Il piano strutturale comunale non basta (da solo) a sostituire il piano regolatore generale

Il Tar Emilia Romagna accoglie il ricorso di alcuni proprietari privati e ribadisce che con la legge 20/2000 è necessario che l'amministrazione vari contemporaneamente tre strumenti pianificatori

Il piano strutturale comunale non possiede un'autonoma potestà e quindi non può surclassare il piano regolatore generale che risulta integralmente coperto dalla contemporanea presenza di tre nuovi strumenti pianificatori il Psc piano strutturale comunale , il Rue regolamento urbanistico ed edilizio e il Poc piano operativo comunale . A chiarirlo è stata la seconda sezione del Tar Emilia Romagna con la sentenza 609/06 depositata lo scorso 15 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici bolognesi hanno accolto il ricorso dei proprietari di gran parte della località S. Stefano di Ravenna che avevano presentato il piano urbanistico esecutivo di iniziativa privata la cui approvazione, però, era stata sospesa per contrasto con il piano strutturale comunale adottato nel frattempo. Ma facciamo un passo indietro. La cultura urbanistica riconoscendo la crisi della rigida pianificazione tradizionale del 1942 e del principio informatore della cosiddetta zonizzazione, di cui al Dm 1444/68 è giunta alla proposta di un modello pianificatorio, basato sulla distinzione per livelli. Per cui un piano strutturale, contenente le grandi scelte della pianificazione urbanistica, non conformativo del regime della proprietà e senza limiti di tempo affiancherebbe un piano strategico operativo, conformativo della proprietà e destinato al raggiungimento di obiettivi determinati in un arco temporalmente limitato, parificato al quinquennio del mandato consiliare. Tuttavia, si tratta di un modello che, pure nella diversità delle singole esperienze, i legislatori regionali Liguria, Toscana, Basilicata e Umbria hanno costantemente tenuto a riferimento nelle loro leggi urbanistiche. Allo stesso schema si è ispirata anche la legge regionale dell'Emilia Romagna 20 del 2000, nella parte in cui delinea un processo di pianificazione che individua e distingue le componenti strutturali, riferite ai caratteri permanenti o di lenta modificazione del territorio Psc , dalle componenti operative del piano comunale, caratterizzate dall'attuabilità in tempi medio-brevi Poc . Inoltre, la legge 20/2000 ha previsto un ventaglio pianificatorio articolato non solo sugli strumenti strutturale e operativo, bensì su di un terzo caposaldo, costituito dal Regolamento urbanistico ed edilizio. Occorre, quindi, escludere che il Psc possieda un'autonoma potestà conformativa. Tale modello, infatti, prefigura una tipologia di pianificazione urbanistica comunale dinamico - processuale che, solo qualora sia giunta al compimento finale, può imprimere un determinato vincolo conformativo alla proprietà privata. cri.cap

Tar Emilia Romagna - Sezione seconda - sentenza 13 aprile-15 maggio 2006, n. 609 Presidente Papiano - Relatore Calderoni Ricorrente Masetti ed altri Fatto I. I ricorrenti - proprietari di gran parte di un'area di mq. 13.150 sita in località S. Stefano di Ravenna, prospiciente la via Beveta e destinata dal vigente piano regolatore 93 a zona C2 nuovi insediamenti prevalentemente residenziali , da attuarsi mediante Piano Urbanistico Esecutivo PUE - espongono in fatto quanto segue unitamente agli altri proprietari del comparto, hanno richiesto, in data 19 gennaio 2005, autorizzazione preventiva per la presentazione del PUE di iniziativa privata con atto 18 maggio 2005, il Dirigente, acquisiti i parere di AUSL, ARPA ed Hera, autorizzava detta presentazione in data 22 giugno 2005 veniva presentato il PUE Santo Stefano-Beveta, articolato in dodici lotti il procedimento di approvazione del PUE ora denominato PUA, Piano Urbanistico Attuativo è stato, tuttavia, sospeso, con l'impugnato provvedimento dirigenziale di applicazione delle misure di salvaguardia, per contrasto con il Piano strutturale PSC , nel frattempo adottato classificazione a spazio rurale e sistema della mobilità del comparto de quo . Avverso tale atto e gli ulteriori indicati in epigrafe, i ricorrenti deducono le seguenti censure A quanto al provvedimento dirigenziale 13 luglio 2005, agli articoli 14, 15 e 16 NTA del PSC e, per quanto occorre possa, alla determinazione dirigenziale 28 agosto 2005 1 violazione degli articoli 41 e 43 legge regionale 20/2000 e falsa applicazione dell'articolo 12 di tale legge. Il provvedimento soprassessorio 13 luglio 2005 si richiama al menzionato articolo 12, il quale prevede - a regime - l'estensione della salvaguardia all'approvazione degli strumenti di pianificazione sottordinati, che siano in contrasto con le prescrizioni del piano adottato ma in tal modo l'Amministrazione avrebbe omesso di considerare che il Titolo IV della medesima Legge regionale ha dettato apposite disposizioni transitorie articoli 41 e 43 , per assicurare il trapasso tra gli strumenti urbanistici vigenti ed il nuovo sistema pianificatorio Piano Strutturale Comunale, Regolamento Urbanistico-Edilizio, Piano Operativo Comunale . Detto regime transitorio sarebbe valido sino all'approvazione del compiuto sistema di pianificazione introdotto dalla legge legge regionale 20/2000 e cioè sino all'approvazione di PSC, RUE e POC, che nel loro insieme dovrebbero sostituire l'unitario e precedente strumento del piano regolatore sino ad allora, queste norme transitorie stabilirebbero il principio della permanenza delle previsioni del piano regolatore vigente, da realizzarsi mediante i piani attuativi disciplinati dalla normativa previgente di cui alla legge regionale 47/1985. Alla luce di ciò, sarebbero illegittimi tanto il provvedimento dirigenziale che ricorre alla norma di salvaguardia a regime ex articolo 12 legge regionale 20/2000, anziché fare applicazione della menzionata normativa transitoria quanto l'articolo 15 delle NTA del PSC, che introdurrebbe una sorta di disciplina di auto-salvaguardia del Piano medesimo fino all'approvazione del RUE cfr. par. 5.6. Relazione al PSC , in violazione delle disposizioni transitorie, appositamente dettate dalla legge regionale n. 20 nonché, infine, l'articolo 14 delle medesime NTA, laddove si assume che la conformazione della proprietà avrebbe inizio con le previsioni del PSC e si concluderebbe con quelle del RUE o del POC cfr. la conformazione progressiva di cui alla suddetta Relazione . B quanto al PSC, all'articolo 1 delle NTA e al provvedimento dirigenziale 13 luglio 2005 2 ulteriore violazione degli articoli 41 e 43 legge regionale 20/2000 degli articoli 28, 29 e 30 di tale legge eccesso di potere per falso supposto di diritto. Mediante questo motivo si contesta il valore di Variante generale di piano regolatore vigente ai sensi della legge 1150/42, attribuito dal citato articolo 1 al PSC, in quanto ciò contrasterebbe con le disposizioni di cui agli articoli 28, 29 e 30 legge regionale 20, nonché con il successivo articolo 5 delle stesse NTA, ove si confermerebbe la non immediata applicabilità del PSC, richiedendosi, a tal fine, ulteriori livelli di definizione nel RUE e nel POC. C quanto all'adottato Piano Strutturale Comunale 3 violazione degli articoli 28, 29 e 30 legge 20/2000, poiché il PSC avrebbe un ruolo strategico e non apparterebbe alla sua competenza il concreto cambiamento di destinazione, come è avvenuto nella specie, di una non vasta area, già destinata all'espansione residenziale D in via subordinata 4 violazione del principio dell'affidamento, dell'articolo 3 legge 241/90 eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità, difetto di istruttoria e di motivazione, nell'assunto che i ricorrenti vanterebbero una specifica aspettativa al mantenimento delle previsioni del piano regolatore vigente vigente, determinata dall'ottenuta autorizzazione alla presentazione del PUE ora PUA . II. Resiste al ricorso il Comune intimato. III. Con ordinanza 1024/05, questa Sezione respingeva, in punto di danno, la domanda cautelare proposta dai ricorrenti. IV. Indi, la causa veniva chiamata per la decisione di merito all'odierna Udienza Pubblica, in vista della quale entrambe le parti costituite dimettevano rispettive memorie difensive e, la sola parte resistente, anche documentazione. Diritto 1.1. Alla disamina delle specifiche tematiche introdotte dal ricorso, il Collegio deve anteporre una breve, ma necessaria premessa di carattere generale. 