8 mesi tra la condotta contestata e il provvedimento sanzionatorio? Sono troppi

La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito che hanno ritenuto eccessivi gli 8 mesi intercorsi tra la condotta contestata e l’irrogazione del licenziamento, anche se la struttura societaria ha dimensioni molto grandi ed è ramificata sul territorio nazionale.

Il caso. I giudici di merito avevano ritenuto illegittimo il licenziamento intimato da Poste italiane nei confronti di un proprio dipendente, perché la sanzione era stata tardivamente irrogata. In più, la Corte territoriale aveva precisato che il CCNL del 2001, entrato in vigore dall'11 gennaio 2001, si poteva ritenere applicabile solo alle fasi del procedimento disciplinare successive a tale data, cosa che, nel caso in esame, non era successa. I giudici avevano anche confermato la sproporzione della sanzione irrogata rispetto al comportamento contestato ed accertato, in quanto non integrava né una inosservanza dei doveri ed obblighi di servizio da cui sia derivato un pregiudizio alla regolarità del servizio stesso o agli interessi della società art. 34 CCNL 1994 ed art. 54 CCNL 2001 né l'ipotesi di qualsiasi negligenza o inosservanza di leggi e regolamenti o degli obblighi di servizio deliberatamente commesse né una interruzione o turbativa nella regolarità del servizio . A presentare ricorso per cassazione è la stessa società Poste Italiane. La Corte di Cassazione, però, conferma la accertata illegittimità della sanzione disciplinare sent. n. 10349/13, depositata il 3 maggio . 8 mesi sono troppi! Era successo che il lavoratore, addetto alla consegna della posta, in due occasioni si era allontanato anticipatamente dall'ufficio e, in un’altra occasione, si era rifiutato di provvedere al rifornimento di carburante del ciclomotore utilizzato per le operazioni di consegna della posta con ciò determinando una dilazione nella distribuzione della posta e, comunque, il mancato recapito di parte della corrispondenza. Anche se la struttura dell’azienda è di grandi dimensioni e ramificata sul territorio. Il ricorso della società datrice di lavoro viene rigettato perché, come già sottolineato dalla Corte di merito, il lasso temporale trascorso tra l’irrogazione del provvedimento sanzionatorio e l’ultima condotta contestata 8 mesi , è stato ritenuto del tutto ingiustificato . E, viene ancora sottolineato dagli Ermellini, anche a voler tenere conto dei problemi complessi di organizzazione di una struttura di grandi dimensioni e ramificata sul territorio quale è quella delle Poste Italiane, non era idonea a giustificare l'ampio lasso temporale trascorso tra la contestazione e l'irrogazione della sanzione .

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 11 aprile 3 maggio 2013, n. 10349 Presidente Stile Relatore Garri Svolgimento del processo La Corte d'appello di Bologna ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento intimato a B.P. da Poste Italiane s.p.a. sul rilievo che la sanzione era stata tardivamente irrogata. In particolare la Corte precisava che il CCNL del 2001, entrato in vigore dall'11.1.2001, si poteva ritenere applicabile solo alle fasi del procedimento disciplinare successive a tale data. Evidenziava che, nell'irrogare la sanzione, proprio la società aveva fatto riferimento all'art. 52 del CCNL 2001 e, pertanto, correttamente il Tribunale aveva ritenuto applicabile il comma 2 della citata norma, in base al quale la mancata definizione del procedimento disciplinare nel termine di 30 giorni dalla presentazione delle giustificazioni nella specie intervenute il 29 maggio 2000 andava intesa come archiviazione del procedimento stesso. Peraltro, il giudice d'appello sottolineava che la tempistica degli atti del procedimento disciplinare, quale accertata nel corso del processo, confermava in ogni caso la tardività della reazione datoriale. Oltre a ciò la Corte territoriale confermava anche