Scattare mms nei luoghi di lavoro è interferenza illecita senza il consenso dell'interessato.

Configurabile l'articolo 615bis Cp anche se c'è accessibilità al pubblico.

di Aldo Natalini * Scattare mms nei luoghi di lavoro all'insaputa o contro la volontà di chi ha lo ius excludendi integra il reato di interferenze illecite nella vita privata, anche in assenza di introduzione fisica nei luoghi protetti. Il legislatore con l'articolo 615bis Cp ha infatti inteso sanzionare le incursioni abusive ancorché non fisiche nella vita privata altrui, fissate con strumenti tecnici suscettibili di riprodurre la violazione di ambiti riservati e preclusi all'osservazione indiscreta dei terzi. Così la quinta sezione penale della Cassazione con la sentenza 10444/06 - qui pubblicata a p. - che ha precisato come la lesione alla riservatezza possa consumarsi, attraverso illecite interferenze, anche nei locali dove si svolge il lavoro dei privati studio professionale, ristorante, bar, osteria, negozio in genere , posto che la facoltà di accedervi da parte del pubblico non fa venir meno nel titolare il diritto di escludere singoli individui non autorizzati ad entrare o a rimanervi. I LUOGHI DI PRIVATA DIMORA TUTELATI DALL'ARTICOLO 615BIS CP Nel caso di specie la Cassazione - rigettando, in sede de libertate, il ricorso dell'indagato - ha confermato la misura cautelare di rigore applicata nei confronti di un giovane che, attraverso minacce, molestie e vessazioni, aveva attuato una vera a propria persecuzione ai danni di una ragazza. Il fatto ed il ricorso dell'imputato. Lo stillicidio di torture - così lo definiscono i supremi giudici - era consistito, tra l'altro, nello scattare mms col proprio cellulare dall'esterno del negozio ove lavorava la malcapitata vittima. Di qui l'accusa di violazione dell'articolo 615bis Cp, gravata dal prevenuto innanzi all'organo di legittimità nell'assunto che il posto di lavoro, in quanto aperto al pubblico, non possa considerarsi luogo di privata dimora e che l'avverbio indebitamente designi l'illecito procacciamento di dati solo mediante penetrazione fisica in un ambiente in cui l'accesso dei terzi sia limitato. In effetti, il rilievo difensivo - respinto, come detto, dalla Cassazione - costituiva l'unico dato dirimente per contestare la sussistenza del fumus commissi delicti, trattandosi, per il resto, di condotta senz'altro sussumibile nell'ipotesi astratta di cui all'articolo 615bis Cp, in quanto pacificamente attuata mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva e sonora , quali sono ormai i videotelefonini. I luoghi della tutela domiciliare ex articolo 614 Cp. In punto di esatta individuazione dei luoghi protetti penalmente dalle intrusioni visive o sonore, il reato de quo rinvia all'articolo 614 Cp, ai sensi del quale per domicilio si intende 1 l'abitazione e le sue appartenenze giardini, cortili, cantine, magazzini, pianerottoli, scale comuni, androni, autorimesse, stalle, ecc. 2 gli altri luoghi di privata dimora diversi da quelli domestici che, per esclusione, comprendono i posti in cui si attua la vita lavorativa ufficio privato, studio professionale, laboratorio , ovvero quella culturale biblioteca, club, circolo privato , religiosa cappella privata o politica sede di partito . Segue i luoghi pubblici o aperti al pubblico. Divergenze sussistono, invece, circa i pubblici esercizi bar, ristoranti, saloni , rispetto ai quali talora si è accordata ad essi la tutela domiciliare ex articolo 614 Cp solo negli orari di chiusura, potendo in essi compiere il titolare qualsiasi attività di natura riservata Cassazione, 3 luglio 1962 fattispecie riguardante un'osteria chiusa per pulizie Id, 14 maggio 1981 Id., 20 dicembre 1992 fattispecie riguardante un deposito di società esercente il commercio di carni nei momenti di chiusura . Anche durante l'orario di apertura, tuttavia, in