1.2. Nell'economia di tale disamina non può, invero, essere sottaciuta la circostanza che la cultura urbanistica abbia, da tempo, riconosciuto la crisi della rigida pianificazione tradizionale del 1942 e del principio informatore della c.d. zonizzazione, di cui al Dm 1444/68 sino a giungere alla proposta - da parte di un assai noto Istituto di ricerca fondato nel 1930 per promuovere gli studi edilizi e urbanistici ed eretto in Ente di diritto pubblico di alta cultura e di coordinamento tecnico giuridicamente riconosciuto con Dpr 21 novembre 1949 - di un modello pianificatorio, basato sulla distinzione per livelli tra un piano strutturale, contenente le grandi scelte della pianificazione urbanistica, non conformativo del regime della proprietà e non avente una durata limitata nel tempo ed un piano strategico-operativo, conformativo della proprietà e destinato al raggiungimento di obiettivi determinati in un arco temporalmente limitato, parificato al quinquennio del mandato consiliare. Si tratta di un modello che, pure nella diversità delle singole esperienze, i legislatori regionali cfr. Liguria, Toscana, Basilicata, Umbria hanno costantemente tenuto a riferimento, nelle loro leggi urbanistiche della fine degli anni '90 del secolo scorso ed allo stesso modello mostra di essersi ispirata la legge regionale Emilia-Romagna n. 20 del 2000 di cui qui si controverte , laddove delinea un processo di pianificazione che individua e distingue le componenti strutturali, riferite ai caratteri permanenti o di lenta modificazione del territorio Piano Strutturale ComunalePSC articolo 28 , dalle componenti operative del piano comunale, caratterizzate dall'attuabilità in tempi medio-brevi Piano Operativo Comunale-POC articolo 30, da realizzarsi nell'arco temporale di cinque anni . 1.3. Come altre leggi regionali ad es. quella ligure n. 36 del 1997 , la citata L.R.E.R. n. 20/2000 ha, inoltre, previsto un ventaglio pianificatorio articolato non solo sui due citati strumenti strutturale e operativo, bensì su di un terzo caposaldo, costituito, in Emilia-Romagna, dal Regolamento Urbanistico ed Edilizio RUE articolo 29 . 2.1. Alla stregua delle linee direttrici sopra tratteggiate e comuni alla legislazione urbanistica di altre Regioni, risulta evidente che l'ambito pianificatorio prima riservato - a livello comunale - allo strumento urbanistico generale PRG , risulta ora integralmente coperto , in Emilia-Romagna, solo dalla contemporanea presenza/interazione dell'insieme dei tre nuovi strumenti pianificatori PSC, RUE, POC , innanzi menzionati. Reciprocamente, nessuno di questi tre nuovi strumenti è, isolatamente preso, in grado di ri assumere in sé la stessa capacità di incidenza del defunto piano regolatore vigente nessuno, neppure il PSC che costituisce il momento privilegiato di conoscenza e analisi del territorio, attraverso la c.d. descrizione fondativa , sulla base della quale ogni Comune, considerate le proprie caratteristiche e vocazioni, può compiere le scelte strategiche di assetto e sviluppo cfr. articolo 28, comma 1, legge regionale 20/2000 . 2.2. Giusta il modello teorico descritto al precedente capo 1.2., occorre, poi, ancora più in particolare, escludere che il PSC possieda un autonoma potestà conformativa. Vero è, infatti, che tale modello prefigura una tipologia di pianificazione urbanistica comunale, per così dire, dinamico-processuale , che - solo ove giunta al compimento finale - acquista l'attitudine ad imprimere un determinato vincolo conformativo alla proprietà privata. 