è il cuore della Costituzione repubblicana. Non ci sono santi! Quello è un limite, è una barriera. La dignità addirittura precede l'uguaglianza basta leggere l'articolo 3 Belpietro Presidente, se così fosse, se quello che lei dice fosse vero noi non avremmo dovuto pubblicare neanche una riga sul caso Sottile. Quindi lei mi sta dicendo che sul caso Sottile SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE No, perché anche la dignità di Salvo Sottile è stata toccata Abruzzo Su Sottile pubblichino tutto, salvo i nomi delle due signore non sono essenziali Belpietro Non m'importa, lei cita un articolo che non distingue tra imputati e non imputati, lei giustamente mi cita una tant'è vero che Gatti SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Mi perdoni, su Gatti lei mi dice Avete leso la dignità della persona eppure è imputato, quindi lei non fa distinzione. Nell'articolo che ci ha appena letto non riguarda la dignità della persona riguarda il fatto circostanziato Abruzzo È scritto qua nell'articolo 2 Belpietro No, ma non riguarda gli imputati, non riguarda gli imputati. Quindi, diciamoci la verità, la situazione è molto chiara noi non avremmo dovuto scrivere una riga sul caso Salvo Sottile. Abruzzo Volevo ricordare una cosa a me stesso. L'ampiezza del diritto di cronaca noi la leggiamo in un articolo della legge sul diritto d'autore che è il 97 Su Sottile noi pubblichiamo tutto perché è protagonista di un fatto pubblico SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Belpietro Come mai allora, scusi, vi sono dei giornali che pubblicano regolarmente le vicende personali di alcuni fatti? Perché non li fate chiudere? Perché non li fa chiudere, presidente? Perché non fa chiudere una serie di giornali che si occupano di fatti privati di persone che sono pubbliche? MM se per caso va con un signore, si sbaciucchia con un signore è un fatto rilevante e perché allora perché lei non interviene? Perché non interviene? Me lo dica! Me lo spieghi! Abruzzo Allora, l'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha dei confini geografici dallo Stelvio al Po, dal Ticino ai Laghi di Mantova ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE Una volta la Longobardia arrivava fino a Cosenza, fino a Vibo Valentia c'è anche Longobardi in Calabria , se tu riesci a far estendere la Longobardia fino a Cosenza io mi occupo di Belpietro Ma siccome alcuni giornali si pubblicano in Lombardia e non mi risulta che siano stati aperti procedimenti neanche per quanto riguarda alcuni giornali non dovrebbero esistere se è questa la tesi che lei sostiene. Abruzzo Belpietro, compatibilmente con le nostre risorse riusciamo a farne tanti di procedimenti. Lo Giudice In ogni caso il punto è, cioè noi prendiamo atto del fatto che qui il limite che viene evidenziato SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE la condotta di Belpietro se la vittima è qualificata vittima del reato non può essere Abruzzo Io mi pongo un problema, dall'avvocato Salvatore Lo Giudice voglio essere aiutato a capire il problema con una bella memoria. Tutto qui. Lo Giudice No, no ma per questo, ma io l'ho preceduta, volevo capire qual era il punto Abruzzo Io volevo capire. Con molta franchezza io potevo stare qui zitto, parlava Belpietro, parlava l'avvocato Del Giudice e stavo zitto, stavamo zitti tutti e poi decidiamo. E no, io vi pongo dei problemi, aiutateci a capirli. Tutto qui. Lo Giudice Ed infatti io volevo capire questo, l'ho preceduta, volevo capire per poi svilupparlo in una eventuale Abruzzo SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE io ho parlato a titolo personale, qui siamo in nove, quindi la volontà si forma attraverso un voto come in tutti i collegi e io sono un consigliere come loro e in più svolgo le funzioni di presidente, raccolgo le carte e faccio da guida Belpietro Noi la conosciamo da tanti anni Abruzzo faccio tutto, spesso faccio l'archivista, faccio le fotocopie, tutto Lo Giudice Presidente, quindi per capire il tema Belpietro Presidente, io credo di conoscerla da molti anni e di avere una frequentazione personale ormai consolidata quindi so che cosa fa lei. Abruzzo la domenica l'ho passata a leggermi tutte queste carte. Lo Giudice Quindi, chiedevo questo, per non andare fuori tema procedimentale. Quindi il punto è, mi pare di capire, cioè per focalizzare meglio la contestazione alla luce di questo dibattito Abruzzo Forse stiamo parlando SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Lo Giudice Però a noi ci appassiona il tema. Cioè, il punto quindi, mi pare di capire, ripeto Abruzzo Il limite dell'articolo 2 Lo Giudice nel senso che qui ci si contesta di avere pubblicato il nome anche della vittima. Cioè nel senso fatto salvo la liceità di tutto, solo della vittima, quindi come se Abruzzo La dignità della persona SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Lo Giudice Se dev'essere omesso il nome dell'offeso del reato o meno. Perché molto interessante. Abruzzo Io posso pubblicare tutto, pubblico Sottile, Lo Giudice Anche perché lì, scusi, però la domanda è pertinente e mi consente una risposta altrettanto secondo me chiarificatrice però, a mio avviso, ritengo di dover comunque una risposta Cioè, intanto non hanno querelato ma laddove querelassero varrebbe quello che abbiamo, e mi pare prevarrebbe la pronuncia del garante su cui mi pare tutti conveniamo nel senso che il profilo diffamatorio, in assenza di commenti diffamatori e in presenza invece di pubblicazione soltanto del dato processuale, cioè il testo