Bolkestein? Successo a metà

Secondo i tributaristi della Lapet si è persa una grande opportunità

Direttiva Bolkestein un successo a metà. Così il presidente della Lapet, Roberto Falcone, ha commentato venerdì scorso l'approvazione da parte del Parlamento europeo della direttiva servizi. E ha incalzato Con la Bolkestein abbiamo perso una grande opportunità, ma non è ancora detta l'ultima parola . Del resto, la direttiva è passata al primo vaglio, proponendo una liberalizzazione soft del mercato europeo dei servizi e abolendo il principio del Paese d'origine, come voluto dall'emendamento proposto nei giorni scorsi da Popolari e Socialisti. Un punto fondamentale al quale la Lapet proprio non voleva rinunciare. Per questo, ne ha chiesto il mantenimento come garanzia per salvaguardare il diritto dei destinatari a utilizzare i servizi di altri Stati membri, proibendo le misure restrittive imposte dal loro Paese e fornendo un meccanismo di assistenza ai destinatari. Anche se la direttiva approvata il 16 febbraio a Strasburgo ha escluso le professioni, e anche se il principio del Paese d'origine è stato eliminato dal testo - ha aggiunto Falcone - l'iter della Bolkestein è ancora lungo. Potrebbe protrarsi fino al prossimo autunno e noi sfrutteremo al meglio questo tempo per far valere le nostre ragioni, affinché la direttiva comunitaria renda effettivamente possibile la liberalizzazione delle merci e anche dei servizi professionali . E se il principio del Paese d'origine dovesse restare fuori dalla direttiva, l'associazione nazionale dei tributaristi è anche disposta ad adattarsi alla nuova versione del testo. Il parere dell'associazione è infatti favorevole al 50 per cento. I Paesi ospitanti - ha detto ancora il presidente della Lapet - devono in ogni caso evitare barriere professionali per quei soggetti tenuti a rispettare le loro leggi. Lo Stato-membro infatti non potrà in nessun modo limitare la prestazione di un professionista che viene a svolgere l'attività al suo interno. Lo stesso prestatore deve semplicemente attenersi alle regole del Paese ospitante . A questo punto - ha concluso Falcone - per scongiurare il pericolo di una competitività squilibrata, gli Stati-membri, e tra questi anche l'Italia, dovranno adeguarsi alle regole europee, a partire dalla direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali .