Ok valutare i redditi illeciti, ma la sentenza di condanna deve essere irrevocabile

Nessun automatismo deve essere utilizzato nella valutazione delle condizioni per l’ammissione al gratuito patrocinio. Il beneficio, infatti, non può essere negato se il richiedente è stato condannato per un reato da cui ha tratto un ingente profitto illecito e la sentenza non è ancora divenuta irrevocabile.

Lo ha sottolineato la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 18591/2013, depositata lo scorso 24 aprile. La fattispecie. Negata l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato avanzata da un imputato. Niente di strano in realtà, se non fosse che i giudici di merito sono giunti a tale decisione basandosi sulla condanna in primo grado - per cui non era intervenuta al riguardo sentenza irrevocabile - in ordine alla rapina, con provento di 27.500 euro. Secondo i giudici, infatti, tale illecito profitto è ostativo all’accoglimento della domanda e proietta i suoi effetti sui due anni trascorsi dalla consumazione del reato . Violato il principio di non colpevolezza. L’imputato si rivolge dunque alla Corte di Cassazione, riuscendo ad ottenere l’annullamento del provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale per nuovo esame. Gli Ermellini hanno infatti ricordato che non vi è una corrispondenza biunivoca tra il reddito rilevante ai fini dell’ammissione al beneficio del gratuito patrocinio e quello dichiarato o accertato ai fini fiscali , di conseguenza, ai fini dell’accoglimento della domanda di ammissione al gratuito patrocinio, rilevano anche i redditi da attività illecite ovvero i redditi per i quali è stata elusa l’imposizione fiscale Cass., n. 386/1998 . L’indagine sui redditi non può avvalersi di automatismi. D’altro canto, però, con la sentenza n. 18591, la Cassazione sottolinea che, tuttavia, l’indagine sui redditi richiede la disamina della fattispecie concreta e, oltretutto, non può far leva su sentenze non irrevocabili, tanto più nei casi in cui, come quello in esame, la pronunzia riguardi proprio il procedimento cui si riferisce la richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato .

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 20 febbraio 24 aprile 2013, n. 18591 Presidente Brusco Relatore Blaiotta Motivi della decisione 1. Il Tribunale di Pisa ha respinto l'opposizione avverso il provvedimento col quale il Gip dello stesso Tribunale ha rigettato la richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato avanzata da S.A 2. Ricorre per cassazione il richiedente deducendo diversi motivi. 2.1 Con il primo motivo si lamenta che, attribuendo rilievo ai fini del computo del reddito al provento della rapina cui si riferisce la domanda di ammissione al gratuito patrocinio, il giudice di merito ha violato il principio di non colpevolezza, non essendo intervenuta al riguardo sentenza irrevocabile. Non si è dunque in presenza di una presunzione semplice. 2.2 Con il secondo motivo si deduce che il provvedimento impugnato non compie alcuna analitica concreta valutazione sul fatto e sulla situazione residuale e trascura pure che si è in presenza di un reato concorsuale. 2.3 Con l'ultimo motivo si espone che incongruamente si è esteso nel tempo il rilievo ostativo del presunto reddito illecito. 3. Il ricorso è fondato. Effettivamente il giudice di merito ha respinto la richiesta di cui si discute traendo argomento dalla circostanza che il richiedente è stato condannato in primo grado in ordine alla rapina contestatagli, commessa nel OMISSIS , con un provento di 27.500 Euro. Se ne è desunto che tale profitto illecito è ostativo all'accoglimento della domanda e proietta i suoi effetti sui due anni trascorsi dalla consumazione del reato. Tale apprezzamento va censurato. Come già condivisibilmente ritenuto ripetutamente da questa Corte, nella determinazione del reddito, da valutarsi ai fini dell'individuazione delle condizioni necessarie per l'ammissione al gratuito patrocinio, non si fa pedissequa applicazione della disciplina dell'IRPEF, non essendo in questione un'imposta da pagare bensì di peculiare istituto che attribuisce rilevanza anche a redditi non assoggettabili ad imposta ma indicativi delle condizioni personali, familiari e del tenore di vita dell'istante sul punto la sentenza della Corte Costituzionale in data 17-3-1992 n 144 Cass. IV, 15 aprile 2008, 239893 Cass. IV, 15 dicembre 2008, Dimitrova . Tale interpretazione è aderente alle peculiari finalità della disciplina in esame, che trovano conferma nel terzo comma del detto art. 76, che considera rilevanti anche i redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte ovvero ad imposta sostitutiva. Un'ulteriore conferma delle peculiarità della disciplina e della valutazione demandata al giudice perviene dall'art. 96, comma 2, del ridetto d.P.R. il magistrato respinge l'istanza se vi sono fondati motivi per ritenere che l'interessato non versa nelle condizioni di cui agli artt. 76 e 92, tenuto conto del tenore di vita, delle condizioni personali e familiari, e delle attività economiche eventualmente svolte . Del resto anche la citata giurisprudenza costituzionale ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 3 e 5 l. 30 luglio 1990, n. 217 Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti , ed ha chiarito che non vi è una corrispondenza biunivoca tra il reddito rilevante ai fini dell'ammissione al beneficio del gratuito patrocinio e quello dichiarato o accertato ai fini fiscali, perché ai fini della legge impugnata rilevano anche redditi che non sono stati assoggettati ad imposta vuoi perché non rientranti nella base imponibile, vuoi perché esenti, vuoi perché di fatto non hanno subito alcuna imposizione quindi rilevano anche i redditi da attività illecite ovvero i redditi per i quali è stata elusa l'imposizione fiscale v anche C. cost., 27 novembre 1998, n. 386 . Ciò ha fondato la consolidata giurisprudenza di questa Suprema Corte in ordine alla possibilità di utilizzazione di presunzioni semplici ed alla struttura indiziaria dell'apprezzamento demandato al giudice di merito in ordine alla condizione economica di chi richiede l'ammissione al beneficio in esame ad es. Cass. IV, 14 ottobre 2008, Zara . Tra le presunzioni rilevano anche le condanne per reati dalle quali possa inferirsi l'esistenza di redditi illeciti, come pure costantemente ritenuto da questa Corte di legittimità. Si è ripetutamente chiarito da un lato che occorre si sia in presenza di condanna definitiva e dall'altro che la presunzione è appunto semplice e deve confrontarsi con le peculiarità del caso concreto. Tale approccio trova indiretta conferma nella Legge 24 luglio 2008 n. 125 che per le persone condannate per alcuni gravi reati ha introdotto una presunzione di reddito superiore a quello di legge. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 139 del 16 aprile 2010, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 76, comma 4-bis, d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115 nella parte in cui, stabilendo che il reddito dei soggetti già condannati con sentenza definitiva per i reati indicati nella stessa norma si ritiene superiore ai limiti previsti per l'ammissione al patrocino a spese dello Stato, non ammette la prova contraria. La Corte, pur dando atto del lodevole intento perseguito dal legislatore di evitare che soggetti in possesso di ingenti ricchezze, acquisite con attività delittuose prevalentemente riconducibili alla criminalità organizzata, possano paradossalmente fruire del beneficio dell'accesso al patrocinio a spese dello Stato, riservato, per dettato costituzionale ai non abbienti , ha tuttavia ricordato che la presunzione assoluta del possesso di un reddito superiore a quello minimo previsto dalla legge, non consentendo la prova del contrario, oltre a rendere inutili e irrilevanti eventuali indagini del giudice, è irragionevole in quanto preclude la prova contraria. Risulta dunque rafforzato il principio che l'indagine sui redditi non può comunque avvalersi di automatismi, richiede la disamina della fattispecie concreta e non può far leva su sentenze non irrevocabili, tanto più quando, come nel caso in esame la pronunzia riguardi proprio il procedimento cui si riferisce la richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Tale soluzione, infatti, vulnera la presunzione di non colpevolezza e di fatto conduce all'esito irrazionale di escludere dalla fruizione del beneficio di cui si discute le persone imputate di reati che implichino comunque qualche rilevante profitto. Il provvedimento impugnato va quindi annullato con rinvio per nuovo esame alla luce di principi sopra esposti. P.Q.M. Annulla il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di Pisa per nuovo esame.