Permessi studio: fruibili solo per l'effettiva (attestata) frequenza ai corsi

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino Il pubblico dipendente deve giustificare adeguatamente di aver effettivamente frequentato i corsi cui era iscritto per poter fruire dei permessi straordinari retribuiti, laddove la predetta frequenza coincida con l'orario di servizio. Quanto appena riferito è stato deciso dalla quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5383/06 depositata lo scorso 15 settembre e qui leggibile nei documenti correlati . Con la sentenza 118/98, il Tar regionale per il Veneto condanna il ministero della Giustizia - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - a restituire quanto trattenuto sulle competenze mensili di un proprio dipendente, trattenute operate con l'intento di recuperare le somme erogate per permessi studio per gli anni scolastici 1991/92 e 1992/93. Oggetto del contendere è la giusta interpretazione dell'articolo 3 del Dpr 325/88 recante Norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo intercompartimentale, di cui all'articolo 12 della legge quadro sul pubblico impiego 93/1983, relativo al triennio 1988 - 1990 , norma che disciplina il diritto allo studio del pubblico dipendente, che, in ordine alla specifica questione che qui interessa, così dispone 1. Al fine di garantire il diritto allo studio sono concessi permessi straordinari retribuiti, nella misura massima di centocinquanta ore annue individuali. 2. I permessi di cui al comma 1 sono concessi per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio in corsi universitari, postuniversitari, di scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali o attestati professionali riconosciuti dall'ordinamento pubblico. [ ] [ ] 4. Il personale interessato ai corsi di cui ai commi 1, 2 e 3 ha diritto, salvo eccezionali ed inderogabili esigenze di servizio, a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non è obbligato a prestazioni di lavoro straordinario o durante i giorni festivi e di riposo settimanale. [ ] [ ] 6. Il personale interessato alle attività didattiche di cui al comma 2 è tenuto a presentare alla propria amministrazione idonea certificazione in ordine alla iscrizione ed alla frequenza alle scuole ed ai corsi, nonché agli esami finali sostenuti. In mancanza delle predette certificazioni, i permessi già utilizzati vengono considerati come aspettativa per motivi personali. 7. In sede di contrattazione di comparto e decentrata potranno essere definite, ove necessario, ulteriori modalità applicative e/o particolari per la partecipazione e la frequenza ai corsi di cui al presente articolo ed ulteriori discipline per rispondere alle esigenze specifiche dei singoli comparti . Anche il successivo Dpr 44/1990 Regolamento per il recepimento delle norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo del 26 settembre 1989 concernente il personale del comparto Ministeri ed altre categorie di cui all'articolo 2 del Dpr 68/1986 , al comma 4 dell'articolo 17 stabilisce, sempre disciplinando il diritto allo studio, che per la concessione dei permessi i dipendenti interessati debbono presentare, prima dell'inizio dei corsi, il certificato di iscrizione e, al termine degli stessi, il certificato di frequenza e quello degli esami sostenuti . Con il ricorso al Tribunale veneto, avverso i vari provvedimenti con cui l'Amministrazione Penitenziaria aveva disposto il recupero delle somme, per la mancanza di un'adeguata giustificazione dei permessi fruiti, l'interessato aveva sostenuto che i permessi studio di cui all'articolo 3 del Dpr 395/88, potevano essere concessi non solo per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio in corsi universitari, postuniversitari, di scuole di istruzione primaria e secondaria e di qualificazione professionale, ma anche per attività in qualche modo collegate allo studio. L'amministrazione, invece, aveva argomentato che i permessi erano concedibili solo per la frequenza di corsi e dovevano corrispondere, quindi, alle ore di frequenza delle lezioni seguite, coincidenti con il normale orario di lavoro fatto salvo il tempo necessario per