Extracomunitari, nessun rinnovo del permesso di soggiorno dopo il patteggiamento

Con l'entrata in vigore della legge Bossi-Fini, l'applicazione della pena su richiesta delle parti esclude automaticamente al condannato la possibilità di usufruire dei benefici raggiunti con la regolarizzazione lavorativa e abitativa

Legge Bossi Fini, la condanna patteggiata esclude automaticamente il rinnovo del permesso di soggiorno anche se l'extracomunitario dimostra di condurre una vita del tutto normale e di possedere una regolare posizione lavorativa e abitativa. A chiarirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 3319/06 depositata lo scorso 31 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di un cittadino tunisino che si era visto negare il rinnovo del permesso di soggiorno dal ministero dell'Interno poiché lo straniero era stato condannato dal tribunale di Brescia ai sensi dell'articolo 444 Cpp per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Tuttavia, prima dell'entrata in vigore della legge 189/02 l'amministrazione era tenuta a valutare la complessiva pericolosità del condannato, qualora la sentenza fosse stata emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale. Del resto, la giurisprudenza aveva chiarito che la condanna patteggiata non poteva essere considerata quale unico elemento preclusivo all'accoglimento dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno. La legge Bossi-Fini, però, ha precluso il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno anche quando sia stata pronunciata la sentenza di patteggiamento. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 28 febbraio-31 maggio 2006, n. 3319 Presidente Giovannini - Relatore Maruotti Ricorrente Djebali Premesso in fatto 1. Col provvedimento n. A12/05 del 18 febbraio 2005, il Questore della provincia di Modena ha respinto l'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, formulata in data 29 luglio 2004 dal signor Djebali Nejib, di nazionalità tunisina. Col ricorso n. 476 del 2005, proposto al Tar per l'Emilia Romagna, il signor Djebali Nejib ha impugnato l'atto del Questore, chiedendone l'annullamento. Il Tar, con la sentenza 776/05, ha respinto il ricorso ed ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e degli onorari del giudizio. 2. Col gravame in esame, il signor Djebali Nejib ha impugnato la sentenza del Tar ed ha chiesto che, in sua riforma, il ricorso di primo grado sia accolto. Il ministero dell'Interno si è costituito in giudizio, con un foglio depositato in data 4 ottobre 2005. La sezione, con l'ordinanza 4893/05, ha respinto la domanda incidentale, formulata dall'appellante. 3. All'udienza del 28 febbraio 2006 la causa è stata trattenuta in decisione. Considerato in diritto 1. Nel presente giudizio, è controversa la legittimità dell'atto con cui il Questore di Modena - in data 18 febbraio 2005 - ha respinto la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno, formulata dall'appellante in data 29 luglio 2004. Il Questore ha respinto l'istanza perché l'interessato è stato condannato dal Tribunale di Brescia - ai sensi dell'articolo 444 Cpp - per la violazione dell'articolo 73 del Dpr 309/90. Col gravame in esame, l'interessato ha impugnato la sentenza del Tar, che ha respinto il suo ricorso di primo grado, ed ha chiesto che - in sua riforma - il diniego di rinnovo sia annullato. 2. Col primo motivo, l'appellante ha lamentato che la sentenza del Tar, in violazione degli articoli 4 e 5 del D.Lgs 286/98, non avrebbe tenuto conto della documentazione idonea a dimostrare la condizione di una vita del tutto normale, suffragata da una regolare posizione lavorativa e abitativa, successiva al fatto, del tutto episodico, posto a base della condanna penale . Secondo l'assunto, rileverebbe dunque l'articolo 5, comma 5, del D.Lgs 286/98, secondo cui il rinnovo del permesso di soggiorno può essere disposto, pur in assenza dei requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, sempreché non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentono il rilascio . Sarebbe pertanto errata la sentenza impugnata, per la quale il Ministero non deve valutare l'attuale pericolosità sociale del richiedente. Col secondo motivo, l'appellante ha dedotto che il Questore avrebbe dovuto valutare la sua concreta situazione, anche perché la sentenza di condanna è stata pronunciata in sede di patteggiamento ai sensi dell'articolo 444 del Cpp e non sarebbe sufficiente per giustificare un giudizio di pericolosità sociale. 3. Così riassunte le deduzioni dell'appellante da trattare congiuntamente per la loro connessione , ritiene la Sezione che esse vadano respinte, tenuto conto della data in cui è stata pronunciata la sentenza del Tribunale di Brescia. Nel vigore dell'originario articolo 4, comma 3, del D.Lgs 286/98, la giurisprudenza ha chiarito che la sentenza di condanna, pronunciata ai sensi dell'articolo 444 Cpp, non possa essere considerata quale unico elemento preclusivo dell'accoglimento della domanda di rinnovo, dovendo l'Amministrazione verificare la complessiva pericolosità sociale del condannato cfr. Sezione quarta, ordinanza 1767/03 5347/00 . Tuttavia, con l'entrata in vigore della legge 189/02, il novellato articolo 4, comma 3, del D.Lgs 286/98 ha testualmente precluso il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, anche quando sia stata pronunciata la sentenza ai sensi dell'articolo 444 Cpp. Al riguardo, tenuto conto del principio di affidamento e della certezza delle conseguenze dei comportamenti, questo Consiglio ha precisato che - pur a seguito della novella dell'articolo 4, comma 3 - l'Amministrazione sia tenuta a valutare la complessiva pericolosità sociale del condannato, quando la sentenza sia stata emessa ai sensi dell'articolo 444 prima dell'entrata in vigore della medesima legge 189/02 cfr. Sezione quarta, ordinanza 2398/04 , che non contiene alcuna norma attributiva - in via retroattiva - di una portata preclusiva alle sentenze di patteggiamento già emesse. Nella specie, invece, l'atto impugnato in primo grado risulta giustificato dal novellato articolo 4, comma 3, ed è rispettoso del principio di affidamento e della certezza delle conseguenze dei comportamenti, poiché il Tribunale di Brescia ha emesso la sentenza di condanna il 10 marzo 2004, quando era già entrata in vigore la legge 189/02, che ha testualmente previsto come la condanna, pur patteggiata, per la violazione dell'articolo 73 costituisca ragione ostativa all'accoglimento della domanda di rinnovo. Ciò comporta che l'Amministrazione - nell'esercizio di un potere vincolato - ha legittimamente riscontrato l'assenza del presupposto necessario per l'accoglimento della domanda di data 29 luglio 2004. 4. Per le ragioni che precedono, l'appello risulta infondato e va respinto. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese e gli onorari del secondo grado del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione sesta respinge l'appello n. 7383 del 2005. Compensa tra le parti le spese e gli onorari del secondo grado del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa. Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sezione Sesta Reg.ric.n. 7383 del 2005 2