Solo gli avvocati ""difendono"" i resti della riforma Castelli

Dall'audizione in commissione Giustizia riemergono le posizioni divergenti di avvocatura e magistratura. L'Anm approvare al più presto la sospensiva. Per Dominioni Ucpi bocciatura senza appello. Cecconi Oua mossa costituzionalmente scorretta

Oggi alle 19 scade il termine per la presentazione degli emendamenti, in commissione Giustizia, al Ddl 1538/C riguardante la sospensiva del decreto delegato sull'accesso e la progressione in carriera dei magistrati nonché le modifiche alla materia disciplinare e all'ufficio del Pm. Già da oggi, quindi, si capirà il futuro del provvedimento che per essere incisivo , per non far scoppiare quel terremoto nelle Aule di giustizia paventato dal Guardasigilli Clemente Mastella, dovrà essere approvato senza modifiche da Montecitorio entro il 28 ottobre. Da questa data, infatti, saranno effettive le disposizioni contenute nel D.Lgs 160/06 che costringeranno i magistrati a scegliere tra la carriera da giudice o da Pm. Ieri la commissione Giustizia ha ascoltato il parere dei diretti interessati, vale a dire i vertici dell'Associazione nazionale magistrati, più quello degli avvocati penalisti e dell'Organismo unitario dell'avvocatura. Bocciatura senza appello nei confronti della sospensiva è stata espressa dal presidente dell'Unione delle camere penali, Oreste Dominioni. L'approvazione del provvedimento, secondo il presidente Ucpi, sarebbe la prova di una volontà politica regressiva e significherebbe fare passi pesantemente indietro verso una direzione autoritaria . Al contrario il primo passo della distinzione delle funzioni - ha detto Dominioni - e quindi la maturazione della separazione delle carriere dei magistrati hanno una precisa portata politica costruire gli organi dell'accusa e quelli della decisione gli uni distinti dagli altri anzitutto sul piano ordinamentale, significa far uscire il sistema della giustizia italiana da concezioni e prassi autoritative insediandolo nella linea democratico-liberale per la quale è inconcepibile che il soggetto che esercita l'accusa abbia in comune con il soggetto della decisione un medesimo statuto, come se si trattasse, la funzione dell'accusa e della decisione, di un'unica funzione scomponibile in due sottofunzioni . Positivo, invece, il parere dato dai penalisti nei confronti del decreto legislativo riguardante la riorganizzazione degli uffici di procura. Per l'Organismo unitario dell'avvocatura la sospensiva viene considerata addirittura una mossa costituzionalmente scorretta . Il segretario Oua Maurizio Cecconi ha affermato che è sbagliato sospendere una legge prima che possa avere efficacia perché non piace ad una categoria professionale . Secondo Cecconi sarebbe ricattatorio l'atteggiamento assunto dell'Anm che pone l'out out o si sospende o paralizziamo l'attività . Le leggi - ha detto il segretario - si cambiano quando un Paese ha verificato che non sono adeguate, farlo prima è scorretto. La giustificazione addotta di non voler determinare i guasti irreversibili che potrebbero seguire all'entrata in vigore delle nuove norme della riforma Castelli evidentemente non deriva dall'analisi dell'applicazione delle stessa, ma da sfavore ideologico . Il rappresentante Oua ha inoltre consegnato un documento leggibile tra i correlati con il quale si analizza il testo approvato da Palazzo Madama indicando alcuni correttivi. Il differimento dell'entrata in vigore della riforme - ha detto comunque Cecconi - è un pessimo segnale che conferma un modo di legiferare schizofrenico, ormai prassi nel settore della Giustizia. S'ignora il merito delle questioni e si continua a sacrificare la Giustizia in nome di uno scontro ideologico astratto . L'Oua infine, ha ribadito la storica richiesta dell'avvocatura di rafforzare i consigli giudiziari. Approvare al più presto la sospensiva. Al contrario di quanto espresso poco prima dagli avvocati, i vertici del sindacato delle toghe hanno ribadito ai parlamentari la necessità di approvare subito il provvedimento. Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Gennaro, come aveva fatto più volte in passato, ha chiesto che il Ddl si approvi prima del 28 ottobre. In commissione - ha detto il segretario dell'Anm Nello Rossi - abbiamo ribadito che esiste un'emergenza che stiamo denunciando da anni. Qui si rischia il blocco della macchina della giustizia. Siamo arrivati al punto che il meglio è nemico del bene bisogna evitare che si verifichi l'emergenza che abbiamo denunciato da anni . Il presidente Gennaro ha inoltre aggiunto che il provvedimento va approvato subito in modo tale che si apra un periodo di riflessione che consenta di risolvere le questioni della riforma che meritano di essere risolte con ponderazione . Bloccare la valanga prima che travolga tutto, questa l'esigenza espressa dall'Anm. Poi ci sarà tutto il tempo per migliorare e correggere. Lunedì 23 ottobre il provvedimento è atteso in Aula, quindi entro questa settimana la commissione dovrebbe concluderne l'esame e il presidente Pino Pisicchio Idv ieri si è mostrato ottimista. Al Senato mi è parso che si fosse un percorso concordato ha detto riferendosi all'accordo tra maggioranza e opposizione sulle modifiche apportate vedi tra gli arretrati del 6 ottobre 2006 . Stiamo solo sospendendo un provvedimento - ha detto Pisicchio - lasciando in sospeso il contenuto, all'opposizione dico immaginiamo di lavorare ad una costituente per la giustizia aprendo un tavolo attorno al quale siedano i magistrati, avvocati e legislatori. Non è possibile che su una questione così importante la decisione sia delegata ad una sola parte . p.a.

Camera dei Deputati Osservazioni sul disegno di legge sospensione dell'efficacia nonché modifiche di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario approvato con modifiche dal Senato della Repubblica il 4 ottobre 2006 Documento consegnato dalla giunta dell'Unione delle camere penali durante l'audizione in commissione Giustizia del 16 ottobre 2006 Riorganizzazione delle Procure della Repubblica Le modifiche apportate agli artt. 1 e 2 dlg. n. 106/2006 sembrano opportunamente ispirate all'esigenza che la struttura gerarchica degli uffici di procura della Repubblica sia contemperata con il requisito di obiettività che qualifica l'attività di ogni singolo magistrato art. 97 comma cost., in cui imparzialità va inteso per obiettività e attiene anche agli uffici giudiziari . In tale direzione si muove la sostituzione del concetto di delega con quello di assegnazione art. 2 modif. dlg. cit. . Sono peraltro da fare alcune osservazioni. a La soppressione della locuzione sotto la propria responsabilità negli articoli citati può dar adito a notevoli incertezze interpretative. Tale locuzione, di per sé, significa che il titolare dell'ufficio, quale titolare esclusivo dell'azione penale così nel testo modificato , è responsabile del suo esercizio anche quando assegni il procedimento a un magistrato dell'ufficio. E' da chiedersi la sua soppressione vuole significare che, nel caso di assegnazione, viene meno tale responsabilità generale ? Parrebbe di no, viste le previsioni dell'art. 2 comma 2 modif. cit. Ma se ne potrebbe anche ricavare un trasferimento della responsabilità interamente al magistrato assegnatario, con una conseguente attenuazione del potere di controllo del titolare dell'ufficio e del relativo potere di revoca dell'assegnazione. Peraltro da questa medesima disposizione risulta che il titolare dell'ufficio ha il potere di revoca dell'assegnazione anche nel caso di contrasto circa le modalità di esercizio determinatosi per ragioni diverse dall'inosservanza, da parte del magistrato assegnatario, dei principi e criteri definiti in via generale o con l'assegnazione. Ciò significa che il titolare dell'ufficio mantiene sempre una responsabilità generale. E' pertanto opportuno che sia ripristinata la locuzione sotto la propria responsabilità negli artt. 1 e 2 dlg. n. 106/2006. b Dall'art. 2 comma 2 modif. dlg. cit. si ricavano due dati. Il procuratore della Repubblica può stabilire 1 criteri in caso di assegnazione 2 principi e criteri in via generale di principi si parla peraltro incidentalmente anche per il caso di assegnazione . Non è chiara la distinzione su cui poggia l'impiego di due concetti più preciso e cogente il secondo e consistente il primo nel risultato di una normativa dettata dal titolare per la disciplina generale dell'attività dell'ufficio? . Questa incertezza è tutt'altro che irrilevante, considerato che l'inottemperanza di principi e criteri legittima la revoca dell'assegnazione. È inoltre da rilevare che, facendo salve le disposizioni dell'art. 70-bis ord. giud., si tiene fermo un testo in cui si parla di direttive impartite . E' pertanto opportuno che, per chiarezza e