Avvocato sotto accusa: racconto giornalistico negativo? No, diritto di cronaca...

Sigillata, in via definitiva, la decisione del Gip, che aveva archiviato le accuse mosse dal professionista per l’articolo pubblicato da un quotidiano. Legittima la scelta di respingere l’opposizione all’archiviazione è stato esercitato giustamente il diritto di cronaca, soprattutto tenendo presente che il fatto era di pubblico interesse visto il rilievo professionale del soggetto coinvolto.

Avvocato accusato di truffa. Almeno secondo il giornalista Perché, in realtà, il reato in discussione è quello di appropriazione indebita. Differenza sostanziale, certo, ma resta intatta la correttezza dell’articolo pubblicato da un quotidiano e resta salvo il diritto di cronaca ci si trova di fronte a una notizia di pubblico interesse, per il rilievo professionale del soggetto coinvolto Cassazione, sentenza n. 14768/2013, Quinta Sezione Penale, depositata oggi . Archiviato. A chiudere la questione, per la verità, aveva già provveduto il Giudice per le indagini preliminari, escludendo l’ipotesi della diffamazione e ritenendo non fondate le accuse mosse da un avvocato in merito a un articolo giornalistico riguardante una sua vicenda giudiziaria. A finire in archivio, quindi, non solo il pezzo’ sul problema giudiziario dell’avvocato, ma anche le accuse mosse da quest’ultimo nei confronti dell’autore dell’articolo e nei confronti del direttore del quotidiano che lo aveva pubblicato. E, seguendo questa linea di pensiero, viene respinta anche la proposta opposizione all’archiviazione mossa dall’avvocato. Giudizio chiuso. Questione definitivamente sigillata? Assolutamente no. Come dimostra il ricorso proposto per cassazione dall’avvocato. A finire sotto accusa, in questo caso, la decisione del Gip quest’ultimo, secondo l’avvocato, ha violato la garanzia del contraddittorio, adottando il provvedimento di archiviazione de plano, laddove non ne ricorrevano i presupposti, in quanto, da un lato, nell’atto di opposizione era stato specificato l’oggetto dell’indagine suppletiva e dall’altro, in relazione agli ulteriori elementi di indagine proposti, il Gip avrebbe dovuto solo saggiarne la pertinenza e la rilevanza, senza procedere a valutazioni anticipate di merito . Ma queste osservazioni vengono ritenute non fondate dai giudici di Cassazione, i quali, anzi, valutano corretto il comportamento tenuto dal Gip. Innanzitutto perché nella opposizione alla richiesta di archiviazione non era proposta nessuna indagine suppletiva, ma solo una rivalutazione di elementi già in atto, consistente nella prospettata natura diffamatoria dell’articolo, dove si affermava che l’avvocato era indagato per il reato di truffa, pur avendo il Pubblico Ministero precisato, nella richiesta di archiviazione, che quest’ultima era indagata per il reato di appropriazione indebita . Eppoi, soprattutto, è da condividere la considerazione secondo cui, in questa vicenda, è stato legittimamente esercitato il diritto di cronaca, avendo l’articolo riportato una notizia di pubblico interesse, per il rilievo professionale del soggetto coinvolto e avendo concesso ampio spazio alle dichiarazioni dell’avvocato. Circostanze, quest’ultime, che portano ad escludere ogni intento diffamatorio . Assolutamente logica, quindi, e confermata in toto, la decisione del Gip di procedere all’archiviazione.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 12 dicembre 2012 29 marzo 2013, n. 14768 Presidente Grassi Relatore Guardiano Fatto e diritto Con decreto pronunciato il 3.11.2011 il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Trieste disponeva l'archiviazione dei procedimento penale sorto per il reato di cui all'art. 595, c.p., a carico di P.P. e di C.E., rispettivamente, direttore dei quotidiano Il Piccolo di Trieste e autore dell'articolo pubblicato su tale quotidiano il 9 febbraio del 2011, ritenuto dall'avv. P.V. di contenuto diffamatorio nel suoi confronti, previa dichiarazione di inammissibilità della proposta opposizione all'archiviazione, in quanto in essa solo formalmente viene indicato l'oggetto dell'investigazione suppletiva da svolgere, mentre nella sostanza si chiede di valutare diversamente le risultanze già in atti, ritenendo, nel contempo, infondata la notizia di reato. Avverso tale decreto, di cui chiede l'annullamento, ha proposto ricorso V.P., a mezzo del suo difensore, eccependo il vizio di cui all'art. 606, co. 1, lett. b , c.p.p., in relazione all'art. 410, c,p.p., poiché il giudice