Finti esattori, finti finanzieri, riviste ""fantasma"": vecchie truffe ancora funzionanti

L'Agenzia delle Entratre mette in guardia i cittadini dagli imbrogli sempre gli stessi ma evergreen che si fondano sulla naturale e a volte eccessiva sottomissione con la quale si accolgono, in negozio o altrove, quelli del Fisco

Quando la voce dall'altra parte del filo del telefono l'interlocutore borbotta qualcosa che somiglia alle parole ufficio delle entrate , controllo fiscale , esattoria , imposte anche il cittadino più probo rizza le antenne e accentua la propria attenzione. Anche l'azienda più efficiente, il commerciante più onesto, il professionista più attento, sanno perfettamente che un controllo approfondito, magari squisitamente formale, potrebbe accertare che si è davvero in regola soltanto al novantanove per cento. Sarà probabilmente per questa ragione - e per una spesso innata predisposizione ad una eccessiva disponibilità a far tornare i conti - che ancor oggi molti abboccano a truffe che risalgono all'epopea dei furbi, talvolta celebrata in numerosi film - comici e no - dell'immediato dopoguerra. Tra le più classiche c'è l'abbonamento proposto a fantomatiche pubblicazioni che poi magari esistono ma sono del tutto irrilevanti dal punto di vista del contenuto che vengono presentate come emanazione, diretta o indiretta, di uffici del Fisco, della Guardia di Finanza o, ancor più banalmente, destinate a chiarire ai contribuenti i comportamenti più virtuosi pubblicazioni che - garantisce l'interlocutore che propone la sottoscrizione, talvolta anche solo telefonicamente con la velocità dei venditori da call center - data la contiguità millantata con gli Uffici finanziari e le autorità competenti, certamente garantiscono un occhio di riguardo per tutti gli amici, quali evidentemente sono gli abbonati, tanto più se sostenitori quelli che pagano un sovrapprezzo sull'abbonamento, aumento richiesto per aiutare qualche altrettanto fantomatico fondo per orfani e vedove o buone cause assimilabili . Ebbene, questo tipo di abbonamenti ancora trova clienti, soprattutto tra gli artigiani e presso le piccole e medie imprese. Ma non solo. C'è anche chi abbocca a sedicenti esattori a domicilio che chiedono denaro al momento di notifiche finte fatte a nome del fisco. A lanciare un rinnovato allarme affinché i cittadini siano particolarmente attenti e non cadano in tranelli di questo genere, è proprio l'Agenzia delle Entrate che ha ricevuto moltissime segnalazioni persino di visite di incaricati che si spacciano per incaricati dell'agenzia stessa. Ci sono anche truffe di bassissimo profilo, come i finti corrieri-espresso che, consegnando una busta priva di intestazioni, la presentano come una comunicazione per conto dell'Amministrazione fiscale e chiedono dieci euro di spese qualificate come a carico del destinatario a chi accetta, quindi, oltre il timore generico della voce del Fisco che si fa sentire, tocca anche pagare quello che poi si rivelerà un foglio bianco. L'Agenzia delle Entrate tiene a precisare, in proposito, che il servizio che porta le brutte notizie , ovvero la notifica di cartelle di pagamento, atti di accertamento e altri documenti simili - sia tramite un messo notificatore sia attraverso il servizio postale per via raccomandata - è, se non altro, completamente gratuito, almeno nel senso che non bisogna pagare alcunché all'incaricato della consegna. Non bastassero le truffe ormai classiche, ora anche per via telematica c'è chi tenta di spillar soldi con un sistema altrettanto noto le cosiddette catene di Sant'Antonio , spendendo come garante della bontà dell'iniziativa nome e cognome di un funzionario vero, quanto inconsapevole dell'Agenzia delle Entrate. Che, dopo qualche mese in cui i centralini hanno ricevuto migliaia di telefonate per parlare con il testimonial dell'iniziativa - che assicurava quanto fosse valida, vantaggiosa e assolutamente lecita - ha deciso di dire basta. Il caso, per chi non lo conoscesse, è quello di una e-mail a firma di una funzionaria romana delle Entrate, con tanto di logo dell'Agenzia pubblica nell'intestazione nella quale si afferma che inviando un certo numero di messaggi di posta elettronica ad amici e parenti - al fine di collaudare nuove funzionalità sperimentali del client di posta integrato sotto Windows - la Microsoft, grazie alla generosità di Bill Gates in persona, provvederà ad accreditare un tot per messaggio. Sembra strano che qualcuno possa crederci, eppure migliaia di persone, da mesi, rilanciano il messaggio. E poi, quando Microsoft non paga, prima protestano con il gigante del software e poi cercano, ragionevolmente per contestarne l'inaffidabilità, la funzionaria delle Entrate che ha firmato il primo anello poi moltiplicato della catena. La funzionaria, come detto, esiste il centralino non le passa più chiamate dall'esterno, forse ha anche un nuovo numero passante ma ancora oggi arrivano telefonate ogni giorno. Ora l'Agenzia, a parte la continua replica di smentite, rivolge un appello pur di non subire l'assedio telefonico chiunque riceva e-mail simili le cestini direttamente. m.c.m.