la sproporzione della sanzione irrogata rispetto al comportamento contestato ed accertato che non integrava né una inosservanza dei doveri ed obblighi di servizio da cui sia derivato un pregiudizio alla regolarità del servizio stesso o agli interessi della società art. 34 CCNL 1994 ed art. 54 CCNL 2001 né l'ipotesi di qualsiasi negligenza o inosservanza di leggi e regolamenti o degli obblighi di servizio deliberatamente commesse né una interruzione o turbativa nella regolarità del servizio . In ultimo il giudice di appello escludeva di poter applicare direttamente la sanzione ritenuta, in ipotesi, proporzionata sul rilievo che il potere disciplinare, comprensivo della graduazione delle sanzioni, appartiene al datore di lavoro che solo può esercitarlo. Per la cassazione della sentenza ricorre la società poste sulla base di quattro motivi. Il B. è rimasto intimato. Motivi della decisione Con il primo motivo di ricorso la Poste Italiane s.p.a. censura la sentenza per avere, in violazione e falsa applicazione dell'art. 7 della L. n. 300 del 1970, ritenuto tardivo il provvedimento disciplinare irrogato al B. . La società rileva al riguardo che la nota del direttore dell'agenzia del 26 maggio 2000, con la quale si chiedeva conto delle ragioni delle uscite anticipate nei giorni 18 e 19 maggio del 2000, generica e priva di qualsivoglia riferimento alla disciplina violata, non poteva essere considerata una contestazione di addebiti. Al contrario il procedimento, iniziato il 26 gennaio 2001 si era tempestivamente concluso con il provvedimento disciplinare del 13.2.2001 dopo soli diciotto giorni. Con il secondo motivo di ricorso, poi, viene denunciata la violazione e falsa applicazione dell'art. 52 del CCNL 11.1.2001, che prevede che decorso inutilmente il termine di trenta giorni dalla presentazione delle giustificazioni del lavoratore senza che sia intervenuto alcun provvedimento il procedimento deve ritenersi archiviato. Sostiene la società che la previsione richiamata, introdotta dalla disciplina collettiva del 2001, non si applichi alle contestazioni di addebiti antecedenti alla sua entrata in vigore. Se, al contrario, come peraltro dedotto, si ritenga che la contestazione sia stata formulata il 26.1.2001 la sanzione sarebbe stata tempestivamente irrogata entro il termine di trenta giorni previsto dalla disciplina collettiva del 2001. Con il terzo motivo si denuncia l'insufficienza e contraddittorietà della motivazione che nel verificare la riconducibilità dei fatti accertati alla fattispecie disciplinare contestata art. 34 del CCNL 1994 e art. 54 del CCNL del 2001 ha, ingiustificatamente, escluso che il ritardo al lavoro ed il mancato rifornimento di carburante del ciclomotore utilizzato per la consegna della posta, siano riconducibili al pari delle assenze arbitrarie dal sevizio ad una condotta negligente nell'adempimento della prestazione che giustifica l'irrogazione della sanzione prevista dalle norme collettive richiamate. Con l'ultimo motivo, poi, si lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2086 e 2106 c.c. dell'art. 34 del CCNL e, da ultimo, anche dell'art. 112 c.p.c. e si chiede alla Corte di accertare se il giudice può applicare una sanzione meno grave rispetto a quella irrogata dal datore di lavoro, pur in mancanza di una espressa richiesta di parte, sul presupposto che la sanzione meno grave è comunque compresa in quella più grave oggetto di cognizione . Tutto ciò premesso rileva la Corte che il giudice d'appello ha ritenuto la illegittimità della sanzione disciplinare irrogata sulla base della valutazione di distinti profili ciascuno, di per sé, sufficiente a sorreggere la declaratoria di illegittimità. Seguendo il percorso motivazionale della corte territoriale e l'ordine delle censure formulate in questa sede, ritiene questa Corte che debba essere confermata la accertata illegittimità della sanzione disciplinare già per effetto della reiezione del primo motivo di ricorso proposto avverso la sentenza di appello che attiene alla violazione ed errata interpretazione dell'art. 7 della legge n. 300 del 1970. È incontroverso tra le parti che i comportamenti addebitati al B. , lavoratore addetto alla consegna della posta, sono consistiti nell'essersi, in due occasioni nei giorni 18 e 19 maggio , allontanato anticipatamente dall'ufficio e per essersi rifiutato, il giorno 9 giugno 2000, di provvedere al rifornimento di carburante del ciclomotore utilizzato per le operazioni di consegna della posta con ciò determinando una dilazione nella distribuzione della posta e, comunque, il mancato recapito di parte della corrispondenza. La Corte d'appello ha accertato che tali fatti furono contestati al dipendente con una prima nota del 25.5.2000 l'allontanamento dal servizio del 18 e 19 maggio e, quindi, formalmente, il giorno 3 agosto 2000 con nota del responsabile delle Risorse umane della Direzione Regionale Emilia Romagna. Ha quindi rilevato che il provvedimento disciplinare è stato irrogato al dipendente solo il successivo 13.2.2001 in esito alla conclusione del procedimento disciplinare, a dire della società iniziato il 26.1.2001. È sulla base di tali elementi di fatto che è stata ritenuta nulla la sanzione perché tardivamente irrogata. In questi termini sintetizzato il ragionamento del giudice d'appello, sgombrato da ulteriori, ma non necessarie, argomentazioni utilizzate con riguardo alla disciplina collettiva applicabile ed al suo contenuto, ritiene questa Corte che la sentenza non si esponga per tale aspetto alle censure che le vengono mosse. Il principio dell'immediatezza va applicato in senso relativo, potendo in concreto essere compatibile con un intervallo di tempo, più o meno lungo, quando l'accertamento e la valutazione dei fatti richieda uno spazio temporale maggiore, ovvero quando la complessità della struttura organizzativa dell'impresa possa far ritardare il provvedimento di recesso, restando comunque riservata al giudice del merito la valutazione delle circostanze di fatto che in concreto giustifichi o meno il ritardo cfr., tra le altre, Cass. 20616/2012 e n. 15649/2010 . Come si è ricordato, dalla sentenza risulta che i fatti contestati si sono verificati nei giorni OMISSIS . Di tali fatti il datore di lavoro ha avuto immediata contezza tanto che ha subito chiesto spiegazioni nota del 25 maggio 2000 ed i fatti sono stati portati a conoscenza del responsabile dell'ufficio risorse umane della regione di appartenenza Emilia Romagna il quale il 3 agosto successivo ha articolatamente, con descrizione dettagliata, e ritualmente contestato gli addebiti al lavoratore. Il provvedimento sanzionatorio è stato adottato solo il 13 febbraio 2001 quando dall'ultimo dei fatti contestati nella loro materialità estremamente semplici da accertare erano oramai trascorsi più di otto mesi. Tale lasso temporale è stato ritenuto dalla Corte territoriale del tutto ingiustificato ed il giudice di merito, con motivazione logica coerente ed aderente alle emergenze istruttorie, ha conformemente a quanto ripetutamente affermato da questa Corte osservato che, anche a voler tenere conto dei problemi complessi di organizzazione di una struttura di grandi dimensioni e ramificata sul territorio quale è quella delle Poste Italiane, non era idonea a giustificare l'ampio lasso temporale trascorso tra la contestazione e l'irrogazione della sanzione. L'accoglimento del primo motivo di ricorso, sufficiente di per sé a sostenere la valutazione di illegittimità del recesso espressa dalla Corte di merito, comporta, necessariamente, l'assorbimento delle altre censure formulate. In conclusione il ricorso della società Poste Italiane s.p.a. deve essere rigettato. Non occorre provvedere sulle spese del giudizio stante la mancata costituzione della parte rimasta intimata. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.