Nuove prove in appello? Avanti c'è posto ma solo se sono precostituite

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco Se le prove fornite sono precostituite, possono essere legittimamente presentate per la prima volta in appello. Sono le conclusioni con cui si è espressa la Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 14/2006 depositata il 27 marzo scorso e qui leggibile tra gli allegati. I giudici laziali, in linea con il definitivo orientamento espresso dalla Suprema corte di Cassazione Su, 8203/05 sezione V 20086/05 hanno stabilito che il divieto di ammissione di nuove prove si riferisce esclusivamente alle prove costituende, non riguarda quindi le prove precostituite, che possono essere anche presentate per la prima volta nel grado di appello e questo, ha confermato implicitamente il collegio, indipendentemente dalla dimostrazione della impossibilità di produrle nel giudizio di primo grado. Il fatto. Il contribuente aveva proposto ricorso contro una cartella di pagamento con cui su richiesta dell'Agenzia delle Entrate di Albano Laziale, il concessionario della riscossione intimava un pagamento dell'imposta di registro per una liquidazione operata in dipendenza dell'articolo 12 legge 154 che dispone la possibilità di richiedere la tassazione in base alla rendita catastale anche agli gli appartamenti ancora sforniti, a tal fine, la norma prevede una serie di adempimenti che devono essere osservati dal contribuente e dall'Ufficio . Il ricorrente opponeva la richiesta di pagamento denunciando sia la mancata notifica del relativo avviso di liquidazione, sia la carenza di motivazione della cartella impugnata ed infine, eccepiva la tardività della richiesta essendo trascorso il termine utile triennale per la liquidazione del tributo . La Commissione provinciale, dopo aver rilevato che l'ufficio non aveva fornito la prova della notifica dell'avviso di liquidazione, accoglieva il ricorso. L'Agenzia delle entrate di Albano Laziale, proponendo appello contro questa sentenza, allegava copia dell'avviso di liquidazione regolarmente notificato. Il contribuente replicava sostenendo l'invalidità della documentazione prodotta dall'ufficio solo in appello, inoltre ribadiva la tardività della richiesta erariale. La sentenza. La Commissione regionale, pur ammettendo le nuove prove in appello, ha confermato la decisione dei primi giudici. In relazione alla questione sollevata preliminarmente dal contribuente , citano i giudici romani, si deve valutare se le nuove prove, fornite in sede di appello, siano prove ammissibili . Il collegio, dopo aver verificato che tutta la documentazione esibita in appello è formata da prove precostituite, e che la documentazione fornita era già tutta esistente alla data del ricorso introduttivo, ha ritenuto di poter ammettere al procedimento le nuove prove. I giudici regionali romani hanno fondato la loro convinzione sulla base di un prevalente orientamento della Cassazione che stabilisce lo stesso principio il contrasto esistente, è stato definitivamente affrontato dalle Sezioni unite civili con la sentenza 8203/05 in campo tributario sezione V sentenza 20086/05 di parere conforme . Sulla base delle citate sentenze, i giudici tributari hanno stabilito che le parti possono fornire nuovi documenti in appello senza dover nemmeno provare l'impossibilità di produrli in prima istanza per causa non imputabile requisito, quest'ultimo, richiesto dall'articolo 345 ultimo comma del Cpc, ma non previsto dall'articolo 58, comma 2, del D.Lgs 546/92 Cass. 2027/03 . Tuttavia, conclude il collegio giudicante, dall'esame dell'avviso di liquidazione si rileva anche la tardività della richiesta erariale, che, pena la decadenza prevista dall'articolo 76 del Dpr 131/86, andava formalizzata entro tre anni dal completamento della procedura. IL PRINCIPIO Nel processo tributario il divieto di produrre nuovi mezzi di prova in appello non riguarda le prove precostituite. Nel depositare le nuove prove, la parte non deve dimostrare la verificata impossibilità di produrle nel primo procedimento.