La dura vita del creditore (nonostante le riforme del processo efficiente)

Il Tribunale di Roma con la sentenza del 17 maggio 2017, n. 9884 interviene sull’applicazione di una norma fondamentale per la tutela efficace dei diritti in sede esecutiva sono le c.d. astreintes o misure di coercizione indiretta previste dall’art. 614-bis c.p.c

Si tratta della norma che consente al giudice che emette un provvedimento di condanna all’adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro di fissare una somma di denaro dovuto dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento e che si usa molto nell’ambito del contenzioso della proprietà intellettuale e della concorrenza sleale ma non solo . In questo contesto il più delle volte caratterizzato dalla difficoltà di ottenere l’adempimento dell’obbligo giudiziale di merito o cautelare che sia specie quando sia abbia ad oggetto una prestazione infungibile - il principio di diritto affermato dal Tribunale di Roma ha come primo effetto quello di rendere in un certo senso più difficile la vita al creditore. L’effetto finale però è anche quello di aumentare potenzialmente i numeri del contenzioso, ma anche di depotenziare un istituto importante quale quello previsto dall’art. 614- bis c.p.c. che recentemente il legislatore ha voluto anche estendere perché particolarmente efficace. Il caso. Orbene, nel caso di specie era accaduto che una società aveva ottenuto un provvedimento cautelare con il quale veniva inibita ad un’altra società un certo comportamento e si prevedeva una penale per ogni violazione o ritardo. Poiché il debitore non aveva conformato il proprio comportamento all’ordinanza, il creditore aveva notificato un precetto per la somma fissata dal giudice moltiplicata per ogni giorno di ritardo o di violazione. Senonché il debitore proponeva opposizione al precetto sostenendo, tra l’altro per quel che più interessa, la mancanza del titolo esecutivo in quanto la liquidità della somma oggetto dell’ordinanza cautelare era condizionata all’accertamento della violazione o inosservanza del provvedimento emesso all’esito del giudizio di merito oltre al fatto che mancavano i riscontri circa l’effettivo verificarsi dei fatti contestati. La misura di coercizione è subito azionabile? Ecco allora che il Tribunale di Roma si trova a dover esaminare proprio un aspetto centrale della disciplina di cui all’art. 614- bis c.p.c. il creditore può procedere direttamente all’esecuzione in presenza di un inadempimento oppure deve preventivamente far accertare l’inadempimento e poi agire in via esecutiva? Secondo il Tribunale di Roma se la parte onerata non adempia a conformarsi agli ordini di facere, al fine di legittimare l'esecuzione forzata, occorre adire nuovamente il giudice della cognizione affinché accerti l'effettiva sopravvenienza degli specifici inadempimenti contemplati dal titolo e la relativa entità . In altri e più chiari termini se il creditore ha un titolo che dice per ogni violazione il debitore inadempiente deve pagare 100 non potrà, per così dire, auto-accertare l’an e il quantum delle violazioni e calcolare il dovuto. Viceversa dovrà preventivamente agire in sede di cognizione ordinaria e, poi a seguito di sentenza di primo grado ovvero con il giudicato trattandosi di mero accertamento? agire in sede esecutiva avendo provveduto a integrare il titolo esecutivo. Ed infatti motiva il Tribunale - trattandosi di provvedimento autonomamente presidiato da efficacia esecutiva con riguardo alle somme che risultino determinate ovvero determinabili con un semplice calcolo aritmetico, ma non nel caso in cui si debba procedere ad un nuovo accertamento dell’an della violazione e dell’inosservanza del provvedimento medesimo, il quantum deve ritenersi illiquido . Veramente necessario il giudizio di merito? La soluzione del Tribunale di Roma non mi convince, anche perché non necessitata. Ed infatti, fermo che l’art. 614- bis c.p.c. qualifica espressamente il provvedimento emesso dal giudice della cognizione di merito o cautelare come titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione, se il Tribunale di Roma avesse avuto di mira l’esigenza di garantire al debitore la verifica giudiziale sull’inadempimento l’avrebbe potuta garantire, probabilmente, con un’altra strada. Quella strada ben può essere rappresentata proprio da un incidente di esecuzione ex art. 615 c.p.c. promosso dal debitore esecutato che contesti l’inesistenza della violazione o del ritardo ben potendo chiedere anche la sospensione dell’esecutività o dell’esecuzione . Peraltro, questa soluzione appare coerente con le recenti linee di tendenza del processo civile che vanno nella direzione di rendere eventuale il giudizio di cognizione quante volte appare possibile si pensi, da ultimo, alla nuova revocatoria differita per gli atti a titolo gratuito di cui all’art. 2929- bis c.c. favorendo il creditore procedente che già ha un titolo in mano . Confidiamo, quindi, che re melius perpensa , il Tribunale di Roma riveda le modalità di tutela delle ragioni del debitore che correttamente devono trovare una sede per essere valutate preferendo la sede dell’opposizione all’esecuzione rispetto a quella della cognizione ordinaria nei casi in cui il debitore contesti i presupposti e non sempre e comunque. Diversamente arriveremmo ad una situazione anche avrebbe effetti paradossali come nel caso di specie la parte ha ottenuto un provvedimento cautelare e,quindi, aveva visto accolte le proprie esigenze di urgenza ,ma per attuarlo deve prima svolgere un processo a cognizione piena o comunque un ulteriore giudizio .

