Avvocati: per avere la pensione bastano gli ultimi cinque anni di lavoro

Le sezioni unite risolvono il contrasto la Cassa forense può verificare la continuità professionale non oltre il quinquennio precedente alla domanda di pensionamento

Il controllo della continuità professionale degli avvocati ai fini pensionistici è limitato agli ultimi cinque anni. Con la sentenza 13289/05 - depositata il 21 giugno e qui leggibile tra gli allegati - le Sezioni unite civili della Cassazione, infatti, hanno risolto il contrasto giurisprudenziale, sorto tra le sezioni semplici della Corte, riguardante la facoltà attribuita alla Cassa forense di negare la pensione di vecchiaia agli avvocati quando si ritiene non rispettato il requisito della professione. In particolare, la sussistenza del presupposto della continuità nella professione non può essere contestata dalla Cassa degli avvocati per i periodi anteriori al quinquennio che precede la domanda di pensionamento del professionista, quando non sia stata esercitata la facoltà di revisione prevista dalla legge 319/75. E questo purché l'avvocato richiedente il pensionamento abbia adempiuto agli obblighi di comunicazione dei dati stabiliti dalla legge 576/80, o alla comunicazione annuale alla Cassa dell'ammontare del reddito professionale dichiarato ai fini Irpef per l'anno precedente e del volume complessivo di affari ai fini Iva. In altre parole, con il verdetto in esame è stato superato quell'indirizzo giurisprudenziale secondo cui la circostanza che la revisione non sia stata disposta dalla Cassa non inciderebbe sulla prova dell'esercizio continuativo della professione la prova resterebbe a carico dell'iscritto che non beneficerebbe di alcuna presunzione a proprio favore. Le Sezioni unite di Piazza Cavour, invece, hanno affermato che in relazione alla domanda di pensione di vecchiaia presentata dall'iscritto, la sussistenza del requisito della continuità dell'esercizio della professione non può essere contestata dalla Cassa per i periodi anteriori al quinquennio precedente la suddetta domanda, quando non sia stata esercitata la facoltà di revisione prevista dal vigente testo dell'articolo 3 della legge 319/75 e l'interessato abbia adempiuto agli obblighi di comunicazione di cui agli articoli 17 e 23 della legge 576/80.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 17 febbraio-21 giugno 2005, n. 13289 Presidente Carbone - relatore Miani Canevari Pm Martone - conforme - ricorrente Cassa nazionale previdenza ed assistenza forense Svolgimento del processo La Cassa nazionale previdenza ed assistenza forense ha respinto la domanda di pensione di vecchiaia presentata dall'avv. Anna Lazagna ritenendo convalidabili, in base alla documentazione prodotta, solo 26 anni di iscrizione alla Cassa, in assenza di prova dei requisito della continuità dell'esercizio della professione durante gli anni dal 1976 al 1982, per il 1987 e il 1988. Su ricorso dell'avv. Lazagna il Tribunale di Genova ha condannato la Cassa a corrispondere all'appellante la pensione di vecchiaia con decorrenza 1 novembre 1994. La Corte di appello di Genova con la sentenza oggi denunciata ha confermato tale decisione, affermando, in relazione al disposto dell'articolo 3 della legge 319/75 modificato dall'articolo 22 della legge 576/80 che la sussistenza dei requisiti del diritto a pensione, sotto il profilo della continuità dell'esercizio professionale, poteva essere verificata solo per il periodo del quinquennio considerato da tale norma ,essendo stata presentata domanda di pensione nell'ottobre del 1994, tale periodo riguardava solo l'arco di tempo successivo all'ottobre del 1989. Avverso questa sentenza la Cassa propone ricorso per cassazione con unico motivo. L'avv. Anna Lazagna resiste con controricorso e ricorso incidentale. Sono state depositate memorie. La causa è stata assegnata a queste Su per l'esame della questione, oggetto di un contrasto di giurisprudenza, relativa alla prova dell'esercizio continuativo della professione forense richiesta per la concessione della pensione di vecchiaia agli iscritti alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense in relazione alle disposizioni dettate in tema di revisione degli iscritti dall'articolo 3 della legge 319/75 e successive modifiche. Motivi della decisione l. I ricorsi proposti contro la stessa sentenza devono essere riuniti ai sensi dell'articolo 335 Cpcomma . Con l'unico motivo del ricorso principale si denuncia la violazione degli articoli 22 legge 576/80, 2 legge 319/75, 1 legge 289/63, 2 legge 6/1952 degli articoli 10 legge 319/75, 29 legge 576/80 degli articoli 3 legge 319/75, 22 legge 576/80 nonché degli articoli 2697 e 2730 Cc. La parte, dopo aver richiamato le disposizioni normative che nel sistema della previdenza forense richiedono ai fini della concessione di pensione di vecchiaia l'esercizio continuativo della professione per il numero minimo di anni prescritto, e l'evoluzione nel tempo dei criteri fissati per la prova di tale requisito, afferma che lo strumento della revisione fu istituito dall'articolo 3 della legge 319/75 non per favorire la dimostrazione della sussistenza di tele presupposto, ma nell'esclusivo interesse della Cassa di Previdenza, al fine di consentire alla stessa di percepire i contributi soggettivi degli iscritti oltre i minimi, e di verificare il numero degli iscritti aventi diritto alle prestazioni previdenziali argomenti in tal senso vengono tratti, oltre che dal riferimento della prima revisione prevista dalla legge del 1975 al decennio antecedente, dalla modifica della legge del 1980 che ha reso facoltativa la revisione, con la conseguenza che il mancato esercizio di tale facoltà non può precludere alla Cassa l'accertamento dei presupposto del diritto alla prestazione previdenziale. Si sostiene dunque che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice dell'appello, il fatto che la revisione non sia stata disposta non incide sulla prova dell'esercizio continuativo della professione, che resta e carico dell'iscritto, il quale non può neppure beneficiare di presunzioni, non previste da alcuna nonna di legge. 2. Con l'unico motivo del ricorso incidentale l'avv. Lazagna ripropone, mediante la denuncia di nullità della sentenza o del procedimento, per violazione degli articoli 342 e 434 Cpc, l'eccezione di inammissibilità, dell'appello proposto avverso la sentenza di primo grado sostiene che tale impugnazione risulta priva di specifiche argomentazioni dirette a confutare le ragioni poste a fondamento della decisione impugnata, in quanto la controparte si è limitata a trascrivere le considerazioni svolte nella memoria difensiva di primo grado. Il motivo, che deve essere esaminato preliminarmente, appare infondato. Infatti l'appello proposto dalla Cassa avverso la decisione del Tribunale non si limita ad un generico richiamo delle difese svolte in primo grado, ma indica le ragioni concrete del riesame domandato al giudice del gravame mediante la confutazione dell'interpretazione della norma dell'articolo 3 della legge 319/75, posta a base della sentenza impugnata. 3. 1. Il ricorso principale non merita accoglimento. L'esame della censura rende necessaria un'analisi delle norme che regolano, nel sistema della previdenza forense, i requisiti per la pensione di vecchiaia degli avvocati. L'articolo 2 della legge 576/80 richiede per l'attribuzione di tale prestazione il compimento di almeno 65 anni dopo almeno 30 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla cassa . Per l'articolo 22 della stessa legge, l'iscrizione alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense è obbligatoria per tutti gli avvocati che esercitano la libera professione con carattere di continuità ai sensi dell'articolo 2 della legge 319/75 . La norma così richiamata stabiliva che il comitato dei delegati della Cassa, sentito il Consiglio Nazionale Forense, determinerà, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, i criteri per accertare quali siano gli iscritti alla Cassa stessa che, in conformità a quanto disposto dall' articolo 2 della legge 6/1952, sostituito dall'articolo 1 della legge 289/63, esercitino la libera professione forense con carattere di continuità. Il citato articolo 22 della legge 576/80 ha successivamente disposto che il Comitato dei delegati provvede ogni cinque anni,e per la prima volta nel secondo anno successivo all'entrata in vigore della presente legge, ad adeguare, se necessario,i criteri per accertare l'esercizio della libera professione . Ai fini dell'accertamento dell'esercizio continuativo della professione si pone la questione dell'interpretazione dell'articolo 3 della legge 319/75, nel testo modificato dall'articolo 22 della legge 576/80, secondo cui la Giunta esecutiva della Cassa,sulla scorta dei criteri fissati dal comitato dei delegati, può provvedere periodicamente alla revisione degli iscritti con riferimento alla continuità dell'esercizio professionale nel quinquennio, rendendo inefficaci agli effetti dell'anzianità di iscrizione i periodi per i quali, entro il medesimo termine, detta continuità non risulti dimostrata. Il testo originario della norma stabiliva invece che la Giunta esecutiva della Cassa, sulla scorta dei criteri adottati dal comitato dei delegati, provvede immediatamente, sentiti gli ordini competenti, alla revisione degli iscritti con riferimento alla continuità dell'esercizio della professione nell'ultimo decennio, e, successivamente, a revisioni quinquennali, sospendendo dall'iscrizione, per il periodo corrispondente di anni, coloro che non provino di aver svolto la libera professione con carattere dì continuità . 3.2. Sul tema si sono registrati diversi orientamenti giurisprudenziali, a partire dalla decisione 12667/97 di questa Corte. Non riguarda invece direttamente il problema oggi in esame la questione affrontata da Cassazione 6807/87, 911/89, 9300/96, 19265/03 dell'operatività delle regole dettate della legge 319/75 per la revisione degli iscritti alla cassa con riferimento al decennio anteriore all'entrata in vigore della stessa disciplina. La citata sentenza 12667/97 ha enunciato il principio secondo cui il requisito della effettiva iscrizione di cui all'articolo 2 della legge 576/80 postula la continuità dell'esercizio della professione forense quale elemento costitutivo dei diritto a pensione la Cassa ha il potere-dovere di esercitare un costante controllo sull'effettività dell'iscrizione durante l'intero periodo dell'anzianità contributiva ed assicurativa peraltro, ove tale potere non sia mai stato esercitato, mediante lo strumento della revisione, fino all'epoca, del pensionamento, o se la Cassa, pur avendo esercitato tale potere, non abbia contestato la sussistenza del requisito, oppure l'interessato abbia dimostrato l'infondatezza della contestazione, è ragionevole presumere - secondo la pronuncia richiamata - che all'atto della richiesta di pensione il requisito della continuità sussista. Cassazione 7803/98, con riguardo ad una fattispecie in cui l'iscritto non aveva dimostrato la continuità per alcuni anni dell'esercizio della professione in relazione ai criteri fissati dal comitati del delegati della Cassa ai sensi del citato articolo 2 della legge 319/75, ha ritenuto infondato l'assunto secondo cui l'accettazione da parte della Cassa dei contributi versati dall'assicurato non poteva valere a dimostrare la regolarità, del rapporto assicurativo con conseguente diritto alla prestazione si tratta infatti, secondo la decisione citata, di diritti di cui la Cassa non può disporre. D'altro canto, la legge non pone alcun obbligo alla Cassa di effettuare tempestivi rilievi avverso le dichiarazioni e i versamenti annuali che non siano conformi alla legge, posto che l'articolo 3 della legge del 1975, nel testo modificato dalla legge del 1980, prevede non un obbligo, ma solo una facoltà di procedere alla revisione degli iscritti, sicché dal mancato esercizio di tale facoltà non può discendere alcun effetto. Una diversa impostazione è seguita da Cassazione 10164/99, secondo cui il potere - dovere attribuito nell'articolo 22 legge 576/80 alla Giunta esecutiva della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore degli avvocati e Procuratori di verificare periodicamente la sussistenza del requisito dell'esercizio da parte degli iscritti alla libera professione con carattere di continuità è limitato, come periodo di riferimento, al quinquennio precedente la verifica stessa e non può invece essere esercitato in ogni tempo. Consegue che soltanto i contributi che cadono nel quinquennio precedente la data della revisione facoltativa od obbligatoria possono essere resi inefficaci per mancanza del requisito della continuità dell'esercizio professionale. Cassazione 3211/02 ha affermato che la effettiva iscrizione per almeno trenta anni alla Cassa nazionale di Previdenza forense, richiesta dall'articolo 2 della legge 576/80, deve intendersi come iscrizione corrispondente ad una reale situazione di protratto esercizio dell'attività professionale, a prescindere dalla percezione di un reddito professionale minimo ovvero da altri analoghi requisiti fissati dal comitato dei delegati della detta Cassa ai sensi dell'articolo 2 della legge 319/75, che sono influenti solo ai fini della obbligatorietà dell'iscrizione ne consegue che resta irrilevante, ai fini del diritto alla pensione, l'accertamento -successivo alla maturazione dell'anzianità utile per tale dirittodella insussistenza dei requisiti reddituali o assimilati, sempre che l'interessato abbia regolarmente versato i contributi dovuti ed abbia esattamente adempiuto all'obbligo, previsto dagli articoli 17 e 23 della stessa legge 576/80, di comunicare l'ammontare dei propri redditi professionali. 