dell'intercettazione, in assenza di commenti il profilo diffamatorio non potrebbe che derivare esclusivamente dal divieto di pubblicazione di quel lato perché altrimenti il fatto è vero e non c'è discussione in ogni caso sto parlando dell'attuale sistema cui fa riferimento questa pronuncia del garante la quale mi pare che affermi in modo assolutamente chiaro ed insuperabile che stante il quadro normativo la liceità di quelle pubblicazioni fa sì che non si può discutere di eventuali ipotesi diffamatorie. Questo a prescindere, potrà querelare quanto vuole, o trova un commento gratuito e appunto offensivo oppure quella se si ritiene offesa dal contenuto della conversazione e il contenuto della conversazione è riportato fedelmente il profilo è un altro, caso mai se era pubblicabile il nominativo o se andava omesso. Però, attenzione, perché qui ogni volta si confondono i piani perché qui Rodotà ha preso le tarallate che vuole però, mi scusi, visto che ci siamo dilungati le tarallate non riguardano questo aspetto perché o è pubblicabile o non è pubblicabile. Se l'atto è pubblicabile occorre che sia pubblicato fedelmente, cioè non edulcorato nel suo significato letterale. Quindi, se così è, perché non ci è contestato questo, l'aspetto diffamatorio va completamente escluso dall'esame. 4. L'audizione di Paolo Mieli 16 ottobre 2006 . Paolo Mieli, assistito dall'avv. Caterina Malavenda, è comparso davanti al Consiglio nella seduta del 16 ottobre 2006. Il legale ha illustrato la memoria 15 settembre 2006, che si riporta integralmente nei punti 2 e 3 2. LA PUBBLICAZIONE INCRIMINATA NON VIOLA ALCUN PRINCIPIO DEONTOLOGICO, NE' ALCUNA NORMA VIGENTE. Dalla, in verità assai sintetica, formulazione della delibera 20 giugno 2006, nella quale il Consiglio si limita ad individuare il fatto e ad ipotizzare, senza tuttavia contestarla, la violazione di una serie di norme elencate e trascritte nel medesimo atto, sembra potersi desumere che al direttore del Corriere della Sera venga contestato di aver consentito la diffusione di brani delle intercettazioni telefoniche, ritualmente depositate agli atti e perciò note agli indagati e non solo. Si tratta, in particolare, di brani della trascrizione delle intercettazioni utilizzate per la emissione delle misure cautelari, relative a conversazioni fra Salvatore Sottile, all'epoca dei fatti indagato per concussione sessuale ed altro soggetto, anch'esso, a quel che è dato sapere, indagato, aventi ad oggetto E. G. e M. M. nell'atto nomi e cognomi sono riportati integralmente, ndr . In particolare, quanto alla prima, viene riportata l'espressione utilizzata da Giuseppe Sangiovanni, vice direttore delle risorse umane della RAI, che esprime sulla signorina E.G. un apprezzamento non certo elegante. Quanto al Sottile, l'articolista si limita a ricordare che lo stesso si era interessato perchè la signorina E.G. prendesse parte ad una trasmissione con Carlo Conti. Subito dopo, era stato da questa invitato a prendere un caffè a casa ed aveva offerto, in cambio, una visita alla Farnesina, edificio nel quale egli aveva il suo ufficio. Nessuna indicazione, nè alcuna illazione è contenuta nell'articolo, sulle ragioni e sul contenuto dell'incontro. Quanto alla signora MM, la conversazione fra il Sangiovanni ed il Sottile è, se possibile, meno elegante di quella precedente e contiene considerazioni che nessun gentiluomo adopererebbe in pubblico. Ma oggetto del presente procedimento disciplinare non è l'eleganza, nè la forma dei colloqui fra i due indagati, bensì la legittimità della diffusione testuale di intercettazioni che il GIP ha a tal punto ritenuto rilevanti, da averle riportate nella ordinanza di custodia cautelare e che il PM ha ritenuto, a sua volta, tanto rilevanti da aver fondato su di esse una richiesta di misura restrittiva accolta. Si tratta, peraltro, di intercettazioni, lo si ripete, integralmente depositate alle parti, che ne hanno preso visione e le hanno utilizzate. Esse perciò, a tutti gli effetti, rientrano nella categoria dei gravi indizi di colpevolezza . Allo scopo di evidenziare la liceità della condotta di Paolo Mieli, che deriva dalla liceità di quella delle due giornaliste che si sono occupate direttamente delle pubblicazioni incriminate , risulta utile una sintetica ricostruzione del regime processuale che disciplina la realizzazione e la utilizzazione delle intercettazioni. A norma degli artt. 266 ss. c.p.p., il P.M., autorizzato dal GIP, può disporre intercettazioni di comunicazioni, svoltesi in qualunque forma, qualora vi siano gravi indizi di reato e l'intercettazione risulti assolutamente indispensabile per la prosecuzione delle indagini. A norma dell'art. 268 c.p.p., poi, concluse le operazioni, i verbali e le registrazioni sono trasmesse al P.M. che, di norma, li deposita in segreteria, dandone avviso alle parti. I difensori possono esaminare gli atti, ascoltare le registrazioni e, solo dopo, il GIP dispone l'acquisizione delle conversazioni che non appaiono manifestamente irrilevanti, stralciando le registrazioni ed i verbali di cui è vietata l'utilizzazione, dei quali è poi ordinata la distruzione. Il giudice dispone la trascrizione delle comunicazioni che residuano, rispetto a questa prima scrematura . Nel momento in cui il PM utilizza brani di intercettazione per chiedere una misura cautelare ed il GIP fonda su di esse una ordinanza di custodia cautelare, il deposito segue e non precede tale ultimo atto, ma è il codice, rectius sono P.M. e GIP ad individuare le intercettazioni che