Organi e responsabili di prevenzione e trasparenza: ecco “l’esercito” per combattere la corruzione

La legge n. 190/2012, recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione è entrata in vigore il 28 novembre 2012, e con essa sono stati introdotti numerosi strumenti per la prevenzione e la repressione del fenomeno corruttivo e sono stati individuati i soggetti preposti ad adottare iniziative in materia. A dettare le istruzioni operative, invece, ci ha pensato la Funzione Pubblica con la circolare n. 1/2013 del 25 gennaio scorso.

Prima di tutto va sottolineato che la competenza in materia art. 1, comma 2, legge n. 190/2012 , è della Commissione Indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l'Integrità delle amministrazioni pubbliche C.I.V.I.T. . La stessa legge ha anche previsto la possibilità per la Commissione di avvalersi della Guardia di finanza e dell'Ispettorato della funzione pubblica al fine di svolgere indagini e accertamenti. Il P.N.A. viene approvato dalla C.I.V.I.T Un rilevante ruolo in materia viene assegnato anche al Dipartimento della funzione pubblica. Il Dipartimento svolge principalmente un ruolo propositivo e di coordinamento dell' attuazione delle strategie di prevenzione e contrasto della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione elaborate a livello nazionale ed internazionale e predispone il P.N.A., Piano Nazionale Anticorruzione, che viene trasmesso ed approvato dalla C.I.V.I.T Sono 3 i soggetti da cui derivano le strategie di prevenzione e contrasto della corruzione. Il primo è il Comitato interministeriale, che ha il compito di fornire indirizzi attraverso l'elaborazione delle linee guida il secondo è il Dipartimento della funzione pubblica, che opera come soggetto promotore delle strategie di prevenzione e come coordinatore della loro attuazione e, infine, la C.I.V.I.T., che, in qualità di autorità nazionale anticorruzione, svolge funzioni di raccordo con le altre autorità ed esercita poteri di vigilanza e controllo per la verifica dell'efficacia delle misure di prevenzione adottate dalle amministrazioni nonché sul rispetto della normativa in materia di trasparenza . La corruzione è intesa in maniera ampia. Il concetto di corruzione si legge nella circolare n. 1/2013 della Funzione Pubblica - deve essere inteso in senso lato, come comprensivo delle varie situazioni in cui, nel corso dell'attività amministrativa, si riscontri l'abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati . Questo vuol dire che le situazioni rilevanti sono più ampie della fattispecie penalistica - disciplinata negli artt. 318 corruzione per un atto di ufficio , 319 corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio e 319 ter corruzione in atti giudiziari , c.p. - e sono tali da comprendere non solo l'intera gamma dei delitti contro la pubblica amministrazione disciplinati nel Titolo II, Capo I, del codice penale , ma anche le situazioni in cui - a prescindere dalla rilevanza penale ci sia un malfunzionamento dell'amministrazione a causa dell'uso a fini privati delle funzioni attribuite. La legge non contiene una regola rigida. L'art. 1, comma 7, della legge n. 190/2012 prevede la nomina nell'ambito delle pubbliche amministrazioni del responsabile della prevenzione della corruzione l'organo di indirizzo politico individua, di norma tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio, il responsabile della prevenzione della corruzione . Negli enti locali, il responsabile della prevenzione della corruzione è individuato, di norma , nel segretario, salva diversa e motivata determinazione. Insomma, la legge non contiene una regola rigida ma, al contrario, secondo la Funzione Pubblica, con l'espressione di norma si ammette una certa flessibilità che consente di scegliere motivate soluzioni gestionali differenziate, giustificate dalle specificità organizzative . Il responsabile è considerato il soggetto in grado di far girare il meccanismo della prevenzione nell'ambito dell'amministrazione. La scelta, tuttavia, è importante che ricada su un dirigente che si trovi in una posizione di relativa stabilità. Questo per evitare che la necessità di intraprendere iniziative penetranti nei confronti dell'organizzazione amministrativa possa essere compromessa anche solo potenzialmente dalla situazione di precarietà dell'incarico. Inoltre, al responsabile deve essere assicurato un adeguato supporto assegnazione di appropriate risorse umane, strumentali e finanziarie, nei limiti della disponibilità di bilancio. In caso di inadempimento, il responsabile della prevenzione della corruzione è responsabile. Chiaramente al responsabile vengono attribuiti svariati compiti, elencati dalla stessa circolare n. 1, ma ciò che più rileva è il fatto che sono previste consistenti responsabilità in caso di inadempimento la mancata predisposizione del piano e la mancata adozione delle procedure per la selezione e la formazione dei dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione, costituiscono elementi di valutazione della responsabilità dirigenziale art. 1, comma 8, l. n. 190/2012 . Deve essere designato anche il responsabile della trasparenza. Altra figura importante per la lotta alla corruzione è il responsabile della trasparenza, designato da ciascuna amministrazione. In pratica il referente dell'intero processo di realizzazione di tutte le iniziative volte, nel loro complesso, a garantire un adeguato livello di trasparenza, nonché la legalità e lo sviluppo della cultura dell'integrità . Altre informazioni sono reperibili sul sito del Dipartimento. La circolare fa presente che in una apposita sezione del sito del Dipartimento anticorruzione vengono fornite anche informazioni circa la costituzione ed i lavori del Comitato interministeriale e lo sviluppo dei lavori per l'elaborazione del Piano Nazionale Anticorruzione.

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