2.3. Da questo punto di vista, la distinzione, operata dalla legge regionale 20/2000, tra una normativa a regime e una disciplina transitoria, che governi il passaggio dal vecchio al nuovo strumentario urbanistico, si rivela assolutamente coerente ed opportuna. Come già osservato sub 2.1., la integrale sovrapposizione al precedente piano regolatore vigente si ottiene esclusivamente mediante il combinato disposto di PSC, RUE e POC che, in questo senso, fanno tra loro sistema è, pertanto, del tutto comprensibile e condivisibile che il Capo I del titolo IV della legge regionale Capo, per l'appunto, dedicato alle norme transitorie contempli una sorta di ultrattività delle previsioni contenute nei piani regolatori generali vigenti, fino all'approvazione del PSC, del RUE e del POC cfr. articolo 41, comma 1, la cui lettura, in questi stessi termini prospettata da parte ricorrente nella memoria conclusiva, si rivela corretta precisi che in sede di prima applicazione della presente legge, la revisione dei piani regolatori generali è effettuata attraverso la contemporanea elaborazione del PSC, del RUE e del PSC , di cui è, altresì, consentita l'adozione contestuale cfr. articolo 43, comma 3. 2.4. Così come è, altrettanto, comprensibile e condivisibile che - una volta esaurita la fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema - cessi, invece, qualsiasi ultrattività della disciplina previgente e l'adozione, a regime, dei singoli nuovi strumenti di pianificazione territoriale comporti la peculiare tutela costituita dall'adozione delle soprassessorie misure di salvaguardia, estese anche ai sottordinati strumenti di pianificazione articolo 12 legge regionale 20 . Invero, le due normative a regime e transitoria sono tra loro assolutamente e necessariamente coordinate e complementari, in quanto sorrette da una identica ed unitaria ratio laddove non è possibile una comparazione tra precedente piano regolatore vigente e successiva pianificazione comunale di cui alla legge regionale 20 , se non a compiuta ed integrale sostituzione dell'assetto previgente mediante il complesso sistemico di tutti i nuovi strumenti previsti dalla medesima legge regionale, non è neppure possibile che ognuno di essi entri singolarmente in salvaguardia, difettando omogenei termini di raffronto tra prima e dopo una volta, invece, che questa prima operazione di integrale sostituzione si sia effettivamente compiuta, ogni modifica/aggiornamento/revisione del singolo strumento torna ad essere soggetta alla regola della salvaguardia, giacché allora sì che torna anche a inverarsi il necessario presupposto della perfetta sovrapponibilità tra le diverse versioni, succedentesi nel tempo, del medesimo strumento e, conseguentemente, della materiale confrontabilità tra situazione ex ante ed ex post. 3.1. Altrettanto coerente non può dirsi la disciplina dettata dal Comune di Ravenna, all'atto di adottare, per la prima volta, il proprio PSC e, dunque, in sede di prima applicazione della legge regionale 20/2000. 3.2. Per un verso, infatti, il Comune sembra allinearsi tanto al modello teorico profilato sub 1.2., quanto al modello positivamente disciplinato dal legislatore regionale dell'Emilia-Romagna. Sotto questo profilo, la Relazione al PSC - che quale elaborato PSC1 fa parte integrante del Piano stesso cfr. punto 1 del dispositivo della relativa deliberazione consiliare di adozione 117/05 - è inequivoca nell'esplicitare che in ossequio alla legge regionale 20/2000 il piano regolatore vigente 2003 è articolato in Piano strutturale comunale PSC , Regolamento urbanistico ed edilizio RUE e Piano operativo comunale POC par. 5.1., primo periodo il PRG 2003 punta ad una forte interazione e contestualità del processo di formazione del PSC e del RUE. Ciò allo scopo di rendere operativo il nuovo piano regolatore vigente per la città esistente nel miglior modo e nel più breve tempo possibile par. 5.6., primo periodo . Altrettanto chiaramente la Relazione evidenzia, in più punti del medesimo par. 5.6., il carattere processuale del piano, tale da determinare, rispetto al PRG contemplato dalla legislazione previgente, una innovazione nella capacità conformativa della proprietà si tratta in sostanza - prosegue il par. 5.6. della Relazione - di una della proprietà ai fini edificatori, che inizia con il PSC e si conclude con il POC o con il RUE, quando il livello di definizione del piano consente la formazione di un piano attuativo o il rilascio del permesso di costruire . Ognuno di questi passaggi della