uniformità del dettato normativo, le parole criteri e principi siano sostituite da direttive . È inoltre opportuno prevedere che i principi e i criteri rectius, le direttive siano impartiti con atto scritto, da inserire nel fascicolo delle indagini preliminari. c L'art. 2 comma 2 modif. dlg. cit. prevede la procedura conseguente alla duplice situazione 1 l'inottemperanza, da parte del magistrato assegnatario, dei principi e criteri impartiti dal titolare dell'ufficio 2 il contrasto tra gli stessi circa le modalità d'esercizio . Non sembra che la procedura prevista sia idonea a ovviare in modo efficace a tali situazioni patologiche nell'attività dell'ufficio ripristinandone la funzionalità. In effetti l'originario art. 2 comma 2 dlg. cit., dopo la previsione del provvedimento di revoca della delega da parte del titolare dell'ufficio e delle osservazioni scritte del magistrato assegnatario, recitava subito dopo la scadenza del termine [per presentare osservazioni scritte dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento di revoca dell'assegnazione] il procuratore della Repubblica trasmette il provvedimento di revoca e le eventuali osservazioni al procuratore generale presso la Corte di cassazione il provvedimento di revoca della delega e le eventuali osservazioni del delegato sono entrambi inseriti nei rispettivi fascicoli personali . Orbene, a parte l'evidente rilevanza disciplinare conferita dalla norma a tali adempimenti, era da ricavare che il procuratore generale presso la Corte di cassazione, pur non avendo alcun potere di intervento sul piano procedimentale, fosse in grado, provocando l'intervento disciplinare del CSM, di produrre conseguenze anche nel procedimento con la delegittimazione del titolare dell'ufficio piuttosto che del magistrato assegnatario revocato. Un tale effetto indiretto non è di certo utile per il proficuo svolgimento delle indagini né per la situazione generale dell'ufficio di procura. È invero destabilizzante, e per di più fuori sistema, che vicende disciplinari si riflettano sull'attività procedimentale, radicalmente estranea alle funzioni degli organi disciplinari. Nel tenore della norma così come modificato dal Senato è stata soppressa la previsione che la revoca dell'assegnazione sia comunicata al procuratore generale presso la Corte di cassazione e dell'inserimento degli atti nei fascicoli personali. Nei commenti di prima lettura è stato osservato che con la nuova disposizione licenziata dal Senato viene ripristinata in capo al CSM la verifica del conflitto determinatosi all'interno dell'ufficio di procura. Si ripropone cioè, e in modo ancor più acuto, l'interferenza già rilevata è del tutto improponibile che l'intervento del CSM in funzione disciplinare si trasformi più o meno surrettiziamente nella risoluzione del conflitto sul piano procedimentale fra titolare dell'ufficio e magistrato assegnatario revocato . Peraltro la previsione che il magistrato ormai revocato possa entro dieci giorni presentare osservazioni scritte al procuratore della Repubblica sembra non avere uno sbocco procedurale, se non quello di un sorta di singolare messa in mora del titolare dell'ufficio e di un innesco di una vicenda disciplinare. Per ovviare a tutto ciò è da prevedere un meccanismo che all'interno del procedimento in modo rapido e al tempo stesso efficace rimuova le situazioni di crisi contemplate nella disposizione in esame, con una netta separazione dall'ambito disciplinare. È pertanto opportuno che l'ultima parte dell'art. 2 comma 2 modif. dlg. cit., dopo le parole revocare l'assegnazione , sia sostituita da tale previsione Il procuratore della Repubblica che intenda revocare l'assegnazione ne dà comunicazione motivata al magistrato assegnatario, che entro tre giorni può presentargli osservazioni scritte. Scaduto tale termine il procuratore della Repubblica può con provvedimento motivato revocare l'assegnazione o confermarla, dandone comunicazione al magistrato assegnatario. Tra la comunicazione dell'intento di revoca e il relativo provvedimento il magistrato assegnatario può compiere atti solo con il visto del titolare dell'ufficio . È inoltre da prevedere che gli atti di comunicazione del procuratore della Repubblica, il provvedimento di revoca o di conferma dell'assegnazione e le osservazioni del magistrato assegnatario siano inseriti nel fascicolo delle indagini preliminari. Sospensione sino al 31 luglio 2007 dell'efficacia delle disposizioni contenute nel dlg. n. 160/2006 circa la cosiddetta separazione delle funzioni. Al riguardo il giudizio è radicalmente negativo. La determinazione assunta è di carattere squisitamente politico, senza alcun sostegno d'ordine tecnico o organizzativo. Il CSM ha ormai doverosamente e concretamente dato impulso alle procedure di scelta, da parte dei magistrati, tra funzioni di giudice e pubblico ministero entro il 28 ottobre 2006. Questo momento di snodo potrà essere laborioso, come spesso le riforme reali richiedono ma potrà essere opportunamente governato. Ciò da cui non si può decampare è un appuntamento fondamentale di una politica del diritto che voglia percorrere con determinazione la strada per sciogliere un nodo decisivo dell'ordinamento giudiziario, del processo penale e dell'amministrazione della giustizia nel solco precettivo dell'art. 111 cost. Il primo passo della distinzione delle funzioni che già costituì, nella riforma Castelli, una previsione del tutto insufficiente e, quindi, la maturazione della separazione delle carriere hanno una precisa portata politica costruire gli organi dell'accusa e quelli della decisione gli uni distinti dagli altri anzitutto sul piano ordinamentale significa far uscire il sistema della giustizia italiana da concezioni e prassi autoritative, insediandolo nella linea democratico-liberale, per la quale è inconcepibile che il soggetto che esercita l'accusa abbia in comune con il soggetto della decisione un medesimo statuto, come se si trattasse, la funzione d'accusa e quella di decisione, di un'unica funzione scomponibile in due sotto-funzioni. A fronte di un così importante obiettivo non sono giustificabili tatticismi o tentennamenti di sorta. 3

Camera dei Deputati Note di commento al Ddl 1538/C documento consegnato dalla delegazione dell'Organismo unitario dell'avvocatura alla commissione Giustizia durante l'audizione del 16 ottobre 2006 La considerazione di carattere generale non può che essere di perplessità a fronte della reiterazione dell'ennesimo episodio della politica legislativa cd. del pendolo che ha afflitto le ultime legislature, per cui, alla stregua delle diverse maggioranze di governo che si susseguono, il Parlamento ritiene di dover intervenire a modificare provvedimenti normativi appena licenziati ovvero, come nel caso di specie, appena entrati in vigore o addirittura neppure dotati di efficacia. Non si può che ribadire lo sconcerto al riguardo dell'operatore del diritto, e quindi, in primis, dell'avvocato, che si trova nell'imbarazzo di non poter dare seguito alla auspicata certezza del diritto già in sede di normazione, prima ancora che in quella dell'interpretazione della norma stessa. La giustificazione addotta di non voler determinare i guasti irreversibili che potrebbero seguire alla entrata in vigore delle nuove norme sull'ordinamento giudiziario, evidentemente non deriva dalla analisi della applicazione delle stesse, ma da sfavore ideologico, in soddisfazione preventiva alle proteste ed alle critiche di una parte, seppur fondamentale, di coloro cui la riforma era indirizzata, a nocumento della portata generale della legge. Dal che deriva la non condivisione del differimento dell'entrata in vigore della riforma dell'ordinamento giudiziario con la conferma della vigenza dell'ordinamento Grandi del 1941 al 30.7.2007 -giusta la previsione di cui all'art. 4 bis-, che, invero, attende da troppi decenni la sua assimilazione ai principi della costituzione repubblicana! Ciò premesso, è indubbio l'apprezzamento che anche l'Avvocatura esprime alle dichiarate intenzioni del Ministro proponente di razionalizzazione delle norme di riforma e di eliminazione dei possibili profili di contrasto costituzionale, seppure nella consapevolezza dello scarto tra tale volontà espressa ed il risultato raggiunto all'esito della lavorazione del testo approvato al Senato ed oggi all'esame di questa Commissione. In particolare, è da lamentare la mancata modifica emendativa, certamente opportuna, al dlgs. n 160/2006 circa le modalità di progressione in carriera, nonchè quanto ai criteri di verifica all'accesso e periodica della preparazione dei magistrati, invero meritevole di semplificazione seppur nell'alveo della procedura concorsuale e non di un mero di accertamento per titoli che ha già dato pessima prova di sè nella attuale configurazione . È con sollievo che si riscontra l'omesso intervento di ammorbidimento sulla parte relativa alla rigidità di passaggio tra funzione giudicante e requirente, dall'avvocatura già mal tollerata a fronte della inascoltata richiesta di una più decisa separazione delle carriere. Si esprime, invece, dispiacere perchè non si sia voluto, nell'ottica della maggiore razionalizzazione e del più efficace funzionamento dei Consigli giudiziari, recuperare le istanze dell'avvocatura quanto ad una più incisiva sua presenza in tali organi, a fini non solo propositivi ma più direttamente di controllo. Venendo ora alla analisi di dettaglio dell'articolato licenziato al Senato si osserva partitamente quanto segue Dlgs. n 106 favore si può dare alla eliminazione delle locuzioni sotto la propria responsabilità , obiettivamente ultronee alla funzionalità dell'organo non si può affatto condividere la sostituzione della assegnazione alla delega, che, lungi dall'essere meramente terminologica e comunque capace di conferire facoltà operative con limitata autonomia funzionale come nelle parole del Guardasigilli , appare una sostanziale riproposizione dello statu quo attuale, con la possibilità del sostituto di svolgere la sua attività non sotto l'egida dell'unico responsabile rappresentato dal Procuratore Capo, ma con una autonomia appena temperata dalla opportunità -di fatto presumibilmente, come ora, di scarsa praticadi revoca motivata dell'incarico da parte di quest'ultimo. Al riguardo si conferma la condivisione per la logica della riforma di dare alla attività inquirente un indirizzo unitario e perspicuo, con poteri di controllo e di intervento per il caso di allontanamento del singolo sostituto dall'indirizzo stesso, come sembra poter nuovamente accadere alla luce della disposta emendatio Dlgs. n 109 Gli interventi di modifica al decreto sugli illeciti disciplinari appaiono connotati da una incomprensibile esigenza di attenuare il rigore della loro tipizzazione. In particolare, non si condivide la soppressione dell'obbligo dell'apparenza dell'imparzialità comma 2 e 3 art. 1 , pur nella condivisione della eliminazione della previsione, costituzionalmente border line, di cui agli artt. 2 n 1 lett. i e 3 n 1 lett. l la eliminazione delle locuzioni sotto qualsiasi profilo e a qualsivoglia titolo dall'art. 2 n 1 lett. v , che erano utili a chiarire appunto l'obbligo anche dell'apparenza della imparzialità la soppressione dall'art. 2 n 1 delle lett. z e bb , che non si giustifica alla luce della condivisibile volontà del testo originario di evitare il proliferare di atteggiamenti personalistici nella conduzione dell'attività giudiziaria, del tutto incompatibili peraltro -quanto ai requirenticon la impersonalizzazione dell'ufficio della Procura, rafforzata dal dlgs. n 106 seppure sia apprezzabile la intenzione di evitare profili di possibile incostituzionalità per la indeterminatezza della previsione, il cassato ult. cpv. della lett. ff dell'art. 2 n 1 aveva però il merito di tipizzare disciplinarmente l'esercizio esorbitante delle funzioni giudiziarie, che resterebbe così privo di rilevanza disciplinare è egualmente incomprensibile l'esigenza di eliminare la rilevanza disciplinare della previsione di cui all'art. 3 lett. f mentre appare condivisibile la riformulazione più precisa di quella contenuta nella lett. h . Si ritiene, invece, di manifestare consenso alle modifiche, in quanto tese alla razionalizzazione ed al migliore funzionamento, relative alla maggiore ampiezza della esclusione dell'attività ermenuetica al di fuori del campo di rilevanza disciplinare alla maggiore ampiezza dei termini per l'indagine ed alla esclusione di rilevanza per fatti compiuti oltre dieci anni prima all'inclusione anche dei procuratori aggiunti fra i soggetti proponenti la comunicazione disciplinarmente rilevante alla riformulazione della previsione circa gli atti secretati alla delibazione in capo al Procuratore generale della esclusione della rilevanza disciplinare, con poteri di mero veto all'archiviazione in capo al Ministro di Giustizia alla esclusione della partecipazione del Ministro di Giustizia dalle fasi successive alla sua possibile iniziativa disciplinare, essendo lo stesso costituzionalmente legittimato a poteri di mero impulso della medesima alla previsione che siano le Sezioni Unite civili della Cassazione ad intervenire in materia di revisione.