3.3.Nel quadro normativo sopra delineato, il presupposto per l'attribuzione della pensione di vecchiaia, rappresentato dal periodo minimo di effettiva iscrizione e contribuzione integrato dall'esercizio continuativo della professione forense, che a sua volta comporta l'iscrizione obbligatoria alla Cassa articolo 22 legge 576/80 cit. . La mancanza di questo elemento incide sulla effettività dell'iscrizione e quindi sulla correlativa contribuzione, rendendo inutile ai fini del conseguimento della prestazione il versamento dei contributi, che comporta solo il diritto al rimborso delle somme versate articolo 22 ultimo comma legge 576/86 cfr. Cassazione 6571/88, Cassazione 3211/02 cit. Tale presupposto rappresenta dunque un elemento della fattispecie costitutiva del diritto alla pensione, la prova del quale, secondo i principi generali, spetta a chi affermi il diritto alla prestazione. La disciplina in esame detta peraltro specifiche regole in materia, posto che mentre prima dell'entrata in vigore della legge del 1975, in assenza di prescrizioni normative, i criteri per la verifica dell'esercizio continuativo della professione erano stabiliti -come ricorda la difesa delle ricorrentesolo da una prassi della Giunta esecutiva della Cassa, la legge ricordata ha espressamente affidato la determinazione di tali criteri a periodici provvedimenti del Comitato dei delegati. In base a tale normativa, le prime delibere del Comitato hanno richiesto per la prova dell'elemento in questione l'attestazione di un reddito IRPEF o di un volume di affari di una determinata entità, o alternativamente la certificazione di un certo numero di procedimenti curati dal professionista con il 1983 è stata richiesta esclusivamente l'attestazione di un reddito IRPEF e di un volume d'affari IVA, mentre per il 1983 e per il 1984 é stata prevista, in caso di livelli inferiori di reddito o di affari, la possibilità di una prova integrativa mediante la certificazione di affari giudiziali. Dal 1985 questa possibilità integrativa è stata eliminata. D'altro canto, il sistema della legge 576/80 pone a carico dell'interessato, con la disposizione dell'articolo 17, l'obbligo di comunicare annualmente alla Cassa l'ammontare del reddito professionale dichiarato ai fini dell'IRPEF per l'anno precedente, nonché il volume complessivo di affari dichiarato ai fini dell'IVA nel caso di maturazione del diritto a pensione prima della scadenza della dichiarazione dei redditi è necessaria una dichiarazione integrativa. Lo stesso testo normativo prevede anche all'articolo 23, per la fase di prima applicazione della legge, l'obbligo di una specifica comunicazione dell'ammontare dei redditi e del volume di affari per gli anni a partire dal 1975. Conseguentemente, l'accertamento della continuità dell'esercizio professionale che rappresenta un requisito legale per il diritto alla prestazione risulta affidato ad una verifica da compiere sulla base di parametri stabiliti da determinazioni del comitato dei delegati della Cassa -alla quale la legge riconosce a tal fine, come osservato da Cassazione 3211/02 cit., una potestà autoregolamentaree in relazione alle comunicazioni obbligatorie periodiche effettuate dagli interessati, -che consentono per ogni anno il controllo da parte della Cassa. In questo quadro si inserisce la particolare disciplina della revisione degli iscritti , affidata all'iniziativa della Giunta esecutiva della Cassa, ma limitata temporalmente quanto al periodo per il quale può essere verificata, sulla scorta dei criteri adottati dal comitato dei delegati, la continuità dell'esercizio professionale. Posto che tale verifica attiene ad un presupposto specifico della iscrizione obbligatoria, definito secondo parametri posti periodicamente dalla normativa interna della Cassa, il limite temporale della revisione stabilisce anche l'ambito entro il