Lungo matrimonio da casalinga: persa la capacità lavorativa. Diritto a un corposo assegno divorzile

Confermato l’onere, a carico dell’uomo, di versare oltre 2mila euro mensili alla propria ex moglie. A pesare non è solo la disparità economica, ma anche la considerazione del lungo rapporto matrimoniale e, soprattutto, il fatto che la donna si sia dedicata completamente alla cura della casa e della famiglia.

Quasi cinquant’anni di matrimonio, trascorsi solo e soltanto come regina del focolare’, perdendo inevitabilmente, col trascorrere del tempo, ogni capacità lavorativa . Di questo percorso obbligato di vita non si può non tener conto, all’atto di fare i conti per fissare il quantum dell’assegno divorzile a favore dell’ex moglie Cassazione, sentenza n. 9669/2013, Prima Sezione Civile, depositata oggi . Separazione carissima Rotto definitivamente il rapporto coniugale, nonostante un percorso che ha sfiorato il traguardo delle nozze d’oro’, resta da risolvere la questione economica. E la decisione assunta dai giudici sia in primo che in secondo grado è nettamente sfavorevole all’uomo quest’ultimo, difatti, viene condannato a corrispondere alla moglie un assegno divorzile pari a 2mila e 100 euro. Troppo, secondo l’uomo, che, richiamando la legge sul divorzio, propone ricorso in Cassazione. Obiettivo è vedere alleggerito il carico economico che grava sulle sue spalle. Focolare. Ma, invece, la decisione emessa in Appello viene condivisa, e confermata in toto, dai giudici della Cassazione corretta la scelta di riconoscere alla donna un assegno pari a 2mila e 100 euro. Fondamentale, secondo i giudici, è il divario reddituale tra i coniugi , divario evidentissimo in questa vicenda. Perché, ricordano i giudici, l’uomo, nonostante una condizione economica deteriorata rispetto al passato , può vantare ancora l’esistenza di cospicui redditi, una buona pensione, la titolarità di un patrimonio immobiliare in parte alienato , il cui ricavato sarà stato messo a frutto . E, soprattutto, perché la donna, di età avanzata e affetta da numerose patologie , non ha mai svolto attività lavorativa e, nel corso di quasi cinquant’anni di matrimonio, si è sempre dedicata alla cura della famiglia e della casa e si ritrova priva di ogni residua capacità lavorativa . Assolutamente evidente, quindi, la inadeguatezza dei redditi della donna, che legittima non solo il riconoscimento dell’assegno divorzile a carico dell’ex marito ma anche il quantum stabilito in Appello, soprattutto tenendo presente la lunga durata del matrimonio e la costante dedizione alla cura della famiglia .

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 17 gennaio 22 aprile 2013, n. 9669 Presidente Salmé Relatore Dogliotti Svolgimento del processo Con sentenza definitiva in data 27/12/2005, preceduta da sentenza non definitiva che pronunciava la cessazione degli effetti civili dei matrimonio tra M.A. e L.E., il Tribunale di Catania condannava il M. a corrispondere alla moglie assegno divorzile dell’importo di Euro 2.100,00. Il M. proponeva appello, chiedendo la riduzione dell’assegno in favore della moglie. Costituitosi il contraddittorio, la L. chiedeva rigettarsi l’appello principale e, in via incidentale, elevarsi l’assegno a suo favore. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza in data 03/16 giugno 2009, rigettava gli appelli. Ricorre per cassazione il M, che pure deposita memoria per l’udienza. Resiste con controricorso la L. Motivi della decisione Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 5 e 6 Legge Divorzio, con il secondo vizio di motivazione, in ordine all’assegno per la moglie. Al riguardo, va precisato che è bensì vero che tale assegno va commisurato alla conservazione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, purtuttavia, in mancanza di prova, indice ditale tenore di vita può essere l’attuale divario reddituale tra i coniugi al riguardo, Cass. 2156/2010 . Non si ravvisa violazione di legge, in ordine alla quale del resto la censura è svolta in modo inadeguato. In sostanza il ricorrente propone profili e situazioni di fatto, insuscettibili di controllo in questa sede, a fronte di una sentenza dalla motivazione adeguata e non illogica. Il giudice a quo pur ammettendo che la condizione economica del M. si sia deteriorata rispetto al passato, evidenzia ancora l’esistenza di cospicui redditi, una buona pensione INPGI, la titolarità di un patrimonio immobiliare in parte alienato ma - osserva il giudice a quo - presumibilmente l’odierno ricorrente avrà messo a frutto il ricavato dell’alienazione . Al contrario, la moglie non ha mai svolto attività lavorativa, e, nel corso di quasi 50 anni di matrimonio si è sempre dedicata alla cura della famiglia e della casa di età avanzata, e priva dunque di ogni residua capacità lavorativa - continua la sentenza impugnata - la L. è affetta da numerose patologie. Il giudice a quo tuttavia considera il vantaggio economico che la donna ha ricavato dalla cessione di parte del patrimonio immobiliare comune e dall’esclusivo godimento dell’alloggio famigliare. Viene dunque affermato correttamente dal Giudice a quo, ai sensi dell’art. 5, il diritto della L. all’assegno di divorzio, per inadeguatezza dei suoi redditi e, ai fini della quantificazione, si individuano, come si è detto, vari parametri la notevole disparità economica tra i coniugi, la costano dedizione della L. alla cura della famiglia, la lunga durata del matrimonio. I due motivi vanno rigettati in quanto infondati. Conclusivamente, va rigettato il ricorso. Le spese seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in . 4.000,00 per compensi, . 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge. In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma dell’art. 52 d.lgs. 196/03, in quanto imposto dalla legge.