Documento di economia e finanza: PIL a -2,4% nel 2012

Alle ore 10.10 del 10 aprile 2013 si è tenuto il Consiglio dei Ministri numero , durante il quale è stato approvato il Documento di economia e finanza 2013 e si è analizzato quanto fatto finora, e quanto ancora ci sarà da fare, per uscire dalla pesante crisi economica che sta stringendo nella morsa l’Italia e l’Europa. A dare una boccata di ossigeno, con l’immissione di liquidità nel sistema economico, sarà il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione.

In apertura del Consiglio dei Ministri numero , tenutosi a Palazzo Chigi il 10 aprile 2013, il Presidente Monti ha manifestato apprezzamento e soddisfazione per le due recenti pronunce della Corte Costituzionale sull’attività industriale dello stabilimento dell’ILVA a Taranto, apprezzando gli interventi legislativi volti a conciliare la tutela della salute e dell’ambiente con la garanzia dei livelli produttivi e occupazionali, nel rispetto della ripartizione dei rispettivi poteri del Parlamento, dell’Esecutivo e della Magistratura, senza alcun intervento prevaricatore nei confronti di quest’ultima . Entrando nel vivo della riunione, vi è da sottolineare l’approvazione del Documento di economia e finanza 2013. La ripresa economica tarda ad arrivare. Documento da cui emerge il graduale miglioramento della situazione sui mercati finanziari registratosi nell’area dell’euro nel 2012 ma che, d’altro canto, non si è ancora pienamente trasmesso all’economia reale ritardando la ripresa economica . In particolar modo in Italia, la recessione, iniziata nella seconda metà del 2011, si è protratta per tutto il 2012, riducendo, nella media dell’anno, il PIL del 2,4% in termini reali, confermando le stime diffuse a settembre nella Nota di aggiornamento del DEF. Comunque sia - si legge nel comunicato apparso oggi sul sito ufficiale - l’azione del Governo è stata finalizzata al mantenimento della stabilità finanziaria e nel contempo al rilancio dell’economia attraverso importanti riforme strutturali . Insomma, il Consiglio dei Ministri, tirando le somme, ha potuto affermare che l’azione di riequilibrio è stata accompagnata dall’approvazione di modifiche al quadro normativo nazionale che hanno introdotto e reso operativo il principio del pareggio di bilancio in Costituzione . Ora ci sono le basi per il conseguimento di un equilibrio di bilancio duraturo nel tempo. Tutto è nato dall’impegno preso dal Governo italiano nel marzo del 2011 nell’ambito del Patto Euro Plus e ai più stringenti requisiti di bilancio introdotti nel Six Pack nel novembre del 2011. La situazione attuale, ancora sfavorevole, richiede il conseguito risanamento di bilancio e il rispetto della stabilità finanziaria, ma questi devono essere accompagnati da azioni di sostegno e rilancio della crescita e dell’occupazione. Pagamento dei debiti della PA per immettere liquidità nel sistema economico. Proprio per allinearsi a tale orientamento, il Governo italiano ha recentemente adottato un provvedimento d’urgenza in grado di immettere liquidità nel sistema economico mediante lo sblocco dei pagamenti dei debiti pregressi della Pubblica Amministrazione verso i propri fornitori. L’obiettivo perseguito dall’Esecutivo con tale misura è di accelerare la ripresa della domanda già a partire dalla seconda metà dell’anno in corso. Le misure attuate, peraltro, rassicura l’Esecutivo, tengono conto della necessità di mantenere il deficit di bilancio stabilmente al di sotto del 3,% del PIL anche per gli anni successivi all’abrogazione della procedura dei deficit eccessivi e con un margine giudicato sufficiente . A tal proposito, il Governo ha valutato che lo spazio fiscale utilizzabile per l’operazione di accelerazione dei pagamenti dei debiti della PA sia di circa lo 0,5% del PIL. La mancata conferma dell’IMU sperimentale potrebbe creare dei problemi. Infine, il Consiglio dei Ministri ha osservato che a partire dal 2015 ci sarà una minore crescita delle entrate tributarie per il venir meno del regime dell’IMU sperimentale e dei coefficienti catastali maggiorati. Una questione non certo di poco conto, secondo il Consiglio, perché se la fase sperimentale dell’IMU non dovesse essere confermata, i futuri Governi dovranno provvedere alla sostituzione dell’eventuale minor gettito con interventi compensativi .

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