Tribunale di Roma, sez. IV, sentenza 17 maggio 2017, n. 9884 Giudice Ciufolini Svolgimento del processo Con atto di citazione ritualmente notificato, A. SOCIETA’ AGRICOLA A RESPONSABILITA’ LIMITATA e M. A. S.P.A si opponevano al precetto loro intimato in forza dell’ordinanza cautelare numero /2015 emessa dal Tribunale di Roma per i seguenti motivi -mancanza del titolo esecutivo in quanto la liquidità della somma oggetto dell’ordinanza cautelare era condizionata all’accertamento della violazione o inosservanza del provvedimento emesso all’esito del giudizio di merito -mancanza di certezza e liquidità del credito azionato perché l’ordinanza del Tribunale di Roma non ha specificato l’esatto ammontare delle sanzioni comminabili agli odierni opponenti -inefficacia dell’ordinanza per mancata instaurazione del giudizio di merito in seguito all’emissione dell’ordinanza cautelare ai sensi dell’art. 669 novies c.p.c. e 132 c.p.i. -mancata notificazione dell’ordinanza cautelare a partire dalla quale, da dispositivo dell’ordinanza del Tribunale di Roma, far decorrere il termine di venti giorni entro i quali ottemperare all’inibitoria -illegittima intimazione di pagamento in solido alle opponenti in quanto il provvedimento sanzionatorio può essere addebitabile al solo autore della violazione di cui alla penale -genericità degli addebiti formulati dall’opposta in sede di merito e mancanza assoluta di alcun riscontro fattuale circa l’effettivo verificarsi dei fatti contestati. Chiedevano quindi, previa sospensione inaudita altera parte dell’efficacia esecutiva del titolo, declaratoria di nullità del precetto per inesistenza del diritto d’agire in executivis di parte opposta. Chiedeva in subordine di ridurre gli importi dell’ordinanza e in ogni caso condanna degli opposti al risarcimento danni per lite temeraria, con vittoria delle spese. Si costituiva in giudizio l’opposta IMPRESA AGRICOLA INDIVIDUALE TENUTA DI F. DI A. J. B. L., chiedendo il rigetto dell’opposizione previa confutazione delle argomentazioni di tesi avversarie. L’opposta sollevava eccezione di incompetenza per territorio del Tribunale di Roma e sosteneva la istantanea attuabilità dell’ordinanza cautelare ai sensi dell’art. 669, co. 12 c.p.c. in virtù dell’immediata precettività della misura cautelare. Sosteneva, peraltro, positivamente soddisfatto il requisito della certezza perché facilmente determinabile sulla base degli elementi indicati nel provvedimento di condanna e osservava che la pronuncia numero /2015, resa inter partes, il Tribunale di Roma aveva rigettato la doglianza di mancata instaurazione del giudizio di merito. Affermava, infine, l’efficacia, ai fini notificatori, della comunicazione dell’ordinanza cautelare effettuata dalla cancelleria e in opposizione alla censura di illegittimità della intimazione di pagamento in solido, sosteneva che la solidarietà operava di diritto perché le due opponenti erano società appartenenti alla medesima famiglia A. avendo la medesima sede, il medesimo legale rappresentante nonché i medesimi legali. Chiedeva quindi, confermato il rigetto dell’istanza di sospensione all’esecuzione, declaratoria di incompetenza in favore del Tribunale di Firenze e in subordine il rigetto dell’opposizione. All’udienza del 23.2.2017, la causa veniva trattenuta in decisione con i termini ex articolo 190 c.p.c. Motivi L’opposizione è fondata e, pertanto, va accolta per quanto di ragione con declaratoria di nullità del precetto intimato e con condanna dell’opposta al pagamento delle spese sopportate ex adverso e liquidate come in dispositivo. Preliminarmente va rigettata l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata da parte opposta, in quanto la causa è stata conformemente radicata in ossequio al disposto dell’articolo 480 c.p.c. ultimo comma. Parimenti è privo di consistenza il motivo relativo all’asserito difetto di validità del titolo esecutivo