raggiungere la sede delle lezioni . Per il Collegio lagunare l'interpretazione data dall'amministrazione alla norma contrastava in maniera stridente con la stessa ratio della normativa e, dal punto di vista logico, comportava che del tutto inopinatamente non potesse essere ricompreso in tali permessi il tempo occorrente per l'attività di ricerca o per gli incontri con il professore relatore della tesi nel caso di studenti universitari ovvero quello per la preparazioni di compiti, interrogazioni ed esami finali, per coloro che frequentassero corsi di istruzione primaria e secondaria tali incongruità e irragionevolezze si amplificherebbero nel caso, quale quello oggetto di controversia, di frequenza di corsi serali di durata ben superiore alle 150 ore. Il ministero della Giustizia propone appello al Consiglio di Stato, sottolineando la puntuale e letterale interpretazione da parte dell'amministrazione della specifica disposizione dell'articolo 3 citato, nella parte in cui dispone che il personale interessato è tenuto a presentare alla propria amministrazione idonea certificazione in ordine alla iscrizione ed alla frequenza alle scuole ed ai corsi, nonché agli esami finali sostenuti , documentazione non prodotta dal dipendente. Per i giudici di Palazzo Spada, dalla lettura delle disposizioni sopra riportate si ricava che la disciplina del diritto allo studio del dipendente pubblico si articola in due piani distinti il primo, consistente nella concessione di permessi straordinari retribuiti nella misura massima di centocinquanta ore annue individuali il secondo, consistente nel favorire la prestazione di servizio del personale cui è stato concesso di usufruire dei ricordati permessi straordinari retribuiti, col diritto ad espletare turni di lavoro che agevolino concretamente la frequenza dei corsi e la preparazione degli esami. A parere dei giudici romani, l'unico obbligo imposto nell'ambito di tale sistema al dipendente è quello di produrre la idonea documentazione giustificativa dell'iscrizione, della frequenza e degli esami sostenuti. L'insieme delle disposizioni che disciplinano la materia - è detto in motivazione - assicurano l'adeguato contemperamento degli interessi in gioco, quello pubblico al corretto funzionamento dei pubblici uffici e quello dei singoli dipendenti di poter concretamente accrescere il proprio patrimonio culturale e professionale che sia pur indirettamente finisce per essere un arricchimento anche per la struttura burocratica presso i quali i dipendenti svolgono la loro prestazione lavorativa . Ed è proprio questo giusto contemperamento degli interessi in gioco che esclude - per i giudici romani - che le ore di permesso retribuito possano non corrispondere ad effettive ore di frequenza scolastica il diritto del datore di lavoro pubblico di esigere la prestazione lavorativa del proprio dipendente trova limite solo nell'altrettanto rilevante esercizio del diritto allo studio, e solo quando questo sia effettivo d'altra parte, il tempo occorrente per la preparazione degli esami, dei compiti e di quant'altro connesso con la necessaria attività finalizzata al conseguimento di titoli di studio, ma diverso dalla frequenza dei relativi corsi, trova espressa garanzia nel diritto del dipendente ad ottenere turni di lavori complessivamente più agevoli. È, pertanto, fuori di dubbio - sottolinea il collegio - che il ricorrente dovesse giustificare adeguatamente di aver effettivamente frequentato i corsi cui era iscritto per poter fruire dei permessi straordinari retribuiti, laddove la predetta frequenza coincida con l'orario di servizio. Nel particolare caso in esame i permessi studio erano stati concessi per la frequenza di corsi serali, non coincidenti con l'orario di servizio. Ebbene, per il collegio, in questi casi i permessi straordinari retribuiti non sarebbero neppure ipotizzabili, stante la non coincidenza con l'orario di servizio la concessione dei ricordati permessi straordinari retribuiti costituisce una misura di carattere eccezionale, che introduce un limite altrettanto eccezionale alla ordinaria sinallagmaticità del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti e, come tale, le relative disposizioni sono necessariamente di stretta interpretazione d'altra parte i corsi serali costituiscono un'ulteriore occasione concessa ai lavoratori per conseguire titoli di studio universitari o di istruzione secondaria e la concessione dei permessi straordinari retribuiti per la loro frequenza è da ritenersi ammessa solo allorquando vi sia concomitanza con la ordinaria prestazione lavorativa. Quanto sopra riferito è ciò che ha deciso il Consiglio di Stato per la specifica questione esaminata. È di tutta evidenza, comunque, che i principi esposti in sentenza hanno un'importante valenza generale sull'istituto. Abbiamo visto che l'ultimo comma dell'articolo 3 dispone in sede di contrattazione di comparto e decentrata potranno essere definite, ove necessario, ulteriori modalità applicative e/o particolari per la partecipazione e la frequenza ai corsi di cui al presente articolo ed ulteriori discipline per rispondere alle esigenze specifiche dei singoli comparti . Nell'ambito del Comparto ministeri, in data 16 maggio 2001, è stata data attuazione alla predetta disposizione con l'articolo 13 Diritto allo studio del Contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del Ccnl del personale del comparto ministeri sottoscritto in data 16 febbraio 1999. Infatti, l'articolo 34- Disapplicazioni -, comma 2, lettera e , del citato Ccnl, con riferimento al predetto articolo 13, disapplica l'articolo 3 del Dpr 395/88 e l'articolo 17 del Dpr 44/1990. Cambiano alcune disposizioni formali che disciplinano la materia, ma non cambia la sostanza di esse e, di conseguenza, l'interpretazione che presumibilmente ne darà il Consiglio di Stato in altre analoghe vertenze. Nel predetto articolo 13, tra le altre cose, leggiamo 1. Ai dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono concessi - anche in aggiunta alle attività formative programmate dall'amministrazione - speciali permessi retribuiti, nella misura massima di 150 ore individuali per ciascun anno e nel limite massimo del 3% del personale in servizio a tempo indeterminato presso ciascuna amministrazione all'inizio di ogni anno, con arrotondamento all'unità superiore. Le amministrazioni articolate territorialmente provvedono, con atti organizzativi interni, a ripartire tra le varie sedi il contingente di personale di cui al presente comma, definendo i relativi criteri e modalità operative in sede di contrattazione integrativa nazionale di amministrazione. 2. I permessi di cui al comma 1 sono concessi per la partecipazione a corsi destinati al conseguimento di titoli di studio universitari, post-universitari, di scuola di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali o attestati professionali riconosciuti dall'ordinamento pubblico e per sostenere i relativi esami. Nell'ambito della contrattazione integrativa potranno essere previsti ulteriori tipologie di corsi di durata almeno annuale per il conseguimento di particolari attestati o corsi di perfezionamento anche organizzati dall'Unione europea, anche finalizzati all'acquisizione di specifica professionalità ovvero, infine, corsi di formazione in materia di integrazione dei soggetti svantaggiati sul piano lavorativo, nel rispetto delle priorità di cui al comma 4. 3. Il personale interessato ai corsi ha diritto all'assegnazione a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi stessi e la preparazione agli esami e non può essere obbligato a prestazioni di lavoro straordinario né al lavoro nei giorni festivi o di riposo settimanale. [ ] [ ] 8. Per la concessione dei permessi di cui ai commi precedenti i dipendenti interessati debbono presentare, prima dell'inizio dei corsi, il certificato di iscrizione e, al termine degli stessi, l'attestato di partecipazione agli stessi o altra idonea documentazione preventivamente concordata con l'amministrazione, l'attestato degli esami sostenuti, anche se con esito negativo. In mancanza delle predette certificazioni, i permessi già utilizzati vengono considerati come aspettativa per motivi personali. [ ] [ ] 11. Il presente articolo sostituisce l'articolo 17 del Dpr 44/1990. Dalla lettura delle disposizione