assurgono al rango di indizio rilevante per la emissione della misura e che vengono, perciò, riportate, nelle parti che rilevano, nella ordinanza che accoglie la richiesta. Le intercettazioni irrilevanti non possono e non debbono entrare a far parte della motivazione di tale atto. Nel momento in cui l'ordinanza viene notificata agli interessati, essa diviene atto noto ai terzi e può essere validamente utilizzata, nell'ambito della cronaca giudiziaria, che sarà tanto più ampia e precisa, quanto più saranno noti gli indagati e gravi i fatti. Tutto il materiale probatorio posto in deposito alle parti, ma soprattutto quello utilizzato dal GIP per emettere la misura è, dunque, rilevante sia ai fini dell'accusa, che - e questo è il dato che qui rileva - per la migliore comprensione dei fatti. Certo, sta poi al singolo giornalista individuare nella motivazione - tutta utilizzabile a questo fine - i passaggi e le argomentazioni più utili per consentire ai lettori di conoscere compiutamente i fatti su cui la magistratura sta indagato, ma questo rientra nell'ambito della discrezionalità professionale, non potendosi tuttavia pretendere che siano censurati i nomi dei protagonisti - indagati, persone offese e terzi a qualunque titolo coinvolti, che non siano minori o vittime di reati sessuali - il cui ruolo sia stato comunque rilevante per formulare le accuse. Con riferimento al caso in esame, Salvo Sottile era indagato,all'epoca dei fatti, per presunta concussione sessuale ai danni di E.G. e, più in generale, di alcune donne, dalle quali avrebbe ricevuto favori sessuali in cambio di comparse in televisione. Costoro, in ogni caso, non sono state ritenute vittime, nell'ipotesi accusatoria, di reati sessuali, non contestati all'indagato, ma appunto del solo reato di concussione. Ogni fatto inerente la sfera di tali rapporti fra il Sottile, gli uomini che operavano nel settore televisivo e le donne, nonché ogni espressione utilizzata dagli interessati, durante le loro conversazioni, sono da considerarsi rilevanti per stabilire la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, fondamentale presupposto per la emissione di qualunque misura cautelare. Solo leggendo quelle conversazioni ed esaminando quei fatti, il giudice si è convinto della fondatezza della richiesta del PM e solo leggendo quelle stesse espressioni e conoscendo quegli stessi fatti, l'opinione pubblica ha potuto da un lato, conoscere direttamente il modus agendi degli indagati, uomini pubblici svolgenti funzioni di manifesto interesse per la collettività, e dall'altro, valutare fino in fondo sia la loro condotta, sia la fondatezza della decisione assunta dal GIP. Ciò è potuto accadere perché, appresi i nomi delle artiste asseritamente favorite , anche risalendo ai programmi televisivi cui le donne richiamate nelle conversazioni avevano preso parte, ciascun lettore ha potuto formarsi una sua opinione sul valore della comparsa e sull'utilità dell'intervento, oggetto di incriminazione. La omissione del loro nome ne avrebbe certo impedito la individuazione, ma avrebbe scatenato la caccia alle favorite , coinvolgendo probabilmente anche soggetti del tutto estranei e, soprattutto, avrebbe impedito la totale conoscenza di fatti essenziali ai fini di una corretta informazione, che deve fornire anche i necessari riscontri per garantire pienamente non solo il diritto di informare, ma anche quello di essere informati. La cronaca giudiziaria, infatti, è anche lo strumento attraverso il quale la pubblica opinione può controllare come viene esercitata l'azione giudiziaria in nome del popolo italiano . E' evidente che la concussione sessuale della quale Salvo Sottile era accusato si assumeva fosse stata consumata proprio mediante incontri con la signorina Gregoraci e che gli incontri vi fossero stati lo si desumeva, appunto, sia dalle conversazioni, sia dai fatti emersi dalle intercettazioni. E quanto i soggetti indagati tenessero in conto la dignità delle donne delle quali parlavano, può esser percepito chiaramente solo leggendo testualmente le espressioni utilizzate. Sia il solo brevissimo brano riguardante EG, sia il solo brevissimo brano riguardante la MM - quantitativamente davvero risibili, rispetto alla mole delle intercettazioni pubblicate - erano essenziali, dunque, per fornire ai lettori una informazione completa su tutti gli aspetti, anche quelli più oscuri, dell'intera vicenda. Per quanto riguarda la condotta attribuibile a Paolo Mieli, essa consiste nell'aver consentito la pubblicazione dei due articoli, anche nelle parti in cui sono citate le due donne. A tal proposito, non può non sottolinearsi come la diffusione dell'articolo di Virginia Piccolillo non integri gli estremi di alcun reato, nè di alcuna violazione deontologica, rientrando, al contrario, la sua condotta nell'ambito del corretto esercizio del diritto di cronaca e risultando la stessa in linea con i limiti fissati dall'art. 137 della legge sulla privacy e dal relativo codice deontologico. Proprio per consentire alle due interessate, coinvolte loro malgrado nelle indagini e, dunque, nelle notizie diffuse, di replicare, è stata contestualmente data loro la possibilità di farlo attraverso l'articolo di Giovanna Cavalli che, perciò, non si comprende perchè sia stato contestato sia all'autrice sia al direttore. Come è evidente, fin dal titolo, lo scopo è appunto quello indicato. M.M. ha potuto tranquillamente far sapere di aver conosciuto Salvo Sottile ricostruendo i fatti. Elisabetta Gregoraci, al contrario, ha potuto