Relazione risulta, peraltro, trasfuso o alla lettera cfr. articolo 14, dedicato alla capacità conformativa o nella sostanza cfr. articoli 5 e 16 in altrettante disposizioni delle NTA del PSC. In particolare, l'articolo 5 comma 3 dispone che La disciplina di PSC, di tipo classificatorio, prestazionale, ricognitivo dei diritti edificatori, non è direttamente applicabile, richiedendo ulteriori livelli di definizione nel RUE, per gli interventi diffusi e con basso grado di intensità e complessità della trasformazione di norma soggetti ad attuazione diretta e/o condizionata, e nel POC, per gli altri interventi di norma soggetti ad attuazione indiretta. La disciplina di PSC è dunque finalizzata a stabilire per ciascuna componente di Sistema e di Spazi in cui ora si articola il territorio comunale, ai sensi del comma 1 del medesimo articolo 5 NdE gli obiettivi prestazionali ed i campi di variazione delle previsioni. Le regole delle trasformazioni sono definitivamente disciplinate da1 RUE o dal POC. A sua volta, l'articolo 16, comma 1, così recita Il PSC indica la relazione prevalente tra Spazi, Sistemi o parti di essi e le zone territoriali omogenee di cui al DI 1444/68. Il RUE ed il POC specificano le univoche corrispondenze per ogni singola Componente degli Spazi e dei Sistemi alle suddette zone territoriali omogenee. 3.3. Si tratta di un complesso di enunciazioni di assoluta chiarezza nell'indicare che il PSC non possiede una autonoma capacità conformativa, di talché la definitiva destinazione urbanistica viene impressa alla proprietà solo al termine del processo di formazione di PSC-RUE-POC la disciplina del PSC non è direttamente applicabile, ma si rendono necessarie le ulteriori previsioni di RUE e POC per poter verificare la sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di costruire o per la formazione di un piano attuativo solo in presenza della disciplina definitiva contenuta nel RUE e nel POC è possibile stabilire le esatte, rispettive ed univoche corrispondenze tra la nuova articolazione del territorio comunale in Sistemi e Spazi ciascuno dei quali suddiviso in componenti , stabilita dall'articolo 5 comma 1 delle NTA e le storiche zone territoriali omogenee di cui al DI 1444/68. Si tratta di altrettante condizioni assenza di autonoma capacità conformativa del PSC non diretta applicabilità dello stesso mancanza di una definitiva tavola di corrispondenze tra vecchia e nuova zonizzazione che escludono il ricorso all'istituto della salvaguardia, il quale riposa sull'esigenza di assicurare l'effettività delle previsioni urbanistiche fin dal momento della loro adozione Consiglio Stato, Sezione quarta, 764/05 effettività che, in questo caso, non può ontologicamente essere garantita alle statuizioni PSC, prive come sono di un sufficiente grado di definizione. Sarebbe, pertanto, ragionevole attendersi il necessario adeguamento comunale alla disciplina transitoria della legge regionale 20/2000 che, consapevole di un simile difetto di effettività in capo al solo PSC, impone ai Comuni di dare attuazione alle previsioni contenute nei vigenti piani regolatori fino alla approvazione del PSC del RUE e del POC , dal cui solo insieme tale effettività può scaturire. Così, invece, non è. 3.4. Infatti, nel delineare la propria disciplina transitoria, il PSC entra in contraddizione sia con se stesso e cioè con le enunciazioni sopra riassunte sub 3.3. , sia con le norme transitorie di cui ai più volte citati articoli 41 e 43 legge regionale 20/2000, disponendo quella che i ricorrenti definiscono con un termine autosalvaguardia , sul quale il Collegio deve nuovamente convenire. E' lo stesso par. 5.6. della Relazione il cui incipit è già stato riportato sub 3.2. a precisare in prosieguo che dal momento che la contestualità di formazione non potrà comunque evitare un periodo, se pur breve, di tempo durante il quale il RUE non sarà vigente dall'adozione del PSC all'adozione del RUE , il PSC determina una disciplina transitoria immediatamente applicabile in tutti quei casi nei quali il proseguimento dell'applicazione integrale della disciplina del piano regolatore vigente in vigore è considerato inadeguato al mantenimento ed alla promozione della città esistente. Si tratta di una disciplina di salvaguardia per non compromettere le previsioni del PSC prima dell'entrata in vigore del RUE il medesimo par. 5.6. si chiude, poi, con la frase una normativa transitoria, in attesa dell'approvazione dei POC e dei RUE, consente di evitare situazioni di vuoto normativo . Il precipitato di queste intenzioni programmatiche è, poi, rappresentato dall'articolo 15 delle NTA, intitolato Norme transitorie . 