Se la carta di credito è scaduta possederla (anche senza giustificazioni) non è reato

Il motivo è semplice, annotano i massimi giudici, e risiede nella sua inidoneità all'uso. Di conseguenza vengono meno i presupposti della ricettazione e di ogni altro tipo di potenziale illecito

Chi entra in possesso di una carta di credito già scaduta non solo non scivola nella ricettazione, ma non commette nessuna altro reato. Il motivo è semplice, la carta non è più un idoneo strumento finanziario, in altre parole, non serve più a nulla. Di conseguenza, vengono meno sia i presupposti del delitto di ricettazione, sia quelli di ogni altro tipo di reato, perché non c'è nessun pericolo nell'utilizzo di una carta di credito già scaduta. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 37758/05 - depositata il 17 ottobre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con cui ha assolto, con formula perché il fatto non costituisce reato, Bruno B. dal delitto di cui all'articolo 12 del decreto legge 143/91. L'uomo, infatti, era stato trovato in possesso di una Visa Bank Americard con validità febbraio '96-gennaio '98 di provenienza illecita ed i giudici di merito, sia di primo che di secondo grado, lo avevano condannato. Ma Bruno non si è dato per vinto, si è rivolto agli ermellini sostenendo che la carta di credito era già scaduta - quindi inutilizzabile - e che non risultava una sua detenzione prima della scadenza. La Cassazione gli ha dato ragione e ha affermato che al momento dell'accertamento del fatto attribuito all'imputato, maggio '98, la carta era scaduta da mesi ed, in quanto tale, non poteva più assolvere in radice alcuna funzione di credito , di pagamento ovvero di prelievo di contante nel circuito commerciale o in quello elettronico, né era idonea ad alcun uso per la sua palese irricevibilità ed inefficacia .

Cassazione - Sezione seconda penale up - sentenza 11-17 ottobre 2005, n. 37758 Presidente Di Jorio - Relatore Fumu Pm D'Angelo - ricorrente Basile Motivi della decisione Basile Bruno impugna la sentenza della Corte di appello confermativa della decisione di primo grado con la quale è stato dichiarato colpevole del delitto di cui all'articolo 12 Dl 143/91 convertito con legge 197/91 perché, al fine di profitto, possedeva la carta di credito Visa Bank Americard con validità 2/96 - 1/98, proveniente dal delitto di cui all'articolo 647 Cp fatto accertato il 12 maggio 1998. Con il ricorso l'imputato denuncia violazione di legge rileva come, al più, il fatto si sarebbe dovuto inquadrare nell'ambito del reato di appropriazione di cosa smarrita per il quale manca la querela , atteso che per il perfezionamento della fattispecie per la quale è intervenuta condanna mancano sia lo scopo di lucro sia il reato presupposto omesso da terzi, dovendosi a lui stesso riferire l'appropriazione osserva altresì come la carta di credito fosse comunque già scaduta, dunque del tutto inutilizzabile, e non risulti una sua detenzione anteriore alla scadenza si duole infine del mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'articolo 62 n. 4 Cp. Il ricorso è fondato. Si addebita all'imputato la condotta descritta nell'articolo 12 Dl 143/91, sub specie di possesso non di acquisto o ricezione, il che avrebbe condotto alla qualificazione del fatto come ricettazione Su 28 marzo 2001 Tiezzi di una carta di credito di provenienza illecita in quanto denunciata come smarrita il 20 aprile 1996. Risulta che il documento de quo sia stato rinvenuto nella disponibilità dell'imputato in data 12 maggio 1998, né le sentenze di merito, pur non prestando fede alle dichiarazioni a discolpa secondo cui esso venne ritrovato casualmente poche ore prima del sequestro, hanno individuato un momento anteriore certo in cui ha avuto inizio la condotta contesta. Risulta, altresì, che la carta in questione portava impressi chiaramente su di essa e conseguentemente nella banda magnetica i segni della sua validità, limitata al periodo 2/96 - 1/98 al momento dell'accertamento del fatto ascritto all'imputato era pertanto scaduta da mesi ed, in quanto tale, non poteva più assolvere in radice alcuna funzione di credito , di pagamento ovvero di prelievo di contante nel circuito commerciale o in quello elettronico, né era idonea ad alcun uso per la sua palese irricevibilità ed inefficacia. L'oggetto in questione, dunque, all'epoca del suo rinvenimento era totalmente privo delle sue originarie caratteristiche di strumento finanziario, con la conseguente assenza del presupposto fattuale del reato contestato nonché del pericolo - fondante l'ipotesi incriminatrice - insito nel possesso illecito di siffatti mezzi, siano essi genuini o falsificati ma comunque idonei all'uso. La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato. PQM Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non costituisce reato.