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione quattordicesima - sentenza 28 febbraio-27 marzo 2006, n. 14 Presidente Silvestri - Relatore Martini Ricorrente Sorce Fatto Con cartella di pagamento n. 097200003592493 50 notificata al signor Sorce Antonio in data 22 febbraio 2002, il Concessionario del Servizio della riscossione intimava al medesimo il pagamento dell'importo complessivo di lire 1.730.110, a titolo imposta di registro ed accessori, per il trasferimento dell'unità immobiliare di cui all'atto anno 93 serie IV numero 001269 sottonumero 000. Contro la suddetta cartella proponeva ricorso il sunnominato contribuente alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma, con atto depositato in data 3 aprile 2002, sostenendo l'illegittimità dell'iscrizione a ruolo, in quanto 1 La pretesa impositiva si riferisce all'acquisto di un immobile sito in Roma, Via Ardeatina n. 132, per il prezzo pattuito di lire 103.000.000, concluso per atto notaio Mario Silvestri del 21 luglio 1993, registrato presso l'Ufficio del Registro di Albano Laziale il 6 agosto 1993. Nell'occasione, poiché l'immobile non risultava ancora censito in catasto, chiedeva l'attribuzione della rendita con i benefici di cui all'articolo 12 del Dpr 70/1988. La cartella di pagamento sopra indicata gli è stata notificata senza alcun previo avviso di liquidazione con la conseguenza che, alla data di notifica della cartella, l'Ufficio doveva ritenersi decaduto da qualsiasi azione per il recupero dell'imposta, essendo trascorso infruttuosamente il periodo temporale triennale previsto dall'articolo 76, comma 2, del Dpr 131/86, anche tenendo conto che, nel caso, detto periodo sarebbe iniziato a decorrere a partire dalla scadenza di mesi dieci dalla data di presentazione della domanda di voltura 2 la cartella è priva di motivazione, mancando una esaustiva rappresentazione dei presupposti di fatto e di diritto che hanno determinato l'iscrizione a ruolo ciò che, del resto, è ora espressamente stabilito dall'articolo 7 della legge 212/00 sullo Statuto del contribuente. Al ricorso l'Ufficio Locale di Albano Laziale dell'Agenzia delle Entrate opponeva controdeduzioni con le quali affermava che l'iscrizione a ruolo era stata disposta a seguito di avviso di liquidazione n. 93 lv 1269 che sarebbe stato correttamente notificato al contribuente in data 4 marzo 1998 e del quale diceva di allegare copia non reperita in atti . La Commissione adita accoglieva il ricorso, con sentenza 64/397/04 del 18 marzo 2004, nel rilievo assorbente che l'Ufficio non aveva fornito alcuna prova documentale in merito alla notifica dell'avviso di liquidazione o della rendita catastale. Contro tale pronuncia di lo grado ha proposto appello l'Ufficio di Albano Laziale dell'Agenzia delle Entrate, con atto depositato in data 19 aprile 2005, allegando innanzitutto copia dell'avviso di liquidazione avanti citato che risulta notificato a mezzo posta al contribuente all'indirizzo di Roma, Via P. Cominio n. 86/20, con avviso di ricevimento sottoscritto in data 4 marzo 1998 con firma illeggibile. Circa l'attribuzione della rendita catastale, l'appellante ha osservato che, a seguito della legge 342/00 che, all'articolo 74, fa obbligo, con effetto dall'1 gennaio 2000, di notificare al contribuente i dati catastali attributi, la rendita, qualora sia stata determinata entro il 31 dicembre 1999 e recepita in atti, può essere impugnata e il relativo termine riaperto fino a 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. E poiché, nella specie, la rendita era stata attribuita in momento anteriore alla suddetta data del 31 dicembre 1999, non vi era alcun obbligo di notifica da parte dell'Ufficio Tecnico Erariale. Il contribuente si è costituito in giudizio con atto depositato il 17 giugno 2005 ponendosi alle argomentazioni svolte nell'appello dell'Ufficio nei termini seguenti - l'avviso di liquidazione presentato dall'Ufficio soltanto in sede di appello, non può costituire fonte di prova ai sensi dell'articolo 58 delle norme sul contenzioso, non essendosi formato su di esso il contraddittorio di legge - comunque, il documento risulta diretto a Sorce Antonio, Via Laurentina n. 5 - Roma, dove egli è residente, con pedissequa annotazione del messo notificatore che lo stesso non risulta al civico n. 5. A questa annotazione segue una indecifrabile attività anche contraddittoria delle date di un non meglio precisato prenditore in data 4 marzo 1998, in ogni caso successiva alla scadenza del termine di legge concesso all'Ufficio per la rettifica, che, al più tardi, sarebbe andato a scadere il giorno 3 luglio 1997. Contestualmente, il contribuente con lo stesso atto propone appello incidentale avverso la sentenza, nella parte in cui essa non si pronuncia sulla decadenza del termine di liquidazione. Ciò considerando che il termine per la liquidazione, secondo quanto già affermato in prime cure, sarebbe andato a scadere alla data del 3 luglio 1997. In particolare, fa presente che, nel caso, si