La difesa è legittima, l’informazione è scadente

A margine della riforma dell’istituto della legittima difesa, sulla quale appaiono utili alcuni spunti, è doverosa una riflessione sul come vengono riportate le notizie relative alla giustizia, al fine dichiarato di segnalare alcune mistificazioni che non tutta l’informazione propone.

Attualità. La riforma della legittima difesa ha fatto un passo avanti, approdando al Senato. Ne danno notizia tutti indistintamente i media, di ogni tipo, ma ne danno notizia in modo corretto? Direi proprio di no, e per numerose elementari ragioni di fatto e di diritto come si scrive negli atti e nelle sentenze . Non tutti dicono il vero su quello che la riforma ha previsto e nemmeno sui meccanismi di funzionamento di questa esimente, in particolare sulle storture applicative facilmente pronosticabili, in ragione della volontà di tassativizzare situazioni che probabilmente non hanno connotati distintivi idonei a farne motivo di una disciplina ad hoc . L’informazione sulla riforma è intrisa di commenti faziosi, polarizzata sugli slanci emotivi. Di più, proviamo a scoperchiare il vaso di Pandora e vedere quanto spesso l’informazione proponga evoluzioni o involuzioni rispetto ai dati di realtà tutt’altro che commendevoli il caso della legittima difesa è solo la punta dell’iceberg. Cominciamo dai classici. La cattiva informazione, per tradizione, si esprime al meglio nel campo del diritto. È nota la consuetudine di impiegare in ambito giornalistico, e di media in generale, il sintagma reato penale . Poche righe sul deficit culturale emergente, che in questo caso diventa un grosso e grossolano strafalcione linguistico/semantico il reato è indefettibilmente penale non esiste reato che non sia di natura penale la qualifica penale non ha alcun senso per il reato, perché il reato lo scrivono i manuali spesso alle prime righe è quell’illecito sanzionato con pena ancora, la connotazione del reato che corrisponde al termine penale attiene alla sua identità, alla quidditas . Mutatis mutandis , qualcuno parlerebbe mai di mattina mattutina o di sera serale? Evidentemente no. Purtroppo, i tentativi di rimediare a questo mal costume si ripetono regolarmente nel tempo, ma non hanno presa su molti protagonisti dell’informazione, che probabilmente spezzo una lancia in loro favore commettono questo errore anche per dare maggior enfasi alle proprie parole quanto a dire il reato è già un fatto grave come tutti sanno ma se è penale lo è ancor di più. Ma i motivi si sa non sempre sono giustificazioni, e dunque non va in alcuna misura avallato questo modo di fare disinformazione, a fortiori nei casi in cui se ne rendano protagonisti professionisti che hanno maggior dimestichezza con l’ambito giuridico e giudiziario. Una fenomenologia molto ricca. Molta attenzione e grande interesse caratterizzano i problemi della giustizia, né potrebbe essere diversamente in una società profondamente ingiusta, come la nostra. Ben si comprende, pertanto, che i media non seguano solo la cronaca giudiziaria, ma anche il sentire comune, e siano talvolta sedotti dalla tentazione di cavalcare le emozioni in modo strumentale. Mi accingo a proporre delle esemplificazioni non recentissime per fugare il pericolo di letture troppo emotive. I fatti di eutanasia dei mesi scorsi hanno evidenziato un corto circuito tra informazione ed improvvisazione, forse perché involgono profili di bioetica e di giustizia in senso stretto, sui quali tutti si sentono in grado di dire cose sensate, anche quando non lo sono, per l’incidenza sulla sensibilità di ognuno. La casistica spazia in modo davvero ampio. Ad esempio, i media hanno dato doveroso risalto al recente venticinquesimo anniversario di Mani pulite ma lo hanno fatto con punti di vista forse eccessivamente distanti nella misura in cui si è giunti a smarrire il senso della storia, attribuendo talvolta a quelle battaglie giudiziarie il significato mistificante di una contrazione della libertà. Non è immune alle storture l’Osservatore Romano, che, all’indomani di un noto caso di salvataggio parlamentare di un Senatore, di per sé soggetto a decadenza in forza della legge Severino Senatore poi dimessosi , rispetto al quale si erano usate parole di commento particolarmente dure, ha scritto Il timore è che le dichiarazioni dell'esponente politico, che ha parlato addirittura di 'voto di scambio', possano far alzare il clima di agitazione in vista non solo dello sciopero dei tassisti della prossima settimana, ma soprattutto delle celebrazioni dei Trattati di Roma previste per il 25 marzo , quasi che il problema e la notizia fosse il commento di questo o quell’altro esponente politico, e non, piuttosto, lo scandalo di un Parlamento che disapplica una normativa da esso stesso varata, sol perché esigenze di corporazione lo muovono in tal senso. In sintesi, parva non licet componere magnis. Il caso Davigo. Emblematico è il caso dell’ex portavoce dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha manifestato indirizzi di pensiero non unanimemente condivisi, rispetto ai quali la cattiva informazione ha funzionato da cassa di risonanza, tanto da facilitare un inasprimento del confronto. Va detto che molte testate hanno fornito una corretta ed equilibrata rappresentazione delle posizioni del dott. Davigo, altrettante ne hanno contestano le esternazioni con toni decisamente inadeguati. Non se ne può fare una questione di pluralismo nella misura in cui si danno informazioni scorrette o, peggio, si propone come informazione un pensiero ideologicamente orientato. L’asserita nefandezza ideologica dell’ex presidente sarebbe quella di teorizzare una giustizia che non si accontenti di mandare assolti gli innocenti ed ambisca altresì a condannare i colpevoli. Il lessico di Piercamillo Davigo lo conosciamo bene, ormai le regole da rispettare non sono solo quelle presidiate dal diritto penale, così come la disonestà non è solo quella che assurge al rango di reato chi ritiene che le norme aiutino a farla franca dinnanzi alle proprie responsabilità questo modo di pensare, purtroppo, è tutt’altro che un espediente retorico del Presidente Davigo non ha ben inteso il senso della convivenza in una società civile questo solo un breve compendio . Dal buon senso di queste considerazioni molti prendono le distanze, e al lettore sono pervenute in modo distinto le posizioni di chi ha rifiutato le considerazioni di Davigo al punto da titolare Trump, il giudice e Davigo a piede libero Alessandro Sallusti su ilgiornale.it del 5 febbraio , Anche gli innocenti sono colpevoli. Davigo e il rovescio dello stato di diritto Luciano Capone su ilfoglio.it del 2 febbraio . Qui l’informazione trascende in modo evidente, senza seguire il garbo e la serietà di un noto contradittore del dott. Davigo, il suo collega Gherardo Colombo, illustre testimonial di posizioni dissimili. Per correttezza va detto che il dileggio mediatico di Davigo è stato anticipato da una lettera aperta del 14 maggio 2016, nella quale il presidente dell’AIGA sollecitava il Presidente ma la comunicazione è rivolta anche al Ministro Orlando e al Presidente della Cassazione Giovanni Canzio ad una pubblica smentita di quanto attribuitogli dalla stampa, in specie con riferimento alla dichiarazione è inutile riconvocare a dibattimento testimoni già sentiti dai Carabinieri nel corso delle indagini . L’affondo nei confronti di Piercamillo Davigo è però di più immediata attualità, da parte della stessa associazione forense, che ha preso posizione in una delibera della Giunta Nazionale la n. 20 del 4 febbraio 2017 , chiedendo l’apertura di un tavolo permanente nda sulle dichiarazioni del dott. Davigo? e l’erezione di un argine prima di tutto culturale nda sic! alla deriva giustizialista insita nella teorizzazione da parte del Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di principi in contrasto con la Convenzione Europea dei Diritto dell’Uomo e con la Costituzione della Repubblica Italiana . In nome dell’equilibrio va detto anzitutto che nel citare il dott. Davigo è una costante dei dileggiatori di quello che è stato etichettato come Davigo pensiero non si scorge alcuna glossa sul suo ruolo di presidente di un’associazione con il dovere precipuo di stigmatizzare ricorrenti slogans mediatici di certo non commendevoli per la categoria che rappresentava, da ultimo con riferimento al tema intricatissimo dell’errore giudiziario. La scelta di promuovere una società più giusta è nelle mani di tutti e il presidente Davigo ha chiamato i magistrati al proprio ruolo senza sconti, ma sapendo che costoro non possono rendere giusta una società che non lo è essi sono chiamati ad essere consapevoli del proprio ruolo e della propria funzione nell’amministrare la giustizia, vigili sul rispetto dei diritti, e dei doveri. Anche dei doveri. La legittima difesa è un ever green. Una buona sintesi di quanto segnalato emerge a proposito della legittima difesa. Se ne parla da sempre, e non è pletorico un cenno alla riforma inutile del 2006 l. n. 59 del 13 febbraio 2006 , né va taciuto che il tema del c.d. commodus discessus sia un tema contiguo del tutto estraneo al dibattito pubblico, riservato piuttosto alla letteratura specialistica ne accennerò tra un minuto. Il testo catalogato alla Camera come A.comma -A/R, recante la Modifica all'art. 59 c.p. in materia di legittima difesa, presenta almeno 3 punti di cui tener conto, che possiamo così esemplificare l’individuazione di un fatto nuovo rispetto al quale la norma dispone un’esenzione di responsabilità il tipo di aggressione è specificato secondo modalità prima assenti dalla lettera della previsione normativa , la definizione di un qualsiasi coefficiente psicologico per la valutazione di quel fatto in termini di non illiceità penale, la condizione espressa di soggezione della vittima ad un grave turbamento psichico suscitato dall’autore della violenza. Sul punto si prevende che l’art. 59 c.p. venga integrato con l’aggiunzione di un ulteriore comma che