sottrarsi all'intervista, non avendo ritenuto di approfittare della opportunità offertale. Il complesso delle informazioni fornite dal Corriere della Sera del 18 giugno 2006 rispetta, dunque, sia il diritto dei giornalisti ad esporre i fatti, sia il diritto dei lettori ad essere informati, sia il diritto delle due interessate a replicare. E' proprio nel contemperamento fra tali diritti che occorre individuare un punto di equilibrio che non ne penalizzi inutilmente alcuno e che è stato correttamente individuato dal Corriere della Sera . La prova più evidente del fatto che le due artiste non abbiano ritenuto in alcun modo lesivo quanto pubblicato dal quotidiano si rinviene nella totale assenza di iniziative giudiziarie nei confronti di Paolo Mieli, di Giovanna Cavalli e di Virginia Piccolillo. Si chiede, pertanto, che l'incolpato venga prosciolto da ogni addebito. 3. IN SUBORDINE, SI CHIEDE LA SOSPENSIONE DEL PRESENTE PROCEDIMENTO, IN ATTESA CHE IL CONSIGLIO DELL'ORDINE DEL LAZIO DEFINISCA LA POSIZIONE DELLE DUE GIORNALISTE. Del capo di incolpazione contestato a Paolo Mieli costituiscono parte integrante e presupposto di fatto gli articoli redatti da Giovanna Cavalli e da Virginia Piccolillo, le cui posizioni sono state sottoposte alla cognizione del Consiglio dell'Ordine del Lazio, essendo entrambe iscritte all'albo di quella Regione. Solo quando il Consiglio competente avrà stabilito se, nella condotta di entrambe o di una delle due, sono ravvisabili gli estremi delle violazioni deontologiche che saranno loro contestate, si potrà giudicare se Paolo Mieli abbia agito correttamente o abbia sbagliato a consentire la pubblicazione integrale dei due articoli. Fino ad allora il presente procedimento non potrà che essere sospeso . Questa è la trascrizione dell'audizione Malavenda Solo due parole per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche. Allora io non lo so se il provvedimento dell'Ordine del Lazio sia nullo. Non credo che sia nullo perché quelle quattro righe dicono ciò che dovevano dire, cioè che secondo l'Ordine dei giornalisti del Lazio quegli articoli costituiscono esercizio del diritto di cronaca, sono informazioni che devono essere date. Questo dice l'Ordine del Lazio. Sostanzialmente riecheggia la norma del codice deontologico che dice che tutti i dati personali anche intimi possono essere diffusi se sono essenziali ai fini dell'informazione. Abruzzo Non ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE la legge professionale che dice che il diritto di cronaca è un diritto nostro insopprimibile limitato dal rispetto Malavenda No, no, no. Abruzzo non può violare la dignità La legge professionale Malavenda No, no, allora, il dato processuale, nelle intercettazioni telefoniche è un dato di cronaca. Il trattamento del dato, cioè cosa pubblicare e cosa non pubblicare rientra nei limiti del codice deontologico. Il codice deontologico dice che il dato sensibile, anche sensibile, sulla vita sessuale e sulla malattia può essere trattato sempre ai fini dell'informazione. Questo è il contesto normativo. L'Ordine del Lazio ha detto che in questo caso quei nomi fanno parte dell'informazione essenziale, punto. Tre righe, se non sbaglio, ma più che sufficienti. Allora, siccome credo che il direttore risponda di omesso controllo su quegli articoli - non li ha scritti lui e non avendoli pubblicati senza firme - se l'Ordine del Lazio ha prosciolto i giornalisti del resto avete sospeso il procedimento giustamente in attesa delle decisioni dell'Ordine del Lazio , indipendentemente dal merito che sarà fatto valere da chi e non so dove, in questo momento Paolo Mieli risponde di aver controllato correttamente due giornalisti che sottoposti al disciplinare sono stati prosciolti. Io credo che giuridicamente non avendo contestato a Paolo Mieli ovviamente una condotta positiva ma semplicemente un'omissione di controllo. Abruzzo Avvocato, la legge dice che i provvedimenti vanno motivati. Se fai l'avvocato per difendere il collega Mieli fai benissimo a dire quelle cose ma VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE di motivazione. Malavenda Per me sì, neanche una riga, cioè dipende le sentenze Abruzzo Non è stata mandata alla procura generale Malavenda però quella che nessuno impugna e nessuno la annulla è un provvedimento Abruzzo la procura generale di non averla ricevuta Malavenda Ho capito, ma il provvedimento che ha vita giuridica in questo momento, e mica dico niente, sto dicendo che in questo momento l'Ordine del Lazio, che è vostro parigrado mi dispiace nel dire questo , è un'istituzione, ha giudicato nel merito i due soggetti che hanno tenuto una condotta di cui lui risponde per omesso controllo e che l'hanno ritenuta una condotta legittima. Come si può fare a condannare Mieli per aver controllato bene due che hanno fatto bene il loro lavoro è un discorso francamente che mi sfugge, fermo restando che poi nel merito quello che ho scritto io continuo a sostenerlo. Se una persona è accusata di concussione sessuale che, convenite con me, è un reato un po' particolare che non ho mai sentito contestare, e l'oggetto della concussione sessuale è la prestazione sessuale data da uno all'altro, quindi il soggetto di cui si discute è accusato della concussione sessuale quando, per far capire al lettore in cosa consiste la concussione sessuale bisogna anche spiegarla tant'è vero che Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE il giudice dei comportamenti Malavenda Ho capito, ma siamo sempre L'essenzialità dell'informazione