Reati fiscali commessi dal manager: le Sezioni Unite limitano il sequestro dei beni societari

È possibile disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta o per equivalente nei confronti di beni di una persona giuridica per le violazioni tributarie commesse dal legale rappresentante della stessa? A questa domanda hanno risposto direttamente le Sezioni Unite Penali della Cassazione.

Misura cautelare solo se i beni sono collegati direttamente all’illecito. Secondo le Sezioni Unite Penali della Suprema Corte di Cassazione (informazione provvisoria n. 1) «è consentito nei confronti di una persona giuridica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni comunque direttamente riconducibili al profitto di reato, mentre non è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di ulteriori beni della persona giuridica». Ma è necessario fare un passo indietro. Le Sezioni semplici della Corte di Cassazione, infatti, in sede di rimessione alle Sezioni Unite, hanno riscontrato un contrasto giurisprudenziale sul punto. Possibile il sequestro dei beni societari In particolare, da un lato, ci sono decisioni che hanno affermato, con riferimento ai reati tributari, l’applicabilità del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente sui beni della persona giuridica anche al di fuori dei casi in cui la sua creazione sia finalizzata a farvi confluire i profitti degli illeciti fiscali quale ‘società schermo’. Insomma, «sebbene il reato tributario sia addebitabile all’indagato, le conseguenze patrimoniali ricadono sulla società a favore della quale egli ha agito, salvo che si dimostri che vi è stata una rottura del rapporto organico, cosicché non è richiesto che l’ente sia responsabile ai sensi del d.lgs. n. 231/2001 ed esso non può considerarsi terzo estraneo al reato perché partecipa alla utilizzazione degli incrementi economici che ne sono derivati». oppure no? Dall’altro lato, invece, alcune pronunce hanno sancito l’impossibilità di applicare il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente sui beni appartenenti alla persona giuridica qualora si proceda per violazioni finanziarie commesse dal legale rappresentante della società, in quanto – avevano spiegato i giudici - «gli articolo 24 e ss. d.lgs. n. 231/2001 non prevedono i reati fiscali tra le fattispecie in grado di giustificare l’adozione del provvedimento, tranne nel caso in cui la struttura aziendale costituisca un apparato fittizio utilizzato dal reo per commettere gli illeciti, tanto che ogni cosa fittiziamente intestata alla società sia immediatamente riconducibile alla disponibilità dell’autore del reato». D.lgs. n. 231/2001: i reati tributari non sono contemplati. Visto il contrasto giurisprudenziale, quindi, era stata disposta la rimessione alle Sezioni Unite con il seguente quesito: «se sia possibile o meno aggredire direttamente i beni di una persona giuridica per le violazioni tributarie commesse dal legale rappresentante». E con l’informativa provvisoria n. 1, le Sezioni Unite Penali hanno risposto affermando che «è consentito nei confronti di una persona giuridica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni comunque direttamente riconducibili al profitto di reato, mentre non è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di ulteriori beni della persona giuridica».

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