reciti Nei casi di cui all'art. 52, comma 2, la colpa dell'agente è sempre esclusa quando l'errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione . Per una veduta lampo risulta decisivo verificare che il fatto oggi perimetrato dalla riforma sia provvisto di una propria identità ed autonomia di significato che ne renda giustificata la previsione distinta rispetto agli altri fatti di legittima difesa, il che è quanto meno dubbio. Su questo si può rilevare un deficit di informazione, che non è risultata attenta. Non tutta il Professore Carlo Federico Grosso ha rilasciato un’intervista nella quale, tra l’altro e con la consueta acutezza, pone in risalto come la condizione notturna non implichi ipso facto una differenziazione tra aggressioni che possono essere diurne eppure caratterizzate dal medesimo disvalore . Le approssimazioni del testo di legge sono pertanto evidenti già sul piano per così dire categoriale, nella misura in cui individuano dubbie specificazioni di un concetto elastico, quello di legittima difesa, rispondente ad esigenze di adattamento imposte dal caso concreto. Non è un fuor d’opera segnalare che l’annoso dibattito sulla legittima difesa ruota attorno a temi ampiamente riscontrati dalla giurisprudenza che si è soffermata sul requisito della proporzione la reazione dev’essere sempre proporzionata non proporzionale, come qualcuno ha incautamente scritto . Sullo sfondo, come dicevo, va detto che la letteratura sul c.d. commodus discessus il sottrarsi all’offesa anziché reagire può focalizzare un aspetto troppo spesso sottostimato, relativo alle possibilità di una reazione efficace, rispetto a soggetti che quanto più sono aggressivi, violenti, e muniti di strumenti di offesa, tanto più renderanno difficile alla vittima difendersi in modo efficace mi limito a segnalare che di certo la disinvoltura nell’uso di una rivoltella è appannaggio di un rapinatore molto più di quanto non possa esserlo del quisque de populo . Alla luce di queste considerazioni emerge che, per dirla con un lessico familiare a molti, la montagna ha partorito il topolino, e dopo anni di gestazione la riforma della legittima difesa appare prodotto di scarso impatto, non foss’altro che per la tenuta delle norme emanande sul piano applicativo, quando giudici in carne ed ossa saranno chiamati a far cose con parole , come scrivono illustri filosofi a proposito del processo. La bagarre parlamentare sembra in parte giustificata rectius motivata, ut supra proprio dall’emergenza di garantire sicurezza a fronte di fenomeni di violenza sempre più diffusi, e rispetto ai quali si sono fatte tante dichiarazioni e tante promesse. Oggi abbiamo una nuova normativa pasticciata che rischia di non produrre alcun impatto sulla giustizia a venire. Sennonché il punctum dolens che occorre segnalare è l’eco mediatico di questa riforma, prevalentemente criticata ma sotto diversi e contrastanti profili, che richiamano le emozioni connesse all’anzidetta esigenza di sicurezza. Si discute, tra l’altro, sulla distinzione tra violenza di giorno e violenza di notte, sull’esenzione di responsabilità per così dire automatica per alcuni casi che suscitano particolare allarme sociale se ne discute in modo per lo più fazioso. Non mi risultano adeguate informazioni sulla possibile inutilità di questa riforma. A margine di questa querelle mi pare di poter dire che lo stato di diritto è davvero un indumento facile da indossare, almeno a parole e in assenza di contradittorio, quando nel contenitore si possono mettere ingredienti che piacciono a tutti, sempre, come la libertà e la vita, quasi che ci fosse la possibilità di revocarli. Il confronto. Diritto e Giustizia non manifesta timidezza nel riportare fedelmente le criticità della nostra società questa volta è bastato un titolo, nel Quotidiano di ieri La nuova legittima difesa approvata dalla Camera è un titolo nel quale il virgolettato esprime con definitività il carattere simbolico della riforma, che in verità non rappresenta un’innovazione. Qualcuno potrebbe dire che basta questo titolo a mandare al macero tanti commenti, che si cimentano in ardimentose spiegazioni. Qualcuno potrebbe accusare il quotidiano di liquidare in modo sommario un prodotto di un’assemblea parlamentare. La stessa pubblicazione di questo secondo intervento sul tema dice il contrario, e lo conferma rispetto al passato non viene mai meno il valore aggiunto di uno spazio di confronto il più possibile sereno e leale, che altre testate, meno specialistiche, tendono talvolta a dismettere per impugnare le armi della contesa partigiana. In conclusione, segnalo e faccio mio un invito autorevole al rispetto ed alla valorizzazione delle componenti della società, perché i problemi della giustizia vanno affrontati anche attraverso l’assunzione da parte di tutti di condotte consapevoli del proprio ruolo P. Ciccolo, Intervento del procuratore generale della Corte Suprema di Cassazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017, Roma, p. 137 .