Servizio militare, il renitente non è più punibile

di Giuseppe Santalucia

Le disposizioni normative, che hanno istituito il servizio militare professionale ed hanno sospeso il servizio militare di leva, sono norme integratrici del precetto penale relativo alle condotte di rifiuto del servizio militare con riguardo ai giovani assoggettati all'obbligo di leva sino al 31 ottobre 2005, e con riferimento alle situazioni da esse disciplinate trova applicazione l'articolo 2, comma 4, Cp, con la conseguenza della non punibilità della condotta di chi, essendo obbligato al servizio militare, ha rifiutato di prestarlo, salvo che non sia stata già pronunciata sentenza irrevocabile. È questo il principio di diritto contenuto nella massima alla sentenza 16228/06 della Cassazione qui pubblicata tra i documenti correlati. di Giuseppe Santalucia* La Corte aggiunge alle affermazioni indicate nella massima sopra riportata, che la nuova normativa - legge 331/00, D.Lgs 215/01 e legge 226 del 2004 - non ha comportato la totale e generalizzata eliminazione del servizio militare obbligatorio, posto che esso continua ad essere previsto in riferimento a specifiche situazioni e a determinati casi eccezionali riferiti anche la tempo di pace. Su questa premessa opera il richiamo all'articolo 2, comma 4, Cpp e non già al comma 2 dello stesso articolo, non trascurando di ricordare che Sezioni unite 25887/03, ric. Giordano, hanno chiarito che deve applicarsi il quarto comma prima terzo comma e non il secondo comma dell'articolo 2 Cp in presenza di successioni di leggi con effetto parzialmente abrogativo in relazione a quei fatti, commessi prima dell'entrata in vigore delle nuove norma, che non siano riconducili alle nuove fattispecie criminose. Parzialmente difforme sezione prima 12316/05, ric. Pg in proc. Caruso, che ha fatto applicazione dell'articolo 2, comma 2, Cp con la conseguenza della non punibilità della condotta di rifiuto del servizio militare senza il limite dell'eventuale sentenza irrevocabile così anche, sezione prima 7628/06. Magistrato

Cassazione - Sezione prima penale up - sentenza 2-11 maggio 2006, n. 16228 Presidente Fazzioli - Relatore Turone Pg Gentile - Ricorrente Brusaferri Osserva Con sentenza 11 ottobre 2005 la Corte militare di appello di Roma confermava la sentenza 12 gennaio 2005 del tribunale militare di La Spezia che aveva dichiarato Brusaferri Alessandro responsabile del reato di mancanza alla chiamata aggravata articoli 151 e 154 del codice penale militare di pace perché, essendo stato chiamato alle armi mediante manifesto di chiamata, con obbligo di presentarsi presso il Distretto militare di Bologna alla data del 7 novembre 1995, non aveva ottemperato a tale obbligo. Avverso la sentenza di secondo grado propone ricorso per cassazione il Brusaferri chiedendo l'annullamento della sentenza impugnata perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, a seguito della sospensione del servizio di leva stabilita dall'articolo 7 del D.Lgs 215/01. Alla odierna udienza il Procuratore generale militare ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 7 del D.Lgs 215/01 in relazione all'articolo 52 della Costituzione nella parte che consente di essere interpretata nel senso di ritenere abrogate le norme penali che colpiscono le condotte di rifiuto del servizio militare obbligatorio. Nel merito, ha concluso per il rigetto del ricorso. Il ricorso dell'imputato deve essere accolto, sia pure per motivi non del tutto coincidenti con quelli dedotti dal ricorrente. Questa Corte di legittimità ha già avuto modo di precisare che l'intervenuta sospensione del servizio militare di leva ridisegna la fattispecie penale del delitto di rifiuto della relativa prestazione eliminando il disvalore sociale della condotta incriminata. Ne consegue che l'articolo 7 del D.Lgs 215/01, così, come l'articolo 1 comma 6 della legge 331/00 Le Forze armate sono organizzate su base obbligatoria e su base, professionale secondo quanto previsto dalla presente legge devono essere considerati norme integratrici del precetto penale è che, con, riferimento alle situazioni da essi disciplinate, trova applicazione l'articolo 2 comma 4 Cp se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile sicché la sospensione del servizio di leva comporta la non punibilità della condotta di chi in precedenza, essendo obbligato a tale servizio, ha rifiutato di prestarlo. Ciò non significa, ovviamente, che la norma incriminatrice di cui all'articolo 151 Cpmp così come ogni altra norma incriminatrice di condotte di rifiuto del servizio militare sia stata abrogata, ma semplicemente che è venuta meno una norma integratrice del precetto penale che attiene esclusivamente ai giovani assoggettati all'obbligo di leva sino al 31 ottobre 2005, data di cessazione dal servizio dell'ultimo contingente chiamato alle armi il 31 dicembre 2004 articolo 1 legge 226/04 . È il caso di aggiungere che questo Collegio non ritiene che la nuova normativa abbia comportato la totale e generalizzata eliminazione del servizio militare obbligatorio, dal momento che, anzi, esso continua ad essere previsto in riferimento a specifiche situazioni e a determinati casi eccezionali riferiti anche al tempo dì pace articolo 2 della legge 331/00 . Di qui il richiamo che questo Collegio ritiene di dover fare, in materia di successione di leggi penali, al comma 4 dell'articolo 2 ep e non già al comma 2 di tale norma, come è stato ritenuto da questa stessa Sezione nella sentenza 12316/05, Caruso, CED-231721 . Del resto, le Su penali di questa Corte hanno chiarito che deve applicarsi il terzo comma oggi quarto non il secondo comma dell'articolo 2 Cp in presenza di successione di leggi con effetto parzialmente abrogativo in relazione a quei fatti, commessi prima dell'entrata in vigore delle nuove norme, che non siano riconducibili alle nuove fattispecie criminose Cassazione, Su, 25887/03, Giordano, CED-224605 . Consegue da tutto ciò che l'articolo 7 del D.Lgs 215/01 non si pone in contrasto con l'articolo 52 della Costituzione, poiché non può essere interpretato nel senso di una generalizzata eliminazione del servizio militare obbligatorio, né nel senso di un'intervenuta abrogazione dell'articolo 151 Cpmp, ma soltanto nel senso, appunto, dell'intervenuto venir meno di una norma integratrice del precetto penale, norma integratrice attinente a urta determinata categoria di soggetti. D'altro canto l'articolo 52 della Costituzione stabilisce che il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Va pertanto dichiarata manifestamente infondata la dedotta questione di legittimità costituzionale. In applicazione della normativa transitoria prevista dal combinato disposto degli artt. 3, comma primo, legge 331/00, 7, comma 1, D.Lgs 215/01 e 1 della legge 226/04, per i giovani nati prima del 1985 e già chiamati alle armi, il servizio militare di leva è rimasto obbligatorio solo sino al 31 ottobre 2005, data di cessazione dal servizio dell'ultimo contingente chiamato alle armi il 31 dicembre 2004. Essendo ormai decorso anche tale ultimo termine, la sentenza va annullata senza rinvio perché il fatto concretamente contestato all'attuale imputato, in virtù del venir meno della predetta norma integratrice del precetto penale, non è più previsto dalla legge come reato. PQM Dichiara manifestamente infondata la dedotta questione di legittimità costituzionale. Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla legge conte reato.