passato si è ravvisato il reato di violazione di domicilio, pur se limitatamente a situazioni particolari ingresso nel locale per finalità illecite o, comunque, diverse dalla fruizione del servizio cui il pubblico servizio è adibito Cassazione, 26 ottobre 1983 Id., 28 giugno 1982 2 maggio 1979 . Il limite spaziale dell'articolo 615bis Cp. Tornando al reato di interferenze illecite, come detto, nel descrivere la natura criminosa, il legislatore del 1974 che ha introdotto, con la legge 98, l'articolo 615bis nel Cp non si è limitato a prevedere gli strumenti tecnici con cui si può ledere la riservatezza, ma ha precisato altresì il requisito spaziale entro cui si realizza la fattispecie per l'appunto, i luoghi indicati nell'articolo 614 Cp . Tale limite applicativo è dettato da esigenze pratiche di limitare l'estensione della tutela penale a quella parte della vita privata che, per il solo fatto di svolgersi nel domicilio, è generalmente sentita come intoccabile Palazzo . Del resto, una diversa soluzione, di penalizzazione cioè anche delle captazioni indebite di fatti svoltisi in pubblico, avrebbe comportato un contrasto con la legge 633/41 sul diritto d'autore che, all'articolo 97, dichiara lecita la riproduzione dell'immagine altrui quando è collegata, tra l'altro, a fatti svoltisi in pubblico . Perché allora sussistano gli estremi del reato di cui all'articolo 615bis Cp, non rileva l'intercettazione di attività in luoghi esposti al pubblico ed osservabili da chiunque come una spiaggia o la scala esterna di un edificio scolastico così Tribunale di Trieste, 5 marzo 1984, in Dif. Pen., 1984, p. 115 Id., 17 luglio 1982, in Riv. pen., 1982, p. 898 , dovendosi escludere il reato in esame nel caso di riprese o di divulgazioni aventi ad oggetto ciò che tutti, senza il minimo sforzo, possono vedere o percepire nell'ambito della pertinenza Bonzano . I rapporti tra gli articoli 614 e 615bis Cp. I concetti utilizzati per definire i luoghi di privata dimora in relazione all'articolo 614 Cp vanno in ogni caso valutati in relazione all'articolo 615bis Cp, ponendo in rilievo la diversità teleologico-strutturale tra i due reati mentre il primo, infatti, tutela i luoghi suddetti dalle intrusioni fisiche, il secondo protegge il diritto alla riservatezza in relazione alle interferenze attuabili con strumenti di ripresa visiva o sonora senza materiale penetrazione fisica. Il dictum l'irrilevanza dell'intrusione fisica ex articolo 615bis Cp. Ecco che si spiega, allora, la massima estrapolabile nella sentenza in commento, laddove la Cassazione esclude senza mezzi termini che l'integrazione del delitto ipotizzato dall'articolo 615bis Cpp postuli l'intrusione fisica in uno dei luoghi indicati dall'articolo 614 Cp , proprio perché una tale condotta è sanzionata dal reato di violazione di domicilio . Il che pare invero ineccepibile al di là della circostanza che è oggi possibile, anche con un semplice video-telefonino, realizzare interferenze nel domicilio altrui senza introdurvisi materialmente, è chiaro che l'articolo 615bis Cp non rappresenta un prolungamento della fattispecie di violazione di domicilio e dei relativi elementi costitutivi , perché - diversamente opinando - la norma perderebbe i caratteri di novità che le sono propri in relazione al diritto di riservatezza. La fattispecie, inserita - per coerente scelta sistematico-legislativa - tra i delitti contro l'inviolabilità del domicilio, costituisce piuttosto una speciale difesa della libertà di manifestazione della personalità quale si estrinseca nella sfera domestica e privata così Cassazione, sentenza 18058/03, relativa ad un caso di persona fotografata all'interno dell'abitazione familiare intenta ad attività domestiche . Ben può contestarsi, pertanto, la violazione dell'articolo 615bis Cp, ogni qualvolta si realizzino, anche a distanza , illecite intrusioni nel domicilio altrui mediante insidiosi mezzi tecnici strumenti di ripresa visiva o sonora all'insaputa o contro la volontà di chi ha lo ius excludendi , giacché - come si legge nella sentenza 10444/06 - il legislatore ha sanzionato le incursioni abusive nella vita privata altrui, fissate con strumenti tecnici suscettibili di riprodurre la violazione di ambiti riservati e preclusi all'osservazione indiscreta dei terzi . La qual cosa può accadere, per l'appunto, anche attraverso il semplice impiego di telefonini di nuova generazione, che permettono di raccogliere, registrare ed eventualemente comunicare a terzi immagini e suoni tramite tecnologia Gprs nonché di realizzare filmati attraverso la rete Umts con messaggi del tipo Mms . Ttutela estesa anche ai luoghi lavorativi accessibili al pubblico. Nel successivo passaggio motivazionale la Cassazione precisa poi che la facoltà di accesso da parte del pubblico non fa venir meno nel titolare il diritto di escludere singoli non autorizzati ad entrare o a rimanere , potendosi consumare la lesione della riservatezza, con le illecite interferenze, anche nei locali ove si svolge il lavoro dei privati studio professionale, ristorante, bar, osteria, negozio in genere . Si tratta di un esito che, per quanto facilmente raggiungibile in termini esegetici, finora non risultava predicato esplicitamente nella poca giurisprudenza edita in tema interferenze illecite nella vita privata. Peraltro, la rassegnata soluzione rigorista non appariva neppure scontata nella specie, avendosi a che fare con un caso di indebita captazione di immagini effettuata tramite un cellulare dall'esterno della vetrina di un negozio, quindi da una pubblica via verso un luogo lavorativo asseritamente aperto al pubblico. Non a caso, proprio su questo punto il ricorrente aveva fondato il proprio gravame, dubitando che il precetto contestato tutelasse anche gli ambienti lavorativi accessibili al pubblico. La giurisprudenza in tema di domicilio lavorativo la richiesta stabilità. Del resto, in tema di domicilio lavorativo, si ricorda un precedente contrario in cui la Cassazione aveva escluso l'estensione della tutela dell'articolo 615bis Cp allo stabilimento industriale, in quanto detto luogo non può essere assimilato ai luoghi di privata dimora di cui all'articolo 614 Cp, i quali presuppongono un soggiorno, sia pur breve, ma di una certa durata così Cassazione, sentenza 35947/2001 . Ma in tal caso l'insussistenza del reato veniva fatta derivare dalla specifica circostanza che lo stabilimento in questione - ove i lavoratori si recavano solo saltuariamente - mancava di quel minimo grado di stabilità, tale da far ritenere ragionevolmente apprezzabile l'esplicazione di vita privata che in esso si svolge . Di contro, nei luoghi ove si esplica stabilmente la vita lavorativa l'ufficio come il negozio è evidente che debba ritenersi vietato ex articolo 615bis Cp filmare le relative attività ed i soggetti che le compiono, venendosi per questa via ad offendere il bene della libertà domestica protetto dalla norma incriminatrice, né più né meno di quanto non avvenga in caso di installazione di videocamere collocate in modo da riprendere la soglia di casa, pacificamente sanzionabili cfr. Cassazione, 25666/03 . * Avvocato, Magistrato onorario