profilerebbero due diversi termini decadenziali il primo della tardività dell'avviso di liquidazione anche in base alla data di notificazione 4 marzo 1998 tardivamente documentata il secondo rispetto alla data di notifica della cartella di pagamento che, in quanto consegnata all'interessato in data 22 febbraio 2002, avrebbe oltrepassato anche il termine ultimo utile per l'iscrizione a ruolo che, per l'articolo 17 del Dpr 602/73, sarebbe dovuto avvenire entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, termine quest'ultimo, nel caso, stemperato dagli ulteriori dieci mesi come già segnalato. Diritto In relazione alla questione sollevata dal contribuente, della supposta inammissibilità, in sede di appello, della documentazione prodotta dall'Ufficio, si osserva che, per effetto della disposizione contenuta nell'articolo 58, comma 1, del D.Lgs 546/92, nel giudizio di appello, il giudice non può disporre nuove prove, salvo che non le ritenga necessarie ai fini della decisione o che la parte dimostri di non averle potute fornire nel precedente grado di giudizio per causa ad essa non imputabile mentre, per il successivo comma 2 dello stesso articolo 58, È fatta salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti . Queste richiamate proposizioni legislative, che appaiono in un apparente contraddizione per il fatto i documenti sarebbero proponibili dalle parti senza condizioni, mentre le c.d. nuove prove, lo sarebbero solo a determinate condizioni, sono state oggetto di ripetuti interventi giurisprudenziali della Corte di cassazione la quale ha più volte affermato l'ammissibilità di nuovi documenti in sede di appello, con la motivazione che la limitazione richiamata di ammissibilità di nuove prove in grado di appello riguarda esclusivamente le prove c.d. costituende, e non anche le prove c.d. precostituite, come sono i documenti Cfr. per tutte Cassazione, Sezione quinta, 20086/05 . Dopo la presentazione da parte dell'Ufficio dell'avviso di liquidazione, prodromico all'iscrizione a ruolo dell'imposta di registro dovuta, va esaminata in via preliminare la questione pregiudiziale, posta dal contribuente, della tempestività o meno di detto avviso. Sotto questo profilo, deve considerarsi che l'atto di trasferimento al quale è stata applicata l'imposta venne registrato in data 6 agosto 1993, data dalla quale il contribuente aveva trenta giorni per richiedere la voltura catastale, e cioè fino al 5 settembre 1993, cosicché il termine di dieci mesi concessi all'Ufficio tecnico erariale dalla legge 154/88 articolo 12, per completare la procedura di accatastamento richiesta dal contribuente, sarebbero scaduti al più tardi il 4 luglio 1994, data quest'ultima dalla quale iniziava a decorrere il termine triennale entro il quale l'Ufficio era autorizzato, ai sensi della disposizione tassativa di cui all'articolo 76, comma 2, del Dpr 131/86, a richiedere l'imposta, termine fissato a pena di decadenza. Tenuto conto che il termine finale di decadenza sopra descritto andava inesorabilmente a scadere il giorno 3 luglio 1997, alla data di notificazione dell'avviso di liquidazione avvenuta il 4 marzo 1998, l'Ufficio doveva ritenersi definitivamente decaduto dal potere di richiedere l'imposta. Ciò comporta consequenzialmente anche la decadenza del potere dell'Ufficio di disporre l'iscrizione a ruolo operata con la cartella indicata in premessa. Di conseguenza, l'accoglimento del ricorso di primo grado di cui alla sentenza appellata, anche se va rettificato nella motivazione, quale emersa a seguito della produzione in giudizio dell'avviso di liquidazione, non modifica la sostanza della definizione del giudizio a favore del contribuente. L'accoglimento della censura opposta dal contribuente nei termini di cui innanzi riveste carattere assorbente rispetto a tutti i rimanenti motivi di doglianza esposti dalle parti, ivi compresa quella dell'Ufficio appellante, secondo cui non vi era obbligo di notifica della rendita catastale attribuita, non assumendo rilievo in questa sede la rendita catastale attribuita, ma più propriamente il momento di richiesta dell'imposta di registro da parte dell'Ufficio. Pertanto, sulla base delle esposte considerazioni, il ricorso in appello dell'Ufficio deve essere respinto e sostanzialmente confermata la sentenza di primo grado. Quanto alle spese del presente giudizio, sussistono validi motivi per la compensazione delle stesse. PQM La Commissione respinge l'appello dell'Ufficio e conferma la pronuncia giudiziale di primo grado Spese compensate.