3.5. In ordine a queste proposizioni della Relazione, il Collegio osserva innanzitutto che esse muovono da un presupposto erroneo, ossia, l'esistenza di un vuoto normativo in attesa dell'approvazione dei POC e dei RUE al contrario e come già più volte osservato, la legge regionale 20/2000 si è preoccupata di evitare qualsiasi deficit regolativo nel periodo di transizione dal vecchio al nuovo impianto urbanistico ed ha approntato - per il periodo intertemporale necessario all'approvazione di tutti e tre i nuovi strumenti PSC-RUE-POC - una soluzione esattamente opposta cioè il perdurare delle previsioni dei piano regolatore vigente vigenti a quella prefigurata dal par. 5.6. e positivamente tradotta in Norme di attuazione dal citato articolo 15 cioè, viceversa, il blocco immediato ed in via di salvaguardia dell'applicazione della disciplina del piano regolatore vigente in vigore, allo scopo di non compromettere le previsioni del PSC adottato . Il che non costituisce solamente una contraddizione logica con i propri precedenti enunciati o una scelta ultra vires dettata da ragioni di politica urbanistica, ma integra un insanabile contrasto con il dettato di espresse disposizioni legislative regionali i plurimenzionati articoli 41, comma 1 e 43, comma 3 legge regionale 20/2000 . 4.1. Onde sottrarsi a tale situazione di contraddittorietà logico-giuridica, la difesa del Comune pone in campo, nelle memorie 8 novembre 2005 e 30 marzo 2006, i seguenti argomenti sussisterebbe la necessità di rispettare l'articolo 9.4. delle NTA del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale PTCP , il quale prevede che i Comuni debbano ridurre la crescita urbana nei centri dotati soltanto di alcuni servizi minimi limitare di norma lo sviluppo urbano esclusivamente alle opportunità offerte dal recupero degli insediamenti esistenti mentre l'intervento urbanistico di interesse dei ricorrenti insediamento di tipo residenziale, con capacità ricettiva pari a 120 abitanti equivalenti sarebbe in contrasto con tali indirizzi del PTCP l'interpretazione dell'articolo 41 legge regionale 20/2000 non potrebbe essere avulsa dal contesto generale della legge regionale medesima e non potrebbe, quindi, prescindere dalla immediata applicazione dell'articolo 12 della legge stessa, cui l'articolo 15 delle NTA sarebbe coerente infine, viene fatto richiamo alla giurisprudenza del Consiglio di Stato Sezione quarta, 4004/05 in ordine alla natura ed al valore del PSC. 4.2. Quanto all'argomento sub 1 , il Collegio osserva che esso si fonda su di una palese forzatura del dato letterale della norma invocata, la quale, anche nel testo del PTCP approvato il 28 febbraio 2006, si limita a stabilire comma 1 che nella formazione e aggiornamento degli strumenti urbanistici generali i Comuni perseguano gli obiettivi relativi all'evoluzione del sistema insediativo illustrati nella Relazione del PTCP . In particolare - prosegue il comma 2 - si richiede ai Comuni una serie di valutazioni e previsioni, nonché quella riduzione della crescita urbana, richiamata dalla difesa comunale. La forzatura evidente, operata dalla medesima difesa, consiste nell'attribuire un valore cogente/prescrittivo nel senso che i Comuni debbano osservarla ad una disposizione dal carattere meramente indicativo/programmatico significativo, al riguardo, l'uso della locuzione si richiede al successivo comma 2 e che, come tale, non può che rientrare nella categoria degli indirizzi volti a fissare obiettivi per la predisposizione dei piani sottordinati , i quali conservano ambiti di discrezionalità nella specificazione e integrazione delle proprie previsioni e nell'applicazione dei propri contenuti alle specifiche realtà locali , di cui alla lett. a dell'articolo 11 legge regionale 20/2000. L'argomento deve, pertanto, essere disatteso. 