Ricostruire un vano (che al catasto non c'è più) è abusivismo

Il fatto che in una planimetria di mezzo secolo prima esso esistesse è irrilevante. Il suo ripristino è da considerare come una nuova opera e quindi necessita di autorizzazione

È legittimo l'ordine di demolizione emanato da un Comune in seguito alla ricostruzione, da parte del proprietario di un immobile, di un vano inesistente nelle planimetrie catastali al momento dell'acquisto dell'immobile stesso. A nulla rileva la circostanza che il vano in questione esistesse in precedenza, come dimostrabile attraverso planimetrie catastali di epoca anteriore. La sua eliminazione - evidentemente aggiornata anche presso gli uffici catastali - rende il ripristino una nuova opera. E dunque, in assenza di autorizzazione, si tratta di opera abusiva. Lo ha chiarito la terza sezione del Tribunale amministrativo per la Toscana respingendo con la sentenza qui leggibile come documento correlato il ricorso dei proprietari di un immobile che chiedevano l'annullamento di un ordine di demolizione emesso dal Comune di Lucca. Il vano - abusivo, secondo l'ente locale - era preesistente all'acquisto dell'immobile da parte dei ricorrenti che, a riprova, esibivano una planimetria risalente al 1940. Tuttavia nel 1989 - anno delle planimetrie catastali prodotte agli atti - non ve ne era più traccia. Ne consegue, annotano i giudici amministrativi, che una sua eventuale ricostruzione sarebbe stata necessariamente soggetta a concessione una volta verificata la sua compatibilità con le norme vigenti. La ricostruzione, in assenza di un titolo autorizzativo, è quindi abusiva ed è legittimo dunque l'ordine di demolizione emanato dal Comune. m.c.m.

Tar Toscana - Sezione terza - sentenza 10 novembre 2005-30 maggio 2006, n. 2598 Presidente Lazzeri - Relatore Cerioni Ricorrente Chicca ed altri Fatto e diritto 1. I ricorrenti, proprietari di un immobile sito in Lucca, posto a ridosso della chiesa di S. Cristoforo, impugnano l'ordine di demolizione di un vano che il Comune di Lucca ritiene abusivo. I ricorrenti sostengono che il predetto vano era preesistente al loro acquisto, come risulterebbe da una planimetria catastale del 1940, e che si sarebbero limitati a sostituire alcune parti fatiscenti e a ripulirlo. Di conseguenza l'ordine sarebbe illegittimo poiché il locale non sarebbe nuovo, le modifiche apportate sarebbero riconducibili alla mera manutenzione. Si è costituito il Comune che reputa infondato il ricorso. 2. Secondo il Collegio la circostanza che il locale oggetto dell'ordine di demolizione fosse indicato in una planimetria catastale del 1940 non assume carattere decisivo, ove si consideri che nel 1994, allorchè venne richiesta l'autorizzazione per la posa di una grata metallica, i documenti e le foto allegate dai ricorrenti non rappresentano come esistente il locale, così come le planimetrie catastali del 1989 agli atti. Il fatto che il locale del 1940 non fosse più esistente nel 1989, e nel 1994, comporta che una sua eventuale ricostruzione fosse necessariamente soggetta a concessione una volta verificata la sua compatibilità con la normativa vigente in quel momento. La sua ricostruzione in assenza di un titolo non può ritenersi pertanto legittima, e correttamente il Comune ne ha ordinato la demolizione. Il ripristino comporterà la demolizione di quanto costruito abusivamente salvo la grata metallica nei limiti e modi in cui fu autorizzata, se ed in quanto a suo tempo posta in opera. Il ricorso pertanto va respinto le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo. PQM Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione terza, definitivamente pronunciando respinge il ricorso in epigrafe. Condanna i ricorrenti a rifondere le spese al Comune resistente nella misura di euro 1.500,00. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 / 3 Ric. n. 777/1996