Reverse charge, sanzioni light

Una circolare pubblicata ieri dall’Agenzia delle Entrate fa chiarezza sulle sanzioni previste in caso di errore alla luce delle modifiche apportate dal d.lgs. n. 158/2015.

Sanzioni fisse per chi assolve l’IVA in forma ordinaria anziché applicare il reverse charge e per chi fa il contrario, ovvero applica il reverse charge quando non occorre. Il chiarimento è contenuto nella Circolare n. 16/E pubblicata ieri pomeriggio dall’Agenzia delle Entrate. La nuova prassi chiarisce il trattamento sanzionatorio previsto per ogni tipo di violazione in materia di reverse charge , alla luce delle modifiche apportate dal d.lgs. n. 158/2015. Disciplina sanzionatoria dell’inversione contabile. Tale provvedimento, si ricorda, ha modificato le sanzioni amministrative in materia di documentazione e registrazione delle operazioni IVA, previste nell’art. 6, d.lgs. n. 471/1997, intervenendo, soprattutto, nella disciplina sanzionatoria dell’inversione contabile. Le modifiche apportate sono in vigore dal 1 gennaio 2016 e trovano applicazione, per il principio del favor rei , anche per le violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015 per le quali non siano stati emessi atti che si sono resi definitivi anteriormente al 1 gennaio 2016. Ebbene, secondo quanto chiarito dalla circolare n. 16/E, con il nuovo sistema sanzionatorio agli errori che ricadono sulla scelta tra reverse charge e IVA ordinaria si applica una sanzione fissa da 250 euro a 10mila euro. In particolare, nel caso in cui il cedente o prestatore ha emesso fattura con addebito di IVA come per un’operazione ordinaria, quando invece si doveva applicare l’inversione contabile, non occorre che il cessionario o committente regolarizzi l’operazione ed è fatto salvo il diritto alla detrazione. La stessa regola vale, a patto che non si tratti di ipotesi palesemente estranee al regime dell’inversione contabile, anche per il caso opposto quando anziché assolvere l’IVA in via ordinaria l’operazione viene sottoposta a reverse charge da parte del cessionario o committente. In entrambi i casi la sanzione si applica in via solidale a cedente e cessionario e non scatta per singola fattura errata, ma una sola volta per ogni liquidazione periodica con riferimento a ciascun fornitore. Specifica sanzione. Altro chiarimento fornito dalla circolare riguarda le operazioni esenti, non imponibili, escluse da IVA o inesistenti in caso di applicazione del reverse charge a tali operazioni, il debito d’imposta e la relativa detrazione si annullano. In sede di accertamento si legge nella circolare - vengono espunti sia il debito sia il credito d’imposta confluiti nella liquidazione periodica eliminando così gli effetti dell’operazione contabilizzata . In caso di operazioni inesistenti, però, si applica anche una specifica sanzione, compresa tra il 5 e il 10% dell’imponibile, con un minimo di 1.000 euro. fonte fiscopiù

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