4.3. Analoga sorte non può che spettare, alla stregua delle antitetiche considerazioni che il Collegio ha sin qui svolto, all'argomento sub 2, tendente a vanificare in radice l'autonoma applicabilità e dunque lo stesso senso e significato delle norme transitorie dettate dalla legge regionale 20/2000, che, nella prospettazione del Comune, dovrebbero cedere comunque il passo alla immediata applicazione della disposizione a regime di cui all'articolo 12. Risulta, poi, sotto questo profilo davvero sintomatico che il Comune rivendichi la conformità delle norme transitorie del proprio PSC non a quelle espressamente transitorie di cui agli articoli 41 e 43 legge regionale 20/2000, bensì a quelle a regime di cui all'articolo 12. 4.4. Infine, non conferente si rivela il richiamo al precedente giurisprudenziale n. 4404/2005 del Consiglio di Stato invero, si tratta di decisione non di merito, ma relativa allo speciale rito del silenzio ante leggi 15 e 80/2005 , resa in sede di appello avverso pronuncia della Sez. I di questo Tar, che aveva ritenuto idonea a rimuovere l'inerzia del Comune di Rimini l'adozione del PSC. Nel confermare la statuizione del giudice di prime cure, il Consiglio di Stato si è limitato a riportare il primo comma dell'articolo 28 legge regionale 20/2000 e a far leva sul principio della perequazione stabilito dall'articolo 7 della legge medesima per evidenziare come l'area del ricorrente possedesse, comunque, una suscettibilità edificatoria da gestire nell'ambito della disciplina del comparto di riferimento , tale da far ritenere che l'area stessa non fosse più nella condizione di assenza di disciplina urbanistica. Come si può ben vedere, le due fattispecie sono affatto diverse ed in ogni caso non è dato evincere dalla decisione del Consiglio di Stato l'affermazione di principi in grado di orientare diversamente il percorso argomentativo sin qui seguito dal Collegio. 5.1. Al termine del quale percorso, occorre concludere per la fondatezza del primo mezzo di impugnazione, con cui si deduce la violazione degli articoli 41 e 43 legge regionale 20 e la falsa applicazione dell'articolo 12 della stessa legge. 5.2. Piuttosto, va meglio precisata la portata oggettiva di tale declaratoria di fondatezza, ai fini di selezionare quali degli atti e disposizioni - nei cui confronti si veda l'elencazione sub A dell'atto introduttivo del giudizio le censure vengono espressamente appuntate - debbano sopportarne le conseguenze in chiave di illegittimità. Sotto questo profilo, non v'è dubbio che la suddetta declaratoria infici di illegittimità nella sua intierezza il provvedimento dirigenziale 13 luglio 2005, applicativo delle misure di salvaguardia, ex articolo 12 legge regionale 20/2000, sulla domanda di approvazione del PUA S. Stefano, presentata dai ricorrenti il 22 giugno 2005. Nella predetta elencazione si fa, poi, riferimento agli articoli 14, 15 e 16 delle NTA del PSC, anche se - nell'esposizione del motivo - oggetto di censura risulta principalmente e sostanzialmente il solo articolo 15, essendo contestati in funzione ad esso complementare i predetti articolo 14 e 16 nei quali, nel corso delle considerazioni in precedenza esposte, non si è riscontrata la sussistenza di alcuno dei vizi all'esame, cosicché, in forza delle stesse considerazioni, deve essere sanzionato di illegittimità il solo articolo 15 delle NTA, recante le norme transitorie del PSC. Infine, l'impugnazione della determinazione interpretativa dirigenziale 24 agosto 2005 risulta effettuata in via tuzioristica per quanto occorrer possa tale atto non è tuttavia, in grado di produrre alcuna concreta, autonoma ed ulteriore lesione alla posizione soggettiva dei ricorrenti, non solo perché successivo a quelli da cui discende, nella presente vicenda, l'applicazione della salvaguardia in relazione alla loro domanda ma anche perché, in futuro, risulterebbe comunque destituito di incidenza lesiva nei loro confronti, stante la caducazione - per effetto della presente pronuncia - di quell'articolo 15 NTA, cui si riferisce l'unica porzione di precisazione interpretativa che li può riguardare. 