Ex Cirielli: approvata a Natale modificata a Capodanno (in nome delle Olimpiadi)

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello * Scrivendo riflessioni in ordine ad amnistia ed indulto, l'intervento veniva titolato AMNISTIA - INDULTO. LA SFIDA DELL'UNIONE - ANZI, NO ! , per il fatto che il giorno successivo rientrava la sfida formulata dall'Unione appena il giorno precedente. Che una forza politica muti orientamento in relazione a fatti contingenti la cui valutazione, politica appunto, suggerisce prepotentemente di fare retromarcia è ammissibile, anche se sconcertante. Il nostro legislatore ha fatto di più, dimostrando una resipiscenza a dir poco sospetta per la rapidità con la quale è stata recepita. Approvata la legge 5 dicembre 2005, n. 251 in G.U. n. 285 del 7 dicembre 2005 - in vigore dall'8 dicembre 2005 contenente modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione, il cui art. 8 disponeva 1. Dopo l'articolo 94 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, è inserito seguente articolo -bis - Concessione dei benefìci ai recidivi . - 1. La sospensione dell'esecuzione della pena detentiva e l'affidamento in prova in casi particolari nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente, cui sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, del codice penale, possono essere concessi se la pena detentiva inflitta o ancora da scontare non supera i tre anni. La sospensione dell'esecuzione della pena detentiva e l'affidamento in prova in casi particolari nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente, cui sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, del codice penale, possono essere concessi una sola volta . mutato l'indirizzo, inseriva nel DECRETO-LEGGE 30 dicembre 2005, n. 272 in G.U. n. 303 del 30 dicembre 2005 contenente Misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché la funzionalità dell'Amministrazione dell'interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi. l'art. 4, il quale recita Esecuzione delle pene detentive per tossicodipendenti in programmi di recupero 1. L'articolo 94-bis del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, introdotto dall'articolo 8 della legge 5 dicembre 2005, n. 251, è soppresso. 2. La disposizione di cui alla lettera c del comma 9 dell'articolo 656 del codice di procedura penale non si applica nei confronti di condannati, tossicodipendenti o alcooldipendenti, che abbiano in corso un programma terapeutico di recupero presso i servizi pubblici per l'assistenza ai tossicodipendenti ovvero nell'ambito di una struttura autorizzata e l'interruzione del programma può pregiudicarne la disintossicazione. In tale caso il pubblico ministero stabilisce i controlli per accertare che il tossicodipendente o l'alcooldipendente prosegua il programma di recupero fino alla decisione del tribunale di sorveglianza e revoca la sospensione dell'esecuzione quando accerta che la persona lo ha interrotto. La soppressione provvisoria il decreto-legge dovrà essere convertito in legge entro 90 giorni, in regime di 'prorogatio' - art. 61 Cost. - considerato che le elezioni politiche nazionale sono fissate per il 9 aprile 2006 dell'art. 94-bis pone rimedio ad un impedimento legislativo a dir poco odioso, il blocco della concessione dell'affidamento terapeutico ai condannati a pena detentiva pari od inferiore a tre anni, facendo rientrare tali ipotesi nel contesto del generale affidamento terapeutico di cui all'art. 94 Affidamento in prova in casi particolari del T.U. 309/90. Ma anche la modifica del comma 9, lett. c, dell'art. 656 c.p.p. rappresenta un indubbio miglioramento. Il comma 9, lett. c, conteneva il diniego della sospensione dell'esecuzione della pena di cui al comma 5 c nei confronti dei condannati ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, del codice penale. Il comma 5 recita 5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non è superiore a tre anni ovvero a quattro anni nei casi di cui agli articoli 90 e 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni, il pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende l'esecuzione. L'ordine di esecuzione e il decreto di sospensione sono notificati al condannato e al difensore nominato per la fase dell'esecuzione o, in difetto, al difensore che lo ha assistito nella fase del giudizio, con l'avviso che entro trenta giorni può essere presentata istanza, corredata dalle indicazioni e dalla documentazione necessarie, volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione di cui agli articoli 47, 47-ter e 50, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n .354 e successive modificazioni, e di cui all'articolo 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni, ovvero la sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'art. 90 dello stesso testo unico. L'avviso informa altresì che, ove non sia presentata l'istanza, nonché la certificazione da allegare ai sensi degli articoli 91, comma 2, e 94, comma 1, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, l'esecuzione della pena avrà corso immediato. Anche in questo caso si è posto rimedio ad un inutile inasprimento delle misure alternative alla detenzione, mediante la rapida soppressione di un comma introdotto con una legge dello Stato di appena 25 giorni prima, nel senso, però limitato, di non interrompere un programma terapeutico di recupero già in atto presso strutture pubbliche per l'assistenza ai tossicodipendenti o strutture private autorizzate le comunità di recupero , che ne potrebbe pregiudicare l'efficacia, a condizione che tale programma continui ad essere effettivamente praticato. Tale controllo viene demandato al P.M., cui viene conferito il potere di sospensione del trattamento e di incarcerazione del soggetto nel caso di interruzione del programma terapeutico di recupero. La domanda è spontanea perché questa clamorosa retromarcia, in senso buonista ? Non si ritiene si tratti di buonismo, ma della constatazione che il mantenimento di queste restrizioni avrebbe provocato nell'immediato futuro un ulteriore sovraccarico delle carceri italiane. Non senza sottovalutare l'indubbia influenza del clima elettorale. * Ispettore generale dell'Amministrazione penitenziaria