appena riferite è facile notare come siano stato riportate sostanzialmente nel Ccnl ministeri le stesse disposizioni dell'articolo 3 del Dpr 395/88 e dell'articolo 17 del Dpr 44/1990, almeno per la parte che qui interessa. Da ciò si può argomentare che l'interpretazione data dal Consiglio di stato dell'articolo 3 Dpr 395/1988 è valida anche per il predetto articolo 13. Ne consegue che, per il Consiglio di Stato, un dipendente ministeriale potrà fruire di permessi straordinari retribuiti per studio solo per seguire le lezioni dei corsi e per le sole ore, debitamente giustificate, coincidenti con il normale orario di lavoro fatto salvo il tempo necessario per raggiungere la sede delle lezioni . Sarà cosi nelle amministrazioni del Comparto ministeri ? Prima di dare risposta alla domanda, consideriamo due aspetti importanti. 1. nel comma 1 e 2 dell'articolo 13 leggiamo comma 1 le amministrazioni articolate territorialmente provvedono, con atti organizzativi interni, a ripartire tra le varie sedi il contingente di personale di cui al presente comma, definendo i relativi criteri e modalità operative in sede di contrattazione integrativa nazionale di amministrazione comma 2 nell'ambito della contrattazione integrativa potranno essere previsti ulteriori tipologie di corsi di durata almeno annuale per il conseguimento di particolari attestati o corsi di perfezionamento anche organizzati dall'Unione europea, anche finalizzati all'acquisizione di specifica professionalità ovvero, infine, corsi di formazione in materia di integrazione dei soggetti svantaggiati sul piano lavorativo, nel rispetto delle priorità di cui al comma 42. In entrambe le disposizioni non sembra si dia spazio alle amministrazioni del Comparto ministeri di poter modificare l'aspetto relativo alla giustificazione dei permessi, che resterebbe, pertanto, disciplinato dalla normativa nazionale di comparto, e non modificabile, a pena di nullità delle relative clausole articolo 4, comma 6 Ccnl 1998-2001 , da quella integrativa di amministrazione o, a maggior ragione, da atti organizzativi interni 2. in più occasioni, la Presidenza del consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica - si è espressa, con circolare e risposte a quesiti, in merito alla possibilità di fruire dei permessi studio per attività non legate esclusivamente alla frequenza dei corsi. Le risposte sul punto non forniscono un quadro confortante dal punto di vista della coerenza interpretativa della normativa. Circolare Ministro per la funzione 5.4.1989, n. 31787-8.93.12 in caso di mancata presentazione da parte del dipendente di idonea certificazione in ordine all'iscrizione ed alla frequenza dei corsi nonché agli esami finali sostenuti, i periodi di permesso utilizzati sono considerati come aspettativa Nota n. 72536 del 14.03.1991 articolo 3 Dpr 395/88 - articolo 17 Dpr 44/1990 La frequenza ad un corso non va intesa soltanto come presenza alle lezioni quanto come partecipazione diretta agli impegni che lo svolgimento del corso stesso comporta, in essi compresa l'attività di preparazione all'esame finale il cui sostenimento giustifica l'assenza dal sevizio e sanziona la legittimità dei permessi fruiti e delle altre agevolazioni godute dal dipendente ammesso al beneficio . Nel caso specifico della preparazione delle tesi di laurea, la connessa attività di ricerca ed i necessari contatti con il relatore sono, pur essi, elementi che consentono l'ammissibilità ai benefici previsti dalla sopra citata norma, in quanto corrispondenti agli impegni di studio per la conclusione di un corso finalizzato al conseguimento di un titolo riconosciuto dall'ordinamento pubblico. Nota n. 4826 del 21.7.1997 I permessi di cui all'articolo 3 del Dpr 395/90, possono essere concessi, secondo quanto stabilito dal predetto articolo 3, soltanto per la frequenza di corsi finalizzati e non per gli impegni quali ad esempio lo studio, l'iscrizione al corso, il disbrigo di pratiche varie che lo svolgimento del corso stesso richiede. È interessante segnalare, altresì, una recente sentenza della Cassazione civile, Sezione Lavoro, 20658/05, in tema di interpretazione dell'articolo 10 - Lavoratori studenti - della legge 300/70, nella cui motivazione leggiamo alla stregua dell'interpretazione letterale e dell'intenzione del legislatore, il secondo comma deve essere inteso nel senso che il diritto ai permessi giornalieri retribuiti spetta a tutti i lavoratori che intendono dedicarsi allo studio per conseguire la possibilità di affrontare, senza remore di carattere economico, gli esami, per ottenere titoli riconosciuti dall'ordinamento giuridico statale, senza che la categoria dei soggetti legittimati possa essere limitata ai soli studenti iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole statali, pareggiate o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali v. Cassazione, 52/1985, che ha ricociuto il beneficio in esame, di cui al secondo comma del citato articolo 10, anche al lavoratore studente autodidatta, candidato all'esame in qualità di privatista . Cambiano le norme, ma i principi dovrebbero essere gli stessi, considerato che la materia è ricollegabile direttamente a valori di rango costituzionale articolo 34 Costituzione , e che applicazioni diverse di principi costituzionali comportano disparità di trattamento, in violazione di altro principio costituzionale. In risposta alla domanda posta in precedenza sull'attuale comportamento di un pubblico dipendente che fruisca di permessi studio, relativamente alla specifica questione dell'utilizzo per la sola frequenza ai corsi od anche per altre attività, si può tranquillamente affermare che sia in giurisprudenza sia nelle Pa non c'è uniformità di veduta sul punto. Basti pensare che in alcuni accordi decentrati di amministrazione è espressamente previsto che i permessi studio possono essere concessi anche per attività non collegate alla frequenza ai corsi. L'interpretazione data dal Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, secondo cui la fruizione dei permessi è limitata alle sole ore di frequentazione delle lezioni che coincidano con l'orario di lavoro, sembrerebbe rispettare, più di ogni altra, la lettera e la ratio della normativa in materia. Pur tuttavia, tale interpretazione restrittiva pone grosse perplessità sugli aspetti pratici, allorquando cioè il lavoratore studente deve compiere attività non didattiche che si rendono necessarie per la frequentazione di un corso colloqui con professori, esame di testi in biblioteche con orari particolari strani , senza parlare della difficoltà, per studenti universitari, ad avere attestati di frequenza in affollate lezioni universitarie.

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 9 maggio/19 giugno-15 settembre 2006, n. 5383 Presidente ed estensore Saltelli Ricorrente ministero di Grazia e giustizia Fatto Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, Sezione prima, con la sentenza 118/98, accogliendo il ricorso proposto dal signor Giovanni Bovassi avverso vari provvedimenti del ministero di Grazia e Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con cui era stato disposto il recupero delle somme erogati per permessi di studio per gli anni scolastici 1991/92 e 1992/93, mediante trattenute di un quinto delle competenze mensili a decorrere dal marzo 1995, ha condannato l'intimato ministero alla restituzione delle somme trattenute con interessi e rivalutazione. Secondo il predetto tribunale, infatti, era meritevole di accoglimento la interpretazione dell'articolo 3 del Dpr 325/88, propugnata dall'interessato, non potendo, come invece ritenuto dall'amministrazione, che i permessi straordinari retribuiti, nella misura massima di 150 ore annue individuali, previsti per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio in corsi universitari, postuniversitari, di scuole di istruzione primaria e secondaria e di qualificazione professionale, fossero limitati alle sole ore corrispondenti a quelle di frequenza delle lezioni seguite, coincidenti con il normale orario di lavoro fatto salvo il tempo necessario per raggiungere la sede delle lezioni l'interpretazione sostenuta dall'amministrazione contrastava in maniera stridente con la stessa ratio della normativa e, dal punto di vista logico, comportava che del tutto inopinatamente non potesse essere ricompreso in tali permessi il tempo occorrente per l'attività di ricerca o per gli incontri con il professore relatore della tesi nel caso di studenti universitari ovvero quello per la preparazioni di compiti, interrogazioni ed esami finali, per coloro che frequentassero corsi di istruzione primaria e secondaria tali incongruità e irragionevolezze si amplificherebbero nel caso, quale quello oggetto di controversia, di frequenza di corsi serali di durata ben superiore alle 150 ore. Avvero tale statuizione ha proposto appello il ministero di Grazia e Giustizia con atto di appello notificato il 2 maggio 1998, rivendicando la piena legittimità del proprio operato, fondato sulla puntuale interpretazione letterale della ricordata disposizione contenuta nell'articolo 3 del Dpr 395/88 che contempla la produzione di idonea certificazione ai fini della iscrizione e frequenza di scuole, corsi ed esami sostenuti, documentazione non fornita nel caso di specie dall'interessato, e che di conseguenza esclude la interpretazione estensiva della stessa disposizione, del tutto inopinatamente accolta dai primi giudici, benché priva di qualsiasi indizio al riguardo. L'appellato, cui il gravame risulta ritualmente e tempestivamente notificato, non si è costituito in giudizio. Diritto I. L'appello è fondato e deve essere accolto. I.1. Il Dpr 395/88 recante Norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo intercompartimentale, di cui all'articolo 12 della legge quadro sul pubblico impiego 29 marzo 1983, n. 93, relativo al triennio 1988 - 1990 , all'articolo 3 contiene la disciplina del diritto allo studio. In particolare, al comma 1 è prevista la concessione di permessi straordinario retribuiti nella misura massima di centocinquanta ore annue individuali, per la frequenza comma 2 di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio in corsi universitari, postuniversitari, di scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali o attestati professionali riconosciuti dall'ordinamento giuridico. Il comma 4 stabilisce poi che il personale interessato ai cosi di cui ai commi 1, 2 e 3 ha diritto, salvo eccezionali ed inderogabili esigenze di servizio, a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non è obbligato a prestazioni di lavoro straordinario e durante i giorni festivi e di riposo settimanale il successivo comma 6 onera il personale interessato alle attività didattiche di cui al comma 2 alla presentazione alla propria amministrazione di idonea certificazione in ordine alla iscrizione ed alla frequenza alle scuole ed ai corsi, nonché agli esami finali sostenuti , precisando che in mancanza delle predette certificazioni, i permessi già utilizzati vengono considerati come aspettativa per motivi personali . Il comma 4 dell'articolo 17 del Dpr 44/1990 Regolamento per il recepimento delle norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo del 26 settembre 1989 concernente il personale del comparto Ministeri ed altre categorie di cui all'articolo 2 del Dpr 68/1986 stabilisce, sempre disciplinando il diritto allo studio, che per la concessione dei permessi i dipendente interessati debbono presentare, prima dell'inizio dei corsi, il certificato di iscrizione e, al termine degli stessi, il certificato di frequenza e quello degli esami sostenuti . Dall'attento esame di tali disposizione si ricava che la disciplina al diritto allo studio del dipendente pubblico si articola in due piani distinti il primo, consistente nella concessione di permessi straordinari retribuiti nella misura massima di centocinquanta ore annue individuali inizialmente limitati al tre per cento del totale delle unità in servizio all'inizio di ogni anno, art. 3, comma 3, lettera a del Dpr 395/88, ma poi estesi anche oltre tale limite, articolo 17, comma 1, del Dpr 44/1990 il secondo, consistente nel favorire la prestazione di servizio del personale cui è stato concesso di usufruire dei ricordati permessi straordinari retribuiti, col diritto ad espletare turni di lavoro che agevolino concretamente la frequenza dei corsi e la preparazione degli esami. L'unico obbligo imposto nell'ambito di tale sistema al dipendente è quello di produrre la idonea documentazione giustificativa dell'iscrizione, della frequenza e degli esami sostenuti. È stato in questo modo assicurato l'adeguato contemperamento degli interessi in gioco, quello pubblico al corretto funzionamento dei pubblici uffici e quello dei singoli dipendenti di poter concretamente accrescere il proprio patrimonio culturale e professionale che sia pur indirettamente finisce per essere un arricchimento anche per la struttura burocratica presso i quali i dipendenti svolgono la loro prestazione lavorativa . I.2. Ciò posto, il delineato quadro normativo esclude in radice la correttezza delle argomentazioni poste dai primi giudici a base dell'accoglimento del ricorso proposto in primo grado dal signor Giovanni Bonassi. È infatti circostanza pacifica che questi, cui l'amministrazione aveva espressamente concesso il beneficio dei permessi straordinari retribuiti per poter accedere al corso scolastico tenuto dall'Istituto Tecnico Commerciale Statale F.P. Calvi di Padova non ha giustificato, come pure era tenuto in forza delle ricordate disposizioni, le ore di permesso straordinario di cui ha effettivamente goduto, relativamente alla loro coincidenza con l'attività lavorativa. Orbene è del tutto evidente, al riguardo, che proprio il giusto contemperamento degli interessi in gioco realizzato dalla normativa sopra ricordata esclude che le ore di permesso retribuito possano non corrispondere ad effettive ore di frequenza scolastica il diritto del datore di lavoro pubblico di esigere la prestazione lavorativa del proprio dipendente trova limite solo nell'altrettanto rilevante esercizio del diritto allo studio e solo quando questo sia effettivo d'altra parte, il tempo occorrente per la preparazione degli esami, dei compiti e di quant'altro connesso con la necessaria attività finalizzata al conseguimento di titoli di studio, ma diverso dalla frequenza dei relativi corsi, trova espressa garanzia nel diritto del dipendente ad ottenere turni di lavori complessivamente più agevoli. E' pertanto fuori di dubbio che il ricorrente dovesse giustificare adeguatamente di aver effettivamente frequentato i corsi cui era iscritto per poter fruire dei permessi straordinari retribuiti, laddove la predetta frequenza coincidenza con l'orario di servizio. Né sussiste alcuna violazione della ratio della disciplina del diritto allo studio nell'ipotesi in cui il dipendente, come nel caso di specie, frequenti corsi serali, non coincidenti con l'orario di servizio, per il fatto che in questo caso i permessi straordinari retribuiti non sarebbero neppure ipotizzabili stante la non coincidenza con l'orario di servizio la concessione dei ricordati permessi straordinari retribuiti costituisce una misura di carattere eccezionale, che introduce un limite altrettanto eccezionale alla ordinaria sinallagmaticità del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti e, come tale, le relative disposizioni sono necessariamente di stretta interpretazione d'altra parte i corsi serali costituiscono un'ulteriore occasione concessa ai lavoratori per conseguire titoli di studio universitari o di istruzione secondaria e la concessione dei permessi straordinari retribuiti per la loro frequenza è da ritenersi ammessa solo allorquando vi sia concomitanza con la ordinaria prestazione lavorativa. II. Alla stregua delle osservazioni svolte, l'appello deve essere accolto e, per l'effetto, in riforma dell'impugnata sentenza, deve essere respinto il ricorso proposto in primo grado dal signor Giovanni Bovassi. Le novità delle questioni trattate giustifica la compensazione delle spese del doppio grado di giudizio PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale sezione quarta , definitivamente pronunciando sull'appello proposto dal ministro di Grazia e giustizia avverso la sentenza 118/98 del Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, Sezione prima, lo accoglie e, per l'effetto, in riforma dell'impugnata sentenza, respinge il ricorso proposto in primo grado dal signor Giovanni Bovassi. Dichiara compensate le spese del doppio grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.