è la barra Abruzzo Era essenziale mettere nome e cognome e dire che quella era una bella porcella ? Malavenda Se non fosse stato essenziale nel processo penale le avrebbero tolte quelle parole e invece ce le hanno lasciate, non hanno messo gli omissis. Abruzzo Io giornalista copio un'intercettazione e lascio Malavenda I giornalisti, sono stati assolti per averlo fatto. Abruzzo Non è stato assolto, non c'è scritto qui. Malavenda C'è scritto prosciolto ? Cosa c'è scritto? Abruzzo Hanno detto che è lecito pubblicare le intercettazioni Malavenda E quindi ? Abruzzo Siamo d'accordo che è lecito pubblicare le intercettazioni, ci mancherebbe altro Malavenda E perché c'è scritto ? Abruzzo Però ci comportiamo non da buca da lettera, dico io, a mio giudizio personale. Malavenda Io dico che giuridicamente, finché il provvedimento non viene cassato è in vita e quindi mi pare che sia ineludibile prenderne atto. Possiamo anche sospendere e aspettare che annullino ma in questo momento il provvedimento li ha prosciolti. Abruzzo VOCE FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE non è andato né alla procura generale, né da nessuna parte. Malavenda Ce lo manderanno dopo, che ne so Abruzzo Quando lo manderanno dopo? Ci sono i termini. La procura può impugnare entro 30 giorni dalla data della trasmissione a. Malavenda Gliela possono fare anche il giorno dopo la notifica Abruzzo Non le mandano. Malavenda Non le ha mai mandate. Abruzzo Non solo a Roma, ma anche Così, fanno le cose, non le mandano per il dovuto controllo alla procura generale dove io mando invece tutto. Malavenda Ma io su quello che sto dicendo è ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE fino a che qualcuno non lo impugna non viene annullato Abruzzo Non possono perché non lo sanno. SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE Malavenda Vabbè, comunque, siccome avevate sospeso in attesa della decisione, adesso hanno deciso e, secondo me, la conseguenza diretta alla sospensione della procedura in attesa della sentenza del Lazio non può che essere il proscioglimento SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE Abruzzo è qui in prima pagina Malavenda Ma l'avete mandata anche a me Abruzzo Mi sembra corretto mandarla a te e alle persone ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE da parte mia io gioco a carte scoperte Malavenda Cioè, la scelta di cosa scrivere in un articolo Abruzzo Tu mi conosci da anni, tu difendi Paolo Mieli e io lo difendo informandolo di tutto quello che noi facciamo. Malavenda Ma certo, ma la scelta di mettere il nome o di non metterlo SOVRAPPOSIZIONE DI VOCI - ININTELLIGIBILE la scelta della condotta commissiva è del giornalista dopodiché il direttore risponderà di omesso controllo. Quindi secondo me il discorso per quanto riguarda me finisce lì, poi per quanto riguarda il merito VOCI FUORI CAMPO - ININTELLIGIBILE . Quindi io mi congederei da voi. Abruzzo Bene, grazie. 5. Conclusioni e decisione. Sui direttori responsabili di quotidiani e periodici di carta, radiofonici, televisivi e telematici grava l'onere di vigilare perché le regole penali e le regole deontologiche della professione giornalistica siano rispettate secondo parametri fissati anche dai giudici Posto che al direttore responsabile di un giornale incombe l'autonomo obbligo giuridico di conoscere quanto è oggetto di pubblicazione e di svolgere una positiva attività di vigilanza, al fine di impedire che a mezzo del giornale si commettano reati, il controllo non può esaurirsi in una mera presa d'atto , ma deve necessariamente riguardare il contenuto degli articoli da pubblicare e l'assunzione di iniziative volte a elidere eventuali profili penalmente rilevanti Cass. pen. Sez. I, 19-09-2003, n. 47466 FONTI Guida al Diritto, 2004, 13, 78 . Il direttore risponde anche dei titoli, della pubblicazione delle foto, degli elementi iconografici che appaiono nel giornale, in sostanza della grafica del giornale. Il giornale è opera collettiva dell'ingegno di cui il direttore è autore. Sotto questo profilo la responsabilità del direttore si estende anche alle inserzioni pubblicitarie. Il Corriere della Sera edizione 18 giugno ha pubblicato i nomi e le foto delle vallette M.M. ed E.G. in un contesto fortemente negativo e lesivo della dignità delle stesse. In particolare nell'articolo 18 giugno 2006 a firma Virginia Piccolillo e titolato Farnesina come alcova Vieni qua, poi ti faccio fare una trasmissione , le vallette E.G. e M.M., citate con nome e cognome, sono, come ha scritto Mauro Paissan, massacrate e messe alla berlina dal quotidiano più diffuso d'Italia 700mila copie . Viene raccontato anche che E.G., in cambio delle comparsate in tv, viene accompagnata alla Farnesina dove Salvo Sottile lavora e riceve le sue protette dalle quali si aspetta riconoscenza , mentre M.M. viene indicata come una porcella doc . L'articolo 18 giugno 2006 di Giovanna Cavalli dal titolo a tutta pagina Io a letto con lui? Tutto inventato, lo querelo riporta una intervista a M.M. e ad E. G. e ha come corredo le foto delle due vallette televisive. Giovanna Cavalli riporta le battute di Sottile su M.M. e precisa Più stretta, almeno dalle intercettazioni, sembra la conoscenza tra Sottile ed E.G Sottile racconta di più incontri ravvicinati . Il Giornale del 18 e 19 giugno 2006 riporta due articoli a quattro mani di Massimo Malpica ed Enrico Sarzanini mentre il terzo articolo, del 20 giugno, è siglato MMO ed è titolato LE SIGNORINE DEL POTERE. Belle e disponibili ecco le donne reali . I primi due articoli dai titoli eloquenti Donne, truffe e favori ecco i colloqui spiati e Un pubblico ufficiale da corrompere per slot e videopoker spifferano anche intercettazioni telefoniche relative al giornalista professionista Salvatore Sottile circa i suoi rapporti intimi con le due soubrette M.M. ed E.G. della Rai di una delle quali, E.G., viene pubblicata anche la foto . In particolare nell'articolo siglato MMO si legge Sottile manda a prendere E. G, dall'autista per convegni amorosi che per i magistrati si tengono persino a Palazzo Chigi e alla Farnesina . Parla di M.M., che per Sottile è un bel tipo, un bel tipo di porcella . In questo testo le vallette vengono citate con le iniziali, ma anche nel Giornale sono citate con nome e cognome. La foto di E.G. ha un sottotitolo riferito a Sottile Ho parlato di lei col direttore generale. Dice che una così fa sempre comodo . Secondo i magistrati lucani, insomma, l'ente radiotelevisivo pubblico risulta utilizzato da Sottile come merce di scambio per ottenere ogni tipo di beneficio e di favori compresi quelli di natura sessuale dal Giornale del 18 giugno 2006, pagina 5 . Gossip è un vocabolo di derivazione inglese, ma correntemente usato anche in Italia per sostituire il termine pettegolezzo. Il gossip è estremamente attento al dettaglio, scava nei retroscena e si insinua nella vita privata dei personaggi in qualche modo famosi, creando così le notizie. Però, a differenza dei giornali femminili spesso sono associati ai giornali scandalistici, quindi di bassa qualità , il metodo Mieli affermatosi nei primi anni 90 tratta anche gli argomenti frivoli e il pettegolezzo con un tono serioso . Il gossip si ritiene faccia aumentare le vendite dei giornali. Celebre l'affermazione attribuita a Mieli secondo la quale il giornalista è un ascensore che va dai cieli dei grandi problemi ai sottofondi della cronaca più bassa. Questa metafora sta ad indicare che i giornalisti non si devono occupare esclusivamente di problematiche di una certa rilevanza, ma devono interessarsi ed occuparsi anche di notizie con un peso decisamente minore, trattando con serietà argomenti frivoli il gossip e con più leggerezza argomenti seri per esempio la politica . Tesi di Sonia Miletta, Paolo Mieli, dal gruppo Espresso alla Stampa e, negli anni di Tangentopoli, al Corriere della Sera, un metodo che ha segnato una svolta nel giornalismo italiano , Università degli Studi di Milano Bicocca, sintesi in Tabloid n. 12/2004 . Le scelte di Mieli e Belpietro, quindi, hanno un retroterra vecchio di 15 anni. Il metodo Mieli ha guadagnato proseliti in tutt'Italia. E' indubbio che quelli di Salvo Sottile siano pettegolezzi targati con nomi e foto delle due vallette. Belpietro e Mieli avrebbero potuto disporre l'oscuramento dei nomi e delle foto senza nuocere alla informazione sulle attività di Sottile. Il riserbo si impone sulla sfera della vita sessuale a tutela della dignità delle persone coinvolte nella vicenda. Fino a qualche anno fa anche il Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti riteneva che l'azione disciplinare fosse pienamente autonoma sia rispetto a quella penale sia a quella civile e amministrativa, stante la diversità dei presupposti e delle finalità dell'una rispetto alle altre . Ne conseguiva che, come la pronuncia del giudice penale non è vincolante per il Consiglio dell'Ordine, che ha sempre piena autonomia e indipendenza di decisione, e che può benissimo ritenere il fatto che per il giudice penale non costituisce reato infrazione ai doveri disciplinari, così la stessa pendenza di un processo penale a carico di un iscritto non impedva al Consiglio di giudicarlo indipendentemente dall'esito di tale giudizio . Oggi l'esercizio dell'azione disciplinare è subordinato all'accertamento dei fatti in sede penale Per effetto della modifica dell'art. 653 cod. proc.pen. operata dall'articolo della legge n. 97 del 2001 norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche , applicabile in virtù della norma transitoria di cui all'art. 10 ai procedimenti in corso all'entrata in vigore della citata legge, l'efficacia di giudicato - nel giudizio disciplinare - della sentenza penale di assoluzione non è più limitata a quella dibattimentale ed è stata estesa, oltre alle ipotesi di assoluzione perchè il fatto non sussiste e l'imputato non l'ha commesso , a quella del fatto non costituisce reato . Ne consegue che, qualora l'addebito disciplinare abbia ad oggetto i medesimi fatti contestati in sede penale, si impone, ai sensi dell'art. 295 cod. proc. civ., la sospensione del giudizio disciplinare in pendenza di quello penale, atteso che dalla definizione di quest'ultimo può dipendere la decisione del procedimento disciplinare . Cass. civ. Sez. Unite, 08-03-2006, n. 4893 rv. 587171 FONTI Mass. Giur. It., 2006 CED Cassazione, 2006 RIFERIMENTI GIURISPRUDENZIALI ConformiCass. civ. Sez. III, 23-05-2006, n. 12123 Vedi Cass. civ. Sez. Unite, 17-11-2005, n. 23238 Cass. civ. Sez. Unite, 19-09-2005, n. 18451 Cass. civ. Sez. Unite, 10-09-2004, n. 18260 . In questa vicenda non esistono sentenze penali di assoluzione, che facciano giudicato nei confronti dell'istruttoria disciplinare. Nell'ordinamento non c'è traccia alcuna di una pregiudiziale deontologica . In sintesi la pronuncia di un Collegio professionale non limita le valutazioni di un altro Collegio sugli stessi fatti. La delibera di archiviazione adottata da un Consiglio non può produrre certamente alcun effetto di giudicato Remo Danovi in Il procedimento