Agevolazione Ici se si dimostra che la casa è concessa in uso gratuito

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco L'effettiva condizione sostanziale che dimostri l'utilizzo a titolo gratuito dell'immobile da parte di un familiare costituisce titolo per avere diritto alla riduzione dell'imposta deliberata dal Comune. Con queste motivazioni si è espressa la sezione quattordicesima della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 54/2006 depositata il 28 giugno scorso e qui leggibile tra gli allegati. Il collegio regionale, ribaltando completamente la decisione dei giudici provinciali che avevano attribuito fondamentale importanza alla mancanza di richiesta dell'agevolazione e quindi respinto il ricorso del contribuente ha invece ritenuto prevalente il profilo sostanziale. IL FATTO L'Ufficio tributi del Comune di Roma notificava un avviso di liquidazione relativo all'Ici 1998 l'Ente, con questo atto, richiedeva l'aliquota ordinaria del 6,9 per mille in luogo di quella ridotta del 4,9 per mille versata dal contribuente. A parere del Comune, l'agevolazione Ici spettante in caso di utilizzo di un congiunto stabilita dal Comune con deliberazione n. 11 del 17 febbraio 1998 , era stata applicata erroneamente dal contribuente che, senza aver formalizzato alcuna richiesta specifica ed invocando solo una serie di prove di fatto, intendeva ottenere l'agevolazione dimostrando l'utilizzo dell'immobile da parte della anziana madre-suocera. L'ufficio tributi del Comune riteneva invece che, ai fini della riduzione dell'aliquota, fosse necessario formalizzare la debita richiesta di agevolazione da presentare entro il mese di giugno dell'anno 1999 adempimento cui erano tenuti tutti i proprietari ai fini del trattamento agevolato. La Commissione tributaria provinciale di Roma ritenendo che il contribuente non avesse rispettato le disposizioni impartite dalla delibera del Comune, aveva rigettato il ricorso. LA SENTENZA La Commissione tributaria regionale del Lazio ha accolto l'appello del contribuente. Ai fini del riconoscimento dell'agevolazione in caso di utilizzo dell'immobile da parte di un familiare, la sentenza attribuisce validità predominante alla verificata condizione di fatto la commissione ha stabilito non necessaria la dichiarazione unilaterale del proprietario da presentare entro il mese di giugno dell'anno successivo e comunque ha ritenuto spettanti le agevolazioni in presenza di concreta situazione sostanziale verificabile anche solo dall'anagrafe del Comune, dal pagamento della Tarsu o con altro mezzo idoneo. La condizione per la fruizione dell'aliquota ridotta osservano i giudici capitolini deve ritenersi pienamente soddisfatta quando la spettanza si verifichi sotto il profilo sostanziale infatti prosegue il collegio l'aver omesso la presentazione della dichiarazione, appare un adempimento formale superato dalla concreta e dimostrata situazione di fatto che legittima il riconoscimento del beneficio dell'aliquota agevolata . La censura sollevata dall'ufficio, che indica come l'omissione della dichiarazione di richiesta delle agevolazioni sia determinante per il suo riconoscimento, non è esatta la condizione per fruire la riduzione dell'aliquota, conclude il collegio, rimane adeguatamente surrogata dalla reale ed idonea documentazione probatoria che dimostri l'effettiva spettanza del beneficio. IL PRINCIPIO La dichiarazione unilaterale che attesti l'uso gratuito dell'immobile da parte di un familiare del proprietario dell'immobile non è indispensabile questa può essere sostituita dalla concreta situazione sostanziale.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione quattordicesima - sentenza 4 aprile-28 giugno 2006, n. 54 Presidente Silvestri - Relatore Martini Ricorrente Tortorella Fatto Con avviso di liquidazione n. 877709 in data 15 ottobre 2002, il Comune di Roma informava la Signora Tortorella Cristina che, per l'immobile di sua Proprietà, sito in Roma, Via del Caravaggio n. 91, era stata ricalcolata l'Ici dovuta per l'annualità 1998, per la differenza risultante a seguito dell'applicazione dell'aliquota del 6,90 per mille, per l'importo complessivo di euro 76,25 già lire 147.639 . Contro il suddetto avviso la sunnominata proponeva ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma, con atto depositato in data 29 gennaio 2003, deducendo - che l'immobile di cui si tratta fu acquistato nel 1995 congiuntamente, in parti uguali e indivise, dai coniugi Lazzaro Ennio e Grasso Lucia - Lazzaro Raffaele e Tortorella Cristina, coniugi che sono in comunione dei beni - lo stesso immobile fu concesso in uso gratuito dai germani Lazzaro Ennio e Lazzaro Raffaele alla loro madre Pallonetto Assunta, come sua abitazione principale, come da dichiarazione in data 27 novembre 1995 - stante le ragioni che portarono all'acquisto dell'appartamento e la sua concreta destinazione, la circostanza della cointestazione del bene anche ai nome di Tortorella Cristina fu una effetto esclusivo del regime di comunione dei beni in cui ella si trovava con il marito Lazzaro Raffaele e, quindi, la sua posizione può essere assimilata di fatto ai rapporto genitore-figlio previsto dalla legge per l'applicazione dell'aliquota ridotta del 4,9 per mille. La Commissione adita, con sentenza n. 408/287/04 del 25 giugno 