5.3. Nella identica violazione delle norme transitorie di cui alla legge regionale 20/2000 incorre, poi, l'articolo 1 delle NTA, laddove - in aperto contrasto con l'articolo 43, comma 3 della legge medesima - attribuisce al solo PSC valenza di Variante generale sostitutiva del piano regolatore vigente in vigore, mentre detta disposizione legislativa stabilisce che la revisione dei piani regolatori generali è effettuata attraverso la contemporanea elaborazione del PSC, del RUE e del POC. Anche l'articolo 1 merita, pertanto, la sanzione dell'annullamento, in accoglimento del secondo mezzo di impugnazione. 5.4. Con il suddetto mezzo di impugnazione i ricorrenti hanno espressamente dedotto - come riportato nell'esposizione in fatto che precede - la non immediata applicabilità del PSC, richiedendosi a tal fine, ulteriori livelli di definizione nel RUE e nel PSC. Nella stessa direzione vanno, altresì, le considerazioni qui svolte sub 3.3., in ordine alla non diretta applicabilità del PSC e alla non ravvisabilità di una sua autonoma capacità conformativa, considerazioni che hanno indotto il Collegio ad escludere la possibilità di far ricorso all'istituto della salvaguardia, che riposa, viceversa, sull'esigenza di assicurare l'effettività delle previsioni urbanistiche fin dal momento della loro adozione ma se i contenuti del PSC sono privi di quella capacità conformativa, effettività ed immediata applicabilità che giustificano l'adozione delle misure di salvaguardia, essi non possiedono neppure quel grado di incisività sufficiente ad arrecare una concreta lesione alla sfera giuridica dei ricorrenti, lesione che potrà considerarsi integrata secondo la menzionata prospettazione dei ricorrenti solo ad intervenuta adozione di RUE e POC, cioè al compimento del processo di definizione della nuova strumentazione urbanistica comunale, integralmente sostitutiva dell'attuale PRG. Se così è, i ricorrenti non possono, dunque, contemporaneamente contestare il valore di Variante generale di piano regolatore vigente attribuito dal Comune al PSC, facendo leva sulla sua non immediata applicabilità secondo motivo e poi impugnarne le determinazioni che li riguardano, siccome concretamente lesive terzo motivo , perché l'una pretesa esclude l'altra cosicché, una volta riconosciuta la fondatezza della prima deduzione, non resta al Collegio che constatare l'inevitabile inammissibilità della diretta impugnazione del PSC, per difetto di interesse concreto ed attuale ex articolo 100 Cpc interesse, ripetesi, che tale diventerà solo ad avvenuta adozione anche di POC e RUE . Il terzo motivo di ricorso, che sorregge detta impugnazione in parte qua , deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile. 5.5. Da ultimo, il quarto motivo invoca il principio dell'affidamento in relazione al PUA presentato tuttavia, dal suo esame si può prescindere, in considerazione della espressa deduzione in via subordinata e del disposto accoglimento delle censure principali , relative alle misure soprassessorie adottate dal Comune nei confronti del PUA stesso. 6. Conclusivamente, il ricorso va accolto nei limiti che precedono e, per l'effetto, va disposto l'annullamento dei seguenti atti provvedimento dirigenziale 13 luglio 2005, n. 51060/05 articoli 1 e 15 delle NTA del PSC, adottato con deliberazione consiliare n. 117 del 23 giugno 2005. La novità e peculiarità delle questioni trattate e lo stesso esito della controversia consentono di disporre la compensazione, tra le parti costituite, delle spese di lite. PQM Il Tar per l'Emilia Romagna, Sezione seconda, accoglie, nei sensi e nei limiti di cui in motivazione, il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, annulla il provvedimento dirigenziale 13 luglio 2005, n. 51060/05 gli articoli 1 e 15 delle NTA del PSC, adottato con deliberazione consiliare n. 117 del 23 giuigno 2005. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. 8