disciplinare nella professione di avvocato, pag. 28, Giuffrè 2005 . Tanto più, quando la motivazione dell'archiviazione appare assolutamente carente. Il giudice amministrativo disciplinare non può sottrarsi al generale obbligo di motivazione sancito dall'articolo 57 della legge professionale n. 69/1963 e dall'art. 3 della legge n. 241/1990. Va ancora osservato che la legge 241/1990 legge generale sul procedimento amministrativo ha imposto alle pubbliche amministrazioni l'obbligo di dare conto delle rispettive scelte, evidenziando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche sottesi ad ogni risoluzione adottata. L'inosservanza dell'obbligo di motivazione su questioni di fatto integra una violazione di legge solo ove essa si traduca in una motivazione completamente assente o puramente apparente, vale a dire non ricostruibile logicamente ovvero priva di riferibilità ai fatti di causa. Belpietro e Mieli nella sede deontologica non rispondono soltanto di ciò che hanno scritto i loro redattori su E.G. e M.M., ma anche dei titoli e della pubblicazione delle foto delle vallette scelte queste fatte nella redazione centrale di Milano del Corriere della Sera e del Giornale . Belpietro e Mieli non possono non aver visto le pagine che dal 18 giugno in poi i loro giornali hanno dedicato alle intercettazioni del Savoiagate . Non si trattava di notizie modeste, ma di notizie sormontate da titoloni a tutta pagina. I direttori, quindi, hanno compiuto scelte censurabili in sede disciplinare, avallando il gossip. Il Garante della privacy, Francesco Pizzetti, ha affermato nella relazione 2005 al Parlamento letta il 7 luglio 2006 a Montecitorio che non è buon giornalismo e comunque non è mai lecito ledere la dignità delle persone per mero gossip, utile ad aumentare le vendite o a sollecitare forme di voyeurismo . Si osserva che anche il decreto penale di archiviazione non blocca l'azione disciplinare Il decreto di archiviazione di un procedimento penale sorto a carico di un professionista non osta, stante il principio di autonomia della valutazione disciplinare rispetto a quella effettuata all'autorità giudiziaria, a che la condotta dal medesimo mantenuta, ritenuta irrilevante in sede penale, sia viceversa suscettibile di essere positivamente apprezzata in sede disciplinare, ove idonea a ledere i principi della deontologia professionale. Ne consegue che ben può il giudice disciplinare esercitare il suo discrezionale potere di tipizzazione della condotta deontologicamente illecita attraverso l'integrazione di ipotesi comportamentali non contemplate dalla disposizione penale ma che pur sempre traggano la loro rilevanza dalla più vasta finalità che la norma stessa tende a raggiungere . Cass. civ. Sez.III, Ord., 12-05-2003, n. 7186 FONTI Giur. Bollettino legisl. tecnica, 2003, 472 . Questo principio vale soprattutto e a maggior ragione in campo deontologioco una delibera di archiviazione di un Consiglio di Ordine non può paralizzare il potere/dovere di indagine di un altro Consiglio dell'Ordine sia pure sugli stessi fatti ma su persone diverse e su circostanze che vanno al di là del contenuto degli articoli investendo i titoli, l'impaginazione, le foto . La pubblicazione dei nomi e delle foto delle vallette non era essenziale al fine del racconto delle attività di Salvo Sottile. In tema di responsabilità disciplinare dei giornalisti, la norma deontologica di cui all'art. 8 del Codice di deontologia di cui all'art. 139 del d.lgs. n. 196 del 2003 è chiaramente espressa con una formulazione che, letta secondo la logica propria della norma impositiva di un comando o di un divieto o permissiva di un comportamento, va intesa nel senso che è fatto divieto al giornalista di fornire notizie o pubblicare immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità delle persone, salvo che si tratti di informazioni essenziali . Essa, dunque, pone in primo luogo un divieto quando le notizie, le immagini o le fotografie dei soggetti coinvolti in un fatto di cronaca siano lesive della loro dignità e solo in via di deroga ne consente il superamento. Rigetta, App. Milano, 20 Maggio 2005 . Cass. civ. Sez. III, 31-03-2006, n. 7607. A.M. c. Cons. Naz. Ord. Giornalisti FONTI Mass. Giur. It., 2006 CED Cassazione, 2006 . Il rispetto della dignità della persona art. 2 della Costituzione e art. 2 della legge 69/1963 è il limite costituzionale interno all'esercizio del diritto di cronaca e di critica. L'articolo 8 del Codice deontologico sulla privacy dice Salva l'essenzialità dell'informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesivi della dignità della persona, né si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell'immagine. Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende né produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell'interessato. Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che ciò sia necessario per segnalare abusi . Il Codice, quindi, vieta di fornire notizie o di pubblicare immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesivi della dignità della persona. La foto, che è una notizia, subisce tutti i limiti propri della notizia potenzialmente lesiva della dignità delle persone. Ha scritto al riguardo il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia deliberazione 17 luglio 2000 che sanziona il direttore e un redattore di un settimanale milanese colpevoli di aver pubblicato il nome di un aviere violentato in caserma La legge professionale e la legge n. 675/1996 oggi dlgs 196/2003, ndr sulla tutela dei dati personali, - figlie entrambe dell'articolo 2 della Costituzione -, hanno al centro della loro azione la salvaguardia della dignità della persona. L'articolo 21 non sempre prevale sull'articolo 2 della Costituzione. Nel bilanciamento dei valori tutelati, succede che la difesa della dignità di una persona - coinvolta in fatti di cronaca lesivi della dignità della persona stessa - possa prevalere. In questo caso il cronista fa un passo indietro, racconta gli avvenimenti nella loro essenzialità e tace il nome della persona o delle persone ferite nella loro identità e nella loro dignità, perché la pubblicazione dei nomi e cognomi aggiungerebbe dolore al dolore sofferto, umiliazione all'umiliazione patita . Il Consiglio sottolinea che il direttore ha la funzione di evitare sbandamenti al di fuori del campo, non solo del diritto positivo, ma anche di quello ben più largo del corretto costume professionale. La sfera della deontologia professionale deve essere considerata più ampia dell'illecito penale, che trova nelle precise indicazioni del Codice penale la sua definizione, l'attribuzione di responsabilità e la conseguente pena. Se il Codice penale si ispira al principio del neminem laedere, le norme che, contenute nella legge sull'ordinamento della professione giornalistica, l'Ordine dei Giornalisti è tenuto a far osservare riguardano un'area assai più vasta che è quella del vivere honeste così il Cnog e il Consiglio Liguria, 14.10.1969 e 16.9.1986 . Il comportamento contrario al decoro e alla dignità professionale può consistere tanto in un facere che in un non facere. La condotta negativa del giornalista che non pone in essere i comportamenti dettati dalla deontologia professionale equivale a porre in essere un'azione lesiva delle dignità professionale e quindi equivale ad un comportamento attivo. Come, però, in diritto penale il comportamento omissivo deve consistere in un non fare che costituisca violazione di un obbligo di attivarsi discendente da una norma giuridica, così, per il codice deontologico della professione giornalistica, il comportamento omissivo deve consistere in un non fare che costituisca violazione di un obbligo di attivarsi discendente da una corretta etica professionale Cnog, 5.12.1972 . In questo caso, il riconoscimento del diritto-dovere di cronaca non può comportare il sacrificio del principio, costituzionalmente tutelato, del rispetto della reputazione e della dignità della persona umana. In conclusione il Consiglio ritiene che le intercettazioni legali si possano pubblicare, ma non gli insulti e le offese contenuti all'interno delle intercettazioni stesse PQM il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, valutati i fatti addebitati, le difese e le audizioni, DELIBERA di sanzionare con la censura articolo 53 legge n. 69/1963 i giornalisti professionisti Maurizio Belpietro, direttore responsabile del Giornale , e Paolo Mieli, direttore responsabile del Corriere della Sera La censura, da infliggersi nei casi di abusi o mancanze di grave entità, consiste nel biasimo formale per la trasgressione accertata . La presente deliberazione è di immediata efficacia in quanto atto di natura amministrativa Cass., sez. un. civ., sentenza n. 9288/1994 . Si veda anche parere dell'Ufficio VII della Direzione generale Affari civili e libere professioni del Ministero di Giustizia 27 febbraio 1998 prot. 7/36004002/F007/744/U . Secondo il Tribunale civile di Milano è lecito pubblicare le decisioni disciplinari dell'Ordine dei Giornalisti Il Consiglio dell'Ordine è organo preposto alla sorveglianza ed alla disciplina dei suoi iscritti ed i suoi provvedimenti sono, e devono essere, per la loro natura accessibili a tutti. Pertanto la pubblicazione integrale sulla stampa del provvedimento disciplinare non costituisce comportamento illecito lesivo dei diritti dell'incolpato Trib. Milano, 27 luglio 1998 Parti in causa A.M. c. F.A. e altro Riviste Rass. Forense, 1999, 200 . Questa sentenza è condivisa dall'Ufficio del Garante della privacy i relativi provvedimenti sono in Newsletter del Garante 9 - 15 aprile 2001 e Newsletter del Garante 17 - 23 febbraio 2003 . Avverso la presente deliberazione notificata ai controinteressati ex legge n. 241/1990 può essere presentato dall'interessato e dal Procuratore generale della Repubblica ricorso al Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti Lungotevere dei Cenci 8, 00186 Roma ai sensi dell'articolo 60 della legge n. 69/1963 nel termine di 30 giorni dalla notifica del provvedimento stesso e secondo le modalità fissate dagli artt. 59, 60, e 61 del Dpr 4 febbraio 1965 n. 115. Nei casi di provvedimenti disciplinari e di cancellazioni, il ricorrente può proporre, unitamente al ricorso o successivamente ad esso, istanza di sospensione cautelare. Se presentata al Consiglio regionale, l'istanza di sospensione, unitamente a copia del ricorso e della delibera impugnata, va immediatamente trasmessa al Consiglio nazionale, senza attendere lo scadere dei 30 giorni di deposito previsto dall'art. 61 del Regolamento di esecuzione della legge 3.2.1963 n. 69. Il ricorrente può anche presentare l'istanza, unitamente a copia del ricorso e della deliberazione impugnata, direttamente al Consiglio nazionale. Si incarica la segreteria dell'OgL di provvedere alla notificazione di questa delibera anche per mezzo della posta elettronica certificata ai soggetti pubblici e privati in possesso di indirizzo telematico art 151 Cpc art 12 l. 205/2000 art. 3/bis l. 241/1990 art. 12 Dlgs 82/2005 . 1