per le indagini preliminari ha violato la garanzia dei contraddittorio, adottando il provvedimento di archiviazione de plano, laddove non ne ricorrevano i presupposti, in quanto, da un lato nell'atto di opposizione era stato specificato l'oggetto dell'indagine suppletiva, dall'altro, in relazione agli ulteriori elementi di indagine proposti, il giudice per le indagini preliminari avrebbe dovuto solo saggiarne la pertinenza e la rilevanza, senza procedere, come ha invece fatto il giudice del provvedimento impugnato, a valutazioni anticipate di merito, ossia ad una valutazione prognostica circa la fondatezza di tal investigazioni suppletive, che implica la necessità di procedere con il rito camerale, nel contraddittorio delle parti. In data 3 luglio 2012, infine, perveniva requisitoria scritta dei pubblico ministero nella persona dei sostituto procuratore generale dott. Alfredo Montagna, il quale chiedeva il rigetto del ricorso. Tanto premesso il ricorso appare infondato e non può essere accolto. Ed invero, come affermato in sede di legittimità da un orientamento giurisprudenziale condiviso da questo Collegio, l'archiviazione può essere pronunciata de piano , in presenza di opposizione della persona offesa alla richiesta, ove ricorrano due condizioni, delle quali si deve dare atto con adeguata motivazione, e cioè l'inammissibilità dell'opposizione, per l'omessa indicazione dell'oggetto dell'investigazione suppletiva, e l'infondatezza della notizia di reato cfr., ex plurimis, Cass., sez. IV, 24/11/2010, n. 167, rv. 249236 , Se, peraltro, in relazione al giudizio sull'ammissibilità dell'opposizione, si deve tenere conto soltanto della pertinenza e della specificità degli atti di indagine richiesti e non anche della possibile capacità dimostrativa dei mezzi di prova indicati cfr. Cass., sez, IV, 06/10/2010, n. 40509 Cass., sez. IV, 22/06/2010, n. 34676, rv. 248085 , è pur vero che l'opposizione all'archiviazione legittima l’intervento della persona offesa e l'instaurazione dei contraddittorio con la procedura camerale solo ove le nuove indagini proposte siano pertinenti e rilevanti sotto il profilo della loro idoneità a porre in discussione i presupposti della richiesta del pubblico ministero cfr., Cass., sez. IV, 23/03/2007, n. 21544, rv. 236727 , con la conseguenza che qualora il giudice per le indagini preliminari abbia dichiarato de piano l'inammissibilità dell'opposizione della persona offesa motivandola sotto entrambi i profili richiesi dall'art. 410, c.p.p., il giudice di legittimità non può sindacare la valutazione di merito già effettuata dal giudice per le indagini preliminari sulla infondatezza della notizia di reato cfr. Cass., sez, VI, 12/03/2008, n. 13458, rv. 239318 . Orbene, come rilevato dal sostituto procuratore generale, nel caso n esame, il decreto di archiviazione risulta dei tutto legittimamente emesso dal giudice per le indagini preliminari, che si è attenuto ai principi di diritto in precedenza richiamati, procedendo alla valutazione di entrambi i profili imposti dall'art. 410, co. 2, c.p.p. Da un lato, infatti, egli ha evidenziato come nella opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero non si proponesse nessuna indagine suppletiva, ma solo una rivalutazione di elementi già in atti, consistente nella prospettata natura diffamatoria dell'articolo pubblicato sul quotidiano II Piccolo di Trieste dove si affermava che la V. era indagata per il reato di truffa, pur avendo il pubblico ministero precisato, nella menzionata richiesta di archiviazione, che quest'ultima era indagata per il reato di appropriazione indebita cfr. p. 8 del ricorso . Dall'atro il giudice per le indagini preliminari, con motivazione assolutamente coerente, nel condividere sul punto l'assunto dell'organo della pubblica acclusa, ha dato dettagliato conto delle ragioni che militano a favore della infondatezza della notizia di reato, ravvisando, nel caso in esame, l'esercizio dei diritto di cronaca, avendo l'articolo incriminato riportato in termini corretti una notizia di pubblico interesse, per il rilievo professionale dei soggetto coinvolto, e concesso ampio spazio alle dichiarazioni della V., circostanze che escludono, ad avviso del giudice, ogni intento diffamatorio. Sulla base delle svolte considerazioni il ricorso proposto da V.P. va, dunque, rigettato, con condanna della ricorrente, ai sensi dell'art. 616, c.p.p., al pagamento delle spese dei procedimento. P.Q.M. rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.