azionato, impostato sulla mancata specificazione della pena pecuniaria da comminare in concreto dal momento che la stessa risulta individuata nel dictum giudiziale. Infondato è anche l’ulteriore motivo di opposizione relativo alla mancanza di efficacia del titolo esecutivo per mancata introduzione del giudizio di merito ai sensi dell’articolo 132 cpi. E’ pur vero, infatti, che se il giudizio di merito non é iniziato nel termine perentorio di cui al comma 2 dell’articolo 132 cpi citato, ovvero se successivamente al suo inizio si estingue, il provvedimento cautelare perde la sua efficacia, ma tale disposizione non trova applicazione nel caso di cui al comma successivo, ricorrente nel caso di specie, secondo cui le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano ai provvedimenti di urgenza emessi ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile ed agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito. In tali casi ciascuna parte può iniziare il giudizio di merito , facendo salva una semplice facoltà. Fondato, invece, è il motivo afferente la mancata notificazione dell’ordinanza cautelare a partire dalla quale, come da dispositivo dell’ordinanza del Tribunale di Roma, era condizionato il decorso del termine di venti giorni entro i quali ottemperare all’inibitoria. E’ pacifico, infatti, che tale notificazione è mancata e che, contrariamente a quanto sostenuto da parte opposta, la stessa non può essere surrogata dalla semplice comunicazione di cancelleria relativa allo scioglimento della riserva, utile solo al fine di far decorrere il termine per l’eventuale reclamo del provvedimento ma non come attuazione del presupposto dell’ordine di ottemperanza. L’ impostazione di parte opposta è contraddetta dal tenore letterale del titolo azionato, che aggancia l’ordine in esso contenuto proprio alla notificazione, condizionandone di conseguenza anche il giudice dell’esecuzione e precludendo ogni sorta di equipollenza di conoscenza legale aliunde conseguita. Fondato è l’ulteriore motivo relativo al difetto del presupposto di eseguibilità del titolo esecutivo per mancato accertamento del numero delle violazioni e delle inosservanze del provvedimento, dal momento che se la parte onerata non adempia a conformarsi agli ordini di facere, al fine di legittimare l'esecuzione forzata, occorre adire nuovamente il giudice della cognizione affinchè accerti l' effettiva sopravvenienza degli specifici inadempimenti contemplati dal titolo e la relativa entità. Trattandosi di provvedimento autonomamente presidiato da efficacia esecutiva con riguardo alle somme che risultino determinate ovvero determinabili con un semplice calcolo aritmetico, ma non nel caso in cui si debba procedere ad un nuovo accertamento dell’an della violazione e dell’inosservanza del provvedimento medesimo, il quantum deve ritenersi illiquido. Rimangono assorbite le ulteriori censure, osservando peraltro come sia priva di consistenza l’affermazione secondo cui l’obbligo di adempiere alle sanzioni sostitutive sarebbe solidale. P.Q.M. Il Tribunale, definitivamente pronunciando sull’opposizione ex articolo 615 c.p.c., introdotta da A. SOCIETA’ AGRICOLA A RESPONSABILITA’ LMITATA M. A. S.P.A, avverso il precetto notificato loro da IMPRESA AGRICOLA INDIVIDUALE B. L. A. J., contrariis reiectis, così provvede - Accoglie l’opposizione, dichiara insussistente il diritto di parte opposta di procedere ad esecuzione forzata sulla base del titolo azionato, in difetto, di accertamento del quantum debeatur e, per l’effetto, dichiara la nullità del precetto notificato in data 30.9.2015 - Condanna l’IMPRESA AGRICOLA INDIVIDUALE B. L. A. J. in persona del titolare. A. J. Dragone B. L. Rondinelli Vitelli Altemps al pagamento in favore della A. SOCIETA’ AGRICOLA A RESPONSABILITA’ LMITATA e M. A. spa della somma di euro 22.724,40 per spese legali oltre iva e cpa e spese generali come per legge.