quale l'accertamento può essere compiuto, una volta che sia stato assolto l'obbligo di comunicazione dei dati da parte dell'interessato ai sensi degli articoli 17 e 23 della legge 576/80 con la conseguenza che il mancato esercizio della facoltà prevista dall'articolo 3 della legge 319/75, nel testo modificato dalla stessa legge del 1980, preclude la possibilità di contestare la sussistenza del requisito della continuità dell'esercizio dell'attività professionale per l'iscritto in possesso dei presupposti di età e anzianità contributiva, che abbia adempiuto al suddetto obbligo di comunicazione periodica. La soluzione qui prospettata trova una conferma, e non una smentita, nell'argomento sviluppato dalla difesa della Cassa a sostegno del proprio assunto, sul rilievo della inesistenza di limiti temporali all'accertamento di situazioni di incompatibilità correlate allo svolgimento dell'attività professionale, che ai sensi dell'articolo 2 comma 3 della legge del 1975 precludono sia l'iscrizione alla Cassa, sia la valutazione dei periodi corrispondenti, al fini della attribuzione di prestazioni previdenziali. Infatti, proprio l'estraneità di questa fattispecie all'ambito della revisione degli iscritti dimostra che questa attiene esclusivamente alla verifica di un presupposto dell'effettività dell'iscrizione, normativamente circoscritta da un limite temporale e correlata ai parametri fissati dalla ricordata normativa interna. La possibilità di contestare senza limiti di tempo la sussistenza del presupposto in questione non trova poi un riscontro nelle previsioni dell'articolo 10 della legge 319/75 e dell'articolo 29, comma quarto della legge 576/80, che secondo la ricorrente principale indicano nell'epoca dei pensionamento il momento in cui deve essere provato 19esercizio continuativo. Secondo la prima disposizione citata la concessione delle pensioni di anzianità, invalidità ed indiretta in ogni caso è subordinata alla dimostrazione che l'iscritto abbia esercitato con carattere di continuità la libera professione forense rispettivamente per 25,10 e 5 anni . A parte la questione della compatibilità della disciplina dettato per la preesistente pensione di anzianità con il nuovo istituto della pensione di vecchiaia con requisiti differenziati , nel sistema della legge 576/80 l'accertamento del requisito della continuità risulta soggetto a regole diverse, specie per quanto attiene alle comunicazioni obbligatorie dell'iscritto di cui agli articoli 17 e 23. La seconda norma richiamata ha previsto la possibilità, entro un anno dall'entrata in vigore della legge 576/80, di ottenere l'iscrizione retroattiva e la retrodatazione degli effetti della iscrizione -con domanda accompagnata dalla comunicazione prevista dall'articolo 17. Il quarto comma dell'articolo 29 stabilisce che per conseguire la pensione gli interessati devono dimostrare il possesso dei requisiti richiesti dall'articolo 2 della legge 319/75, dall'articolo 1 della legge 289/63 e dall' articolo 2 della legge 6/1952, per i rispettivi periodi di efficacia . Neppure questa disposizione, in quanto riferibile al requisito dell'esercizio continuativo della professione, fornisce argomenti a sostegno dell'assunto della parte, risultando diretta a regolare una fattispecie particolare in cui non può evidentemente operare il sistema delle comunicazioni periodiche obbligatorie. Si deve in conclusione affermare che in relazione alla domanda di pensione di vecchiaia presentata dall''iscritto la sussistenza del requisito della continuità dell'esercizio della professione non può essere contestata dalla Cassa per i periodi anteriori al quinquennio precedente la suddetta domanda, quando non sia stata esercitata la facoltà di revisione prevista dal vigente testo dell'articolo 3 della legge 319/75 e l'interessato abbia adempiuto agli obblighi di comunicazione di cui agli articoli 17 e 23 della legge 576/80. Correttamente, quindi, la sentenza impugnata ha escluso nel caso di specie, in relazione alla domanda di pensione presentata nel 1994, la possibilità di contestare l'efficacia, ai fini dell'anzianità contributiva, di periodi relativi agli anni dal 1976 al 1982 e successivi fino al 1988. 4. Ricorrono giusti motivi per compensare interamente tra le parti le spese del presente giudizio. PQM La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta. Compensa tra le parti le spese del presente giudizio.