2004, respingeva il ricorso, nel rilievo che la unilaterale dichiarazione sottoscritta dai proprietari dell'immobile non dimostra l'esistenza di un contratto di comodato tra di essi ed il familiare né esclude l'ipotesi che l'appartamento possa essere occupato a titolo oneroso da altre persone mentre la regolamentazione comunale prevedeva che, per poter beneficiare dell'aliquota ridotta dell'Ici, l'interessato dovesse presentare entro il mese di giugno 1999 una dichiarazione attestante l'esistenza dei requisiti richiesti dal Comune per l'ottenimento di detta agevolazione. Contro la sopracitata pronuncia giudiziale la Signora Tortorella ha proposto in data 1 agosto 2005 l'appello in epigrafe, riepilogando i fatti e te argomentazioni come esposti nel corso del giudizio di primo rado, ed ha aggiunto che la ricordata dichiarazione che ella avrebbe dovuto presentare al Comune parrebbe irrilevante e non sostanziale per i fini di cui si tratta, stante la comprovata effettiva situazione di uso dell'immobile da parte della madre di suo marito. Il Comune di Roma si è costituito in giudizio con atto di controdeduzioni depositato il 24 gennaio 2006, rilevando che, per l'anno 1998, la deliberazione C.c. n. 11 del 17 febbraio 1998 introduceva alcune aliquote agevolate e maggiori detrazioni, prevedendo che l'applicazione di detti benefici fosse subordinata alla presentazione di una dichiarazione entro il mese di giugno dell'anno successivo, attestante il possesso dei requisiti previsti. Poiché la ricorrente non ha presentato entro i termini la dichiarazione né comunque prodotto alcuna documentazione idonea ad accertare quanto dichiarato, non può esservi luogo al riconoscimento dell'invocato beneficio. Con istanza depositata in data 9 marzo 2006, la Signora Tortorella ha chiesto la trattazione del giudizio in pubblica udienza. All'odierna pubblica udienza, il rappresentante della contribuente ha osservato che la motivazione posta nella sentenza impugnata circa l'esistenza di un contratto di comodato trova contraddizione con quanto documentata dalla medesima con la dichiarazione autenticata da notaio è inoltre da escludere che l'appartamento potesse essere occupato anche da altre persone a titolo oneroso, atteso che in quella porzione immobiliare risultava ufficialmente residente solo la madre-suocera dei proprietari che ha anche provveduto al pagamento della tassa Rsu dovuta. Infine, ha osservato che l'obbligo della dichiarazione specifica da presentare in Comune non trova una esplicita prescrizione nella legge di riferimento, ma è una indicazione data dall'Ente impositore per poter fruire delle aliquote , alla quale potranno utilmente sopperire altre idonee forme di prova. Il rappresentante dell'Ente ha ribadito la richiesta di conferma del provvedimento, richiamando l'obbligo della dichiarazione cui erano tenuti i proprietari ai finì del trattamento agevolato ora invocato. Diritto La disciplina istitutiva dell'imposta Comunale sugli Immobili Ici contenuta nel D.Lgs 504/92 conferisce ai Comuni la potestà di stabilire, ai fini della determinazione dell'imposta, una aliquota da fissarsi entro i limiti dal 4 al 7 per mille fissato dalla legge art. 6 , prevedendo anche una misura ridotta in relazione alla qualità dei soggetti che occupano stabilmente l'immobile. Le singole previsioni e le modalità per poterne fruire sono stabiliti dagli enti interessati in base ad apposita delibera. Nel caso in considerazione e alla stregua della deliberazione comunale di riferimento, non v'è dubbio che la ricorrente avrebbe dovuto presentare entro il mese di giugno del danno successivo a quello di riferimento una apposita dichiarazione attestante l'uso specifico cui l'appartamento era stato destinato. Tuttavia, non può certo revocarsi in dubbio che detto appartamento è stato abitato dalla madre-suocera dei proprietari, poiché tanto risulta dagli atti anagrafici del Comune dì Roma e che tale uso fosse esercitato a titolo di comodato gratuito è comprovato da apposita dichiarazione emessa in data 27 novembre 1995, data certificata dall'autenticazione notarile, documentazione coeva alla data di acquisto dell'immobile stesso. Se ciò è vero, come è vero, a condizione per la fruizione dell'aliquota ridotta deve ritenersi comunque pienamente soddisfatta sotto il profilo sostanziale il che fa apparire la prescritta dichiarazione una previsione formale, nella specie, adeguatamente surrogata dalla concreta situazione sostanziale. Né alcuna valenza particolarmente impediente potrebbe riconoscersi alla circostanza che fra la ricorrente e la fruitrice a titolo gratuito dell'appartamento non corre un rapporto di parentela, ma di semplice affinità, atteso che l'appartamento è catastalmente cointestato anche alla ricorrente soltanto in ragione del particolare regime patrimoniale Comunione dei beni corrente fra lei e il suo coniuge. Non sussistono, pertanto, ad avviso di questa Commissione ostacoli sostanziali per potersi riconoscere il beneficio dell'aliquota agevolata per la situazione di cui sì tratta. In base a quanto sopra, la Commissione ritiene, pertanto che il ricorso in appello della ricorrente possa essere accolto. Sussistono giusti motivi per una compensazione delle spese. PQM La Commissione accoglie l'appello della contribuente. Spese compensate.