Astensione forense, una questione politica e non giuridica

di Roberto Zazza

ASTENSIONE FORENSE La questione è Politica e non giuridica di Roberto Zazza* La commissione di garanzia ha deliberato il 19luglio scorso di aprire contro l'Oua la procedura di infrazione alla legge sull'attuazione dello sciopero nei servizi pubblici. L'atto è dovuto e l'Oua si difenderà in sedi e con argomenti opportuni. L'apertura del procedimento però non deve indurre a ritenere che la questione sollevata dall'Avvocatura abbia natura giuridica ed economica, la questione è politica . Anzi è proprio l'apertura del procedimento sanzionatorio che fa esplodere tutte le contraddizioni. Il 4 aprile del 2000, il senatore Guido Calvi, a piede dell'approvazione della contestata legge 83/00 che coinvolgeva l'attenzione forense nell'ambito dello sciopero, presentò un ordine del giorno, accolto dal governo, nel quale si chiedeva che il Governo si impegni a tener conto, nella strumentazione attuativa dell'articolo 2 della presente legge e del rilievo costituzionale della funzione difensiva . Dove erano e soprattutto dove sono oggi il senatore Calvi e la sua maggioranza? Bene fece l'Oua a rifiutare di aderire al codice di autoregolamentazione predisposta dal Garante per non rinunciare implicitamente ad una legge speciale. Quello che però emerge dal profondo è l'inadeguatezza della legge a regolare un fenomeno del tutto tipico, quale l'astensione forense. Mai gli Avvocati, a differenza di altri operatori del settore giustizia si sono astenuti per motivi economici o di status personale, ma sempre e solo per la tutela dei diritti di tutti organizzazione del servizio giustizia, art 111 Cost.,questione delle carceri Potremmo poi aggiungere la natura delle attività professionale, né subordinata né d'impresa, la funzione costituzionale del diritto di difesa. Sul piano pratico come non rilevare, al di là della turbata levantina di un Dl pre-feriale, che i tempi di risposta dell'avvocatura non potevano essere diversi da quelli di una trattativa sindacale che vede una controparte omologa. La controparte dell'Avvocatura è sempre e solo la politica e da questa discende che lo scontro e le regole di ingaggio sono sempre e solo politici. Non ci sono trattative che durano un anno, il termine per gli emendamenti scade presto ed è su quel tempo che si tara l'azione. Non è dunque ancora sopportabile che l'astensione forense sia regolata da una legge inadeguata ed incostituzionale. L'avvocatura non deve consentire che lo scontro scivoli sul piano della giurisdizione, deve invece mantenerlo a livello politico rivendicando ora e sempre il proprio diritto ad una legge che salvi le garanzie di tutela del cittadino, peraltro sempre e comunque salvaguardate dagli avvocati, e regoli in modo adeguato e costituzionalmente corretto l'astensione forense. *Avvocato