Cassazione - Sezione quinta penale cc - sentenza 5 dicembre 2005-27 marzo 2006, n. 10444 Presidente Lattanzi - Relatore Amato Pg Cesqui - Ricorrente Teli Motivi della decisione Teli Augustin è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere con provvedimento del Gip del Tribunale di Trento per i reati di cui agli articoli 610, 612, 660 e 615bis Cp. Il Tribunale del riesame ha confermato, sulla scorta delle dichiarazioni della persona offesa, degli accertamenti di Pg e delle foto, scattate col telefono cellulare dall'indagato, che ritraggono la querelante su di un autobus, donde la verosimiglianza della doglianza della stessa di essere stata fotografata all'interno del negozio ove lavora. Quanto alle esigenze cautelari, il Tribunale ha evidenziato che la persona offesa De Cataldo è costretta a subire una vera persecuzione, che il Teli attua con minacce, molestie e finanche violenza sessuale. Per tali reati, infatti, è stata di recente pronunciata sentenza ex articolo 444 Cpp. Il giudice della libertà ha pure sottolineato che l'indagato ha violato la misura del divieto di dimora nell'ambito della provincia di Trento, per porre in atto le sue vessazioni in danno della De Cataldo. Ricorre personalmente il Teli, lamentando violazione di legge e vizio di motivazione a non v'è prova che egli abbia scattato foto dall'esterno della vetrina dell'esercizio ove lavora la querelante. In ogni caso, difetta un elemento costitutivo del reato di cui all'articolo 615bis Cp, poiché l'ambiente di lavoro non può essere considerato luogo di privata dimora, essendo questo aperto al pubblico. L'avverbio indebitamente designa l'illecito procacciamento di notizie, ottenuto penetrando in un ambiente in cui l'accesso dei terzi è limitato b erroneamente il Tribunale, richiamando i precedenti penali, ritiene che non sia concedibile il beneficio ex articolo 163 Cp. Al contrario, esso potrà essere riconosciuto, poiché i fatti di cui al presente procedimento potranno essere avvinti in continuazione con quelli oggetto del procedimento definito ai sensi dell'articolo 444 Cpp, richiamato dal giudice del riesame c il Tribunale non ha fornito motivazione circa la possibilità di applicare misure meno rigorose. Esso indagato non ha violato la misura del divieto di dimora, poiché questa fu notificata solo al momento dell'imbarco per l'Albania, suo paese natale. Le censure formulate sono infondate. È da escludere che l'integrazione del delitto ipotizzato dall'articolo 615bis Cpp postuli l'intrusione fisica in uno dei luoghi indicati dall'articolo 614 Cp, poiché una tale condotta è sanzionata dal reato di violazione di domicilio. Al contrario, l'illecito gravato al Teli punisce le intrusioni nel domicilio altrui, realizzate mediante insidiosi mezzi tecnici strumenti di ripresa visiva o sonora all'insaputa o contro la volontà di chi ha lo ius excludendi. Il legislatore sanziona, così, le incursioni abusive nella vita privata altrui, fissate con strumenti tecnici suscettibili di riprodurre la violazione di ambiti riservati e preclusi all'osservazione indiscreta dei terzi. Né può dubitarsi che la lesione della riservatezza possa consumarsi, con le illecite interferenze, anche nei locali ove si svolge il lavoro dei privati studio professionale, ristorante, bar, osteria, negozio in genere . La facoltà di accesso da parte del pubblico non fa venir meno nel titolare il diritto di escludere singoli non autorizzati ad entrare o a rimanere. Non sussiste alcun vizio di motivazione la persecuzione di cui è vittima la De Cataldo denota il carattere torbidamente ossessivo della condotta del Teli, che capziosamente tende a sminuire la propria responsabilità, discettando anche del quantum di aumento di pena a titolo di continuazione, adagiandosi nella prospettiva di una sorta di beneficio che gli consente di reiterare lo stillicidio delle torture nei confronti della parte lesa. L'elevata gravità della condotta, che si colora anche di improntitudine, la perdurante attività vessatoria e la personalità dell'indagato danno conto del pericolo di reiterazione criminosa, non infrenabile con una misura cautelare diversa da quella adottata. Il ricorso va rigettato con la condanna del Teli alle spese del procedimento. La cancelleria curerà gli adempimenti di rito. PQM Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Manda alla cancelleria per la comunicazione ex articolo 94 Disp. att. Cpp